FLASH: numero guida

flash_power

Il numero guida (NG) di un flash serve ad indicarne la potenza e quindi la quantità di luce con la quale illuminerà un soggetto ad una certa distanza.
Lo so, detta cosi non si capisce un cazzo. Facciamo cosi, paragoniamo il numero guida alla cpacità di illuminare di una lampadina .. una da 50 candele illumina meno di una da 100, meglio cosi?
Per misurare la potenza con le lampadine si usano (usavano) le candele e con il flash il numero guida.
Ai tempi dell’analogico, ma anche adesso volendo, attraverso il numero guida si poteva determinare il giusto valore di apertura del diaframma per illuminare correttamente un soggetto chessò a 2 metri da noi (sempre tenendo conto della sensibilità della pellicola).
Non penserete mica che i reporter andassero in giro a calcolare il numero guida ogni volta vero? cosi come non avendo l’autofocus usavano l’iperfocale per mettere correttamente a fuoco, allo stesso modo sapevano (conoscendo il NG del loro flash) che impostando il flash su F4 ad esempio un soggetto a 2 metri sarebbe stato correttamente illuminato (sto dando dei numeri a cazzo tanto per discutere).
Certo, con l’avvento dei sistemi TTL di tutto questo se ne potrebbe anche fare a meno ma, conoscere la formuletta per ricavare il diaframma è sempre cosa buona sopratutto quando se ne deve comperare uno, almeno se si vuole evitare di farsi prendere per il culo.

Allora, dopo tutta questa manfrina, passiamo alla formuletta che è:

Formula del Numero Guida

Ci sono alcune cose da notare, la prima è che nonostante abbia parlato di ISO poi alla fine nella formula non ci sono, come mai direte voi.
Semplice, si è stabilito che per la misurazione del numero guida la sensibilità di riferimento è 100 ISO. Punto
Ma attenzione, nelle tabelle di riferimento Americane, ad esempio, il riferimento è talvolta 400 e non 100 ISO, ve ne accorgete perché magari un SB900 ha un NG pari a si leggono per lo stesso flash potenze assurde ^_^

Un esempio sul sito Kenrockwell dove si legge

“Rated Guide Number (flash power): 131/40 in feet/meters at ISO 100, rated with zoom set to 35mm/FX in normal evenness mode. With all this hoopla, it’s only one sixteenth of a stop brighter than the SB800, which has a GN of 125 in the same setting.”

In pratica in america l’SB900 ha NG pari a 131 mentre in Italia 40 (in verità 34 secondo Nikon).

Se fate caso in questo caso la diversa misura è data dall’uso non dei metri come unità di misura della distanza ma i piedi (feet), altra particolarità americana.
E a proposito di distanza, fate attenzione che per distanza si intende quella fra flash e soggetto e non quella fra soggetto e fotocamera (le distanze potrebbero essere diverse per lampeggiatori non montati sulla fotocamera come nello schema di esempio).

lighting-diagram-1442409044

 

Ma facciamo un’esempio: flash con numero guida 15 e soggetto a 3 metri dal flash. Secondo la nostra formuletta si otterrebbe un valore di diaframma di 15/3 = f5. Solitamente si arrotonda ad f/4.5, ossia il valore intermedio tra f/4 ed f/5.6 ma con il display delle moderne macchinette si fa prima a giudicare con gli occhi.

Sarà chiaro, spero, che se aumento gli ISO e quindi la sensibilità la conseguenza più immediata è che aumenta anche il Numero Guida (sempre se si mantiene costante l’apertura del diaframma). Se per assurdo volessimo mantenere il valore di NG fisso aumentando gli ISO sarà necessario ridurre l’apertura.

In pratica se la sensibilità raddoppia, il numero guida deve essere moltiplicato per 1,4 (ossia la radice quadrata di 2); se la sensibilità si dimezza, il numero guida deve essere moltiplicato per 0,7.
Se la sensibilità si quadruplica, il numero guida va solo raddoppiato, visto che corrisponde a una lunghezza mentre il flash illumina un’area.

Infine, se si usano pellicole di sensibilità di 125 ISO o 160 ISO, il numero guida va moltiplicato rispettivamente per 1,125 (la radice sesta di 2) o per 1,26 (la radice cubica di 2).

Perché questa cosa “strana” semplice per la legge del cosa del quadrato…no spetta per la…ehm … mica me ricordo. A si, per questo: L’inverso del quadrato della distanza!

Modi di scatto

Dopo l’inaspettato successo del post Capire l’esposizione ho deciso di continuare su questo filone andanto a descrivere, spero in maniera semplice ed esauriente, come le macchinette fotografiche interpretino a loro modo l’esposizione attraverso l’uso dei modi operativi. Avete presente i geroglifici come quelli dell’immagine qui a fianco? Ecco quelli.

I limiti del modo Auto

Il vero problema del modo automatico è quello di non permettervi il controllo totale sulla foto e di impedirvi in questo modo di ottenere la migliore foto possibile in quella particolare situazione in cui vi trovate.

Per carità, la tecnologia sta facendo miracoli e ci sono software all’interno delle reflex moderne che permettono il riconoscimento del tipo di scena che si sta riprendendo fra migliaia contenute in memoria ma … non c’è tecnologia che possa equiparare la mente e la creatività, almeno non ancora.

