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Ecco qui! La nuova frontiera della crisi…
19 feb
Ex interinale si offre per piccoli lavori in casa
TORINO
Voci dalla città. Voci da una città in crisi. Sono le affissioni fai-da-te, stampate alla meglio su un foglio formato A4 e appiccicate dove si può: su un muro (magari sotto la targa «divieto di affissione»), su un cestino della carta straccia, sulla cassetta per imbucare le lettere. E la creatività vince.Come quella di Roberto Porcedda, 46 anni, alias «uomo in affitto», che ha tappezzato Torino col suo messaggio giocato sul filo dell’ambiguità. «Ma io ho una credibilità e mi sono già fatto un giro di clienti. Perciò quando mi chiamano signore che vorrebbero altro, e succede soprattutto nel week-end, rispondo che la mia prestazione è solo quella promessa nell’annuncio: ho trovato un modo per mangiare, mica me lo gioco così». Continua >
Sovrappeso? Potrebbe essere colpa del glutammato
3 feb
da Corriere.it
Gli esperti “È la precoce esposizione al glutammato una della cause dell’aumento di obesità tra le nuove generazioni”.
Gli esseri umani 5 volte più sensibili degli animali a questa sostanza.
Più che la gola, poté la fretta, si potrebbe dire: la fretta di mangiare qualcosa già pronto anziché cucinare da sé cibi più salutari. E, spesso, la fretta si paga.
Il risultato è un aumento dei casi di obesità o, più semplicemente, di sovrappeso.
Sotto accusa è il glutammato monosodico. Dà più gusto ai cibi, ma nuoce gravemente alla salute. In molti lo usano, ma solo pochi conoscono i reali effetti collaterali: si sospettano malattie degenerative , cardiovascolari, disturbi del comportamento, diabete, glaucoma e… sovrappeso.
Tecnicamente si chiama E 621 e lo si trova nella stragrande maggioranza di cibi confezionati. Negli ultimi decenni è stato oggetto di molte ricerche dai risultati davvero sconcertanti. Come mai però queste sono pressoché sconosciute ai consumatori? E perché si trova ancora praticamente dappertutto?
Carnevale è nato a Roma!
30 gen
Ebbene sembra proprio cosi, non in Brasile ne a Venezia ma … a ROMA!
Almeno secondo quanto affermano quelli de il paese dei mabini nell’articolo che riposto qui sotto:
L’etimologia della parola Carnevale è tuttora molto discussa: potrebbe derivare da Carna -aval o da carnevale (un invito a non mangiare carne), o ancora, da Carnalia (feste romane in onore di Saturno), oppure da carne-levamen o dall’espressione medievale carnem-laxare (cioè fare digiuno, astinenza). Di sicuro le origini di questa festa sono religiose. Apprendiamo, dalle testimonianze storiche, che le maschere erano utilizzate dall’uomo fin dal Paleolitico, quando gli stregoni, durante riti magici e propiziatori, indossavano costumi adornati di piume e sonagli e assumevano aspetti terrificanti grazie a maschere dipinte, nell’intento di scacciare gli spiriti maligni. Ma è soprattutto nel mondo romano, dove si svolgevano feste in onore degli dei, che possiamo ritrovare le origini del nostro Carnevale. Ma è soprattutto nel mondo romano, dove si svolgevano feste in onore degli dei, che possiamo ritrovare le origini del nostro Carnevale. Nell’antica Roma i festeggiamenti in onore di Bacco, detti Baccanali, si svolgevano lungo le strade della città e prevedevano già l’uso di maschere, tra fiumi di vino e manifestazioni danzanti. Famosa era, anche, la festa di Cerere e Proserpina, che si svolgeva di notte, in cui giovani e vecchi, nobili e plebei si univano nel ritmo dei festeggiamenti.
In marzo e in dicembre era la volta dei Saturnali, le feste sacre a Saturno, padre degli dei, che si svolgevano nell’arco di circa sette giorni durante i quali gli schiavi diventavano padroni e viceversa, dove il “Re della Festa”, eletto dal popolo, organizzava i giochi nelle piazze, e dove negli spettacoli i gladiatori intrattenevano il pubblico.Secondo Livio, queste feste iniziarono all’epoca della costruzione del tempio di Saturno (263 a.C.). Negli anni i Saturnali divennero sempre più importanti, all’origine infatti duravano solo tre giorni, poi sette finché, in epoca imperiale, furono portati a quindici. Ai Saturnali si unirono le Opalia, in onore della dea Ope moglie di Saturno, e le Sigillaria, in onore di Giano e Strenia. Infine, in ricordo della lupa che allattò Romolo e Remo, non possiamo non ricordare i Lupercali che erano considerate feste della fecondità.
Anche altre fonti ne danno notizia, come l’articolo apparso su 06blog ma sono rimasto deluso dalla spiegazione che ne dà wikipedia.
Voi che ne dite?
Chi mangia meno ricorda di più Merito degli omega3
28 gen
da Sole24ore.it
Gli omega 3 , categoria di acidi grassi essenziali che cooperano al mantenimento dell`integrità delle membrane cellulari; contenuti in alcuni pesci quali il salmone, il pesce spada, le sardine, lo sgombro e l`acciuga, aiuterebbero a proteggere da ictus e infarto.
La ricetta per una memoria di ferro? Ridurre le calorie del 30 per cento e integrare la dieta con una giusta dose di acidi grassi come gli omega 3 contenuti soprattutto nel pesce. Una formula che a quanto pare vale soprattutto per chi ha superato la sessantina secondo lo studio pubblicato oggi sulla rivista Pnas da un gruppo di neurologi dell`Università di Munster, in Germania.
Le misure della salute. La ricerca è stata condotta su 49 persone, uomini e donne con un`età media di 60 anni, tutti con un indice di massa corporea di 28, ovvero nella fascia che indica il sovrappeso. L`indice di massa corporea (IMC) è un parametro di semplice calcolo che si ottiene dividendo il peso per il quadrato della propria altezza. Ad esempio, una donna che pesa 63 chili ed è alta 1 metro e 68 (al quadrato 2,8224) ricaverà l`IMC dividendo 63 per 2,8224 ottenendo un indice di massa corporea di 22,32, nella fascia di normalità. La forbice tra 18,5 e 24,9 indica un IMC regolare, da 25 a 29,9 sovrappeso, da 30 in su i vari gradi di obesità, sino alle forme patologiche.
