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Fumo colorato: dallo scatto alla post produzione
29 mar
Prendo, apro paro, l’ottimo post di sophi3 che ha pubblicato nel suo blog. Lo trovo di una semplicità disarmante ed allo stesso tempo completo ed esauriente! Complimenti a lei!
come si fa a creare immagini come questa
senza avere uno studio professionale, un flash esterno, pannelli riflettenti e compagnia bella?
allora per fare questa foto mi sono munita di:
- qualcosa che faccia fumo (nel mio caso una candela, ma va benissimo anche l’incenso)
- una sciarpa nera per lo sfondo (un telo, un cappotto, un cartellone, va bene qualsiasi cosa)
- la fotocamera
- photoshop
il setup:
ora, una volta che avrete la vostra fonte di fumo, puntate la messa a fuoco su di essa e poi alzate la fotocamera in modo da escludere la fonte e prendere solo il fumo, così avrete il fumo a fuoco e lo sfondo sfocato.
per la ripresa: il flash è obbligatorio! purtroppo senza il flash il risultato è pessimo e del fumo non si vede neanche l’ombra. quindi i parametri da usare sono un diaframma abbastanza chiuso (f/ 5.6 va bene), un tempo mediamente veloce (1/125, 1/250 per esempio), ISO 100 (per non avere rumore), bilanciare il bianco su flash e il flash, naturalmente. se avete un flash esterno meglio ancora, l’idea è che il fumo venga circondato dalla luce, ma se come me, avete solo quello della fotocamera va bene lo stesso!
ecco il nostro scatto base
adesso si passa alla parte grafica, aprire photoshop!
se facciamo Immagine> Regolazioni> Inverti possiamo invertire il colore del fumo e dello sfondo per avere questo
ora un’aggiustatina alla luminosità e il contrasto e una piccola pulizia delle zone di imperfezione del fumo ci daranno questo risultato
in questo caso io ho aumentato di molto la luminosità, con le curve poi ho aumentato l’intensità del nero del fumo e poi col pennello bianco ho cancellato le imperfezioni.
passiamo alla parte del colore: qui potete proprio sbizzarrirvi! se volete un effetto monocromatico su tutta la foto potete ricorrere a un nuovo livello di riempimento, riempirlo del colore che più vi piace e cambiare la fusione del livello a seconda del risultato che volete ottenere. io ho usato sovrapponi o luce soffusa e mi sembra che diano i risultati migliori, tipo questi
Sovrapponi
Luce soffusa
se invece volete osare… create un nuovo livello e coi pennelli cominciate a colorare sopra il vostro fumo, usando ogni volta dei colori diversi in questo modo
infine settate la fusione del livello su sovrapponi o luce soffusa e avrete ottenuto la vostra nuvoletta di fumo psichedelico :D
Non è bravissima?
Pillole di composizione fotografica
4 mag
Comporre la fotografia
Disporre gli elementi
La fotocamera, a differenza dell’occhio umano, abituato a selezionare e ad organizzare gli elementi delle realtà che osserviamo, registra tutto quanto le sta davanti.
Per questo chi è alle prime armi scopre nelle fotografie tanti particolari che, al momento della ripresa, proprio non aveva visto.
Si tratta per lo più di particolari che danno fastidio: quel ramo che spunta dietro la testa del fidanzato, ritratto durante una gita; quei brutti fili elettrici che rovinano la bellezza dell’inquadratura. Per non parlare dei pali!
Se il centro d’interesse della foto è molto forte, tutti noi tendiamo a non vedere quanto gli sta attorno.
Non è affatto vero, come si afferma spesso, che il modo di vedere dell’occhio umano corrisponda ad un obiettivo da 50 o 35 mm. Nella visione non entrano in gioco solamente le leggi dell’ottica, per cui dato uno schema ottico si ha, senza possibilità di dubbio, una certa immagine.
Le informazioni trasmesse dal sensore di luce che è l’occhio, vengono corrette, integrate, interpretate dal cervello. Quindi possiamo avere immagini differenti, anche della medesima scena, “ripresa” dall’occhio, dal medesimo punto di vista.
Per esempio, davanti a un certo numero di persone sconosciute vediamo solamente una massa di gente; ma se sappiamo che tra esse si trova un nostro amico, lo individueremo quasi subito e, in pratica, dopo vedremo solamente lui.
In fotografia si possono, in parte imitare le caratteristiche della visione umana, ricorrendo ad alcuni artifici.
Questi possono essere:
- La composizione dell’immagine secondo determinate regole dettate sia dalla natura, che dalla cultura e dall’esperienza personale;
- L’uso di caratteristiche proprie della tecnica fotografica:
- La messa a fuoco selettiva,
- Il mosso
- La profondità di campo, la prospettiva offerta dalle varie lunghezze focali
- La tonalità tenuta nella stampa
- La scelta dei colori
Dagli studi sulla percezione visiva sappiamo che il cervello tende ad organizzare, secondo disposizioni geometriche semplici, i vari punti del soggetto.
Nel nostro caso i vari elementi dell’inquadratura. Per lo più sono composizioni di elementi che rispettano il principio della massima tranquillità e della massima simmetria.
Sfruttando tali caratteristiche il fotografo può comporre l’immagine in maniera da facilitare la percezione di chi osserva la foto, affinché ne derivi una sensazione appagante di ordine e simmetria.
Tipi di composizione:
- Composizione sulla diagonale:
il rettangolo dell’inquadratura viene diviso teoricamente, in due triangoli da una diagonale. Un triangolo è di solito, più scuro dell’altro. In genere lungo la diagonale sono individuabili due punti di maggior interesse. La composizione sulla diagonale obbliga a un punto di ripresa leggermente angolato rispetto al soggetto. E’ uno dei modi di comporre più classico ed elegante. E’ un tipo di composizione spesso trascurata, perché molti di noi prediligono punti di ripresa frontali. - Composizione a triangolo:
dalla composizione delle masse, e delle linee, non si fatica a percepire una composizione a triangolo, che poggia saldamente sulla base. Composizione molto stabile, che ben si adatta ai soggetti statici, che vogliono ispirare una impressione di tranquillità.
Classica composizione del ritratto, dove la testa rappresenta uno dei vertici del triangolo. - Composizione circolare:
