Sicurezza
USB Immunizer: proteggere la vostra pendrive da virus
30 apr
Ultimamente, per motivi di lavoro, utilizzo delle postazioni pubbliche in cui vi lascio immaginare la quatità di virus che circola.
Ogni volta che mettevo la pennetta nel pc ospite mi apparivano un bel autorun.inf ed un bel gamesetup.exe !!!
Ho cercato una soluzione è l’ho trovata in USB Immunizer, un softwerino semplice semplice che non fà altro, come dice il suo autore se non:
proteggere il file AUTORUN delle periferiche USB – NON “sporca” il registro o il sistema di Windows, USB Immunizer permette di proteggere il file AUTORUN delle periferiche USB evitandone la sovrascittura da parte di altri software (Virus, Troyan ..) Esso crea una cartella Autorun impossibile da eliminare da parte di altri programmi.
Vi assicuro che funziona.
The Gold One
17 mar
Terza visita di un Pontefice nel continente africano dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II che si recò 42 volte
Camerun e Angola saranno le tappe di Benedetto XVI: “In questa crisi ci vuole etica”
Viaggio in Africa del Papa: non mi sento solo
“E l’Aids non si vince con preservativi”
Unica strada efficace quella di un rinnovo spirituale e umano nella sessualità
da repubblica.it 17_03_2009
Il Papa ha ricordato che la chiesa cattolica fa tanto in Africa contro l’Aids. “E’ una tragedia che non si può superare solo con i soldi, non si può superare con la distribuzione di preservativi, che anzi aumentano i problemi”. Serve invece, ha proseguito, un comportamento umano morale e corretto e una grande attenzione verso i malati: “soffrire con i sofferenti”.
Papa Ratzinger ha poi definito ridicolo il “mito della sua solitudine”. “Non mi sento solo in alcun modo”, ha aggiunto dicendo di essere circondato da amici, collaboratori e vescovi. Il Papa ha risposto a una domanda sulla sua presunta solitudine dopo la crisi scoppiata in Vaticano dopo la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani.
Il Papa ha poi detto che la chiesa in Africa è vicina ai poveri e ai sofferenti, ma non è esente da peccati e deve purificarsi. Rispondendo a chi gli chiedeva se oltre alla quantità sia necessaria anche la qualità nella presenza cattolica nel continente nero, il Papa ha osservato che anche la chiesa non è “una società perfetta”. Piuttosto che la purificazione delle strutture – ha indicato – occorre però “una purificazione dei cuori”.
Benedetto XVI ha anche parlato dell’aggressività dei nuovi movimenti protestanti: “E’ vero – ha ammesso – in Africa ci sono problemi con le sette. Noi non annunciamo miracoli o prosperità, al contrario di loro”. Tuttavia, ha spiegato, queste nuove chiese sono “molto instabili” e il cattolicesimo può fronteggiarle grazie alla sua struttura e alla sua unità. “Abbiamo una rete – ha concluso – che supera il tribalismo”.
Durante la conferenza stampa a bordo dell’aereo in viaggio verso la capitale del Camerun, il Papa ha poi lanciato un appello alla solidarietà internazionale perché non lasci sprofondare l’Africa sotto il peso della crisi economica. Benedetto XVI ha però ribadito che il mondo della finanza e dell’economia devono ritrovare la centralità dell’etica. “Questa crisi economica – ha osservato – è il prodotto di un deficit dell’etica”. Benedetto XVI ha anche annunciato che di questo parlerà nella sua prossima enciclica. “Era quasi pronta – ha rivelato – ma poi è intervenuta la recessione globale e abbiamo dovuto rilavorarci proprio per offrire un messaggio all’umanità in questa congiuntura”.
Benedetto XVI ha lasciato questa mattina intorno alle 10.20 l’Italia diretto in Camerun, prima tappa del suo primo viaggio in Africa – la seconda è l’Angola – dove si tratterrà fino al 23 marzo. E’ la sua prima visita nel continente africano, la terza di un pontefice dopo Paolo VI (che si recò solamente una volta in Uganda) e Giovanni Paolo II che invece toccò per 42 volte il suolo africano.