La ricerca. Gli studiosi si sono concentrati sugli effetti che troppi grassi hanno sulle funzioni cognitive e hanno osservato che il gruppo di persone sottoposte ad un regime alimentare con porzioni ridotte, un minor apporto di calorie del 30 per cento, ma una dieta mai inferiore alle 1200 calorie, dopo tre mesi mostravano di ricordare di più e meglio.
Memo-magazzini più capienti. Sul perché la riduzione di peso abbia delle ripercussioni evidenti sull`attività cerebrale gli studiosi non sono concordi. La ragione potrebbe essere il miglioramento delle prestazioni di ippocampo e corteccia prefrontale, parti del cervello che immagazzinano, organizzano e recuperano l`informazione. Ci vorranno ulteriori studi più estesi per dare ragione a questa tesi, per ora i medici si sono concentrati su alcune sostanze che possono migliorare la salute del cervello. Ad esempio aggiungere all`alimentazione un integratore a base di olio di pesce ricco in omega 3 avrebbe effetti positivi sulla riduzione degli stati infiammatori dei centri nervosi, offrendo uno scudo supplementare ai rischi di patologie degenerative come l`Alzheimer. La riduzione dell`apporto calorico avrebbe un`influenza decisiva “sulla salute pubblica, aiutando a prevenire il declino cognitivo dovuto a invecchiamento”, ha commentato uno degli autori, Agnes Floel, neurologa dell`Ateneo tedesco.
Data: 27-01-2009
Ebbene anche oggi
17 nov
NUOVO CONTRATTO DI LAVORO
Con il nuovo governo entrerà in vigore il nuovo contratto di lavoro.
ECCONE I PUNTI ESSENZIALI:
1 – GIORNI DI MALATTIA
Non sarà più accettato il certificato medico come giustificazione della malattia.
Se si riesce ad andare dal dottore allora si può andare anche al lavoro.
2 – GIORNI LIBERI E DI FERIE
Ogni impiegato riceverà 104 giorni liberi all’anno.
Si chiamano sabato e domenica.
3 – BAGNO
La nuova normativa prevede un massimo di 3 minuti per il bagno.
Trascorsi i quali suonerà un allarme, si aprirà la porta e verrà scattata una fotografia.
Dopo il secondo ritardo in bagno, la foto verrà esposta in bacheca.
4 – PAUSA A PRANZO
Gli impiegati magri riceveranno 30 minuti, perchè hanno bisogno di mangiare di più per ingrassare.
Quelli normali riceveranno 15 minuti, per fare il pasto equilibrato e rimanere in forma.
I grassi riceveranno 5 minuti, che sono più che sufficienti per uno slim fast.
5 – AUMENTI
Gli aumenti di stipendio vengono correlati all’abbigliamento del lavoratore.
Se si veste con scarpe Prada da euro 350 o borsa Gucci da euro 600, si presume che il lavoratore stia bene economicamente e quindi non abbia bisogno di un aumento.
Se si veste troppo poveramente, si presume che il lavoratore debba imparare ad amministrare meglio le sue finanze e quindi non sarà concesso l’aumento.
Se si veste normalmente vuol dire che il lavoratore ha una retribuzione sufficiente e quindi non sarà concesso l’aumento.
Buon lavoro!
P.S. – Per aver letto questo articolo in orario di lavoro vi
verranno trattenuti 4 minuti di stipendio.
Fochetta Kid era obeso…
23 ott
Chi mangia il broccoletto ha colesterolo perfetto…
20 ott
Salumi e carni lavorate:
molto meglio non esagerare
Una dieta che ne sia troppo ricca può favorire lo sviluppo del tumore dell’intestino
da Corriere.it
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| Salsicce, salumi, carni lavorate: il loro abuso favorisce il tumore al colon (Afp) |
Se vi capita spesso di mangiare uova al tegamino, salsicce e bacon le probabilità di essere colpiti da un tumore all’intestino crescono del 63%. L’allarme è stato lanciato dagli esperti del Fondo internazionale per la ricerca sul cancro (Wcrf). Il rischio maggiore di incorrere nel tumore dell’intestino sarebbe da attribuire alle carni lavorate, cioè conservate grazie all’aggiunta di sale, all’affumicamento o mediante qualsiasi altra procedura, escluso il congelamento.
CARNI LAVORATE - Secondo Martin Wiseman, consulente scientifico del Wcrf, 50 grammi al giorno di carni lavorate, ovvero l’equivalente di una salsiccia, basterebbero ad aumentare di un quinto il pericolo di ammalarsi di cancro all’intestino. Tra le carni lavorate, oltre a salsicce e bacon, sono da annoverare anche gli hot dog, la pancetta, il salame e i salumi in generale. (N.d.M. Ci sono anche i wrustel….) «Per alcune persone, fare colazione con bacon e salsiccia può sembrare una buona maniera per iniziare la giornata. Ma se si consuma regolarmente questo tipo di alimenti, si incrementa in maniera significativa il rischio di contrarre il cancro all’intestino, una delle forme di tumore più diffuse nel Regno Unito» fa notare Wiseman.
SOSTANZE DANNOSE – Ad oggi non è ancora ben chiaro il motivo per cui le carni lavorate, come del resto probabilmente anche la carne rossa – come suggerito da studi precedenti – possano avere un effetto negativo sul colon. Una delle ipotesi è quella che chiama in causa i grassi saturi presenti in abbondanza in questo tipo di prodotti. Non solo, è possibile che la loro cottura ad alte temperature porti alla formazione di sostanze cancerogene. «Tuttavia – fa notare Marcello Ticca, libero docente di scienze dell’alimentazione all’Università La Sapienza di Roma – ad oggi non ci sono prove concordanti ed inequivocabili circa un legame fra elevato consumo di carne rossa e salumi e alcuni tumori, tra cui quello del colon».
