Post con tag esposizione
Luciana Ognibene: seconda puntata
5 set

Dopo il primo articolo di Luciana di cui vi ho dato conto qualche giorno fa, ecco la seconda interessantissima puntata in cui Luciana ci parla della gestione della luce.
Un piccolo abstract:
Rieccoci qui con il secondo appuntamento dedicato alla “fotografia fai da te”.
Vi siete esercitate a individuare e correggere gli errori nelle vostre foto? Avete preso confidenza con le inquadrature, la messa a fuoco e il bilanciamento del bianco? Spero di sì perché il post di oggi sarà molto più simile a un’esercitazione pratica: possiamo leggere e parlare di fotografia quanto vogliamo, ma l’unico modo per imparare a fotografare è… fotografare!
Ci eravamo lasciate con un set fotografico molto semplice: luce laterale, proveniente da una finestra, su un tavolo con una comune tovaglia bianca.
e poi parla di:
Esposizione
Compensazione dell’esposizione
Sensibilità ISO
e molto altro ancora…cosa aspettate, andate a leggere l’originale!
Guida al modo manuale per principianti
12 apr
Prima che mi scrivesse Alberto, l’autore di questo post, avevo deciso di non ospitare più nessun autore nel mio blog. Non lo ritenevo più una soluzione appagante ne tanto meno “vantaggiosa”. Ho tolto per cui la pagina “Collaboriamo” e pace. Poi però ho letto il suo blog (dopo la sua email) ed ho deciso insieme a lui di postare questo articolo molto interessante sull’uso del modo M (manuale), spero vi piaccia cosi come è piaciuto a me.
La parola ad alberto:
Questo articolo è dedicato a tutti quelli che desiderano avere il pieno controllo della loro fotocamera, tutti quelli che guardano con timore alla piccola M sul selettore dei modi di scatto, ma anche a chi vuole far fare un salto alle proprie abilità fotografiche. Oggi, finalmente, impariamo ad usare il modo manuale.
Il modo manuale è utile in varie occasioni ed in particolare per imparare bene a controllare l’esposizione. Grazie alla sofisticazione delle attuali fotocamere, spesso possiamo ottenere foto soddisfacenti anche usando i modi automatici o semiautomatici. Quindi, perché sottoporsi alla fatica di imparare a scattare in manuale e alle infinite frustrazioni di foto non riuscite?
La verità è che il modo manuale ci affida la completa responsabilità di ottenere la corretta esposizione e, spinti da questa responsabilità, dobbiamo attrezzarci per imparare ad impostarla correttamente. È come quando da piccoli ci veniva data la responsabilità dei nostri fratelli minori ed eravamo costretti a crescere.
Se il desiderio della conoscenza vi anima, seguitemi.
Non siamo completamente soli
Nell’usare il modo manuale, dovremo impostare i tre parametri del triangolo dell’esposizione, ovvero ISO, apertura e tempo di esposizione (vi consiglio di leggere gli articoli linkati, se per voi sono concetti nuovi), in maniera da ottenere un’esposizione corretta. Come abbiamo già detto, nel modo manuale la fotocamera non ci assiste impostando automaticamente questi parametri. Essa però ci fornisce uno strumento che aiuta a capire se le nostre scelte sono corrette, l’esposimetro.
Come avrete intuito, l’esposimetro serve a misurare l’esposizione. Non ci dilunghiamo in disquisizioni tecniche a riguardo, ci basta sapere che l’esposimetro considera:
- i livelli di luminosità nella scena inquadrata,
- la modalità di misurazione dell’esposizione scelta,
- i valori di ISO, apertura e tempo di posa.

L'esposimetro
Successivamente, determina se la combinazione di questi fattori porta ad un’esposizione corretta, o al contrario ad un’immagine sovraesposta o sottoesposta. Quest’informazione viene visualizzata attraverso un indicatore come quello nella figura qui a lato. Esso è solitamente visibile sia all’interno del mirino della fotocamera, sia sullo schermo (ovviamente solo se abbiamo selezionato il modo manuale) sia sul display a cristalli liquidi di cui dispongono le fotocamere di fascia medio-alta vicino al pulsante di scatto. Cosa ci comunica questo indicatore?
