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Quanto valgo?
7 set
Approfitto della riflessione di Tommaso Tani sul gruppo Fotografi Italiani su facebook per dare un semplice consiglio a tutti NOI.
Alla domanda quanto valgo non si può sperare di trovar risposta, almeno quasi mai, postando foto su gruppi come Flickr o 500px o partecipando a forum nei quale il livello medio è il nostro stesso.
Certo delle volte capita di incontrare, come ho avuto la fortuna di fare io, persone davvero valide in gamba preparate e competenti che ti fanno nero con cognizione di causa e via dicendo.
Ma non sempre ahime capita.
Il mio consiglio?
Semplice, fate un piccolo sforzo, pagate un professionsita serio che vi faccia una lettura portfolio altrettanto seria!!!
Vi dirà chi siete e cosa vi manca e sopratutto sei una merda se sei una merda, da li la strada sarà tutta in discesa, una volta rimessi i piedi per terra potrete correre verso la perfezione cosa che rimane difficile se non si scende dal piedistallo in cui ci si auto colloca.
Ah, Tommaso diceva questo:
[Avviso, post molto lungo]
Ciao, faccio parte del gruppo da un po’ anche se partecipo relativamente poco alle discussioni – anche se mi piace molto leggervi e lo trovo molto interessante.
vorrei condividere con voi una riflessione un po’ impegnativa e che sotto alcuni aspetti potrebbe darvi fastidio, ma mi sento “in dovere” di farla e spero che possa servire un minimo a qualcuno di voi.
Mi rivolgo in particolar modo a quelli più piccoli e che si trovano in procinto di fare delle scelte importanti.
Mi sono accorto che frequentemente ritorna fuori la questione degli studi, se servono i corsi e, ultimo in termini temporali, sulle “lauree in fotografia”: al di là delle opinioni sui corsi nello specifico vorrei mettervi in guardia su cosa vuol dire prendere la decisione di studiare fotografia. Anzi, meglio: vorrei mettervi in guardia su cosa vuol dire decidere di studiare fotografia frequentando i social network. Vi dico questo perchè mi sono accorto di essere più “vecchio” della maggior parte di voi e perchè sono già passato per quelle fasi in cui bisogna decidere cosa fare della vita.Premetto che il mio intento non è quello di distruggere le vostre aspiranti carriere da fotografi o fare del terrorismo psicologico demoralizzandovi. Vi voglio solo far capire come – per voi che vi trovate a fare una scelta importante in questi anni – questo gruppo, così come flickr e facebook o qualsiasi altro social, non rappresentano un buon modo per capire se si è portati o meno. Mi spiego: qui dentro siamo relativamente pochi e relativamente inesperti, almeno per quanto riguarda un livello professionale (dove per professionale si intende un qualcosa che ti faccia mangiare e permetta di vivere). Per quanto sia costruttivo confrontarsi in questo gruppo, quello che esce da qui non può essere in alcun modo un serio criterio per capire se per voi vale la pena investire la vita nella fotografia. È chiaro che può essere il sogno di tutti, magari è stato anche il mio, ma quello che si vuole fare più avanti è roba seria. Purtroppo all’interno di qualsiasi gruppo di facebook, per forza di cose, c’è una tendenza autoreferenziale che alla fine ti porta a credere che possa essere un buon campione per giudicare i propri lavori. Lo stesso è Flickr e così dicendo: gli unici giudizi seri possono arrivare solo dal mondo del lavoro, da chi lo fa veramente ogni giorno per tutto il giorno, dai professionisti insomma. C’è anche molta riluttanza a darsi dei commenti negativi o delle critiche, pur sempre costruttive – non per mancanza di chissà quale coraggio, ma semplicemente perchè magari non ne abbiamo le competenze! O ancora, fare delle fanpage con migliaia e migliaia di fan, può essere totalmente fuorviante.Non voglio sminuire il nostro dialogare qui dentro oppure la condivisione delle esperienze sui social network (sono il primo che vive di Flickr), voglio solo spingervi a mettervi alla prova su un terreno da cui potete veramente farvi un’idea. Insomma, è come fare un sondaggio sulla qualità di vita chiedendo solo ai vostri vicini e scoprire che vivono tutti come voi. In statistica è un classico errore di scelta del campione di riferimento.
Ok, scusate il mega papiro ma ci tenevo a mettervi in guardia visto che le discussioni sul vostro futuro escono sempre più spesso.
Enjoy :)
Ed io ho consigliato questo:
Manca una possibile soluzione…hai parlato del “problema” ma non hai suggerito una soluzione il che potrebbe significare, mi dirai tu, che più di mettere in guardia cercavi una possibile soluzione.
Il problema, la piaga o il punto debole di forma gruppi e via dicendo come questo è appunto l’auto referenzialità. Metto una foto, magari dico anche “scusatemi per lo spam” o “che ne dite” nella speranza di ricevere semplicemente dei massaggini dell’ego e guai a chi lascia una critica anche costruttiva.
Io un consiglio ve lo do. Pagate un prefessionista che vi faccia una lettura portfolio SERIA
Qui scrissi due righe a riguardo, magari servono.
http://www.adolfo.trinca.name/wordpress/index.php/ta g/portfolio/
Il vostro parere è assai gradito.
Sono un fotografo e non lavoro gratis – Defend Photography
31 ago
Approfitto della pubblicazione di Agnese Aggie Morganti per dire la mia sull’argomento, riporterò in primis il mio commento e poi la sua traduzione, della quale le siamo tutti grati.
