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Svolta Epocale

Via libera del Parlamento cinese che vara la svolta Ma i contadini non potranno possedere i campi che coltivano
Cina, torna la proprietà privata Ma la terra resta dello Stato
da repubblica.it
PECHINO – Via libera del Parlamento cinese alla proprietà privata. L’Assemblea nazionale del Popolo, dopo sette anni, ha approvato con 2.799 voti a favore, 52 contrari e 37 astenuti una legge che riconosce il diritto alla proprietà privata, salvo che per la terra che resta sotto il controllo dello Stato.
Ed era proprio questo uno dei punti controversi. E sulla possibilità di possedere la terra che si coltiva si erano concentrate molte proteste contadine. Inultilmente, però. E così mentre i risparmiatori sono già liberi di comprare azioni in Borsa, gli imprenditori possono acquistare e vendere aziende, i terreni agricoli restano ancora sotto il controllo delle autorità locali. Con conseguente cacciata di una famiglia contadina, che da anni coltiva la stessa terra, se i dirigenti locali del partito decidono di cederla per un insediamento industriale o edilizio.
Il Parlamento, inoltre, ha approvato una legge che elimina gli sgravi fiscali di cui godono gli investitori stranieri unificando l’aliquota fiscale per tutte le imprese al 25% dei profitti.
Un provvedimento che mette fine a decenni di privilegi fiscali e a quella che è stata sempre vissuta dalle imprese domestiche come una chiara discriminazione: le aziende straniere fino ad oggi erano tassate infatti al 10% mentre quelle cinesi al 33%.
La legge entrerà in vigore dal 2008 e secondo le stime del governo consentirà allo Stato di incassare circa 41 miliardi di yuan in più, pari a 5,3 miliardi di dollari.
(16 marzo 2007)
Meglio due piazze o due stanze?
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Spero che qualcuno non arrivi mai a tanto…
Messico, super obeso esce di casa dopo cinque anni
da Repubblica.it – Fotografie

