Come fare
Softbox per still life da IKEA?
4 gen

IKEA - KOJA Tenda € 5,99
Volete un piccolo studio casalingo spendendo qualche decina di euro?
Bene, basterà che compriate la tenda Koja al costo di 5,99 euro, ci mettiate una superfice bianca magari riflettente (un vecchio calendario da ufficio, un po di carta da plotter, un lenzuolo bianco ecc ecc) a questo punto se avete dei flash usate quelli altrimenti prendete anche un paio di lampade da comodino ed il gioco è fatto!
Date un’occhiata a questa realizzazione.
Usare le lenti correttive dei vostri occhiali per fare Macro
22 nov
Il titolo orgiginale è: Use Reading Glasses as a Makeshift Macro Lens dal solito e prezioso PetaPixel.
Sapevate che le lenti dei vostri occhiali per leggere possono diventare delle economiche lenti macro da usare con il vostro cellulare? Basta dare una letta a cosa dice Sean Lee che lo ha scoperto e descritto nel suo breve tutorial spiegandone la tecnica.
Qui sotto un prima e dopo per permettervi di capire l’effetto con o senza lenti per la lettura:
Per provarlo anche voi basta rimediare una paio di occhiale che oramai vendono anche in edicola o in farmacia per pochissimi euro.
Come fare: Un capanno per la caccia fotografica a meno di 30 euro!
9 nov
Riporto una bellissima realizzazione di Gero Merella postata sul forum di FotoCommunity nel quale ci spiega come realizzare con meno di 30 euro un bel capanno da cattura fotografica.
A lui la parola!
Mi sono fatto un capanno mobile per la foto naturalistica.
Ci ho studiato e fatto prove en bel po di sere…tanto abito a Collegno e nessuno si stupisce (nemmeno in casa…ehehehe)
Il capanno consiste nel normale cavalletto che usiamo per fotografare,Una staffa che si usa per montare un leggio musicale a un’asta microfonica,Un pezzo di canalina elettrica e un ombrello.
Questa la strutturaSulla staffa a “L” si infila la canalina nella quale verra’ infilato l’ombrello al quale viene segato il manico.
Lo so…cosi fa ridere….
E questo è il capanno finito con il telo mimetico sopra.Si monta in 2 minuti e il tutto sta nello zaino.
Nel prezzo di 30 euro non ho conteggiato la staffa perchè era una cosa che avevo ma non credo proprio che costi molto.
Tra i tanti vantaggi c’è quello dell’ombrello che in caso di pioggia ripara del tutto chi sta sotto.
Ovviamente seduti su un comodo seggiolino pieghevole.:-))
Come convertire una pagina web in DOC e/o PDF
12 apr
Avete mai avuto la necessità o la voglia di convertire una pagina web in DOC o PDF ma veniva fuori una schifezza? Be, e io qui che ci sto a fare?
In breve dovrete: aprire la pagina web con un word processor, rimuovere la formattazione delle tabelle, rompere i collegamenti esterni ed infine convertire il documento in pdf ^_^
Introduzione
Le pagine web sono disegnate in maniera molto diversa fra loro e sopratutto i maniera molto diversa da come lo sono i documenti creati con un word processor. Ad esempio una pagina HTML contiene il testo la formattazione dello stesso ma le immagini ad esempio sono linkate ed esterne (anche in word si possono linkare oggetti esterni ma in genere li si ingloba nel documento).
Come dicevamo, alcune volte, può risultare comodo convertire le pagine web che cin interessano in un formato più familiare come può essere il doc od il pdf.
Vediamo come.
Come salvare una pagina web in un documento Word?
Aprire la pagine web direttamente da Word
Le moderne versioni di Word (ma anche quelle di Open Office ad esempio), se non sbaglio dalla versione 2000, permettono di aprire le pagine web direttamente come fareste, più o meno, per i normali documenti. Dovrete semplicemente andare sul menu File – Open ed incollare nella casellina del File name l’URL della pagina che vorrete aprire. Noi apriremo quella del Chi Siamo di Culture fotografiche.
Word aprirà la pagina da voi indicata. Ma, siccome molte pagine web contengono tabelle nascoste ed altri escamotage allo scopo di formattare meglio la pagina in word potrebbe essere scomodo e difficile editarla.
