Morgana
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Post di Morgana
Bollicine…. Non ve l’hanno mai detto che fanno male?
2 apr
Se si bevono troppe bibite a base di cola può diminuire notevolmente la qualità del liquido seminale maschile
da Corriere.it
Se si bevono troppe bibite a base di cola può diminuire notevolmente la qualità del liquido seminale maschile
MILANO – Un consumo di più di un litro al giorno di bibite gassate contenenti cola può danneggiare la fertilità maschile. Lo afferma uno studio molto vasto promosso dall’Università di Copenhagen.
LO STUDIO – Un campione di 2.500 giovani uomini è stato sottoposto a spermiogramma (l’analisi del liquido seminale finalizzata a valutare la qualità dello sperma), dopo l’acquisizione di informazioni circa il loro stile di vita. È emerso che un forte consumo di bevande a base di cola può far diminuire il numero medio degli spermatozoi fino al 30 per cento. Il campione è stato diviso in bevitori di cola (almeno un litro al giorno) e non bevitori: nel liquido seminale degli appartenenti al primo gruppo si è riscontrata una quantità media di 35 milioni di spermatozoi per millilitro di liquido e nello sperma degli appartenenti al secondo gruppo una ben più elevata concentrazione di 50 milioni di spermatozoi per millilitro. Importante evidenziare che lo studio non si sofferma sul ruolo della caffeina, poiché è stato dimostrato che l’impatto è meno pronunciato.
BOLLICINE MAL ACCOMPAGNATE – La qualità del liquido spermatico è risultata dunque nettamente superiore tra coloro che non consumano bollicine, ma va considerato che questi ultimi hanno dichiarato anche uno stile di vita molto più sano rispetto agli affezionati delle bevande gassate. Spesso un forte consumo di bibite di questo tipo si accompagna a un’alimentazione grassa e ad abitudini sedentarie ed è difficile quantificare il ruolo della cola nella diminuzione di fertilità, considerato che è probabile che tutti questi fattori contribuiscano a inibire la capacità fecondante.
DI CHI È LA COLPA? – Colpa della cola o delle cattivi abitudini di vita in generale? I fattori che possono alterare la funzione spermatica sono molti e tra questi bevande gassate e alimentazione sbagliata giocano sicuramente un ruolo significativo. Fabio Pasqualotto, dell’Università di Caxias do Sul in Brasile, non coinvolto nello studio, ha sottolineato che facilmente la parte del leone nella diminuzione della fertilità è da imputare a un insieme di abitudini sbagliate e ha dichiarato che probabilmente le bollicine di per sé sono il fattore minore.
Emanuela Di Pasqua
02 aprile 2010
Con un clic scateni l’inconscio
17 mar
L’istinto a scattare foto svela la nostra profonda natura psico-motoria
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PARMA
di Vittorio Gallese da LaStampa.it
Forse mai come oggi l’umanità si è trovata a vivere in un mondo così pieno di immagini. Quando visitiamo un museo o un’esposizione artistica, molti di noi non resistono alla tentazione di impossessarsi le immagini che ci stanno di fronte, facendole proprie attraverso la duplicazione resa possibile dall’ormai inseparabile fotocamera-telefonino. La caleidoscopica messe di filmati, video, foto, cartelloni e manifesti in cui siamo immersi rende più che mai attuali gli interrogativi da cui partono Andrea Pinotti e Antonio Somaini nell’Introduzione all’interessante volume «Teorie dell’immagine» (Cortina 2009) da loro curato. Che cos’è un’immagine? Cosa facciamo quando usiamo le immagini? In quale misura le immagini «artistiche» differiscono dalle immagini tout-court?
Le scienze umane e le neuroscienze sono oggi impegnate a rispondere a questi quesiti, impegnandonsi in un dialogo che, anche se difficile, è in grado di fare nuova luce su questo aspetto così importante della natura umana. Il rapporto tra arte e scienza, quando applicato allo studio delle immagini, si può configurare come ricerca dei meccanismi che presiedono alla loro comprensione.