Mi commento:
Salve, interessante discussione e grazie ad Agnese per la traduzione che ha fatto per noi.
Io di mestiere “principe” faccio l’informatico e di fotografi professionisti che mi hanno chiesto il sito a 50 euro ce ne sono non pochi…la parola d’ordine è: tanto che ce vole?! Ovviamente 50 euro per un tutto compreso registrazione sviluppo e via dicendo e c’è chi all’arrivo della email del provider che li invitava ad effettuare il pagamento annuale si è risentito.
Quindi scusatemi se sorrido per lo sfogo (giustissimo) di Tony Sleep.
Ma penso che molti, purtroppo troppi, credono che il lavoro ed il tempo degli altri non valga quanto il proprio.
Questo solo per dire che il problema dei “che ce vò” ( che sono una evoluzione dei vu cumprà ) non sono un problema soltanto dei fotografi professionisti, ma riguarda un po tutti quelli che producono un qualche cosa di intangibile.
Per dire … le modelle, adesso basta che hanno due chiappe sode un un visetto carino per trasformarle in professioniste mettendo cosi le VERE professioniste in condizione di dover competere con un nugolo di sgallettate.
Cosa fare? Migliorarsi, trovare nuove ed interessanti soluzion, pensare sempre che se anche ti copieranno sarai un passo avanti a loro e trovare il giusto modo di presentare il proprio lavoro ai clienti.
L’era delle foto tessera è finito e chi faceva solo quelle non può pretendere che il mondo si fermi e gliele paghi come opere d’arte.
Ancora un grazie ad Agnese e a tutti voi.
Ed ecco la sua traduzione:
Il 27 Agosto 2011 un link viene condiviso da numerosi utenti Twitter della comunità fotografica globale. L’indirizzo rimanda ad un post sul blog di Tony Sleep, fotografo inglese di lunga esperienza, che affronta – con toni decisi ed in prima persona – il problema del lavoro a costo zero, attaccando senza mezzi termini chiunque offra e fornisca servizi gratuiti in ambito fotografico. Professionisti da ogni parte del mondo hanno dimostrato la propria solidarietà e Tony ha gentilmente acconsentito alla traduzione e alla condivisione in diverse lingue dell’articolo per cercare di sensibilizzare colleghi, clienti e pubblico verso un problema diffusissimo, che sta distruggendo il mercato della fotografia (e non soltanto) ad ogni livello.
di Tony Sleep
Ogni settimana, ricevo in media un paio di proposte di lavoro da parte di gente che “non ha soldi” per pagare le mie foto. Case editrici, riviste, giornali, organizzazioni, aziende affermate o appena avviate: tutti pensano che la fotografia non costi niente, o peggio che mi stiano facendo un favore ad offrirmi di pubblicare il mio lavoro offrendo come compenso di aggiungere il mio nome qui o là.
Ho smesso di rispondere a queste richieste personalmente e linko semplicemente al seguente testo.
Allora, mettiamo le cose in chiaro. “Non abbiamo un budget per le fotografie” significa in realtà: “Pensiamo che i fotografi siano dei coglioni”.
Questa interpretazione potrà forse sembrarvi offensiva, ma possiamo facilmente verificarla con un esperimento: provate ad entrare in un ristorante della vostra città dicendo garbatamente “vorrei mangiare qui, ma non ho previsto un budget per pagarvi”. Aggiungere che in cambio farete pubblicità presso tutti i vostri amici non impedirà al proprietario di sbattervi cortesemente fuori a calci.
Ora, immaginate di essere voi stessi i proprietari di un ristorante dove la maggior parte degli avventori provano a cenare gratis con questa tecnica. La risposta è NO, volendo essere esageratamente gentili.
E se in realtà “non abbiamo un budget” era solo una strategia per tastare il terreno, la risposta è sempre e comunque NO. Non voglio avere niente a che fare con degli avidi opportunisti che vorrebbero imbastire una relazione professionale mentendo sin dall’inizio. Avete già dimostrato di non meritare fiducia, dunque mi date anche ragione di pensare che non sarete onesti sullo sfruttamento delle immagini e che comunque farete di tutto per non pagare un euro.
Se invece siete di quelli che promettono un sacco di lavoro meglio pagato più avanti se io accetto di aiutarvi a costo zero adesso, ottimo, ci sto, offritemi un contratto. Altrimenti per quanto mi riguarda le vostre sono tutte stronzate e la risposta è NO.
Anche perché, vedete, non me ne frega niente di “farmi conoscere” regalandovi il mio lavoro. Quello che voglio è invece un rapporto professionale di mutua collaborazione e beneficio. Da parte mia cerco di offrire la massima onestà ed integrità professionale e mi aspetto che i miei clienti facciano lo stesso con me. “Farsi conoscere” è la naturale conseguenza di un lavoro ben fatto, non un mezzo per ottenere qualcosa e lo stesso vale per il mio nome pubblicato insieme al mio lavoro: è una prassi, nonché indice di correttezza. Al contrario, di guadagnarmi applausi lavorando come un dilettante non me ne frega niente. Se avere un prodotto gratis è più importante di avere un prodotto di qualità, chiedete pure a qualcun altro.