attorno a un punto di interesse vengono sistemati tutti gli altri elementi, come a formare una corona. Utilizzata spesso nella fotografia di paesaggio, quando una serie di quinte, in primo piano, attornia il soggetto principale.
- Composizione a radianti:
da un punto di maggior interesse si dipartono linee ideali, che conducono a una serie di particolari significativi, presenti nel resto dell’inquadratura. - Regola dei terzi:
è la più conosciuta e la più usata, anche dai pittori. Immaginiamo di dividere l’inquadratura in una griglia con due linee verticali e due orizzontali. Abbiamo così il fotogramma diviso in nove quadratini. Il punto di maggior interesse lo abbiamo nei punti di intersezione delle linee.
Macro Fotografia: pillole di…
1 mag
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Introduzione
Gli spazi che ci circondano sono ricchi di particolari che ad occhio nudo spesso passano inosservati; la macrofotografia si pone, a tal proposito, come strumento ideale per la ricerca di un punto di vista insolito ed inaspettato nel quotidiano. |
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Definizioni
Prima di esporre i principi ottici alla base di questa ricerca del particolare, è opportuno fare una distinzione tra le varie terminologie di uso corrente:
- Fotografia Close-Up, immagine che va da almeno 1:10 delle dimensioni effettive a circa 1:2 della grandezza naturale del soggetto; |
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Principio fisico
Di solito gli obiettivi fotografici producono un’immagine ridotta della scena; tuttavia con un’estensione sufficientemente lunga fra l’obiettivo e il piano della pellicola (o il sensore) i soggetti vengono riprodotti a grandezza naturale e persino maggiore. Possiamo sintetizzare tutta l’arte dell’ingrandimento come la ricerca di un’estensione maggiore. Partendo da questa osservazione descriveremo ora tutte le apparecchiature classiche per la macrofotografia. |
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Attrezzature
In questo articolo verranno presi in considerazione i seguenti strumenti
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Opzione Macro
Presente in molte fotocamere, è tipicamente contrassegnata con un fiorellino. La sua funzione è quella di permettere di ridurre la distanza oggetto anche fino a 1-2 cm (ma varia molto a seconda della macchina). Rappresenta quindi un’utile opportunità per iniziare i primi esperimenti nel “mondo piccolo” senza dover spendere ulteriori soldi.
Per chi non si accontentasse delle prestazioni raggiunte solo con questa impostazione, risultano d’obbligo le seguenti apparecchiature. |
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Lenti Addizionali
Rappresentano il primo approccio alla macrofotografia; il loro utilizzo è particolarmente semplice infatti è sufficiente montarle sugli obiettivi delle reflex per ottenere immediatamente un incremento del fattore moltiplicativo.
Per le macchine digitali compatte è spesso richiesto l’acquisto di opportuni anelli adattatori. Il vantaggio di questo ausilio alla fotografia close up consiste nell’avere lenti che non assorbono luce e aumentano l’avvicinamento al soggetto. |
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A differenza delle lenti addizionali i tubi di estensione aumentano l’ingrandimento del soggetto andando ad incrementare la distanza obiettivo-pellicola (sensore).
E’ necessario precisare che, aumentando la lunghezza del tubo, si incide sulla quantità di luce in arrivo sulla pellicola; questo comporta una maggior difficoltà della messa a fuoco. L’uso del treppiede è suggerito anche perché a tali ingrandimenti si ha una forte riduzione della profondità di campo. |
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Esempio approssimato dell’aumento di “estensione” grazie a tubi aggiuntivi
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Sono Ottiche dedicate alla fotografia ravvicinata; hanno tipicamente rapporti di ingrandimento di 0,5x.>
Gli obiettivi macro possono essere utilizzati anche su tubi di estensione e soffietti. Si segnala l’esistenza di obiettivi macro a zoom, ma questi non danno risultati soddisfacenti. |
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Perché molti fotografi montano l’obiettivo in posizione invertita?
Per rispondere è necessario osservare come gli obiettivi ordinari (persino quelli macro) siano calcolati e corretti per distanze obiettivo-soggetto più lunghe di quelle obiettivo-film. Quando si entra nel campo della fotografia ravvicinata la distanza obiettivo-soggetto diventa sempre più piccola e, d’altra parte, si tende ad aumentare l’estensione al fine di ottenere un ingrandimento desiderato. Capito questo risulta facile comprendere come, girando i nostri obiettivi, noi si vada a ricostruire le condizioni ottimali per il sistema ottico ma, attenzione, nel campo del ravvicinato! Ultima osservazione, con l’inversione dell’ottica si aumenta oltre la possibilità di avvicinarsi al soggetto, anche l’ingrandimento! |
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La loro funzione è molto simile ai tubi d’estensione, tuttavia permettono grande versatilità grazie alle differenti regolazioni applicabili.
Il soffietto deve essere accoppiato a particolari obiettivi da macro oppure con l’inversione dell’ottica. L’uso a questo punto è molto semplice: fissato il rapporto d’ingrandimento allunghiamo l’estensione finché la nostra scena non appare nitida. |
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Macrofotografia con la digitale, alcuni consigli.
Regolazione della macchina
Come primo accorgimento che mi sento di suggerirvi: utilizzate sempre il manual focus.
Questo perché una volta bloccato il fuoco, è possibile fare delle piccole oscillazioni, in avanti ed in dietro, con la camera finché l’immagine sul monitor LCD non risulta perfetta. Per raggiungere una buona dimestichezza con questa tecnica sono necessari parecchi scatti, ma, appunto, anche questo è un vantaggio per chi possiede una digitale. Un secondo consiglio riguarda l’apertura: questa dovrebbe essere piccola (F grande) per aumentare la profondit� di campo e poter mettere a fuoco tutta la scena d’interesse. Si ricorda a tal proposito che con l’aumento dell’ingrandimento inevitabilmente si incorre in una diminuzione della profondità di campo. |