Capire come la macchina interpreta la scena di fronte alla quale ci troviamo e di conseguenza impostarla nel miglior modo, magari anche automatico per carità, vi permetterà di fare enormi passi in avanti portandovi al “secondo piano” della fotografia.

Per citare il mio amico ( e grande fotografo) Giorgio Benni in una discussione su Facebook della quale riporto soltanto quello che ritengo necessario per il mio post:

  • concordo con marco… ho visto foto fatte con medio formato decisamente meno comunicative. posizionare du luci, apertura diaframma, velocità dello stesso e iso è roba da tecnici non da artisti… comunicare emozionare ed innovare, sono queste le cose che fanno di una foto un’arte
  • Giorgio Benni se fosse così, non sarebbe necessario conoscere la musica per essere un musicista, oppure suonare uno strumento. basta pigiare i tasti… Tempi e diaframmi esistono da quando esiste la fotografia, negare questo è solo voler trovare un alibi a delle lacune di preparazione.

Aggiunge in seguito anche una riflessione sulla quale mi trovo d’accordissimo:

Giorgio Benni: Io non chiedo mai come e con che cosa sia stata realizzata una immagine. mi interessa il risultato. faccio complimenti perfino a chi non è in grado di riprodurre quel risultato in seguito. però ho rispetto di chi conosce la tecnica. nello specifico trovo l’immagine in questione affascinante. anche se ormai l’uso di certi artifici come viraggi tipo polaroid o maschere finto hasselblad, forti vignettature simil Holga, diventano troppo connotanti per un periodo storico e verranno spazzati via velocemente in quanto nauseanti da nuove estetiche mordi e fuggi. Il valore di una immagine sarà solo il suo CONTENUTO “altro” rispetto al fast food preconfezionato della galleria degli effetti da copiare incollare, che solo pochi fotografi potranno fare. e saranno quelle le immagini che rimarranno.

Ciò detto torniamo a noi.

Automatic Mode

Usatelo quando siete alle prime armi e magari vi state solo concentrando sulla composizione o volete comunque portare a casa delle buone foto ricordo.

Tramonto su Kata Tjuta
Nikon D80, Auto mode 1/500 sec, f/5,6, ISO 160 a 70mm

Diciamo che se non il migliore è sicuramente il più facile da utilizzare ed è anche quello più usato dai principianti. In questa modalità la macchina imposterà in automatico tutti i parametri necessari alla “corretta” esposizione delle scena inquadrata, cercandola magari fra quelle che ha in memoria. E’ molto probabile che in questa modalità la macchina scelga anche se usare o meno il flash ed addirittura lo farà “aprire”.

Apertura del diaframma, tempo di scatto sensibilità, penserà a tutto lei ma, se ciò che volete è fare delle ottime fotografie e sopratutto crescere come fotografo ed artista, io opterei per altri modi operativi. Se invece quello che volete sono delle bellissime foto ricordo state buoni cosi e pensate ad inquadrare bene.

Program Mode

Nel modo Program la macchina fotografica calcola sia la velocità di scatto sia il diaframma da utilizzare (l’impostazione degli iso può essere o manuale o se impostata automatica).

La differenza fra Program e Auto sta nel fatto che la sola esposizione viene calcolata dalla macchina, tempi e diaframma, mentre gli altri parametri, come la compensazione di esposizione, l’uso del flash ecc) possono essere settati a mano.

La particolarità del Program mode è che la macchina propone una coppia di valori di tempo e diaframma ma voi, agendo sulle apposite rotelline, potrete decidere se cambiarle in una direzione o in un’altra (stop in più o stop in meno).

Facciamo un esempio:

la macchina propone 1/125 a f11, bene voi pensate che sia meglio un diaframma molto più aperto perché volete sfocare lo sfondo ed allora, “rotellinando”, potrete cambiare la suddetta combinazione sino ad arrivare ad 1/2000 ed f2.8, secondo la legge della reciprocità.

In pratica se la corretta esposizione è quella (a parità di sensibilità iso) che vedete in nero, per ottenerla e/o mantenerla dovete agire sui tempi e diaframmi o aumentando la velocità ed aprendo il diaframma oppure diminuendo i tempi e chiudendo i diaframmi. Semplice no?

Non voglio dilungarmi tropo sull’esposizione perché ne abbiamo già parlato nel post Capire l’esposizione.

Date magari per curiosità una letta qui:


Priorità ai tempi

In questa modalità la fotocamera consente di selezionare una velocità di scatto mentre lei calcola, sempre a parità di sensibilità iso impostata, il diaframma giusto per una corretta esposizione.

Troverete questa modalità di lavoro molto utile se la vostra intenzione è quella di controllare il movimento in una foto (ad esempio congelarlo).

