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Aimi Lisa: Una Donna, Una Scarpa
15 apr
Raccontare che cosa è una scarpa per una donna non è assolutamente semplice. Forse è la cosa, il racconto più difficile che si tenti di scrivere. Per un uomo è diverso. Le scarpe per gli uomini sono degli oggetti che riparano i piedi da quello che c’è per terra e che permettono loro di andare avanti nel mondo.
Per noi donne è cosa ben diversa e più complicata. Siamo già complicate di nostro e questo lo sappiamo.
Le scarpe non sono solo semplici calzature che vanno abbinate al vestito o alla borsetta.
Non sono solo semplici calzature.
Non sono nulla di semplice.
Possiamo definirle come il pezzo che manca alla nostra personalità e che fa in modo di poterci relazionare in un determinato modo con il mondo.
Non siamo mai veramente a posto se non con il paio di scarpe giuste. Paola disse un giorno che se hai un bellissimo vestito ma lo abbini ad un paio di scarpe sbagliato, ti sentirai a disagio tutto il giorno. Perché senti che c’è un pezzettino di te che non si incastra bene con gli altri. Al contrario se ha il paio giusto indosso, ti senti forte come un leone e senti che potresti fare tutto (anche se le scarpe sono scomode e i piedi urlano pietà).
Forse è proprio per questo che siamo sempre alla ricerca del paio perfetto. Di quello che indosseremo sempre o che non indossiamo mai per paura di rovinarlo. Che urla a squarciagola il nostro nome. Che ci ha accompagnato in posti bellissimi o che viene sempre con noi al lavoro. Sto parlando di quel paio di scarpe da cui non ci potremo mai separare e se lo dovremmo fare, sarà difficile trovare un sostituto.
Sto parlando di quel paio di scarpe che il solo guardarlo racconta tutto di noi. Perché alla fine anche un paio di scarpe racconta una storia. Ed è sempre la storia di una Donna.
Questo piccolo libro raccoglie le fotografie di alcune donne di Parma e Provincia che hanno accettato di partecipare a questo strano progetto. Che hanno aperto le porte della loro casa e raccontato un pezzettino della loro Storia.
Di seguito riporto i commenti sullo stream Flickr di Lisa circa la copertina del libro:
Sar-dico
dice:
ingredienti per più persone possibili:
- un’idea che duri più di tre giorni
- un’Hassemblad di seconda mano
- un’ insalatiera-flash
- due menti fuori come i pesci fuor d’acqua
- “no” finche volete
- “si” qb
al posto dell’insalatiera usate un social network;
spammate bene e dopo qualche strada sbagliata e numeri civici ignoti
amalgamate bene con photoshop e scanner canon.
Aggiungete idee e cotroidee che si arrampicano su come i climber presa dopo presa,
e avrete un libro che è il succo di ostinazione e amore per la fotografia
Aimi.Lisa
dice:
Mai un prgoetto fu spiegato meglio di così! L’insalatiera l’abbiamo usata le prime volte se te lo ricordi…
ti sei dimenticato l’entusiasmo di persone mai conosciute ma che si sono prodigate a trovare altre persone disposte a partecipare senza volere nulla in cambio se non amicizia.
di Salvatore Furia e Aimi Lisa: Pericolo di Crollo
22 gen
Nel secolo scorso la Sardegna è stata una delle regioni europee in cui si concentravano grandi strutture minerarie. Davano lavoro a tante famiglie e creavano posti di lavoro non solo nel settore, ma anche in quell collegati alla vita di tutti i giorni.
Iglesias, in particolare, fu una delle città che visse e crebbe all’ombra di questo periodo minerario d’oro. Nel caso infatti faceste un giretto per la città, numerosi sono gli esempi che quella fortunata epoca ha lasciato: palazzi con stupende forme architettoniche, l’istituzione di un moderno Istituto Tecnico per la preparazione dei tecnici di miniera, la creazione di strutture pubbliche e private legate all’estrazione mineraria. Oggi, queste strutture sono, purtroppo, lasciate andare al tempo.
