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Articoli con tag Fotografia Reflex

Fotografia Creativa ed affini

gen27
2011
4 commenti Scritto da adolfo
Roma

© 2010 by Adolfo Trinca

Come sapete ogni tanto mi piace parlare dei libri che leggo, ho letto o mi piacerebbe leggere. Uno di questi è senz’altro quello segnalato da Claudia Rocchini nel suo post di ieri “Lo scatto Creativo“.

Il libro in questione non l’ho letto ma avendone letti altri di Peterson, po vi dirò, mi sembrava giusto segnalare, anche visto quello che ne dice Claudia questo volume che sicuramente ordinerò non appena finito di scrivere questo post.

Il libri di cui vi accennavo, quelli che ho già letto di Bryan Peterson, sono “Come fotografare la gente“, molto interessante ma sopratutto “Nuovo Corso Avanzato di Fotografia” che lessi nella sua prima versione (titolo: Corso Anazato di Fotografia) fu la causa della mia “rinascita” fotografia. Leggerlo fece riaccendere in me la passione per quella che adesso è anche una mania ^^

Non aggiungo altro visto che sia Claudia sia la redazione di ReflexShop hanno scritto tutto quello che c’è da sapere in dettaglio sui libri che vi ho segnalato.

Pubblicato sotto Fotografia - con tag Bryan Peterson, Claudia Rocchini, corso, Nuovo Corso Avanzato di Fotografia, Reflex-shop
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Claudia Rocchini: Sostiene Basilico

dic22
2010
Lascia un commento Scritto da adolfo

No, non vi proporrò una ricetta della cara Claudia Rocchini, vi voglio semplicemente segnalare un suo post nel quale ci racconta i dietro le quante della sua intervista a Gabriele Basilico, il MAESTRO.

Lei aprè l’articolo cosi:

Un informale dietro le quinte dell’incontro con Gabriele Basilico, in attesa dell’intervista sul numero di gennaio di Fotografia Reflex.

Inutile dire che ve ne raccomando la lettura.

Pubblicato sotto Fotografia, Io Fotografa - con tag Claudia Rocchini, Gabriele Basilico, grandi maestri, Intervista
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Obiettivi tutto fare…un bene o un male?

nov10
2010
2 commenti Scritto da adolfo

La discussione vera la trovate su Flickr nel gruppo di Fotografia Reflex, io qui riporto soltanto il mio pensiero a riguardo.

Due anni fa sono andato in vacanza in Irlanda…be, stanco di cambiare sempre fra 50 e 70-300 ed arrivato davanti ad un negozio di Galway, ovviamente fotografico, trovai un 18-200 della Sigma – uno dei primi stabilizzati non “ufficiale”. Be, l’ho rivenduto appena tornato in italia allo stesso prezzo, ma devo dire che per le foto “ricordino” si è comportato benissimo.
Stampe 13×18 e qualche 20×30 e molta praticità d’uso.
Da quando l’ho provato, ogni volta che parto per le “vacanzette” ripenso a lui con una certa nostalgia.
A lui che mi evitava tante discussioni tipo “La pianti di cambiare ogni 5 minuti obiettivo?” oppure “Possibile che per una foto ci metti cosi tanto?”
Be, varrà poco dal punto di vista ottico ma vi assicuro che dal punto di vista “umano” lo rimpiango molto.
Adesso chiudo che “ci stai mettendo troppo a scaricare ste email” ;-)

Fico, adesso mi autocito … annamo bene … forse ha ragione chi dice che sono egocentrico, se non fosse che nel mentre mi vietava di pubblicare link al di fuori del suo sito gh gh gh

Pubblicato sotto Fotografia - con tag flickr, Galway, Lens, obiettivi, sigma, Tutto fare, Zoom
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Claudia Rocchini: TOCCA SCEGLIERE, TU COME LO FAI?

nov07
2010
1 commento Scritto da adolfo
Copertina Reflex ottobre 2010

Copertina Reflex ottobre 2010

Continuiamo ad avere l’onore ed il piacere di ospitare gli articoli di Claudia, della quale oramai sapete tutto. Non mi stancherò mai di lodare il suo modo di portare la notizia, completo, semplice e ben comprensibile da TUTTI.

