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Pietro Collini: Il Reportage sociale: significato, difficoltà e semantica

1 set

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 12 views

2 commenti

Un bel post di Marco Crupi che ha tradotto il post di Pietro Collini (in inglese) nel quale ci illuastra, attraverso la sua esperienza, il significato di “fare” un reportage sociale.

Dalla sua preparazione alle sua realizzazione ed anche alla sua interpretazione perché “…non basta per leggere in modo corretto una fotografia di reportage, così, isolatamente. Deve essere contestualizzata. Da qui la raccomandazione di passare all’osservazione anche delle altre fotografie dell’album proposto.”

Questa è soltanto una delle belle parole scritte da Pietro, vi consiglio di leggerlo.

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Marco Crupi, Pietro Collini, reportage, reportage sociale

Il mio primo HDR

31 ago

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 14 views

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Be, alla fine non potevo non provare a farne uno. Tanto avevo già le tre foto pronte … si si, quelle utilizzate nell’articolo Leggere un istogramma
. A quel punto mancava soltanto di scaricare la versione di prova di Photomatix ed ecco il risultato.

Prospettive HDR

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Che ne dite?

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Fotografia, hdr, High Dynamic Range, Photomatix
Immagine scura

Leggere un istogramma

30 ago

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 70 views

1 commento

istogramma

Vi è mai capitato di cercare di capire dal display della vostra amata, parlo della reflex (ma non solo), se la foto che avete appena scattato è correttamente esposta oppure no ma con il sole diretto non si vede una mazza? Oppure di scattare in notturno dove l’eccessiva luminosità del display falsa la lettura dell’immagine? (in questo caso vi consiglio di abbassare la luminosità del display di almeno uno stop).

Molti fotografi, specialmente se alle prime armi, considerano l’istogramma una cosa superflua se non inutile. In effetti non è fondamentale ma può, come nei casi descritti sopra, essere di grande aiuto. Non per nulla è una delle novità portate dal digitale maggiormente apprezzate dai professionisti.

Per di più oggi praticamente tutte le fotocamere, reflex o meno, offrono la possibilità di visualizzare un istogramma (prima e/o durante e/o) dopo lo scatto.

Ma iniziamo subito dando una bella defiizione definizione.

Un istogramma è semplicemente un grafico che mostra in che modo sono distribuiti i pixel scuri e quelli luminosi in una data immagine digitale ed in genere mostra una distribuzione delle tonalità quasi perfetta, che coprono approssimativamente una gamma dinamica di 4 stop, dalle ombre più profonde sulla sinistra fino alle luci più brillanti alla destra. Questo rientra perfettamente nell’ampiezza di circa 5 stop che è quella della gamma dinamica della maggior parte dei processori digitali.

Per fare un parallelo, pensate all’equalizzatore dello stereo di casa. Stessa cosa, quello però mostra la distribuzione delle tonalità e non dei pixel, a destra i bassi e a sinistra gli alti, tenetelo a mente. Ah, l’equalizzatore a destra ha i bassi e a sinistra gli alti, tutto il contrario dell’istogramma ;-)

Tenete anche presente che la misurazione della luce (in termini esposimetrici) vi indicherà, lo so che lo sapete ma meglio ricordarlo, quale sia la giusta impostazione di sensibilità tempi e diaframmi per ottenere la corretta esposizione di (ad esempio) un cartoncino grigio al 18%, tirando fuori una immagine con un “mezzo tono” perfetto.

La misurazione può essere stata eseguita perché la macchina fotografica esamina una determinata quantità di zone della scena da fotografare e ne fa una media, oppure perché il fotografo misura le luci, le ombre e qualche altra zona della scena autonumamente e decide che quella particolare impostazione può essere un buon compromesso per realizzare quel determinato scatto. Non vogliamo trattare l’argomento perché complesso e richiede una preparazione dell’argomento che per ora non ho tempo di affrontare ^_^

Tenete SEMPRE conto che non esiste la “giusta” esposizione ma soltanto quella giusta per voi. C’è sempre un compromesso con qui dovrete fare i conti.

Un istogramma spostato a sinistra indica un’immagine in cui la maggior parte dei pixel sono ammassati verso il limite sinistro del grafico, indicando una sottoesposizione. L’immagine è troppo scura.

Immagine sottoesposta con ampie zone buie ed ovviamente istogramma spostato a sinistra.

A destra abbiamo la situazione opposta, i pixel chiari sono in maggioranza ammassati contro il limite destro, indice di sovraesposizione.
L’immagine è troppo chiara.

Immagine sovraesposta con ampie zone bianche ed ovviamente istogramma spostato a destra.

L’istogramma al centro descrive un’immagine correttamente esposta, in cui vediamo pochi pixel molto scuri, la maggior parte nella zona intermedia, e pochi pixel molto chiari. Questa è la distribuzione ideale che si riscontra nella maggior parte delle fotografie dove tutti gli elementi sono ben illuminati.

Immagine esposta "correttamente" con istogramma a collina.

Naturalmente, come tutte le regole, anche questa ha le sue brave eccezioni. Se noi riprendiamo una scena notturna o un tramonto, avremo un istogramma abbastanza simile al nostro esempio di sinistra, pur avendo correttamente impostato i valori di apertura e velocità di scatto. Infatti un tramonto è di per sè una scena con prevalenza di toni scuri.

Foto esposta in chiave alta.

L’immagine di Jessica, qui sopra, anche se ha un istogramma sbilanciato a sinistra non può dirsi sbagliata essendo la sua esposizione frutto di una mia scelta consapevole con la quale volevo ottenere un effetto high key.

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esposizione, Fotografia, giusta esposizione, istrogramma, leggere un istogramma, tecnica fotografica

Questa foto è una cagata: ovvero come criticare il lavoro di qualcun altro

24 ago

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 874 views

7 commenti

Questa foto è una cagata!

Copyright Adolfo Trinca 2010 - All Rights Reserved

Vi siete mai chiesti il perché postate una foto su flickr o su facebook? Lo fate per avere suggerimenti? Per essere gratificati? Perché siete un po esibizionisti?

E cosa ne pensate dei feedback che ricevete? Se…li ricevete!

Approfitto della bella foto che ho fatto per tradurre, a mio modo, l’interessante articolo apparso in originale su Beyound Mega Pixel dal titolo Tips for Critiquing Another’s Work

p.s.: La lettura del suddetto aiuterà lo sviluppo del vostro senso critico ed aiuterà nel contempo il vostro intestino!

Viviamo in una società innamorata della gratificazione immediata. Le cose si possono acquistare immediatamente, le informazioni possono essere acquisite immediatamente, le foto possono essere condivise istantaneamente e le reazioni ad esse possono arrivare altrettanto immediatamente. Il social networking via Internet ha praticamente sostituito ogni altra forma di socializzazione e con la possibilità per migliaia di persone di accedere, e commentare, il lavoro di un altro, a volte (ok, spesso) c’è il declino nelle relazioni sociali.

Ci siamo passati tutti e tutti lo abbiamo sperimentato. Abbiamo postato una foto – qualcosa di cui eravamo fieri – su un blog o un forum, o un sito di social networking.

