Macro di Giorgio Benni

Due persone, due luci, qualche accorgimento, tanto mestiere, un grande rispetto per l’arte e per gli artisti e tanta, tanta bravura.
Basta poco che ce vò?
Dopo una bellissima giornata passata con Giorgio Benni al Macro di Roma, ho raggiunto la consapevolezza che l’attrezzatura molte volte è un peso e non una risorsa. Troppe volte si attribuisce ad essa la colpa delle nostre “pessime” fotografie.

Ebbene, Benni usa la mia stessa reflex, ha usato i miei stessi obiettivi e…sono una merda di fotografo o_O

E si, la verità è questa! hai voglia a comperare D800 o l’ultimo flash disponibile sul mercato, no c’è TTL che tenga quando ti trovi alla sensibilità di un artista che per lavoro fotografa artisti e le opere degli stessi.

Quindi levatevi dalla testa che per essere “bravi” basti comperare l’ultima fotocamera e/o l’ultimo flash ( Benni usa a volte due od anche un SB-28), certo una buona attrezzatura è necessaria anzi obbligatoria e sopratutto toglietevi dalla testa che un qualchefonino possa fare foto diverse dal ricordino (almeno per ora) ma non credete a chi invece di venire incontro alle vostre esigenze le crea!

Come Valentino Rossi che prima di scattare parla con la sua bestia ah ah ah

Usare le lenti correttive dei vostri occhiali per fare Macro

Il titolo orgiginale è: Use Reading Glasses as a Makeshift Macro Lens dal solito e prezioso PetaPixel.

Sapevate che le lenti dei vostri occhiali per leggere possono diventare delle economiche lenti macro da usare con il vostro cellulare? Basta dare una letta a cosa dice Sean Lee che lo ha scoperto e descritto nel suo breve tutorial spiegandone la tecnica.

Qui sotto un prima e dopo per permettervi di capire l’effetto con o senza lenti per la lettura:

Per provarlo anche voi basta rimediare una paio di occhiale che oramai vendono anche in edicola o in farmacia per pochissimi euro.

A Fifty Cent Macro Lens (via Lifehacker)

Gocce d’acqua con riflesso dentro qualcosa di bello

Il titolo originale è How to put pretty stuff in those drops ed è un’articolo preso da Flickr postato da Steve took it il 26 maggio del 2007, tenetelo presente quando parla della sua attrezzatura. L’ho voluto postare perché è un’argomento affascinate, le foto sono indubbiamente belle e le si possono fare senza essere dei nostri come si potrebbe pensare. E poi è una delle foto che voglio realizzare per il 2010, devo battere Lisa.

Tutorial su come fotografare le Gocce D’acqua

Ovvero come inserire dei bei soggetti all’interno di qualche piccola gocciolina d’acqua.

by Steve Wall

ndr: salto tutta l’introduzione nella quale descrive, il suo amore per le gocce d’acqua, la natura ecc ecc.

Molte persone, dice, credono che queste fotografie siano soltanto frutto di complesse elaborazioni in Photoshop, ma non è cosi.

Le gocce d’acqua si comportano come delle lenti che, come sappiamo, capovolgono l’immagine, come farebbe, provate, il vostro tolto dalla fotocamera, provate :-)

Ci racconta di come il suo stream, davvero interessante, sia il frutto di molto, molto lavoro, di innumerevoli prove ed errori e che la fortuna, cosi come la pazienza, gioca un ruolo molto importante nella realizzazione di questo tipo di fotografia. Pensate che usa una lattina di Diet Coke come cavalletto ah ah ah

Da tutto questo lavoro mi ha portato a focalizzare l’attenzione su alcune semplici ma importanti cose:

1. Focus
2. Focus
3. Composizione
4. Sfondo

1. Focus

No, non è un’errore di battitura; c’è scritto davvero due volte Focus ma c’è una buonissima ragione. Bisogna considerare sia il fuoco sulla goccia in se per se sia sull’oggetto (in questo caso il fiore) contenuto (o meglio visibile) all’interno della goccia. All’inizio mi concetravo soltanto sulla goccia e sulla pianta a cui era attaccata. Mi piace impostare la mia fotocamera su priorità di diaframmi per controllare meglio la profondità di campo. Il trucco è quello di avere abbastanza profondità di campo da mettere ben a fuoco la goccia, la pianta (magari anche qualche goccia vicina) ma lasciare lo sfondo sufficientemente sfocato in modo che non rubi attenzione. Generalmente uso f8 o f10 ma qualche volta uno stop sopra fino a f18, questo se lo sfondo non era cosi invadente da necessitare uno sfocato maggiore. Alla ricerca di una messa a fuoco migliore, preferisco fare un sempre un passettino indietro e poi ricomporre (croppare) la foto in post produzione, piuttosto che scattare alla minima distanza possibile per quella inquadratura.

2. Focus

Come si può vedere nell’esempio sopra, la goccia d’acqua è a fuoco, l’immagine del fiore visto attraverso la goccia è a fuoco ma il fiore vero e proprio non lo è. Questo effetto non è ottenuto regolando le impostazioni o la messa a fuoco sulla fotocamera, ma utilizzando la goccia d’acqua come se fosse una lente a focale fissa. In altre parole, invece di agire sulla fotocamera agisco sull’oggetto che voglio far apparire all’interno della goccia d’acqua. In pratica mi sono semplicemente spostato avanti o indietro fino a quando non ho trovato la nitidezza e la messa a fuoco che volevo. Alcune foto sono più belle con rifrazioni sfocate. Per una maggiore nitidezza ho sperimentato che l’oggetto deve trovarsi 3-4 centimetri dietro la goccia d’acqua. Questo, naturalmente, può variare se si utilizza una lente macro diversa. Assicurati di sperimentare.

ndr: per la cronaca questi sono alcuni degli exif della foto

Camera: Nikon D200
Exposure: 0.017 sec (1/60)
Aperture: f/14
Focal Length: 60 mm
ISO Speed: 200
Exposure Bias: 0/6 EV

Immagino abbia usato, come obiattivo, il 60mm macro della Nikon ma non ho modo di saperlo con certezza.

3. Composizione

Ovviamente le regole per una buona composizione non possono non applicarsi anche a questo tipo di fotografia. Una particolare attenzione sarà data alla Regola dei terzi, alla semplicità, alle geometrie all’interno della cornice, ed a tutti i consueti elementi di composizione. L’importante è che ricordiate, però, che è la forma della goccia ossia la goccia stessa (ndr: la lente organica come la chiama lui) ad influenzare la vostra composizione. Siccome la forma della goccia e sferica (o quasi), piccoli movimenti…sinistra, destra, sopra, sotto…possono creare effetti radicalmente diversi in quello che si vede attraverso la goccia. Ancora una vola, sperimentate.

4. Sfondo

Siccome stai lavorando con la natura, il controllo che hai sullo sfondo è minimo. Devi arrangiarti con quello che hai a disposizione. Come detto prima, proprio per la forma particolare della “lente organica” formata dalla goccia piccolissimi movimenti permettono di ottenere risultati nettamente diversi su quello che si vede all’interno della goccia. Quando ci sono pochi oggetti in scena, si riesce sicuramente ad avere un maggior controllo sullo sfondo. Per esempio, io spesso utilizzo un grande foglio di carta con un alto blu. All’inizio lo usavo per bloccare il vento, poi mi sono accorto che anche nei giorni più brutti si può simulare che ci sia un bellissimo cielo azzurro.

Altre considerazioni

Ogni volta che sono andato a fotografare gocce d’acqua ho imparato qualche cosa di nuovo. C’è sempre qualche cosa di nuovo (fattore) da mettere in considerazione (ndr: questo vale per tutti i tipi di fotografia!). Ho imparato per esempio, che potevo trovare gocce più grosse e belle nei giorni umidi (ndr: un genio!). Ho scoperto che il vento può avere effetti disastrosi sulla messa a fuoco mentre si è in macro. Ho scoperto che abbassare l’esposizione (da – 0.3EV a – 0.7EV) compensa la “lucentezza” della goccia d’acqua impedendo che vi siano zone bruciate. Ma la cosa più importante è che ho dovuto imparare che la lente organica formata dalla goccia presenta le immagini speculari, sarebbe a dire destra a sinistra e sopra sotto (come succede in una camera a foto stenopeico o una grande formato).