La scoperta dei neuroni specchio e dei meccanismi di rispecchiamento nel cervello umano e, più in generale, la scoperta del cruciale ruolo attivo svolto dal sistema motorio nella percezione delle immagini hanno inferto un duro colpo alle concezioni rappresentazionaliste – e totalitaristiche – della mente umana, tipiche del cognitivismo classico. Guardare un’immagine non si risolve esclusivamente nella registrazione delle sue proprietà sensoriali, successivamente tradotte in rappresentazioni in formato linguistico. Oggi sappiamo che la potenza espressiva delle immagini risiede anche – se non soprattutto – nella capacità che queste hanno di risvegliare implicitamente e direttamente un’eco, una risonanza nel corpo di chi le guarda. Continua >
Ho scelto te
5 mar
io ho scelto te.
Nello splendore del firmamento,
io ho scelto te.
Nell’incanto dell’aurora,
io ho scelto te.
Nelle bufere più tormentose,
io ho scelto te.
Nell’arsura più arida,
io ho scelto te.
Nella buona e nella cattiva sorte,
io ho scelto te.
Nella gìoia e nel dolore,
io ho scelto te.
Nel cuore del mio cuore,
io ho scelto te.
di Charles S. Lawrence
Tumore dello stomaco, dieta sbagliata per sei italiani su 10
2 mar
Dominano mancanza di informazione e cattive abitudini. La metà degli intervistati non si cura della prevenzione e poi incolpa l’inquinamento atmosferico
da Corriere.it
MILANO - Metà degli italiani è convinta, erroneamente, che lo smog sia un fattore di rischio più importante della dieta nello sviluppare il tumore dello stomaco. A dirlo è un sondaggio condotto dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) su più di 600 persone intervistate nel dicembre scorso in centri commerciali di Roma e Milano, «con l’obiettivo – spiega Carmine Pinto, coordinatore del progetto e responsabile dei Trattamenti integrati dei tumori del tratto gastro-enterico dell’Oncologia medica del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna – di sondare il livello di consapevolezza dei cittadini su una patologia particolarmente aggressiva che colpisce ogni anno circa 13mila persone».
IL QUARTO BIG KILLER – Causa di 10.620 decessi nel 2006 e circa 13mila nuovi casi nel 2008, il tumore dello stomaco rappresenta il quarto big killer (dopo polmone, seno e colon retto) nel nostro Paese. Eppure il 93 per cento degli intervistati non ha mai sentito parlare di questa neoplasia, il 57 per cento non sa se esistano esami in grado di individuarlo precocemente, l’84 per cento non ha mai letto nessun articolo sull’argomento, sebbene il 78 per cento vorrebbe saperne di più su come prevenire e affrontare questa malattia. Inoltre, il 79 per cento ritiene che il carcinoma gastrico non sia guaribile. «anche se si stanno registrando importanti progressi nelle terapie», sottolinea Francesco Di Costanzo, direttore dell’oncologia medica del Policlinico Careggi di Firenze.
Il fumo fa venire anche il mal di schiena
25 gen
I fumatori ne soffrono di più, anche se in misura modesta, rispetto a chi non ha mai preso in mano una sigaretta. E i giovani sono i più «vulnerabili»
MILANO - Fumare può far venire il mal di schiena, soprattutto se si è giovani. Una ragione in più per smettere. Sono giunti a queste conclusioni i ricercatori del Finnish Institute of Occupational Health, che hanno passato in rassegna circa 80 studi scientifici pubblicati su riviste internazionali negli ultimi 40 anni. Tra questi, gli studiosi hanno selezionato 40 ricerche sul legame fra sigarette e lombalgia, che hanno coinvolto circa 300 mila adulti e adolescenti. Secondo i risultati di questa metanalisi, pubblicati sulla rivista American Journal of Medicine , anche se in misura modesta sono i fumatori a soffrire maggiormente di mal di schiena rispetto a chi non ha mai preso in mano una sigaretta. E la lombalgia è più frequente fra i giovani che fumano. Ma c’è anche una buona notizia per gli “irriducibili” delle sigarette: gli effetti della nicotina sono in parte reversibili, se si smette di fumare.