Se siete interessati soltanto al testo ed alle immagini della pagina e non alla sua formattazione, non dovete fare altro che rimuovere le tabelle nascoste o meno presenti in essa andanto sul manu Table -> Convert -> Table to Text
Mi raccomando, selezionate l’opzione: Paragraph marks, and Convert nested tables)
A questo punto non dovrete fare altro che portare le immagini linkate esternamente all’interno del documento Word, altrimenti ogni volta che aprite il documento, word cercherà di recuperare le immagine dal Web. Per evitare questo dovete semplicemente rompere i collegamenti esterni cosicchè word copierà all’interno del documento le immagini di cui parlavamo. Per fare questo, usate il menu Edit – Links… selezionate tutte le immagini e cliccate sul bottone Break link.
A questo punto non vi resta che salvare il documento nel formato Doc usando il menù File – Save As…
Mi raccomando di selezionare il formato file come Word Document (*.doc).
Se tutto è andato bene dovreste avere, nel formato Word, tutti i contenuti della pagina che volevate convertire.
Copiare ed incollare i contenuti della pagina web dentro un documento Word
La procedura descritta sopra potrebbe risultare abbastanza complicata, parlo della parte in cui bisogna aprire il file direttamente dal web e poi potreste voler convertire soltanto un pezzettino della pagin web e sarebbe inutile aprirla tutta. Per questo basterà aprire la pagina web con explorer o altro browser, e fare copia ed incolla della sezione che vi interessa convertire.
Per tutto il resto del procedimento vale quanto detto prima.
Come salvare la pagina web in un documento PDF (Adobe Acrobat)?
Tralasciando la possibilità di utilizzare software proprietari come Adobe Acrobatda installare (e pagare) sul vostro computer vi sono altre interessanti possibilità per convertire un documento word in pdf.
Quella che mi sento di sconsigliare è sicuramente l’installazione di una stampante PDF. In pratica si tratta di una stampante finta che non è altro che un convertitore di “qualsiasi cosa stampabile” in pdf.
Quella che uso io è la Bullzip PDF Printer.
Che ne pensate?
DIY: Fatevi da soli il riflettore per il flash (bounce card)
6 mar
Troppo forte, l’ho scovata su PetaPixel, leggete e sopratutto stampate e fatemi sapere com’è andata ^__^
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Stai cercando un modo di “aggiornare” il tuo flash senza spendere soldi per un prodotto comemrciale? be, il Los Angeles Digital Imaging Group (Ladig) ha un bel regalo per te. Ritaglia e creati la tua eprsonale bounce card (diffusore). Basta scaricare il modello (link qui sotto in formato PDF), stampare su cartoncino e seguire le istruzioni per “collegarlo” al vostro flash o con un elastico o con del velcro.
Download the Whacky Hack Bounce Card PDF
Come rendere lo sfondo trasparente con Photoshop CS4
18 feb
Mi hanno domandato come si fa a rendere lo sfondo di una immagine trasparente in Photoshop, presto detto.
1. Aprite l’immagine in Photoshop
2. Selezionate il Magic Wand (detta anche bacchetta magica)
3. Selezionate lo sfondo, basta fare click sulla parte bianca (nel mio caso)
4. Selezionate lo strumento per la cancellazione dello sfondo (la gomma da cancellare)
5. Passatela sull’immagine
Fatto, adesso non vi resta che salvare l’immagine (in PNG o GIF mi raccomando altrimenti siete da capo a 12).
Spero di essere stato utile.
Focus stacking: aumentare la profondità di campo con una combinazione di più foto
3 feb
Un’interessantissima tecnica di post produzione che ci consente di aumentare la profondità di campo della fotografia, molto usate nella macro fotografia.
Preso da Chrysis.net (Gian Luca Agnoli, Manuale di Fotografia Chrysis.net)
Premessa
Quando è necessaria una profondità di campo superiore a quanto consentito dall’obiettivo si ricorre ad una tecnica di combinazione di più immagini, o focus stacking.
Questa tecnica può essere adottata su qualunque scala, dal paesaggio alla fotografia still-life alla fotomicrografia. Ma è proprio nel campo della macrofotografia e della fotomicrografia che la tecnica può rivelare risultati normalmente impensabili: in questi ambiti fotografici, infatti, la profondità di campo si riduce all’aumentare dell’ingrandimento, per cui diventa un fattore assolutamente critico. Allo stesso tempo, però, è necessario documentare tutti i particolari del soggetto, che in molti casi sono di importanza diagnostica per caratterizzare la morfologia di una specie rispetto ad un’altra.
Chiudendo il diaframma oltre F/16 (a volte già anche oltre F/8) la profondità di campo aumenta, ma subentrano fenomeni di diffrazione della luce e l’immagine diviene via via più sfumata e meno nitida al progressivo chiudersi del diaframma.