Ma c’è un posto, dove il tempo lo si percepisce come presenza fisica. Lo si tocca, lo si vede e lo si respira. Dove, un attento ascoltatore, un po avventuroso, può ancora sentire i rumori dei macchinari pesanti e lenti, il sibilo dell’elettricità, la sirena che segnala la fine del turno, il vociare degli uomini e delle donne addetti alla cernita o alla manutenzione degli attrezzi da lavoro.
Il complesso minerario di Monteponi, situato sulla odierna strada che collega Iglesias a Carbonia, era uno dei centri più importanti e più all’avanguardia per l’estrazione di piombo, argento e zinco nel territorio sardo e in Europa.
Oggi il complesso è lasciato al tempo, nonostante i tanti progetti di riqualificazione per farne un parco-geominerario che possa richiamare turisti, appassionati e semplici curiosi. Salvatore e Lisa, però non sono semplici curiosi, non sono turisti. Sono Fotografi. Fotografi con “F” maiuscola, quelli insomma che cercano, attraverso le loro fotografie, di far rivivere le storie che si sono svolte in quei luoghi.
Hanno scarpinato per il SulcisIglesiente, hanno letto libri e libri per capire il chiodo fisso che li attanagliava, hanno pensato, hanno fotografato, hanno un po litigato, hanno scelto, hanno dato un nome e hanno pubblicato un libro. Un libro fotografico su quello che è oggi, ciò che era ieri modernità e avanguardia.
Si intitola “Pericolo di Crollo” e lo si può acquistare su Blurb.com, al seguente indirizzo: http://www.blurb.com/books/545927 (qui ne potete vedere un’anteprima).
Oggi, quello che un tempo risuonava di Vita, risuona solo di Silenzio. Il Silenzio di chi ha lavorato, di chi ha lottato, di chi è morto. Questo modesto libro di fotografie, è dedicato a loro da chi, oggi, non li dimentica.
Salvatore Furia e Aimi Lisa
Per maggiori informazioni:
Lisa Aimi
lisa.aimi@yahoo.it
http://www.flickr.com/photos/lisaaimi/
Salvatore Furia
http://www.flickr.com/photos/salvatore_furia/
Progetti personali lezione 1 ovvero scegliere il tema.
6 dic
A me come ad altre mille miliardi di persone piace la fotografia. Succede. Non tutti siamo fanatici del calcio (meno male) e dei viaggi organizzati. Essendo persona particolare per definizione accade che basta una parola detta da un collega, un’immagine, una canzone faccia scattare nella mia testolina malata una serie di meccanismi che mi portano alla creazione di un “PROGETTO FOTOGRAFICO”.
O_O ?_?
Cosa si intende per progetto fotografico?
Per le persone normali: si intende una persona che ti chiede incessantemente di poterle fare una foto e che con quella foto ci farà un libro che nessuno comprerà se non l’autore e i suoi amici (che lo compreranno perchè commossi dalla persona che pagherà tutte le spese) e di cui nessuno si preoccuperà di fare una recensione e che non scalerà le classifiche di una fantomatica classifica dei libri fotografici del secolo. Lo fa solo per puro divertimento personale.
Per le persone dallo spirito fotografico: si intende un percorso visivo lineare che porti da A a B e che porti l’autore ad imparare qualcosa su di se, che porti i soggetti ad imparare qualcosa sugli altri (qualche volta, dire si è cosa buona e giusta, altre volte non lo è, qualche volta le persone sono strane ma gentili), che ti porti a capire meglio l’aggeggio (macchina fotografica) che hai in mano.
Il primo scoglio da affrontare è il TEMA DEL PROGETTO.
Niente banalità (non vi basta la televisione?) e niente astrofisica (non riuscirete a convincere una casalinga a mettersi la tuta da astronauta per andare su Marte a prendere l’acqua).
