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Quanto valgo?
7 set
Approfitto della riflessione di Tommaso Tani sul gruppo Fotografi Italiani su facebook per dare un semplice consiglio a tutti NOI.
Alla domanda quanto valgo non si può sperare di trovar risposta, almeno quasi mai, postando foto su gruppi come Flickr o 500px o partecipando a forum nei quale il livello medio è il nostro stesso.
Certo delle volte capita di incontrare, come ho avuto la fortuna di fare io, persone davvero valide in gamba preparate e competenti che ti fanno nero con cognizione di causa e via dicendo.
Ma non sempre ahime capita.
Il mio consiglio?
Semplice, fate un piccolo sforzo, pagate un professionsita serio che vi faccia una lettura portfolio altrettanto seria!!!
Vi dirà chi siete e cosa vi manca e sopratutto sei una merda se sei una merda, da li la strada sarà tutta in discesa, una volta rimessi i piedi per terra potrete correre verso la perfezione cosa che rimane difficile se non si scende dal piedistallo in cui ci si auto colloca.
Ah, Tommaso diceva questo:
[Avviso, post molto lungo]
Ciao, faccio parte del gruppo da un po’ anche se partecipo relativamente poco alle discussioni – anche se mi piace molto leggervi e lo trovo molto interessante.
vorrei condividere con voi una riflessione un po’ impegnativa e che sotto alcuni aspetti potrebbe darvi fastidio, ma mi sento “in dovere” di farla e spero che possa servire un minimo a qualcuno di voi.
Mi rivolgo in particolar modo a quelli più piccoli e che si trovano in procinto di fare delle scelte importanti.
Mi sono accorto che frequentemente ritorna fuori la questione degli studi, se servono i corsi e, ultimo in termini temporali, sulle “lauree in fotografia”: al di là delle opinioni sui corsi nello specifico vorrei mettervi in guardia su cosa vuol dire prendere la decisione di studiare fotografia. Anzi, meglio: vorrei mettervi in guardia su cosa vuol dire decidere di studiare fotografia frequentando i social network. Vi dico questo perchè mi sono accorto di essere più “vecchio” della maggior parte di voi e perchè sono già passato per quelle fasi in cui bisogna decidere cosa fare della vita.Premetto che il mio intento non è quello di distruggere le vostre aspiranti carriere da fotografi o fare del terrorismo psicologico demoralizzandovi. Vi voglio solo far capire come – per voi che vi trovate a fare una scelta importante in questi anni – questo gruppo, così come flickr e facebook o qualsiasi altro social, non rappresentano un buon modo per capire se si è portati o meno. Mi spiego: qui dentro siamo relativamente pochi e relativamente inesperti, almeno per quanto riguarda un livello professionale (dove per professionale si intende un qualcosa che ti faccia mangiare e permetta di vivere). Per quanto sia costruttivo confrontarsi in questo gruppo, quello che esce da qui non può essere in alcun modo un serio criterio per capire se per voi vale la pena investire la vita nella fotografia. È chiaro che può essere il sogno di tutti, magari è stato anche il mio, ma quello che si vuole fare più avanti è roba seria. Purtroppo all’interno di qualsiasi gruppo di facebook, per forza di cose, c’è una tendenza autoreferenziale che alla fine ti porta a credere che possa essere un buon campione per giudicare i propri lavori. Lo stesso è Flickr e così dicendo: gli unici giudizi seri possono arrivare solo dal mondo del lavoro, da chi lo fa veramente ogni giorno per tutto il giorno, dai professionisti insomma. C’è anche molta riluttanza a darsi dei commenti negativi o delle critiche, pur sempre costruttive – non per mancanza di chissà quale coraggio, ma semplicemente perchè magari non ne abbiamo le competenze! O ancora, fare delle fanpage con migliaia e migliaia di fan, può essere totalmente fuorviante.Non voglio sminuire il nostro dialogare qui dentro oppure la condivisione delle esperienze sui social network (sono il primo che vive di Flickr), voglio solo spingervi a mettervi alla prova su un terreno da cui potete veramente farvi un’idea. Insomma, è come fare un sondaggio sulla qualità di vita chiedendo solo ai vostri vicini e scoprire che vivono tutti come voi. In statistica è un classico errore di scelta del campione di riferimento.
Ok, scusate il mega papiro ma ci tenevo a mettervi in guardia visto che le discussioni sul vostro futuro escono sempre più spesso.
Enjoy :)
Ed io ho consigliato questo:
Manca una possibile soluzione…hai parlato del “problema” ma non hai suggerito una soluzione il che potrebbe significare, mi dirai tu, che più di mettere in guardia cercavi una possibile soluzione.
Il problema, la piaga o il punto debole di forma gruppi e via dicendo come questo è appunto l’auto referenzialità. Metto una foto, magari dico anche “scusatemi per lo spam” o “che ne dite” nella speranza di ricevere semplicemente dei massaggini dell’ego e guai a chi lascia una critica anche costruttiva.
Io un consiglio ve lo do. Pagate un prefessionista che vi faccia una lettura portfolio SERIA
Qui scrissi due righe a riguardo, magari servono.
http://www.adolfo.trinca.name/wordpress/index.php/ta g/portfolio/
Il vostro parere è assai gradito.
Celeste Messina: Una donna è…
23 giu
314/365 Una donna è…, inserito originariamente da Celeste Messina.
…le sue scarpe!
Amo le scarpe come poche altre cose al mondo!! E pensare che non molti anni fa non le calcolavo minimamente… Mi sentivo quasi “superiore” a tutte le donne che morivano dietro ad un paio di costosissime scarpe che non si sarebbero mai potute permettere o a tacchi vertiginosi da far male ai piedi dopo poco… Quanto avevo da crescere ancora!