Nuove tecnologie
9 lug
Incidenti del sabato sera e neopatentati
Marsala, 82 anni al volante col cellulare Investe bagnanti, grave una bambina
MARSALA (TRAPANI) – Un’auto guidata da una donna di 82 anni, dopo che questa ha perso il controllo, ha travolto i bagnanti di una spiaggia distante pochi chilometri da Marsala in Sicilia. Tra i feriti ci sono due bambine e una donna incinta all’ottavo mesi di gravidanza. Una bambina di sei anni colpita dall’urto della vettura rischia di essere costretta all’amputazione di una gamba.
La donna anziana, secondo una prima ricostruzione dei vigili urbani, sembra avere perduto il controllo della vettura per rispondere al telefono cellulare. Subito dopo la vettura sarebbe così entrata nella spiaggia in contrada Spagnola, nei pressi di Villa Genna, dove alcuni uomini hanno provato invano a fermare la macchina in moto.

da repubblica.it
(09-07-2007)
Motobikernazi
18 giu
Primo giorno di lavoro per l’ex ufficiale delle SS condannato per l’eccidio delle Fosse Ardeatine
A bordo di un motorino elude la folla che lo attendeva per contestare la decisione dei giudici romani
Priebke, in cento manifestano sotto casa
"Assassino, hai ammazzato pure i bambini senza andare a Cogne"
Veltroni: "Tutta la mia solidarietà e l’abbraccio di Roma ai familiari delle vittime"
Il presidente della provincia di Roma, Enrico Gasbarra: "E’ veramente una vergogna" 
ROMA da repubblica.it - E’ il suo primo giorno di lavoro. Erich Priebke, l’ex ufficiale delle SS condannato per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, è uscito questa mattina molto presto, eludendo così la folla di persone che lo attendeva per protestare contro la decisione dei giudici romani, e raggiungendo via Panisperna a bordo di un motorino, guidato dal suo avvocato Guido Giachini. 
Ad attenderlo sul luogo del lavoro, un fotografo, Massimo Percorsi. Quando questi ha estratto la macchina fotografica, Giachini lo avrebbe bloccato stringendogli i polsi delle mani e impedendogli di fotografare, mentre Priebke gli passava a fianco, poco lontano.
Questa centinaia di persone – per la maggior parte giovani della Comunità ebraica- hanno prima manifestato sotto casa di Priebke, contro il provvedimento emesso in suo favore che gli consente di lasciare gli arresti domiciliari per andare a lavorare. Successivamente si sono spostati davanti allo studio legale dell’avvocato Giachini, dove l’ex capitano delle SS si è recato per il primo giorno di lavoro.
Dalla folla sono partiti cori di "Assassino", "Hai ammazzato pure i bambini", "Hai sparato in testa alla gente legata". I manifestanti hanno portato cartelloni con su scritto: ‘Tribunale militare vergogna’; ’335 volte vergogna’; ‘Non dimentico le Fosse Ardeatine’; ‘I miei nonni sono reduci di Auschwitz io sono qui.
A protestare anche una signora che porta il cartello ‘in rappresentanza del rione Monti – Priebke se questo e’ un uomo…’. Alcuni passanti si sono fermati unendosi alla protesta ed esortando i ragazzi a far sentire ancora più forte la loro voce. "E’ assurdo che non ci siano tra di noi nè politici nè rappresentanti delle istituzioni", ha detto uno dei ragazzi.
Presente alla manifestazione Carla di Veroli, consigliera del municipio XI e membro della giunta dell’Aned: "Chiediamo al ministro Padoa Schioppa – ha detto – che giustifichi la spesa o che smentisca che si arrivi a un milione di euro l’anno per pagare la sorveglianza ad Erik Priebke. Vogliamo inoltre vedere i certificati medici con cui Priebke è stato rilasciato dal carcere per problemi di salute. Se può andare a lavorare può anche andare a dormire in carcere. Il presidente della Repubblica deve intervenire per bloccare questa sentenza che sporca l’immagine dell’Italia".
E intanto, un consigliere del municipio XV, Angelo Pavoncello, chiede di indagare sull’avvocato Giachini, perchè "sta difendendo un uomo che ha commesso i più atroci atti criminali".
Tra lo sconcerto e l’incredulità, le reazioni della comunità ebraica cavalcano l’onda dell’agitazione e si fanno minacciose. Settimio Porto, uno dei rappresentanti della comunità, esprime il suo sdegno:
"Il 24 marzo era stata istituita la giornata delle Fosse Ardeatine. Se Priebke sarà ancora libero la giornata non si farà più".