I software di focus stacking
Sono di recente nati svariati software per la combinazione delle immagini tramite algoritmi di image processing, fra cui:
- Auto-Montage, a pagamento;
- Combine, gratuito;
- Extended Depth of Field, plugin gratuito per ImageJ;
- Helicon Focus, a pagamento;
- PhotoAcute Studio, a pagamento;
- Photoshop CS4 Extended, a pagamento
- ZereneStacker, a pagamento.
Per approfondimenti sugli algoritmi utilizzati (Depth Map, Pyramid, Lowpass, Highpass, etc.), si rimanda ai rispettivi siti web.
In generale, la tecnica prevede i seguenti passaggi:
- 1. Eseguire più scatti del soggetto a distanze differenti e con un diaframma ottimale.
- 2. Importare la sequenza di scatti nel software di stacking.
- 3. Effettuare l’allineamento in automatico del soggetto fra scatto e scatto.
- 4. Effettuare il bilanciamento dei parametri espositivi.
- 5. Effettuare lo stack secondo algoritmi differenti da caso a caso.
Ovviamente, il risultato ottimale è ottenuto quando il sistema fotocamera-obiettivo-soggetto è fisso e stabile (treppiede, stativo) e le condizioni di esposizione e di illuminazione sono le stesse. In pratica, una volta sistemato il set di ripresa e scelti i parametri di esposizione, è bene concentrarsi solamente sulla messa a fuoco, per garantire la (quasi) perfetta sovrapponibilità del soggetto fra uno scatto e l’altro. Quindi, usare stativi solidi, sistemi privi di “giochi” e uno scatto remoto o flessibile.
Il numero di scatti ideale sarà pari al numero di piani perfettamente a fuoco che, sulla base del diaframma impostato, sono compresi nell’intero spessore del soggetto. Il diaframma F/4 è considerato ottimale per macro e fotomicro, dal momento che presenta massima nitidezza e una profondità di campo leggermente superiore rispetto a quella a tutta apertura:
Poi, ovviamente, nella pratica si tenderà ad effettuare il numero di scatti più accettabile per scopo, risultato e produttività, dopo aver speso molto tempo nel tentativo di catturare tutti i piani che tagliano il soggetto.
Il focus stacking un’operazione onerosa in termini di risorse hardware (CPU, RAM) e tempi di attesa. Con alcuni programmi la memoria che è bene riservare al programma deve essere di almeno 1GB (1024MB) e le operazioni si allungano notevolmente se non si dispone di processori almeno dual core.
Focus stacking con CombineZP
Questo software è abbastanza facile da usare, una volta che si accetta la sua interfaccia minimalista. Con i settaggi di default i risultati che si ottengono sono altamente spettacolari, ma, rispetto ad altri software, i valori del contrasto possono risultare eccessivi. Inoltre, gli artefatti dovuti all’impacchettamento fra immagini riprese con prospettiva differente sono visibili e devono essere poi corretti con un software di fotoritocco, ma questo non è un limite del software, ma della tecnica in sé. CombineZP è un software facile da usare e che dà ottimi risultati fin da subito e questo per noi è un punto assolutamente a favore.
Il procedimento base comporta il caricamento del pacchetto di immagini JPEG/TIFF/PNG/etc. col pulsante New, la selezione dell’insieme delle immagini, l’allineamento (Align and Balance) e la scelta del procedimento di stacking:
Una finestra parallela riporta sottoforma di registro testuale (log) le fasi dell’operazione, fino al suo completamento:
*** Executing Do Stack Macro ***
Find Detail(5,1,710)
Remove Islands(5)
Fill Gaps
Create a Lowpass Filter(250,0)
Filter Depth Map
Copy Last Filter Output to Depthmap
Interpolated Output
Create New Frame
(8) New-Out99999
Go to Top Frame(8)
Create a Highpass Filter(1000,750)
Filter Active Frame
Replace New-Out99999
With out
Adjust Contrast(5)
Replace New-Out99999
With out
*** Finished Executing Do Stack Macro ***
Focus stacking con ZereneStacker
ZereneStacker è un software a pagamento, con la licenza ad uso “familiare” del costo di un’ottantina di dollari. A nostro giudizio è un software molto interessante, con un’interfaccia intuitiva e risultati eccellenti al primo colpo, in cui gli artefatti prospettici sono molto contenuti. Per contro, le risorse hardware di cui si deve disporre per il suo funzionamento sono notevoli e il contrasto di default dei risultati è piuttosto basso.
Il procedimento base comporta innanzitutto l’allocazione della memoria RAM da dedicare al programma. Dopodiché si carica il pacchetto di immagini JPEG/TIFF con un semplice drag & drop dalla cartella delle immagini al frame di sinistra del software. Quindi si avvia il comando di stack dal menu omonimo. Molto semplice e da tenere presente.