Il tema lo scoprirete perchè vedrete incessantemente le foto nella vostra mente anche quando dormite, mandate una mail al lavoro, portate i bambini a scuola e starete mezz’ora ad osservare con sguardo da pesce lesso il banco surgelati del supermercato conun pesce surgelato che chiama la polizia perchè c’è un maniaco che lo osserva da mezz’ora. Di solito il tema, le prime volte, si rivela al povero fotografo mortale, quando poggia la testa sul cuscino la sera (non so per quale misterioso avvenimento cerebrale, ma succede veramente così, anche con le idee più brillanti), mentre poi si rivelerà in altri modi che ho elencato all’inizio.
Ah, dimenticavo che non tutte le persone a cui piace la fotografia, hanno/devono trovare il loro progetto personale. Però se guardate attentamente, anche coloro che fotografano incessantemente il loro gatto, hanno trovato il loro tema. Solo non lo sanno.
http://www.flickr.com/search/?q=cat&w=all
un modo diverso di guidare su 2 ruote
8 mag
un modo diverso di guidare su 2 ruote
Faccio volentieri echo all’articolo che ha postato Acor3 sul suo blog:
"
Leggo e quoto dall’amico Bobbe…
Riporto solamente la sintesi delle 10 regole inserite sul Blog di una mia amica inglese motociclista.
1) In prossimità di un incrocio, non superare mai il veicolo che ti precede. È meglio aspettare che il veicolo svolti o attraversi l’incrocio prima di superarlo.
2) Lascia sempre una distanza di circa un metro e mezzo tra la tua moto e i veicoli parcheggiati.
3) Semaforo verde non significa via libera; non fidarti mai del semaforo. Controlla da solo se la via è libera oppure no.
4) Poni la tua moto sempre nella posizione migliore, sia per vedere la strada avanti a te, sia per essere visto.
5) Non tentare di sorpassare un veicolo lungo (camion, autobus, ecc.) ad un incrocio.
6) “Only a fool breaks the two-second rule” cioè, lascia una distanza di due secondi tra te e il veicolo che ti precede.
7) Usa un ‘lifesaver’, letteralmente un salvagente che nel nostro caso indica uno sguardo veloce alle spalle prima di girare o cambiare posizione.
8) Usa bene sia gli occhi che il cervello.
9) Sii consapevole che una moto è meno visibile di una macchina.
10) Non sorpassare mai una macchina che rallenta, se non ne hai capito il motivo.
L’intero articolo su motorcycle-roadcraft (del quale vi consiglio vivamente la lettura) lo potete trovare sul blog di Lucy
"
vi ricordo anche del bellissimo libro Una Guida per chi guida, scritta dal nostro amico Guidarini* e di cui riporto la copertina:

*Marco Guidarini è nato a Firenze nel 1957. E’ un medico chirurgo, specializzato in ortopedia e traumatologia, ed è soprattutto un appassionato motociclista. Come medico del 118 e come motociclista è diventato protagonista della campagna di informazione per la sicurezza delle nostre strade, fondando l’Associazione Motociclisti Incolumi di cui è il presidente.
O’Reilly Maker: la copertina per un libro
15 feb
O’Reilly Maker: la copertina per un libro

Basta andare su http://www.oreillymaker.com/ seguire le istruzioni ed anche voi avrete la vostra copertina gh gh gh
John Titor, il soldato venuto dal 2036
15 nov
John Titor, il soldato venuto dal 2036
Pubblicato Agosto 29, 2006 12:07 AM su Carmilla
Sul numero 167 della rivista Focus, attualmente in edicola, è pubblicata un’intervista a John Titor, l’uomo che da sette anni produce prove, per alcuni inconfutabili e per altri bufale ben cognegnate, del fatto che proviene da una dimensione parallela, appartiene alla specie umana ma non di questo frame universale in cui esiste Berlusconi. Titor sta dividendo la scienza americana, perché ha riprodotto lo schema della macchina che gli permette di compiere viaggi tra dimensioni e tempi diversi. Un’ossessione della letteratura fatta realtà. Proponiamo due contenuti di segno diverso: gli scettici del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale); e brani da un sito italiano dedicato a John Titor. Quanto a noi, ci limitiamo a sottolineare quanto Titor ha finora azzeccato in maniera comprovata da enti scientifici o industriali consultati.