Sulla vicenda parla anche il sindaco di Roma, Walter Veltroni: "All’amarezza per il permesso concesso a Priebke – ha detto – di lasciare gli arresti domiciliari per recarsi al lavoro si aggiunge lo sconcerto per i modi, segno di un totale disprezzo di quel minimo di silenzioso rispetto con cui ciò sarebbe dovuto avvenire". Poi ha aggiunto: "D’altra parte da un individuo dal quale mai è arrivata una sola parola di pentimento per il male assoluto di cui si è macchiato era impossibile pretendere un atteggiamento diverso. Non posso che esprimere ancora una volta tutta la mia solidarietà e l’abbraccio di Roma ai familiari delle vittime e alla comunità ebraica romana"
E al cordoglio di Veltroni fa da contraltare il grido di protesta del presidente della provincia di Roma, Enrico Gasbarra: "E’ veramente una vergogna, è difficile da credere in un paese di diritto. E’ una vergogna per la storia e per l’umanità" ha commentato.
"La motivazione e le modalità – continua Gasbarra – rinnovano il dolore dei famigliari e dell’intera città. Il suo arrivo in motorino, poi, conferma che Priebke vuole ostentare impunità, vuole provocare. Dimostra quanto l’ex capitano delle Ss sia lontano dal pentimento e tutto questo è inaccettabile".
Chiamato a difendere il suo protetto, l’avvocato Giachini ha rilasciato ai cronisti una dichiarazione tesa a spiegare quella che ha definito essere una incomprensione diffusa: "Priebke è stato messo ai domiciliari non perchè era malato ma perchè l’articolo 27 della Costituzione prevede che la pena sia umana, quindi dopo un certo periodo di carcere, in buona condotta, ci sono dei benefici. Priebke ha novant’anni e gli sono stati concessi questi benefici". E alla domanda di una cronista se l’ex ufficiale delle SS gli avesse mai confidato di essersi pentito per la strage delle Fosse Ardeatine, Giachini ha detto che "il rammarico per aver dovuto fare quello che ha fatto, Priebke lo ha sempre manifestato. Nel ’95 ha letto un cordoglio per i parenti delle vittime, lui non e’ assolutamente una persona rigida, era il pesce più piccolo che hanno messo lì e ha dovuto obbedire agli ordini".
"Qualcuno – ha proseguito l’avvocato – ha mai chiesto a chi ha sganciato la bomba su Hiroshima se si fosse pentito? No, perchè la guerra è fatta cosi".
Poco tempo prima, Giachini aveva ricevuto nel suo studio due ragazzi della manifestazione, nipoti di deportati nei campi di sterminio nazista, i quali, avendogli chiesto perchè avesse deciso di difendere un ex capitano delle SS, avrebbero ricevuto la seguente risposta: "Io difendo chiunque è perseguitato", al chè i giovani di rimando: "I perseguitati non stanno dalla parte di chi lei sta difendendo".
"Questo è uno stato di diritto, un paese democratico e funziona così, io faccio l’avvocato – avrebbe aggiunto poi Giachini rispondendo ai cronisti – e mi interessa la sfera del diritto".
Bush: vi abbiamo spiati ma non potrete indagare
7 mag
Bush: vi abbiamo spiati ma non potrete indagare
Dopo l’11/9 l’intelligence USA ha ottenuto una collaborazione senza precedenti da società TLC e provider. E ora la Casa Bianca chiede di bloccare subito qualsiasi indagine su quanto accaduto. In nome della sicurezza
Lo vedi che i comunisti c’hanno ragione? Come si può dire ad un ragazzo se scarichi la musica sei un delinquente e poi si infrangono "semplicemente" i diritti umani. Tutti noi abbiamo diritto alla nostra privacy .. santa … una ed invilabile…a meno che….a meno che gli Americani non decidano che è più importante la loro sicurezza…già…peccato che poi fanno le guerre per le armi di distruzioni di massa perchè sono minacciati e non c’è nessun’arma di distruzione di massa…oddio hanno chiesto scusa eh…come per la funivia…scusate ecco 100.000 dollari e adesso non rompete più i coglioni…e nun strilla che ho chiesto scusa…HO DETTO NUN STRILLA’ … BANG
Washington (USA) – Mettere una pietra sopra sei anni di soffiate e di fornitura di dati riservati su utenti e cittadini: l’amministrazione Bush sta preparando un ghiotto regalo per tutti gli ISP, aziende di telefonia e telecomunicazioni che hanno sino ad ora a vario titolo collaborato con la galassia di sigle dell’intelligence statunitense, nella perdurante lotta al terrorismo internazionale.