Noi incoraggiamo i commenti di feedback perché 1) ci piacerebbe sapere se la fiducia che abbiamo nelle nostre capacità è evidente a terzi, nonché 2) saremo coscienti che se piace veramente la foto vuol dire abbiamo imboccato la strada giusta per migliorare tali capacità. Aspettiamo con ansia che i commenti arrivino. E poi … delusione. Maleducazione, puerilità, o troll che ci mandano fuori e ci fanno perdere la fiducia. Quanto più ci impegniamo nel nostro lavoro maggiori sono le probabilità che qualcuno “la fuori” a un certo punto non tenga conto dei nostri sentimenti.

Sembra che l’arte di criticare sia stata dimenticata e che si sparino soltanto sentenze e commenti in frazioni di secondo. Sono qui per incoraggiare i nostri lettori – un bel po esigenti esigenti! - di rallentare, di prendersi un attimo per riflettere e seguire questi consigli prima di fare clic su “Reply”.

Uno – Sii educato. Questo è il primo suggerimento. La maleducazione, il linguaggio scurrile ed il sarcasmo non devono davvero trovare posto in un nostro feedback. Indipendentemente dal fatto che la foto ci piaccia o meno, abbiamo tutti bisogno di usare le nostre facoltà di adulto ed essere gentili (ndr: capito pezzi di merda?).

Due – Essere costruttivi. Il fotografo sa già che qualunque foto si presentata non può essere bella per tutti. Quindi, se non vi piace la foto, spiegategli il perché. Spiega qual’è la cosa che ti porta ad aver un giudizio negativo sul suo lavoro. Ed anche se amate quella fotografia spiegatene i motivi e le sensazioni che ne ricavate. Dire semplicemente: “Fà cagare”, non serve a nessuno. Non c’è crescita ne miglioramento possibile se tutto viene lasciato ad una reazione istintiva, senza interpretazione. Ovviamente anche dire “Questa foto è fica” non aiuta di certo il fotografo a capire quali sono gli ingredienti da tenere per ricreare questa vostra reazione. Anche se, ovviamente, quest’ultimo tipo di commento è in genere molto apprezzato!

Tre – Offrire (ndr: sempre) una soluzione. Un mantra che cerco sempre di seguire è: “Non lamentarti di una cosa se non hai già la soluzione in mente.” Se pensate di avere un briciolo di conoscenza che può aiutare il fotografo a crescere, offritegliela. Se trovi un difetto nella fotografia che stai commentando, dai sempre la soluzione al problema. Che sia la composizione, l’esposizione, profondità di campo, chiarezza, saturazione del colore, o post-produzione etc etc, fai capire al fotografo che hai riflettuto sulla sua foto e poi spiegagli – educatamente! - come può migliorare.

Quattro – Non partecipare a guerre infinite. Purtroppo, è facile venire risucchiato dal vortice del rispondere, ri-risponde, ri-ri-ciclo di risposte quando si accende una “flame war” nei commenti. Lasciate che sia il fotografo, proprietario del sito, o autore della foto a gestire la cosa. Date l’esempio. Quando tutto il resto fallisce, ricordare ciò che Abraham Lincoln ha detto: “Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio.”

Cinque – Non andate fuori tema. Il fotografo ha messo li la propria foto per essere considerato, per godere dei vostri commenti o anche di essere giudicato. Lo spazio dedicato ai commenti nella foto in questione non è l’agenda personale di qualcuno o una bacheca di annunci. So per esperienza che commenti che vanno fuori tema vengono cancellati e/o non considerati. Inserire un link di auto-pubblicità nei commenti ad una foto sembra solo egoista e narcisista, null’altro. Il fotografo è li a chiedere il vostro aiuto e brama i vostri commenti (ndr: questo vale anche per i post bastardi!) per avere delle indicazioni costruttive e di sostegno. Considera sempre quello che vorresti leggere e quello che non vorresti leggere nei commenti ad una tua foto prima di dare una risposta e regolati di conseguenza.

Sei – Toni, inflessione e “intenzioni” spesso non vengono percepiti nei commenti. Quando mettiamo a disposizione degli altri i nostri lavori, le nostre osservazioni, al pubblico per avere dei ritorni, dobbiamo sempre tenere a mente che ognuno di noi si esprime in maniera diversa pur parlando la stessa lingua. Ognuno si esprime in modo diverso, ed è facilissimo prendere qualcosa nel modo sbagliato. Così sia come fotografo che espone la sua opera sia come commentatore dobbiamo sempre avere un atteggiamento distaccato. Chi critica deve sempre a vere ben presente che la comunicazione scritta ha una maggiore probabilità di essere interpretata erroneamente rispetto ad un bel faccia a faccia. Più facile a dirsi che a farsi, lo so (credimi, lo so). Questo è il rischio – e la ricompensa – che ci prendiamo condividendo il nostro lavoro. Pensiamo di essere il nostro critico più spietato ma, ma, beh, a volte non lo siamo!

Raramente i fotografi scattano delle foto e NON le condividere con chiunque. Dobbiamo accettare le critiche ed i commenti con il cuore e la mente aperti. E dobbiamo dare un feedback allo stesso modo. Il mondo della fotografia ha spazio in abbondanza per tutti, non ci sono classifiche precostituite e non siamo ad un concorso a premi. I suggerimenti che vi ho dato ovviamente non sono soltanto per il mondo della fotografia. Siate gentili gli uni con gli altri, instaurare amicizie e le relazioni e tutti avremo maggiori spazi ed occasioni per per imparare, crescere e migliorare.

Che ne pensate?

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Chiappa l’attimo

23 ago

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 253 views

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Chiappa l'attimo

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Ovvero presentazione semi seria di un grande della fotografia e di uno dei “concetti” che lo hanno reso grande.

Sto parlando di Henri Cartier-Bresson (22 Agosto 1908 – 3 Agosto 2004), considerato giustamente il padre del fotogiornalismo moderno, colui che ha elevato il cosiddetto “snap-shooting”, un modo di fare fotografie incentrato sulla spontaneità piuttosto che sulla tecnica, a livello di arte affermata e riconosciuta:

“In fotografia la più piccola cosa può essere un grande soggetto. Il piccolo dettaglio umano può diventare un leitmotif.”

Bresson, portavoce e maestro della filosofia del “momento decisivo” (ndr: ecco il titolo chiappa l’attimo !!!), influenzò generazioni di fotografi contribuendo allo sviluppo di un genere di fotografia totalmente nuovo per l’epoca: la “street photography“.

I suoi scatti furono pubblicati per 30 anni sulle riviste più importanti del mondo (ad es. Life) e fu il primo fotografo ad esibire le proprie opere nelle sale del Louvre di Parigi.

Nel 1947 fonda, insieme a Robert Capa e a David Seymour, la famosa Agenzia Magnum.

Vi consiglio di leggere L’immaginario dal vero nel quale scrive:

“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge: in quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale. Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. Per me fotografare è un modo di capire che non differisce dalle altre forme di espressione visuale. E’ un grido, una liberazione. Non si tratta di affermare la propria originalità; è un modo di vivere”.