Il modo in cui l’indicatore mostra le informazioni può variare a seconda del modello e della marca della macchina fotografica, ma comunque è possibile generalizzare alcuni elementi:
- quando l’indicatore si sposta verso destra, ovvero verso i numeri positivi, vuol dire che la foto risulterebbe sovraesposta,
- quando l’indicatore si sposta verso sinistra, ovvero verso i numeri negativi vuol dire che la foto risulterebbe sottoesposta,
- se l’indicatore è a zero, l’esposizione è corretta.
I numeri servono a comunicare di quanti stop interi l’esposizione è sovra o sottoesposta, mentre i segni tra un numero e un altro indicano le frazioni di stop (1/3 e 2/3).
In alcune fotocamere, l’indicatore è visualizzato in verticale, in altre (per esempio nella mia Nikon D3000) la scala è invertita, ovvero i numeri positivi sono a sinistra e i numeri negativi sono a destra.
Facciamo un esempio
Ora, se potete, prendete in mano la vostra fotocamera e impostatela sul modo manuale (magari anche accendetela). Leggete cosa dice l’esposimetro:
- se è spostato verso i numeri negativi, aumentate il tempo di esposizione fino a portarlo a zero,
- se invece è in territorio positivo, diminuite il tempo di esposizione fino a portarlo a zero.
Leggete il tempo di esposizione e annotatelo. Ora, mantenendo fissa l’inquadratura (per non modificare la luce ambientale), aumentate il tempo di esposizione sino a raggiungere la prima tacca intera dopo lo zero (o prima, a seconda di come è fatto il vostro esposimetro). In altre parole, raggiungete la tacca corrispondente al +1, ovvero ad una foto sovraesposta di uno stop. Leggete nuovamente il valore del tempo di esposizione e vi accorgerete che è esattamente uno stop superiore al valore annotato precedentemente. Talvolta potrebbe non essere uno stop esatto a causa del fatto che comunque l’esposimetro non è preciso “al millimetro” (se il concetto di stop vi è nuovo vi consiglio di leggere gli articoli su triangolo dell’esposizione). La stessa procedura può essere ripetuta modificando l’apertura o provando a sottoesporre invece che a sovraesporre.
Questo esempio è utile per capire come si utilizza l’informazione presentata dall’esposimetro. Quando è spostato verso i numeri positivi, per portarlo verso lo zero abbiamo tre opzioni (che possono essere anche combinate):
aumentare il valore dell’apertura,- ridurre il tempo di esposizione
- ridurre l’ISO.
Viceversa, quando è spostato verso i negativi le opzioni sono:
usare valori più bassi per l’apertura,- usare valori più alti per il tempo di esposizione,
- usare valori più alti per l’ISO.
Inoltre, l’esposimetro ci indica anche esattamente di quanto dobbiamo correggere questi valori (a meno che l’esposizione non sia fuori scala).
Come modificare ISO, tempo di esposizione e apertura
Chiaramente, se non avete idea di come controllare i parametri del triangolo dell’esposizione sulla vostra macchina fotografica, l’esempio appena descritto non serve a nulla. I controlli su cui agire dipendono dalla marca e dal modello della vostra fotocamera. Generalmente, sulle reflex, sono presenti una o due ghiere dietro e davanti al pulsante di scatto che controllano apertura e tempo di esposizione. Ruotandole aumentiamo o diminuiamo il valore di questi due parametri. Quando la ghiera è una sola, come sulle reflex digitali più economiche, essa controlla solo tempo di esposizione o apertura e per modificare l’altro parametro è necessario premere in contemporanea un pulsante apposito. Per controllare l’ISO è spesso necessario entrare nel menù o usare il pulsante apposito. Questa apparente scomodità non è comunque così pesante in quanto, per correggere l’esposizione, ci troveremo molto meno spesso a modificare l’ISO piuttosto che l’apertura o il tempo di posa.