La misura è inclusa nella sezione 408 di una nuova proposta di legge, e ars technica ne riporta un sostanzioso stralcio: "A dispetto di qualunque altra legge – si legge nella proposta – e in aggiunta alle immunità, ai privilegi e alle difese previste da ogni altra fonte di legge, nessuna azione sussisterà o verrà tenuta in alcuna corte (…) contro chiunque per la presunta fornitura ad un elemento della comunità dell’Intelligence di qualunque informazione, (…) che è, è stata, potrebbe essere o sarebbe potuta essere intesa a proteggere gli Stati Uniti da un attacco terrorista".
La legge è retroattiva, e interessa il periodo di tempo che intercorre tra l’11 settembre 2001 – il giorno del fatidico attacco alle Torri Gemelle di New York – e la data in cui l’Atto entrerà in vigore. Come ha spiegato il Governo in seguito nell’analisi della proposta, "le società che cooperano con il Governo nella guerra al terrore meritano il nostro apprezzamento e protezione – non processi in tribunale".
Poco importa l’eventuale illegalità delle loro azioni: il rischio che indagini terze spalanchino i tanti piccoli vasi di Pandora dei programmi di intelligence gestiti da NSA, CIA e affini supera le necessità della Giustizia secondo gli strateghi della Casa Bianca.
Kenneth Wainstein, assistente al Dipartimento di Giustizia, ha dichiarato ai senatori riuniti in assemblea all’audizione di presentazione presso il Comitato Scelto del Senato sull’Intelligence, che la misura "riempirà un vuoto nelle nostre leggi", permettendo alle società telefoniche di assistere il governo senza il rischio di ripercussioni legali.
Se la legge dovesse passare, la pletora di cause intentate dalle associazioni dei consumatori e dalle organizzazioni per la difesa dei diritti dei cittadini contro l’accesso indebito dell’intelligence a dati riservati diverrebbero in un sol colpo carta straccia. Tale sorte toccherebbe anche alla causa pendente tra EFF e AT&T, accusata appunto di violazione sistematica della legge in combutta con gli agenti segreti. Uno scandalo che per settimane ha tenuto sotto pressione Bush e i suoi consiglieri.
Non tutto è perduto, dicono in molti, ricordando il braccio di ferro sull’Iraq tra Bush e il Congresso, in mano ai Democratici: l’iter parlamentare della legge potrebbe riservare sorprese spiacevoli per la nuova iniziativa della Casa Bianca.
Alfonso Maruccia
Bufala letale in Pakistan
16 apr
Bufala letale in Pakistan
Panico nel paese per un pericoloso virus che si trasmette dal cellulare all’uomo. Si tratta di una bufala colossale, ma ci cadono in molti
Il primo che mi manda l’email con l’avviso di stare attento lo ucciso io e dò la colpa al virus !!!
da Punto Informatico
Karachi – Venerdì scorso gli operatori di telefonia mobile del Pakistan hanno ricevuto moltissime chiamate da parte di utenti impauriti da un SMS nel quale si avvertiva che un pericoloso virus poteva diffondersi anche attraverso i cellulari e aveva già provocato 20 vittime.
Una bufala che rassomiglia per molti versi alle decine di catene di S.Antonio che intasano la rete e talvolta anche la telefonia mobile. Ma è così "grossa" da aver destato l’attenzione dei media internazionali.
Per quanto incredibile, questo SMS allarmistico è andato via via diffondendosi, tanto che alcuni muezzin nelle moschee hanno lanciato avvertimenti, leggendo talvolta questa notizia come un segno dall’alto, invitando i fedeli a non usare il telefonino in quanto reale minaccia. Inoltre il capo del pronto intervento della regione del Punjab ha ricevuto un richiesta di aiuto per un uomo che si era accasciato a terra subito dopo aver ricevuto una telefonata sul proprio telefonino.
Nel paese, che conta 160 milioni di cittadini, vi sono circa 52 milioni di persone che possiedono almeno un cellulare. Farah Hussain, portavoce di Warid Telecom, ha riferito che i propri operatori hanno provveduto a calmare gli animi di coloro che, terrorizzati, avevano chiamato, smentendo quella che è stata definita, a ragione, una diceria senza alcun fondamento scientifico.