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Flash ed Illuminazione
Punto di partenza è la luminosità della giornata:
ovviamente se il tempo è clemente e vi concede una buona luce, potrete scegliere delle alte velocità dell’otturatore e fissare meglio i piccoli soggetti in movimento. L’utilizzo del flash è comunque sempre consigliato in particolare con l’accorgimento della diffusione. Alle piccole distanze l’uso del flash diretto porterebbe alla sovraesposizione del soggetto, quindi è un buon trucco quello di mascherare la propria lampada con una pezza. Io personalmente ho fatto molte prove con dei fazzoletti bianchi di tela fino a trovare il numero giusto di strati che mi consentisse una buona illuminazione. Un altro metodo più professionale prevede di far giungere la luce attraverso un riflettore bianco esterno alla scena. |
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Treppiedi
Il vantaggio di una digitale per la macrofotografia è rappresentato dall’ottimo supporto dato dal monitor LCD; questo permette di avere tempestivamente un’idea della composizione e del controllo della profondità di campo.
In commercio esistono anche treppiedi che permetto lo spostamento in orizzontale della camera attraverso incrementi molto piccoli; grazie a queste apparecchiature, è possibile fissare il fuoco e variare con molta precisione la distanza della camera dalla scena. Per chi si affidasse alle proprie mani si ricorda che un buon appoggio per i gomiti e una presa salda sulla macchina possono scongiurare il mosso. |
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Come fotografare I soggetti della macrofotografia sono molteplici… ma i più ricercati sono sicuramente gli insetti.
Penso tutti siano rimasti sbalorditi dal film “Microcosmos-Le peuple de l’herbe”… ebbene ora cercherò di darvi qualche consiglio per “catturare” qualche immagine da quel “piccolo mondo”. La cosa più importante è muoversi lentamente, senza fretta, senza arrecare nessun disturbo al soggetto. La seconda regola è avere MOLTA pazienza… aver paura di non riuscire a scattare la foto porta inevitabilmente a commettere qualche movimento brusco col risultato di far scappare l’insetto o di ottenere un brutto mosso. Detto questo analizziamo l’approccio all’insetto: una volta avvistato vi consiglio di regolare la vostra macchina in anticipo; questo perché spesso capita di aver a disposizione solo uno scatto. A questo punto avvicinatevi molto lentamente cercando di non far cadere la vostra ombra sulla scena. Man mano che acquistate confidenza con la tecnica vi risulterà naturale scegliere non solo il soggetto ma anche l’ambientazione e la composizione stessa della fotografia. |
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Composizione della scena
Possiamo dire che le regole base sono quelle viste per la composizione in generale, ma non solo…
essendo la macrofotografia incentrata su profondità di campo molto piccole, è sempre un’ottima idea cercare di ritrarre i soggetti non frontalmente. Questa soluzione porta inesorabilmente ad un’appiattimento della fotografia! Cercate quindi di conferire alla scena tridimensionalità con una opportuna scelta dell’inquadratura. Con questo è tutto, buon viaggio nel “mondo piccolo”! |
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15 punti per valutare un obiettivo
20 apr
Riporto fedelmente la traduzione dell’articolo apparso su PhotoFocus ad opera di ClickBlog:
Spesso si sente parlare di un obiettivo per quanto sia nitido, ma per ogni obiettivo c’è anche molto altro.
1. Nitidezza
Uno dei punti più importanti e che influenza in maniera significativa il contrasto delle foto scattate. Bisogna sempre tenere presente che anche gli obiettivi più scarsi tendono ad essere nitidi al centro dell’inquadratura.Bisogna fare molta più attenzione ai bordi dell’immagine dov’è più semplice notare la differenza di qualità fra due obiettivi.
2. Apertura
La massima apertura è molto importante se pensate di scattare con poca luce, ma è un ottimo parametro per intuire la qualità delle lenti all’interno. Se potete permettervelo comprate lenti con grandi aperture o zoom con apertura costante a tutte le lunghezze focali.3. Distanza minima di messa a fuoco
Un elemento importante, ma che si può valutare solo singolarmente perché ogni fotografo ha richieste differenti. Spesso, ma non sempre, gli obiettivi migliori hanno una distanza minima di messa a fuoco minore.4. Lenti
Le lenti sono molto importanti per le prestazioni. Gli elementi a bassa dispersione o asferici servono a ridurre le aberrazioni cromatiche, distorsioni e, quindi, mantenere il contrasto. Più elementi di questo tipo sono presenti e più alta potrebbe essere la qualità.5. Obiettivi crop
Il mercato contiene molti obiettivi realizzati solamente per fotocamera a formato ridotto APS-C che non possono essere utilizzati per reflex full frame o analogiche.6. Riflessi
I riflessi posso manifestarsi come forme geometriche ripetute o come zone con contrasto ridotto. Spesso non si notano nel mirino, ma possono rovinare le foto. Per limitare questo problema utilizzare il paraluce, mentre per testarne il comportamento provate a fotografare controluce.7. Aberrazioni cromatiche
Si tratta di linee colorate attorno agli oggetti o aloni che contornano oggetti molto contrastati. Si nota più spesso a grandi aperture. Tutti gli obiettivi soffrono di aberrazioni, ma quelli più professionali in maniera minore da rendere le correzioni al fotoritocco opzionali.8. Bokeh
Il bokeh è la qualità dello sfocato generato da un obiettivo nelle aree fuori fuoco. Meno è definito e miglior è il bokeh.9. Perdita di luminosità
La luminosità dev’essere la stessa al centro ed ai bordi e per fare una prova basta scattare alla massima apertura una foto al cielo.10. Peso
Un parametro semplice da misurare. Normalmente cercate gli obiettivi più leggeri che rispondono alle vostre caratteristiche.11. Qualità costruttiva
Obiettivi con molta plastica sono molto meno resistenti rispetto ad altri completamente in metallo e tropicalizzati. In mano deve dare una sensazione di solidità.12. Velocità di messa a fuoco