SALUMI - «Bisogna inoltre tenere presente che negli ultimi anni la qualità dei salumi e delle carni italiane è molto cambiata in meglio – continua Ticca -. I salumi "moderni” contengono meno grassi e hanno una percentuale maggiore di grassi polinsaturi, cosa che è stata resa possibile da nuove tecniche di allevamento (che hanno favorito la presenza di masse muscolari maggiori e di depositi adiposi minori) e da una più bassa età di macellazione. In pratica: meno grassi di deposito, meno grassi di infiltrazione (quelli “invisibili” che si trovano nella parte rossa della carne), meno colesterolo e, contemporaneamente, minor apporto calorico». Anche se è migliorata la qualità delle carni lavorate, questo ovviamente non significa che bisogna esagerare. «I salumi vanno consumati con giudizio perché se non si presta attenzione alle quantità usate e alla frequenza con la quale si fa ad essi ricorso, e se lo stile di vita non è sufficientemente attivo, si corre il rischio di cadere in consumi eccessivi, sia riguardo a qualche particolare principio nutritivo, sia, in generale, riguardo al valore calorico della reazione» puntualizza l’esperto.
Antonella Sparvoli
SuperSterolo… ovvero come avere analisi sballate a 30 anni o quasi…
2 ott
SuperSterolo… ovvero come avere analisi sballate a 30 anni o quasi
Da il blog di Alessandro
NdM: Ed io che credevo che solo Foffo avesse il SuperSterolo…. a buon intenditor poche parole…
"Incredibile, a 30 anni avere il colesterolo alto…vabbè, di seguito alcuni suggerimenti per una dieta corretta ed evitare cibi che possano essere dannosi.
La tabella che segue, si pone l’obiettivo di indicare una guida sulla corretta scelta degli alimenti, nel caso in cui ci siano problemi di colesterolo alto."
| PERMESSI | DA MODERARE | DA EVITARE | |
| Cereali | Pane, fette biscottate, cracker integrali, cereali integrali per colazione, pasta integrale, riso |
Cornetto, brioche | |
| Prodotti caseari | Latte scremato, formaggi molto magri (fiocchi di latte) |
Latte parzialmente scremato, formaggi medio grassi come camembert, ricotta, feta, yogurt |
Latte intero, latte condensato panna, yogurt intero, formaggi grassi |
| Uova | Albume d’uovo | Due uova intere a settimana |
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| Zuppe | Consommé, minestre di verdure |
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| Pesce | Ogni tipo di pesce bianco e grasso (alla griglia, al cartoccio, affumicato) |
Pesce fritto in olio | Uova di pesce, pesce in oli o grassi di provenienza ignota o sconsigliati |
| Crostacei e mitili | Ostriche, capesante, cozze | Aragosta, scampi | Gamberoni, gamberi, calamari |
| Carne | Tacchino, pollo, vitello, cacciagione, coniglio, vitellino (evitare le parti grasse e con pelle) |
Manzo molto magro, prosciutto crudo (solo la parte magra), capretto (una o due volte a settimana), salsicce di vitello o di pollo, fegato due volte al mese |
Anatra, oca, tutte le carni grasse, salsicce, pancetta, prosciutto crudo con grasso, prosciutto cotto, salame, pasticcio di carne, paté, pelle di pollame, sugo di carne |
| Grassi | Oli monoinsaturi (olio di oliva), oli polinsaturi (girasole, mais, noce, cartamo), margarine morbide (non idrogenate), fatte con oli ricchi in acidi grassi polinsaturi |
Burro, lardo, olio di palma, margarine dure, grassi idrogenati, salse con panna o burro |
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| Frutta e verdura | Tutte le verdure fresche e surgelate preferenza ai legumi: fagioli freschi e secchi, lenticchie, ceci, mais, patate al cartoccio o bollite, tutti i tipi di frutta fresca o secca, frutta in scatola (non zuccherata) |
Patate al forno o fritte in oli vegetali |
Patate al forno o fritte, verdure fritte in oli grassi sconsigliati o di provenienza ignota, verdure salate in scatola |
| Dessert | Sorbetti, gelatine, budini preparati con latte scremato, macedonie, meringa |
Gelati, budini, frittelle | Crema per pasticceria, crema con panna o burro |
| Cibi al forno | Pasticceria, biscotti con margarina od oli vegetali |
Pasta frolla in commercio, biscotti, sformati in commercio, snack |
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| Dolci confezionati | Torrone, dolci bolliti | Marzapane | Cioccolato, caramelle ripiene o al cioccolato, snack al cocco |
| Frutta secca | Noci e castagne, se fresche |
Mandorle, arachidi, pistacchi, noci secche |
Noce di cocco, nocciole salate |
| Bevande | Tè, caffè istantaneo o da filtro, acqua minerale, analcolici, bevande dietetiche |
Alcolici | Bevande al cioccolato, irish coffee |
| Condimenti | Pepe, senape, erbe, spezie, aceto, limone |
Sale aggiunto, maionese | |
| La lista sopra, non vuol essere prescrittiva, ma solo indicativo-informativa |
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| Fonte dati – “Mangiare meglio per vivere meglio”- volume realizzato con la supervisione dell’Istituto Nazionale della Nutrizione |
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Pornogolosità
29 ago
Nascono siti per condividere le immagini: più per i contemplatori che per i consumatori
Food porn, i maniaci del cibo ora non si nascondono più
Cosce di pollo dorate, fresche insalate. dolci glassati… Guardano (e spesso non mangiano) l’oggetto del desiderio
di BENEDETTA PERILLI da repubblica.it
Prendete un libro di cucina. Uno di quelli moderni e molto glamour nei quali le immagini sembrano uscite dall’obiettivo di un fotografo di moda. Sfogliatelo lentamente e fate molta attenzione alle sensazioni che suscitano in voi quelle foto così sapientemente realizzate. Cosce di pollo dorate, petti candidi e morbidi, prugne dai toni violacei, fresche insalate bagnate di olio di oliva e aceto balsamico e un tripudio di dolci burrosi e glassati. Avete per caso l’acquolina in bocca? Se la risposta è positiva potreste diventare presto degli estimatori della nuova moda del web: il food porn.