Oltre a suscitare ilarità, questa notizia ha destato le impressioni, non proprio entusiaste, di alcuni blogger. Uno di questi, Ali Eteraz, sostiene come questa sia una testimonianza dell’ignoranza tecnologica che affligge molti paesi islamici, spesso ancorati a superstizioni antiche che li rendono più impressionabili di altri popoli più avvezzi alla tecnologia.
Giorgio Pontico
ICE – In Case of Emergency
14 mar
ICE – In Case of Emergency
Premessa: leggete con una mano sola…l’altra faccia scongiuri!
A seguito di una segnalazione pervenuta in redazione questa mattina, insomma m’ha mandato un’email Lucia ho ritenuto opportuno pubblicare questo articolo sull’ ICE.
Non per fortuna una nuova tassa ma una prassi molto usata, ed intelligente.
Vodafone se ne è fatta promotrice, in Gran Bretagna e Nuova Zelanda .
ICE (In Case of Emergency) in pratica consiste nel memorizzare sul proprio cellulare, alla voce ICE appunto, i numeri delle persone da contattare in caso d’emergenza o di incidente (sgratt sgratt).
Questa campagna è stata proposta perché i soccorritori non sempre sanno i numeri dei familiari o degli amici da contattare e spesso i più giovani non hanno con se i documenti, mentre il cellulare è praticamente sempre presente.
Io da sempre attento ai temi della sicurezza ho nella rubrica del telefono le voci: Casa, Mamma, Papà e Bella Cionna Del Momento che se vogliamo possono corrispondere al ICE1 ICE2 ecc..cmq, se internazionalmente vogliono cosi da oggi mia madre la chimero ICE1.
Sarebbe interessante sentire cosa ne pensa Guidarini e magari anche Noemi.
Io nel dubbio un paio di numerelli in più in rubrica li metto…chesso Fabozzi…Ponzo…e poi e poi…voi chi suggerite?
Se ci fosse una banana per locale ci sarebbero meno frittate…
12 mar
In coda per l’etilometro davanti alla discoteca
Utenti eBay nel mirino di un trojan
7 mar
Utenti eBay nel mirino di un trojan
Un nuovo cavallo di Troia è in grado di redirigere gli utenti di eBay verso server maligni e sottrarre loro dati sensibili, tra cui la password utilizzata per l’accesso al famoso sito d’aste online

Roma – Symantec ha recentemente scoperto un cavallo di Troia, chiamato Bayrob, che dirotta gli utenti verso dei falsi mirror di eBay e ruba loro password, numeri di carte di credito e altre informazioni personali.
Come la stragrande maggioranza degli altri trojan, anche Bayrob si diffonde attraverso la posta elettronica: per infettarsi, un utente deve quindi cliccare su un allegato maligno o su un file infetto proveniente da altri canali della Rete. Una volta in memoria, il malware modifica il file hosts di Windows e installa nel PC un server proxy locale che redirige ogni chiamata ai server di eBay (My.ebay.com, Cgi.ebay.com, Offer.ebay.com) verso siti controllati dall’aggressore.
Una volta connesso ai falsi server, Bayrob è programmato per scaricare file di configurazione e una serie di script PHP progettati per sottrarre dati sensibili all’utente, tra cui il nome utente e la password del proprio account eBay.
Il funzionamento del trojan viene spiegato più in dettaglio in questo advisory di Symantec. La societa afferma che la diffusione di questo codicillo, che ormai dovrebbe essere riconosciuto dai principali antivirus, è attualmente bassa.
Poveri cristi
21 feb
Cristo non si è potuto fermare ad Eboli
Salerno, 14:34 da repubblica.it
FUGA DI GAS AD EBOLI: EVACUATE MILLE PERSONE
Si stavano eseguendo alcuni lavori di trivellazione in via Adinolfi, una strada centralissima di Eboli, quando per errore intorno alle 10 e’ stata tranciata una tubazione del gas. Intervenuti i vigili del fuoco e’ stato deciso, per precauzione, di far evacuare l’intera zona. Nell’area interessata circa mille persone. A via Adinolfi insistono due plessi scolastici, due fabbricati, negozi e un supermarket. Concitati i momenti dello sgombero soprattutto delle due scuole ma alla fine tutto si e’ svolto regolarmente e non si e’ lamentato nessun danno alle persone. Sul posto sono intervenuti anche carabinieri, vigili urbani di Eboli e i tecnici della societa’ del gas che stanno provvedendo a riparare il danno alla tubazione tranciata dalla trivella. Intanto per circa cinquanta famiglie non e’ possibile al momento il ritorno a casa. Ancora incerti i tempi necessari per riparare la tubazione e consentire l’accesso alle abitazioni alle famiglie ospitate al momento dal comune di Eboli in strutture di accoglienza. 