La velocità in alcuni casi può essere fondamentale, come quando si scatta a soggetti in movimento.13. Stabilizzatore
Lo stabilizzatore può essere molto importante soprattutto all’aumentare della lunghezza focale. Alcuni funzionano anche con i treppiedi, altri no.14. Ergonomia
Una caratteristica più personale. Le ghiere si girano facilmente? Sono messe alla giusta distanza? L’obiettivo si tiene bene in mano?15. Prezzo
Alla fine il fattore più determinante nell’acquisto. Se un obiettivo costa troppo cercatene qualcuno nella fascia di prezzo per cui siete disposti a spendere. Valutate tutti i punti ricordando sempre di quanto state per pagare e se vi serve realmente oppure no.
Ritratti: un modo rapido per entrare nella testa dei vostri soggetti
11 mar
L’articolo originale (tradotto alla meno peggio) è stato preso da Digital Photography School.
Il grande giorno è arrivato. Non credevi fosse possibile ma il momento è arrivato, sei entusiasta ma molto, molto nervoso.
E’ il tuo primo incarico.
Ti è stato commissionato di fare il ritratto a 55 giovani di un coro locale. Hai meno di due ore per scattare. Potresti fare un casino. Oppure potresti fare un capolavoro. Non puoi sapere a priori quale delle due ipotesi si avvererà.
Mentre pulisci la tua attrezzatura, pensi hai fatti:
1. 55 ragazzi.
2. 100 minuti di tempo.
3. Neanche un minuto a persona.
4. [accidenti] [accidenti]
5. Ci sono un sacco di personalità diverse.
6. La location è una graziosa chiesetta con una finestra verde. In fin dei conti potrei sfruttarla ma….
7. E’ il grande Nord-Ovest – potrebbe piovere.
Hmmm. Potrebbe essere interessante. Per questo lavoro avete a disposizione la Canon 30D, ed il vostro obiettivo preferito: il 50 millimetri f1,8. Hai anche un riflettore che potrà reggere uno dei ragazzi del coro in attesa.
Entri in macchina e ti avvii. E, naturalmente, inizia a piovere. Ok. Oramai è andata. E’ stata una gran cosa aver portato il riflettore.
Vedi la chiesa, dai una rapida occhiata all’ingresso. Due banchi. Bagni. E – ti manca il respiro – un’ampia finestra ed un’elegante poltrona. La speranza si riaccende. Potrebbe funzionare. Le finestra, luminosissima, sarà il tuo miglior alleato. La poltrona la potrai far usare alle persone che poseranno. Il riflettore poi potrà darà una bellissima luce di riempimento.
Ma non avete neanche il tempo di respirare che il direttore del coro vi ha visto arrivare e si avvicina con calma salutandovi. “Ok, siete pronti? E ti manda i ragazzi 3 alla volta. Appena avete finiti con ogni singolo ragazzo, ne spunta un altro che deve posare. E’ tutto ok? Voi annuite con fiducia [dopo tutto la fiducia è la chiave giusta per qualsiasi fotografo]. “Assolutamente. Stiamo procedendo.”
Mentre il direttore se ne và, tu fai dei rapidissimi pensieri. Non stai ottenendo dei buoni ritratti. Nonostante tu abbia realizzato 55 (frettolosi) scatti. Vuoi qualcosa di più artistico. Vuoi qualcosa di più individuale. Come fare?
Ed è allora che ti ricordi quello che diceva il tuo mentore. Il suo utile suggerimento per definire velocemente la personalità di un soggetto. Prendi dalla tua tasca 5 sets di opposti. Chiedi al tuo soggetto di scegliere quello che preferisce. Se sceglie quello più drammatico, fallo posare come estroverso. Se sceglie quello più tranquillo a solenne, allora fatelo posare come se fosse un introverso.
Non puoi sapere se funzionerà, ma hey, dopo i primi 3 tentativi dovresti farti un’idea.
“Hey there!”. Ti presenti.” Chiedete il loro nome, e poi cominciate. “OK, ho un paio di domandine per te.” Fate una piccola pausa per aggiungere un po di drammaticità. “Ti piacciono le mele o le arance?” Otterrete, come unica risposta, uno sguardo vuoto. Incalzatelo. “E’ tutto ok, veramente. Dimmi soltanto quale pensi sia più buona.” Le mele sono morbide, le arance più saporite?
Lei tentenna ma risponde. “Arance.”
“Ok. Fico. Eccone un’altra. Preferisci lo scii o lo snowboard?” Sorridete a questa domanda – un argomento chiave per fare un profilo nel Nord Est. [Gli Snowboarders sono molto giovanili, gli sciatori sono molto sicuri di se].
“Snowboard.” Risponde con un’altra risata.
“L’ultima, prometto. Preferisci vedere un film a casa con gli amici o andare a teatro?” Questa è un pochino più difficile. La prima implica la preferenza alla sicurezza della propria casa, l’altra la gioia del vivere in mezzo agli altri.
“Sicuramente il teatro.”.
“Grande! Cominciamo allora!” Decidi di far posare il soggetto come una ragazza che ama l’avventura e la vita in mezzo agli altri – ma non dimenticare un po di verve. Per la successiva ora e mezza fai queste domande ad ogni membro del coro con grandi risultati. Le domande fanno sorridere ed incuriosire i ragazzi e tu ti sei fatto una buona idea sul come farli posare esaltando la loro personalità.
Quando risali in macchina, non sai se il trucco funzionerà ancora, ma per stavolta è stato un successo.
Dopo 3 settimane, l’annuale del coro è pubblicato. Hai piacere nel vedere la disposizione dei ragazzi. Noti l’eccitazione che traspare dai loro sorrisi.I ragazzi sono soddisfatti di come i ritratti li rappresentino e tu hai guadagnato la reputazione di essere un veloce, divertente ed imprevedibile ritrattista!
Yeah. Questo è ciò che amo.
L’otturatore
6 mar
Gironzolando su internet, su Digital Photographic School, ho trovato le bellissime immagine che vedete sotto. Esse mostrano, in maniera molto semplice, quello che succede quando scattate una foto (in realtà mostrano una parte di quello che succede).
Molti credono che l’otturatore sia formato da una sola tendina ed invece no, ve ne sono due e qui potete vedere come funzionano.
Ma chiariamo in breve cos’è l’otturatore. In breve: l ‘otturatore è quel meccanismo che effettivamente fornisce la luce alla pellicola o sensore aprendosi e chiudendosi ad una certa velocità anzi più corretto dire in un certo tempo. Una descrizione più “scientifica” la trovate in fondo all’articolo.
Esistono vari tipi di otturatori ma quello che ora è più usato è quello a tendina (qui sotto) e quindi spesse volte si usa il termine di tendina come sinonimo di otturatore.