Dal menefreghismo più assoluto all’adorazione!!
Credo che le scarpe siano una sorta di biglietto da visita…un “piacere, questa sono io”…
Avendo bisogno di un decoltèe chiaro sono finita in un negozio che credevo chiuso da anni ed ho trovato il paradiso! Non una scarpa che non mi piacesse… No aspetta…che paradiso?! Un inferno totale! Il mondo di ghiande di Scrat! Il negozio di caramelle di un bambino troppo basso! La barbie dell’amica! Ahhhhhh…
Ne sono uscita divisa a metà: una parte raggiante con in mano la scatola; l’altra avvilita per tutto il bendiddio lasciato dentro…
Sceicchi di tutto il mondo…fatevi avanti!!! ;)
ndr: Io ho un progetto che riguarda le donne e le loro scarpe e leggere questo post su Flickr di Celeste è stato davvero imprevisto ed ha risvegliato in me la voglia di portare avanti la cosa, grazie Celeste!
Negativo e file Raw diversi? ma de che!
4 apr
Quello che segue è il commento che ho lasciato sul gruppo Flickr di Fotografia Reflex nel quale si discuteva se inserire nella rivista alcune pagine che trattassero esclusivamente l’analogico. Come potete leggere si è poi finiti sull’eterna “guerra” fra analogico e digitale ed ho avuto uno scambio di idee con Ferod circa l’esistenza o meno delle sviluppo del negativo in digitale.
Faccio questo post perché ritengo interessante la discussione che ne è nata ed anche dare qui il mio parere, voi che ne pensate?
Comunque non so se la tua era voglia di scherzare o meno o di fare un po di polemica o meno ma ti dico che lo lo sviluppo del negativo esisteva allora ed esiste ancora.
Ma facciamo cosi, magari dico cosa intendo io per sviluppo cosi partiamo da un dato (il MIO per carità): per sviluppo intendo qualsiasi procedimento atto alla rivelazione dell’immagine latente. Poi se lo si ottiene con l’uso di sostanze chimiche o con l’uso di software a me non importa.
Essendo il RAW un formato non direttamente utilizzabile, cosi com’è come non lo era un negativo appena esposto, vi è la necessità di intervenire per trasformare una serie di dati in un’immagine bitmap visualizzabile e/o stampabile.
Se poi non ti piace il nome sviluppo digitale troviamone un’altro, magari convinciamo il mondo ad adottarlo (sto facendo polemica).
E mo fattene un’altra de risata dai. Ops…avevo detto…va be aho, gnofatta!
E’ per chi mi chiedesse “e se scatto in jpeg” rispondo che fa la stessa cosa che si faceva scattando con le istantanee (Polaroid).
Fotografia Reflex: De pellicola e dintorni
15 mar
Vi consiglio vivamente di dare una letta al post, come sempre accade in quel gruppo, interessantissimo sulla possibilità o meno di riproporre articoli sulla fotografia analogica (non me ne voglia il direttore Forti) nella nostra amata rivista Fotografia Reflex.
Vi riporto l’intervento di Giulio Forti, il direttore di Fotografia Reflex, che dice:
La richiesta di Lehasnikro e di spiderfrank sul tema bianconero analogico e la lunga catena di interventi mostra che la questione esiste e che esista una voglia di fotografare con un mezzo chimico di estrema bellezza e manualità.
La discussione inconsciamente rilancia l’idea vagante da tempo in redazione di riprendere l’argomento su FR. Dicendo manualità, intendo quel gusto irripetibile che tutti coloro che per la camera oscura sono passati conoscono bere: la sfida senza compromessi con se stessi nel portare a termine il processo con le proprie mani, senza software di supporto. Ovvio che si possa immaginare amche la via ibrida che consiste nello sviluppo della pellicola (facile) e nella stampa digitale via scansione.
Se è vero che il sistema all’alogenuro d’argento non aveva più molti modi di perfezionarsi, altrettanto lo è il sistema digitale oggi perché, dopo 15 anni, strizzati come limoni gli elementi base l’industria non sa più come innovare e quindi ripiega su soluzioni di marketing per mantenere vivo il mercato.
Chi ha avuto esperienza analogica, sa che una reflex digitale va usata nello stesso identico modo. Insomma, che non c’è un modo digitale per fare fotografie. Non è vero, d’altro canto, che scattare con pellicola significhi usare la testa. O ce l’hai, o non ce l’hai, la testa. Fatta salva ogni sua utile e riconosciuta caratteristica usata con la testa, il digitale ha reso possibile a chiunque di vedere la fotografia sul display, ciò che è la chiave del suo successo commerciale e della risultante massificazione culturale.
Quell’ansia da ricerca del negativo perfettamente esposto è scomparsa, sostituita dell’ansia da menu, da colorimetria, da bilanciamento del bianco, da rumore, da profili colore… Il tutto ancora perché il sistema fa una fatica boia ad emulare la semplicità della ripresa analogica. Dubito che riprendere l’argomento sulla rivista basti a far ripartire il gusto della fotografia su pellicola, penso però che un certo numero di lettori apprezzerà e che altri potranno incuriosirsi.
Ci ragioneremo in modo più approfondito. E voi aiutateci a chiarirci le idee.
Ovviamente vi consiglio di andare a leggere tutto il post dove troverete i pareri di gente come Claudia Rocchini o Le Ali.