Hasta Oriana siempre
7 feb
Oriana Viva, Viva Oriana
Islam, indagati i vertici dell’Ucoii "Hanno incitato alla violenza razziale"
ROMA da repubblica.it - Roberto Piccardo, portavoce dell’Ucoii (Unione della comunità e organizzazioni islamiche in Italia), è indagato dalla procura di Roma perché, con alcune pubblicazioni sul sito internet www.islam-online.it, "incitava a commettere violenze e atti di provocazione alla violenza per motivi razziali e religiosi". Insieme al portavoce è stato indagato anche il presidente Mohamed Nour Dachan. A carico di quest’ultimo l’ipotesi di reato è di aver diffuso "idee fondate sull’odio razziale e religioso" facendo pubblicare sul Quotidiano Nazionale, l’inserzione a pagamento "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane", apparsa il 19 agosto 2006.
Bella Sicurezza!!!!!!
2 feb
Un giornalista di "Repubblica" ha eluso controlli e perquisizioni anti-terrorismo.
Una lama di ceramica, più affilata di un rasoio. Nessuno se ne accorge neppure a bordo
Linate e Fiumicino, oltre il detector
"Ecco come ho volato con il coltello"
A bordo con un’arma come l’11 settembre
di MASSIMO LUGLI

ROMA – Un coltello "Ishi Ba" di produzione giapponese: una lama bianca lunga 8 centimetri, affilata come un rasoio e acuminata come una punta di freccia. Ceramica industriale: ossido di zirconio con l’aggiunta di magnesio, calcio e silicio, roba che si vende in qualunque negozio specializzato. Lo stesso tipo di pugnale, più duro dell’acciaio, che secondo l’ipotesi più probabile sarebbe stato brandito dai terroristi dell’11 settembre 2001 per dirottare almeno uno degli aerei. Con quest’arma terribile infilata nella cintura dei pantaloni, dietro la schiena, ho varcato i controlli di sicurezza agli aeroporti di Fiumicino e Linate, ho superato metal detector e perquisizioni e ho volato, indisturbato da Roma a Milano e ritorno mentre gli addetti alla security, seguendo le nuove "severissime" disposizioni europee in vigore dal 6 novembre si affannavano a sequestrare ai passeggeri flaconi di shampo, confezioni di schiuma da barba, tubetti di dentifricio, barattoli di sugo e di miele, limette e forbicine da manicure e qualche innocuo temperino lungo tre centimetri scarsi. Un test sul campo che è la desolante dimostrazione di come la sicurezza, a sei anni dagli attentati che hanno cambiato il mondo, sia un concetto virtuale. Repubblica
Sono le 9.05 di ieri quando il taxi mi deposita alle partenze nazionali del Leonardo da Vinci. Giorno feriale, poca gente, procedure veloci, nulla che giustifichi un lassismo nei controlli di routine. È semplicemente la procedura che non funziona. Scoprirò poi che, quasi contemporaneamente, due falsi allarme bomba hanno fatto scattare la massima allerta a Ciampino e sul volo Parigi-Roma.
Il coltello (un oggetto sempre più diffuso da quando i cuochi giapponesi hanno cominciato usarlo per sfilettare il pesce del sushi e del sashimi) è sotto i pantaloni, coperto da camicia e maglione, dove i poliziotti in borghese, di solito, portano la pistola e i malavitosi nascondono il pugnale, pronti ad estrarlo con un solo, fulmineo, movimento. Le lame di ceramica non solo una novità degli ultimi anni e compaiono, in mano ai terroristi, nelle choccanti sequenze di "United 93", il film di Paul Greengrass sull’unico aereo dirottato che mancò il bersaglio e si schiantò in Pennsylvania a 240 chilometri da Washington. Sfuggono ai rilevatori di metalli come tutta una serie di armi bianche "atipiche": fibra di vetro, ossidiana, cristallo rinforzato, plastica indurita. L’unico modo di scoprirli è una perquisizione veloce ma accurata, come avviene negli aeroporti di mezzo mondo. Ma da noi le cose vanno diversamente.
