Rete
Revolution OS il documentario: ovvero Linux colui che fermerà Windows
30 gen
REVOLUTION OS racconta la storia di due hackers che hanno combattuto contro la propirietà intellettuale del software di Microsoft ed hanno creato GNU/Linux e il moviento Open Source.
REVOLUTION OS contiene interviste a Linus Torvalds, Richard Stallman, Bruce Perens, Eric Raymond, Brian Behlendorf, Michael Tiemann, Larry Augustin, Frank Hecker, e Rob Malda.
Avrete risposte a domande del tipo: Com’è nato Linux? Qual’è il significato di GNU? Ma che fine ha fatto Netscape e com’è nata?
Che aspettate? Cliccate su play!!!
ADSL: Overbooking, poca banda molti utenti
22 mag
ADSL: Overbooking, poca banda molti utenti
Punto Informatico stamattina ha pubblicato un’interessante indagine giornalistica sulla situazione delle ADSL in italia.
Ve ne riporto un pezzetto consigliandovi di trovare 10 minuti per leggere il loro articolo:
Si chiama overbooking di banda e, sostanzialmente, significa che i provider vendono una quantità di banda maggiore rispetto a quello che la potenzialità tecnologica messa in campo permette di sostenere. È un po’ quello che accade nelle tangenziali delle grandi città nell’ora di punta: strade troppo strette, molte macchine in circolazione e lunghissime code estenuanti.
Wi-Fi per tutti…aggratis con le Wi-Fi Comunity
5 ott
Wi-Fi per tutti…aggratis con le Wi-Fi Comunity

Semplice…io ho una connessione flat ad internet, mi iscrivo ad una comunità che mi REGALA un modem router Wi-Fi che, con un particolare Bios, funge anche da contarore (avete rpesente quello del gas?).
La rete Wi-Fi che irradio è aggratis e libera per tutti quelli che appartengono alla mia comunity. Per ognuno di quelli che si connettono attraverso il mio collegamento vengo REMUNERATO. Non saranno cifre esorbitanti ma almeno riesco a pagarmi il collegamento ad internet.
Ecco qui che io ho l’abbonamento ad internet gratis cosi come tutti quelli della mia Comunity.
In inghilterra "il maggiore operatore di TLC britannico, British Telecom, al secolo BT, ha scelto la community di FON come propria partner per la diffusione del wireless nel regno di Elisabetta, dando al paese la chance per diventare il primo al Mondo dotato di una vera e distribuita connettività WiFi accessibile potenzialmente a, e da, tutti i cittadini (qui l’annuncio ufficiale in PDF)." Questo è quanto si legge su Punto Informatico.
Ed ecco quello che dici la FON nella sua home page:
BT e FON hanno unito le forze per dar vita ad una comunità WiFi che consente ai propri membri di collegarsi gratuitamente da migliaia di luoghi diversi, nel Regno Unito e nel Mondo. Per essere parte di tutto questo, tutto ciò che devi decidere è di unirti alla BT FON community".
In italia? C’è RomaWireless che dovrebbe consentire agli FONERS di connettersi, per dettagli qui. Oppure date un’occhiata al Fon Blog (tutto in italiano) nel quale potete informarvi sulle ultime novità a riguardo e magari date anche unìocchiata alla copertura della rete FON nella vostra zona qui.
Hotspots Wi-Fi in Italia
30 mag
Hotspots Wi-Fi Italia

Oggi vi voglio segnalare un bel sito, Hotspots Wi-Fi Italia nel quale è possibile cercare gli hot spot disponibili in tutta Italia, siano essi gratuiti o a pagamento.
Per esempio a Ciampino ce ne sono ben 4 con connessione Condivia, una di queste sere mi faccio un giro 
Italia.it, gli atti ufficiali per ora rimangono nel Palazzo
24 mag
Italia.it, gli atti ufficiali per ora rimangono nel Palazzo

Per vederli si dovr
Folena, sulle ADSL nude ribassi in arrivo
23 mar
Folena, sulle ADSL nude ribassi in arrivo
Ieri il Governo ha accolto l’ordine del giorno che provocherà un piccolo terremoto sul fronte delle ADSL attivate in assenza di linea Telecom. Si temevano rincari
Finalomente qualcuno, mi chiedo dove siano le Autorità garanti delle tariffe e cosa facciano, ha pensato bene di prendere la enostre difese. Certo ci danno da una parte e ci levano dall’altra ma la politica relativa ai canoni fissi ed ai costi "rubati" mi piace!