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Giulio Forti: intervista e consigli per Passione Italia

4 ago

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 19 views

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Intervista al direttore della rivista Fotografia Reflex Giulio Forti, nella quale ci da alcune dritte su come realizzare dei bei ritratti.

Poche ma preziose indicazioni.

Immagine anteprima YouTube
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consigli, Fotografia Reflex, Giulio Forti, ritratto
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Claudia Rocchini: Il Vate, il museo e la fotografia

2 ago

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 30 views

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In alto, una panoramica dall’Anfiteatro della Cittadella, con il Cavallo donato da Mimmo Paladino.

Claudia Rocchini, adesso dovresti conoscere chi è, ha scritto un’interessantissimo (ancora una volta) articolo su un’argomento assai “scottante”, sopratutto data la stagione.

In verità ha lanciato anche una iniziativa alla quale mi piacerebbe per lo meno che deste un’occhiata, la trovate sul gruppo Flickr di Fotografia Reflex.

La cosa che vi domando io è: pensate sia cosi sbagliato che tutti possano, non solo i presidenti, fotografarsi davanti al Cenacolo di Leonardo da Vinci? Ovviamente con tutto il rispetto e per l’opera e per le altre persone che vogliono godere del capolavoro di Leonardo senza rompiscatole in giro.

Ho riflettuto molto sulla cosa e la mia conclusione è che siamo troppo male-educati per una cosa del genere per cui l’ideale sarebbero degli eventi mirati in cui, in momenti appositamente penati per noi fotografi, si potrebbero organizzare dei gruppi “armati” di reflex.

All’inizio, appena dopo aver letto l’articolo di Claudia, ero molto categorico sulla cosa…pago le tasse dunque ho il diritto, nel rispetto, di godere delle opera d’arte “come mi pare”.

Poi riflettendo e leggendo i pariri di persone ben più addentro di me ho elaborato la conclusione di cui sopra. L’unica cosa, non è retorica ne politica, è che non ci debbono essere discriminazioni di nessun tipo e si sfanculino i vari presidenti santi ed eroi. Anzi siano loro a darci esempio.

Ma sentiamo anzi leggiamo il parere di chi sa scrivere e sopratutto di chi ha ideato l’iniziativa di cui stiamo parlando per cui riflettete insieme a me leggendo l’articolo di Claudia uscito a luglio 2010 su Fotografia Reflex.

Buona lettura e ricordate che potete scaricare l’articolo in pdf, trovate il link alla fine del post.

Gabriele d’Annunzio e l’immagine, il Vittoriale e i divieti alle riprese. Intervista a Giordano Bruno Guerri

di Claudia Rocchini

“Uno spirito di sole nella piccola nera prigionedi metallo e di cristallo”, ecco come Gabrieled’Annunzio descrive la box camera KodakPocket usata da Mario Nunes Vais, suoamico e fotografo ufficiale, per ritrarlo. Da brividi. Che aumentano a ogni rilettura. Questa lettera meriterebbe ben altri commentatori,più preparati e meno coinvolti di me, ma è unottimo incipit per introdurre gli argomenti diquesto articolo. L’idea è nata da un’insofferenzae un risentimento crescenti nel tempo acausa del divieto generalizzato di fotografare in moltissimi luoghi di cultura. E se un tempotra le mie mete predilette vi erano città e luoghid’arte, musei, chiese e biblioteche, daquando fotografare è diventata una priorità, se incappo nel divieto assoluto di ripresa cambioprogramma, perché sono giunta alla conclusioneche ciò che non posso fotografare, non merita di essere visto.

Informarsi su divieti e permessi, oltretutto,non è facile né immediato perché nella maggior parte dei casi sui siti web relativi non vi è traccia di questi argomenti ed è necessario telefonare per sentirsi dire che è vietato. Perché? Perché è vietato punto. Se viceversa ci si qualifica come fotografi professionisti che desiderano fare un servizio, si incappa nelle maglie della burocrazia con tutti i ma, i se, i distinguo, le attese, le sollecitazioni e le frustrazioni del caso. Per non parlare dell’uso del flash, impedito più perché “è sempre stato così” (nonostante il lampo al magnesio sia in disuso da più di 50 anni) che non per il disturbo recato ai visitatori o per i presunti danni che provocherebbe alle opere esposte.

E’, questo, un andazzo che non trova eguali in altri Paesi dove invece, con le opportune e doverose restrizioni legate prevalentemente alla sicurezza delle riprese e all’utilizzo delle immagini, non esistono divieti indiscriminati. Il risultato è che in Italia sempre più fotoamatori rinunciano a frequentare luoghi di cultura: basta consultare un qualsiasi forum fotografico per leggere lamentele accompagnate da richieste di maggiore tolleranza.

Due le domande: ma se per esempio al Louvre si possono fare fotografie, perché mai nei musei nostrani è vietato?

E ancora: perché la cultura, che soprattutto negli ultimi anni lamenta una scarsa affluenza di visitatori in questi luoghi, non fa nulla o quasi per stimolare le visite dei fotoamatori creando, per esempio, specifici eventi di “apertura” a loro dedicati?

Sarebbero iniziative molto gradite che per giunta porterebbero maggiori introiti in quelle Casse così pesantemente intaccate dai tagli dei finanziamenti statali.

Con l’intento di capire se è possibile stimolare iniziative per incentivare l’utenza fotografica, ne ho parlato con Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani (www.vittoriale.it), la cittadella monumentale a Gardone Riviera (BS), dimora di Gabriele d’Annunzio dal 1921 al 1938.

Sopra, due ritratti di Gabriele d’Annunzio in due delle pose preferite: di profilo e a tre quarti, con espressione concentrata, e durante la lettura. Nelle altre due foto, con il conte Giuseppe Primoli, figlio di Carlotta Bonaparte, grande amico e consigliere del Poeta, e un momento di spensieratezza di d’Annunzio ritratto mentre gioca con i suoi adorati cani nella Villa della Capponcina, a Settignano, in cui visse negli anni della relazione con Eleonora Duse. (Foto d’Archivio del Vittoriale)

D’Annunzio e Guerri: vediamo chi sono oltre le apparenze. Prima della stesura di questo servizio confesso che di Gabriele d’Annunzio conoscevo molto poco e quel poco era legato a vaghi ricordi di studi superiori e universitari. Semplificando di molto, il Vate era un personaggio come si dice oggi molto “avanti”, grande innovatore e dotato di genio battagliero: in un’epoca in cui prevaleva la figura dell’intellettuale togato, egli preferiva le redazioni alle aule universitarie. La sua formazione è stata quella di un giornalista-scrittore, una circostanza che, data la sua frequentazione delle élites culturali europee, gli ha portato indubbi vantaggi rispetto ai colleghi intellettuali italiani, un po’ provincialotti e pregni di snobismo verso scienza e tecnica. Argomenti che a Lui, viceversa, interessavano moltissimo: ha posseduto una delle prime automobili in Italia mentre Pascoli, il letterato a lui più vicino, ancora stentava ad andare in bicicletta.