GUARDA LE IMMAGINI
Diciamolo pure. Amanti del cibo lo sono un po’ tutti, ma da qui a diventare dei pornografi la distanza non è così breve. Il food porn, ovvero raffigurazione esplicita di cibi accuratamente cucinati, è una pratica che val aldilà del semplice interesse per la gastronomia e la culinaria. Quello che attrae i seguaci di questo genere, di moda negli Stati Uniti ma con origini giapponesi, non è l’idea della consumazione del cibo ma quella della sua contemplazione. Non dal vivo però, altrimenti basterebbe fare un giro tra ristoranti e mercati. Quello che amano i food pornographer è la mera raffigurazione fotografica di piatti elaborati.
Proprio come nella pornografia, comunemente considerata come un piacere sostitutivo dell’atto sessuale, anche il food porn viene praticato come sublimazione del mangiare e del cucinare. Come fare però a capire quando la passione per il cibo trascende in pornografia? Semplice. Siete mai andati al ristorante per fotografare un piatto di sushi invece che mangiarlo? Avete mai cercato su internet immagini di cibo cucinato e presentato in maniera ricercata? Passate delle ore a contemplare magazine e libri di cucina alla moda? Beh, ora non siete più soli.
Per condividere gioie e novità del mondo del food porn, per scambiare immagini e link, per postare le foto migliori nasce un sito totalmente dedicato al genere.
Si chiama Food Porn (www.foodporn.com) e come qualsiasi sito pornografico che si rispetti presenta i suoi contenuti suddivisi in invitanti categorie. C’è la sezione per chi ama l’asiatico, quella per chi si eccita solo davanti all’amatoriale e quella per chi preferisce l’hardcore. Il cibo naturalmente. Ma non mancano certo i filmati, le gallerie fotografiche generiche, i materiali per il piacere personale e gli indirizzi dei ristoranti con le migliori presentazioni dei piatti.
E pensare che fino a dieci anni fa con il termine food porn negli Stati Uniti si indicava una categoria di alimenti talmente grassi e poco salutari da risultare ancora più dannosi del celebre junk food, cibo spazzatura fatto di hamburger, patatine e merendine. Ora però il food porn vive una seconda giovinezza e per capirlo basta dare un’occhiata ai social network. Su Flickr, il sito di condivisione delle immagini, esiste un gruppo dedicato alla raccolta di foto di cibi sensuali e un forum nel quale i seguaci scambiano informazioni e consigli su come immortalare i loro gustosi soggetti.
Anche Facebook ha due applicazioni dedicate ai food pornographer che possono così ricevere ogni giorno immagini sempre fresche nella loro pagina. Il web poi pullula di blog di estimatori che postano foto trovate in rete o scattate personalmente.
E se il cultore dell’immagine del cibo diventa così una nuova tipologia di pornografo, ecco che il mercato si adegua alla richiesta crescente. Non solo siti per assecondare la passione e scambiare materiali, ma anche figure professionali che si avvicinano a questo nuovo tipo di business. Dal fotografo specializzato in servizi culinari, che sa esaltare il colorito scarno di una fetta di cocco accostandola ad un vivace frutto della passione, allo stilista del cibo, che sa sbiancare un ortaggio troppo verde e tenere fresca una fetta di mela per l’intera durata del servizio .
Tutte professioni già esistenti, così come esisteva già l’oggettivazione del cibo nel settore dell’editoria culinaria e della pubblicità dei prodotti alimentari, ma la vera novità sta proprio nel trasformare questo cibo imbellettato e patinato da semplice cornice ad una ricetta gourmet ad oggetto del desiderio, sexy ed affascinante proprio come una bella donna o un bell’uomo.
(29 agosto 2008)
Attenzione!!! Allora esiste!!!
7 mag
Fegato «grasso» in aumento
La steatosi epatica sempre più diffusa, e meno «benigna» di quanto si pensasse
da Corriere.it
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MILANO - Il fegato grasso? Meno «benigno» di quanto si pensasse. Lo suggeriscono i dati emersi a Milano nel corso della 43ma Riunione dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL) il 23 aprile e 24 aprile, che indicano come la steatosi epatica non alcolica (NAFLD) (il fegato grasso non legato all’abuso di alcol) e la sua forma più grave, la steatoepatite non alcolica (NASH) (in cui al «grasso» nel fegato si aggiunge uno stato infammatorio dell’organo), sono associate a un rischio di sviluppo di sindrome metabolica (combinazione di fattori di rischio, fra cui un alta concentrazione di grassi nel sangue, l’obesità addominale e la predisposizione al diabete), e quindi di patologie cardiovascolari. NAFLD e NASH costituiscono un problema sanitario significativo che colpisce milioni di persone in tutto il mondo ed in particolar modo nei Paesi occidentali. La NAFLD evolve in NASH nel 15 – 25% dei casi ed è chiaramente associata al rischio di sviluppo della cirrosi epatica e delle relative complicazioni ivi incluso il carcinoma epatocellulare che rappresenta il tumore epatico primario più frequente. La cirrosi associata alla NASH è una delle più frequenti indicazioni per il trapianto di fegato.
UN RISCHIO PER IL CUORE - L’associazione tra NAFLD, NASH e sindrome metabolica è motivo di preoccupazione poiché i pazienti affetti da sindrome metabolica presentano un rischio maggiore di sviluppare diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari inclusi l’infarto cardiaco e l’ictus. Secondo Fabio Marra, Professore Associato di Medicina all’Università di Firenze «di fronte a un paziente affetto da steatosi epatica devo considerare tutti gli altri fattori di rischio per le patologie cardiovascolari e cercare di intervenire in maniera energica per limitare gli effetti di tali fattori poiché la raccolta di dati in nostro possesso indica che la steatosi potrebbe costituire di per sé un ulteriore fattore di rischio».