Prendiamo due esempi estremi:

  • Siamo ai bordi di un campo di calcio e vogliamo riprendere nostro figlio che gioca allegramente con i sui amici. Iniziamo a scattare in automatico e vediamo che in tutte o quasi le foto che scattiamo i giocatori risultano mossi.
    Il problema è che la vostra macchina fotografica non sa che avete bisogno di tempi cosi veloci per congelare l’azione ed allora sceglie dei tempi e un diaframma che soddisfano la “giusta esposizione”. Impostando la macchina su priorità ai tempi non dovrete far altro che scegliere un tempo adeguato e al resto ci pensa lei.
  • Mettiamo invece che vi troviate in un bel laghetto di montagna con una bella cascata che volete fotografare. Vi piacerebbe fare una di quelle foto in cui l’acqua sembra di seta ma non riuscite ad ottenere l’effetto perché ogni foto vi mostra l’acqua “congelata”. Bene, impostate la fotocamera su priorità ai tempi e scegliete un tempo lungo, ad esempio 1/8 di secondo o anche più  (magari fate uno o due tentativi) e lasciate che la macchina fotografica scelga in diaframma giusto.

Per un paio di foto di esempio fate riferimento al solito post Capire l’esposizione.

Priorità ai diaframmi

Da usare quando la cosa che ci preme più di tutti è la profondità di campo.  Dovreste sapere che all’aumentare dell’apertura del diaframma ( f4, f2.8, f1.8 ecc ecc) diminuisce la profondità di campo. Come abbiamo accennato in precedenza, con aperture maggiori come f1,8 o f2, la profondità di campo è molto ridotta, riducendo in pratica la quantità di immagine che è a fuoco. Ancora una volta, prendiamo due scenari in cui l’apertura di controllo è importante.

Per alcune esempi vi rimando al post Capire l’esposizione dove sono riportati due esempi pratici in cui la profondità di campo è risultato molto importante.


Manual Mode

Usalo quando: hai superato ogni altro modo operativo e conosci tutto sull’esposizione, sopratutto conosci l’esposizione creativa ^_^

In questa modalità sarai il padrone assoluto della tua macchina fotografica ed avrai il compito di impostare TUTTI i parametri che concorrono al raggiungimento della giusta esposizione (anche se bisognerà prima o poi parlare della esposizione creativa).

Sta a te a questo punto il compito di selezionare la velocità dell’otturatore, l’apertura e la sensibilità ISO, se usare il flash o meno.

Tranquilli, la vostra fotocamera vi darà una mano con l’esposimetro interno ma …  avoi saperlo leggere e saper sfruttare le indicazioni che vi darà.

Riepilogo degli interventi per il raggiungimento della sovra esposizione:

intervento sottoesposizione sovraesposizione
ghiera di compensazione (-2…-1…0…+1…+2) (-2…-1…0…+1…+2)
tempo di scatto più veloce più lento
diaframma più chiuso più aperto
sensibilità ISO aumentare diminuire

Ancora una volta ci prego di leggere se non l’avete ancora fatto questi post:

Scene

Molte fotocamere specialmente le non professionali offrono la possibilità di utilizzare un sacco di altre modalita operative come fuochi d’artificio, sport, ritratto oppure panorami.
Queste modalità sono differenti da fotocamera a fotocamera ma vanno ad incidere sempre sugli stessi parametri ovvero tempi di scatti, apertura ed iso.

A esempio in modalittà sport quello che la macchina farà e di tenere i tempi di scatto molto veloci cosi da congelare l’azione.

Non sto qui ad elencarle tutte perché ritengo sia una perdita di tempo, fate prima a leggere le istruzioni della vostra macchina, adesso avete gli strumenti per capire cosa dicono ;-)

Anche questa volta fate un po di prove con il nostro affezzionatissimo simulatore di DSLR (macchina fotografica digitale), messo a disposizione da CameraSim, che ancora una volta ringraziamo.

Divertente vero?

Capire l’esposizione

Mettiamo il caso voi foste dei novizi in fatto di fotografia e vi trovaste di fronte ai simboli che vedete nella foto qui a sinitra…geroglifici vero? Per non parlare poi di parolacce come esposizione, iso, stop, diaframmi aperture e via discorrendo.

Con questo post intendo darvi qualche dritta cercando di non essere prolisso con esempi immagini ed anche una bellissima applet alla fine del post con la quel potrete esercitarvi su quanto appreso. Iniziamo?

Il Triangolo dell’esposizione

Prima di andare avanti e cercare di spiagare i modi di funzionamento della vostra macchina fotografica è doveroso fare una chiacchierata su quello che viene chiamato il triangolo dell’esposizione ovvero la combinazione di tre fattori, apertura del diaframma, sensibilità iso e velocità dell’otturatore. Tutto questo per capire poi come la macchina governa questi parametri attraverso l’uso dei modi operativi.

Ognuno di questi tre elementi del triangolo si riferisce alla luce e al modo in cui entra e interagisce con la fotocamera (sensore o pellicola) e abbiamo detto che sono:

1. ISO – la misura della sensibilità alla luce del sensore/pellicola.
2. APERTURA – la dimensione dell’apertura del diaframma all’interno dell’obiettivo al momento dello scatto della foto
3. VELOCITA’ DELL’OTTURATORE – il tempo durante il quale l’otturatore della macchina rimane aperto (date una letta a questo vecchio articolo da cui ho ripreso alcune parti)

Dall’intersezione di questi elementi si ricava quella che è definita l’esposizione di un’immagine.