Focus stacking con Photoshop CS4 Extended
La procedura di stacking con Photoshop CS4 Extended è la seguente:
- Menu File > Script > Carica file in serie (Menu File > Scripts > Load Files into Stack), e nella finestra di dialogo scegliere i file da importare, partendo da quella che deve stare in basso nell’immagine finale (per ragioni prospettiche);
- selezionare tutti i livelli nel pannello Livelli;
- menu Modifica > Allineamento automatico livelli (Edit > Auto-align layers), e nella finestra di dialogo selezionare la proiezione Automatica (Projection: Auto);
- menu Modifica > Fusione automatica livelli (Edit > Auto-blend layers), e nella finestra di dialogo selezionare l’opzione di fusione “Crea serie di immagini” (Blend Method: Stack Images);
- con lo strumento di ritaglio (crop) si eliminano i bordi dell’immagine.
Esempio di focus stacking
Nell’esempio che segue, un esemplare di Imenottero Mutillide (Hymenoptera Mutillidae) di circa 6mm di lunghezza e 3mm di spessore è stato ripreso con 5 scatti a differente distanza di messa a fuoco:
Per la prima immagine (1) il fuoco è stato fissato sul cartellino di plastica trasparente su cui era incollato l’insetto (è visibile infatti l’alone chiaro della colla in corrispondenza del centro dell’immagine). In tal modo, sono state riprese a fuoco sicuramente le zampe e le antenne, che poggiavano sul cartellino. La fotocamera è poi stata allontanata micrometricamente dal soggetto per gli scatti successivi, fino al quinto (5), in cui il fuoco è stato fatto direttamente sul dorso del torace.
Gli scatti da 1 a 5, singolarmente presi, sono inaccettabili dal punto di vista della profondità di campo, se il nostro obiettivo è quello della documentazione scientifica (pubblicazione di una nuova specie, database specialistico, etc.). Ad esempio, il quinto scatto ha un buon fuoco sul torace, ma le zampe e le antenne sono solamente intuibili. Idem per il primo scatto, inaccettabile per tutte le parti tranne che per zampe e antenne. Ciò conferma la bassissima profondità di campo a F/4 all’ingrandimento di lavoro (~1.5:1), molto inferiore all’intero spessore dell’esemplare (3mm) e pari a meno di 1 millimetro.
Il risultato dell’operazione di combinazione è il seguente:
in cui tutte le aree più a fuoco dei 5 scatti sono state combinate a formare un’immagine singola in grado di caratterizzare al meglio il soggetto.
Focus stacking artigianale con Photoshop e simili
Per ottenere qualcosa di simile esiste anche una via più artigianale, in cui, però, i tempi di lavoro si allungano e la precisione si abbassa. Il metodo di seguito descritto è applicabile a quasi tutti i software di fotoritocco capaci di gestire i layer (= livelli). I layer vanno visti come “fogli” appoggiati l’uno sull’altro e singolarmente gestibili, come i lucidi da proiezione che si usavano tempo fa.
Nel nostro caso, i cinque scatti dell’esemplare vengono impilati come layer l’uno sopra l’altro, mantenedo in basso l’immagine con il fuoco sulle zampe:
L’immagine nell’area di lavoro, però, non sembra cambiare: mostra solamente l’ultimo layer (nell’esempio di cui sopra è l’immagine 2009_10_02_2891.jpg), quello cioé che sta al di sopra di tutti gli altri. Se si nascondesse quel layer, l’immagine mostrerebbe il penultimo layer, e così via.
Tramite lo strumento
GOMMA (Eraser) è possibile cancellare manualmente le aree non a fuoco di ogni layer, conservando solamente le porzioni a fuoco. Selezionato lo strumento, è bene scegliere un diametro proporzionato alle aree da cancellare e con i margini sfumati, per rendere al meglio la transizione fra un layer e l’altro:
Le operazioni di cancellazione richiedono attenzione, ma è possibile annullare le operazione eventualmente sbagliate. E’ inoltre fondamentale accendere/spegnere dalla visibilità il layer su cui si sta lavorando per controllare passo passo l’effetto della cancellazione.
Una volta terminato il lavoro di cancellazione layer per layer (ad eccezione dell’ultimo che costituisce la base per gli altri), sarà possibile impacchettare il tutto in un’immagine singola e salvarla nel formato che si preferisce.
FONTE: Gian Luca Agnoli, Manuale di Fotografia Chrysis.net, URL: http://www.chrysis.net/photo/.