Come la maggior parte delle persone, anch’io lavoro per pagarmi le bollette e mandare avanti la mia professione e la mia famiglia. Il fatto che io ami quello che faccio è semplicemente la ragione per cui sono quarant’anni che mi impegno al massimo nonostante le difficoltà: se pensate di avere il diritto di mancare di rispetto alla mia professionalità in virtù di questo, vi sbagliate di grosso.
Perciò non vi sorprendete se scelgo di non aiutare dei parassiti che guadagnano, o pretendono di farlo, sfruttando il lavoro dei fotografi – e anche il mio – fino al midollo. Con alcune rare eccezioni (piccole associazioni veramente no profit, mandate avanti da volontari) sono io che questa volta non ho previsto un budget per rendere le imprese degli altri più redditizie: già far quadrare i miei bilanci non è cosa da poco, vista anche questa recente tendenza a far passare lo “sfruttamento” come “un’incredibile opportunità”.
Il mio sostegno lo garantisco volentieri quando posso, attraverso piccole donazioni ad organizzazioni che ritengo di voler aiutare o semplicemente offrendo un pranzo ad un senzatetto. Vi assicuro inoltre che quando lavoro per onlus e associazioni, lo faccio a tassi agevolati. Penso di essere una persona onesta, generosa e gentile, ma mi sento di non fare l’elemosina a degli accattoni stipendiati che mi chiedono di riempirgli le tasche con soldi a manciate. Mi fanno incazzare. Specialmente quando mi insultano dicendo che si, il mio è proprio un bel lavoro, però non lo pagherebbero un cent.
Ho avuto delle conversazioni esilaranti con un sacco di gente che, a quanto pare, pensa che delle buone immagini siano solo il frutto di circostanze fortunate e che dunque sia loro diritto averle a costo zero, semplicemente perché gli elettroni non hanno ancora un preciso valore di mercato. Come la volta in cui incontrai la manager di un’importante organizzazione inglese (con un utile dichiarato di oltre 3 milioni di sterline). La signora mi spiegava quanto tenesse a pubblicare più foto possibile sul sito internet del gruppo di cui era a capo: i visitatori le trovavano infatti più efficaci ed immediate dei testi (prodotti per altro da uno specifico team di scrittori retribuiti). Dunque l’importanza delle foto era fuori discussione. Ma, forse, sarebbe stato anche il caso di pagarle: magari usando una parte del budget annuo di 160.000 sterline che la suddetta organizzazione destinava ai contenuti web (di nuovo, ho controllato le cifre dichiarate, disponibili online). La signora proprio non riusciva a capire che la foto che aveva davanti e che avrebbe tanto voluto pubblicare esisteva solo perché io avevo investito tempo, denaro e lavoro nel crearla. “Ma tutti i fotografi di solito sono ben felici di lasciarci pubblicare le loro immagini gratuitamente” mi spiegava. Non credo proprio lo siano, probabilmente hanno solo omesso di dare un’occhiata alle solite cifre che dicevo sopra: se lo avessero fatto si sarebbero accorti che lei guadagnava qualcosa come 66.000 sterline l’anno (circa €74.000 al cambio attuale, ndr) – giusto qualche soldo in più della retribuzione zero che invece offriva in cambio delle immagini.
E’ chiaro che soltanto i fotografi amatoriali possono permettersi di fornire servizi senza ricevere un compenso: la fotografia non è per loro una fonte di reddito. Fanno altri lavori, hanno una pensione, guadagnano in altro modo, sono dei romantici con tendenze suicide – non mi interessa. Io no. L’atteggiamento di far guerra ai professionisti per farsi belli è profondamente egoista e ha conseguenze disastrose: distrugge la fotografia come mestiere, come rispettabile fonte di guadagno per la vita.
Ecco, questa è gente vanitosa e piena di sé e davvero si accontenta di lavorare in cambio del proprio nome scritto accanto ad un’immagine: se è tutto ciò che avete da offrire, chiamate pure uno di loro. In alternativa, avete a disposizione una folta schiera di studenti e neolaureati da sfruttare – sono disperati ed inesperti, vi consiglio di cogliere al volo la ghiotta occasione di risparmiare qualche soldo e peggiorare di un altro po’ le loro già precarie condizioni economiche.
Tutto questo significa che forse non riuscirete a procurarvi le immagini che volete a costo zero? Beh, benvenuti nel mondo, è dura. A me non danno certo macchine fotografiche, computer, programmi, benzina, una casa e da mangiare senza spendere un euro. La fotografia è facile ed economica no? Allora prendete una macchina fotografica e scattatevele da soli le vostre stupide foto.
E se dopo aver letto vi sentite offesi, probabilmente è perché almeno una volta, ci avete provato anche voi.
Colgo l’occasione per ricordare anche un bell’articolo, più o meno dello stesso tenore, “A tempo perso“, pubblicato tempo fa da Claudia Rocchini e che in sostanza palesava una sacrosanta insofferenza verso chi richiede prestazioni fotografiche gratuite.
Dite la vostra se volete.
Spazio Negativo: l’importanza dello spazio vuoto
24 ago
Colgo l’occasione del commento di Kalak of Tyr lasciato su questa foto, la stessa che vedete in apertura del post, per parlare o meglio passarvi il concetto di spazio negativo.
Definiamo “Whitespace”, “spazio bianco” o “spazio negativo” è lo spazio tra gli elementi in una composizione. Quando si scatta una foto molti di noi si concentrano cosi tanto sul soggetto principale che dimenticano l’importanza del “resto” e sopratutto non considerano e studiano con attenzione la composizione ne lo spazio vuoto appunto.