GIOVANI VULNERABILI – Afferma uno degli autori, Rahman Shiri: «Chi fuma ha circa il 30% in più di possibilità di soffrire di mal di schiena rispetto a chi non ha mai fumato». Ma il perché avvenga non si sa con certezza, anche se il colpevole più probabile è la nicotina, con i suoi effetti deleteri di vasocostrizione sul microcircolo. «Le cellule non respirano in modo adeguato e quindi s’infiammano più facilmente provocando dolore – spiega Shiri -. Il fumo, poi, fa aumentare il rischio di osteoporosi». «Il nesso tra sigarette e mal di schiena non è ancora del tutto chiaro – ribadisce Angelo Impagliazzo, direttore dell’unità di ortopedia e traumatologia all’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma -. Sicuramente il fumo è tra le concause della lombalgia, insieme a obesità, ipotrofia muscolare, predisposizione che ognuno di noi ha, a seconda della struttura scheletrica. Probabilmente i giovani ne risentono maggiormente perché i loro muscoli sono ancora in fase di crescita: se poi, per gli effetti della nicotina, diminuisce l’ossigenazione dei tessuti, riescono ancora meno a sostenere i carichi che gravano sulla zona lombare».
Maria Giovanna Faiella
Le vere ragioni di un’infelice digestione
25 gen
Mal di stomaco quasi scontato per chi perde l’amore
o il lavoro. E il fumo non aiuta
da Corriere.it
MILANO - La vostra relazione affettiva sta andando a rotoli, siete sull’orlo del divorzio, o vi siete già separati? Avete perso il lavoro per colpa della crisi? Fumate, magari per scacciare la tensione? Attenti, perché siete i candidati ideali a mal di stomaco e cattiva digestione. Il primo studio italiano che ha valutato nella popolazione generale prevalenza e caratteristiche della dispepsia funzionale, ovvero dei disturbi digestivi non spiegati da una vera e propria malattia organica, parla chiaro: divorzio, disoccupazione e fumo, assieme alla sindrome dell’intestino irritabile, sono i fattori che più spesso si associano al problema. Finora nessuno lo aveva mai dimostrato: Maurizio Zagari e Franco Bazzoli, gastroenterologi del Dipartimento di Medicina clinica dell’Università di Bologna, ci sono riusciti studiando circa mille abitanti di due comuni in provincia di Bologna, Loiano e Monghidoro, sottoponendoli non solo a questionari per valutare i sintomi, ma soprattutto a una gastroscopia che fugasse qualsiasi dubbio diagnostico. «Si tratta di persone chiamate da noi a partecipare allo studio, che non si erano rivolte al medico per i disturbi: ciò significa che i dati raccolti sono lo specchio di quel che accade nella popolazione generale» spiega Franco Bazzoli. Continua >
I cibi grassi accendono i «geni dell’obesità»
22 gen
Gli alimenti ricchi di grassi e zuccheri attivano recettori che portano ad accumulare peso
da Corriere.it
MILANO - Attenzione ai cibi che colano grassi e zuccheri. Ci fanno ingrassare non solo perché sono ipercalorici, ma anche perché «accendono» geni e quindi recettori cellulari che, in ultima analisi, ci spingono al sovrappeso virando il metabolismo verso l’accumulo dei grassi.