Dalla stessa fonte vi segnalo “Test sulla combinazione di foto (Focus stacking)“
Dispostable: indirizzo di posta temporaneo anti spam
2 feb
Avete bisogno di un’indirizzo di posta tempotraneo per registrarvi ad un forum ma volete evitare spam sulla vostra casella postale? Volete rimanere anonimi ma volete comunque ricevere una email?
Facile, basta andare su Dispostable ed aprirne una scegliendo il nome che più vi piace. Dispostable non è altro che una casella postale temporanea accedibile però da chiunque.
Mettiamo che volete registrarvi ad un forum e nella registrazione vi chiedano di inserire un’indirizzo email.
Voi andate su Dispostable, ne scegliete uno oppure usate quello suggerito random ed usate quello. Tempo zero la casella postale da voi scelta è pronta a ricevere posta e poi PUFF la cancellate quando volete o la abbandonate li ^_^
Attenzione, la casella postale che creerete non ha password quindi non la usate per scopi privati visto che chiunque potrebbe leggere le vostre email.
E se dovessi fotografare delle modelle dilettanti 2.0?
1 feb
Tempo fa scrissi un post con alcuni semplici accorgimenti sulle cose da fare per fotografare una modella non professionista (e non solo).
Aggiorno l’argomento proponendo quanto scrive Claudia Rocchini su un post molto interessante del gruppo Flickr Fotografia Reflex.
Ciao Dario e ciao Roberta,
entrambi avete evidenziato uno dei problemi più frequenti, e inevitabili, nell’approccio fotografico quando si scelgono soggetti umani : il blocco emotivo.
Dario ha scritto: Nel fotografare le persone non mi sento proprio a mio agio, non ho la stessa sicurezza che ho nel fare una macro ad un fiore o nel fotografare un panorama. Può dipendere da qualcosa di tecnico o è solo un fattore emotivo? Non so, mi sembra sempre che sulle persone la luce abbia un effetto diverso che sul resto delle cose.
Roberta ha scritto: Le persone . 1. si muovono – 2. si annoiano – 3. non sono modelli che puoi comandare a bacchetta (altrimenti ti picchiano) – 4. non si riconoscono nella foto scattata (e questo per noi è una delusione)
Fermo restando che solo pratica ed esperienza serviranno a farvi sentire più a vostro agio, ci sono alcuni piccoli accorgimenti utili per tentare di superare lo scoglio.
Tecnicamente parlando, per questi primi approcci, consiglio uno zoom medio: aiuta, e tanto, a non farvi sentire bloccati e vi permetterà di cogliere maggiori dettagli. E’ importante, per chi scatta, prendere confidenza con espressioni e posture senza dover andare troppo vicino al soggetto.
Evitate all’inizio foto in posa: il vostro blocco emotivo sarà contagioso e anche se avrete di fronte modelli professionisti, nella migliore delle ipotesi otterrete scatti asettici.
Scegliete dunque un amico o un’amica che non hanno particolari problemi a farsi riprendere, spiegate loro che non vi interessano pose plastiche ma che volete solo spontaneità.
Tentate di entrare in sintonia con il soggetto: la strada più veloce è quella di assuefarlo/a alla vostra presenza, dunque per quanto paradossale sia cominciate con gli scatti a raffica, sdrammatizzando sempre e comunque. Fate in modo che diventi un gioco e passateci una giornata assieme, in esterni ed in interni.Mostrate ogni tanto il work in progress: sarete voi stessi stupiti di quante sfumature umorali siete riusciti a cogliere. E’ inoltre un passaggio fondamentale perché abituerà il modello/a per caso a prender confidenza con l’immagine di sé che hanno gli altri.
L’amico o l’amica non si riconoscono negli scatti?
No problem: spiegate loro che la visione che si ha di sé non sarà mai quella che restituisce la macchina fotografica, perché è la visione che si ha davanti allo specchio, dunque riflessa.
La macchina fotografica non potrà cogliere quello che si vede in uno specchio, ma metterà in risalto lineamenti o dettagli in modo differente. Potrete dunque far leva su questo aspetto: aiutarli a scoprire come li vedono gli altri.Scattate mentre chiacchierate, concentrandovi anche sui dettagli delle posture: molte persone si sforzano di adottare una posa seducente o affascinante, arrivando spesso a scimmiottare le pose di modelli professionisti, con effetti a dir poco grotteschi.
Fateli appoggiare a un divano o a un tavolino, è ininfluente, l’importante è riuscire a distrarli dalla convinzione che si devono mettere in posa, e scattate proprio nel momento in cui non badano all’obiettivo.Man mano che farete pratica non vi preoccuperete più di come sta venendo il lavoro, perché sarete totalmente concentrati nella ri-scoperta del vostro amico/a che, nel frattempo, si sarà completamente dimenticato di chi ha di fronte.