Vi lascio alle sue parole.

da FOTOGRAFIA REFLEX OTTOBRE – Dagli scatti vergini alla selezione finale. Appassionati o professionisti, la valutazione delle proprie fotografie è un problema comune a tutti. – di Claudia Rocchini

Una delle operazioni più delicate, e complicate, del flusso di lavoro fotografico riguarda la selezione delle fotografie. Non importa se si è semplici appassionati o professionisti, l’esame degli scatti è un passaggio capace di far venire il mal di testa a tutti perché chiunque, dopo una giornata passata a fotografare, si ritrova con centinaia di scatti tra cui operare una scelta. Al solito, non esiste una formula magica, ma ci sono alcuni accorgimenti di base, utili e universali, da applicare in ogni circostanza. Vediamo quali, con qualche premessa doverosa.

Il primo e più importante passo è essere consapevoli della destinazione delle nostre fotografie.

Ora, lasciamo perdere i discorsi stile “Io scatto per mio piacere personale, non mi interessa il giudizio altrui” e diamo per scontato che si voglia far vedere le fotografie a un pubblico. E’ importante sapere a chi ci vogliamo rivolgere. Prendiamo in esame le due situazioni più frequenti: fotografie destinate a una mostra oppure a una galleria on line sul nostro album o sito internet. Se sono opere destinate a una mostra, non possiamo prescindere dal prendere in considerazione anche se non soprattutto tutti quei fattori legati alla stampa; se viceversa, come nella maggioranza dei casi, le fotografie saranno messe prevalentemente on line, potremo concentrarci su altri fattori, anche se sarebbe buona norma scattare con l’idea che qualsiasi nostra fotografia dovrà/potrà essere degna di stampa.

Una volta chiaro questo passaggio, dobbiamo essere psicologicamente pronti a indossare il camice per scatenare il dottor House presente in ognuno di noi: prepariamoci a diagnosi asettiche condite da un pizzico di cinismo e spietatezza, possibilmente autoironiche, stando pronti a usare il bisturi senza esitare.
Saper “tagliare” è il più importante passo che ci aiuta a perfezionare le capacità di valutazione fotografica.

Sarebbe anche opportuno non lasciare troppo spazio a suggestioni ipnotiche dettate dalla speranza, neanche troppo nascosta, di venire considerati “artisti” e, in quanto tali, liberi da regole formali.
Se una fotografia non è venuta, non è venuta, punto. E si vede. A volte siamo particolarmente legati a uno scatto sbagliato per le circostanze in cui l’abbiamo ottenuto. Non importa: partiamo dal presupposto che a quasi nessuno interessa sapere quanta fatica abbiamo fatto, né che siamo legati al soggetto da un forte legame affettivo, tantomeno interessano le giustificazioni sui motivi degli errori, a meno che si intenda utilizzare l’immagine per far capire come e perché è sbagliata. Le trasgressioni alle regole sono certamente ammesse, ma in rari casi e solo se si è consapevoli: difficilmente si potrà spacciare uno scatto con evidenti e grossolane imperfezioni come il risultato di una ricerca
“artistica”.

Passando alle cose pratiche, il primo consiglio, a meno di essere professionisti alle prese con scadenze strette, è di non esaminare subito le fotografie, ma attendere qualche giorno per distaccarci dai ricordi emotivi, lasciandoli sedimentare, così da avere una visione asettica. Va tenuto presente che molto dipenderà anche dal nostro stato d’animo del momento: l’ideale sarebbe affrontare la selezione con animo sereno altriment rischiamo che la scelta sia influenzata da emozioni puramente estemporanee.
Ciò detto, possiamo cominciare la nostra valutazione. Procediamo per esclusione e creiamo una carrellata di tutte le nostre fotografie, scartando subito quelle tecnicamente errate, probabilmente la maggioranza. Sconsiglio di eliminare fotografie lievemente mosse, sfocate, o dalle composizioni improbabili perché a volte anche gli errori tecnici contribuiscono a creare valore in una fotografia.
Per ora mettiamole da parte, in una cartella che potremo anche chiamare “foto sbagliate”.
Il primo e più profondo taglio va destinato a quelle immagini che provocano un’immediata reazione di rigetto. PROSEGUI LA LETTURA »