- Nel 2000, John Titor ha descritto in maniera dettagliata le scoperte che saranno compiute dal CERN e le applicazioni che da queste deriveranno, in particolare in relazione alla creazione di mini buchi neri. Alla fine del 2001, dunque a circa un anno di distanza dalle affermazioni di Titor, come da lui stesso preannunciato, il CERN ha confermato ufficialmente la possibilità di creare artificialmente mini buchi neri;
- Titor ha svelato che il computer portatile IBM 5100 era dotato di particolari caratteristiche, rimaste nascoste alla totalità degli utilizzatori. Numerosi ingegneri IBM hanno confermato questa affermazione;
- Tra le sue “profezie”, Titor ha parlato dell’Iraq, affermando come Saddam Hussein non possedesse alcuna arma di distruzione di massa e di come, nonostante questo, una guerra venisse scatenata con lo scopo ufficiale di rimuovere tali armi (queste le sue parole: “Sareste più sorpresi di sapere che l’Iraq ha armi nucleari o che si tratta solo di un pretesto per convincere tutti riguardo la prossima guerra?”);
- Titor ha presentato una notevole conoscenza di alcuni importanti campi della fisica, esponendo con parecchia proprietà e sicurezza argomenti assai complessi, in maniera non semplicemente didattica o divulgativa: se fosse un impostore, gli andrebbero comunque fatti i complimenti per la sua preparazione.
La storia di John Titor: il viaggiatore del tempo
di Fabio Lottero
[dal CICAP]
Florida. Il giorno 2 novembre 2000 sul forum Internet communities.anomalies.net si fece vivo un individuo con nickname Timetravel_0, che affermava di essere proveniente dal 2036. Subito accolto con scetticismo e, nel corso di numerosi interventi, pressato da domande fatte dagli altri partecipanti al forum, il personaggio raccontò di sé scatenando interesse tra gli iscritti.
Il racconto può essere sintetizzato in questo modo: il suo nome vero sarebbe John Titor, nato in Florida nel 1998, dopo aver partecipato a una guerra civile scoppiata negli USA, nel 2039 sarebbe entrato a far parte di un programma militare specializzato nei viaggi nel tempo, e sarebbe tornato negli anni Settanta per cercare e portare nel suo tempo un vecchio PC.
Naturalmente queste informazioni sarebbero state un po’ scarse, così Titor iniziò a raccontare altri particolari. La sua storia futura parlò così di disordini che sarebbero dovuti scoppiare negli USA tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005, e che avrebbero dovuto scatenare una guerra civile. Nel 2009 con gli USA in quella situazione, nel resto del mondo i problemi sfoceranno in uno scontro totale, fino alla crisi finale del 2015 quando la Russia bombarderà quasi tutto il mondo causando 3 miliardi di morti.
Con questo bombardamento, il mondo piomberà sì in un inverno nucleare, ma non grave, la tecnologia e le istituzioni sopravvivranno anche se in maniera più semplice.
Sembra che Titor non sia mai caduto in contraddizione, anche se spesso si trincerava dietro dei "non ricordo", o "non so", cosa che venne però accettata.
La storia finì nel 2001 quando, affermando che era giunto il momento propizio per rientrare nel suo tempo, sparì definitivamente dal forum.
I temi trattati da Titor furono innumerevoli: oltre alla storia del futuro e al racconto di come si vive nei suoi tempi, si mise anche a spiegare come i suoi viaggi sarebbero stati possibili in un futuro prossimo.
A questo proposito presentò alcuni schemi, a suo dire estratti dal manuale della sua macchina del tempo, e anche alcune foto che mostravano una scatola piuttosto ingombrante posta all’interno di un veicolo: una Chevrolet Corvette [a destra]. Queste fotografie non sono molto chiare e mostrano l’interno di un veicolo non bene identificabile.