Tenete sempre presente che cambiando uno di questi tre elementi influenzerà anche gli altri, dal momento che sono strettamente dipendenti l’uno dall’altro. Quindi quando si regola ognuno di essi, bisognerà inevitabilmente adeguare gli altri due cosi da compensare l’esposizione e riportarla al valore “corretto” (o meglio a quello voluto).

Velocità dell’otturatore

Solitamente è quello dei tre componenti del triangolo che viene frainteso. La velocità dell’otturatore non è altro che il tempo nel quale la tendina che nasconde il sensore, che poi non è una ma son due le tendine da aprire e chiedere, rimane aperto e permette alla luce di raggiungere il sensore o la pellicola.

Esistono vari tipi di otturatori ma quello che ora è più usato è quello a tendina (qui sotto) e quindi spesse volte si usa il termine di tendina come sinonimo di otturatore.

le-tendine-quando-si-scatta

Nella seconda immagine qui sotto mostra le tendine in azione a velocita (e tempi) diversi, da uno più lento ad uno più veloce.

fastshutteranimation

n.b.: le due animazioni qui sopra sono state prese da Digital Photographic School che ringraziamo per la pazienza e generosità.

Tornando a noi, più a lungo l’otturatore resta aperta e maggiore sarà il tempo in cui il sensore/pellicola sarà esposto alla luce. Questo significa, come potete dedurre dalle suddette animazioni, che ad un tempo minore (o veloce) di apertura corrisponde una minore quantità di luce che passerà al sensore/pellicola.

Se userete un tempo molto veloce, ad esempio 1/1000 di secondo,  il sensore rimarrà esposto alla luce per pochissimo tempo e di conseguenza congelerete l’azione.

Nikon D80, Esposizione 1/750 sec, Apertura f/5,6, ISO 800 con focale 300mm

Viceversa utilizzando un tempo lungo, ad esempio 1/2 o addirittura un secondo, lascerete l’otturatore aperto per un sacco di tempo e per un sacco di tempo la pellicola/sensore rimarrà esposto alla luce. Quando fotograferete con tempi cosi lunghi gli oggetti in movimento appariranno “mossi”.

Nikon D80, Esposizione 1/10 sec, Apertura f/22, ISO 200 con focale 18mm

Per concludere sull’otturatore, vi consiglio di andare a dare un’occhiata a questa bellissima animazione su Jeffrey Friedl’s Blog (passate il mouse sopra l’immagine), in cui si vede benissimo come funziona il tutto su una Nikon D3. Spettacolare non trovate?

Scrissi un post sul mosso creativo, lo potete trvare qui: Motion blur o se preferite mosso Creativo.

Apertura

Il movimento delle lamelle da luogo a quel "fenomeno" detto apertura
via HowStuffWorks.com

All’interno di ogni obiettivo ci sono delle lamelle che sembrano delle “pale”. Queste lamelle aprendosi e chiudendosi danno luogo a quella che comunemente viene chiamata l’apertura, ovviamente anch’essa contribuisce all’esposizione controllando la quantità di luce che passa attraverso la lente e che arriva al sensore/pellicola.

Queste lamelle del diaframma possono essere chiuse un po per consentire a meno luce di entrare  o aperte un po di più per consentire ad una maggiore quantità di luce di passare. Ogni obiettivo, però, ha dei limiti di apertura, e vedrete che quelli con maggiore apertura (f 1.4 o f 2.8 ad esempio) sono molto più costosi di quelli con aperture più alte.

L’apertura è anche responsabile della profondità di campo ovvero la zona o porzione di immagine che risulta correttamente a fuoco.

via HowStuffWorks.com

Immaginate una persona in piedi di fronte a una libreria. Se si utilizza un diaframma aperto come f/2, il volto della persona sarà messo a fuoco mentre la libreria risulterà sfuocata. Questo “fenomeno” si chiama profondità di campo (depth of field). Al contrario, se si utilizza un diaframma chiuso, come f/16, sia la libreria che il viso della persona saranno a fuoco.

Un’altra cosa influenzata dell’apertura o meno del diaframma e la nitidezza delle immagini ottenute. Ogni obiettivo lavora al massimo dei dettagli ad una determinata apertura di diaframma. Solitamente le migliori performance si ottengono 1 o 2 stop in meno rispetto alla maggior apertura concessa dalla lente. Ad esempio se con un obiettivo 18-55mm f/3.5-5.6 scatti alla lunghezza di 55mm, l’apertura migliore per catturare più dettagli va da f/8 a f/11.

Per approfondire la questione nitidezza potete fare riferimento a questo “vecchio” post: Come ottenere il massimo dettaglio nelle proprie foto.

L’immagine sottostante è stata ripresa con un obiettivo 105mm macro a f2.8 e come vedete la profondità di campo è davvero minima!

Nikon D300, Esposizione 1/500 sec, Apertura f/2.8, ISO 200 con focale 105mm (macro)
Nikon D300, Esposizione 1/400 sec, Apertura f/10, ISO 200 con focale 11mm

ISO

Con il termine ISO si intende la sensibilità complessiva dell’elemento sensibile, sia esso sensore digitale o pellicola, alla luce.