LA SCOPERTA – La scoperta è stata fatta da Traci Ann Czyzyk-Morgan, ricercatrice di un’azienda farmaceutica, che ha studiato però topolini e non esseri umani. Obiettivo delle sue indagini verificare il ruolo di un recettore per gli oppioidi, il kappa, nel metabolismo dei grassi: ha perciò sottoposto a una dieta super-energetica, ricca di grassi e zuccheri, animali normali e topolini in cui il recettore era stato geneticamente inattivato. Sedici settimane di bagordi da roditori e, al termine, il verdetto: il gruppo con il recettore integro aveva messo su peso e grasso a volontà, gli altri erano rimasti miracolosamente magri e avevano riserve di grasso inferiori. Per la verità era scarsina anche la capacità di immagazzinare nutrienti in generale, un dato che fa subito capire a chi vorrebbe «silenziare» il recettore in questione che forse non è tanto opportuno provarci. Continua >
A dieta per non russare più
18 gen
Negli obesi una dieta drastica riduce il peso e le apnee ostruttive notturne
da Corriere.it
MILANO - L’approccio è un tantino radicale: quasi due mesi di dieta liquida ipocalorica. Ma gli obesi che l’hanno seguita hanno perso peso e sono tornati a respirare come si deve, di notte: un risultato non da poco, raccontato sulle pagine del British Medical Journal da un gruppo di ricercatori dello svedese Karolinska Institute.
DIETA – Protagonisti, 63 uomini obesi (con un indice di massa corporea fra 30 e 40) con apnee ostruttive gravi: gente, per capirsi, che di notte durante il sonno russa rumorosamente e soprattutto va in apnea 30 o più volte ogni ora. Succede perché le vie aeree superiori «collassano» mentre si sta sdraiati e per qualche secondo si chiudono: si trattiene il respiro, come in apnea appunto. Un problema che vede fra i fattori di rischio principali proprio il sovrappeso e l’obesità: ecco perché in Svezia hanno deciso di intervenire in maniera energica sui chili di troppo. Per sette settimane un gruppo di partecipanti ha seguito una dieta molto ipocalorica, soltanto liquida, per poi reintrodurre gradualmente i cibi solidi nell’arco di due settimane; l’altro gruppo ha continuato a mangiare come al solito. Gli effetti non sono mancati: quasi 19 chili persi dagli obesi messi a dieta stretta contro un chiletto appena buttato giù dagli altri. E soprattutto un miglioramento netto delle apnee: da 37 all’ora ad appena 12, alla fine del periodo di intervento, mentre chi non era stato a dieta continuava a russare e andare in apnea come nulla fosse. Continua >
l cervello non è mai al top se il debito di sonno è cronico
14 gen
da corriere.it
Le notti in bianco rallentano la performance intellettuale anche se si tenta il recupero nel fine settimana
ROMA - Dormire meno del necessario notte dopo notte può far accumulare un pericoloso debito cronico di sonno che è ancora più insidioso di una notte trascorsa completamente in bianco, perchè difficile, se non impossibile, da recuperare: quindi le funzioni del nostro cervello non sono mai al top.
LO STUDIO - Uno studio condotto da Daniel Cohen del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston dimostra che se dormiamo poco (non più di 6 ore a notte) per molti giorni di seguito, una dormita di 10 ore consecutive non basterà al recupero e non saremo mai al nostro meglio nello svolgere le attività quotidiane. Lo studio è importante perchè mostra che gli effetti del debito cronico di sonno sono differenti e più gravi di quelli della perdita di sonno acuta. Secondo quanto riferito sulla rivista Science Translational Medicine, il debito cronico di sonno è molto più insidioso per le performance cognitive perchè il recupero è lento e difficile, sempre che sia possibile del tutto. Secondo quanto riferito da Cohen, intervistato dall’agenzia Ansa, una spiegazione dell’insidia del debito cronico di sonno potrebbe essere nel nostro cervello: qui una molecola, l’adenosina, entra in circolo quando dormiamo poco e se il sonno diventa cronico il segnale inviato dall’adenosina si fa «assordante» per il cervello e difficilmente rientra. Siamo tutti superefficienti, scattiamo tra un’attività e l’altra, dal lavoro alla palestra all’aperitivo con gli amici; anche i bambini si dividono fra mille attività, scolastiche e non, e tutto va a discapito del nostro rapporto col sonno, cosicché tendiamo ad accumulare un debito cronico di sonno.