L’otturatore assieme al diaframma ha lo scopo di fornire la corretta quantità di luce alla pellicola o sensore; il primo illuminandola per periodi più o meno lunghi ed il secondo con un’intensità più o meno forte.Ma questi sono concetti che riguardano l’esposizione della quale, forse, parleremo.
Nella seconda immagine qui sotto mostra le tendine in azione a velocita (e tempi) diversi, da uno più lento ad uno più veloce.

E date un’occhiata anche a questa animazione su Jeffrey Friedl’s Blog, dovete passarci il mouse sopra per vedere tutte le fasi, in cui si vede benissimo come funsiona su una Nikon D3. Spettacolare, non potete non andare a vederla!!!
L’otturatore da CentoISO.com
Gli otturatori a tendina (a scorrimento verticale o orizzontale), sono composti da una serie di tendine che scorrendo parallelamente al piano della pellicola lasciano che essa si faccia impressionare dalla luce per un determinato lasso di tempo durante il quale rimangono aperte.
Fermiamoci un attimo ad analizzare le fasi che consentono ai raggi luminosi di giungere alla pellicola. Per prima cosa i raggi vengono intercettati dalla lenti dell’obbiettivo, passano attraverso il diaframma e, finché non premiamo il pulsante di scatto, vengono deviati dallo specchio nel mirino.
Quando lo specchio si alza, nel momento esatto in cui scattiamo, le tendine dell’otturatore si mettono in moto lasciando passare la luce per un determinato periodo: il “tempo d’esposizione”.Il tempo d’esposizione, che il fotografo gestisce grazie ad una ghiera presente sul corpo della fotocamera obbedisce ad una scala che venne elaborata con un criterio simile a quello del diaframma affinché tra di loro vi fosse un nesso durante la misurazione dell’esposizione.
Ogni valore è quindi la metà di quello che lo precede ed il doppio di quello successivo.
I tempi possibili da impostare possono essere, in base al modello della fotocamera, da 30 secondi ad 1/8000 di secondo, passando naturalmente per tutti i valori intermedi (15s, 8s, 4s, 2s, 1s, 1/2s, 1/4s, 1/8s…).Ora sappiamo come gestire la quantità di luce che vogliamo vada ad impressionare la nostra pellicola. Abbiamo a disposizione due dispositivi: il diaframma, e l’otturatore.
Il primo sfrutta lo spazio (quello in cui passano i raggi) il secondo il tempo. Se non è immediato capire come il diaframma produca effetti diversi sulle nostre foto (estensione della zone nitida) è più facile capire come l’otturatore, che agisce sui tempi, possa influire sulla resa di oggetti in movimento.
Se utilizziamo un tempo di scatto breve sarà più facile congelare il movimento di soggetto che vogliamo inquadrare.
Si è precedentemente accennato allo “stop” come intervallo tra i diversi valori del diaframma, la stessa cosa è valida per l’otturatore, aprire di uno stop il diaframma equivale a passare tra un tempo di scatto di 1/250 a 1/125 (raddoppiando il tempo di posa).
PhotoCritic -> ClickBlog -> Come catturare la decadenza urbana
2 mar
Nella continua ed inesauribile voglia di trovare belle idee e cose nuove da fotografare, spesso inciampo in articoletti interessanti come questo proposto da ClickBlog (traduzione dell’originale postato su PhotoCritic):
In città ci sono tanti spunti per scattare foto, ma i quartieri in decadenza o gli edifici abbandonati possono comunicare con facilità emozioni forti.
1. Alzatevi presto
La prima mattina è uno dei momenti migliori per via della luce pulita e diffusa. Inoltre potrete vedere una città ancora più desolata e meno frequentata.2. Date una prospettiva
Quando si fotografano degli edifici cercate di lasciare sempre un po’ di sfondo dietro per consentire di dare una prospettiva da cui apprezzarne le forme a chi guarda.
3. Chiedete il permesso
Sul suolo pubblico si può scattare come volete, ma in certe zone è necessario chiedere il permesso prima di entrare e fotografare. In futuro potrebbero persino appropriarsi dei diritti delle vostre foto.4. Seguite la vita degli edifici
Fate foto al paesaggio prima della costruzione di un edificio, durante la costruzione e dopo la conclusione. Può essere la base di partenza per foto interessanti.5. Guardate da angolazioni differenti
Non fermatevi alle prime apparenze, ma cercate di osservare le forme, le texture, gli angoli ed ogni caratteristica che può consentire una foto unica.6. Che lenti usare
Gli obiettivi che potete usare vanno dai grandangoli, anche spinti, fino a 300mm per fotografare senza limitazioni e scattare da ogni angolazione.7. Cos’altro portare
In base alle vostre esigente potreste portare con voi un treppiedi per foto in notturna, filtri, flash esterni, ecc.8. Fate delle ricerche
Anche se potreste avere la fortuna di essere al posto giusto al momento giusto è meglio fare un po’ di ricerche e pianificare dove, come e quando scattare il vostro prossimo capolavoro.9. Pensate alle foto come un tema
I paesaggi urbani sono pieni di elementi differenti, ma si possono sempre trovare i fili conduttori di temi differenti. Provate a realizzare una serie di scatti tematici.10. La vita notturna
Di notte tutto cambia e si trasforma completamente. Potreste trovare molti spunti tra il tramonto e la notte fonda.
How Do You Strobist: condivisione schemi di luce su Flickr
17 feb
Gironzolando su Flickr ho trovato un gruppo, How Do You Strobist (ahime in inlgese), dove i suoi menbri sono cosi gentile e magnanimi da voler considivere con noi gli schemi di luce utilizzati per realizzare le loro foto.
Quindi tu guardi uan foto in cui ti paice la luce ci clicchi sopra e vedi come il fotografo ha configurato lo schema.
Direi molto interessante!
Esempio, ecco il bel autoritratto di abarkules:
Come mi costruisco da solo il diffusore per il flash (by aimi.lisa)
2 feb
Rubacchio le foto e l’idea di Lisa per autocostruirsi un bel diffusore per il flash.
Materiale necessario:
Insalatiera, cd,colla,coperchio trasparente porta cd.Se vi pare si può anche utiizzare la carta stagnola per esaltare la luce

