Post con tag matrimonio
Workflow del fotografo di matrimonio (e non)
25 mar
Ho avuto da Matteo Cuzzola (http://www.matteocuzzola.com/), fotografo matrimonialista e non solo, il permesso di riportare qui un suo post, essattamente questo.
Workflow fotografico del fotografo di matrimonio (e non)
Due anni fa…
8 dic
Dua anni fà ero nervosamente felice.
Due anni fa ero vestito di tutto punto.
Due anni fa…mi hanno messo la cipria sulla capoccia !
Due anni fa avevo tutti gli amici intorno, quelli vecchi vecchissimi e quelli nuovi.
Due anni fa mi sono ricordato cosa significa il calore dato dell’affetto.
Due anni fa
Due anni fa ho detto si alla donna della mia vita.
Poraccia
40 Anni di salute
16 dic
Un sito sul quale le over 40 raccontano le loro esperienze e si sfidano in foto per posare sul calendario delle "panterone"
Urban Cougar, la donna cacciatrice che conquista i giovanotti con stile
"Facciamo quello che gli uomini fanno da sempre, ovvero frequentare partner che hanno la metà dei nostri anni"
di BENEDETTA PERILLI da Repubblica.it
ALLE SPALLE hanno un matrimonio, a volte anche due, molti uomini passati nel loro letto, qualche ritocco estetico e tanta, tanta esperienza. In inglese le definiscono cougar, letteralmente puma, per sottolineare la loro attitudine a cacciare le prede più prelibate. Ma a loro, magnifiche over 40 senza scrupoli, il termine va un po’ stretto. Ecco allora che direttamente dai night club più fumosi degli Stati Uniti sbarcano sul web, sul sito Urban Cougar, per raccontare perché essere una cacciatrice e avere più di 40 anni può essere un’esperienza molto divertente. Soprattutto se le prede in questione hanno la metà della loro età.
L’Urban dictionary, il vocabolario online che raccoglie le definizioni date dagli utenti e le classifica in base ai voti, fornisce, come primo risultato per la parola urban cougar, il seguente: "Donna adulta, di età compresa tra i trenta e i cinquanta anni, che ha abbandonato le tradizionali regole delle relazioni romantiche per cercare di conquistare il maggior numero possibile di giovani ragazzi". In italiano le potremmo definire "panterone" ma loro, le cougar, non ci stanno e da cinque anni a questa parte cercano di "ripulire" l’immagine di seduttrici spietate promuovendo sul sito Urban Cougar la loro filosofia dai toni rosa e dalle sfumature maculate. E per iniziare ci mettono la faccia. Ma anche il corpo.
Ogni mese infatti il sito decreta la miglior cougar, selezionata tra tutti gli scatti che vengono postati online, e a fine anno la più bella fra le belle cacciatrici vince la possibilità di posare per il calendario. La reginetta del 2009 è Debra Garrett – 44 anni, californiana, fisico mozzafiato – che descrive così lo spirito delle cougar: "Ho avuto molte esperienze con uomini più giovani di me e adoro l’ammirazione che hanno per i miei modi felini. Per sedurli uso soprattutto lo sguardo". Insomma cacciatrici si, ma non senza l’anima.
Cougar non è solo l’attitudine di una donna adulta che ama la compagnia dei ragazzi più giovani. Cougar è una maniera di vivere la propria vita e la propria sessualità basata su sei caratteristiche: avere tutto sotto controllo, essere indipendenti, avere esperienza, essere innegabilmente sexy, adorare le attenzioni degli uomini e soprattutto essere orgogliosamente una cacciatrice.
La società dice loro di indossare abiti seriosi, guidare una station wagon e portare i figli a scuola ma queste donne sono ancora molto sexy e non vogliono lasciare agli uomini tutto il divertimento. Eccole allora immortalate in abiti striminziti mentre ballano attorniate da ragazzi o in posa davanti ad un autoscatto mentre catturano il loro lato più sexy. Non disdegnano le nudità, sono generose nel mostrare il decoltè, amano l’abbronzatura e i capelli biondi, frequentano discoteche e night club e qui, tra un bicchiere e qualche ballo, selezionano i loro accompagnatori.