Era un instancabile provocatore, mosso dalla passione e dall’inquietudine: “La passione in tutto. Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua”, scrisse negli ultimi giorni della sua vita. E, infine, insofferente a ogni divieto: “Bisogna che il mondo si persuada che io sono capace di tutto”, disse a Emilio Treves, fondatore dell’omonima casa editrice e suo editore.

Innamorato di sé come e se non più di Narciso, amava la fotografia e si dice che non scrivesse un rigo se non aveva un’immagine accanto. Sono tantissimi gli scatti che lo ritraggono, quasi sempre nella stessa posa, e c’è chi sostiene che “il suo estetismo non avrebbe potuto esistere se non avesse aderito alla fotografia in modo così profondo” (Cfr – Anna Maria Andreoli, già Presidente del Vittoriale).

Giordano Bruno Guerri, invece, è giornalista, scrittore, storico e saggista. Laureato in Lettere Moderne alla Cattolica di Milano, è stato professore universitario di Storia contemporanea a Salerno, Madrid, Ginevra, alla Columbia di New York e a Rio de Janeiro, ora insegna Storia contemporanea alla Guglielmo Marconi di Roma. Ha diretto Storia Illustrata, Chorus e L’Indipendente, condotto programmi in Rai e per La7, da anni è opinionista de Il Giornale. Tecnologia e innovazione sono un suo pallino: ha presieduto la Fondazione “Ugo Bordoni”, Istituto di Alta Cultura e Ricerca nell’ICT, ed è tutt’ora Presidente del Forum TAL, organismo di coordinamento delle iniziative di ricerca e sviluppo del trattamento automatico del linguaggio “per la diffusione di un italiano al tempo corretto e moderno”.

E’ un innovatore ma soprattutto un rinnovatore: da quando è Presidente del Vittoriale ha rinunciato all’obolo annuale dello Stato di 43mila euro per portare avanti una progressiva privatizzazione con il risultato, in due anni, di portare il bilancio in attivo, caso raro per un museo statale.

Ha svecchiato il Vittoriale allestendo una mostra permanente, “Omaggio a d’Annunzio”, tra cui figurano opere di diversi artisti contemporanei, a cui si aggiunge, ultima opera in ordine di tempo donata al Vittoriale dallo scultore Mimmo Paladino, un bellissimo cavallo blu in vetroresina, dalle lunghe gambe e alto quattro metri, del valore di 350mila euro, collocato strategicamente nell’Anfiteatro della Cittadella (luogo in cui d’estate si tengono spettacoli teatrali e concerti pop, opera e balletti alternati alla settimana dedicata al jazz) a svettare sul lago di Garda, con epiche reminiscenze. E non è finita: a breve, grazie ai finanziamenti della Fondazione Cab, Credito agrario bresciano, verrà inaugurato un altro museo, “D’Annunzio segreto” in cui, spiega Guerri, “saranno esposti gli oggetti più cari al Vate: gli armadi pieni di tesori, tutte le divise, oltre 300 paia di scarpe, la sua biancheria, le sue vestaglie e quelle che faceva confezionare per le sue gentili visitatrici, amanti ufficiali e ‘badesse di passaggio’. E ancora, stoviglie, piatti, la cancelleria che lui tanto amava…

Questo nuovo museo consentirà un rilancio mondiale di d’Annunzio e verrà sostenuto da un lancio mediatico internazionale che non avrà solo uno scopo pubblicitario ma quello, molto più importante, di contribuire allo svecchiamento dell’immagine di d’Annunzio stessa.

Giordano, visitando il Vittoriale la prima impressione che si ha, da fotografi, è l’imbarazzo perché sono tanti e tali i soggetti da fotografare, che non si sa cosa scegliere e come inquadrare. Un’ubriacatura di generi fotografici: dalle panoramiche, ai ritratti, alle macro, al bianconero esaltato dai contrasti di luci e ombre. Insomma ce n’è per ogni gusto.

“Non potrebbe essere altrimenti: d’Annunzio visse qui gli ultimi 17 anni della sua vita. L’allestì secondo suo gusto e a spese del regime perché nel frattempo l’aveva già donato agli italiani, ovvero allo Stato, che l’ha gestito come Fondazione pubblica dal 1938 al 2009. Dal 1° dicembre 2009 è un Fondazione di diritto privato, di proprietà del demanio e sotto la tutela del Ministero dei Beni culturali. Ed ecco così spiegato il nome ‘Vittoriale degli Italiani’, perché più che di d’Annunzio era di tutto il popolo. Da qui la massima che si trova all’ingresso della Cittadella: ‘Io ho quel che ho donato’. Il Duce disse che ‘D’Annunzio è come un dente marcio: o lo si estirpa o lo si ricopre d’oro… io preferisco ricoprirlo d’oro’”.

Perché al Vittoriale è vietato fotografare?

“Al Vittoriale non è vietato fotografare, tranne che nella Prioria, l’abitazione di d’Annunzio, ma solo per motivi di ordine pratico: permettiamo l’accesso a piccoli gruppi, su prenotazione, perché sono tanti e tali gli oggetti preziosi e i tesori esposti che i danni e i furti sono dietro l’angolo”.

Tesori che molti vorrebbero fotografare. Già l’immenso parco di nove ettari, “un libro di pietre vive” così definito dal Vate, è difficile da descrivere e ci affidiamo a quanto scritto nei depliant: “Il Parco Monumentale consente di ammirare una serie di cimeli storici che costituiscono un percorso della memoria della storia nazionale italiana, tra i quali le auto dannunziane Isotta Fraschini e Fiat Tipo 4 con la quale il Poeta fece il suo ingresso a Fiume il 12 settembre 1919, dando così inizio al periodo della Reggenza del Carnaro (1919-1920) e l’aereo SVA 10 con il quale il 9 agosto 1918 volò su Vienna per lanciare volantini annuncianti la vittoria italiana. Proseguendo il percorso dei cimeli storici, si sale nel parco fino al MAS 96 qui collocato a memoria della Beffa di Buccari quando D’Annunzio, a bordo del motoscafo, tra il 10 e l’11 febbraio 1918, penetrò nella baia nemica di Buccari. Si scende quindi fino alla nave Puglia, unico esempio al mondo di nave da guerra incastonata in una collina con la prua rivolta verso il lago”.

Ma è nulla al confronto di quanto è esposto nella Prioria, la dimora privata del Vate: il Bagno Blu, colore dominante, contiene più di
900 oggetti preziosi, con a terra i tappeti persiani che il Poeta utilizzava persino in riva al mare, per sdraiarsi in spiaggia; la stanza da pranzo, detta Stanza delle Cheli, in stile Decò; e ancora l’Apollino, il luogo dove d’Annunzio era solito leggere e scrivere, una veranda fatta costruire appositamente per illuminare indirettamente la camera da letto.

Perché non organizzare giornate specifiche dedicate ai fotoamatori proprio nella Prioria?