Prendere misure del flash.

tagliare con attenzione

eleminate la sporgenza del coperchio porta cd

Incollare cd sul coperchio

Incollare tutto insieme fino ad ottenere questo splendore (non parlo di Lisa eh eh eh)

provate se funziona ^_^

Che ne dite, sarà il caso di ringraziare Lisa? Be, che aspettate???
Photoshop: come eliminare il rumore digitale (iso alti)
2 feb
Avete scattato ad 800 iso? Non vi piace l’effetto puntinato delle vostre foto?
Che problema c’è…se avete Photoshop (versione CS3 o successiva, prima non lo sò) avete a disposizione un potentissimo strumento per la rimozione del rumore digitale.
Il rumore digitale è dovuto all’aumento di sensibilità, per la pellicola era la grandezza dei grani di argento del materiale sensibile, che impostiamo sulla nostra reflex. Più aumentano gli iso è più il “problema” si presenta evidente.
Le digitali moderne hanno tutte la possibilità on board di attenuare l’effetto già al momento dello scatto ma se non siete contenti…c’è ps ^_^
Ecco una porzione di immagine, scattata ieri in chiesa con scarsa luce ed iso ad 800 senza la riduzione del rumore digitale:

Riduzione rumore digitale, prima e dopo.
Direi che il risultato è forte, non trovate?
Per raggiungere la funzionalità andate nel menu Filtro -> Disturbo -> Riduci Disturbo (nella versione inglese, vedi foto, Filter -> Noise -> Reduce Noise …)

Come raggiungere la riduzione del rumore
Se vi può tornare utile questi sono quelli che ho impostato io:

Parametri da me impostati
Me li sono meritati due commentini di ringraziamento?
Fotografia: Disegnare schemi di luce per lo studio
24 gen
Ieri sera mentre aspettavo il rientro di Deborah mi sono messo a cercare qualche spunto per degli schemi di luce da usare per i ritratti in studio.
Il tutto grazie al fatto che Amelia ha acconsentito a farmi da modella e vorrei arrivare li con qualche idea ^_^
Alla fine mi sono imbattuto in due siti che ti permettono di disegnare lo schema di luce che vuoi, con tanto di apparati e modelle, e di salvarli come immagine.