Claudia Rocchini: Sdoganiamo igitur
1 gen
La cosa si fa interessante, sul blog di Claudia Rocchini è intervenuto in “risposta” a Smargiassi niente popo di meno che Giulio Forti (per chi non lo sapesse direttore di Fotografia Reflex). La sua analisi, manco a dirlo è stata fredda lucida e a dir poco devastante.
Io vi consiglio di andarla a leggere, c’è anche la risposta di Smargiassi.
La risposta dei Pixel
28 dic
Ecco la replica di Smargiassi al mio commento, del quale lo ringrazio. Non avendo la possibilità di replicare direttamente sull’articolo dello stesso lo faccio qui, nella speranza che lo legga.
Questo è il mio commento (22 dicembre 2010 alle 14:50):
Salve a tutti.
Grazie Smargiassi per la possibilità di discutere di un argomenti cosi controverso e delicato.
Siccome la stimo e siccome la sua mi è sembrata “semplicemente” una giustificazione comandata, spero di sbagliare, le faccio una domanda precisa:
Lei pensa che il comportamento di Repubblica.it sia stato corretto?
A me il prima prendo e poi in caso – soltanto se mi contatta qualcuno – vedrò cosa fare, mi sembra un comportamento scorretto e credo anche illegale.
E per capire meglio, la redazione dopo l’appropriazione indebita delle immagini (credo si chiami cosi e se cosi non è chiedo scusa), ha comunque contattato gli autori avvisandoli della modifica e della pubblicazione delle loro foto, magari offrendogli un compenso?
Ma come ho detto credo, anzi spero, di aver capito male.
Pensi che fra le righe del suo articolo mi sono messo in testa che vi fosse un messaggio del tipo siccome tutti rubano rubare e bene.
La saluto e la ringrazio se vorrà pubblicare e dare una risposta a queste domande (un porovocatorie in verità).
Adolfo Trinca
E questa la sua risposta (22 dicembre 2010 alle 15:39):
@adolfo.trinca
Avrei appena promesso di replicare solo con un intervento riassuntivo, ma lei mi costringe…
Nessuno mi ha comandato giustificazioni. E non devo dare altre prove della mia libertà di giudizio se non la mia carriera di giornalista i cui prodotti sono disponibili a chiunque, gratuitamente. Se non si rpesuppone l’onestà dell’interlocutore non vale neanche la pena fargli domande.
Io penso che repubblica.it abbia sbagliato se ha riprodotto foto coperte da copyright. Su come sia andata la vicenda fra redazione e fotografi ho detto fin dall’inizio che non è argomento di questa discussione, visto che è già stato affrontato nella sede giusta, e questo non è lo sportello reclami di Repubblica, è un blog di discussione.
Ridurre il mio lunghissimo argomento a una frasetta come “tutti rubano dunque è giusto” è una semplificazione che non fa onore all’intelligenza. Posso essermi spiegato male, ma temo ci sia anche poca voglia di capire e molta di sfogarsi con chi ha avuto semplicemente il coraggio di sedersi a un tavolo di discussione e invitare tutti ad accomodarsi.
Ma pazienza. Se non avessi le spalle robuste avrei aperto un blog di giardinaggio.
Il Fotocrate
Innanzi tutto grazie della sua risposta che per quanto mi riguarda chiarisce una cosa non da poco. Lei ritiene, come ha scritto, che nell’eventualità che Repubblica abbia pubblicato foto coperte da copyright la cosa è sbagliata. Il resto verrà deciso in altre sedi.
A me premeva sapere questo.
Come le ho scritto alla fine del mio commento volevo essere un po provocatorio e mi tengo stretto il suo giudicare come “offesa all’intelligenza” il mio commento.
Purtroppo o per fortuna sono un tipo di persona che non crede nel delitto di lesa maestà e sono convinto che tutti possiamo sbagliare e che a tutti si possa chiedere conto delle proprie opinioni ed azione ed è quello che ho “semplicemente” e goffamente cercato di fare con Lei. Un comportamento antipatico, maleducato e senz’altro da vili sarebbe stato quello di rifugiarmi su Facebook o sul mio blogghino a sparlare di lei senza darle la possibilità di replica.
Prima di concludere e per esser chiari le voglio dire che non penso a lei come ad un difensore della Repubblica ne al bersaglio delle frustrazioni di chi è stato derubato (parlo in generale) ma come ad un giornalista che ha avuto il fegato di mettersi a tavolino con centinaia di persone e discutere di un argomento assai scottante, sopratutto per la sua posizione all’interno di Repubblica. La mia stima nei suoi confronti le assicuro è maggiore di quella di ieri.
Come lei stesso ha scritto “Ho scoperchiato senza che nessuno me lo chiedesse una pentola di rabbie e frustrazioni che bollivano e mi sono beccato un po’ di schizzi infuocati che probabilmente non erano diretti a me”.
Contento della sua risposta la ringrazio ancora di averci dato la possibilità di discutere della cosa.
L’altra parte dei Pixel
23 dic
Sul blog di Claudia Rocchini, Luca Farinelli, uno dei fotografi che ha subito il “furtarello” delle foto da parte di Repubblica.it ha dato la sua versione dei fatti e badate bene, dice che nessuna offerta di ricompensa è stata rifiutata semplicemente perché nessuna offerta è stata fatta.
L’insostenibile leggerezza del pixel???
22 dic
Michele Smargiassi pubblicà una lettera di alcuni utenti Flickr dei quali Repubblica.it ha pubblicato le foto anche modificandole senza chiedergli il permesso. Non so se ho capito male o meno ma cerca quasi, ma spero di sbagliare e vi invito alla lettura dell’articolo originale.