PATOLOGIA IN CRESCITA - L’esatta prevalenza di NAFLD e NASH all’interno dei singoli paesi è caratterizzata da ambiguità e incertezza. Le stime attualmente disponibili indicano che l’incidenza di NAFLD riscontrabile nella popolazione generale dei Paesi occidentali è compresa tra un quarto e un terzo dei soggetti adulti. Le percentuali tendono ad aumentare più drasticamente tra la popolazione obesa. NAFLD e NASH vengono considerate patologie in costante ascesa a causa della sempre maggiore diffusione di cattive abitudini alimentari e stili di vita sedentari. L’insorgenza di NAFLD viene considerata sempre più frequentemente dagli esperti un evento precoce nello sviluppo di insulino-resistenza e pertanto un indicatore o un fattore predittivo per la sindrome metabolica futura. Uno dei principali interrogativi che ancora rimane senza risposta è il perché alcune persone affette da NAFLD vivano a lungo, senza problemi, nonostante la steatosi mentre altri pazienti sviluppino NASH, cirrosi o sindrome metabolica, diabete e/o patologie cardiovascolari. Attualmente non sono disponibili terapie specifiche per il trattamento di NASH. Tra le principali raccomandazioni per i pazienti figurano la perdita graduale di peso (specialmente in presenza di obesità), l’aumento dell’attività fisica, la corretta alimentazione e l’abolizione dell’alcool.
I.L.
24 aprile 2008
E sempre da Corriere.it…. La soluzione ai portatori ignari di fegato "brillante"…
Fai dimagrire il fegato
Il nuovo fronte delle malattie epatiche è la «steatosi», un accumulo anomalo di grasso che riguarda sempre più persone. E che va tenuto d’occhio per evitare guai peggiori…
Ne soffre circa un quarto della popolazione adulta dei Paesi occidentali. Per fortuna nella maggior parte dei casi la steatosi epatica concede tutto il tempo per correggere i fattori che ne hanno favorito la comparsa senza compromettere il funzionamento del fegato, ma non va sottovalutata. In un discreto numero di casi, infatti, può andare incontro a evoluzione, con la comparsa di un danno progressivamente maggiore del fegato, fino ad arrivare, nei più sfortunati, alla cirrosi. Il primo segno è in genere rappresentato dal fatto di avere un fegato "brillante" all’ecografia: a farlo brillare è l’eccessivo accumulo di grasso nelle sue cellule, quello che viene appunto definito come "steatosi".
In condizioni normali il fegato contiene grasso per non più del 5% del totale: si parla di steatosi quando si supera questo limite, anche se in realtà per essere visibile all’ecografia la quota deve superare il 30%. Una condizione che viene in genere scoperta per caso, magari perché facendo gli esami del sangue si trovano valori di "transaminasi" o di "gamma GT", gli esami tipici del fegato, alterati, per cui il medico consiglia un’ecografia. Più spesso però gli esami sono normali e l’accumulo di grasso viene svelato perché, facendo un’ecografia per tutt’altro motivo, si scopre di avere un fegato "brillante". Una condizione che un tempo veniva ricondotta all’eccessivo consumo di alcol, che in realtà si è visto essere in causa solo in una parte dei casi. Più spesso l’accumulo di grasso non è assolutamente legato all’alcol: si parla in questi casi di "steatosi non-alcolica". «È la malattia delle persone sane, di chi mangia bene e fa una bella vita» puntualizza il professor Gaetano Ideo, direttore del Dipartimento di Epatologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. Ma non solo: è anche una condizione molto frequente in chi è colpito da una delle malattie tipiche del mondo occidentale. «Nell’80-90% dei casi le cause sono dismetaboliche: – prosegue l’esperto – sono pazienti in soprappeso, che fanno poco movimento, che sono affetti da diabete o da dislipidemia (colesterolo e/o trigliceridi alti)». C’è poi una parte di soggetti in cui esiste una predisposizione genetica. «Ci sono giovani di 20 anni con steatosi che non sono in sovrappeso e che hanno il colesterolo normale, – aggiunge Ideo – ma quando si va a indagare si scopre che hanno una familiarità per malattie cardiovascolari o per diabete».
Gli stretti rapporti con obesità, diabete e dislipidemia aiutano a capire perché la steatosi sia tanto diffusa e, non a caso, sia stata fra i protagonisti del recente congresso dell’EASL, Associazione europea studio del fegato. «Complessivamente una steatosi è dimostrabile nel 20-25% della popolazione – prosegue l’esperto -. Se poi si va nelle categorie a rischio, per esempio nei diabetici o in coloro che hanno il colesterolo elevato, si trovano percentuali del 70-80%». Fra gli adulti in soprappeso la percentuale può arrivare al 90%, mentre un’altra condizione in cui la steatosi è presente nella metà circa dei casi è l’epatite C. E anche i bambini non sono risparmiati: riguarda un quinto di quelli con qualche chilo di troppo».
Oltre alla sempre maggiore diffusione del problema, ciò che preoccupa gli esperti è la possibilità che una parte di queste steatosi possa assumere un andamento progressivo ed evolvere in una forma di epatite, la Nash (Non-alcoholic steatohepatitis), una malattia di cui si è cominciato a parlarne solo negli anni ’80. «La steatosi non-alcolica è un termine generico che si riferisce a qualsiasi accumulo di grasso nel fegato che sia indipendente dall’alcol. La Nash invece indica che l’accumulo di grasso ha indotto un’epatite, una reazione infiammatoria – precisa Antonio Craxì, Ordinario di Gastroenterologia all’Università degli Studi di Palermo -. Si stima che circa un quarto dei soggetti con steatosi vadano incontro alla Nash». In questo caso, oltre all’accumulo di grasso si ha la comparsa nel fegato di fibrosi conseguente ai processi infiammatori. A loro volta una minoranza di coloro che sviluppano una Nash, si calcola intorno al 15%, possono presentare un’ulteriore evoluzione in cirrosi. Ma chi fra coloro che hanno una semplice statosi è più a rischio di incorrere nella Nash? «La genetica gioca un ruolo importante che spiega perché, se consideriamo persone assolutamente identiche con un analogo accumulo di grasso, alcune sviluppano il danno progressivo e altre no – prosegue l’esperto -. Va detto poi che noi parliamo di steatosi non alcolica, ma in realtà la maggior parte dei soggetti un po’ beve, e il consumo di alcol si somma agli altri motivi che da soli potrebbero non essere in grado di determinare l’evoluzione. Se, cioè, chi ha il fegato grasso, a causa dell’obesità, del diabete piuttosto che dei trigliceridi elevati, beve anche alcolici, ha più probabilità di sviluppare un danno progressivo, perché i due fattori si sommano».
