La prima foto alla Luna

Moon first Daguerreotype

Sarebbe meglio dire dagherrotipo dato che di quello si tratta. Infatti la prima immagine fotografica della luca, si dice, fu fatta dallo stesso inventore del dagherrotipo, Daguerre appunto, il 2 gennaio 1839. Purtroppo, nel marzo dello stesso anno, il suo laboratorio fu raso al suolo, distruggendo gran parte del suo lavoro e con esso l’immagine storica della luna. Un anno dopo, John William Draper, un medico e chimico americano fece il suo dagherrotipo della luna.

Fu un astronomo che coniò il termine di fotografia nel 1839, quando Johann Heinrich von Madler combinò “foto” (dalla parola greca che significa “luce”) e “grafia” (“scrivere”). Gli astronomi hanno abbracciato rapidamente l’uso di lastre fotografiche a causa della loro buona risoluzione e la capacità di rendere le immagini molto più grandi.

p.s.: Il nome di Daguerre è tra i 72 iscritti sulla Torre Eiffel.

Rosetta, Philae e la foto più lontana dalla Terra

Rosetta’s OSIRIS narrow-angle camera captured this parting shot of the Philae lander after separation (cropped).
Rosetta’s OSIRIS narrow-angle camera captured this parting shot of the Philae lander after separation (cropped). Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Una riflessione che faccio insieme a voi. Una delle più importanti foto della storia è stata fatta ieri da una sonda spaziale.

La sonda si chiama Rosetta che ha usato il suo OSIRIS imaging system (non ho idea di cosa sia ma mi informerò) per fotografare il suo modulo (lander) da abbordaggio Philae mentre andava verso la cometa (o astro vagante)  67 P/ Churjumov-Gerasimenko.

Rosetta’s OSIRIS narrow-angle camera captured this parting shot of the Philae lander after separation.
Rosetta’s OSIRIS narrow-angle camera captured this parting shot of the Philae lander after separation. ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA.

Anche Philae ha restituito il favore alla sua “amica”, come potete vedere qui sotto.

Farewell_Rosetta
Rosetta’s lander Philae took this parting shot of its mothership shortly after separation. The image was taken with the lander’s CIVA-P imaging system and captures one of Rosetta’s 14 metre-long solar arrays. It was stored onboard the lander until the radio link was established with Rosetta around two hours after separation, and then relayed to Earth.

Fra le altre cose stiamo parlando (almeno credo) della fotografia scattata nel posto più lontano dal pianeta terra ad oggi disponibile! Almeno credo (ndr: non è cosi come potete verificare dai commenti a questo post ^_^).

L’ultima foto è quella della cometa, sarebbe stato ingiusto non metterla ^_^

Comet_67P_on_19_September_2014_NavCam_mosaic

La prima foto della Terra che “sorge” dalla Luna

Apollo 8 Dec 1968 Earthrise

Avevo cominciato un’altro post ma la ricerca della verità si è dimostrata più dura di quello che mi aspettavo. Per evitare di scrivere cavolate ho preferito ripiegare su qualche cosa di più “documentato” … capirete prossimamente. Allora, oggi parliamo di questa foto qui sopra, la versione gigante la trovate a questo link:
http://www.hq.nasa.gov/office/pao/History/alsj/a410/AS8-14-2383HR.jpg

24 dicembre 1968 l’equipaggio dell’Apollo 8 riusci ad immortalare per la prima volta l’Earthrise, l’immagine del nostro pianeta che sorge dal suolo lunare. Immaginate di trovarmi per un momento al posto degli astronauti nonché autori dello scatto…i primi esseri umani a circumnavigare la Luna e i primi a vedere la Terra che sorge dalla Luna…wow!
Erano i cosmonauti della Nasa Frank Borman, Jim Lovell e Bill Anders.

Nel video qui sotto,  la trascrizione l’ho presa dal blog, tratta dal blog del giornalista Paolo Attivissimo, sentirete le voci dei tre astronauti che cercano di recuperare un rullino a colori per immortalare l’attimo. Vedrete gli scatti della superficie lunare da loro realizzati ogni 20 secondi. I dati su suolo e altitudine dell’Apollo 8 sono stati ricostruiti dal LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter).