Ho appreso la notizia dal blog di Claudia Rocchini ed anche qui, andate a leggere il suo più che mai interessante punto di vista.
Io di mio vi faccio leggere la lettere dei derubati e a seguire il commento al post di smargiassi, fatemi sapere cosa ne pensate.
Gentile Michele Smargiassi,
siamo dei fotografi ai quali repubblica.it ha sottratto le foto prelevandole a nostra insaputa dalle proprie pagine Flickr. Ognuno di noi era in piazza durante i cortei del 14 dicembre per documentare un momento importante della vita pubblica di questo paese. Le fotografie sono state caricate sui nostri siti personali e anche su Flickr, forse la più importante vetrina di fotografia online a livello mondiale. Il giorno seguente non le dico lo stupore di trovarle nelle gallerie di repubblica.it! Ci piacerebbe poter discutere con lei e conoscere la sua opinione su alcuni temi legati a questa vicenda, quali l’informazione, l’eticità professionale e lo stato di salute del mestiere di fotografo oggi.
Qualche nostra considerazione. Sotto ognuna delle nostre foto era riportata la dicitura “© Tutti i diritti riservati“. A quanto pare questo non è bastato a impedire che le foto venissero prelevate senza il nostro consenso e ripubblicate sul primo sito di informazione italiana, seppur riportando nome e cognome sotto ogni foto. Molte delle foto ripubblicate sono state modificate. Alcune convertite in bianco e nero, forse per aumentarne la drammaticità, scardinando totalmente la semiologia dell’immagine e quindi la significazione attribuita dal fotografo. A chi aveva apposto nella parte bassa della fotografia un watermark “© nome cognome”, per rimarcare ulteriormente il tipo di licenza comunque già presente sotto l’immagine, le foto sono state tagliate per escludere quel tipo di informazione. Le risposte alle nostre richieste di chiarimento pervenuteci dal desk di repubblica.it evidenziano un modus operandi abitudinario e consolidato, un atteggiamento culturale per il quale le fotografie presenti su Internet sono gratis.
Se pensiamo a Flickr o a un sito fotografico come una vetrina, dove puoi mostrare quello che vendi tutelato dalle norme vigenti sul diritto d’autore e chi è interessato può contattare l’autore e comprare, c’è chi si sente legittimato a rompere questa vetrina e trafugare il contenuto per farne un uso pubblico e commerciale. Un’importante testata giornalistica legittima questo atteggiamento con un ritorno in termini di immagine per il fotografo: si prelevano delle foto, se gli autori se ne accorgono nella maggior parte dei casi si accontenteranno della gloria di essere finiti su un’importante testata, se sorgono problemi con qualcuno è questione di pochi attimi sostituire gli scatti con quelli di qualcun altro che probabilmente si accontenterà della gloria, il tutto con un meccanismo conseguente di qualità a ribasso. Ci chiediamo dov’è finita a questo punto l’etica professionale? Oltre a una mancanza di rispetto verso la persona e il non vedere riconosciuta una nostra professionalità, la nostra preoccupazione riguarda tutta la categoria, già sofferente in un periodo di crisi editoriale, tra stock images e archivi royalty free. Se la più importante testata online di informazione si sente autorizzata a un tale procedimento, la cosa non potrà non influenzare le altre testate, anche più piccole? C’è bisogno di un albo professionale che tuteli il fotografo? Sappiamo che il suo blog è ospitato da repubblica.it per cui probabilmente non ci sarà spazio per una discussione, ma la stima nei suoi confronti ci ha portato alla ricerca di un dialogo e un confronto nei modi e nei luoghi che riterrà opportuni,
distinti saluti, i fotografi
Adriano Caldiero, Remo Cassella, Alessandro Ciccarelli, Luca Farinelli, Marco Gioia
Ecco il commento che ho lasciato sul blog di Smargiassi, chissà se verrà pubblicato.
Salve a tutti.
Grazie Smargiassi per la possibilità di discutere di un argomento cosi controverso e delicato.
Siccome la stimo e siccome la sua mi è sembrata “semplicemente” una giustificazione comandata, spero di sbagliare, le faccio una domanda precisa:
Lei pensa che il comportamento di Repubblica.it sia stato corretto?
A me il prima prendo e poi in caso – soltanto se mi contatta qualcuno – vedrò cosa fare, mi sembra un comportamento scorretto e credo anche illegale.
Per capire meglio, la redazione dopo l’appropriazione indebita delle immagini (credo si chiami cosi e se cosi non è chiedo scusa), ha comunque contattato gli autori avvisandoli della modifica e della pubblicazione delle loro foto, magari offrendogli un compenso?
Ma come ho detto credo, anzi spero, di aver capito male.
Pensi che fra le righe del suo articolo mi sono messo in testa che vi fosse un messaggio del tipo siccome tutti rubano rubare e bene.
La saluto e la ringrazio se vorrà pubblicare e dare una risposta a queste domande (un po provocatorie in verità).
Adolfo Trinca
Obiettivi tutto fare…un bene o un male?
10 nov

La discussione vera la trovate su Flickr nel gruppo di Fotografia Reflex, io qui riporto soltanto il mio pensiero a riguardo.
Due anni fa sono andato in vacanza in Irlanda…be, stanco di cambiare sempre fra 50 e 70-300 ed arrivato davanti ad un negozio di Galway, ovviamente fotografico, trovai un 18-200 della Sigma – uno dei primi stabilizzati non “ufficiale”. Be, l’ho rivenduto appena tornato in italia allo stesso prezzo, ma devo dire che per le foto “ricordino” si è comportato benissimo.
Stampe 13×18 e qualche 20×30 e molta praticità d’uso.