Cosi sono diventato una delle poche persone che ama ed aspetta le giornate afose ed umide. Ed anche se adesso il mio agognato obiettivo Nikkor 18-200mm è arrivato, io continuo ad utilizzare per più della metà del tempo il mio macro. Le foto alle gocce d’acqua non sono soltanto reali (ndr: vi ricordate? mota gente pensa che sia photoshop ecc ecc), ma ti spingono a migliorare.

Questo è tutto. Questo è come faccio. E semplice come imparare a muovere pezzi degli scacchi, ed ha anche la stessa complessità di una partita a cacchi. Buona fortuna e pensate piccolo.

Focus stacking: aumentare la profondità di campo con una combinazione di più foto

Un’interessantissima tecnica di post produzione che ci consente di aumentare la profondità di campo della fotografia, molto usate nella macro fotografia.

Preso da Chrysis.net (Gian Luca Agnoli, Manuale di Fotografia Chrysis.net)

Premessa

Quando è necessaria una profondità di campo superiore a quanto consentito dall’obiettivo si ricorre ad una tecnica di combinazione di più immagini, o focus stacking.

Questa tecnica può essere adottata su qualunque scala, dal paesaggio alla fotografia still-life alla fotomicrografia. Ma è proprio nel campo della macrofotografia e della fotomicrografia che la tecnica può rivelare risultati normalmente impensabili: in questi ambiti fotografici, infatti, la profondità di campo si riduce all’aumentare dell’ingrandimento, per cui diventa un fattore assolutamente critico. Allo stesso tempo, però, è necessario documentare tutti i particolari del soggetto, che in molti casi sono di importanza diagnostica per caratterizzare la morfologia di una specie rispetto ad un’altra.

Chiudendo il diaframma oltre F/16 (a volte già anche oltre F/8) la profondità di campo aumenta, ma subentrano fenomeni di diffrazione della luce e l’immagine diviene via via più sfumata e meno nitida al progressivo chiudersi del diaframma.

I software di focus stacking

Sono di recente nati svariati software per la combinazione delle immagini tramite algoritmi di image processing, fra cui:

Per approfondimenti sugli algoritmi utilizzati (Depth Map, Pyramid, Lowpass, Highpass, etc.), si rimanda ai rispettivi siti web.

In generale, la tecnica prevede i seguenti passaggi:

  • 1. Eseguire più scatti del soggetto a distanze differenti e con un diaframma ottimale.
  • 2. Importare la sequenza di scatti nel software di stacking.
  • 3. Effettuare l’allineamento in automatico del soggetto fra scatto e scatto.
  • 4. Effettuare il bilanciamento dei parametri espositivi.
  • 5. Effettuare lo stack secondo algoritmi differenti da caso a caso.

Ovviamente, il risultato ottimale è ottenuto quando il sistema fotocamera-obiettivo-soggetto è fisso e stabile (treppiede, stativo) e le condizioni di esposizione e di illuminazione sono le stesse. In pratica, una volta sistemato il set di ripresa e scelti i parametri di esposizione, è bene concentrarsi solamente sulla messa a fuoco, per garantire la (quasi) perfetta sovrapponibilità del soggetto fra uno scatto e l’altro. Quindi, usare stativi solidi, sistemi privi di “giochi” e uno scatto remoto o flessibile.

Il numero di scatti ideale sarà pari al numero di piani perfettamente a fuoco che, sulla base del diaframma impostato, sono compresi nell’intero spessore del soggetto. Il diaframma F/4 è considerato ottimale per macro e fotomicro, dal momento che presenta massima nitidezza e una profondità di campo leggermente superiore rispetto a quella a tutta apertura:

Poi, ovviamente, nella pratica si tenderà ad effettuare il numero di scatti più accettabile per scopo, risultato e produttività, dopo aver speso molto tempo nel tentativo di catturare tutti i piani che tagliano il soggetto.