Quello di prestare molta attenzione a tutti gli elementi che rientrano nell’inquadratura è un’esercizio mentale molto prezioso che porta verso la sintesi, ci fa arrivare subito al nocciolo della questione, al messaggio che vogliamo dare. Senza appesantire con del superfluo il nostro messaggio.
Si tratta volte d una nostra capacità innata, altre volte lo si deve imparare con esercizio, esercizio ed ancora esercizio.
Probabilmente molti fotografi famosi lo sono diventati proprio per la loro capacità di saper determinare che cosa non mostrare nelle loro foto, ed è forse proprio questo uno degli elementi che differenzia un professionista da un comune “possessore di fotocamera” : il saper valutare che cosa eliminare dall’immagine. (Pega’s Photographic Blog)
All’inizio può sembrare una palla al piede ma mano mano che la cosa diventa automatismo vedrete che le vostre foto faranno un click verso l’alto! E vi assicuro che delle fotografie che utilizzano lo spazio negativo, se ben fatte crea effetti unici e sorprendenti (vedi foto sottostante ed il sito dell’autore).
Potremmo dire, ditemi la vostra, che lo spazio negativo va sfruttato per esaltare meglio il soggetto fotografato e portare l’attenzione di chi guarda verso il nostro centro focale. Lo spazio negativo non deve e non può essere per forza bianco o nero ed addirittura potrebbe diventare lui il soggetto della nostra fotografia (magari un po minimalista).
Mamma fotografa? Missione not impossible
21 lug
© Roberta Garofalo
E’ quello che Roberta Garofalo sostiene nel suo recente blog. Blog nel quale mi sono imbattuto cercando dritte e suggerimenti per fotografare il mio bel bimbo appena arrivato, Luca ^_^
Fra le altre cose Roberta è menbro del NAPCP National Association of Professional Child Photographers ed è fra le altre cose anche una persona molto disponibile, oltre ovviamente una professionista con i contro softbox (giudicate voi dai suoi lavori) !
Interessante poi quello che dice nell’articolo di presentazione del suo blog, affermazione che mi ha colpito molto e che mi ha spinto a leggere tutto quanto avesse già scritto, ve ne do un piccolo estratto:
Volevo un blog che non parlasse soltanto di me e del mio lavoro, ma di bambini o meglio….di fotografia di bambini!
Perfetto mi sono detto. E di fatti ho trovato sul suo blog un sacco di “dritte” sia tecniche, ma non spaventatevi, non parla di tecnica, sia di come approcciare al bambino per non farlo annoiare o peggio indispettire oppure di come allestire un piccolo set casalingo sia per lui che per lei oppure di come fare delle belle foto al parco o di come comporre al meglio le foto dei nostri figli.
Insomma, davvero interessante e poi basta chiedere che vi sarà risposto, non male direi.
Suggerimenti di uno stampatore
18 apr
Parteciperò ad una collettiva organizzata da Prospettive 8 sul tema L’ASSENZA e vi giro un piccolo intervento di Lorenzo Lessi, il nostro stampatore, che da alcune dritte sulla stampa.
Volevo aggiungere qualcosa sui formati di file per la spedizione: io posso stampare da tiff o da jpeg e la qualità sarà paragonabile, ammesso che il jpeg sia salvato come copia da un file senza compressione come il psd o il tif, dove dovreste aver lavorato i file, meglio ancora se a 16 bit. La compressione dovrebbe essere minima (12). Se un jpeg (magari che non provenga da un raw) viene lavorato e salvato più volte il file finito non sarà paragonabile a un tif, che è un file senza compressione, o con compressione senza perdita… una via di mezzo molto buona potrebbe essere un tif prodotto da un converitore raw, come lightroom, acr in photoshop, o altri convertitori, anche a 8 bit, quindi, già pronto per l’invio.
Per i profili colore, le immagini sarebbero da preferire in adobe rgb, dato che è uno spazio più ampio dell’srgb, e le carte possono riprodurre, magari non tutte le informazioni di adobe rgb, ma spesso più di quelle dell’srgb. con l’srgb insomma, siete abbastanza sicuri, ma potreste privarvi di qualche tono, anche se le differenze non sembrano poi così apprezzabili. inutile è convertire in adobergb solo alla fine, se avete lavorato sempre in srgb, convertendolo e lavorandolo in quello spazio colore.
per i file in bianco e nero, posson andare sia in scala di grigio sia in rgb, ma solo, ovviamente, quelli a colori possono contenere un colore che dà un viraggio al bn, sia caldo, freddo, seppia, ecc.
alla fine va comunque bene anche un jpeg fatto in macchina, sempre che non sia stato modificato troppo pesantemente.
quindi, formato ottimale per una foto a colori sarebbe:
un tif in adobergb a 8 bit (i 16 in stampa non servono), ma anche jpeg con bassa compressione.
per una foto in bn:
tiff a 8 bit in rgb, che può contenere anche un’intonazione, ma per stampe neutre va benissimo anche in scala di grigi.
via, ora buonanotte a tutti!
5 suggerimenti per un ritratto da Scott Bourne
14 apr
Un’altro post interessante di Scott Bourne preso da PhotoFocus, stavolta si parla di ritratti.