Da quando l’ho provato, ogni volta che parto per le “vacanzette” ripenso a lui con una certa nostalgia.
A lui che mi evitava tante discussioni tipo “La pianti di cambiare ogni 5 minuti obiettivo?” oppure “Possibile che per una foto ci metti cosi tanto?”
Be, varrà poco dal punto di vista ottico ma vi assicuro che dal punto di vista “umano” lo rimpiango molto.
Adesso chiudo che “ci stai mettendo troppo a scaricare ste email” ;-)
Fico, adesso mi autocito … annamo bene … forse ha ragione chi dice che sono egocentrico, se non fosse che nel mentre mi vietava di pubblicare link al di fuori del suo sito gh gh gh
Approfitto della Canon Fantastica di Reflex.it
15 ott

Dopo aver letto l’articolo apparso su Reflex.it dove si parla di una fantomatica Reflex annunciata da Canon, mi sono venute in mente alcune considerazione, fra l’altro espresse sul gruppo flickr di Fotografia Reflex, circa le caratteristiche che vorrei trovare nelle macchine del futuro.
Un piccolo abstract dell’articolo:
Parigi 12 ottobre – Canon lancia la fotocamera del futuro: altissima sensibilità, ultra zoom, ripresa solo video con super alta definizione. All’Expo 2010, evento quinquennale, dove la casa giapponese presenta in particolare le sue tecnologie più avanzate, sono state mostrate una serie di importanti soluzioni per la fotografia. La più curiosa è senza dubbio la Wonder Camera, bianca super carenata. Di questa poco si sa, ma quel poco dice molto. Sensore ad altissima definizione (Canon ha pronto un 120 MP formato APS-C), zoom “Adavanced” da 100x o più con sistema ottico-digitale grazie al sensore ad altissima definizione.
Quali sono secondo voi le caratteristiche fondamentali per le macchine fotografiche del futuro?
Le mie, alla rinfusa, sono più o meno:
La macchina del futuro, a mio parere, “non deve essere cosi grande”. La macchina del futuro deve pensare 300 grammi (e le ottiche meno della metà di questo peso), deve essere dotata di touch screen (come molte già lo sono) ed avere la possibilità di connettersi a storage remoti via “qualsiasi cosa” ed avere memorie solide “enormi” già di loro. Le schede di memoria un optional (o usate come backup).
L’autofocus? ancora? dovranno avere un multifocus ovvero la capacità di mettere a fuoco più piani contemporaneamente e a scelta dell’operatore.
Latitudine di posa pari, non voglio esagerare, a quella dell’occhio umano.
Lo stabilizzatore? ma si, ma che sia giroscopico e direttamente nel corpo macchina.
Ok, la smetto.
e poi:
“Ah già … dici che poi bisogna anche saperla usare … mumble mumble … riformulo con calma il mio progetto e ve ne renderò partecipi.
Detto questo però…non si parla mai di portare la latitudine di posa (non mi viene il termine per i sensori) a livelli uguali se non superiori di quelli dell’occhio umano.
A che servono 24 MP se poi la metà sono neri o bianchi?”
Dustin Diaz e l’inverso del quadrato della distanza
22 set
Come potevo non tradurre un’articolo di Dustin Diaz, preso da DPS (Digital Photo School) che a sua volta lo ha preso da Flash Bullet Photography, che parla dell’uso del flash?
Non sapete chi è dustin? ahi ahi ahi, andate immediatamente a visitare il suo stream su Flickr!
Ma bando alla ciance e procediamo con la traduzione; come sempre vi prego di segnalarmi eventuali panzane che scrivo.
Ammettiamolo, una delle cose più noiose della fotografia è la legge sull’inverso del quadrato (ndr: parliamo di propagazione della luce). Ma prima di strapparvi i capelli e gridare “il quadrato de che?” aspettate un secondo. Per prima cosa non c’è bisogno che impariate a memoria le leggi dell’ottica per fotografare o per diventare dei professionisti. Ma chiunque abbia una SLR (ndr: Reflex) e voglia dominare tutte le variabili che determinano una corretta esposizione, dovrebbe conoscerla ed avere ben chiaro come essa funziona. Ovviamente il conoscere la legge dell’inverso del quadrato (se non l’hai capito già) serve a chi vuole immergersi nella fotografia con il flash.
Pertanto, se sei uno di coloro che dicono “Io non scatto mai con il flash, io uso soltanto la luce ambiente”, divertiti dall’alto del tuo piedistallo e continua ad inventare scuse sul perché non sei interessato all’uso del flash. Sicuramente macchine come la nuova Canon 5Dmkii o Nikon D3 con un bel 50mm f/1.4 stanno dilaniando le tenebre con delle stupende foto a 3200 ISO, ma noi stiamo parlando di fotografia di qualità professionale fatta in studio per ritratti/riviste dove il flash è utilizzato per creare foto incredibilmente definite, colorate, splendidamente illuminate. E non dimentichiamo che il flash è “sempre disponibile” – cosa da sfruttate a nostro vantaggio.
Bene, detto questo, diamo un’occhiata ad alcuni principi di base che forse già conosciamo.
Velocità di scatto, apertura e sensibilità ISO
Velocità di scatto
Tutti sappiamo che più lungo il tempo di scatto più luce entra. Al contrario, una maggiore velocità di scatto, fà passare meno luce. E naturalmente, uno stop di luce (in termini di velocità di scatto) lavora su fattore di due. Questo significa che raddoppiare la velocità di scatto di 1/100 vuol dire portarla ad 1/50. Questo è “uno stop di luce” in più, più luminosità. Al contrario, se dimezzare la velocità di scatto di un 1/100 la porta a 1/200 portando l’esposizione “uno stop” sotto, più scuro.