Il focus stacking un’operazione onerosa in termini di risorse hardware (CPU, RAM) e tempi di attesa. Con alcuni programmi la memoria che è bene riservare al programma deve essere di almeno 1GB (1024MB) e le operazioni si allungano notevolmente se non si dispone di processori almeno dual core.

Focus stacking con CombineZP

Questo software è abbastanza facile da usare, una volta che si accetta la sua interfaccia minimalista. Con i settaggi di default i risultati che si ottengono sono altamente spettacolari, ma, rispetto ad altri software, i valori del contrasto possono risultare eccessivi. Inoltre, gli artefatti dovuti all’impacchettamento fra immagini riprese con prospettiva differente sono visibili e devono essere poi corretti con un software di fotoritocco, ma questo non è un limite del software, ma della tecnica in sé. CombineZP è un software facile da usare e che dà ottimi risultati fin da subito e questo per noi è un punto assolutamente a favore.

Il procedimento base comporta il caricamento del pacchetto di immagini JPEG/TIFF/PNG/etc. col pulsante New, la selezione dell’insieme delle immagini, l’allineamento (Align and Balance) e la scelta del procedimento di stacking:

Una finestra parallela riporta sottoforma di registro testuale (log) le fasi dell’operazione, fino al suo completamento:

*** Executing Do Stack Macro ***
Find Detail(5,1,710)
Remove Islands(5)
Fill Gaps
Create a Lowpass Filter(250,0)
Filter Depth Map
Copy Last Filter Output to Depthmap
Interpolated Output
Create New Frame
(8) New-Out99999
Go to Top Frame(8)
Create a Highpass Filter(1000,750)
Filter Active Frame
Replace New-Out99999
With out
Adjust Contrast(5)
Replace New-Out99999
With out
*** Finished Executing Do Stack Macro ***

Focus stacking con ZereneStacker

ZereneStacker è un software a pagamento, con la licenza ad uso “familiare” del costo di un’ottantina di dollari. A nostro giudizio è un software molto interessante, con un’interfaccia intuitiva e risultati eccellenti al primo colpo, in cui gli artefatti prospettici sono molto contenuti. Per contro, le risorse hardware di cui si deve disporre per il suo funzionamento sono notevoli e il contrasto di default dei risultati è piuttosto basso.

Il procedimento base comporta innanzitutto l’allocazione della memoria RAM da dedicare al programma. Dopodiché si carica il pacchetto di immagini JPEG/TIFF con un semplice drag & drop dalla cartella delle immagini al frame di sinistra del software. Quindi si avvia il comando di stack dal menu omonimo. Molto semplice e da tenere presente.

Focus stacking con Photoshop CS4 Extended

La procedura di stacking con Photoshop CS4 Extended è la seguente:

  • Menu File > Script > Carica file in serie (Menu File > Scripts > Load Files into Stack), e nella finestra di dialogo scegliere i file da importare, partendo da quella che deve stare in basso nell’immagine finale (per ragioni prospettiche);
  • selezionare tutti i livelli nel pannello Livelli;
  • menu Modifica > Allineamento automatico livelli (Edit > Auto-align layers), e nella finestra di dialogo selezionare la proiezione Automatica (Projection: Auto);
  • menu Modifica > Fusione automatica livelli (Edit > Auto-blend layers), e nella finestra di dialogo selezionare l’opzione di fusione “Crea serie di immagini” (Blend Method: Stack Images);
  • con lo strumento di ritaglio (crop) si eliminano i bordi dell’immagine.

Esempio di focus stacking

Nell’esempio che segue, un esemplare di Imenottero Mutillide (Hymenoptera Mutillidae) di circa 6mm di lunghezza e 3mm di spessore è stato ripreso con 5 scatti a differente distanza di messa a fuoco:

Per la prima immagine (1) il fuoco è stato fissato sul cartellino di plastica trasparente su cui era incollato l’insetto (è visibile infatti l’alone chiaro della colla in corrispondenza del centro dell’immagine). In tal modo, sono state riprese a fuoco sicuramente le zampe e le antenne, che poggiavano sul cartellino. La fotocamera è poi stata allontanata micrometricamente dal soggetto per gli scatti successivi, fino al quinto (5), in cui il fuoco è stato fatto direttamente sul dorso del torace.