Sono consapevole dell’enorme pressione che c’è nel cercare di fare qualche cosa di NUOVO quando si parla di ritratti. La mia opinione è che sia più importante fare qualcosa di personale piuttosto che di nuovo, ma - dato che so che è un problema, ho un paio idee da condividere con voi oggi. Spero che queste idee facciano scattare qualche scintilla di creatività per le vostre future sessioni di ritratto. Provatele.1. Fai il ritratto in un luogo che sia molto familiare ai soggetti, come la loro casa o il luogo di lavoro. Le persone tendono a bloccarsi in uno studio fotografico. A casa o al lavoro, tendono ad essere più spontanei. Questo può essere un buon trucco per ottenere dei grandi scatti.
2. Pensa come se stessi scattando con una Hasselblad (ndr: beato te che ce l’hai!!!). Tanto tempo fa, feci il mio primo ritratto serio usando una Hassleblad 501C. Questa fotocamera ha un taglio (ndr: visione del soggetto) quadrato. So che è un concetto strano per per molti fotografi moderni, ma io so l’influenza positiva che la cosa può avere sui vostri scatti. Provate con una cornice quadrata. Chissà – potrebbe farvi scattare qualche idea.
3. Considerare oggetti di scena e costumi. Se stai lavorando con un noto musicista,forse una chitarra - in qualche parte del fotogramma - aiuterà voi e il soggetto a entrare nello spirito. Oppure, che ne dite di un costume divertente? La creatività nasce in molti luoghi. Siate sempre aperti alle influenze esterne.
4. Inquadrate stretto. Voglio dire davvero stretto. Inquadrate dettagli come gli occhi o addirittura le ciglia. Una prospettiva diversa a volte può essere molto interessante.
5. Usa le texture. Mi piace drappeggiare del tessuto sulla gente e poi fargli dei ritratti .Questa è una variazione sull’idea di usare un costume. A volte basta mettere la persona dietro ad un semplice tessuto e cambia tutto.
La creatività è una cosa sfuggente. Non si sa mai cosa potrebbe accenderla. Speriamo che una di queste idee possa farla scattare in voi.
Io mi permetto di suggerirvi di scattare tutte le settimane perché l’unico vero modo di far scattare il processo creativo è quello di tenerlo costantemente allenato. Ad ogni sessione imparerete qualche cosa o avrete una piccola intuizione che potrete esplorare successivamente.
E voi avete qualche suggerimento interessante da dividere con noi a proposito di ritratti?
Guida al modo manuale per principianti
12 apr
Prima che mi scrivesse Alberto, l’autore di questo post, avevo deciso di non ospitare più nessun autore nel mio blog. Non lo ritenevo più una soluzione appagante ne tanto meno “vantaggiosa”. Ho tolto per cui la pagina “Collaboriamo” e pace. Poi però ho letto il suo blog (dopo la sua email) ed ho deciso insieme a lui di postare questo articolo molto interessante sull’uso del modo M (manuale), spero vi piaccia cosi come è piaciuto a me.
La parola ad alberto:
Questo articolo è dedicato a tutti quelli che desiderano avere il pieno controllo della loro fotocamera, tutti quelli che guardano con timore alla piccola M sul selettore dei modi di scatto, ma anche a chi vuole far fare un salto alle proprie abilità fotografiche. Oggi, finalmente, impariamo ad usare il modo manuale.
Il modo manuale è utile in varie occasioni ed in particolare per imparare bene a controllare l’esposizione. Grazie alla sofisticazione delle attuali fotocamere, spesso possiamo ottenere foto soddisfacenti anche usando i modi automatici o semiautomatici. Quindi, perché sottoporsi alla fatica di imparare a scattare in manuale e alle infinite frustrazioni di foto non riuscite?
La verità è che il modo manuale ci affida la completa responsabilità di ottenere la corretta esposizione e, spinti da questa responsabilità, dobbiamo attrezzarci per imparare ad impostarla correttamente. È come quando da piccoli ci veniva data la responsabilità dei nostri fratelli minori ed eravamo costretti a crescere.
Se il desiderio della conoscenza vi anima, seguitemi.
Non siamo completamente soli
Nell’usare il modo manuale, dovremo impostare i tre parametri del triangolo dell’esposizione, ovvero ISO, apertura e tempo di esposizione (vi consiglio di leggere gli articoli linkati, se per voi sono concetti nuovi), in maniera da ottenere un’esposizione corretta. Come abbiamo già detto, nel modo manuale la fotocamera non ci assiste impostando automaticamente questi parametri. Essa però ci fornisce uno strumento che aiuta a capire se le nostre scelte sono corrette, l’esposimetro.
Come avrete intuito, l’esposimetro serve a misurare l’esposizione. Non ci dilunghiamo in disquisizioni tecniche a riguardo, ci basta sapere che l’esposimetro considera:
- i livelli di luminosità nella scena inquadrata,
- la modalità di misurazione dell’esposizione scelta,
- i valori di ISO, apertura e tempo di posa.

L'esposimetro
Successivamente, determina se la combinazione di questi fattori porta ad un’esposizione corretta, o al contrario ad un’immagine sovraesposta o sottoesposta. Quest’informazione viene visualizzata attraverso un indicatore come quello nella figura qui a lato. Esso è solitamente visibile sia all’interno del mirino della fotocamera, sia sullo schermo (ovviamente solo se abbiamo selezionato il modo manuale) sia sul display a cristalli liquidi di cui dispongono le fotocamere di fascia medio-alta vicino al pulsante di scatto. Cosa ci comunica questo indicatore?