Bene, possiamo andare avanti.
Apertura
Dovremmo avere tutti ben in mente la scala degli f. In caso contrario, sappiate che si tratta di una semplice scala dove possiamo raddoppiare i nostri numeri, a partire da f / 1, ed ogni volta che lo facciamo la luce aumenterà o diminuirà ad ogni passaggio di due stop. Quindi:
1 → 2 → 4 → 8 → 16 → 32
Per calcolare gli step (incrementi) intermedi, basterà che moltiplichiamo il nostro stop per il numero magico 1.4 (che null’altro è che l’arrotondamento della radice quadrata di 2 (che è ~ 1.414)). Questo rende il calcolo del nostro primo valore molto semplice. 1 x 1.4 = 1.4! Ora possiamo completare il nostro grafico riempendo le ulteriori lacune!
1.0 → 1.4 → 2.0 → 2.8 → 4 → 5.6 → 8 → 11 → 16 → 22 → 32
Adesso disponiamo di una scala di aperture che mostrano un incremento di uno stop alla volta. Ad essere puntigliosi, diamo un’occhiata alla scala delle aperture su base dei terzi (molti di voi lavorano con questi valori sulle proprie SLR):
… → 1.4 → 1.6 → 1.8 → 2.0 → 2.2 → 2.5 → 2.8 → …
Ok, adesso so dei valori di Apertura, adesso mi ricordi come si legano con l’esposizione?
Diciamo che la giusta esposizione e ad 1/125 ed f/8. La tua modella è li che aspetta che tu gli scatti un bellissimo ritratto. Tu (il fotografo) decidi che la cosa migliore è una minore profondità di campo. Cosi imposti l’apertura a f/4. Quindi aumenti la luce di due stop. f/8 → f/5.6 → f/4. Per compensare, devi abbassare la velocità di scatto di due stop. 1/125 → 1/250 → 1/500. Facile, veloce e preciso.
Velocità ISO
Tutti sappiamo che un valore ISO basso ci permette di ottenere dei file puliti (ndr: in termini di rumore digitale). La scala degli ISO è molto simile a quella utilizzata per la velocita di scatto:
100 → 200 → 400 → 800 → 1600
Molte delle ultime fotocamere come la Nikon D700/D3 oppure la Canon 5Dmkii hanno la possibilità di lavorare a valori ISO pazzeschi come 25.600, valore di quattro stop superiore a 1600 ISO!
Torniamo un’attimo indietro e facciamo un esempio, se abbiamo un valore iniziale ad ISO 400 e dobbiamo scendere di 2 stop, dobbiamo semplicemente andare da ISO 400 → 200 → 100
Ok, adesso cosa dire di quella cosa chiamata flash?
Anche i Flash hanno gli stop! Gli incrementi sono misurati ad incrementi di mezzo, come la velocità di scatto. Questo è quello che chiamiamo “la potenza del flash”, o se preferita, quanta luce spara fuori. La sua scala è più o meno così:
1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/8 → 1/16
Da sinistra a destra, “piena potenza”, “metà potenzza,” “un quarto di potenza,” etc. Molti flash possono arrivare sino a 1/128 come l’SB-800/900 oppure il Canon 580EXii.
Una delle cose principali che dovete considerare quando acquistate un flash è la sua potenza. Ovvero, “quanto sara potente questo flash a piena potenza rispoetto quast’altro a piena potenza?” Possiamo sapere quando potenti essi siano attraverso il Numero Guida (ndr: GN). Questo parametro è importantissimo da conoscere prima di acquistare un flash. Questo è importante quanto sapere di quanti millimetri è il vostro obiettivo. Ad esempio, non andreste a comperare un obiettivo da 200 mm senza sapere che è un’obiettivo da 200 mm! Giusto?
Che cos’è il Numero Guida?
In termini matematici è l’apertura moltiplicata per la distanza alla quale il vostro flash illuminerà correttamente un soggetto. Il numero guida è misurato a ISO 100 (sensibilità della pellicola) e a 35mm ed a piena potenza (1/1 power).
Prendiamo un modello base di flash Nikon, per esempio l’SB-600 che ha GN 98. Per rendere semplici i nostri calcoli, arrotondiamo la sua potenza a 100. Questo ci porta alle seguenti assunzioni. Date un’occhiata al diagramma qui sotto. abbiamo il flash (F) ed il soggetto (S). Essi sono distanti l’uno dall’altro venti piedi (ndr: poco più di sei metri).
/
(F)——————————20′——————————(S)
\Per esporre correttamente il vostro soggetto avrete necessità di una apertura pari a f/5.
f/5 × 20′ = 100 G.N.
Se spostiamo il nostro soggetto di altri 20 piedi…
/
(F)—————————————————————40′—————————————————————(S)
\Per compensare l’incremento di distanza, avremmo bisogno di più luce! Questo significa che dovremo aprire di più, esattamente a f/2.5
f/2.5 × 40′ = 100 G.N.
Se manteniamo l’apertura a f/5, il nostro soggetto sarà sottoesposto. allo stesso modo, se apriremo troppo il diaframma, ad esempio a f/1.4, sovraesporremmo il nostro soggetto. Capito?
Ok, sono pronto a spiegarvi la regola dell’inverso del quadrato
Se proprio insistete: la regola dell’inverso del quadrato è questa “L’intensità della luce emessa da un punto è inversamente proporzionale al quadrato della distanza da quel punto.“
Quindi un oggetto due volte più lontano, riceve solo 1 / 4 la quantità di luce. Oppure, se è due volte più vicino, riceve 4 volte più luce. Tutte e due le ipotesi rappresentano una variazione di due stop.