Lighting Studio
Si tratta di Lighting Studio e di PhotoDiagrams.
Più che a dare spunti servono entrambi a preparare magari in anticipo gli schemi che si vorranno usare.
Una sola volta l’anno la luce vince le tenebre….
22 dic
SOLSTIZIO D’INVERNO
Ebbene questa estate siamo stati in Irlanda ed abbiamo visitato il sito di Newgrange… al centro visitatori si poteva partecipare alla lotteria annuale per vedere il sostizio dall’interno del tumulo… anche perchè essere estratti (o essere il presidente della repubblica o giù di lì) è l’unico modo per poter partecipare… ebbene non ci hanno invitato… sniff sniff… ed allora guardiamolo in rete anche se, vi garantisco che quello che si prova anche con la simulazione, fa mancare il fiato!!!!!
dal sito www.newgrange.com
Winter Solstice
Newgrange is best known for the illumination of its passage and chamber by the winter solstice sun. Above the entrance to the passage at Newgrange there is a opening called a roof-box. This baffling orifice held a great surprise for those who unearthed it. Its purpose is to allow sunlight to penetrate the chamber on the shortest days of the year, around December 21, the winter solstice.
At dawn, from December 19th to 23rd, a narrow beam of light penetrates the roof-box and reaches the floor of the chamber, gradually extending to the rear of the passage. As the sun rises higher, the beam widens within the chamber so that the whole room becomes dramatically illuminated. This event lasts for 17 minutes, beginning around 9am.
Newgrange’s accuracy as a time-telling device is remarkable when one considers that it was built 500 years before the Great Pyramids and more than 1,000 years before Stonehenge. The intent of its builders was undoubtedly to mark the beginning of the new year. In addition, it may have served as a powerful symbol of the victory of life over death.
Each year the winter solstice event attracts much attention at Newgrange. Many gather at the ancient tomb to wait for dawn, as people did 5,000 years ago. So great is the demand to be one of the few inside the chamber during the solstice that there is a free annual lottery (application forms are available at the Visitor Centre). Unfortunately, as with many Irish events that depend upon sunshine, if the skies are overcast, there is not much to be seen. Yet all agree that it is an extraordinary feeling to wait in the darkness, as people did so long ago, for the longest night of the year to end.
Full achieve videos of Solstice 2007 and Solstice 2008 are available online.
Fotografo neofita? Ecco qualche consiglio
31 lug
Fotografo neofita? Ecco qualche consiglio

Ho trovato su flickr un post nel quale un neofita della fotografia domandava dei consigli su come approcciare la fotografia. Ecco alcune delle:
- Assuming they are very new It would be “fill the frame with your subject”.
- See the shadows.
- Focus Focus.
- Start with a 50mm on film, and learn to walk before you zoom.
- Set the white balance manually and learn the rule of thirds

- f8 and be there
- Don’t trust the LCD screen – learn to read the histogram (http://www.luminous-landscape.com/tutorials/understanding-series/understanding-histograms.shtml)
- practice, practice, and practice.
- Make mistakes.
- Read the camera manual, know how to use your camera!!
- Don’t be afraid to experiment.
Mi trovo daccordo su tutti furche la numero 6. Il diaframma non serve solo a fa passare luce…da o toglie dettaglio e/o profondità di campo alla foto ^_^
Ed un’altra cosa che aggiungo io è: curate la composizione!!!
perch
16 mag
perché le ragazze vanno spesso in due al bagno?
Care amiche, cari amici, a rieccoci con la vostra amata rubrica ‘
E a proposito di domande, sono sicura che ce n’è una che, almeno una volta nella vita, questa metà del cielo (la metà nuvolosa e bizzarra… che chiameremo comunemente ‘i maschi’) si è fatta circa una particolare caratteristica dell’altra metà del cielo (la metà solare e creativa… che chiameremo ‘le femmine’): perché le ragazze vanno spesso in due al bagno?
Sarà capitato a tutti di sentire un’amica che chiede all’altra: ‘Devo andare in bagno, mi accompagni?’, oppure direttamente ‘Andiamo in bagno?’. Perché, dopo l’emancipazione, il femminismo, la rivoluzione sessuale, l’invenzione del Wonderbra eccetera eccetera si ha una sorta di necessità di contiguità, vicinanza, empatia, condivisione per espletare un atto che, diciamolo, è assolutamente privato???
Orbene, iniziamo la nostra analisi con lo studio del fatto in sé (vi risparmio la contestualizzazione storica della serie: già 2000 anni fa…. bla bla bla). La necessità di avere un’amica accanto nel momento in cui la fisiologia cessa di essere Medicina ed inizia a diventare un bisogno nasce, innanzitutto, dall’ambiente che ci circonda. Se fossimo in ufficio, in fabbrica, a casa nostra o nell’appartamento di qualcuno raramente (o al massimo in casi particolari quali spettegolare, condividere l’acquisto di biancheria intima, mostrare l’ultimo succhiotto morsichereccio lasciato dall’adorato Pitecantropo…) ci verrebbe in mente di farci accompagnare all’agognata meta.
Cosa spinge alla ricerca di una ‘scorta’ per andare alla tiolette è, tendenzialmente, il locale o luogo in cui ci si trova: bar, pub, pizzeria, ristorante, discoteca (i night non sono stati nominati perché, a quanto scrivono i lettori, in questi casi saltano le consuete dinamiche)… quasi un meccanismo pavloviano del riflesso condizionato (ricordate la campanella e il cane?).
Eh, già, il solito leit-motiv psico-nano-sociologico dell’ambiente che condiziona l’individuo… tuttavia se ci soffermiamo a pensare…. ad esempio un disco-pub nell’ora di punta e immaginare di transitare davanti a tutta la bolgia nelle sale del locale: sole, alla ricerca della ritirata alla mercè degli sguardi interro-smanio-inquisitori di questa metà del cielo (vedi, maschi) e di quelli bastardo-invidiosi di tutta quell’altra (rif. femmine). La semplice ricerca di un bagno diventerebbe potenziale fonte di ansia e panico….meglio affrontare l’ignoto percorso in due, no? Poi non dimentichiamo che la ‘toilette’ spesso potrebbe essere proprio un cesso, magari senza chiave, ed allora il supporto dell’amica diventa ancor più indispensabile, soprattutto alla luce della possibilità che qualcuno\a (i sondaggi dicono che si tratta maggiormente di questa metà del cielo –maschi- se il gabinetto è unisex) entri senza bussare creando ulteriori attimi di (nell’ordine) ansia, panico, imbarazzo, problemi alla vescica in seguito a ripetute contratture da spavento, il tutto costellato da frasi del tipo “oh.. scusa, avevo bussato”, ‘si…alla velocità della luce!non ho avuto il tempo di risponderti”… ecc ecc. Capite bene, che non si tratta di una bazzecola…
Ecco infine, un ulteriore stringato elenco di motivi (questi un po’ più soft e non derivanti dai traumi sopraelencati) per cui le donne possono decidere di andare a fare ‘tin tin’ con l’amica:
- descrivere per filo e segno l’ultimo sms del fanciullo che si ha sotto le grinfie
- descrivere per filo e segno l’ultimo sms del fanciullo che si vorrebbe avere sotto le grinfie, ma che ha una serie di relazioni con ‘n’ donne ‘a multiproprietà’ non ci si fila di pezza
- studiare la strategia per diventare la ‘multiproprietaria’ più quotata del fanciullo in causa
- studiare la strategia per diventare la proprietà e per conquistare n multiproprietari
- lodare ed apprezzare il nuovo vestito dell’amica, pensando che sia una ciofeca terribile
- sentirsi lodare ed apprezzare il nuovo vestito, mai immaginando che l’amica pensi sia una ciofeca
- controllarsi il trucco allo specchio dell’antibagno parlando con l’amica dentro il bagno lamentando lo lievitare esponenziale degli ultimi tempi del fondoschiena….un tempo alla J.Lo
- controllarsi il trucco allo specchio dell’antibagno parlando con l’amica dentro il bagno gongolando all’affermazione “ti sei dimagrita n’a cifra ultimamente!”
- controllarsi il trucco allo specchio dell’antibagno parlando con l’amica dentro il bagno affermando in maniera subdola e godereccia, a mo di domanda, quanto l’amica rimasta al tavolo si sia ingrassata, in-rughita, afflosciata, malconciata ed abbia una terribile ricrescita.
Mouse i suo primi 40anni
22 mar
Mouse, i suoi primi quarant’anni.