Complicità e sintonia con il soggetto portano a un livello superiore: vi accorgerete che il rapporto non sarà più con voi ma con la vostra fotocamera, perché sarete riusciti a far scattare in lui/lei quel sottile piacere di essere fotografati.
FreeNAS: con un vecchio pc è la soluzione quasi gratis per lo storage
25 nov

Chi come me “bazzica” di fotografia, e magari lavora con i RAW, sa benissimo che lo spazio disco non basta mai!
Qualunque hard disk tende a riempirsi ad una velocità strepitosa, grande o piccolo che sia. Quando i dischi del vostro PC saranno colmi, invece di sostituirli con altri più capienti, potreste valutare un’alternativa: installare un NAS.
La sigla sta per “Network Attached Storage”, sarebbe a dire una memoria di massa collegata in rete, in pratica un hard disk (o un insieme di hard disk) non collegato ad un singolo pc, ma accessibile via lan (o rete se preferite).
L’utilizzo della soluzione basata su NAS comporta alcuni considerevoli vantaggi.
Primo di tutti la possibilità di avere capacità di storage maggiori grazie alla capacità di molti NAS di essere modulari, basta collegarne un secondo disco al primo per raddoppiare la capienza.
In secondo luogo, l’uso di un disco di rete permette una razionalizzazione dei nostri archivi. Molto spesso mi capitava di avere più copie dello stesso lavoro su due o tre dischi diversi per paura di perdere il tutto per guasti o cancellazioni accidentali. Con un NAS si ha la possibilità di avere un unico punto sicuro, vedremo poi come, sul quale archiviare i nostri files importanti con la comodità di poterli usare da più dispositivi anche contemporaneamente, ad esempio i ricevitori multimediali in grado di riprodurre foto, file audio e video via rete anche wireless (senza fili).
Un’altro indiscutibile vantaggio, che mi preme molto, è la possibilità di configurare i dischi rigidi del NAS in modo che siano “sicuri“.
Ho già scritto qualche cosa a riguardo nell’articolo “Fotografie digitali per tutta la vita?” e ne riporto qui un pezzettino per semplicità, vi consiglio di dargli una letta se avete tempo:
Un modo “semplice” per stare tranquilli, come per i CD DVD, è quello di memorizzare gli stessi dati su hard disk diversi. Questo perché è altamente improbabile che si rompano contemporaneamente ( senza tener conto della legge di Murphy ).
Questo “semplice” concetto è alla base dei sistemi RAID, una tecnologia sviluppata per garantire maggiore sicureza ai dati aziendali e poi “calata” come il suo prezzo fra i comuni mortali.
Ci sono vari livelli di RAID, ma la strategia della doppia copia (RAID 1) è quella che probabilmente conoscete.
In pratica, faccio il mio caso, comperate un aggeggio (LinkSys NAS200, ci ficcate dentro 2 dischi da 500Gbyte (totale 1 Tbyte) lo “installate” ed ottenete all’apparenza “soltanto” 500 Gbyte. Come mai? Ne vedete la metà perché ogni volta che scriverete o cancellerete un file sull’aggeggio si occuperà lui di farne una replica sull’altro hard disk. Se ne guasta uno? nessun problema, ci infili un’altro disco uguale e lui fà immediatamente una replica dei dati su esso.
Oggi come oggi poi è possibile acquistare anche pc desktop dotati di controller RAID.
Come avrete capito, avendo il NAS (se lo configurate opportunamente) una configurazione con dischi “fanstasma” si occuperà lui di fare più copie dei vostri files, ed essendo sempre accesso e vigile (potete dirgli di controllare spesso i dischi) vi segnalerà ogni problema riscontrato anche ad esempio via email!
Hai detto nulla!
Ma vediamo cosa serve per “creare” il nostro NAS personale.
Per prima cosa dovrete scaricare l’ultima versione del sistema operativo FreeNAS, ma cos’è questo sistema operativo?
FreeNAS, software libero, è un server NAS (Network-Attached Storage) che supporta: CIFS (samba), FTP, NFS, i protocolli RSYNC, l’autenticazione di utenti locali e RAID Software (0, 1, 5). La sua interfaccia di configurazione è completamente WEB. Una volta installato su Compact Flash, su disco o su chiavetta USB, FreeNAS occupa meno di 32MB. La mini-distribuzione FreeBSD (sulla quale si basa FreeNAS), l’interfaccia Web, gli script PHP e la documentazione sono basate su M0n0wall.