Questo può creare confuzione lo so. Ma fortunatamente sappiamo già come funziona la scala delle aperture. Tenete solo a mente che la luce “ha profondità” cosi come la ha il nostro piano focale (ndr: la zona nitida o profondità di campo).
Oramai sapete che più si apre il diaframma e più diminuira la profondità di campo (ndr: zona nitida) e di conseguenza tutti gli oggetti alle spalle del nostro soggetto “cadranno velocemente fuori fuoco”.
Questo è esattamente quello che succede con la luce (e mano male!).
Date un’occhiata a questo esempio, per semplicità usiamo la scala delle aperture.
In questa illustrazione abbiamo aggiunto uno sfondo (B):
/
(F)——————————4′——————————(S)——————————4′——————————(B)
\Assumiamo di avere questo settaggio:
ISO 100
f/4
flash a 1/4 di potenzaE’ lecito ritenere che il che lo sfondo sia di due stop sotto esposto. (4′ → 5.6′ → 8′)
Adesso, cosa succede se spostiamo il nostro soggetto di due piedi (ndr: 0,6 metri) verso il flash?
/
(F)————2′————(S)————————————————6′—————————————————(B)
\Non appena abbiamo spostato il nostro soggetto “due stop in avanti” lo abbiamo reso due stop più illuminato! Quindi per compensare questa sovraesposizione abbiamo due possibilità:
A) Abbassare di due stop la potenza del flash
1/4 → 1/8 → 1/16oppure
B) Chiudere un pochino il diaframma
f/4 → f/5.6 → f/8Tutte e due le scelte faranno si che il soggetto sia correttamente esposto, ma è una scelta “artistica” che dovete fare scegliendo fra una più ridotta profondità di campo (soluzione A), o rimuovere una maggiore quantità di luce ambiente ed avere una foto maggiormente ricca di dettagli (soluzione B). Inoltre, attenzione che a causa della legge dell’inverso del quadrato, il nostro sfondo è ora “quattro stop” sottoesposto!
8′ → 5.6′ → 4′ → 2.8′ → 2′
Fico, che flash mi posso comeprare, quello con numero guida più alto giusto?
Be, in linea di massima si. Ci sono esempio in cui nuovissimi flah hanno numero guida minore del, ad esempio, vecchio di 30 anni Vivitar 285HV che si trova a $89 (via B&H) e eche ha numero guida 120 mentre devi spendere $400 per prendere un Canon 580EXii con lo stesso numero guida. oppure il nuovo Nikon SB-900 che ha numero guida 111.
Ma cosa voglio dire con tutto questo? Be, certamente se comprate i nuovi Nikon o Canon speedlight system, parleranno con la vostra fotocamera con i migliori e più recenti i/e-TTL technology, gli stop a disposizione andranno dalla piena potenza 1/1 sino ad un 1/128, considerate che il Vivitar ha soltanto 1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/16 (si, salta l’1/8). L’SB-900 ha un range di 17-200mm per coprire un largo numero di focali. Ha un sistema per il bilanciamento del bianco per cui comunica alla fotocamere che gelatine monta, tre diverse modalità di illuminazione del soggetto ed un tempo di ricarica velocissimo.
Ma non scartata a priori il Vivitar, è un vero affare per chi ha bisogno di mota potenza. Collegato alla fotocamera con un cavo PC o con un paio di Pocket Wizards e vale tanto oro quanto pesa!
Dopo tutto quello che avete letto, uscite con il vostro flash ( se ne avete già uno), mettetelo in manuale e sperimentate facendo un sacco di foto.
This article has been republished for use at Digital Photography School.
About the Author: Dustin Diaz is an Engineer at Twitter Inc. and a professional photographer with his wife Erin Caton. Together they run Flash Bullet Photography in San Francisco.
Cosa c’è dietro ad un “E che ce vò!”
13 set

Parliamone - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved
Quante volte vi è capitato, ammettetelo, di dire: “si, bella, ma che ce vò!” guardando una fotografia? Ovvio che questo vale anche per un quadro o un gol!
Noi Italiani, siamo un popolo di allenatori quando si parla di calcio e di artisti quando si parla di fotografia (o affini). Nessuno o quasi, mai generalizzare, si preoccupa di cosa c’è dietro una fotografia a meno che il dietro non sia quello di Belen Rodrigez ;-)
Stamattina, gironzolando su Flickr come faccio sempre, ho visto la fotografia che vedete a inizio post. E’ di Claudia Rocchini (grazie per avermi dato la possibilità di pubblicarla) che ben conoscete oramai.
La sua foto mi ha fatto riflettere su quanto sia facile credere che una foto sia frutto del caso e7o della attrezzatura spaziale, ma perché quella foto mi ha fatto riflettere su questa questione? Non certo perché io pensi che non ci voglia nulla a farla o che io minimamente sia in grado di “ri-farla”, no. La cosa è nata perché un mio collega di lavoro nel guardarla ha detto, magari soltanto per farmi un complimento: “Bella ma te la rifaresti uguale, basta che prendi la sua stessa attrezzatura e sei a posto”.
A posto? La stessa attrezzatura? Sapete che gli ho risposto?
“E te prendi ad una Roma Store la maglia numero 10 e gli stessi scarpini di Totti e cerca di riportare in auge la Roma allora!”
Sai quante pagnotte sia Totti che Rocchini si sono magnati, come si dice al paese mio, per arrivare dove sono arrivati?