Con gli altri tipi di fotocamere, le compatte e le bridge, purtroppo ho poca esperienza diretta. Solitamente queste presentano molti meno comandi fisici e richiedono invece di agire via software, ovvero entrare nei menù. Quindi il consiglio è sempre quello di dare un’occhiata al manuale della vostra fotocamera in cui sarà sicuramente specificato come agire su apertura, tempo di esposizione ed ISO (ovviamente solo se la fotocamera dispone dei modi semiautomatici e manuale).
No pain, no gain
Gli anglosassoni usano questo modo di dire per spiegare che senza fare fatica e mettersi in difficoltà non si fanno progressi. Vale anche per noi appassionati di fotografia che vogliamo padroneggiare il modo manuale e il triangolo dell’esposizione. Una volta capito come funzionano l’esposimetro e i controlli sulla nostra fotocamera, doppiamo solo fare pratica, pratica e ancora pratica e prepararci a buttare via un sacco di foto. Credo però ne valga la pena, perché anche se useremo di rado il modo manuale, quanto imparato nel processo di apprendimento rimarrà con noi e ci aiuterà in ogni scatto.
So che l’argomento può essere un po’ ostico, se avete domande e richieste di chiarimenti, non esitate a condividerle nei commenti!
Se questo articolo vi è piacituo, venite a trovarmi sul mio sito, www.fotocomefare.com, dove trovate numerosi altri articoli per imparare a fotografare. Mi trovate anche su Facebook, alla fan page di FotoComeFare.
L’esposizione di una volta
3 feb

Gironzolando ho trovato un’articoletto interessante ed “antico” sul metodo usato un tempo per il calcolo della esposizione utilizzando la regola del 16. Di cosa si tratta?
Una volta si imparava a memoria questa semplice regoletta:
1. tempo di scatto = 1/ISO
2. Aperture = [ f/16 -> sole ] – [ f/11 -> cielo velato ] [ f/8 -> coperto ] [ f/5.6 -> contrasto forte ]

Ma non preoccupatevi, il nostro caro amico Alessandro Scarcella sul suo blog Counter-clock world ne parla abbondantemente ed in maniera esaustiva per cui non ha senso rifare la stessa cosa due volte (sono molto pigro ed indaffarato ultimamente).
Leggete, leggete e fate anche voi un tuffo nel passato, se eravate li ai tempi, oppure appagate o novelli la curiosità di sapere come si viveva senza esposimetro ^_^
Altra interessante discussione la trovate qui sul forum del Nikon Club.
Le seguenti immagini sono riprese dal forum su citato:
Si ringraziano per questo nell’ordine: enrico ed epipactis!
Motion Blur o se preferite Mosso Creativo
11 nov
Dopo aver letto l’interessante post How to Capture Motion Blur in Photography su DPS scritto da Darren Rowse, mi è venuta voglia di parlare di mosso creativo o se preferite Motion Blur.
Contrariamente a quanto si possa pensare, le foto mosse non vengono soltanto quando si sta fotografando un soggetto in movimento come può essere una corsa automobilistica od una partita ci calcio ad esempio. Le foto mosse oltre ad essere un errore, se non si è padroni della tecnica, posso diventare un qualche cosa di molto, molto affascinante.
Date un’occhiata agli esempi riportati qui.
Belli è? Be, nulla di troppo complicato, ancora una volta c’è da ribadire che la buona conoscenza della tecnica fotografica ci permette di fare cose che altrimenti non sarebbero alla nostra portata.
ALCUNI INDICAZIONI Continua >
Sottoesporre o Sovraesporre ?
4 ott
Non ho fatto altro che “scoprire” che la vera esposizione, per il digitale, è quella cosi detta “a destra” dove si portano le alte luci sul confine destro dell’istogramma quasi a volerle far sparire. In sostanza non è vero che, per il digitale, sottoesporre leggermente e recuperare poi in camera chiara sia la giusta strategia.