Poi avere a disposizione un vecchio, anche vecchissimo pc (un mezzo cadavere se volete). L’importante è che abbia le seguenti caratteristiche minimali (capitolo 1.1. della guida utente):
- PC con almeno 96Mb di RAM, un lettore CD Rom avviabile ed a scelta:
- o un Floppy Disk (per la configurazione) ed uno o più Hard Disk (per l’archiviazione)
- o un drive USB (disco o chiavetta) o CF (Compact Flash) avviabile ed uno o più Hard
- Disk (per l’archiviazione)
- o un Hard Disk avviabile ed uno o più Hard Disk (per l’archiviazione)
- o un Hard Disk avviabile (che verrà partizionato in due aree: sistema FreeNAS, spazio
- di archiviazione dati)
- Oppure un software di virtualizzazione, come ad esempio VMware, configurato come sopra.
NB – Nei casi in cui FreeNAS venga installato su un drive USB, CF o su Hard Disk, il CD Rom di installazione deve essere rimosso non appena terminata l’installazione di FreeNAS. Per il momento l’unica installazione supportata è quella mediante il CD Rom.
Dopo di che, visto che sono un pigrone, vi rimando alla lettura della guida utente oppure al bellissimo articolo apparso su Chicche di Cala per la guida passo passo all’installazione ed alla configurazione di tutto quando possa servire al vostro scopo.
Buon lavoro e fatemi sapere come vi è andata!
Lightroom, colore selettivo (cut out) facile facile
24 nov
Avevo già scritto un post su come realizzare un cut out con Photoshop, oggi vi propongo la stessa cosa fatta, in maniera ancora più semplice, con Lightroom (per l’occasione ho scaricato ed installato la versione 3.0 beta).
La prima cosa da fare è aprire la foto da modificare in Lightroom.
Selezionate l’Adjustment Brus (o premete K dalla tastiera) e poi:
- selezionare l’Adjustment Brush
- impostate la saturazione a -100
- impostate una size grande al pennello
- disattivate l’auto mask
- passate il pennello su tutta l’immagine
Ecco cosa otterrete, da prima la selezione di tutta l’immagine e poi la stessa in bianco e nero.
Per visualizzare il risultato, se avete anche voi impostato il “mostra la selezione, non dovrete fare altro che cliccare di nuovo sull’Adjustment Brush.
Adesso ridiamo colore alla bimba ^_^
Ecco come fare:
- selezionare l’Adjustment Brush
- impostate la saturazione ad un valore che ci piace, maggiore di zero magari
- impostate una size adeguata al pennello (direi piccola per mantenersi con più facilità nei bordi)
- attivare l’auto mask
- passate il pennello sulla bambina, nel vostro caso sulla porzioni di immagine a cui ridare colore.
Fine ^_^
Da PDF a DOC online e senza installare nessun software
19 nov
Avete bisogno di importare un documento Pdf in Word per modificarlo ma non volete spedere ?
Nessun problema, basta andare su PDFOnLine e farlo direttamente online e senza perdite di tempo, provare per credere!
Flip title: ovvero scrivere al contrario
16 nov
¡ıoʌ ɹǝd oʇʇnʇ àɹɐɟ ınl ǝ ɯoɔ˙ǝlʇıʇılɟ˙ʍʍʍ oʇıs lns ǝɹɐpuɐ ǝɥɔ oɹʇlɐ ǝɹɐɟ ǝʇǝʌop uou ‘ǝq ¿ıɔıɯɐ ıɹʇsoʌ ı ǝɹıdnʇs ɐp ısoɔ oıɹɐɹʇuoɔ lɐ ɐsoɔ ǝɥɔlɐnb ǝɹǝʌıɹɔs ǝʇǝloʌ
Come fare: scarica batterie per pile ricaricabili da 1,2 Volt
23 ott
Qual’era la mia esigenza? Rivolvere il problema del mio flash il Nikon SB-900 che và in protezione.
Se ne parla anche nel form della Nital Italia esattamente qui quindi non vi faccio tutta la pappina. Vi dico solo che ho comperato le batterie consigliate e da mamma Nikon e nel forum su indicato e a quel punto volevo essere sicuro che durassero nel tempo e che fossero sempre al massimo della loro efficienza.
A questo punto mi serviva uno scarica batterie degno di questo nome e sempre nel forum Nikon ho trovato una bellissima “guida”, scritta da Tony su come sostruirsene uno da soli.
Leggete che spettacolo.
Per scaricare in sicurezza pile ricaricabili da 1,2 volt.
Avete presente gli accoppiatori per pile dei giocattoli e delle radio portatili di un tempo?