niente fiori ma opere di bene
Festa della donna??!!
La violenza a Magnago, nel Milanese. La donna è stata colpita al volto con un pugno «Il bar chiude». Stuprata e rapinata La titolare aggredita: erano 5 albanesi. Picchiata anche la madre
MILANO dal corriere.it— «Cinque stranieri. Albanesi, sì albanesi. Erano entrati a bere. Birra, vino bianco, amari. Un po’ di tutto. Stavamo per chiudere il bar, abbiamo detto "Scusate, dovete andare". Sono salita al piano di sopra, dove abitiamo. La mamma mi avrebbe raggiunto di lì a poco, giusto il tempo di dare una pulitina al bancone. L’ho sentita urlare. Sono scesa di corsa. Uno la stava picchiando. Un altro mi è corso incontro, mi ha tirato un pugno sul naso. Sono caduta, non riuscivo a parlare, poi…». Poi, nel bar-tabaccheria di Magnago (Milano), gestito con la madre, l’hanno violentata. Mentre sanguinava per il colpo in viso. E sotto gli occhi della mamma, 75 anni, in ginocchio per il dolore. Le hanno fratturato alcune costole, è in ospedale.
La figlia, di 40 anni, è stata ricoverata e dimessa in giornata. Mercoledì scorso, a Caravaggio (Bergamo), Luigia Polloni, 63 anni, era stata strangolata nel bagno del colorificio dove lavorava. Si era opposta alla rapina di Vincenzo D’Errico, che ha confessato l’omicidio. Nemmeno una settimana dopo, un’altra rapina. Con stupro. Martedì, attorno alle 22, ecco le botte e gli abusi d’una banda che poi ha portato via soldi e tre stecche di sigarette. Ieri sera, la 40enne è tornata nel bar-tabacchi. Saracinesca abbassata. Luci accese. La vicinanza dei parenti. Il pellegrinaggio di quelli di Magnago — quasi ottomila abitanti in provincia di Milano — tornati davanti al bar-tabaccheria come nel febbraio 2002, quando due banditi avevano sparato a Luciano Pasello, un cliente che aveva reagito all’arrivo dei banditi tirando una sedia. Questa volta, non c’erano clienti. Il locale andava verso la chiusura.
I malviventi sono sì usciti, accogliendo la richiesta delle due donne, ma sono rientrati dal retro. Forse, all’esterno — ipotizzano i carabinieri di Legnano —, ce n’erano altri cinque, utili per coprire la fuga. «Sono scappati sempre dal retro, scavalcando la staccionata del giardino» racconta la 40enne, che chiede scusa per la voce: «Il naso è conciato male, faccio fatica a respirare e a parlare». La rapina nel 2002. La rapina con violenza in questo 2007. E, nel mezzo, nel 2003, il titolare del «Cavallino», un altro locale, aveva sparato e ucciso un malvivente. Ma perché così tanta violenza a Magnago? Dal Comune, dove comanda una lista civica tendente al centrodestra, provano ad analizzare: «Stiamo diventando una sorta di paese-dormitorio. Bisogna fare qualcosa. Però, di spedizioni contro gli stranieri non vogliamo sentir parlare». Paese-dormitorio. Magnago, dal ’90 a oggi, sta vivendo e vive un boom edilizio. «Non c’è nessuna emergenza — tengono a precisare i carabinieri —. Non c’è una criminalità con percentuali da incubo. Siamo pur sempre in un paese piccolo e in provincia». D’accordo. Però, adesso, c’è questa banda. Feroce. I banditi sarebbero già stati visti a Magnago. Ci sono le descrizioni delle vittime che hanno permesso di stilare buoni identikit. E soprattutto: il bar-tabaccheria è dotato di un sistema di videosorveglianza, le immagini sono state acquisite dagli inquirenti. «Speriamo li trovino» dice la figlia 40enne.
Andrea Galli
08 marzo 2007
Auguri a tutte le DONNE!!!!
Donne in carriera, poche e senza figli: alla nascita di un bimbo la madri
vengono emarginate. Le lavoratrici penalizzate 45 volte più dei maschi
Allarme Ue: per le donne
stipendi più bassi degli uomini
di MARIA NOVELLA DE LUCA da Repubblica.it
ROMA - Prima o poi si rinuncia. Ai figli. O alla carriera. Succede in Italia. In Europa. Lui e lei uguali, ai nastri di partenza. Stessa laurea, stesso master, stessa grinta. Poi lei resta incinta. È una festa, una gioia, però tutto cambia. Perché la maternità, oggi come ieri, non sembra andare d’accordo con il mondo del lavoro. È il dato più forte, allarmante, lanciato dalla Ue: le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini, e dopo la nascita del primo figlio le loro possibilità di carriera si abbassano drasticamente. Il ministero inglese delle Pari Opportunità con una ricerca commissionata da Tony Blair è arrivato addirittura a quantificare questo svantaggio: nella "graduatoria" dell’avanzamento professionale una donna che lavora con un figlio al di sotto degli 11 anni, ha 45 punti di svantaggio in più rispetto ad un uomo… E in un lunga inchiesta che "Le Monde" ha dedicato all’esistenza o meno di una "via femminile" al potere, citando naturalmente l’effetto Segolene Royal, la sociologa Dominique Méda per dimostrare quanto la carriera penalizzi la maternità ha fatto il conteggio sui figli dei politici. Il risultato, analizzando ad esempio il governo Zapatero, è che gli otto ministri spagnoli in carica "totalizzano in tutto 24 bambini, mentre le otto ministre solamente cinque". La sproporzione è evidente, e rende, bene, l’altra faccia della demografia in negativo.
È questo su tutti il dato che sembra colpire di più, nella giornata della donna anno 2007 in cui i bilanci sono sempre più transnazionali, uniscono cioè l’Italia alla Germania, l’Inghilterra alla Spagna, il Belgio alla Grecia, e ciò che accomuna le donne europee è che fare un figlio, o magari due è diventato un ostacolo, spesso insormontabile, al fare carriera, o al semplice mantenimento del posto di lavoro. Spiega Giovanna Altieri, direttore del centro studi Ires-Cgil, che al tema ha dedicato un lungo articolo dal titolo: "Sempre di più al lavoro, sempre meno pagate". "Spesso accade che dopo una gravidanza i contratti non vengano rinnovati o che alla lavoratrice diventata mamma si faccia capire che il suo posto, quello conquistato a fatica con la laurea e magari il master, non sia più tanto adatto a chi ha un bambino da accudire.
E allora le mansioni vengono cambiate, ed è l’inizio in molti casi un retrocessione non dichiarata ma effettiva. È il primo passo di quello che gli esperti chiamano gender pay gap, termine tecnico per indicare quanto non solo in Italia, ma in tutta Europa, a parità di nastri di partenza, uomini e donne si ritrovino poi nel mondo del lavoro ben distanti gli uni dagli altri". Ciò che le donne scontano, e questo è un aspetto tutto italiano, è la carenza di servizi che aiutino nell’accudimento di un figlio, e la rigidità degli orari di lavoro. Con il risultato che ancora oggi il 25% delle donne del Sud e il 19% di quelle del Nord dopo la nascita del primo figlio si ritrovano disoccupate. Un vero esercito che l’Istat ha catalogato con il nome di "lavoratrici scoraggiate": la maggior parte abbandona perché assediata dall’impossibilità di conciliare maternità e professione, ma un buon numero, il 5,6 % viene invece licenziato allo scattare della gravidanza.
Un vero controsenso insomma, che mentre registra un boom di donne con alte specializzazioni, (il 59% di tutti i laureati della Ue), le penalizza fortemente nel desiderio di figli e maternità. Conclude Giovanna Altieri: "Tutte le ricerche dimostrano che le donne vorrebbero almeno due figli e sono spesso costrette a fermasi ad uno. Ma la rigidità del mondo del lavoro è uno dei principali motivi del calo demografico, anche in quelle coppie giovani, dove la divisione dei ruoli e la cura dei bambini sono finalmente paritarie e simmetriche".
(8 marzo 2007)












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