Sapevo che la risposta del sensore è diversa in quanto lineare da quella della pellicola ma non associavo a questo la possibilità/dovere di cambiare strategia di esposizione!
Da che parte state? A destra o a sinistra?
In pratica, come ho accennato prima, il discorso sul fatto che sia meglio, in digitale, sottoesporre per non bruciare le alte luci, recuperando poi in camera chiara con il software sembrerebbe essere una gran cazzata! In realtà la corretta esposizione in “digitale“ (scattando in RAW) è quella che ci permetterà di sovraesporre leggermente l’immagine sino al caso limite di avere la sensazione che le alte luci siano un po’ pelate ma senza che esse lo siano in verità. Ma leggete oltre e capirete.
Leggete la traduzione del documento “Raw Capture, Linear Gamma, and Exposure” di Bruce Fraser; lo trovate in allegato alla fine del post o cliccando sul link precedente.
Bruce, Scozzese, emigrato a S.Francisco, ha effettuato studi sulla visione umana e sulla sua correlazione con la fotografia. E’autore del libro “Real World Camera Raw” pubblicato da “Peachpit Press” nel Agosto 2004.
Forse la differenza più grande tra le riprese fatte su pellicola e le riprese digitali è il modo in cui i due mezzi rispondono alla sollecitazione della luce. La pellicola risponde allo stesso modo dei nostri occhi, il silicio del sensore no.
Se siete intenzionati ad ignorare questa semplice differenza perché di scarso interesse, sappiate che, cosi facendo, perderete l’occasione di conoscere alcune importanti informazioni su come il silicio influenzi, o dovrebbe, il modo di esporre una immagine.
Se esponete in digitale come se foste su pellicola per prima cosa rischierete di non sfruttare a pieno la gamma dinamica offerta dal vostro sensore e di avere una maggiore quantità di disturbo (rumore) alle basse luci.
La pellicola ha una risposta alla luce simile al nostro occhio e cioè non lineare. Molti dei nostri sensi offrono una risposta non lineare per via di un meccanismo di “compressione“ che ci permette di recepire le informazioni esterne senza che esse sovraccarichino i nostri sensi.
Se prendete in mano una pallina da golf e poi ne aggiungete un’altra non vi accorgerete che il peso è raddoppiato. Se si mettono due cucchiaini di zucchero nel caffè al posto di uno, non sentirete il caffè due volte più dolce. Se ascoltate il vostro stereo ad un certo volume e poi ne raddoppiate la potenza non sentirete due volte più forte. Se si raddoppia il numero di fotoni che raggiungono il vostro occhio, noterete un aumento della luminosità, ma non che la scena e due volte più luminosa.
Grazie a questo meccanismo ci permette di lavorare in un rage infinito di stimoli. I nostri occhi possono passare dall’osservare una stanza buia ad osservar il sole senza che siano sovraccaricati sensorialmente. Questa differenza può raggiungere anche un fattore di differenza pari a 10’000 o più.
Ma i sensori delle nostre fotocamere non seguono il comportamento dell’occhio umano. Essi registrano i fotoni (ndr: la luce) in maniera lineare. Al raddoppio del numero di fotoni che lo colpiscono, si ha un raddoppio del segnale in uscita.
Un'immagine RAW catturata in maniera lineare (senza interventi). Appare evidentemente molto scura, pur contenendo, al suo interno, tutte le informazioni necessarie.
L’istogramma del'immagine ci mostra che la maggior parte delle informazioni si trovano nella parte delle basse luci.
- Questa è la curva gamma applicata. Dopo l’applicazione di questa curva l’istogramma ci mostra come le informazioni siano distribuite in maniera più corretta.
Questo significa che scattando con una fotocamera con una risoluzione di 12 bit avremo a disposizione 4096 livelli (2 12 livelli), quindi il livello 2048 indica che il sensore ha ricevuto la metà dei fotoni del livello 4096.