Pubblicato sotto Fotografia, Io Fotografa - con tag Claudia Rocchini, come selezionare le foto, lettura foto, scartare, scarto, scelta delle foto, selezione
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Claudia Rocchini: FISSO O VARIABILE? – FOTOGRAFIA REFLEX AGOSTO

set08
2010
7 commenti Scritto da adolfo
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copertina Fotografia Reflex di Agosto 2010

Ovviamente quando si parla di fisso o variabile non ci si riferisce al fidanzato ne alla miglior scelta in fatto di mutuo ma della focale dei nostri amati/odiati obiettivi fotografici. Anzi, precisiamo che nessun fidanzato è stato maltrattato nella stesura di questo articolo, che poi è della nostra amica Claudia Rocchini che oramai tutti conoscete!

Come al solito scrive in maniera interessante “chiacchierando” con noi e dandoci la possibilità di riflettere su concetti profondi in maniera semplice ma mai semplicistica.

Ma sentiamo cosa ha da dirci (ricordate che alla fine del post avete la possibilità di scaricare l’intero articolo in pdf), magari scrivete un grazie cosi glielo faccio avere ^_^

Uno dei blablabla più ricorrenti tra fotoamatori “nati imparati” riguarda il confronto di prestazioni tra obiettivi a focale fissa e obiettivi zoom, quasi fosse una gara. Se ne parla prevalentemente per fattori qualitativi, con opinioni basate su parametri quali nitidezza, luminosità, velocità di messa a fuoco, distorsioni eccetera. Più raramente si discute di modalità compositive e relative differenze, se non in termini negativi riferiti ai presunti limiti di composizione degli obiettivi fissi.
Le osservazioni più frequenti in merito tipo “Sono troppo lungo o troppo corto” oppure “I fissi danno più soddisfazioni in termini di qualità, ma tocca muoversi per ottenere l’inquadratura giusta” non sono quasi mai accompagnate da riferimenti sulle condizioni di ripresa, l’unica discriminante che forse potrebbe giustificare affermazioni così categoriche.
Per discutere con cognizione di causa si dovrebbe specificare di quale genere fotografico si sta parlando e in quale situazione ci si trova perché cambia molto sapere se si è in montagna sull’orlo di un burrone (e dunque limitati nei movimenti) oppure se si è in un prato alpino con infinite possibilità di azione.

Girifalco - Falco rusticolus  (posizione di volo detta a "Spirito Santo")

Girifalco - Falco rusticolus (posizione di volo detta a "Spirito Santo") Nikon D700 - Nikkor 180mm@20m - TC 1.4 - 1/2500, f/3.5, 640 ISO - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

L’argomento principe a sostegno degli obiettivi zoom è che essendo dotati di molteplici escursioni focali vengono ritenuti più comodi perché “permettono di avvicinare e allontanare il soggetto inquadrato”. Punto.

Ciò che stupisce è che quasi mai si parla di come cambia la prospettiva a seconda del tipo di focale scelta o subìta, come se questa variabile fosse ininfluente per la resa finale dello scatto. Da ciò si deduce che in moltissimi casi gli obiettivi zoom vengono considerati solo ed esclusivamente in base al fattore di ingrandimento senza che ci si ponga il problema di come funzionino tecnicamente né di conseguenza il loro corretto utilizzo.