“Perché nessuno l’ha ancora proposto né si presta a finanziare e gestire l’iniziativa. Non si parla di grandi cifre, ma almeno quel minimo
necessario a copertura spese. Se si supera questo scoglio, noi siamo più che disponibili. E sono convinto che l’iniziativa avrebbe un ritorno
mediatico non indifferente, data l’internazionalità dell’immagine del Vittoriale”.

D’Annunzio e la fotografia, quale rapporto?

“Lui amava vedersi ritratto, gli piaceva essere osservato nella sua esistenza quotidiana in modo da lasciarci non solo le sue opere ma anche il ricordo iconografico della sua vita. Ed era rigidissimo con la qualità. I suoi ritratti sono tutti di gran pregio e considerata l’epoca la qualità degli scatti era altissima”.

Fotografie solo in posa?

“Prevalentemente in posa, e ci metteva la massima cura nel posare perché teneva a rinnovare la sua immagine. Si faceva fare fotografie molto di frequente perché voleva lasciare un segno di sé anno per anno. Ha smesso di farsi ritrarre quando ha cominciato a vedersi vecchio e a non piacersi più”.

Nel posare, si faceva guidare o gli veniva spontaneo assumere la posa più d’effetto?

“Non aveva di certo problemi a passare ore davanti allo specchio per studiare quale fosse il suo lato migliore. Non a caso i ritratti di cui disponiamo sono tutti più o meno nella stessa posa, con il mento alzato e di tre quarti rispetto all’obiettivo oppure in posa assorta, mentre legge. E molte volte ha rifiutato fotografie fino a quando non è stato soddisfatto del risultato. Il suo gusto prevaleva sempre e comunque
su quello del fotografo”.

Solo soggetto passivo o che ti risulti si è messo anche dietro la macchina fotografica?

“Ci sono pochi riferimenti in merito, però mi risulta che almeno una volta utilizzò una macchina fotografica: nel parco della Capponcina,
a Settignano in Toscana, sua residenza per dodici anni, Gabriele d’Annunzio e Eleonora Duse hanno “giocato” con una Pocket Kodak a ritrarsi vicendevolmente” (Le fotografie sono conservate in originale presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, ndr).

“Uno spirito di sole nella piccola nera prigione di metallo e di cristallo”: quella lettera è da pelle d’oca…

“Il ragazzo, non vi è dubbio, sapeva scrivere”.

Si ringraziano Alessandro Tonacci, Roberta Valbusa ed Elena Zanini, responsabili Biblioteca, Archivio e Relazioni Esterne del Vittoriale, per la squisita cortesia e disponibilità dimostrate.

Come sempre potete scarica l’articolo originale in formato pdf.

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cenacolo

(Quasi) Nessuno può Fotografare il cenacolo, si rovina!

27 lug

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 45 views

2 commenti

Mi perdoneranno gli amici di Repubblica se uso un loro articolo per riflettere su quanto è accaduto. Ancora una volta ci troviamo di fronte all’arroganza dei potenti i quali invece di dare esempio se ne fregano delle regole perché se ne sentono al di sopra!
E’ cosi difficile capire che se sei un capo di governo o di stato rappresenti qualche cosa di importante oltre i tuoi interessi?
Come si può prentendere che gli altri rispettino le regole se si è i primi a ritenerle stupide o bypassabili?
Andiamo ai fatti:

I flash dannosi per la delicatissima superficie dell’affresco, ma lo scatto “ufficiale” impone la deroga

di LUCA DE VITO
I divieti che accolgono i visitatori del Cenacolo
Un piano americano, con i due presidenti sorridenti davanti e Il Cenacolo di Leonardo da Vinci come sfondo. La fotografia del premier Silvio Berlusconi insieme con il presidente russo Dmitrij Medvedev davanti al capolavoro vinciano, scattata venerdì durante la visita a Santa Maria delle Grazie dopo l’incontro in prefettura, ha fatto il giro del mondo ma ha sollevato anche dubbi e proteste. Perché ai comuni mortali non è consentito fare fotografie al Cenacolo e ai presidenti in visita istituzionale invece sì?
Sebbene il cartello che campeggia davanti all’entrata del museo sia piuttosto eloquente in merito  -  una macchina fotografica sbarrata con il simbolo del divieto  -  per i fotografi che venerdì hanno seguito i due presidenti fare gli scattinon è stato certo un problema. “Il presidente russo ha espresso il desiderio di una foto ricordo  -  si è giustificato il soprintendenteper i Beni Architettonici di Milano Alberto Artioli, presente alla visita  -  e considerato che io sono la persona in grado di dare l’autorizzazione, ho detto che non c’erano problemi”.
Le foto “vietate” del premier
Lo stesso Artioli ha confermato la presenza del divieto di effettuare gli scatti, sia per motivi di diritto d’autore sia per questioni legate alla conservazione delle opere, fatte salve autorizzazioni straordinarie rilasciate dalla stessa soprintendenza. “Le luci delle macchine da presa o i troppi flash possono causare un’eccitazione termica e rovinare il dipinto, ma in questo caso si trattava di pochi scatti. Come si vede anche dalle foto i flash erano piuttosto lontani, non vedo dove sia la polemica”.
Berlusconi a Milano | Medvedev sull’attenti
Sui banchi del Pd in Consiglio comunale però non la si pensa allo stesso modo: “Si tratta di un episodio increscioso  -  dichiara Davide Corritore  -  una foto non avrà rovinato il Cenacolo, ma in tutto il mondo abbiamo trasmesso l’idea che quello che non è consentito ai cittadini normali è consentito ai presidenti. Un qualunque altro sovrintendente avrebbe impedito che quelle foto venissero scattate. Quanto è avvenuto è un danno all’arte e alle istituzioni stesse”.
Lo strappo alla regola  -  avvenuto nel corso di una visita durata circa quindici minuti  -  non sembra invece scandalizzare nessuno della maggioranza. “Non è certo una fotografia a rovinare il Cenacolo  -  getta acqua sul fuoco Michele Mardegan, consigliere del Pdl e presidente della Commissione cultura in Consiglio comunale  -  mi sembra il minimo di ospitalità che si dovesse dare a fronte della visita del presidente di una nazione importante come la Russia. Impedire di fare quegli scatti, oltre che assurdo, sarebbe stato anche irrispettoso”.