Gli scatti da 1 a 5, singolarmente presi, sono inaccettabili dal punto di vista della profondità di campo, se il nostro obiettivo è quello della documentazione scientifica (pubblicazione di una nuova specie, database specialistico, etc.). Ad esempio, il quinto scatto ha un buon fuoco sul torace, ma le zampe e le antenne sono solamente intuibili. Idem per il primo scatto, inaccettabile per tutte le parti tranne che per zampe e antenne. Ciò conferma la bassissima profondità di campo a F/4 all’ingrandimento di lavoro (~1.5:1), molto inferiore all’intero spessore dell’esemplare (3mm) e pari a meno di 1 millimetro.

Il risultato dell’operazione di combinazione è il seguente:

in cui tutte le aree più a fuoco dei 5 scatti sono state combinate a formare un’immagine singola in grado di caratterizzare al meglio il soggetto.

Focus stacking artigianale con Photoshop e simili

Per ottenere qualcosa di simile esiste anche una via più artigianale, in cui, però, i tempi di lavoro si allungano e la precisione si abbassa. Il metodo di seguito descritto è applicabile a quasi tutti i software di fotoritocco capaci di gestire i layer (= livelli). I layer vanno visti come “fogli” appoggiati l’uno sull’altro e singolarmente gestibili, come i lucidi da proiezione che si usavano tempo fa.

Nel nostro caso, i cinque scatti dell’esemplare vengono impilati come layer l’uno sopra l’altro, mantenedo in basso l’immagine con il fuoco sulle zampe:

L’immagine nell’area di lavoro, però, non sembra cambiare: mostra solamente l’ultimo layer (nell’esempio di cui sopra è l’immagine 2009_10_02_2891.jpg), quello cioé che sta al di sopra di tutti gli altri. Se si nascondesse quel layer, l’immagine mostrerebbe il penultimo layer, e così via.

Tramite lo strumento  GOMMA (Eraser) è possibile cancellare manualmente le aree non a fuoco di ogni layer, conservando solamente le porzioni a fuoco. Selezionato lo strumento, è bene scegliere un diametro proporzionato alle aree da cancellare e con i margini sfumati, per rendere al meglio la transizione fra un layer e l’altro:

Le operazioni di cancellazione richiedono attenzione, ma è possibile annullare le operazione eventualmente sbagliate. E’ inoltre fondamentale accendere/spegnere dalla visibilità il layer su cui si sta lavorando per controllare passo passo l’effetto della cancellazione.

Una volta terminato il lavoro di cancellazione layer per layer (ad eccezione dell’ultimo che costituisce la base per gli altri), sarà possibile impacchettare il tutto in un’immagine singola e salvarla nel formato che si preferisce.

FONTE: Gian Luca Agnoli, Manuale di Fotografia Chrysis.net, URL: http://www.chrysis.net/photo/.

Dalla stessa fonte vi segnalo “Test sulla combinazione di foto (Focus stacking)

Macro Fotografia: pillole di…

da Fotografia Digitale

Introduzione

Gli spazi che ci circondano sono ricchi di particolari che ad occhio nudo spesso passano inosservati; la macrofotografia si pone, a tal proposito, come strumento ideale per la ricerca di un punto di vista insolito ed inaspettato nel quotidiano.
Possiamo sintetizzare questa tecnica come l’arte di osservare la realtà da vicino

Definizioni
Prima di esporre i principi ottici alla base di questa ricerca del particolare, è opportuno fare una distinzione tra le varie terminologie di uso corrente:

Fotografia Close-Up, immagine che va da almeno 1:10 delle dimensioni effettive a circa 1:2 della grandezza naturale del soggetto;
Macrofotografia, l’immagine va da un rapporto di 1:1 fino a 10 volte la dimensione originale;
Microfotografia, tecnica che spinge il fattore di ingrandimento oltre il precedente 10x .