Roma - Gli utenti lo chiedono da tempo e così molti operatori: il canone sulle linee cosiddette ADSL nude imposto da Telecom Italia va rimosso o ridotto, perché l’attivazione e il mantenimento di connessioni ADSL in assenza di linea Telecom secondo i consumatori oggi costa troppo. Ed è questo il senso di un ordine del giorno presentato dal presidente della Commissione cultura della Camera, Pietro Folena, accolto ieri dal Governo.
L’ordine del giorno impone al Governo di varare un provvedimento che porti all’azzeramento o alla riduzione del canone di 10 euro che grava sulle offerte degli operatori che offrono le "naked ADSL" e, di conseguenza, sui portafogli dei consumatori che le adottano. Si tratta di una novità che potrebbe scongiurare il pericolo rincari su questo genere di connessioni.
Il provvedimento deriva direttamente da un emendamento al decreto legge sulle liberalizzazioni (il cosiddetto decreto Bersani) che la presidenza della Camera non aveva potuto ammettere dal punto di vista regolamentare poiché non corrispondente a misure già presenti nel testo del decreto-legge.
"Il governo – ha commentato Folena – è favorevole a venire incontro ai consumatori e agli operatori e si è impegnato a studiare una soluzione già nel disegno di legge Bersani che sarà prossimamente alla Camera. È giusto che i consumatori non paghino il prezzo di un monopolio ancora esistente e invece si favorisca la concorrenza e il conseguente abbassamento dei prezzi".
La misura, di sicuro interesse per ISP e consumatori, è probabilmente destinata a rinfocolare il mai sopito dibattito sul ruolo delle Autorità garanti sul fronte del controllo sulle tariffe, un ruolo che molti ritengono sempre meno incisivo e superato dall’iniziativa governativa.
Italia.it : arriva la petizione che chiede spiegazioni
22 mar
Italia.it : arriva la petizione che chiede spiegazioni
Io ho già firmato la petizione, fatelo anche voi per favore…hai visto mai succedesse che ci danno retta!
Quelli di Scandaloitaliano.it in questo post stanno preparando una lettera aperta al Governo Italiano con la quale richiede "l’accesso alla documentazione ufficiale di gara e progetto del portale www.italia.it, cioè di esercitare quel diritto di trasparenza relativo agli atti ed ai documenti della Pubblica Amministrazione più volte sancito dalla legislazione italiana."
Io ho gia firmato qui, sarei davvero curioso di sapere cosa ci hanno fatto con 45 milioni di uero visto che il sito fà cagare sotto tanti punti di vista e non solo tecnici.
FIRMATE!!!
DRM, vola la petizione di sfida a Jobs
13 mar
DRM, vola la petizione di sfida a Jobs
E’ facile parlare bla bla bla…ma come diceva un grande sindaco…Cangini…FATTI NON PUGNETTE!
S
Italia.it – Un logo di merda ed un portale non pi
21 feb
Italia.it – Un logo di merda ed un portale non più fantasma?
Turismo, è "It", il nuovo marchio italiano "Riprenderemo il posto che ci spetta"
APRIRE LA PROPRIA RETE WIFI
15 feb
APRIRE LA PROPRIA RETE WIFI

Trovo molto interessanti le riflessione che Massimo Martelli ha fatto…voi che ne dite? davvero internet
Finalmente spiegato il Web 2.0!
13 feb
Finalmente spiegato il Web 2.0!
Finalmente in poche e semplici parole, in inglese, qualcuno che spiega cos’è il famigerato Web 2.0
Era ora che qualcuno ci desse una visione chiara e precisa di cos’è o meglio cosa sarà il web 2.0.
Ci ha pensato un docente della Kansas State University, Michael Wesch, che da anni utilizza metodi di lavoro innovativi ed ha una visione molto coinvolgente delle cose.
Ma gustatevi il suo video pubblicato su Youtube
Anche la Mela si arrende al P2P
8 feb
Il n.1 di Apple, in una lettera alle major della musica, chiede la fine
dei DRM, i dispositivi anticopia. "Se ne gioverebbero tutti"
Steve Jobs scrive alle Major
"Basta protezioni sulla musica online"
"Immaginate un mondo in cui online si vendono canzoni libere…"
da Repubblica.it
Steve Jobs
I DRM (digital rights managements) sono quei sistemi capaci di mettere il "lucchetto" ad un brano musicale che abbiamo acquistato on line – sul negozio di iTunes, tanto per fare un esempio – e proteggerlo da copie illegali. Ebbene, proprio Steve Jobs, il capo di Apple, che del negozio di musica online più popolare del pianeta è l’inventore, ci chiede adesso di "immaginare come sarebbe un mondo senza DRM". Che cosa è successo? I ruoli si sono invertiti? Niente affatto: succede che il CEO di Cupertino scrive una lunga lettera sul sito della Apple intitolandola "Thoughts on music", ovvero "pensieri sulla musica". Un messaggio diretto, senza tanti giri di parole, alle quattro major della musica (Universal, Sony BMG, Warner and EMI) a cui chiede di liberarlo dal laccio dei DRM, sistema che a suo dire si è rivelato fallimentare, e vendere anche online musica libera da ogni protezione. "Pensieri" che giungono proprio nel momento in cui le associazioni dei consumatori di molti paesi europei (Italia compresa) avviano iniziative contro la musica col "lucchetto", che nel caso di Apple è garantita dal sistema Fairplay.