La scatola riporta delle strisce di colore giallo e nero, tipiche di molte apparecchiature militari, anche se non si capisce che cosa dovrebbero indicare. Le pagine del manuale mostrano degli schemi a prima vista sensati, ma che se esaminati con attenzione non appaiono molto comprensibili. Una cosa che salta agli occhi è la copertina del manuale che è stampata, ma riporta scritte a macchina le date di revisione.
D’accordo che le radiazioni hanno bloccato molti apparati elettronici, ma non si capisce perché la stampante con cui è stato prodotto il manuale non abbia potuto scrivere anche le note. Le basi scientifiche del viaggio nel tempo poi sono esposte in maniera talmente vaga che si capisce appena che sono in relazione con la teoria dei buchi neri.
Naturalmente i siti Internet che si occupano della storia di John Titor sono molti (alcuni anche in italiano). Qualcuno ha addirittura scritto un libro su di lui con chiari intenti economici.
In definitiva questa storia non è altro che una delle tante leggende che la rete diffonde, con una piccola consolazione: al momento in cui si scrivono queste righe (giugno 2005) negli USA non c’è ancora traccia dei disordini sociali di cui Titor parlava; casomai servisse una ulteriore prova dell’inconsistenza del suo racconto.
Un brillante imbroglio, o un vero soldato del 2036?
[dal sito italiano dedicato a John Titor]
Qualcuno usando il nome di John Titor e sostenendo di essere un soldato del 2036 ha presentato una quantità considerevole di informazioni su un forum (bbs.artbell.com) con l’username Timetravel_0 iniziato il 2 novembre del 2000 circa la sua macchina del tempo e di una missione, la sua prospettiva sulla nostra società, non è delle migliori, si concluderà in una guerra nucleare globale molto breve ma devastante nel 2015. "Ora ritorno nel 2036" ha detto scrivendo il suo ultimo post il 24 Marzo, 2001. Col passare del tempo l’interesse nella storia di Titor si sviluppa in modo considerevole; ma torniamo alla missione, il recupero di un computer IBM 5100 portatile le cui caratteristiche particolari erano note solo alla casa costruttrice.
Nella foto si può notare un modello simile a quello che John descrive, uno dei primissimi pc con funzionamento di un driver a nastro magnetico con una espansione massima di 32K, il costo si aggirava intorno ai 14000 $, era dotato di uno schermo di ridotte dimensioni, il personal computer della IBM servirebbe a quanto sostiene John a superare un bug sconosciuto sui sistemi UNIX. Titor nei suoi post ha parlato anche di sé, dicendo di essere nato in Florida nel 1998, ricorda con molta gioia quando per Natale andò a DisneyWorld, la spiaggia di Daytona, ma ricorda anche che circa nel 2006 si è dovuto rifugiare con la famiglia presso una comunità agricola per sfuggire alla guerra civile iniziata qualche anno prima: "Nel 2011 ne ho fatto parte anche io per 4 anni".
La guerra civile si concluderà nel 2015 e proprio in questa periodo ci sarà una guerra globale termonucleare scatenata dall’attacco della Russia contro le città degli USA, Europa e della Cina, i superstiti saranno pochissimi. Nel 2029 è entrato in un programma militare, nel 2033-2034 si è laureato ma non ha accennato il campo di studi, ma John dice che il morbo della mucca pazza diventerà una cosa seria, la nuova capitale degli Stati Uniti sarà Omaha, Nebraska. Titor ha portato foto, progetti, schemi della macchina del tempo. Ha dato delle spiegazioni tecniche plausibili sul suo viaggio nel tempo (per lo meno coerenti con le teorie attuali). Se si tratta di un burlone, ha sicuramente studiato molto bene la fisica relativistica, e le ultimissime teorie sui viaggi nel tempo perché il suo discorso è logico e fila bene. Ha risposto a praticamente tutte le domande che gli sono state poste nei 4 mesi che era on-line. A causa di ciò molte persone che non avevano letto i post precedenti hanno rivolto spesso le stesse domande a John, con sua comprensibile irritazione (e senza che cadesse mai in contraddizione). Certamente gli scettici avranno molto materiale su cui lavorare, anche per chi crede a questa straordinaria storia, ma una cosa è certa: Titor ha lasciato un monito a tutta l’umanità per cambiare il corso degli eventi.