I flash dannosi per la delicatissima superficie dell’affresco, ma lo scatto “ufficiale” impone la derogadi LUCA DE VITOI divieti che accolgono i visitatori del CenacoloUn piano americano, con i due presidenti sorridenti davanti e Il Cenacolo di Leonardo da Vinci come sfondo. La fotografia del premier Silvio Berlusconi insieme con il presidente russo Dmitrij Medvedev davanti al capolavoro vinciano, scattata venerdì durante la visita a Santa Maria delle Grazie dopo l’incontro in prefettura, ha fatto il giro del mondo ma ha sollevato anche dubbi e proteste. Perché ai comuni mortali non è consentito fare fotografie al Cenacolo e ai presidenti in visita istituzionale invece sì?
Sebbene il cartello che campeggia davanti all’entrata del museo sia piuttosto eloquente in merito  -  una macchina fotografica sbarrata con il simbolo del divieto  -  per i fotografi che venerdì hanno seguito i due presidenti fare gli scattinon è stato certo un problema. “Il presidente russo ha espresso il desiderio di una foto ricordo  -  si è giustificato il soprintendenteper i Beni Architettonici di Milano Alberto Artioli, presente alla visita  -  e considerato che io sono la persona in grado di dare l’autorizzazione, ho detto che non c’erano problemi”.
Le foto “vietate” del premier
Lo stesso Artioli ha confermato la presenza del divieto di effettuare gli scatti, sia per motivi di diritto d’autore sia per questioni legate alla conservazione delle opere, fatte salve autorizzazioni straordinarie rilasciate dalla stessa soprintendenza. “Le luci delle macchine da presa o i troppi flash possono causare un’eccitazione termica e rovinare il dipinto, ma in questo caso si trattava di pochi scatti. Come si vede anche dalle foto i flash erano piuttosto lontani, non vedo dove sia la polemica”.
Berlusconi a Milano | Medvedev sull’attenti
Sui banchi del Pd in Consiglio comunale però non la si pensa allo stesso modo: “Si tratta di un episodio increscioso  -  dichiara Davide Corritore  -  una foto non avrà rovinato il Cenacolo, ma in tutto il mondo abbiamo trasmesso l’idea che quello che non è consentito ai cittadini normali è consentito ai presidenti. Un qualunque altro sovrintendente avrebbe impedito che quelle foto venissero scattate. Quanto è avvenuto è un danno all’arte e alle istituzioni stesse”.
Lo strappo alla regola  -  avvenuto nel corso di una visita durata circa quindici minuti  -  non sembra invece scandalizzare nessuno della maggioranza. “Non è certo una fotografia a rovinare il Cenacolo  -  getta acqua sul fuoco Michele Mardegan, consigliere del Pdl e presidente della Commissione cultura in Consiglio comunale  -  mi sembra il minimo di ospitalità che si dovesse dare a fronte della visita del presidente di una nazione importante come la Russia. Impedire di fare quegli scatti, oltre che assurdo, sarebbe stato anche irrispettoso”.

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PreviewExtractor: quanti scatti ha la tua Nikon?

22 lug

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 45 views

2 commenti

Abbiamo già affrontato in passato l’argomento numero di scatti con l’articolo Quanti scatti ha la tua fotocamera? ma oggi ci ritorniamo per proporvi un’interessantissimo software: Preview Extractor.

La funzione principale di questo software in realtà è quella di estrarre, come dice lo stesso nome, le immagini jpg di anteprima contenute all’interno dei RAW.

A cosa serve una cosa del genere? Be, intanto potreste smettere di scattare RAW+JPG ma semplicemente in RAW e poi lanciare il simpatico programmino cosi da risparmiare spazio sulla memory card e sopratutto diminuire i tempi di salvataggio degli scatti in macchina.

La cosa sorprendente è che le JPG contenute nel RAW sono full e non ridotte, quindi è inutile davvero, come già detto, scattare anche in JPG.

Ottimo se volete avere subito la versione JPG perché confidenti di aver fatto un buon lavoro in fase di scatto.

Altra cosa davvero interessante è che il software in questione non necessità di alcuna installazione, leggete le raccomandazioni sul sito, ed è quindi trasportabile anche su pennetta.

Ah, questi dimenticavo…dovevamo parlare della sua funzionalità di conta scatti ^_^

Be, c’è un menù in alto a destra che si chiama “Shutter Count”. Cliccateci, si aprirà una piccola finestrella ed usando il bottone “Load Image”, oppure facendo drag and drop sulla finestra di una immagine appena scattata (sia NEF che JPG) dando ok vi dirà il numero di scatti che avete effettuato.

L’unica pecca è che non funziona sulle D100, D1H, D1X or D1. L’autore del software non è riuscito a capire dove si trova negli EXIF questa informazione.

A dire il vero c’è anche un’altra pecca, gli EXIF non vengono passate dal RAW al JPEG.

Avete suggerimenti / osservazioni o altri metodi da suggerire?

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exif, freeware, jpeg, jpg, nef, Nikon, numero di scatti, Preview Extractor, PreviewExtractor, RAW

REGISTRO ANTIFURTO ITALIANO

14 lug

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 15 views

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I'm thinking I'm not a very scary robber.

by Abby Ladybug

Sul sito Fotografia.it, fra le altre cose è presente un’area dedicata agli annunci e il REGISTRO ANTIFURTO ITALIANO che permette a coloro a cui è stato rubato del materiale fotografico o comunque legato al mondo della fotografia, di segnalare il numero di matricola dei prodotti rubati.

A cosa serve? Be, ad evitare che i ladri rubandovi del materiale possano poi farla franca. Basterà in caso di acquisto di materiale usato controllare sul sito se è presente e nel caso avvisare il proprietario e le forze dell’ordine.

Ah…non dite ma a me che me ne frega, potrebbe toccare a voi!

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antifurto, Fotografia, furti, mi hanno rubato la reflex, registro antifurto italiano

Prima di fare click

7 lug

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 74 views

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Traduzione più o meno corretta del post apparso su Beyond Mega Pixels. Tratta come avrete capito delle domande che ognuno di noi dovrebbe imparare a farsi prima di scattare una foto.

ASK YOURSELF BEFORE YOU CLICK

L’articolo è stato scritto da: Tiffany Joyce

Prendendo l’abitudine di porti una o più delle seguenti domande, prima di scattare, vedrai che le tue fotografie miglioreranno.

“confusion” by polandeze on Flickr Creative Commons.

Quel’è il mio soggetto? Immagino che per molti di voi potrà sembrare scontato. Stiamo per scattare una foto a qualche cosa e questo qualche cosa dovrebbe essere il nostro soggetto, giusto? Tuttavia, ci potremmo trovare nella situazione di scattare senza pensare, senza aver ben definito bene il soggetto della nostra fotografia. Prendete ad esempio la foto qui sopra. In questa occasione, io penso che il fotografo volesse semplicemente catturare il caos creato dalle linee. Ma, se non c’è un soggetto ben definito, molto spesso chi guarda la foto non è in grado di capire le intenzioni del fotografo.

“solitary tree” by Minnie Mouse Aunt on Flickr Creative Commons.

Che cosa voglio raccontare? C’è una storia dietro ogni fotografia. Quando guardi dentro il mirino, racconta a te stesso la storia che vuoi raccontare. Guarda la scena come un narratore ed essa verrà “assorbita” dalla fotografia quando la scatterai. Come esercizio, dai un titolo alla fotografia prima di scattarla. Sapere cosa andrai a scattare può aiutarti a focalizzare la storia che vuoi raccontare.

“One cow, one ferris wheel” by Kevin Dooley on Flickr Creative Commons.