Ovviamente è possibile che un’evoluzione si inneschi anche nel caso in cui prosegua nel tempo l’esposizione ai fattori che hanno provocato l’accumulo di grasso nel fegato. Gli studi mostrano come sia obeso fra il 60 e il 100% di chi soffre di Nash e come questa condizione sia presente in un’alta percentuale di diabetici di tipo II e di persone con colesterolo alto (i valori percentuali variano molto secondo gli studi, ma sono comunque quasi sempre sopra al 20%). Il meccanismo che probabilmente gioca un ruolo centrale nel provocare la steatosi, ma anche nel favorirne l’evoluzione verso la Nash, è rappresentato dalla resistenza all’insulina, l’ormone che permette l’utilizzo dello zucchero da parte delle cellule. Se c’è una insulinoresistenza si ha, in genere, anche un aumento dell’insulina presente nel sangue, due condizioni che favoriscono l’arrivo di grassi al fegato. Essendo diminuita la possibilità di utilizzare lo zucchero come carburante delle cellule, infatti, l’organismo cerca alternative e una di queste è rappresentata proprio dalla liberazione da parte del grasso viscerale di acidi grassi che vengono portati al fegato, dove si accumulano. Inoltre, nelle stesse cellule del fegato si verifica un aumento della produzione di acidi grassi proprio a partire dagli zuccheri.
Vale la pena ricordare che l’insulinoresistenza rappresenta il meccanismo alla base anche della cosiddetta "sindrome metabolica", una condizione che comporta un importante aumento del rischio cardiovascolare e che è caratterizzata da un aumento della glicemia, da un’alterazione dei grassi, dall’aumento della pressione arteriosa e da obesità addominale. I problemi del fegato sembrano, dunque, intrecciarsi con quelli del cuore, entrambi favoriti dalle alterazioni metaboliche. La scoperta di una steatosi potrebbe perciò rappresentare anche la spia di un maggior rischio cardiovascolare.
Che cosa fare, dunque, se si scopre un fegato grasso? «In primo luogo, è necessario capire qual è la causa della steatosi – sottolinea Craxì -. Quando la si trova, non bisogna adagiarsi sul consiglio un po’ generico di non mangiare troppi grassi. Bisogna procedere a uno studio adeguato del fegato per vedere quali sono le cause». Sarà opportuno effettuare, oltre agli esami di funzionalità del fegato, la ricerca dei virus dell’epatite, in particolare quello della C, e delle diverse malattie la cui presenza favorisce la steatosi, oltre a considerare eventuali farmaci in grado di provocarla. Sarebbe utile, inoltre, escludere l’eventuale presenza di steatosi in tutti coloro che hanno condizioni di rischio, quali diabete, obesità, alterazione dei livelli di colesterolo e trigliceridi. «Anche perché queste sono tutte condizioni che non danno disturbi – aggiunge l’esperto – e si rischia di accorgersi dalla steatosi che vi si accompagna solo quando il danno strutturale del fegato è già comparso». Anche quando c’è già una steatoepatite, infatti, la sofferenza del fegato non determina particolari manifestazioni. Rispetto alla steatosi semplice, il fegato può risultare un po’ più grosso, i livelli delle transaminasi possono essere un po’ più elevati e possono essere un po’ aumentati anche i valori di altri esami del fegato, come le gamma GT e la fosfatasi alcalina. L’unico esame che permette di distinguere con sicurezza la steatosi semplice dalla NASH è la biopsia del fegato, che però il più delle volte non è necessaria in presenza di una steatosi.
Musica per organi caldi
14 feb
Scienziati Usa stanno studiando il meccanismo dei nervi per capire quello della sessualità Così si potranno spiegare alcuni fenomeni, come le sensazioni delle persone paralizzate
L’orchestra dell’orgasmo diretta dal sistema nervoso
di ALESSANDRA RETICO
da repubblica.it
ROMA – Non è un riflesso, è bello come mangiare la cioccolata, è una sinfonia che stordisce. L’orgasmo, quante parole per dirlo, però sempre vaghe, imprecise, misteriose. Ci si sono arrovellati sessuologi, smontando pezzi di corpo per farli parlare. Ci si tormentano le coppie, nelle stanze da letto è la magia che accade o l’illusione che si perde. Colpa di che e di chi se quell’attimo non si coglie mai? 
Il corpo parla, ma non dice tutto da solo. Dietro le quinte c’è un direttore sapiente e assai portato alle delizie e al piacere. È il sistema nervoso centrale, intricato network di impulsi elettrici che si espande dentro e fuori il cervello fino alla colonna vertebrale. Sta lì forse il motore, l’abracadabra che organizza gli stimoli e li traduce in orgasmo. Non è solo anatomia e chirurgia quel momento lì, sennò perché uomini e donne paralizzati, insensibili dalla vita in giù, possono raggiungere l’orgasmo? E come spiegare la cosiddetta "aura orgasmica" che scatta all’inizio di un attacco epilettico, sensazione talmente piacevole che alcuni pazienti rifiutano i farmaci antiepilettici? E come è mai possibile spiegare il caso di persone amputate che provano l’orgasmo dove un tempo avevano il piede?
Domande cui alcuni scienziati hanno risposto con una metafora: se gli organi genitali possono essere gli strumenti, il sistema nervoso centrale è sicuramente il direttore d’orchestra.
Che non fosse solo questione di tocco (certo, lo è anche), che fosse chimica e cuore mischiati, ognuno lo sa. Ma come effettivamente tutto questo si traduca in quella cosa lì, in quel concerto lì, solo ora si comincia a capire. Alcuni studiosi americani con scanner per la risonanza magnetica si sono messi a esplorare il cervello.
In particolare Beverly Whipple della Rutgers University (quello che negli anni Settanta si è "inventato" il "punto G"), lo psicologo della Rutgers Barry R. Komisaruk e Carlos Beyer-Flores, direttore del Laboratorio Tlaxcala in Messico, hanno sintetizzato vari decenni di ricerche in un saggio intitolato La scienza dell’orgasmo (2006): non è semplicemente un riflesso, si può raggiungere attraverso stimolazioni di varie parti del corpo, nelle donne l’immaginazione può valere da sola a raggiungerlo (guarda un po’).