Durante una recente escursione naturalistica, un ragazzo con attrezzatura professionale, una reflex full frame con un tele da 300mm fisso a f/2.8, era molto interessato alla mia attrezzatura, soprattutto all’obiettivo (un 70-200mm con duplicatore di focale): “Volevo prenderlo, ho scelto il 300mm per la qualità, ma lo voglio vendere perché con i fissi non mi trovo bene a comporre. Lo zoom è più comodo, non mi devo muovere e i risultati non cambiano”.
Di fronte a simili castronerie, dette con molta convinzione, è inutile discutere. E poi avevo voglia di provare il suo obiettivo, così gli ho proposto di fare uno scambio con il mio e di valutare sul campo la resa. Mi sono molto divertita a osservarlo fotografare perché già immaginavo il comportamento: infatti, anche in presenza di soggetti statici e con possibilità di avvicinarsi considerevolmente, si limitava a maneggiare il barilotto dello zoom alla ricerca della giusta inquadratura, senza mai muoversi dal punto in cui era: “Caspita quanto è comodo lo zoom! E se anche tu l’hai preferito al fisso un motivo ci sarà”.

dignità

dignità - Nikon D700 - Nikkor 70/300VR@185mm@12m - 1/320, f/5, ++1/3 EV, 1600 ISO - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

Il motivo, avrei potuto rispondere, è solo la comodità di non dover portare con me troppi obiettivi, ma quando e se possibile uso lo zoom come se fosse un fisso. Invece ho preferito stimolarlo con domande ad hoc: “Ti sei mai chiesto perché sugli zoom sono riportate le lunghezze focali? A cosa dovrebbero servire visto che secondo te il barilotto serve solo per ingrandire o rimpicciolire i soggetti?”. E ancora: “Lo sai che zoomando cambia non solo l’inquadratura ma anche la focale e, di conseguenza, tutta la prospettiva?” E infine: “Non ti sfiora il dubbio che uno zoom, fermo restando che ci siano le condizioni di ripresa adatte, andrebbe usato come se fosse un fisso e l’unica differenza è che non sei costretto a cambiare obiettivo?”.

E’ andato in crisi, senza sapere cosa rispondere. Gli ho proposto alcuni esercizi, basati sul cambio di focale e di distanza dal soggetto, adatti a verificare le variazioni della prospettiva.

Continua sul numero pdf in allegato.

[note]Scaricate l’articolo COMPLETO (in formato PDF) cliccando qui.[/note]

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Giulio Forti: intervista e consigli per Passione Italia

ago04
2010
Lascia un commento Scritto da adolfo

Intervista al direttore della rivista Fotografia Reflex Giulio Forti, nella quale ci da alcune dritte su come realizzare dei bei ritratti.

Poche ma preziose indicazioni.

Immagine anteprima YouTube
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Claudia Rocchini: Il Vate, il museo e la fotografia

ago02
2010
Lascia un commento Scritto da adolfo

In alto, una panoramica dall’Anfiteatro della Cittadella, con il Cavallo donato da Mimmo Paladino.

Claudia Rocchini, adesso dovresti conoscere chi è, ha scritto un’interessantissimo (ancora una volta) articolo su un’argomento assai “scottante”, sopratutto data la stagione.

In verità ha lanciato anche una iniziativa alla quale mi piacerebbe per lo meno che deste un’occhiata, la trovate sul gruppo Flickr di Fotografia Reflex.

La cosa che vi domando io è: pensate sia cosi sbagliato che tutti possano, non solo i presidenti, fotografarsi davanti al Cenacolo di Leonardo da Vinci? Ovviamente con tutto il rispetto e per l’opera e per le altre persone che vogliono godere del capolavoro di Leonardo senza rompiscatole in giro.

Ho riflettuto molto sulla cosa e la mia conclusione è che siamo troppo male-educati per una cosa del genere per cui l’ideale sarebbero degli eventi mirati in cui, in momenti appositamente penati per noi fotografi, si potrebbero organizzare dei gruppi “armati” di reflex.

All’inizio, appena dopo aver letto l’articolo di Claudia, ero molto categorico sulla cosa…pago le tasse dunque ho il diritto, nel rispetto, di godere delle opera d’arte “come mi pare”.