Il modo in cui l’indicatore mostra le informazioni può variare a seconda del modello e della marca della macchina fotografica, ma comunque è possibile generalizzare alcuni elementi:
- quando l’indicatore si sposta verso destra, ovvero verso i numeri positivi, vuol dire che la foto risulterebbe sovraesposta,
- quando l’indicatore si sposta verso sinistra, ovvero verso i numeri negativi vuol dire che la foto risulterebbe sottoesposta,
- se l’indicatore è a zero, l’esposizione è corretta.
I numeri servono a comunicare di quanti stop interi l’esposizione è sovra o sottoesposta, mentre i segni tra un numero e un altro indicano le frazioni di stop (1/3 e 2/3).
In alcune fotocamere, l’indicatore è visualizzato in verticale, in altre (per esempio nella mia Nikon D3000) la scala è invertita, ovvero i numeri positivi sono a sinistra e i numeri negativi sono a destra.
Facciamo un esempio
Ora, se potete, prendete in mano la vostra fotocamera e impostatela sul modo manuale (magari anche accendetela). Leggete cosa dice l’esposimetro:
- se è spostato verso i numeri negativi, aumentate il tempo di esposizione fino a portarlo a zero,
- se invece è in territorio positivo, diminuite il tempo di esposizione fino a portarlo a zero.
Leggete il tempo di esposizione e annotatelo. Ora, mantenendo fissa l’inquadratura (per non modificare la luce ambientale), aumentate il tempo di esposizione sino a raggiungere la prima tacca intera dopo lo zero (o prima, a seconda di come è fatto il vostro esposimetro). In altre parole, raggiungete la tacca corrispondente al +1, ovvero ad una foto sovraesposta di uno stop. Leggete nuovamente il valore del tempo di esposizione e vi accorgerete che è esattamente uno stop superiore al valore annotato precedentemente. Talvolta potrebbe non essere uno stop esatto a causa del fatto che comunque l’esposimetro non è preciso “al millimetro” (se il concetto di stop vi è nuovo vi consiglio di leggere gli articoli su triangolo dell’esposizione). La stessa procedura può essere ripetuta modificando l’apertura o provando a sottoesporre invece che a sovraesporre.
Questo esempio è utile per capire come si utilizza l’informazione presentata dall’esposimetro. Quando è spostato verso i numeri positivi, per portarlo verso lo zero abbiamo tre opzioni (che possono essere anche combinate):
aumentare il valore dell’apertura,- ridurre il tempo di esposizione
- ridurre l’ISO.
Viceversa, quando è spostato verso i negativi le opzioni sono:
usare valori più bassi per l’apertura,- usare valori più alti per il tempo di esposizione,
- usare valori più alti per l’ISO.
Inoltre, l’esposimetro ci indica anche esattamente di quanto dobbiamo correggere questi valori (a meno che l’esposizione non sia fuori scala).
Come modificare ISO, tempo di esposizione e apertura
Chiaramente, se non avete idea di come controllare i parametri del triangolo dell’esposizione sulla vostra macchina fotografica, l’esempio appena descritto non serve a nulla. I controlli su cui agire dipendono dalla marca e dal modello della vostra fotocamera. Generalmente, sulle reflex, sono presenti una o due ghiere dietro e davanti al pulsante di scatto che controllano apertura e tempo di esposizione. Ruotandole aumentiamo o diminuiamo il valore di questi due parametri. Quando la ghiera è una sola, come sulle reflex digitali più economiche, essa controlla solo tempo di esposizione o apertura e per modificare l’altro parametro è necessario premere in contemporanea un pulsante apposito. Per controllare l’ISO è spesso necessario entrare nel menù o usare il pulsante apposito. Questa apparente scomodità non è comunque così pesante in quanto, per correggere l’esposizione, ci troveremo molto meno spesso a modificare l’ISO piuttosto che l’apertura o il tempo di posa.
Con gli altri tipi di fotocamere, le compatte e le bridge, purtroppo ho poca esperienza diretta. Solitamente queste presentano molti meno comandi fisici e richiedono invece di agire via software, ovvero entrare nei menù. Quindi il consiglio è sempre quello di dare un’occhiata al manuale della vostra fotocamera in cui sarà sicuramente specificato come agire su apertura, tempo di esposizione ed ISO (ovviamente solo se la fotocamera dispone dei modi semiautomatici e manuale).
No pain, no gain
Gli anglosassoni usano questo modo di dire per spiegare che senza fare fatica e mettersi in difficoltà non si fanno progressi. Vale anche per noi appassionati di fotografia che vogliamo padroneggiare il modo manuale e il triangolo dell’esposizione. Una volta capito come funzionano l’esposimetro e i controlli sulla nostra fotocamera, doppiamo solo fare pratica, pratica e ancora pratica e prepararci a buttare via un sacco di foto. Credo però ne valga la pena, perché anche se useremo di rado il modo manuale, quanto imparato nel processo di apprendimento rimarrà con noi e ci aiuterà in ogni scatto.
So che l’argomento può essere un po’ ostico, se avete domande e richieste di chiarimenti, non esitate a condividerle nei commenti!
Se questo articolo vi è piacituo, venite a trovarmi sul mio sito, www.fotocomefare.com, dove trovate numerosi altri articoli per imparare a fotografare. Mi trovate anche su Facebook, alla fan page di FotoComeFare.