Ecco un’immagine di John scattata nel 2035 durante un normale addestramento. Mostra il suo istruttore alle prese con un laser che irradia al di fuori del veicolo durante il funzionamento. Il fascio viene piegato dal campo gravitazionale prodotto dall’unità di distorsione. Il fascio è visibile attraverso fumo che sta venendo dal suo sigaro.
10 modi vecchi e nuovi per perdere dati
14 giu
da Punto Informatico
Milano – È una curiosità ma è anche un monito: i dati digitali, soprattutto quelli importanti, vanno conservati con cura perché ci sono incidenti, sempre inattesi ma spesso prevedibili, che possono provocarne la perdita. E Kroll Ontrack, società che si occupa di data recovery, ha deciso di rendere pubblici i 10 modi più curiosi con cui dati, a volte di grande importanza, sono andati perduti. Sono 10 casi del 2006 scelti tra gli oltre 50mila trattati dall’azienda, tutti casi in cui, a sentire Kroll Ontrack, i dati sono stati alfin recuperati.
Ma eccoli qui sotto:
Giù dall’elicottero
Alcuni dipendenti di una società di telecomunicazioni hanno fatto cadere un laptop da un elicottero in volo nel cielo di Montecarlo.
Dati lavati
Un passeggero in volo da Londra a Varsavia aveva inserito nello stesso bagaglio il suo laptop e il beauty case. Sfortunatamente il flacone dello shampoo si è aperto, danneggiando l’hard disk del computer. Per poter recuperare tutti i dati, i tecnici hanno dovuto ripulire accuratamente l’hard disk e altri componenti in modo da ristabilire il funzionamento del drive.
Il caso Dom Joly
L’attore britannico Dom Joly aveva lasciato cadere in modo accidentale il suo laptop, danneggiando l’hard disk su cui erano memorizzate cinquemila fotografie, seimila canzoni, mezzo libro in fase di stesura e tutti i suoi vecchi articoli pubblicati sui giornali.
Una biblioteca in fiamme
Un’importante università britannica aveva subito una disastrosa perdita di dati causata da un incendio che si era sviluppato nella facoltà di informatica durante un weekend; tutti i computer avevano subito ingenti danni sia per il fumo che per l’acqua usata dai vigili del fuoco.
Attenti alle banane
Un cliente aveva lasciato su un hard disk esterno una banana matura, che marcendo, ha danneggiato l’apparecchio.
Una cunetta? No, un hard disk
Accade tutti gli anni, ma le persone continuano a lasciare computer e hard disk sulla rotta di veicoli in movimento. Anche quest’anno Kroll Ontrack ha recuperato dati da un laptop che era stato schiacciato dai rulli di una corsia mobile di un aeroporto e diversi hard disk esterni che si trovavano in uno zaino su cui è passato un camion.
La decima volta è…quella giusta
Un utente ha riformattato il proprio hard disk ben dieci volte prima di rendersi conto che conteneva informazioni di cui aveva assolutamente bisogno.
Alla ricerca di Nemo
Al rientro da una meravigliosa vacanza alle Barbados un cliente ha scoperto di non poter accedere alle foto scattate in immersione con la sua nuova macchina fotografica digitale “subacquea” perché sembra che il dispositivo non fosse a tenuta stagna.
Drive rumoroso? Mettici un po’ d’olio
Un docente universitario si era accorto che il drive del suo nuovo computer era un po’ troppo rumoroso. Per ovviare all’inconveniente ha pensato di aprire il cabinet e irrorare l’interno del disco con WD-40, un potente lubrificante. Il drive ha smesso di cigolare, ma anche di funzionare!