In particolare nella fotografia chimica (pellicola) ISO è l’indice utilizzato per determinare la sensibilità dell’emulsione utilizzata. I valori più comunemente impiegati sono: 50, 100, 125, 160, 200, 400, 800, 1000 e 1600. Quanto più questo numero è basso, tanto meno la pellicola è sensibile (veloce) e le dimensioni dei grani di alogenuro d’argento che la compongono risultano fini. Aumentando le dimensioni dei cristalli fotosensibili, incrementiamo la “capacità ricettiva” della pellicola, la rendiamo più sensibile alla luce ma, ahimè, accresciamo di conseguenza la sua “granulosità” e la perdita di dettaglio che questa cosa comporta.

Nel digitale i grandi d’argento sono stati sostituiti dai fotodiodi e la rumorosità data dalla grandezza dei grani stessi con il cosi detto rumore digitale. Ma andiamo per ordine.

Avrete sentito dire centinaio di volte credo che nella fotografia digitale l’indice ISO misura la sensibilità del sensore. Bene è una gran cazzata.

Il sensore delle nostre reflex digitali, molto sommariamente, è fatto da tutta una serie di fotodiodi (sensibili alla luce) che si caricano a seconda della quantità di radiazione luminosa che li colpisce. Questo valore (analogico) viene poi convertito in digitale da un apposito convertitore analogico/digitale il quale trasforma appunto la tensione risultante in un numero, di solito di 12 o 14 “cifre” (bit). Il trucco è quello di rendersi conto che la sensibilità/efficienza del sensore o dei vari fotodiodi non cambia quando si modifica il numero ISO. Quello che cambia è la quantità di amplificazione che il convertitore A/D applicherà.

Andate a leggere il mio vecchio post ISO base e minor rumore da dove questa citazione è presa.
Come dicevamo nel digitale il rumore esiste ancora e come nella fotografia chimica aumenta con l’aumentare del valore iso. Fortuna che ci sono molti modi per limitarne l’effetto ed altri per introdurlo artificialmente qual’ora lo si ritenesse una soluzione “artisticamente” valida.

Immagine con e senza rumore

Potreste leggere:

Aumento gli ISO o uso il flash?

E’ una domanda che mi è stata posta più di qualche volta e la risposta è tutt’altro che semplice e prevederebbe anche una lunga discussione sugli illuminatori, non fatemi sentire “con il flash le foto sono brutte” che v’accoppo!
Ci sono molte cose da considerare per decidere se in una fotografia è meglio aumentare gli ISO o utilizzare il flash m vi faccio un esempio. Il flash, per potente che sia, non può andare oltre una certa distanza per cui, ad esempio, è inutile usarlo per per fotografare paesaggi o oggetti più lontani di alcuni metri.

In quei casi, parliamo di paesaggi, l’ideale è non usare il flash, tenere gli ISO bassi, aumentare il tempo di esposizione e mettere la macchina su un bel cavalletto (o muretto e qualsiasi cosa ferma e stabile). Se invece state fotografando a mano libera senza cavalletto e c’è abbastanza luce per usare tempi abbastanza veloci (evitando il mosso) mosso aumentate gli ISO che tanto il flash non vi può aiutare.

Potreste leggere:

Il concetto di “Stop”

Ogni volta che si è spostata la ghiera dei tempi o quella dei diaframmi si sarà notato un invito meccanico a fermarsi in quella posizione, una sorta di piccolo scatto: chiamiamolo uno stop. Quando si passa da f/11 a f/8 si dice che si è aperto di uno stop, mentre da f/8 a f/11 si chiude di uno stop. Lo stesso per i tempi, da 1/125 a 1/60 si allunga di uno stop e da 1/125 a 1/250 si accorcia di uno stop, ma tra i fotografi è invalso l’ uso di dire “aprire” e “chiudere” anche riferendosi ai tempi di scatto. In pratica, per mantenere costante il valore di esposizione (EV), mentre si chiude di uno stop da una parte, dall’ altra si apre di uno, o viceversa. Gli stop raddoppiano o dimezzano il valore: 1/125 è la metà di 1/60 ed il doppio di 1/250. Diaframma f/8 fa passare il doppio della luce di f/11 e la metà di f/5,6.


L’esposizione per metafora

Questo paragrafo e relative metafore sono state scopiazzate ed adattate da quanto letto qui. Vediamo se con alcune metafore riusciamo meglio a capire il concetto di esposizione.

La finestra.

Immaginate che la vostra macchina digitale sia come una finestra con le imposte che si aprono e si chiudono. L’apertura del diaframma corrisponde alla dimensione della finestra: più è grande la finestra e maggiore sarà la quantità di luce che entra

La velocità dell’otturatore corrisponde al tempo in cui le imposte delle finestre rimangono aperte; più le lasciate aperte e più luce entra.

Ora immaginate di essere all’interno della stanza e di indossare occhiali da sole. In quel momento i vostri occhi diventano meno sensibili alla luce, e questo in pratica corrisponde alla sensibilità ISO.

Ci sono quindi vari modi per incrementare la luce all’interno della stanza ( o la vostra percezione della stessa): potete aumentare il tempo in cui tenete aperte le imposte della finestra, aumentare la dimensione della finestra o togliervi gli occhiali da sole.

Abbronzarsi al sole

Un altro esempio che può aiutare a capire il concetto dell’esposizione è quello di paragonarlo all’azione di prendere il sole.