Quale emozione vuoi suscitare? In maniera analoga al discorso sulla storia raccontata da una foto, una fotografia è avvincente quando suscita una qualche emozione. Quando componete la foto, prestate attenzione a quale sensazione vi genera la scena che state per riprendere. Pace? Felicita? Solitudine? Eccitazione? Disagio? Riconoscere la sensazione che provate vi aiuterà a concentrarvi sull’obiettivo ed a trasmettere questa sensazione alla vostra foto.

LOFOTEN

“LOFOTEN” by Johnny on Flickr Creative Commons.

Quale la composizione migliore per questa foto? Quando cerchiamo di migliorare le nostre foto non possiamo dimenticare l’aspetto tecnico proprio del nostro skill di fotografi. Quando prepariamo la macchina per lo scatto, in base alle vostre conoscenze, verificare se c’è un modo migliore di comporre la fotografia. Rallentate, prendete un bel respiro, e guardate nel mirino con occhio critico. Stai seguendo la regola dei terzi? La foto è bilanciata? state tagliando o unendo quello che non dovreste? Dov’è il fuoco? Com’è la luce? Se non è necessario, non avere fretta. Fidatevi del vostro istinto, ma allo stesso tempo date fiducia anche alle vostre competenze.

“Wedding Day Jump” by fevisyu on Flickr Creative Commons.

Chi è il io pubblico? Stai facendo delle foto per un cliente? Stai semplicemente scattando delle foto ricordo? Vuoi condividere le foto con i tuoi amici? Familiari? Stai per postarle on-line? Sono per un compito scolastico? Un progetto? Un concorso? Tieni rpesente chi sarà il tuo pubblico quando scatti la foto. In questo modo sarete sicuri di catturare delle immagini in sintonia con le loro aspettative.

Il resto, commenti compresi li potete andare a leggere nel post originale. Se aveste considerazioni o suggerimenti da darci, fatelo nei commenti, vene saremmo grati ;-)

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click, composizione, consigli, feeling, Fotografia, regola dei terzi, sensazioni, soggetto

Fotografia e Diritto: nozioni, tutele e accortezze per una passione

5 lug

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 41 views

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Vi segnalo un’interessante seminario di cui ho appreso da facebook (AGGRASTISSE).

volete sapere come funziona la liberatoria modella/fotografo?
volete sapere se potete fotografare liberamente per strada?
lo sapevate che è vietato fotografare dentro le stazioni e gli aeroporti?
lo sapevate che il diritto d’autore fa una netta distinzione tra fotografia semplice e opera fotografica?

a queste e ad altre domande troverete risposta nel seminario gratuito organizzato dall’Associazione Culturale 4ARS.

9 luglio 2010 – inizio ore 20.30 – ingresso libero
sala conferenze Casa della Cultura di Frosinone, ex Mattatoio (via Giordano Bruno / via Roma)

Il seminario si rivolge a fotografi, modelli, giornalisti e appassionati

Interverranno:

Maria De Angelis, avvocato in Milano
Eurialo Felici, avvocato in Frosinone
Giulio Segneri, presidente associazione 4ARS

Programma:
- Nozioni di diritto d’autore
- Nozioni sul Testo Unico sulla Privacy e conseguenti riflessi sulla fotografia
- Liberatorie: come redigerle perché sottoscriverle ed eventuale revocatoria
- Casi pratici

fonte ASSOCIAZIONE CULTURALE 4ARS

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diritto d'autore, Fotografia, leberatirie, Liberatoria, privacy, seminario

Il Vate, il museo e la fotografia

30 giu

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 8 views

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Un’iniziativa, quella di fare pressioni affinché si possa tornare a fotografare i NOSTRI beni culturali, da promuovere senz’altro.
Trovate sul mio blog l’email completa con cui Claudia Rocchini mi rendeva partecipe della sua iniziativa.

DIFFONDETE !!!!

Claudia Rocchini 30 giugno alle ore 11.13
Ciao a tutte (ndr: mi da del Lei per rispetto, che vi ridete????),

premessa: questa è un’iniziativa che ho fortemente voluto, rompendo le scatole a destra e a manca. Mancate solo voi, quindi abbiate pazienza, ma ora è il vostro turno :-). Raramente chiedo di diffondere novità e/o iniziative, soprattutto se mi riguardano direttamente ma in questo caso faccio un’eccezione perché ritengo che l’iniziativa interessi tutti noi appassionati, fotoamatori o professionisti poco importa.

In Italia fotografare in musei, chiese, biblioteche e più in generale nei luoghi di cultura è prevalentemente vietato. I motivi sono molto spesso più legati al “si è sempre fatto così” che non a impedimenti oggettivi e nei casi in cui sono presenti, non sembra esserci la volontà di superarli. All’estero il discorso cambia: con opportune e doverose restrizioni legate prevalentemente alla sicurezza delle riprese e all’utilizzo delle immagini, non esistono divieti indiscriminati. Il risultato è che nel nostro Paese sempre più fotoamatori rinunciano a frequentare i luoghi di cultura: basta consultare un qualsiasi forum fotografico per leggere lamentele accompagnate da richieste di maggiore tolleranza.

Due le domande: ma se per esempio al Louvre si possono fare fotografie, perché mai nei musei nostrani è vietato? E ancora: perché la cultura non fa nulla per stimolare le visite dei fotoamatori creando, per esempio, specifici eventi di “apertura” a loro dedicati? Sarebbero iniziative a noi molto gradite che per giunta porterebbero maggiori introiti in quelle casse così pesantemente intaccate dai tagli dei finanziamenti statali. Qualche dato può dare un’idea del potenziale: con l’avvento della tecnologia digitale la fotografia da hobby d’élite si è trasformata in fenomeno di massa e ormai moltissimi hanno una fotocamera in tasca. Le vendite di macchine fotografiche in Italia hanno superato i 3 milioni nel 2009, mentre i cellulari sono sempre più fotograficamente performanti.

Con l’intento di capire se è possibile stimolare iniziative per incentivare

l’utenza fotografica, ne ho parlato con Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani, la cittadella monumentale a Gardone Riviera (BS), dimora di Gabriele d’Annunzio dal 1921 al 1938. Guerri si è detto disponibile a fare da apripista per una maggior tolleranza verso le riprese nei luoghi di cultura, a partire proprio dal Vittoriale. E noi di FOTOGRAFIA REFLEX supporteremo – se vi saranno i presupposti – iniziative ad hoc. Ma abbiamo bisogno anche di voi. Per questo vi chiedo – se d’accordo con noi – di diffondere questo articolo ovunque ritenete possa esservi interesse, cominciando dalle vostre bacheche e dai vostri contatti. Grazie mille :-)

Link all’articolo: da facebook, direttamente sulla mia bacheca, cliccando condividi sotto alla notizia

oppure

Link diretto a flickr (ma spesso inserendo direttamente il link facebook cassa le immagini):

Il Vate, il museo e la fotografia

Vi chiedo anche la cortesia di andare nel gruppo di fotografia reflex qui su fb e lasciare i vostri commenti a questo link

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Claudia Rocchini, divieti, divieto di fotografare, Fondazione Vittoriale degli Italiani, Fotografia, Gabriele d'Annunzio, Giordano Bruno Guerri, iniziativa fotografia reflex, musei, no foto, Reflex.it, Vittoriale
dxo_comapre1

DxOMark: test e classifica e confronto fra obiettivi

28 giu

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 102 views

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DxOMark ha aggiornato il proprio sito aggiungendo, oltre la già presente classifica sui corpi macchina, anche quella relativa agli obiettivi.