Principio fisico

Di solito gli obiettivi fotografici producono un’immagine ridotta della scena; tuttavia con un’estensione sufficientemente lunga fra l’obiettivo e il piano della pellicola (o il sensore) i soggetti vengono riprodotti a grandezza naturale e persino maggiore.

Possiamo sintetizzare tutta l’arte dell’ingrandimento come la ricerca di un’estensione maggiore.

Partendo da questa osservazione descriveremo ora tutte le apparecchiature classiche per la macrofotografia.

Attrezzature
In questo articolo verranno presi in considerazione i seguenti strumenti
Opzione Macro
Presente in molte fotocamere, è tipicamente contrassegnata con un fiorellino. La sua funzione è quella di permettere di ridurre la distanza oggetto anche fino a 1-2 cm (ma varia molto a seconda della macchina). Rappresenta quindi un’utile opportunità per iniziare i primi esperimenti nel “mondo piccolo” senza dover spendere ulteriori soldi.

Per chi non si accontentasse delle prestazioni raggiunte solo con questa impostazione, risultano d’obbligo le seguenti apparecchiature.

Lenti Addizionali
Rappresentano il primo approccio alla macrofotografia; il loro utilizzo è particolarmente semplice infatti è sufficiente montarle sugli obiettivi delle reflex per ottenere immediatamente un incremento del fattore moltiplicativo.
Per le macchine digitali compatte è spesso richiesto l’acquisto di opportuni anelli adattatori.

Il vantaggio di questo ausilio alla fotografia close up consiste nell’avere lenti che non assorbono luce e aumentano l’avvicinamento al soggetto.
Se quindi da un lato si ha una leggera riduzione della lunghezza focale, si ha d’altra parte una forte riduzione di quella che abbiamo chiamato distanza oggetto.


Esempio approssimato della diminuzione “distanza oggetto” grazie a ottiche aggiuntive

Tubi di estensione
A differenza delle lenti addizionali i tubi di estensione aumentano l’ingrandimento del soggetto andando ad incrementare la distanza obiettivo-pellicola (sensore).

E’ necessario precisare che, aumentando la lunghezza del tubo, si incide sulla quantità di luce in arrivo sulla pellicola; questo comporta una maggior difficoltà della messa a fuoco.

L’uso del treppiede è suggerito anche perché a tali ingrandimenti si ha una forte riduzione della profondità di campo.

Esempio approssimato dell’aumento di “estensione” grazie a tubi aggiuntivi
Obiettivo Macro
Sono Ottiche dedicate alla fotografia ravvicinata; hanno tipicamente rapporti di ingrandimento di 0,5x.>

Gli obiettivi macro possono essere utilizzati anche su tubi di estensione e soffietti.

Si segnala l’esistenza di obiettivi macro a zoom, ma questi non danno risultati soddisfacenti.

Inversione dell’ottica
Perché molti fotografi montano l’obiettivo in posizione invertita?
Per rispondere è necessario osservare come gli obiettivi ordinari (persino quelli macro) siano calcolati e corretti per distanze obiettivo-soggetto più lunghe di quelle obiettivo-film.

Quando si entra nel campo della fotografia ravvicinata la distanza obiettivo-soggetto diventa sempre più piccola e, d’altra parte, si tende ad aumentare l’estensione al fine di ottenere un ingrandimento desiderato.

Capito questo risulta facile comprendere come, girando i nostri obiettivi, noi si vada a ricostruire le condizioni ottimali per il sistema ottico ma, attenzione, nel campo del ravvicinato!
Con l’operazione di inversione abbiamo infatti invertito anche il funzionamento della lente e pertanto avrò la messa a fuoco non appena la distanza obiettivo-film diventa maggiore della lunghezza obiettivo-soggetto.

Ultima osservazione, con l’inversione dell’ottica si aumenta oltre la possibilità di avvicinarsi al soggetto, anche l’ingrandimento!
Abbiamo quindi un’ottima soluzione applicabile a macchine reflex e alle digitali compatte attraverso apposite ghiere.