Jobs spiega prima il meccanismo della musica venduta su iTunes, che afferma di detenere il 70% del mercato mondiale. "Apple non è proprietaria e non ne ha controllo, deve ottenere i diritti di distribuzione da altri, principalmente i quattro grandi delle etichette discografiche che controllano il 70% della musica mondiale". E che per farla distribuire chiesero garanzie contro le copie illegali. "La soluzione consisteva nel creare un sistema DRM, che racchiudesse ogni singolo brano acquistato su iTunes Store in un software segreto e speciale. In ogni caso, una clausola chiave del nostro accordo prevede che se il sistema DRM venisse compromesso queste aziende potranno ritirare il loro intero catalogo dall’iTunes Store".
Il "padre" di Apple a questo punti individua tre alternative per il futuro della musica digitale: lasciare tutto così com’è ("con ogni produttore in competizione libera con il suo ecosistema fatto di vendita, riproduzione e protezione della musica"), dare in licenza a terzi la tecnologia Fairplay (ipotesi a suo parere "da scartare perché non garantirebbe le major"), e – udite udite, l’abolizione integrale dei DRM. Ed è su questa ipotesi che punta diritto. Anche perché, a suo avviso, questo sistema di protezione ha fallito.
"Immaginate un mondo in cui ogni music store vende musica libera da DRM, in formati aperti", scrive Jobs con l’enfasi che gli piace tanto. "In un mondo del genere, ogni dispositivo potrà suonare la musica acquistata su qualunque negozio, ed ognuno di questi potrà vendere musica ascoltabile su tutti i dispositivi. Questa ovviamente è la migliore alternativa per gli utenti. Se le quattro grandi compagnie decidessero di licenziare la musica ad Apple senza richiedere DRM, venderemmo musica libera su iTunes. Che sarebbe compatibile da subito con tutti gli iPod".
E il business che fine farebbe? Sarebbe in grado di reggere e svilupparsi senza protezioni anticopia? Certo, risponde Jobs: "Perché dovrebbero i grandi quattro permettere ad Apple e ad altri di distribuire musica senza DRM? La risposta più semplice è che i DRM non hanno mai funzionato nella lotta alla pirateria, e potrebbero non funzionare mai. Mentre le quattro grandi etichette continuano a pretendere che la loro musica venga venduta online con i DRM, loro stesse continuano a vendere miliardi di Cd all’anno contenenti musica non protetta. Proprio così! Nessun sistema DRM è stato mai sviluppato per i Cd, così tutta la musica contenuta nei cd può essere facilmente caricata su internet, e quindi (illegalmente) scaricata e suonata su ogni computer e dispositivo".
I DRM dunque hanno fallito, per Jobs, che fa qualche cifra a sostegno della sua tesi. "Nel 2006 sono stati venduti meno di 2 miliardi di brani protetti dai negozi online, mentre più di 20 miliardi sono stati venduti completamente senza DRM e sprotetti attraverso cd distribuiti dalle stesse etichette. Quindi se le compagnie musicali stanno vendendo più del 90% della loro musica senza DRM, quali benefici dovrebbero trarre dalla rimanente piccola percentuale di musica bloccata dai sistemi DRM? Sembra nessuno. Se questi vincoli venissero rimossi, l’industria musicale potrebbe trarre giovamento dall’ingresso di nuove compagnie volenterose di creare nuovi store innovativi e nuovi dispositivi. Convincere le major – conclude Jobs – a licenziare musica senza DRM ad Apple creerà un mercato della musica realmente interoperabile. Ed Apple lo abbraccerà a cuore aperto". Anche i consumatori, senza ombra di dubbio.
Ma è uno scenario che non sarà facile da raggiungere, almeno considerando le prime reazioni alle parole del patron di Apple. "Steve Jobs – scrive in una nota Enzo Mazza, presidente della Fimi, la Federazione industria musicale italiana – solleva un argomento importante ma omette di citare il fatto che l’assenza di interoperabilità sul DRM non è una scelta dell’industria discografica ma di Apple e di Microsoft, che vogliono mantenere il proprio parco clienti per iPod e Zune. I DRM infatti non sono solo misure di protezione ma sistemi di licenza che consentono utilizzi estesi e flessibili, a meno di utilizzare tecnologie proprietarie che invece limitano l’interoperabilità, come è il caso di Apple".