Hanno testato un buon numero di obiettivi (non dite lenti che è una cattiva traduzione!) di diversi costruttori, montandoli e testandoli fra l’altro su numerosi e vari corpi macchina.

Si possono confrontare più obiettivi su più corpi macchina in innumerevoli combinazioni; per sapere ad esempio come si comporta lo stesso obiettivo su diverse Reflex o come si comporta la stessa macchina con obiettivi simili (magari siete indecisi su quale comperare).

La quantità di informazioni elencate nel test è davvero considerevole e può darvene un’idea l’immagine qui sotto.

Lens rankings with DxOMark Scores (via NikonRumors)

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confronto fra corpi macchina, confronto fra obiettivi, DxOMark, Fotografia, obiettivi, reflex
Danniallavista

Occhio alla Ginnastica

26 giu

Pubblicato da adolfo in Fotografia | 18 views

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Come avrete capito ho un debole per le donne, specialmente se sono mia moglie e fotografe. Ho un debole per il semplice motivo che mi fiaccano uff.

A parte questo, sapete o dovreste sapere che seguo su facebook il gruppo Fotografe Italiane da quale rubo ogni tanto qualche chicca.

Uno dei motivi per cui seguo il gruppo Fotografe Italiane è la presenza di Claudia Rocchini e Paola Casali due doppia FF da paura!

Come? ma che andate a pensare ?!!!!!??? Fotografe e Femmine ecco cosa intendevo dire, scemi!!

Comunque andiamo al sodo (ad avercelo) Claudia ha scritto un’interessante intervento su come fare un po di ginnastica oculare e lenire i fastidi dovuti alla troppa esposizione a monitor ecc ecc (cosi vi spiegate l’immagine in testa al post gh gh gh e fermi con quelle mani!).

Esercizi di rieducazione visiva

Claudia Rocchini No, non è una discussione su previsualizzazione, visione, post visione, allucinazioni eccetera :-)
E’ una cosa che ho trovato durante il mio girovagare in Rete e che sono convinta apprezzerete perché tutte, indistintamente, abbiamo problemi di vista.
Vuoi perché passiamo ore davanti al pc, vuoi perché se non siamo davanti al pc siamo dietro al mirino della fotocamera: mettetela come volete, spesso arriviamo a sera con gli occhi che urlando vendetta.

E allora ecco un decalogo di piccoli e rapidi esercizi, scopiazzato pari pari dal sito dell’INAIL.
Leggendo vi accorgerete che molti degli esercizi suggeriti hanno a che fare anche con tecniche di ripresa fotografica.

1) PALMING
Davanti ad una scrivania, coprite gli occhi con le mani ed appoggiate tutto il peso del capo sui palmi delle mani. Restate così per 2 – 3 minuti respirando tranquillamente. Notate come l’oscurità davanti agli occhi diventa man mano più profonda. Si può terminare visualizzando paesaggi naturali e tranquilli. Fatelo spesso per riposare gli occhi. Ogni volta che dovete aspettare il caricamento di una pagina, invece i fissare ansiosamente lo schermo, fate palming. Quest’esercizio sviluppa un senso di calore sull’organo della vista che ha un effetto benefico favorendo il rilassamento della muscolatura intrinseca ed estrinseca dell’occhio.

2) ALLENAMENTO ALL’ACCOMODAZIONE
Avvicinate ed allontanate dagli occhi una penna (o un qualsiasi oggetto colorato) mentre la osservate. Respirate e battete le palpebre. L’allontanamento e l’avvicinamento alternati di un oggetto determina contrazione e rilassamento del muscolo dell’accomodazione (ciliare) che altrimenti resterebbe contratto nella stessa posizione per troppo tempo causando affaticamento visivo. Inoltre mentre ammiccare con le palpebre facilita la fuoriuscita del film lacrimale che “lubrifica”, disinfetta e nutre la cornea, l’esercizio respiratorio ossigena il sangue e conseguentemente anche l’occhio.

3) SUNNING
Senza occhiali e ad occhi chiusi guardate in direzione del sole per qualche istante. Respirando immaginate davanti a voi una profondità infinita immaginando di assorbire il calore e distribuirlo dentro gli occhi, dietro, e anche verso la nuca. 5 – 10 minuti. Fa molto bene alternarlo con il Palming. Muovete poi gli occhi in grandi cerchi per permettere alla luce di toccare ogni parte della retina.

4) COORDINAZIONE SPAZIALE
Seguite molto lentamente il contorno di un quadro o qualsiasi altro oggetto, come se lo disegnaste con la punta del naso; alternate oggetti vicini e lontani. Quest’esercizio ha una azione selettiva sulla visione stimolando la messa a fuoco per lontano, contrariamente a quello che accade con l’uso del VDT (ndr, VDT=videoterminale) in cui è impiegata esclusivamente la visione per vicino.

5 BLINKING (battere le palpebre)
Fatelo il più spesso possibile; serve a dare movimento, relax, e per inumidire e pulire la cornea e massaggio agli occhi . Il movimento deve essere leggero, come il battito d’ali di una farfalla. Ma all’inizio può anche essere utile alternare un battito leggero ad un vero e proprio strizzare gli occhi.

6) COLPO D’OCCHIO
Gettare uno sguardo rapidissimo su qualcosa. Chiudere gli occhi e osservare che cosa resta dell’immagine. Sviluppare man mano una più precisa memoria visiva delle cose percepite. Acquisire questa capacità rende più semplice il processo di elaborazione neurofisiologica della visione riducendo l’affaticamento.

7) GODERE DELLA VISIONE SFUMATA
Ridurre l’importanza della nitidezza ai casi in cui è assolutamente necessaria. Imparate a privilegiare nella visione, nell’ordine: il movimento, il colore, la forma e lo sfondo. La nitidezza è necessaria in pochissime situazioni (ndr: questa frase magari non prendetela proprio alla lettera ;). Volere ad ogni costo ottenere una elevata nitidezza induce un super-impegno delle strutture oculari impegnate nel fenomeno della “messa a fuoco”.

8) SBADIGLIARE
Sbadigliando ci si rilassa, ci si ossigena e si inumidiscono gli occhi. Fatelo spesso, anche se “non vi viene”. Le lacrime ossigenano, disinfettano e lubrificano la cornea. Inoltre il film lacrimale rappresenta un vero e proprio mezzo diottrico, comportandosi come una vera e propria lente di ingrandimento.

9) VISIONE NUCLEARE
Non cercate di vedere un volto o un oggetto tutto insieme (= fissare). Esploratelo invece, scandagliatelo muovendo rapidamente la visione concentrata da un particolare all’altro. In questo modo si impegnano settori diversi della retina consentendone il recupero funzionale.

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