IL CERVELLO DEVE FARE ORDINE - Dormire è il momento in cui il cervello fa ordine tra tutte le informazioni inglobate durante il giorno appena trascorso catalogandole e scremando il superfluo. La perdita di sonno, inoltre, lede le nostre capacità mnemoniche e di apprendimento. Però finora non era chiara la differenza tra gli effetti di una singola notte in bianco e il cronico dormire poco (che è poi l’abitudine che più caratterizza l’odierna società dell’efficienza). L’esperto ha confrontato cosa succede restando svegli per 24 ore di seguito e invece dormendo una media di 5,6 ore a notte per tre settimane. È emerso che nel primo caso per la maggior parte delle persone basta una dormita di 10 ore per recuperare la notte in bianco, ma che questo non è sufficiente al recupero del debito cronico.
CROLLO DELLE PERFORMANCE - Infatti gli individui in debito cronico diminuiscono le proprie performance cognitive ora dopo ora, con un crollo vertiginoso nelle ore serali. «Una precedente ricerca – spiega Cohen – aveva dimostrato che stare svegli per 24 ore di seguito equivale a una dose di alcol nel sangue superiore a quella dei limiti di guida. Invece questo lavoro mostra che un debito cronico di sonno causa un deterioramento più rapido delle performance per ogni ora che si resta svegli. Tant’è che il quadro di diminuzione delle performance di una notte di veglia si amplifica di 10 volte se nelle due settimane precedenti si è dormito per sole sei ore». «Dati su animali – rileva Cohen – mostrano che una sostanza chiamata adenosina si accumula nel cervello quando siamo svegli da troppo e promuove il sonno e che la caffeina blocca l’azione dell’adenosina. Nel debito cronico di sonno questa sostanza rimane elevata per troppo tempo nel cervello e ciò provoca l’aumento del numero di recettori per captarla per cui il segnale dell’adenosina si iperattiva ed è difficile spegnerlo. Mentre nella perdita di una sola notte di sonno i recettori non aumentano e basta dormire per 10 ore per ridurre la concentrazione di adenosina, serve molto più tempo per riportare al livello normale il numero dei recettori per cui serve molto più tempo per smaltire un debito cronico di sonno». «Non sappiamo quanto tempo serva per recuperare un debito cronico – conclude – ma di certo non bastano dei giorni». (Fonte Agenzia Ansa)
Un attimo di poesia…
13 gen
Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
Basta con FaceBook? Allora “suicida” il tuo profilo…
7 gen
da LaStampa.it
ROMA
Un sito Internet che consente di commettere un «suicidio» virtuale, cancellando totalmente il profilo di un utente sui social network è stato bloccato da Facebook, che ha ottenuto anche la sua iscrizione nella lista dei siti pericolosi per la sicurezza dei navigatori.
Suicidemachine.org, che ha per titolo «The Web 2.0 Suicide Machine», consente di cancellare tutti i «profili succhia-energia nelle reti sociali», «eliminare tutti falsi amici virtuali», e «farla finita con il vostro alterego Web 2.0», spiegano i realizzatori sull’home page, precisando che il servizio funziona attualmente con Facebook, Myspace, Twitter e LinkedIn e che in 52 minuti riesce a fare automaticamente ciò che manualmente richiederebbe oltre nove ore.
Secondo Facebook, però il servizio viola i termini sulla privacy e le regole del social network quando accede e scarica i dati degli utenti per cancellarne i profili e l’azienda si riserva il diritto d’agire legalmente nell’immediato futuro. La “macchina per il suicidio virtuale”, che finora è stata utilizzata, secondo quanto riportano sul sito, da 892 navigatori, 500 dei quali utenti di Facebook, eliminando 58.401 amicizie virtuali e cancellando più di 230 mila “cinguettii” da Twitter, ha risposto lanciando una petizione per chiedere l’esclusione del suo indirizzo Internet dai siti banditi.