Alle 9,20 eccomi ai varchi d’imbarco per salire sul volo AZ2036 che dovrebbe partire alle 10 e decollerà un’ora più tardi: nebbia a Linate. Il fotografo, Angelo Franceschi, passa pochi minuti prima di me. Seguo scrupolosamente le istruzioni, deposito nella vaschetta la borsa con libro, giornali, due mele, il volume di "Tex" a colori omaggio di Repubblica, cappotto, chiavi e cellulare e cammino lentamente sotto il rilevatore di metalli. A sorpresa, la macchina emette un trillo: forse è la fede che ho al dito, forse l’orologio in metallo, di certo non il pugnale.
L’addetto, un uomo robusto, sulla trentina, si avvicina, mi fa alzare le braccia, mi controlla col metaldetector portatile e poi, a sorpresa, mi perquisisce: sfiora ascelle, cosce, polpacci e spalle, ignora completamente la schiena e mi congeda con un sorriso: "Vada pure". A due metri di distanza c’è un tavolo per le verifiche a campione ai bagagli "sospetti"e un signore anziano che sacramenta: "Ma è schiuma da barba, ve la faccio vedere, domani mattina mi devo pur radere". Niente da fare: sequestrata. Tanto per forzare la mano fingo di dimenticare chiavi e cellulare nella vaschetta, torno indietro arrancando sulla scala mobile che va in salita e ripasso il varco per riprendermeli: nessuno fa una piega, solo un sorriso di sufficienza come a dire "guarda ‘sto scemo".
L’aereo è pieno zeppo e, accanto a me, siede una vecchia gloria della discesa libera, Michael Mair, che va in Svezia per commentare i mondiali di sci e ha un diavolo per capello visto che rischia di perdere la coincidenza. In volo, estraggo il coltello dal suo fodero artigianale, affetto una mela (che la lama trancia come un raggio laser senza il minimo sforzo) mi esibisco davanti all’oblò a beneficio del fotografo. Nessuno mi guarda. Vado in bagno sotto gli occhi delle hostess, il manico leggermente ricurvo dell’arma che sporge vistosamente dalla cintura, aspettandomi quanto meno una richiesta di spiegazioni: niente. Prendere in ostaggio un passeggero o un assistente di volo puntandogli la lama alla gola sarebbe un gioco da ragazzi. E gli "sceriffi dell’aria?" di cui tanto si è parlato? Roba da film.
Atterraggio con un’ora venti di ritardo rispetto all’orario previsto, tra mugugni, improperi, telefonate affannate per recuperare appuntamenti saltati. Il tempo di un’altra foto, con l’arma bene in vista e siamo a Linate. Inizia il ritorno.
Volo AZ2051, orario previsto le 12,30, decollo alle 13 e qualche minuto. La coda ai varchi d’imbarco, stavolta, è più lunga. A una signora viene individuata la solita limetta da unghie e lei neanche protesta: la scena ormai è di routine. Con i chili e chili di oggettini da manicure e temperini svizzeri sequestrati negli aeroporti (una disposizione che ha provocato, tra l’altro, una grave crisi della ditta elvetica "Wengen") ormai si fa beneficenza: tutto viene donato ad associazioni di carità che le rivendono con un certo profitto. Le misure antiterrorismo, in Italia, saranno anche inefficaci ma, se non altro, servono a qualcosa.
Al secondo controllo la macchina mi becca un’altra volta. Forse è una vecchia protesi alla gamba che attiva i sensori e mi fa "suonare"come un barattolo. Una ragazza in divisa blu mi passa al setaccio col solito metal detector per poi chiedermi cortesemente: "Posso vedere la fibbia della sua cintura, signore?". In un gesto di sfida alzo il maglione e la camicia fin quasi all’ascella: l’arma è visibilissima ma nessuno mi guarda dietro la schiena. Rieccomi a bordo sullo stesso aereo di prima, stesso equipaggio. Una hostess mi guarda costernata: "Ma lei non era appena sceso?". Allargo le braccia: "Che vuole, con questo ritardo ho perso l’appuntamento…". Mentre affetto la seconda mela, un passeggero mi fissa incuriosito. Poi riabbassa gli occhi sul giornale.
(2 febbraio 2007)






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