Soffietto
La loro funzione è molto simile ai tubi d’estensione, tuttavia permettono grande versatilità grazie alle differenti regolazioni applicabili.
Il soffietto deve essere accoppiato a particolari obiettivi da macro oppure con l’inversione dell’ottica. L’uso a questo punto è molto semplice: fissato il rapporto d’ingrandimento allunghiamo l’estensione finché la nostra scena non appare nitida.
Macrofotografia con la digitale, alcuni consigli.

Regolazione della macchina
Come primo accorgimento che mi sento di suggerirvi: utilizzate sempre il manual focus.
Questo perché una volta bloccato il fuoco, è possibile fare delle piccole oscillazioni, in avanti ed in dietro, con la camera finché l’immagine sul monitor LCD non risulta perfetta. Per raggiungere una buona dimestichezza con questa tecnica sono necessari parecchi scatti, ma, appunto, anche questo è un vantaggio per chi possiede una digitale.
Un secondo consiglio riguarda l’apertura: questa dovrebbe essere piccola (F grande) per aumentare la profondit�
di campo e poter mettere a fuoco tutta la scena d’interesse.
Si ricorda a tal proposito che con l’aumento dell’ingrandimento inevitabilmente si incorre in una diminuzione della profondità di campo.
Flash ed Illuminazione
Punto di partenza è la luminosità della giornata:
ovviamente se il tempo è clemente e vi concede una buona luce, potrete scegliere delle alte velocità dell’otturatore e fissare meglio i piccoli soggetti in movimento.
L’utilizzo del flash è comunque sempre consigliato in particolare con l’accorgimento della diffusione. Alle piccole distanze l’uso del flash diretto porterebbe alla sovraesposizione del soggetto, quindi è un buon trucco quello di mascherare la propria lampada con una pezza.
Io personalmente ho fatto molte prove con dei fazzoletti bianchi di tela fino a trovare il numero giusto di strati che mi consentisse una buona illuminazione.
Un altro metodo più professionale prevede di far giungere la luce attraverso un riflettore bianco esterno alla scena.
Treppiedi
Il vantaggio di una digitale per la macrofotografia è rappresentato dall’ottimo supporto dato dal monitor LCD; questo permette di avere tempestivamente un’idea della composizione e del controllo della profondità di campo.

In commercio esistono anche treppiedi che permetto lo spostamento in orizzontale della camera attraverso incrementi molto piccoli; grazie a queste apparecchiature, è possibile fissare il fuoco e variare con molta precisione la distanza della camera dalla scena.

Per chi si affidasse alle proprie mani si ricorda che un buon appoggio per i gomiti e una presa salda sulla macchina possono scongiurare il mosso.

Come fotografare
I soggetti della macrofotografia sono molteplici… ma i più ricercati sono sicuramente gli insetti.
Penso tutti siano rimasti sbalorditi dal film “Microcosmos-Le peuple de l’herbe”… ebbene ora cercherò di darvi qualche consiglio per “catturare” qualche immagine da quel “piccolo mondo”.
La cosa più importante è muoversi lentamente, senza fretta, senza arrecare nessun disturbo al soggetto.
La seconda regola è avere MOLTA pazienza… aver paura di non riuscire a scattare la foto porta inevitabilmente a commettere qualche movimento brusco col risultato di far scappare l’insetto o di ottenere un brutto mosso.
Detto questo analizziamo l’approccio all’insetto:
una volta avvistato vi consiglio di regolare la vostra macchina in anticipo; questo perché spesso capita di aver a disposizione solo uno scatto. A questo punto avvicinatevi molto lentamente cercando di non far cadere la vostra ombra sulla scena.
Man mano che acquistate confidenza con la tecnica vi risulterà naturale scegliere non solo il soggetto ma anche l’ambientazione e la composizione stessa della fotografia.
Composizione della scena
Possiamo dire che le regole base sono quelle viste per la composizione in generale, ma non solo…
essendo la macrofotografia incentrata su profondità di campo molto piccole, è sempre un’ottima idea cercare di ritrarre i soggetti non frontalmente. Questa soluzione porta inesorabilmente ad un’appiattimento della fotografia!
Cercate quindi di conferire alla scena tridimensionalità con una opportuna scelta dell’inquadratura.

Con questo è tutto, buon viaggio nel “mondo piccolo”!