Poi riflettendo e leggendo i pariri di persone ben più addentro di me ho elaborato la conclusione di cui sopra. L’unica cosa, non è retorica ne politica, è che non ci debbono essere discriminazioni di nessun tipo e si sfanculino i vari presidenti santi ed eroi. Anzi siano loro a darci esempio.

Ma sentiamo anzi leggiamo il parere di chi sa scrivere e sopratutto di chi ha ideato l’iniziativa di cui stiamo parlando per cui riflettete insieme a me leggendo l’articolo di Claudia uscito a luglio 2010 su Fotografia Reflex.

[dica]Buona lettura e ricordate che potete scaricare l’articolo in pdf, trovate il link alla fine del post.[/dica]

Gabriele d’Annunzio e l’immagine, il Vittoriale e i divieti alle riprese. Intervista a Giordano Bruno Guerri

di Claudia Rocchini

“Uno spirito di sole nella piccola nera prigionedi metallo e di cristallo”, ecco come Gabrieled’Annunzio descrive la box camera KodakPocket usata da Mario Nunes Vais, suoamico e fotografo ufficiale, per ritrarlo. Da brividi. Che aumentano a ogni rilettura. Questa lettera meriterebbe ben altri commentatori,più preparati e meno coinvolti di me, ma è unottimo incipit per introdurre gli argomenti diquesto articolo. L’idea è nata da un’insofferenzae un risentimento crescenti nel tempo acausa del divieto generalizzato di fotografare in moltissimi luoghi di cultura. E se un tempotra le mie mete predilette vi erano città e luoghid’arte, musei, chiese e biblioteche, daquando fotografare è diventata una priorità, se incappo nel divieto assoluto di ripresa cambioprogramma, perché sono giunta alla conclusioneche ciò che non posso fotografare, non merita di essere visto.

Informarsi su divieti e permessi, oltretutto,non è facile né immediato perché nella maggior parte dei casi sui siti web relativi non vi è traccia di questi argomenti ed è necessario telefonare per sentirsi dire che è vietato. Perché? Perché è vietato punto. Se viceversa ci si qualifica come fotografi professionisti che desiderano fare un servizio, si incappa nelle maglie della burocrazia con tutti i ma, i se, i distinguo, le attese, le sollecitazioni e le frustrazioni del caso. Per non parlare dell’uso del flash, impedito più perché “è sempre stato così” (nonostante il lampo al magnesio sia in disuso da più di 50 anni) che non per il disturbo recato ai visitatori o per i presunti danni che provocherebbe alle opere esposte.

E’, questo, un andazzo che non trova eguali in altri Paesi dove invece, con le opportune e doverose restrizioni legate prevalentemente alla sicurezza delle riprese e all’utilizzo delle immagini, non esistono divieti indiscriminati. Il risultato è che in Italia sempre più fotoamatori rinunciano a frequentare luoghi di cultura: basta consultare un qualsiasi forum fotografico per leggere lamentele accompagnate da richieste di maggiore tolleranza.

Due le domande: ma se per esempio al Louvre si possono fare fotografie, perché mai nei musei nostrani è vietato?

E ancora: perché la cultura, che soprattutto negli ultimi anni lamenta una scarsa affluenza di visitatori in questi luoghi, non fa nulla o quasi per stimolare le visite dei fotoamatori creando, per esempio, specifici eventi di “apertura” a loro dedicati?

Sarebbero iniziative molto gradite che per giunta porterebbero maggiori introiti in quelle Casse così pesantemente intaccate dai tagli dei finanziamenti statali.

Con l’intento di capire se è possibile stimolare iniziative per incentivare l’utenza fotografica, ne ho parlato con Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani (www.vittoriale.it), la cittadella monumentale a Gardone Riviera (BS), dimora di Gabriele d’Annunzio dal 1921 al 1938.