La “cattura lineare” ha implicazioni importanti per ciò che riguarda l’esposizione. Poniamo che la nostra fotocamera (il suo sensore) abbia una gamma dinamica di 6 stop, la metà dei 4096 livelli (ndr: 2048) sarà dedicata alle alte luci (primo stop), al secondo 1024, al terzo 512, al quarto 256, al quinto 128 ed infine, al sesto, l’ultimo, quello che rappresenta le ombre più scure solo 64 livelli.
Cattura Lineare
Sarai molto tentato di “spegnere” il sole brillante sottoesponendo, ma se lo fate rischiate di sprecare un sacco di bit che la vostra fotocamera potrebbe catturare rischiando in’oltre di introdurre dell’inutile rumore nei mezzi toni e nelle ombre. Se sottoesponete nel tentativo di mantenere i dettagli delle alte luci vi e poi vi rendete conto che dovete schiarire le ombre otterrete, avendo a disposizione soltanto 64 livelli, un rumore esagerato ed un fastidiosissimo effetto posterizzazione.
Una corretta esposizione è importantissima per il digitale cosi come lo è per la pellicola. Per il digitale però una corretta esposizione significa tenere le alte luci il più vicino possibile al limite dell’istogramma ma senza farle uscire fuori. Molti fotografi chiamano questo “Esporre a destra” proprio perché si tende a spostare il più possibile le alte luci sulla destra dell’istogramma.
Si noti che l’istrogramma della vostra macchina fotografica mostra l’istogramma della conversione in JPG della stessa operata dal software della vostra Relfex, la quale ha applicato delle impostazioni preprogrammate allo scopo di far apparire la foto “come se fosse” registrata su pellicola. Questo implica che molti istogrammi mostrano che le luci sono al limite mentre in verità non lo sono.
Ci sono fattori molto più importanti che determinano la buona riuscita dell’esposizione in digitale. La risposta di una fotocamera impostata su ISO 100 può essere più simile a ISO 125 o addirittura ISO 150 (o per qualche problema a ISO 75). Vale la pena spendere un po del vostro tempo per cercare di capire la reale sensibilità della vostra fotocamera alle varie velocità e scoprire cosi quanto il vostro istogramma sia lontano dalla corretta segnalazione del highlight clipping.
Un po di fonti sparse:
2. Understanding Digital Raw Capture
3. LaStampa.it – Capire l’esposizione
4. Sottoesporre o Sovraesporre ? (RAW, Gamma Lineare e corretta Esposizione)
Vi consiglio vivamente di andare a leggere ques’ultimo link dove Guglielmo Braguglia oltre a tradurre anche esso, ma porc ad averlo beccato prima, lo stesso articolo dimostra con degli scatti propri quanto esposto.
Leggere un istogramma
30 ago
Vi è mai capitato di cercare di capire dal display della vostra amata, parlo della reflex (ma non solo), se la foto che avete appena scattato è correttamente esposta oppure no ma con il sole diretto non si vede una mazza? Oppure di scattare in notturno dove l’eccessiva luminosità del display falsa la lettura dell’immagine? (in questo caso vi consiglio di abbassare la luminosità del display di almeno uno stop).
Molti fotografi, specialmente se alle prime armi, considerano l’istogramma una cosa superflua se non inutile. In effetti non è fondamentale ma può, come nei casi descritti sopra, essere di grande aiuto. Non per nulla è una delle novità portate dal digitale maggiormente apprezzate dai professionisti.
Per di più oggi praticamente tutte le fotocamere, reflex o meno, offrono la possibilità di visualizzare un istogramma (prima e/o durante e/o) dopo lo scatto.
Ma iniziamo subito dando una bella defiizione definizione.