Gli orgasmi sono difficili da definire, per non parlare di quanto sia difficile capirne la dinamica. E però: prima di tutto la stimolazione degli organi genitali invia impulsi elettrici lungo tre percorsi principali: i nervi pelvici, ipogastrici e pudendi. I segnali entrano nella colonna vertebrale e risalgono nelle regioni cerebrali che reagiscono. A quel punto altre aree del cervello si attivano: alcune inviano segnali di ritorno all’organismo con determinate istruzioni in un crescendo di intensità. Fino al piacere.
Anche chi ha subito fratture alla colonna vertebrale non è escluso dalla festa dei sensi. L’orgasmo suscita una forte attività nel nucleus accumbens che è la sede della gratificazione, la stessa che si attiva anche fumando, mangiando cioccolata, con la cocaina e con la musica; e nel cervelletto, che contribuisce a coordinare la tensione muscolare; e in parti dell’ipotalamo che rilascia l’ossitocina, l’"ormone della fiducia" e delle relazioni sociali. Non solo meccanica, come il buon senso sa, è l’amore.
(14 febbraio 2008)
Viaggio di Nozze – parte 1
13 dic
Il viaggio e` iniziato appena adesso e se riesco ad usare questa maledetta tastiera vi racconto anche qualche cosa.
Comunque sia stiamo bene, abbiamo scoperto che la roba a Singapore non costa poi cosi poco come dicono…o meglio soltanto alcune cose. L`Ipod in tutte le sue foprme costa la meta ed anche qualche accessorio per le macchine digitali…il resto no. La mia di macchina fotografica veniva lo stesso prezzo che l`ho pagata comperandola su eBay.
Singapore e` uno strano “centro commerciale”, sembra un paese vetrina…tutto un negozio anche se la gente non supera i 500 euro di stipendio di media.
Da mangiare e` buono se parti dal presupposto che il pollo regna.
Bando alle ciance…un saluto a tutti che ci scade l`accesso e dobbiamo fare l`imbarco.
Ciampino – No Fly: appello per un corteo cittadino
1 ott
Ciampino – No Fly: appello per un corteo cittadino
Rimbalzo l’articolo e l’iniziativa apparsa su No-Fly circa la manifestazione che si terrà a Ciampino il 13 ottobre prossimo.
La manifestazione ha come scopo quello di ottenere l’effettiva riduzione del numero di voli e non una presa in giro di 10 in meno su 200!!
E poi basta essere presi per il culo! Il sindaco adotta la fascia blu a Ciampino…ma dai RIDICOLO! Sarebbe come mangiare la minestra con la forchetta.
comunque … legete.
13 ottobre corteo cittadino
Il 9 luglio, dopo due anni di mobilitazioni, il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi e l’ENAC hanno annunciato un provvedimento che dal primo novembre dovrebbe ridurre del 5% il numero totale di voli giornalieri (e non del 30% come annunciato), in attesa della realizzazione di un terzo scalo regionale.
Respingiamo questo accordo perché:
* la reale diminuzione, semmai avverrà, sarà di 10 voli al giorno su un totale di 200, lasciando pressoché inalterata la situazione attuale;
* non prende in considerazione i problemi reali d’inquinamento acustico e atmosferico;
* non risolve il problema del traffico notturno;
* prevede la costruzione di un terzo scalo regionale che riprodurrà i medesimi problemi d’inquinamento e di salute su altre popolazioni (Viterbo, Frosinone o Latina);
* si basa esclusivamente su problemi tecnici legati all’usura dell’unica pista aeroportuale
Inoltre, assistiamo all’arrogante teatrino di Ryanair che ricorre al TAR per evitare di diminuire anche di un solo volo il proprio traffico aereo. Il taglio di posti di lavoro minacciato dalla compagnia irlandese è del tutto strumentale, teso unicamente a mantenere gli enormi profitti che ogni anno l’aeroporto di Campino le garantisce. Ci chiediamo invece perché nei confronti di Ryanair ogni anno si registrano denunce da parte dei suoi dipendenti, interrogazioni parlamentari, inchieste giornalistiche ed esposti sindacali che evidenziano i diritti che la compagnia nega ai suoi stessi lavoratori.
Affrontare l’emergenza ambientale a Ciampino utilizzando la ZTL, i bollini blu e le targhe alterne significa non aver compreso la reale entità del problema ambientale.
A Roma, come in altre città, tali provvedimenti si sono rivelati inefficaci: bisogna ridurre le auto e puntare sul trasporto pubblico, incentivando l’uso di mezzi alternativi all’automobile.
Considerando le consistenti cementificazioni e l’incremento di circa 4.000 persone residenti previste dal piano regolatore ciampinese, avremo a che fare con un ulteriore pesante aumento del traffico.
Questo modo di affrontare il problema dell’inquinamento a Ciampino e nelle zone limitrofe è assolutamente inadeguato, sia che si tratti di aerei che di automobili.
Non prendere provvedimenti efficaci in base ai numerosi studi condotti sull’impatto ambientale del traffico aereo significa esporre a gravi rischi la salute di decine di migliaia di persone, a vantaggio di chi trae profitti milionari dalla gestione dell’aeroporto.
L’unica risposta che possiamo e dobbiamo dare oggi è la mobilitazione popolare, come vediamo in Val di Susa con la TAV, a Vicenza col la base USA, ad Acerra con l’inceneritore, a Civitavecchia con la centrale a carbone, ad Aprilia con la turbogas.
Proponiamo un grande corteo cittadino sabato 13 ottobre per ribadire la necessità dell’immediata riduzione dei voli almeno ai livelli del 2001, il rispetto della fascia notturna, la definizione delle rotte di sicurezza, una zonizzazione acustica realistica, la valutazione d’impatto ambientale, la valutazione di rischio d’incidente e la regolarizzazione di tutti i lavoratori dello scalo.
RIDUZIONE IMMEDIATA E CONSISTENTE DEL TRAFFICO AEREO!