Un piccolo bignami della fotografia
6 apr
Ho letto su PetaPixel dell’esistenza di questa imagine, creata da geft un’utente Reddit , che riassume tutti gli aspetti fondamentali della fotografia in 1045×5480 pixels. Si va dai sensori, diaframma, velocità di scatto, ISO ecc ecc
Simple Guide to Photography (via Reddit)
La grammatica fotografica (ovvero pensieri sgrammaticati)
30 mar
Stamattina davo un’occhiata al mio album su Flickr, in verità è da qualche tempo che sono molto riflessivo riguardo le mie foto sopratutto verso il mio modo di farle. Volevo registrare in maniera scientifica le regole che governano il mio modo di fare fotografia e pensavo che guardando e riguardando la mia evoluzione avrei forse ricavato indicazioni sul dove sto andando e sopratutto sul come. Quindi sono partito dalle foto più vecchie sino ad arrivare alle ultime, quelle fatte a Martina e Silvana sabato pomeriggio.
Pensavo e ripensavo a quale fosse, casomai ci fosse, il mio modo di costruire, per cosi dire, una mia fotografia. Ho cercato di fare attenzione a quali fossero le “parole” che utilizzo maggiormente (quali tempi e diaframmi più utilizzati ad esempio) ed all’evoluzione che, con il passare del tempo, con l’affinarsi della tecnica e sopratutto con l’aumentare della mia cultura fotografica, ho avuto negli ultimissimi anni.
Insomma guardavo e riguardavo con sempre la stessa domanda, semplice quando complicata in testa: quali sono le regole “grammaticali” con le quali cerco di descrivere la realtà?
Ebbene, sono arrivato alla conclusione che come nella scrittura anche per la fotografia utilizzo un mio slang, ovviamente pieno zeppo di refusi. Errori che a dire il vero, almeno il più delle volte, non mi impediscono di esprimere ciò vedo. Delle volte penso, o forse mi illudo, che questi miei errori, combinati con le cose che invece faccio correttamente, rappresentino il mio personale dialetto, il linguaggio che spero mi contraddistingua. Non parlo di stile, quello è per pochi ed io non penso di aver raggiunto un mio stile personale.
In sostanza sono riuscito quasi da subito a capire quale fosse la penna che utilizzo…abbastanza ovvio…la mia adorata (ma non solo) Reflex. Ma qual’era l’inchiostro? con che cosa e che cosa scrivo?
La cosa che io vorrei esprimere in quello che faccio è il Divino. Nulla più. Che sia quello dei Cristiani o quello degli Indiani d’America non importa, mi piacerebbe che le mie foto dessero la sensazione a chi le vede che dentro quella persone o quel paesaggio c’era un’anima!
…
…
AH AH AH
c’hai creduto faccia di velluto
AH AH AH
il Divino gh gh gh…il Di Vino forse ^_^
V’ho fatto uno scherzo!
La Superluna
18 mar

Sabato prossima ci sarà la Superluna!!! No, non sono diventato scemo, si tratta di un fenomeno che ricorre ciclicamente. In pratica la luna sarà alla distanza minima dalla terra (circa 356.577 km) e sarà bellissimo vederla e…fotografarla!
L’ultima vola è accaduto nel marzo del 1993, stavolta non me la perdo…organizziamo un gruppo di scatto?
da Corriere.it:
ILLUSIONE LUNARE - «Gli effetti della “Superluna” sul nostro pianeta sono bassi», spiega anche il capo scienziato alla Nasa, Jim Garvin. Che sottolinea: «Tenendo conto di alcuni studi molto dettagliati di sismologi e vulcanologi, l’allineamento della Luna in combinazione con la Luna piena, non dovrebbe avere alcun effetto importante sulla Terra». Per godersi lo spettacolo al meglio dalle pagine dell’agenzia spaziale americana si raccomanda di osservare il satellite quando è più vicino all’orizzonte. Inoltre, guardando la Luna attraverso un oggetto in primo piano, come per esempio un albero, viene innescato un effetto ottico chiamato in modo fantasioso «illusione lunare». L’occhio umano viene di fatto ingannato e la Luna ci apparirà artificialmente enorme.
Mi raccomando cavalletto (ben stabile) e un bell’obiettivo zoom e segnalateci i risultati nei commenti magari ;-)
Ah, date una letta anche a quello che dice la NASA a proposito (il video qui sotto l’ho preso da li).
Il Grafico MTF
2 mar
Già da prima del viaggio a Tripoli ero in cerca di un buon obiettivo grandangolare ed oggi, al calduccio nel mio ufficio durante la pausa pranzo, ho ripreso la ricerca. Mi sono ubriacato di recensioni e di grafici MTF e poi mi è venuto in mente che non tutti magari sanno cosa sono ed a cosa servono.
Mi son detto che magari è una buona “scusa” per riprendere a scrivere qualche fesseria sul blog che non siano cronache di guerra ;-)
Alla fine ancora non mi sono deciso su cosa acquistare ma questo è un’altro discorso, ovviamente si accettano consigli.
Tornando al significato di MTF, in due parole si tratta di uno strumento che ci permette di valutare le prestazioni di un’obiettivo e di capire (in sostanza) l’andamento della capacità dell’ottica di trasferire correttamente al sensore o pellicola i dettagli di una immagine.
La definizione esatta di MTF è “Modulation Transfer Function” (Funzione di Trasferimento della Modulazione).