Un istogramma è semplicemente un grafico che mostra in che modo sono distribuiti i pixel scuri e quelli luminosi in una data immagine digitale ed in genere mostra una distribuzione delle tonalità quasi perfetta, che coprono approssimativamente una gamma dinamica di 4 stop, dalle ombre più profonde sulla sinistra fino alle luci più brillanti alla destra. Questo rientra perfettamente nell’ampiezza di circa 5 stop che è quella della gamma dinamica della maggior parte dei processori digitali.
Per fare un parallelo, pensate all’equalizzatore dello stereo di casa. Stessa cosa, quello però mostra la distribuzione delle tonalità e non dei pixel, a destra i bassi e a sinistra gli alti, tenetelo a mente. Ah, l’equalizzatore a destra ha i bassi e a sinistra gli alti, tutto il contrario dell’istogramma ;-)
Tenete anche presente che la misurazione della luce (in termini esposimetrici) vi indicherà, lo so che lo sapete ma meglio ricordarlo, quale sia la giusta impostazione di sensibilità tempi e diaframmi per ottenere la corretta esposizione di (ad esempio) un cartoncino grigio al 18%, tirando fuori una immagine con un “mezzo tono” perfetto.
La misurazione può essere stata eseguita perché la macchina fotografica esamina una determinata quantità di zone della scena da fotografare e ne fa una media, oppure perché il fotografo misura le luci, le ombre e qualche altra zona della scena autonumamente e decide che quella particolare impostazione può essere un buon compromesso per realizzare quel determinato scatto. Non vogliamo trattare l’argomento perché complesso e richiede una preparazione dell’argomento che per ora non ho tempo di affrontare ^_^
Tenete SEMPRE conto che non esiste la “giusta” esposizione ma soltanto quella giusta per voi. C’è sempre un compromesso con qui dovrete fare i conti.
Un istogramma spostato a sinistra indica un’immagine in cui la maggior parte dei pixel sono ammassati verso il limite sinistro del grafico, indicando una sottoesposizione. L’immagine è troppo scura.
A destra abbiamo la situazione opposta, i pixel chiari sono in maggioranza ammassati contro il limite destro, indice di sovraesposizione.
L’immagine è troppo chiara.
L’istogramma al centro descrive un’immagine correttamente esposta, in cui vediamo pochi pixel molto scuri, la maggior parte nella zona intermedia, e pochi pixel molto chiari. Questa è la distribuzione ideale che si riscontra nella maggior parte delle fotografie dove tutti gli elementi sono ben illuminati.

Immagine esposta "correttamente" con istogramma a collina.
Naturalmente, come tutte le regole, anche questa ha le sue brave eccezioni. Se noi riprendiamo una scena notturna o un tramonto, avremo un istogramma abbastanza simile al nostro esempio di sinistra, pur avendo correttamente impostato i valori di apertura e velocità di scatto. Infatti un tramonto è di per sè una scena con prevalenza di toni scuri.
L’immagine di Jessica, qui sopra, anche se ha un istogramma sbilanciato a sinistra non può dirsi sbagliata essendo la sua esposizione frutto di una mia scelta consapevole con la quale volevo ottenere un effetto high key.
Emanuela De Luca: la mia prima mostra
6 mag
inserito originariamente da manupiripiri / Emanuela De Luca.
Ieri, come faccio sempre la sera, stavo dando un’occhiata alle ultime foto dei miei contatti su Flickr e vengo colpito dalla locandina che vedete sopra.
L’ha pubblicata manupiripiri al secolo Emanuela De Luca mettendo come descrizione:
In esposizione dall’8 al 13 maggio.
INTERPRETO IL BIANCO E NERO II EDIZIONE
c/o Associazione Culturale Spaziodarte
via di Monteverde 57A – Roma10 fotografi emergenti espongono i loro lavori confrontandosi sul tema del bianco e nero, liberi di interpretare ciò che li circonda e li emoziona attraverso la fotografia.