CORTEO CITTADINO SABATO 13 OTTOBRE, ORE 16.00,
PIAZZA DELLA PACE, CIAMPINO
… ma non era il piccante della vita?
13 set
Sconsigliata anche l’astinenza prolungata
Prostata: no a peperoncino e coito interrotto Gli esperti della Società italiana di Urologia stilano le regole per «salvare» la ghiandola maschile. Ottime carote, spinaci, kiwi
da Corriere.it
ROMA – Troppo peperoncino fa male alla prostata. E fanno male anche l’astinenza sessuale prolungata e il coito interrotto. Lo dicono gli urologi della Siu, la Società Italiana di Urologia, che hanno divulgato un decalogo salvavita contro le malattie prostatiche alla vigilia della Giornata Europea di Informazione indetta per il 14 settembre dalla European Association of Urology. Dieci regole semplici, per contrastare soprattutto un fenomeno, quello del carcinoma alla prostata, che colpisce in Italia 46.400 persone all’anno, con 7 mila decessi (seconda causa di morte per tumore dopo il cancro al polmone).
Con un aumento dei casi, spiega il presidente della Siu Vincenzo Mirone, del 12-13 per cento negli ultimi cinque anni, a fronte però di un calo della mortalità. Il rischio di sviluppare un carcinoma di questa ghiandola aumenta a partire dall’età di 40 anni: più dell’80 per cento dei casi di neoplasia prostatica sono diagnosticati in pazienti sopra i 65 anni e il 94 per cento dei decessi avviene nello stesso gruppo di età. E se tra i parenti di primo grado si registrano dei casi di tumore, le probabilità di ammalarsi aumentano di ben 4 volte.
Per questo, è indispensabile la prevenzione: dopo i 50 anni, suggeriscono gli esperti, bisogna effettuare una visita di controllo almeno una volta l’anno.
LE REGOLE SALVA-PROSTATA – Ma poi, ciascun maschio è chiamato a rispettare alcune regole apparentemente elementari.
1) ALIMENTAZIONE – Evitare cibi dannosi alla prostata, anzitutto, quelli che un tempo non a caso venivano considerati afrodisiaci, per il semplice fatto che infiammavano l’area, creando un artificiale impulso al coito: moderazione dunque nel mangiare peperoncino (non più di due volte a settimana, ammonisce Mirone), ma anche birra, insaccati, spezie, pepe, superalcolici, caffè, e aragoste. Vanno bene invece cibi con antiossidanti, dalle carote agli spinaci, dal kiwi alle carni rosse.
2) IDRATAZIONE – Occorre poi bere tanto, almeno due litri d’acqua al giorno, e regolarizzare la funzione intestinale.
3) ATTIVITA’ FISICA – Utile camminare almeno mezz’ora al giorno, e evitare per ovvi motivi un uso eccessivo della bicicletta.
4) SESSO – Mentre sul fronte del sesso, la salute della prostata dipende da un’attività sessuale regolare: l’astinenza prolungata provoca ristagno di secrezioni nella ghiandola prostatica ed una possibile infezione seminale. Per la stessa ragione, va evitato il coito interrotto.
DIAGNOSI PRECOCE E COMUNICAZIONE – «Negli ultimi anni – ha sottolineato Mirone – si assiste a un’importante riduzione del tasso di mortalità per cancro alla prostata in gran parte dei paesi occidentali. Seguendo alcune semplici regole ognuno può tenere sotto controllo il suo stato di salute riducendo i rischi e favorendo diagnosi precocì. Ma soprattutto, secondo gli urologi, occorre maggiore divulgazione: un tema su cui ha insistito anche Franco Cuccurullo, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e rettore dell’Università di Chieti: «Al sud – ha ricordato – si fa un uso smodato di peperoncino. Dobbiamo dire a tutti che non è senza conseguenze. Divulgando soprattutto il ruolo della prevenzione, attraverso un’informazione comprensibile: un tema che ha trovato spazio negli ultimi piani sanitari nazionalì. Il vicepresidente della Commissione Sanità del Senato Cesare Cursi ha sottolineato che «bisogna invertire la tendenza secondo cui tutte le donne vanno dal ginecologo, e pochi uomini dall’urologo o dall’andrologo».
Ferragosto e dintorni a Montefalco, quando il vino regna!
20 ago
Ferragosto e dintorni a Montefalco: quando il vino regna!
Alla partenza si sono presentati Miro e Luigi tutti e due con la "propria" moto (non ho ben capito chi è il benefattore di Luigi). Alle 9.00 eravamo a fare colazione tutti insieme a casa nostra.
Partenza ore 9.30 per quel di Montefalco dove il nostro amico Pietro ci aspettava, illuso, per l’ora di pranzo. Siamo arrivati un pò tardino viste le medie "prudenti" che abbiamo tenuto grazie a Luigi che ci teneva sempre a catena. Cmq appena arrivati, se non ricordo male erano le 14.30 ci siamo fatti una di quella magnate che non vi dico! Il mangiare era come sempre ottimo e il bere più che abbondante.
Ah, dimenticavo di ringraziare Pietro per averci sistemato nonostante la prenotazione delle stanze, una era il galoppatoio del padre di Pietro (capirete meglio guardandolo nella foto qui sotto), sia tata fatta solo due giorni prima di partire e nella settimana di ferragosto!!!
La serata purtroppo la ricordo vagamente vista la quantità di alcool che mi circolava in corpo grazie a Pietro anche se ho la sensazione di esser tornato a casa con una certa fretta … e se non sbaglio c’erano dei fuochi d’artificio…ma non in paese…dentro il mio bagno…ma magari ricordo male 
Il giorno dopo l’arrivo ci hanno raggiunto Noemi e Marco in moto e Sabrina con la macchina, i primi direttamente al lago di Fiastra dove eravamo andati a fare un giro mentre Sabrina si è fatta, aspettandoci, una bella passeggiata per montefalco. Il lago era molto bella ed i pupi si sono divertiti tantissimo a nuotare nell’acqua gelata ma trasparente di quell’incantevole invaso artificiale.
La serata è proseguita all’insegna delle risa e del vino con contorno di tante cose buone da mangiare…ma adesso mi sono stufato di scrivere e lascio la parola alle immagini.




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