La «macchina» non è però l’unico sito di questo tipo ad aver attirato gli strali di Facebook. Il social network aveva infatti già inviato una lettera di diffida a Seppukoo.com, che permette ai suoi utilizzatori di commettere un “karakiri” informatico in puro stile giapponese. «Come il seppuku riabilita l’onore del samurai, così seppukoo.com si impegna a liberare il corpo digitale», recita un’avvertenza sul sito che in home page, accanto alle foto e ai nomi degli utilizzatori più recenti, reca anche l’avvertimento che è sotto attacco da parte di Facebook. Anche l’accesso da Facebook a seppukoo.com è stato bloccato dal social network, ma il sito ha finora negato ogni addebito, in particolare per le accuse di phishing.
Niente TV in camera da letto…
17 nov
Difficile eguagliare il piacere di lasciarsi andare nelle braccia di Morfeo guardando la televisione magari dopo una cena luculliana. Dagli U.S.A. suggeriscono, però, di fare attenzione e non cedere mani e piedi alla tentazione di addormentarsi guardando la tv perchè sembra che abbia conseguenze negative sulla salute. Alcuni ricercatori della University of Pennsylvania hanno presentato uno studio al meeting annuale dell’Associated Professional Sleep Society dell’Illinois secondo il quale la tv prima del sonno può essere causa, tra gli altri, di disordini ormonali, depressione e obesità. Alla ricerca hanno partecipato 21475 adulti, la maggior parte ha dichiarato di guardare la televisione quasi sempre prima di addormentarsi e rispetto a quelli che non hanno questa abitudine hanno mostrato di dormire di meno e con una qualità del sonno inferiore e una maggior incidenza di disordini ormonali, depressione e obesità.
Passivi al lavoro, passivi a casa
17 nov
da La Stampa.it
Il tipo di lavoro svolto può rendere la vita piatta e noiosa, con ripercussioni sulla salute.
La vostra vita è piatta, monotona, sedentaria? Forse non è colpa vostra, ma del lavoro che fate.
A dirlo sono gli esperti dell’University College London che hanno condotto uno studio in cui mettono l’indice sul fatto che fare un mestiere con scarse responsabilità si riflette nella vita privata che diventa monotona e poco attiva. Un po’ come dire che un lavoro piatto rende piatta la persona e la sua vita.
Per affermare questo, il dr. David Gimeno e colleghi hanno esaminato il tipo di lavoro e le persone che lavorano in posti di scarsa responsabilità e “passivi”, dove è molto limitato lo stress e il controllo.
Oggetto dello studio sono stati oltre 4.000 maschi e quasi 1.800 donne di età compresa trai 35 e i 55 anni impiegati come dipendenti statali in Inghilterra.
Il periodo di osservazione è durato cinque anni e ha permesso agli studiosi di classificare le persone in base a 3 categorie. Le categorie comprendevano il tipo di lavoro svolto e la passività e la quantità di tempo libero a disposizione e l’attività fisica svolta durante quest’ultimo.
Dai dati raccolti è emerso che il tipo di lavoro non influiva sull’attività fisica nel tempo libero delle donne, al contrario invece influiva sugli uomini che mostravano di avere un 16% di probabilità di condurre una vita privata sedentaria, poco attiva, noiosa e piatta in confronto a coloro che invece non svolgono lavori passivi.
Questo modo di prendere la vita al di fuori dell’orario di lavoro può avere un grande impatto per la salute e la società nel suo complesso, fa notare il dr. Gimeno.
«C’è bisogno di persone che non siano solo come macchine che svolgono solo il lavoro, ma anche che possano crescere nel lavoro» ha commentato Gimeno che aggiunge come sia importante che le persone abbiano la possibilità di acquisire nuove conoscenze, accrescere le proprie competenze e migliorarsi sul lavoro in modo che questo possa anche riflettersi in una vita più completa, vissuta e sana.
(lm&sdp)
Source: lo studio è stato pubblicato su “Occupational and Environmental Medicine”.