(7 febbraio 2007)
Il WiFi non fa male. Punto
16 gen
Il WiFi non fa male. Punto
Un esperto dell’agenzia britannica per la tutela della Salute non ne può più delle polemiche sulla connettività wireless e dice: allora spegniamo il GSM e chiudiamo le televisioni
Londra – Le polemiche sull’elettrosmog che sarebbe generato dalla connettività WiFi sempre più diffusa nel mondo hanno stufato gli esperti. Micheal Clark, dell’Agenzia britannica per la tutela della Salute pubblica, ha spiegato al Times: "Star seduto per un anno in una classe vicino ad un network wireless equivale a 20 minuti passati al telefono cellulare. Se il WiFi deve essere cancellato dalle scuole, allora la rete di telefonia mobile dovrebbe essere chiusa, così come la radio FM o la televisione, poiché la potenza dei loro segnali è simile a quella del WiFi in classe".
Dichiarazioni che non arrivano a caso: un mese fa proprio il Times ha pubblicato una inchiesta dal titolo emblematico, WiFi, dovremmo preoccuparci?. Un articolo pensato anche per parlare di un disturbo segnalato da molti quando posti in prossimità di un campo elettromagnetico, un tipo di patologia riconosciuta come tale solo in Svezia.
Che il WiFi faccia paura si è capito da tempo, da quando ad esempio una università canadese ha deciso di metterlo al bando nelle strutture didattiche. Ma questa paura – come scrive WI-FI net news – è cosa diversa dalle giuste analisi che andrebbero fatte sulle persone che dichiarano di risentire dei campi elettromagnetici.
"Un modo semplice per capire se questa condizione sia vera o meno – conclude Engadget – sarebbe condurre un test serio. In verità, per voi esperti del governo e per chi contesta il Wi-Fi, sarebbe davvero così difficile realizzarlo?"
Singhiozzi ADSL, basta migrare a OpenDNS?
22 dic
Singhiozzi ADSL, basta migrare a OpenDNS?
Lo sostengono i molti che hanno risolto i propri problemi di connettività modificando gli indirizzi dei server DNS. Ma gli addetti ai lavori avvertono: la rete italiana soffre di più profondi problemi strutturali
Roma – Tra le molte segnalazioni che continuano ad arrivare dagli utenti sulle difficoltà di navigazione, arrivano anche email che spiegano come sono state risolte, in particolare modificando nei parametri della connessione gli indirizzi dei server DNS. Grazie al passa parola in rete molti hanno optato per le soluzioni diOpenDNS.
Attivo dal mese di luglio, propone un servizio di Domain Name System che, a fronte di un po’ di pubblicità, promette velocità, sicurezza e un minor rischio di errori nella battitura degli indirizzi web. In un recente post nel suo blog, OpenDNS dà il benvenuto agli utenti che ne hanno scelto la soluzione e che, allo stesso post, rispondono con commenti entusiastici.
Le ragioni per cui questa “migrazione” può funzionare si trovano forse nelle parole di Telecom Italia raccolte la scorsa settimana da Punto Informatico: Telecom identificava la causa di questi problemi di connessione nella “notevole diffusione di software malevolo di tipo spyware o adware il cui effetto si manifesta nella possibile difficoltà di connessione e nel saltuario sovraccarico dei sistemi DNS dei vari Internet Service Provider”. Ai più appare quindi verosimile che la “migrazione” dell’utenza verso impostazioni differenti di server DNS, possa aver risolto i problemi di “sovraccarico dei sistemi DNS dei vari ISP” menzionati da Telecom.
Problema risolto, dunque? Non sembra detta l’ultima parola: nonostante i festeggiamenti di molti utenti, non manca chi manifesta, dati alla mano, il proprio scetticismo sul fatto che questa soluzione sia risolutiva. La causa dell’inconveniente, sostengono molti, risiederebbe in un’estrema saturazione del backbone ATM, su cui viaggiano le ADSL “entry level” di Telecom e degli operatori alternativi.
Ai dubbi già manifestati da Stefano Quintarelli di AIIP, che in settembre aveva dato conto di alcune avvisaglie sul degrado prestazionale delle dorsali offerte da Telecom sul mercato wholesale, fanno eco le perplessità di Gigi Tagliapietra, presidente Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica), che esprime la convinzione che “le difficoltà pesanti che la rete sta incontrando non sono in parte imputabili al worm ma piuttosto a una fragilità intrinseca della rete italiana dovuta anche al sovraccarico di traffico a cui è sottoposta, non controbilanciato da investimenti adeguati per il potenziamento”.
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