Si trovano ancora in commercio a cifre irrisorie con attacco tipo batteria 9 v (come quelli raffigurati) o con fili uscenti rosso/nero.
Interrompere, tagliando con tronchesino, i ponticelli che mantengono in serie le pile ed eliminare, in alloggiamenti alterni, le mollette del polo negativo che assicurano il contatto ad ogni elemento.
Si avranno così disponibili un numero dimezzato dei posti iniziali. Gli altri saranno poi occupati cadauno da una resistenza (resistore) e da un diodo collegati in serie tra loro.
Procurarsi diodi e resistenze necessari (1+1 ogni pila) ed assemblare il tutto, con saldature a stagno, seguendo le indicazioni dello schema sottostante nel quale sono riportati anche i valori necessari.
La resistenza determina l’intensità di corrente per la scarica.
Per esempio:
5,6 ohm = circa 80 mA (per una scarica lenta)
2,2 ohm = circa 210 mA (consigliata per pile da 1500 – 3000 mAh)
1,0 ohm = circa 480-500 mA (troppi per carico continuo delle pile citate)
Il diodo sopporta max 1Ampere continuo ma è meglio non arrivarci.
Per determinare la potenza in W necessaria della resistenza impiegata moltiplicare la tensione sui
terminali di essa per la corrente in Ampere (consigliabile abbondare con la capacità dissipante)
Con 4,6 volt medi su resistenza da 2,2 ohm e 210 mA (0,21 A) di corrente la potenza da dissipare sarà:
4,6 x 0,21 = 0,966 W.
Essendo molto vicini al Watt intero è consigliabile una res. da 2 Watt (almeno).
Ogni serie diodo/resistore sarà collegata all’allogiamento pila adiacente (attenzione alla giusta polarità dei collegamenti) e scollegata elettricamente da qualsiasi altro contatto.
Inserire le pile negli alloggiamenti del “supertecnologico scaricapile” realizzato, esse si scaricheranno attraverso diodo e resistenza.
Considerando che sui terminali del diodo saranno mantenuti circa 0,8 volt (mediamente 0,78), la resistenza lascerà transitare corrente (Volt : Ohm = Amp) fino alla scarica totale della pila ma senza farla mai scendere sotto 0.8 volt. Infatti la corrente diminuirà fino a valore quasi nullo man mano che la tensione scende e si avvicina a quel valore minimo.
In queste condizioni, vedi sotto, le pile possono essere anche “dimenticate” per parecchie ore senza subire danni.
Se ci si vuole sincerare in tempo reale dello stato di ogni singolo elemento può essere usato un semplice testerino tascabile, come in figura, o altro analizzatore universale più completo sempre utile in moltissime occasioni per chi lo sa usare.
La ricarica
La ricarica delle pile può essere fatta con lo stesso tipo di accoppiatori non modificati collegati opportunamente ad un caricabatterie a Corrente Costante (ne esistono con valori variabili in uscita nei negozi di elettronica; un esempio nell’immagine sottostante) oppure con i soliti a scelta dedicati al tipo di pile acquistate.
Nel primo caso i tempi di ricarica per Ni-Cd o Ni-Mh sono rapportati alla corrente iniettata.
Moltiplicare per 1,4-1,5 la capacità in mAh delle pile e dividere il prodotto per il N° delle ore in cui si vuole ricaricarle. Il risultato sarà pari ai mA da iniettare per una ricarica totale.
Esempio per pile da 2700 mAh:
2700 x 1,4 = 3780
3780 : 5 = 756
Occorrerà una corrente di 756- 800 mA per ricaricarle in 5 ore.
Poiché, per prolungare la vita delle pile nel tempo, è meglio non eccedere con cariche rapide, salvo necessità particolari sarebbe preferibile, per elementi di questo tipo e capacità, usare per esempio 500 mA per 8 ore oppure 400 mA per 10 ore.
Un qualsiasi timer per accensione/spegnimento luci può essere utile allo scopo.
Conclusioni
Caricabatterie + timer + accessori potrebbero raggiungere il prezzo di un carica/scarica batterie commerciale, ma con questo sistema si sa esattamente cosa si sta facendo (e per chi è interessato non è poco) ma ciò che credo sia più interessante per alcuni dovrebbe essere la prima parte titolata “Per scaricare in sicurezza pile ricaricabili da 1,2 volt”, molto economica e di facile realizzazione per chi maneggia senza difficoltà un saldatore.
Un saluto e ……….. buon divertimento,
Tony.







































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