Spedizione… in una calza
Un cliente ha deciso di spedire a Kroll Ontrack un drive malfunzionante, mettendolo in un paio di calzini sporchi, che ovviamente non hanno garantito la protezione necessaria durante il trasporto. I danni che ne sono risultati si sono rivelati più gravi di quelli provocati dall’incidente originale.
Spagna, le foto shock della mostra religiosa
13 mar
Santi e Madonne Sacrileghe è polemica in Spagna per le foto shock della mostra
Da Repubblica.



Bella Sicurezza!!!!!!
2 feb
Un giornalista di "Repubblica" ha eluso controlli e perquisizioni anti-terrorismo.
Una lama di ceramica, più affilata di un rasoio. Nessuno se ne accorge neppure a bordo
Linate e Fiumicino, oltre il detector
"Ecco come ho volato con il coltello"
A bordo con un’arma come l’11 settembre
di MASSIMO LUGLI

ROMA – Un coltello "Ishi Ba" di produzione giapponese: una lama bianca lunga 8 centimetri, affilata come un rasoio e acuminata come una punta di freccia. Ceramica industriale: ossido di zirconio con l’aggiunta di magnesio, calcio e silicio, roba che si vende in qualunque negozio specializzato. Lo stesso tipo di pugnale, più duro dell’acciaio, che secondo l’ipotesi più probabile sarebbe stato brandito dai terroristi dell’11 settembre 2001 per dirottare almeno uno degli aerei. Con quest’arma terribile infilata nella cintura dei pantaloni, dietro la schiena, ho varcato i controlli di sicurezza agli aeroporti di Fiumicino e Linate, ho superato metal detector e perquisizioni e ho volato, indisturbato da Roma a Milano e ritorno mentre gli addetti alla security, seguendo le nuove "severissime" disposizioni europee in vigore dal 6 novembre si affannavano a sequestrare ai passeggeri flaconi di shampo, confezioni di schiuma da barba, tubetti di dentifricio, barattoli di sugo e di miele, limette e forbicine da manicure e qualche innocuo temperino lungo tre centimetri scarsi. Un test sul campo che è la desolante dimostrazione di come la sicurezza, a sei anni dagli attentati che hanno cambiato il mondo, sia un concetto virtuale. Repubblica
Sono le 9.05 di ieri quando il taxi mi deposita alle partenze nazionali del Leonardo da Vinci. Giorno feriale, poca gente, procedure veloci, nulla che giustifichi un lassismo nei controlli di routine. È semplicemente la procedura che non funziona. Scoprirò poi che, quasi contemporaneamente, due falsi allarme bomba hanno fatto scattare la massima allerta a Ciampino e sul volo Parigi-Roma.
Il coltello (un oggetto sempre più diffuso da quando i cuochi giapponesi hanno cominciato usarlo per sfilettare il pesce del sushi e del sashimi) è sotto i pantaloni, coperto da camicia e maglione, dove i poliziotti in borghese, di solito, portano la pistola e i malavitosi nascondono il pugnale, pronti ad estrarlo con un solo, fulmineo, movimento. Le lame di ceramica non solo una novità degli ultimi anni e compaiono, in mano ai terroristi, nelle choccanti sequenze di "United 93", il film di Paul Greengrass sull’unico aereo dirottato che mancò il bersaglio e si schiantò in Pennsylvania a 240 chilometri da Washington. Sfuggono ai rilevatori di metalli come tutta una serie di armi bianche "atipiche": fibra di vetro, ossidiana, cristallo rinforzato, plastica indurita. L’unico modo di scoprirli è una perquisizione veloce ma accurata, come avviene negli aeroporti di mezzo mondo. Ma da noi le cose vanno diversamente.