Non tutti i tipi di pelle sono uguali: alcuni sono più scuri e tendono ad abbronzarsi più facilmente, mentre altri, più chiari, tendono a bruciarsi con poche ore di sole. Ecco, diciamo che la pelle può essere paragonata alla sensibilità iso impostata sulla una macchinetta, la sensibilità con cui questa reagisce alla luce solare.

La velocita dell’otturatore in questo esempio, è come il tempo che passate ad abbronzarvi sotto al sole. Più tempo passate sotto ai raggi solari, e maggiore è la possibilità di abbronzarsi (col rischio però di rialzarsi bruciati, o meglio “sovraesposti”)

L’apertura è come la crema protettiva che applicate alla vostra pelle. Le creme protettive bloccano i raggi solari a diversi gradi di schermatura, che possono essere ricondotti alla dimensione dell’apertura del diaframma: protezione totale significa apertura minima mentre protezione zero significa apertura totale.

Per capire come i tre elementi si combinano fra di loro ci basta immaginare che una persona di pelle sensibile dovrà applicare una protezione totale, allungando perciò il tempo di esposizione al sole; se invece utilizziamo una protezione molto bassa avremo bisogno di un minor tempo di esposizione al sole.

Conclusioni

Per toccare con mano quello di cui stiamo parlando potreste fare un po di prove con il simulatore di DSLR (macchina fotografica digitale) messo a disposizione da CameraSim, che ringrazio, presente qui sotto.

Divertente vero?

L’esposizione di una volta


Gironzolando ho trovato un’articoletto interessante ed “antico” sul metodo usato un tempo per il calcolo della esposizione utilizzando la regola del 16. Di cosa si tratta?

Una volta si imparava a memoria questa semplice regoletta:

1. tempo di scatto = 1/ISO

2. Aperture = [ f/16 -> sole ] – [ f/11 -> cielo velato ] [ f/8 -> coperto ] [ f/5.6 -> contrasto forte ]

Ma non preoccupatevi, il nostro caro amico Alessandro Scarcella sul suo blog Counter-clock world ne parla abbondantemente ed in maniera esaustiva per cui non ha senso rifare la stessa cosa due volte (sono molto pigro ed indaffarato ultimamente).

Leggete, leggete e fate anche voi un tuffo nel passato, se eravate li ai tempi, oppure appagate o novelli la curiosità di sapere come si viveva senza esposimetro ^_^

Altra interessante discussione la trovate qui sul forum del Nikon Club.

Le seguenti immagini sono riprese dal forum su citato:

Si ringraziano per questo nell’ordine: enrico ed epipactis!

Motion Blur o se preferite Mosso Creativo

Roma - Adolfo Trinca 2010 - All Rights Reserved

Dopo aver letto l’interessante post How to Capture Motion Blur in Photography su DPS scritto da Darren Rowse, mi è venuta voglia di parlare di mosso creativo o se preferite Motion Blur.

Contrariamente a quanto si possa pensare, le foto mosse non vengono soltanto quando si sta fotografando un soggetto in movimento come può essere una corsa automobilistica od una partita ci calcio ad esempio. Le foto mosse oltre ad essere un errore, se non si è padroni della tecnica, posso diventare un qualche cosa di molto, molto affascinante.

Date un’occhiata agli esempi riportati qui.

Belli è? Be, nulla di troppo complicato, ancora una volta c’è da ribadire che la buona conoscenza della tecnica fotografica ci permette di fare cose che altrimenti non sarebbero alla nostra portata.

ALCUNI INDICAZIONI Leggi tutto “Motion Blur o se preferite Mosso Creativo”

Dustin Diaz e l’inverso del quadrato della distanza

Come potevo non tradurre un’articolo di Dustin Diaz, preso da DPS (Digital Photo School) che a sua volta lo ha preso da Flash Bullet Photography, che parla dell’uso del flash?

Non sapete chi è dustin? ahi ahi ahi, andate immediatamente a visitare il suo stream su Flickr!

Ma bando alla ciance e procediamo con la traduzione; come sempre vi prego di segnalarmi eventuali panzane che scrivo.

StroBella: ovvero l'ombrellino per flash a slitta che fa da softbox

Ammettiamolo, una delle cose più noiose della fotografia è la legge sull’inverso del quadrato (ndr: parliamo di propagazione della luce). Ma prima di strapparvi i capelli e gridare “il quadrato de che?” aspettate un secondo. Per prima cosa non c’è bisogno che impariate a memoria le leggi dell’ottica per fotografare o per diventare dei professionisti. Ma chiunque abbia una SLR (ndr: Reflex) e voglia dominare tutte le variabili che determinano una corretta esposizione, dovrebbe conoscerla ed avere ben chiaro come essa funziona. Ovviamente il conoscere la legge dell’inverso del quadrato (se non l’hai capito già) serve a chi vuole immergersi nella fotografia con il flash.

Pertanto, se sei uno di coloro che dicono “Io non scatto mai con il flash, io uso soltanto la luce ambiente”, divertiti dall’alto del tuo piedistallo e continua ad inventare scuse sul perché non sei interessato all’uso del flash. Sicuramente macchine come la nuova Canon 5Dmkii o Nikon D3 con un bel 50mm f/1.4 stanno dilaniando le tenebre con delle stupende foto a 3200 ISO, ma noi stiamo parlando di fotografia di qualità professionale fatta in studio per ritratti/riviste dove il flash è utilizzato per creare foto incredibilmente definite, colorate, splendidamente illuminate. E non dimentichiamo che il flash è “sempre disponibile” – cosa da sfruttate a nostro vantaggio.