Sopra, due ritratti di Gabriele d’Annunzio in due delle pose preferite: di profilo e a tre quarti, con espressione concentrata, e durante la lettura. Nelle altre due foto, con il conte Giuseppe Primoli, figlio di Carlotta Bonaparte, grande amico e consigliere del Poeta, e un momento di spensieratezza di d’Annunzio ritratto mentre gioca con i suoi adorati cani nella Villa della Capponcina, a Settignano, in cui visse negli anni della relazione con Eleonora Duse. (Foto d’Archivio del Vittoriale)

D’Annunzio e Guerri: vediamo chi sono oltre le apparenze. Prima della stesura di questo servizio confesso che di Gabriele d’Annunzio conoscevo molto poco e quel poco era legato a vaghi ricordi di studi superiori e universitari. Semplificando di molto, il Vate era un personaggio come si dice oggi molto “avanti”, grande innovatore e dotato di genio battagliero: in un’epoca in cui prevaleva la figura dell’intellettuale togato, egli preferiva le redazioni alle aule universitarie. La sua formazione è stata quella di un giornalista-scrittore, una circostanza che, data la sua frequentazione delle élites culturali europee, gli ha portato indubbi vantaggi rispetto ai colleghi intellettuali italiani, un po’ provincialotti e pregni di snobismo verso scienza e tecnica. Argomenti che a Lui, viceversa, interessavano moltissimo: ha posseduto una delle prime automobili in Italia mentre Pascoli, il letterato a lui più vicino, ancora stentava ad andare in bicicletta.

Era un instancabile provocatore, mosso dalla passione e dall’inquietudine: “La passione in tutto. Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua”, scrisse negli ultimi giorni della sua vita. E, infine, insofferente a ogni divieto: “Bisogna che il mondo si persuada che io sono capace di tutto”, disse a Emilio Treves, fondatore dell’omonima casa editrice e suo editore.

Innamorato di sé come e se non più di Narciso, amava la fotografia e si dice che non scrivesse un rigo se non aveva un’immagine accanto. Sono tantissimi gli scatti che lo ritraggono, quasi sempre nella stessa posa, e c’è chi sostiene che “il suo estetismo non avrebbe potuto esistere se non avesse aderito alla fotografia in modo così profondo” (Cfr – Anna Maria Andreoli, già Presidente del Vittoriale).

Giordano Bruno Guerri, invece, è giornalista, scrittore, storico e saggista. Laureato in Lettere Moderne alla Cattolica di Milano, è stato professore universitario di Storia contemporanea a Salerno, Madrid, Ginevra, alla Columbia di New York e a Rio de Janeiro, ora insegna Storia contemporanea alla Guglielmo Marconi di Roma. Ha diretto Storia Illustrata, Chorus e L’Indipendente, condotto programmi in Rai e per La7, da anni è opinionista de Il Giornale. Tecnologia e innovazione sono un suo pallino: ha presieduto la Fondazione “Ugo Bordoni”, Istituto di Alta Cultura e Ricerca nell’ICT, ed è tutt’ora Presidente del Forum TAL, organismo di coordinamento delle iniziative di ricerca e sviluppo del trattamento automatico del linguaggio “per la diffusione di un italiano al tempo corretto e moderno”.

E’ un innovatore ma soprattutto un rinnovatore: da quando è Presidente del Vittoriale ha rinunciato all’obolo annuale dello Stato di 43mila euro per portare avanti una progressiva privatizzazione con il risultato, in due anni, di portare il bilancio in attivo, caso raro per un museo statale.