Vernissage sabato 8 maggio ore 19.00
Fooorte! E allora decido di farle pubblicità, ma anche di fargliela pagare ;-)
Cosi la costringo a scrivermi due righe per presentare la sua prima mostra, ecco cosa mi ha risposto:
“La mia prima mostra.”
stato d’animo, cosa da fare, cose fatte, come ho scelto le foto ecc ecc
Sinceramente non mi sento pronta per un’esposizione.
Da amante della fotografia e dell’arte, credo sia necessario avere un progetto ben strutturato da proporre, per non rischiare “di bruciarsi” prima del tempo (ndr: sono pienamente d’accordo con te).
Tuttavia, avere la possibilità di mostrare le proprie fotografie al di fuori di uno spazio puramente virtuale, quale Flickr per esempio, è un buon modo per mettersi alla prova e comprendere il livello a cui si è arrivati.
Quando ho letto dell’iniziativa promossa dall’Associazione Culturale Spaziodarte, che cercava adesioni per la II edizione di una collettiva sul tema del bianco e nero, ho pensato che forse era arrivato il momento di superare quella indecisione cronica che mi caratterizza, concretizzando finalmente qualcosa.
Mostrare le mie fotografie e confrontarle con quelle di altri – di livello nettamente superiore – in uno spazio reale, tangibile e, soprattutto, con tanta visibilità, significa poter superare una sorta di blocco che, fino a questo momento, mi ha impedito di concludere una serie fotografica.
Mille idee e foto scattate in questi due anni ma nulla di così sensazionale da poter creare un vero e proprio portfolio fotografico.
Poi è arrivata Eve.
Eve è il soggetto di questa piccola esposizione.
Eve La Plume, la diva del Burlesque del Chiambretti Night. Un’artista eccezionale, di una sensualità pazzesca in assoluta contrapposizione con il suo animo gentile e disponibile.
Ho avuto la fortuna di incontrarla ad una delle serate organizzate da ZouZou, la prima boutique by women for women a pochi passi da Piazza Navona, dove l’erotismo viene esaltato dalla qualità, dal design e dal glamour degli oggetti in vendita, grazie alle magnifiche donne che la gestiscono (ndr: poi ne parlimo a 4 occhi gh gh gh).
Armata della mia Nikon, una volta al mese, Les Zouzettes mi danno la possibilità di immortalare le serate dedicate ad un pubblico femminile, in cui ci si confronta su tematiche legate non solo alla sessualità ma anche alla psicologia femminile in genere; un appuntamento al femminile che ogni volta prende spunto da un tema diverso e dove le partecipanti abbandonano le loro vesti ordinarie per immergersi in un’atmosfera sensuale e ironica.
Ho trascorso un pò di tempo in camerino con Eve mentre si preparava per lo spettacolo che avrebbe offerto alle ospiti de Les Zouzttes e, tra una chiacchera e l’altra, ho fotografato tutto il rito della vestizione, che lei è solita preparare da sola con gran cura e dedizione.
Le foto che ho selezionato sono per lo più ritratti – il genere che prediliggo – che appunto documentano varie fasi della sua preparazione fino al raggiungimento del “prodotto finale”.
In tutta sincerità, credo di aver realizzato foto migliori di queste ma la logica di un’esposizione è quella di raccontare una storia o, comunque, mettere insieme degli scatti che abbiamo un senso o un particolare significato nel loro insieme. Da qui la scelta delle otto fotografie esposte.
E’ d’obbligo un ringraziamento a Giancarlo, che gestisce lo Spaziodarte, che mi ha dato la possibilità di far parte di questo evento, alla mia modella d’eccezione, Eve La Plume, a Les Zouzettes - Tiziana soprattutto - per avermi dato la possibilità di partecipare alle loro serate pur non essendo una fotografa professionista, e, infine ma non in ultimo, a Marco, il mio amato sponsor!
Che fatica!!!! spero vada bene…vista l’ora e la stanchezza ci saranno un casino di refusi!!!
Non so come ringraziarti.
baci
manu























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