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=dE-vOscpiNc[/youtube]

Quarantacinque anni fa, gli astronauti dell’Apollo 8, Frank Borman, Jim Lovell e Bill Anders, diventarono i primi esseri umani a orbitare intorno alla Luna e i primi a vedere con i propri occhi lo spettacolo magnifico del sorgere della Terra.
Ora, per la prima volta, possiamo vedere questo evento storico esattamente come lo videro gli astronauti, grazie a nuovi dati provenienti dal Lunar Reconnaissance Orbiter, o LRO, della NASA.
Le stupende mappe lunari globali dell’LRO, combinate con le fotografie scattate dagli astronauti, rivelano dove si trovava l’Apollo 8 sopra la Luna e anche il suo orientamento esatto nello spazio, quando gli astronauti videro per la prima volta la Terra sorgere al di sopra dell’orizzonte desolato della Luna.

Il 24 dicembre 1968, pochi minuti dopo le 10:30 del mattino, ora di Houston, l’Apollo 8 stava riemergendo dal lato nascosto della Luna per la quarta volta. Il comandante della missione, Frank Borman, era nel sedile di sinistra e si preparava a ruotare il veicolo spaziale verso un nuovo assetto, come previsto dal piano di volo. Il navigatore, Jim Lovell, era nel vano tecnico inferiore del veicolo e stava per effettuare degli avvistamenti di riferimenti geografici lunari usando il sestante di bordo. Bill Anders era nel sedile di destra e osservava la Luna dal proprio finestrino laterale, scattando fotografie con una fotocamera Hasselblad dotata di un teleobiettivo da 250 mm. Nel frattempo, una seconda Hasselblad equipaggiata con un obiettivo da 80 mm era montata nel finestrino di Borman rivolto in avanti, il cosiddetto finestrino di rendez-vous, e fotografava la Luna usando un temporizzatore automatico: una nuova foto ogni venti secondi.

Queste foto, abbinate alle mappe del suolo ad alta risoluzione dell’LRO, mostrano che Borman stava ancora facendo ruotare l’Apollo 8 quando apparve la Terra. Fu solo grazie al tempismo di questa rotazione che il sorgere della Terra – avvenuto anche nelle tre orbite precedenti di Apollo 8, ma non visto dagli astronauti, stavolta divenne visibile nel finestrino laterale di Bill Anders. Ecco cosa si vedeva, ricostruito partendo da dati LRO da parte del Scientific Visualization Studio di Goddard. Sentirete le voci degli astronauti, così come le catturò il registratore di bordo, cominciare con Frank Borman che annuncia l’inizio della manovra di rollio e vedrete la Terra che sorge e si sposta da un finestrino all’altro man mano che Apollo 8 ruota.

Borman: Bene, stiamo per effettuare il rollio. Pronti… Attenti…

Anders: Il cratere d’impatto con, uhm, al, um, appena prima del punto subsolare sul lato sud, sul fondo, uhm [inudibile] c’è un foro scuro. Ma non sono riuscito a guardarlo abbastanza rapidamente per vedere se poteva essere qualcosa di vulcanico.

Anders: Oddio, guarda quell’immagine laggiù! C’è la Terra che sorge. Wow, quant’è bella!

Borman: [scherzando] Ehi, non riprenderla, non è nel programma.

[clic dell’otturatore]

Anders: Hai della pellicola a colori, Jim? Dammi un rullino a colori, veloce, ti dispiace?

Lovell: Oh, gente, è magnifica.

Anders: Sbrigati.

Lovell: Dov’è?

Anders: Svelto.

Lovell: Qui in basso?

Anders: Prendimene uno a colori e basta. A colori per esterno. Spicciati. Ce l’hai?

Lovell: Sì, ne sto cercando uno. C 368.

Anders: Uno qualsiasi. Veloce.

Lovell: Ecco.

Anders: Beh, penso che l’abbiamo persa.

Lovell: Ehi, ce l’ho proprio qui [nel finestrino del portello].

Anders: Fammi fare la foto da questo [finestrino], è molto più limpido.

Lovell: Bill, l’ho inquadrata, è molto nitida qui!

[clic dell’otturatore]

Lovell: Presa?

Anders: Sì.

Lovell: Fanne tante, fanne tante! Qua, dalla a me!

Anders: Aspetta un momento, lasciami trovare la regolazione giusta, adesso. Calmati.

Lovell: Prendi –

Anders: Calmati, Lovell!

Lovell: Beh, l’ho fatta giusta – oh, che foto bellissima… 1/250″ a f/11.

[clic dell’otturatore]

Anders: OK.

Lovell: Ora cambia leggermente l’esposizione.

Anders: L’ho fatto, ne ho scattate due qui.

Lovell: Sicuro di averla presa adesso?

Anders: Sì, prenderemo – beh, sorgerà di nuovo, penso.