Ha svecchiato il Vittoriale allestendo una mostra permanente, “Omaggio a d’Annunzio”, tra cui figurano opere di diversi artisti contemporanei, a cui si aggiunge, ultima opera in ordine di tempo donata al Vittoriale dallo scultore Mimmo Paladino, un bellissimo cavallo blu in vetroresina, dalle lunghe gambe e alto quattro metri, del valore di 350mila euro, collocato strategicamente nell’Anfiteatro della Cittadella (luogo in cui d’estate si tengono spettacoli teatrali e concerti pop, opera e balletti alternati alla settimana dedicata al jazz) a svettare sul lago di Garda, con epiche reminiscenze. E non è finita: a breve, grazie ai finanziamenti della Fondazione Cab, Credito agrario bresciano, verrà inaugurato un altro museo, “D’Annunzio segreto” in cui, spiega Guerri, “saranno esposti gli oggetti più cari al Vate: gli armadi pieni di tesori, tutte le divise, oltre 300 paia di scarpe, la sua biancheria, le sue vestaglie e quelle che faceva confezionare per le sue gentili visitatrici, amanti ufficiali e ‘badesse di passaggio’. E ancora, stoviglie, piatti, la cancelleria che lui tanto amava…

Questo nuovo museo consentirà un rilancio mondiale di d’Annunzio e verrà sostenuto da un lancio mediatico internazionale che non avrà solo uno scopo pubblicitario ma quello, molto più importante, di contribuire allo svecchiamento dell’immagine di d’Annunzio stessa.

Giordano, visitando il Vittoriale la prima impressione che si ha, da fotografi, è l’imbarazzo perché sono tanti e tali i soggetti da fotografare, che non si sa cosa scegliere e come inquadrare. Un’ubriacatura di generi fotografici: dalle panoramiche, ai ritratti, alle macro, al bianconero esaltato dai contrasti di luci e ombre. Insomma ce n’è per ogni gusto.

“Non potrebbe essere altrimenti: d’Annunzio visse qui gli ultimi 17 anni della sua vita. L’allestì secondo suo gusto e a spese del regime perché nel frattempo l’aveva già donato agli italiani, ovvero allo Stato, che l’ha gestito come Fondazione pubblica dal 1938 al 2009. Dal 1° dicembre 2009 è un Fondazione di diritto privato, di proprietà del demanio e sotto la tutela del Ministero dei Beni culturali. Ed ecco così spiegato il nome ‘Vittoriale degli Italiani’, perché più che di d’Annunzio era di tutto il popolo. Da qui la massima che si trova all’ingresso della Cittadella: ‘Io ho quel che ho donato’. Il Duce disse che ‘D’Annunzio è come un dente marcio: o lo si estirpa o lo si ricopre d’oro… io preferisco ricoprirlo d’oro’”.

Perché al Vittoriale è vietato fotografare?

“Al Vittoriale non è vietato fotografare, tranne che nella Prioria, l’abitazione di d’Annunzio, ma solo per motivi di ordine pratico: permettiamo l’accesso a piccoli gruppi, su prenotazione, perché sono tanti e tali gli oggetti preziosi e i tesori esposti che i danni e i furti sono dietro l’angolo”.

Tesori che molti vorrebbero fotografare. Già l’immenso parco di nove ettari, “un libro di pietre vive” così definito dal Vate, è difficile da descrivere e ci affidiamo a quanto scritto nei depliant: “Il Parco Monumentale consente di ammirare una serie di cimeli storici che costituiscono un percorso della memoria della storia nazionale italiana, tra i quali le auto dannunziane Isotta Fraschini e Fiat Tipo 4 con la quale il Poeta fece il suo ingresso a Fiume il 12 settembre 1919, dando così inizio al periodo della Reggenza del Carnaro (1919-1920) e l’aereo SVA 10 con il quale il 9 agosto 1918 volò su Vienna per lanciare volantini annuncianti la vittoria italiana. Proseguendo il percorso dei cimeli storici, si sale nel parco fino al MAS 96 qui collocato a memoria della Beffa di Buccari quando D’Annunzio, a bordo del motoscafo, tra il 10 e l’11 febbraio 1918, penetrò nella baia nemica di Buccari. Si scende quindi fino alla nave Puglia, unico esempio al mondo di nave da guerra incastonata in una collina con la prua rivolta verso il lago”.