Non facevo così vecchio ‘sto coso…
da Corriere.it
A 43 anni di distanza dal primo puntatore per personal computer, Wired ripercorre la storia del «topo elettronico»
STATI UNITI – Era il 1964 quando, nello Stanford Research Institute, Douglas Engelbart ha inventato il primo mouse. Rifinito da una scocca in legno, il primo puntatore meccanico della storia dei computer riceve le informazioni di movimento inviate da due rotelle metalliche che rappresentano gli assi cartesiani orizzontali e verticali. Lo spazio a due dimensioni viene così esplorato attraverso l’estensione elettronica, ancor prima dell’introduzione del personal computer.
MONOSFERA E MONOTASTO – Meno di un decennio più tardi, Bill English ha segnato la seconda tappa del puntatore e, nel 1972, ha adattato il meccanismo di Engelbart al celebre mouse di plastica con la sfera; in questo modo, il sistema di puntamento riesce a registrare i movimenti perpendicolari, diagonali e in qualsiasi direzione. Il prodotto è stato inventato all’interno dell’azienda Xerox ed è subito entrato nella dotazione hardware di tutti i personal computer Xerox Alto. Incuriosito da questa invenzione, Steve Jobs ha integrato nel primo Macintosh del 1984 lo stesso mouse a un tasto, introducendo per la prima volta il puntatore ottico nelle case degli utenti.

NON SOLO MOUSE – A partire da quel momento storico, la fortuna del mouse ha raccolto sempre maggiori consensi diventando centrale nel rapporto tra utente e computer. Parallelamente, anche la trackball – del tutto simile a un mouse capovolto per la presenza della sfera a vista – ha riscosso successi negli anni ottanta, in particolare negli ambienti da videogiochi o da modellazione tridimensionale. Football, prodotto da Atari, è stato il primo cabinato per videogame che nel 1978 ha usato questo sistema di controllo ed è tuttora presente nelle postazioni multimediali come le biglietterie elettroniche. Con l’arrivo della rotella per scorrere verticalmente i documenti elettronici (1995), la trackball è gradualmente sparita dalle offerte dei produttori di sistemi di puntamento.
ALTRE FRONTIERE – Successivamente al modello meccanico, il mouse ottico è stata una rivoluzione nell’elettronica di consumo. Intorno al 1980 sono stati presentati i primi prototipi in grado di rilevare lo spostamento attraverso un singolo led che produce un fascio di luce a infrarossi, eliminando la sfera e le parti meccaniche dal corpo del mouse. La maggiore velocità di risposta e l’elevata precisione nel puntamento, assicurano al modello ottico un’ampia diffusione sul mercato e il consecutivo abbassamento dei prezzi. Ciò ha permesso un nuovo approccio con la periferica che, nell’ultimo decennio ha abbandonato lo status di semplice strumento, diventando a tutti gli effetti un gadget. L’offerta si è allargata e differenziata, dando origine a mouse senza fili, colorati, personalizzati e perfino mouse con un piccolo display lcd: una galleria fotografica su Wired mostra alcuni tra i modelli più interessanti. Infine, per farsi un’idea di come evolverà la tecnologia di puntamento, basta guardare al telecomando della console Wii – che permette un’interazione in tre dimensioni – e ai display multi touch che consentono il puntamento diretto senza l’intermediazione di mouse o altri apparecchi.
Marina Rossi

















Come fotografare 









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