Bene, detto questo, diamo un’occhiata ad alcuni principi di base che forse già conosciamo.

Velocità di scatto, apertura e sensibilità ISO

Velocità di scatto

Tutti sappiamo che più lungo il tempo di scatto più luce entra. Al contrario, una maggiore velocità di scatto, fà passare meno luce. E naturalmente, uno stop di luce (in termini di velocità di scatto) lavora su fattore di due. Questo significa che raddoppiare la velocità di scatto di 1/100 vuol dire portarla ad 1/50. Questo è “uno stop di luce” in più, più luminosità. Al contrario, se dimezzare la velocità di scatto di un 1/100 la porta a 1/200 portando l’esposizione “uno stop” sotto, più scuro.

Bene, possiamo andare avanti.

Apertura

Dovremmo avere tutti ben in mente la scala degli f. In caso contrario, sappiate che si tratta di una semplice scala dove possiamo raddoppiare i nostri numeri, a partire da f / 1, ed ogni volta che lo facciamo la luce aumenterà o diminuirà ad ogni passaggio di due stop. Quindi:

1 → 2 → 4 → 8 → 16 → 32

Per calcolare gli step (incrementi) intermedi, basterà che moltiplichiamo il nostro stop per il numero magico 1.4 (che null’altro è che l’arrotondamento della radice quadrata di 2 (che è ~ 1.414)). Questo rende il calcolo del nostro primo valore molto semplice. 1 x 1.4 = 1.4! Ora possiamo completare il nostro grafico riempendo le ulteriori lacune!

1.0 → 1.4 → 2.0 → 2.8 → 4 → 5.6 → 8 → 11 → 16 → 22 → 32

Adesso disponiamo di una scala di aperture che mostrano un incremento di uno stop alla volta. Ad essere puntigliosi, diamo un’occhiata alla scala delle aperture su base dei terzi (molti di voi lavorano con questi valori sulle proprie SLR):

… → 1.4 → 1.6 → 1.8 → 2.0 → 2.2 → 2.5 → 2.8 → …

Ok, adesso so dei valori di Apertura, adesso mi ricordi come si legano con l’esposizione?

Diciamo che la giusta esposizione e ad 1/125 ed f/8. La tua modella è li che aspetta che tu gli scatti un bellissimo ritratto. Tu (il fotografo) decidi che la cosa migliore è una minore profondità di campo. Cosi imposti l’apertura a f/4. Quindi aumenti la luce di due stop. f/8 → f/5.6 → f/4. Per compensare, devi abbassare la velocità di scatto di due stop. 1/125 → 1/250 → 1/500. Facile, veloce e preciso.

Velocità ISO

Tutti sappiamo che un valore ISO basso ci permette di ottenere dei file puliti (ndr: in termini di rumore digitale). La scala degli ISO è molto simile a quella utilizzata per la velocita di scatto:

100 → 200 → 400 → 800 → 1600

Molte delle ultime fotocamere come la Nikon D700/D3 oppure la Canon 5Dmkii hanno la possibilità di lavorare a valori ISO pazzeschi come 25.600, valore di quattro stop superiore a 1600 ISO!

Torniamo un’attimo indietro e facciamo un esempio, se abbiamo un valore iniziale ad ISO 400 e dobbiamo scendere di 2 stop, dobbiamo semplicemente andare da ISO 400 → 200 → 100

Ok, adesso cosa dire di quella cosa chiamata flash?

Anche i Flash hanno gli stop! Gli incrementi sono misurati ad incrementi di mezzo, come la velocità di scatto. Questo è quello che chiamiamo “la potenza del flash”, o se preferita, quanta luce spara fuori. La sua scala è più o meno così:

1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/8 → 1/16

Da sinistra a destra, “piena potenza”, “metà potenzza,” “un quarto di potenza,” etc. Molti flash possono arrivare sino a 1/128 come l’SB-800/900 oppure il Canon 580EXii.

Una delle cose principali che dovete considerare quando acquistate un flash è la sua potenza. Ovvero, “quanto sara potente questo flash a piena potenza rispoetto quast’altro a piena potenza?” Possiamo sapere quando potenti essi siano attraverso il Numero Guida (ndr: GN). Questo parametro è importantissimo da conoscere prima di acquistare un flash. Questo è importante quanto sapere di quanti millimetri è il vostro obiettivo. Ad esempio, non andreste a comperare un obiettivo da 200 mm senza sapere che è un’obiettivo da 200 mm! Giusto?

Che cos’è il Numero Guida?

In termini matematici è l’apertura moltiplicata per la distanza alla quale il vostro flash illuminerà correttamente un soggetto. Il numero guida è misurato a ISO 100 (sensibilità della pellicola) e a 35mm ed a piena potenza (1/1 power).