Ma è nulla al confronto di quanto è esposto nella Prioria, la dimora privata del Vate: il Bagno Blu, colore dominante, contiene più di
900 oggetti preziosi, con a terra i tappeti persiani che il Poeta utilizzava persino in riva al mare, per sdraiarsi in spiaggia; la stanza da pranzo, detta Stanza delle Cheli, in stile Decò; e ancora l’Apollino, il luogo dove d’Annunzio era solito leggere e scrivere, una veranda fatta costruire appositamente per illuminare indirettamente la camera da letto.

Perché non organizzare giornate specifiche dedicate ai fotoamatori proprio nella Prioria?

“Perché nessuno l’ha ancora proposto né si presta a finanziare e gestire l’iniziativa. Non si parla di grandi cifre, ma almeno quel minimo
necessario a copertura spese. Se si supera questo scoglio, noi siamo più che disponibili. E sono convinto che l’iniziativa avrebbe un ritorno
mediatico non indifferente, data l’internazionalità dell’immagine del Vittoriale”.

D’Annunzio e la fotografia, quale rapporto?

“Lui amava vedersi ritratto, gli piaceva essere osservato nella sua esistenza quotidiana in modo da lasciarci non solo le sue opere ma anche il ricordo iconografico della sua vita. Ed era rigidissimo con la qualità. I suoi ritratti sono tutti di gran pregio e considerata l’epoca la qualità degli scatti era altissima”.

Fotografie solo in posa?

“Prevalentemente in posa, e ci metteva la massima cura nel posare perché teneva a rinnovare la sua immagine. Si faceva fare fotografie molto di frequente perché voleva lasciare un segno di sé anno per anno. Ha smesso di farsi ritrarre quando ha cominciato a vedersi vecchio e a non piacersi più”.

Nel posare, si faceva guidare o gli veniva spontaneo assumere la posa più d’effetto?

“Non aveva di certo problemi a passare ore davanti allo specchio per studiare quale fosse il suo lato migliore. Non a caso i ritratti di cui disponiamo sono tutti più o meno nella stessa posa, con il mento alzato e di tre quarti rispetto all’obiettivo oppure in posa assorta, mentre legge. E molte volte ha rifiutato fotografie fino a quando non è stato soddisfatto del risultato. Il suo gusto prevaleva sempre e comunque
su quello del fotografo”.

Solo soggetto passivo o che ti risulti si è messo anche dietro la macchina fotografica?

“Ci sono pochi riferimenti in merito, però mi risulta che almeno una volta utilizzò una macchina fotografica: nel parco della Capponcina,
a Settignano in Toscana, sua residenza per dodici anni, Gabriele d’Annunzio e Eleonora Duse hanno “giocato” con una Pocket Kodak a ritrarsi vicendevolmente” (Le fotografie sono conservate in originale presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, ndr).

“Uno spirito di sole nella piccola nera prigione di metallo e di cristallo”: quella lettera è da pelle d’oca…

“Il ragazzo, non vi è dubbio, sapeva scrivere”.

Si ringraziano Alessandro Tonacci, Roberta Valbusa ed Elena Zanini, responsabili Biblioteca, Archivio e Relazioni Esterne del Vittoriale, per la squisita cortesia e disponibilità dimostrate.

[dica]Come sempre potete scarica l’articolo originale in formato pdf.[/dica]

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Tre palle un soldo, com’è andata a finire?

giu20
2010
Lascia un commento Scritto da adolfo

DSC_7732_hk, originally uploaded by adolfo.trinca.

Direi che la discussione sul ritratto di Giulia, sul gruppo Fotografia Reflex, si sia esaurita. E’ una settimana che nessuno la movimenta, per cui credo sia giunto il momento di darvi conto di com’è andata a finire.

Io sono orgoglioso che una mia foto sia stata selezionata da Forti per discuterne, tanto più, come lui stesso ha ammesso gli piace.

Ho avuto la possibilità di conoscere diversi approcci alla lettura della foto attraverso la lettura di interessantissimi punti di vista.

GRAZIE!

Continuate a leggere il post per avere la cronaca esatta di com’è andata.

PROSEGUI LA LETTURA »

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