La verità è che nessuno è disposto a considerare il semplice fatto che per arrivare ad un certo risultato, qualsiasi esso sia, si debba fare un percorso percorso lungo, denso di fatica, di studio e di rinunce. Questa passione, per chi ce l’ha, molte volte ci spinge a trascurare affetti ed impegni mondani a favore di un’impulso che ci rode dentro e che in tutti i modi cerca di uscire fuori. Io l’ho scritto nel mio profilo: “Quello che sono adesso, dietro al mirino, è frutto della passione e dell’amore che ho verso la fotografia.”
Altro che “che ce vo’”, vaffanculo ai “che ce vo’”
Ma adesso diamo la parola a Claudia, che nel suo stream Flickr scrive sulla sua foto:
La tì (ndr: un utente Flickr che ha commentato la sua foto e a cui Claudia sta rispondendo), forza maggiore, in questo periodo ho i movimenti un po’ limitati, tocca dedicarmi alla “ricerca” più che allo scatta e fuggi :)
Racconto la storia dello scatto.
Vetro di osservazione con livello d’acqua a filo d’occhi., zona molto in ombra ad eccezione di alcuni punti, con il solito effetto spot naturale dato dai raggi del sole. Il signorino era in fase bagnetto alternata a immersioni, tradotto, molto movimento e schizzi vari.
Il vetro al solito molto sporco, per condensa e macchie varie.
Questa specie, a differenza di altri anatidi, è di fatto inespressiva: quegli occhi gialli, apparentemente privi di contropalpebra, sul piumaggio marrone certamente spiccano, ma con effetto occhio di vetro, soprattutto quando l’uccello è fermo o si riprende nella classica posa laterale.
Per ottenere un minimo di espressività dallo scatto, cioè per tirar fuori quell’effetto chiamiamolo “umano”, bisogna tentare di cogliere un movimento particolare della testa, associato a qualche altro dettaglio di contorno (in questo caso, acqua congelata, gioco di luci e di riflessi).
Infine, ho studiato una composizione differente dalle solite, posizionando il soggetto nell’angolo alto a sinistra, anche se in molti avrebbero tagliato verticalmente il fotogramma.
In post ho gestito livelli e curve in automatico e finita lì :)
Finita li? Cara Claudia, la foto sarà anche “finita lì”, ma questa è iniziata tanti anni prima, ok qualche anno prima, quando hai preso per la prima volta in mano una Reflex ed hai capito che quello sarebbe stato il tuo modo di vedere il mondo di li in poi!
Tre palle un soldo, com’è andata a finire?
20 giu
DSC_7732_hk, originally uploaded by adolfo.trinca.
Direi che la discussione sul ritratto di Giulia, sul gruppo Fotografia Reflex, si sia esaurita. E’ una settimana che nessuno la movimenta, per cui credo sia giunto il momento di darvi conto di com’è andata a finire.
Io sono orgoglioso che una mia foto sia stata selezionata da Forti per discuterne, tanto più, come lui stesso ha ammesso gli piace.
Ho avuto la possibilità di conoscere diversi approcci alla lettura della foto attraverso la lettura di interessantissimi punti di vista.
GRAZIE!
Continuate a leggere il post per avere la cronaca esatta di com’è andata.
Tre palle un soldo
1 giu
Cosi ha titolato Giulio Forti, direttore della rivista Fotografia Reflex, il post nel quale chiede agli utenti Flickr appartenenti all’omonimo gruppo, di criticare la (mia) foto che vedete in apertura di articolo.
Che dire, per me è un’onore ed un piacere essere messo alla gogna dato si che lo ritengo un buon modo per crescere.
Che una mia foto sia stata scelta comunque mi fa sperare che che anche se non piaciuta almeno abbia colpito il direttore Forti in testa (era una battuta, ridete!)
Ma bando alle ciance, sentite (si fa per dire) che apertura fa il direttore alla mia foto:
Tanti, tanti anni fa nei baracconi delle fiere e dei luna park, c’era quello che con un soldo* ti permetteva di tirare tre palle contro la sagoma di personaggi più o meno famosi, più o meno simpatici. Se abbattevi quella del tuo antipatico, vincevi un premio. Certo non è la stessa cosa, ma mi divertiva la citazione di altri tempi. Naturalmente, qui non voleranno palle ma parole, che non sono meno indolori.
Con questa gogna fotografica torniamo a rilanciare la discussione sulla critica. Dopo le prime due scaramucce di prova, nel bene o nel male tocca ai volontari del gruppo a sentirsene dire di tutti i colori.
[qui c'è la foto ma io l'ho messa su ^_^]
Adolfo Trinca si è offerto tra gli altri è noi abbiamo scelto questo suo ritratto come bersaglio. A lui il nostro ringraziamento per il sacrificio cui si è sottoposto. Ora tocca a voi: criticate, applaudite, condannate, ma con un minimo di motivazione.
*Valeva 5 centesimi di lira prima della II guerra mondiale.
E quando ve ricapita, andate a farmi nero forza!!!









Magari è giusto dirvelo
27 set
Pubblicato da adolfo (online) in Fotografia | 177 views
6 commenti
Rossella - Marianna Carolina Sale 2010 - All Rights Reserved
Stasera, mentre tentavo di sistemare alcune foto, mi sono imbattuto in questa foto di Marianna Carolina Sale ed ho ritenuto giusto dirle cosa ne pensavo. Facile visto che siamo “amici” su Facebook.
Ecco la trascrizione para para di quanto ci siamo detti:
Io vi consiglio di dare un’occhiata alle sue fotografie cliccando qui.