Per gli astronauti, vedere la Terra sorgere fu un’esperienza inaspettata ed elettrizzante. Una delle tre foto scattate da Bill Anders divenne un’icona del ventesimo secolo. Ma come abbiamo appena visto e sentito, quella foto fu in realtà un lavoro di gruppo: non solo perché Jim Lovell trovò la pellicola a colori e la passò ad Anders, ma anche perché gli astronauti non avrebbero visto la Terra se Frank Borman non avesse ruotato la navicella spaziale proprio nel momento in cui stava sorgendo. Oggi quel sorgere della Terra è divenuto un simbolo di una delle più grandi esplorazioni della storia, quando degli esseri umani viaggiarono verso un altro mondo e poi, guardandosi indietro, videro il proprio pianeta natio, come disse Lovell, come una grande oasi nella vastità dello spazio. Sono Andrew Chaikin, autore di “A Man on the Moon.” [musica]

Traduzione e trascrizione © 2013 by Paolo Attivissimo
(http://disinformatico.info)

La prima foto ritoccata

View from the Window at Le Gras, la più antica delle foto sopravvissute di Nicéphore Niépce (1826 circa), a Saint-Loup-de-Varennes

E se la prima foto ad essere ritoccata fosse proprio la prima foto mai prodotta? Interessante la supposizione che fa Alfonso76 nel suo blog, andatelo a vedere (anche perché usa ancora coraggiosamente dblog è va apprezzato anche per questo).

“Passai due ore a ritoccare all’acquarello le centinaia di puntini e macchie, ottenendo un’immagine migliore e più definita (…) sotto l’ingranditore attenuai il cielo, il tetto del fienile e altri dettagli.”

(H. Gernsheim, cit. in Etudes photographiques n. 3, novembre 1997)

Via: Alfonso76

Na botta de culo e il primo uomo fotografato

Tutti sappiamo qual’è considerata la prima fotografia mai scattata. E’ la famosissima View from the Window at Le Gras, la più antica delle foto sopravvissute di Nicéphore Niépce.

View from the Window at Le Gras, la più antica delle foto sopravvissute di Nicéphore Niépce (1826 circa), a Saint-Loup-de-Varennes

Ma qual’è la prima fotografia in cui si vede un uomo al suo interno? Be, eccola qui sotto.

Boulevard du Temple in Paris del 1838 di Louis Daguerre

Questa fotografia di Boulevard du Temple a Parigi e stata fatta da Louis Daguerre nel 1838, il giovane e brillante inventore del dagherrotipo. Oltre a questa fortunatissima invensione Daguerre è stato anche il primo fotografo ad aver incluso un uomo all’interno di una fotografia. Siccome questa immagine ha richiesto un’esposizione di cirda dieci minuti, tutte le persone, le carrozze e gli altri oggetti in movimento sono “scomparsi” dalla scena (effetto fantasma). Ciononostante, nell’angolo sinistro in basso un uomo è rimasto fermo per tutto questo tempo — stava facendosi pulire le scarpe!!!

Ecco l'uomo, intento a farsi pulire le scarpe, in Boulevard du Temple di Louis Daguerre

E’ divertente pensare a come una botta de culo possa consegnare un uomo a rimanere per sempre nella storia, non trovate anche voi?

Aggiornamento del 3 Novembre 2010

Sto leggendo Lezioni di Fotografia di Luigi Ghirri ( ve lo consiglio ) ed ho trovato a pagina 116 la foto di cui stiamo parlando. Secondo Ghirri l’omino potrebbe essere stato messo li in posa…ma sentiamo cosa scrive:

Questa è la prima fotografia, una delle prime vere fotografie nel senso in cui noi utilizziamo il termine, che sia stata fatta. E’ una veduta del Boulevard du Temple presa a Parigi con una posa relativamente breve. Mente la posa di Niépce era lunghissima, attorno alle otto ore, Daguerre riesce, con uno studio approfondito delle reazioni chimiche, a ottenere l’immagine in pochi minuti. Nessuno ci fa caso, ma qui sulla sinistra c’è una persona ferma. Alcuni dicono sia un lustrascarpe, secondo me è un omino che aveva messo lì Daguerre dicendogli di stare fermo per alcuni minuti. Fatto sta che per la prima volta appare una figura umana nella fotografia. Prima, nelle eliografie di Niépce e nelle fotografie precedenti di Daguerre, non c’era nessuna figura umana. Erano sempre ed esclusivamente delle nature morte.

Esiste anche un’immagine successiva, nella quale l’omino non compare più. Probabilmente sono due scatti differenti realizzati dalla stessa posizione. Qualcuno sostiene che sia Daguerre stesso che, dopo aver aperto l’obiettivo, è sceso in strada e si è fermato per alcuni minuti in quella posizione, il tempo necessario per rimanere impressionato nell’immagine.