Prendiamo un modello base di flash Nikon, per esempio l’SB-600 che ha GN 98. Per rendere semplici i nostri calcoli, arrotondiamo la sua potenza a 100. Questo ci porta alle seguenti assunzioni. Date un’occhiata al diagramma qui sotto. abbiamo il flash (F) ed il soggetto (S). Essi sono distanti l’uno dall’altro venti piedi (ndr: poco più di sei metri).

/
(F)——————————20′——————————(S)
\

Per esporre correttamente il vostro soggetto avrete necessità di una apertura pari a f/5.

f/5 × 20′ = 100 G.N.

Se spostiamo il nostro soggetto di altri 20 piedi…

/
(F)—————————————————————40′—————————————————————(S)
\

Per compensare l’incremento di distanza, avremmo bisogno di più luce! Questo significa che dovremo aprire di più, esattamente a f/2.5

f/2.5 × 40′ = 100 G.N.

Se manteniamo l’apertura a f/5, il nostro soggetto sarà sottoesposto. allo stesso modo, se apriremo troppo il diaframma, ad esempio a f/1.4, sovraesporremmo il nostro soggetto. Capito?

Ok, sono pronto a spiegarvi la regola dell’inverso del quadrato

Se proprio insistete: la regola dell’inverso del quadrato è questa “L’intensità della luce emessa da un punto è inversamente proporzionale al quadrato della distanza da quel punto.“

Quindi un oggetto due volte più lontano, riceve solo 1 / 4 la quantità di luce. Oppure, se è due volte più vicino, riceve 4 volte più luce. Tutte e due le ipotesi rappresentano una variazione di due stop.

Questo può creare confuzione lo so. Ma fortunatamente sappiamo già come funziona la scala delle aperture. Tenete solo a mente che la luce “ha profondità” cosi come la ha il nostro piano focale (ndr: la zona nitida o profondità di campo).

Oramai sapete che più si apre il diaframma e più diminuira la profondità di campo (ndr: zona nitida) e di conseguenza tutti gli oggetti alle spalle del nostro soggetto “cadranno velocemente fuori fuoco”.

Questo è esattamente quello che succede con la luce (e mano male!).

Date un’occhiata a questo esempio, per semplicità usiamo la scala delle aperture.

In questa illustrazione abbiamo aggiunto uno sfondo (B):

/
(F)——————————4′——————————(S)——————————4′——————————(B)
\

Assumiamo di avere questo settaggio:

ISO 100
f/4
flash a 1/4 di potenza

E’ lecito ritenere che il che lo sfondo sia di due stop sotto esposto. (4′ → 5.6′ → 8′)

Adesso, cosa succede se spostiamo il nostro soggetto di due piedi (ndr: 0,6 metri) verso il flash?

/
(F)————2′————(S)————————————————6′—————————————————(B)
\

Non appena abbiamo spostato il nostro soggetto “due stop in avanti” lo abbiamo reso due stop più illuminato! Quindi per compensare questa sovraesposizione abbiamo due possibilità:

A) Abbassare di due stop la potenza del flash
1/4 → 1/8 → 1/16

oppure

B) Chiudere un pochino il diaframma
f/4 → f/5.6 → f/8

Tutte e due le scelte faranno si che il soggetto sia correttamente esposto, ma è una scelta “artistica” che dovete fare scegliendo fra una più ridotta profondità di campo (soluzione A), o rimuovere una maggiore quantità di luce ambiente ed avere una foto maggiormente ricca di dettagli (soluzione B). Inoltre, attenzione che a causa della legge dell’inverso del quadrato, il nostro sfondo è ora “quattro stop” sottoesposto!

8′ → 5.6′ → 4′ → 2.8′ → 2′

Fico, che flash mi posso comeprare, quello con numero guida più alto giusto?

Be, in linea di massima si. Ci sono esempio in cui nuovissimi flah hanno numero guida minore del, ad esempio, vecchio di 30 anni Vivitar 285HV che si trova a $89 (via B&H) e eche ha numero guida 120 mentre devi spendere $400 per prendere un Canon 580EXii con lo stesso numero guida. oppure il nuovo Nikon SB-900 che ha numero guida 111.

Ma cosa voglio dire con tutto questo? Be, certamente se comprate i nuovi Nikon o Canon speedlight system, parleranno con la vostra fotocamera con i migliori e più recenti i/e-TTL technology, gli stop a disposizione andranno dalla piena potenza 1/1 sino ad un 1/128, considerate che il Vivitar ha soltanto 1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/16 (si, salta l’1/8). L’SB-900 ha un range di 17-200mm per coprire un largo numero di focali. Ha un sistema per il bilanciamento del bianco per cui comunica alla fotocamere che gelatine monta, tre diverse modalità di illuminazione del soggetto ed un tempo di ricarica velocissimo.

Ma non scartata a priori il Vivitar, è un vero affare per chi ha bisogno di mota potenza. Collegato alla fotocamera con un cavo PC o con un paio di Pocket Wizards e vale tanto oro quanto pesa!

Dopo tutto quello che avete letto, uscite con il vostro flash ( se ne avete già uno), mettetelo in manuale e sperimentate facendo un sacco di foto.

This article has been republished for use at Digital Photography School.

About the AuthorDustin Diaz is an Engineer at Twitter Inc. and a professional photographer with his wife Erin Caton. Together they run Flash Bullet Photography in San Francisco.