Per creare questi grafici vengono utilizzate/fotografate delle immagini di prova contenenti delle serie di linee : da 10 linee per millimetro e da 30 linee per millimetro orientate in modo parallelo (sagittali) e perpendicolari (meridionali) alla diagonale del fotogramma.
Siccome oggi sono un po pigro per un’approfondimento maggiore e per capire meglio come leggere questi grafici MTF vi rimando a questo piccolo elenco di risorse scovate in rete:
http://www.chrysis.net/photo/photo_man/txt/mtf.htm
http://www.aristidetorrelli.it/Articoli/Capire%20MTF/CapireMTF.html
http://pegaphoto.com/2011/02/25/il-grafico-mtf/
http://www.kenrockwell.com/tech/mtf-it.htm
Na2GuL e la prova Colori
1 feb
Qualche tempo fa mentre parlavamo del mio portatile appena comperato, Na2GuL mi chiese se esisteva un software gratuito che potesse usare con il suo Spyder III. Gliene consigliai uno ed in cambio lui ha deciso di regalarci un bel resoconto delle prove effettuate. A lui la parola dunque!
Mentre cerco un modo per iniziare questo articolo sento che per televisione se ne escono con questa frase:
Solo ora gli scenziati hanno scoperto perche’ il sesso e’ cosi’ eccitante.
Ora, non per dimostrare alcunche’, ma non ci voleva uno studio di chissa’ che universita’ per capirlo, bastava fare un pochino di pratica.
E’ appunto su una prova pratica che si basa questo articolo, una prova sulla bonta’ dei colori visualizzabile dai nostri monitor.
Non vuole essere un articolo che spieghi il flusso di lavoro corretto per avere dei colori fedeli in stampa, ne’ come inventarsi alchimie assurde su come tirar fuori una buona foto da una crosta (se lo sapessi fare, avrei una montagna di croste da trasformare in capolavori). Semplicemente vorrei spiegare quanto puo’ essere buono il nostro monitor nell’assecondarci in questo percorso.
Innazitutto come dovreste sapere un monitor usato per il fotoritocco, e quando parlo di fotoritocco parlo semplicemente di un controllo sulle curve, DEVE essere calibrato, altrimenti il vostro bianco potrebbe essere in realta’ un giallognolo.
Calibrato il monitor come possiamo sapere se e’ un buon monitor per il nostro utilizzo? Dobbiamo verificare quanti colori e’ in grado di visualizzare.
Purtroppo il software in dotazione con il colorimetro da me utilizzato, (ringrazio il circolo fotografico che frequento) non mi dice nulla.
Ecco che il buon Adolfo mi viene in soccorso segnalandomi un software fatto da dei francesi (ma non temete, dopotutto funziona ^_^ ) che offre la possibilita’ di visualizzare nell’insieme CIE1931 il triangolo di colori usabili dal monitor.
Per approfondimenti sullo spazio colori e’ d’obbligo una visitina al blog di Mauro Boscarol, http://www.boscarol.com/blog/?page_id=1538
Inanzitutto scarichiamo il software chiamato ColorHCFR dalla seguente pagina: http://www.homecinema-fr.com/colorimetre/index_en.php doppiocliccate sull’eseguibile ed installate il software. E’ compatibile con i seguenti colorimetri:
Spyder II
Spyder III
DTP94
Gretag EyeOne (Beamer, Display 2, Display LT)
Oltre al colorimetro che potete autocostruirvi seguendo le indicazioni che trovate nel sito.
Prima di avviare il programma collegate il vostro sensore e chiudete l’eventuale agente del software originale. Se non lo fate HCFR vi avvisera’ che lo fara’ lui, poco male.
Aprendo il programma (testato su Windows Xp con la Service Pack 3 e su Windows 7 a 64bit) vi ritrovate nella seguente schermata:
SunCalc: calcolare la posizione del sole sempre con Google Maps
18 gen
Ringraziamo tutti insieme Ilaria di IlariaLab per aver parlato di SunCalc sul suo blog, che vi consiglio, e procediamo con una piccola descrizione sul cos’è SunCalc.
Trattasi di un sito gratuito tramite il quele è possibile, alla stregua di Twilight Calculator, conoscere il movimento del sole e la sua posizione all’alba ed al tramonto.
SunCalc è una piccola applicazione che vi permette di visualizzare i movimenti del sole durante le sue varie fase all’interno di una certa giornata e per una certa località, semplice.
Potrete vedere la posizione del sole al tramonto, all’alba ma anche ad una qualsiasi ora della giornata (bastera muovere il timer che si trova sopra la mappa).
Di più non vi dico, andate a leggere l’articolo su IlariaLab e poi fate una capatina su SunCalc.
Trovare la Golden Hour con Twilight Calculator
17 gen
Abbiamo già affrontato l’argomento golden hour sia qui che qui, ma ci ritorniamo volentieri per segnalare un bellissimo servizio offerto da Twilight Calculator.
Inutile dire che due momenti molto affascinanti nei quali scattare una fotografia sono l’alba ed il tramonto. Un’atmosfera magica creata dalla luce radente e morbida che durante durante quell’ora circa da la possibilità di scattare delle belle foto.
Ma torniamo a Twilight Calculator, l’applicazione web che vi consente, sfruttando il motore di Google Maps, di calcolare gli orari di alba e tramonto in base alla vostra posizione.
E se da bravi licantropi vi interessasse invece sapere la posizione della luna tranquilli, avrete anche la posizione in cui potrete trovarla.

















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