Alle 9,20 eccomi ai varchi d’imbarco per salire sul volo AZ2036 che dovrebbe partire alle 10 e decollerà un’ora più tardi: nebbia a Linate. Il fotografo, Angelo Franceschi, passa pochi minuti prima di me. Seguo scrupolosamente le istruzioni, deposito nella vaschetta la borsa con libro, giornali, due mele, il volume di "Tex" a colori omaggio di Repubblica, cappotto, chiavi e cellulare e cammino lentamente sotto il rilevatore di metalli. A sorpresa, la macchina emette un trillo: forse è la fede che ho al dito, forse l’orologio in metallo, di certo non il pugnale.
L’addetto, un uomo robusto, sulla trentina, si avvicina, mi fa alzare le braccia, mi controlla col metaldetector portatile e poi, a sorpresa, mi perquisisce: sfiora ascelle, cosce, polpacci e spalle, ignora completamente la schiena e mi congeda con un sorriso: "Vada pure". A due metri di distanza c’è un tavolo per le verifiche a campione ai bagagli "sospetti"e un signore anziano che sacramenta: "Ma è schiuma da barba, ve la faccio vedere, domani mattina mi devo pur radere". Niente da fare: sequestrata. Tanto per forzare la mano fingo di dimenticare chiavi e cellulare nella vaschetta, torno indietro arrancando sulla scala mobile che va in salita e ripasso il varco per riprendermeli: nessuno fa una piega, solo un sorriso di sufficienza come a dire "guarda ‘sto scemo".
L’aereo è pieno zeppo e, accanto a me, siede una vecchia gloria della discesa libera, Michael Mair, che va in Svezia per commentare i mondiali di sci e ha un diavolo per capello visto che rischia di perdere la coincidenza. In volo, estraggo il coltello dal suo fodero artigianale, affetto una mela (che la lama trancia come un raggio laser senza il minimo sforzo) mi esibisco davanti all’oblò a beneficio del fotografo. Nessuno mi guarda. Vado in bagno sotto gli occhi delle hostess, il manico leggermente ricurvo dell’arma che sporge vistosamente dalla cintura, aspettandomi quanto meno una richiesta di spiegazioni: niente. Prendere in ostaggio un passeggero o un assistente di volo puntandogli la lama alla gola sarebbe un gioco da ragazzi. E gli "sceriffi dell’aria?" di cui tanto si è parlato? Roba da film.
Atterraggio con un’ora venti di ritardo rispetto all’orario previsto, tra mugugni, improperi, telefonate affannate per recuperare appuntamenti saltati. Il tempo di un’altra foto, con l’arma bene in vista e siamo a Linate. Inizia il ritorno.
Volo AZ2051, orario previsto le 12,30, decollo alle 13 e qualche minuto. La coda ai varchi d’imbarco, stavolta, è più lunga. A una signora viene individuata la solita limetta da unghie e lei neanche protesta: la scena ormai è di routine. Con i chili e chili di oggettini da manicure e temperini svizzeri sequestrati negli aeroporti (una disposizione che ha provocato, tra l’altro, una grave crisi della ditta elvetica "Wengen") ormai si fa beneficenza: tutto viene donato ad associazioni di carità che le rivendono con un certo profitto. Le misure antiterrorismo, in Italia, saranno anche inefficaci ma, se non altro, servono a qualcosa.
Al secondo controllo la macchina mi becca un’altra volta. Forse è una vecchia protesi alla gamba che attiva i sensori e mi fa "suonare"come un barattolo. Una ragazza in divisa blu mi passa al setaccio col solito metal detector per poi chiedermi cortesemente: "Posso vedere la fibbia della sua cintura, signore?". In un gesto di sfida alzo il maglione e la camicia fin quasi all’ascella: l’arma è visibilissima ma nessuno mi guarda dietro la schiena. Rieccomi a bordo sullo stesso aereo di prima, stesso equipaggio. Una hostess mi guarda costernata: "Ma lei non era appena sceso?". Allargo le braccia: "Che vuole, con questo ritardo ho perso l’appuntamento…". Mentre affetto la seconda mela, un passeggero mi fissa incuriosito. Poi riabbassa gli occhi sul giornale.
(2 febbraio 2007)




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