Tutti in fila da H&M per le scarpe di Jimmy Choo
16 nov
MILANO da LaStampa.it
(N.d.M. E noi che pensavamo che arrivando alle 9.30 avremmo trovato ancora qualcosa….)
In fila anche di notte per aggiudicarsi le scarpe e gli accessori disegnati da Jimmy Choo per H&M, la famosa catena svedese di moda low cost.
A Milano, ma non solo, c’è stata una veglia notturna che ha trasformato la lunga attesa in un happening e quando il negozio a piazza San Babila ha aperto i battenti, venerdì scorso, in coda c’erano mille persone.
Guido Salini, 25 anni, è stato uno dei primi, in coda dalle 2, per fare «un fantastico regalo alla mia fidanzata che è a Parigi». La quale, con un boy-friend così affettuoso, avrà potuto dormire invece di mettersi in coda anche lei, insieme con un migliaio di persone, davanti al negozio H&M di Boulevard Hausmann. Sempre a Milano, nella lunga coda che si snodava in Galleria Passerella, c’è Allegra Abis, 27 anni, in attesa «dalle 7,15 perchè – spiega – non potevo mancare!». Claudia Riva (22 anni), Federica Riva (30 anni) e Alessandra Pozzi (22 anni) hanno fatto la ronda ogni mezz’ora giocando a carte nell’auto parcheggiata vicino. Camilla Berteni, 26 anni, è lì davanti dalle 7 in compagnia del fidanzato. Sara Marelli, 21 anni, si è messa in fila alle 4: «non posso non avere il sandalo borchiato, le ballerine e i bracciali».
È il nuovo giovane popolo della moda, quello davanti al negozio H&M di Milano e delle altre grandi città del mondo. A Tokyo – informano i portavoce della catena svedese – i pezzi firmati ’Jimmy Choo for H&M’ sono andati tutti esauriti in sole 2 ore. A Parigi sono stati presi d’assalto da una valanga umana in attesa davanti alle vetrine di Boulevard Haussman.
In Italia oltre a Milano, la collezione è stata venduta a Firenze (e la coda dalla Loggia del Porcellino arrivava al Ponte Vecchio), a Bari, a Roma in via del Corso, dove la coda era lunga e gruppi di giovani hanno dormito anche nelle auto in sosta.
Cure per la psoriasi: Centri Psocare poco conosciuti
27 ott
OGGI E DOMANI GIORNATA MONDIALE PSORIASI
“Sostenere la ricerca e combattere i pregiudizi” è lo slogan della Giornata durante la quale in oltre 40 piazze italiane dermatologi e volontari dell`Adipso saranno a disposizione per dare informazioni e per far conoscere una malattia “di cui non si muore, ma che porta all`isolamento sociale perché erroneamente considerata contagiosa“, continua Maccarone.
La Giornata nasce per comunicare, informare, educare e sensibilizzare alla malattia: “Curare e prevenire la patologia – spiega Sergio Chimenti, dermatologo dell`Università di Tor Vergata di Roma – significa anche abbattere l`insorgenza di altre malattie a essa correlate. Come emerge da un`indagine promossa dall’Adipso e recentemente pubblicata sullo European Journal of Dermatology, è emerso che il 76% degli psoriasici soffre di depressione, il 12,9% di ipertensione, il 10,3% di obesità e il 7,1% di diabete di tipo 2″.
La Giornata mondiale della psoriasi non si fermerà al 24 e 25 ottobre. Nel corso del mese di novembre, infatti, negli atenei di Roma, Milano, Bari, Padova e Catania si terrà “Adipso studenti”, manifestazione durante la quale verranno svolte visite dermatologiche gratuite con distribuzione di materiale informativo e verranno raccolti questionari conoscitivi sulla psoriasi. “Perché – conclude Maccarone – la prevenzione è fondamentale, e deve partire dai giovani”.
(aggiornato 24-10-2009)
Data: 23-10-2009
Autore: Miriam Cesta


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