Quella delle Urban cougar è una storia che fa notizia ma loro, all’interno della community del sito, si dichiarano stupite: "Facciamo quello che gli uomini fanno da sempre, ovvero frequentare partner che hanno la metà dei nostri anni. Perché – si domanda Nikki, 38 anni – quando sono gli uomini a farlo appaiono come delle persone sexy e affascinanti e quando siamo noi a preferire i più giovani veniamo catalogate come donne tristi o affamate di sesso?".
In fondo basta dare un’occhiata alla pagina delle storie, là dove tra cronache e confessioni le cacciatrici raccontano i particolari più piccanti delle loro notti, per capire che queste donne hanno solo molta voglia di divertirsi e di sentirsi ancora attraenti dopo matrimoni finiti o cuori spezzati. C’è Lucia, 59 anni, che racconta di essersi innamorata di un uomo di 37; Tina, 38 anni, che dopo aver provato la sua prima esperienza da cougar con un ragazzo di 25 anni ora vorrebbe conoscerne altri e c’è chi, ancora alle prime armi, si chiede quale sia la differenza di età a partire dalla quale si viene considerata una cougar.
La risposta è matematica: basta applicare la regola della metà degli anni della donna più sette. Ad esempio l’attrice Jennifer Aniston, quasi 40 anni, frequenta il cantante John Mayer, 31. La loro differenza di età rende la Aniston una cougar socialmente accettabile: la metà della sua età più sette fa infatti 27. È questa l’età al di sotto della quale la bionda attrice non dovrebbe mai andare nel reclutare i suoi partner.
E proprio dal cinema arrivano le cacciatrici più celebri, quelle insomma che sono per le donne di Urban Cougar, dei miti da emulare. Tra tutte la più amata è Demi Moore, 47 anni e ben 16 di differenza con il marito Ashton Kutcher; ma anche Sharon Stone, Halle Berry, Cameron Diaz e Mariah Carey vantano un passato da estimatrici di uomini più giovani.
Infine, per sapere dove incontrare le cougar, come approcciarle o, soprattutto, come lasciarsi approcciare il sito raccoglie nella sezione Dens tutti gli indirizzi dei locali statunitensi da frequentare e alcuni consigli su come vestirsi e cosa dire.
(16 dicembre 2008)
Un’anno di matrimonio
8 dic
Un’anno di matrimonio
Ed il primo anno di matrimonio è andato!
Uno di matrimonio e quattro d’ammmmore!
Ne danno la triste notizia Adolfo & Deborah.
p.s.: mortacci vostra ce ne fosse unoc he s’è ricordato e c’ha fatto l’auguri!
E per chi ne reclamava le gesta…
28 ott
Nozze da Guinness dei primati: si è sposato l’uomo più grasso del mondo
da Notizie.Alice.it
Le nozze dell’uomo più grasso del mondo
Una storia da guinness dei primati. O da film. Dal titolo, absit iniuria verbis, Questo grasso grosso matrimonio messicano, parafrasando una celebre pellicola. L’uomo più grasso del mondo, Manuel Uribe, ha sposato in maniera segretissima (per tutti tranne che per le telecamere di Discovery Channel) la sua fidanzata Claudia Solis nella città di Monterrey, nel nord del Messico. Tra l’altro, la ex era vedova di un altro peso massimo del peso di 250 chili.
Da sei anni, l’uomo non è in grado di abbandonare il suo giaciglio naturale. Pur senza lasciare lasciare il suo letto.
In camicia di seta bianca, Uribe ha accolto con un sorriso la fidanzata 38enne, in abito color avorio, quindi è scoppiato a piangere quando il notaio li ha dichiarati marito e moglie, davanti a oltre 400 invitati.
La cerimonia è stata ripresa dalle telecamere di Discovery Channel, che trasmetterà a breve un documentario sull’ex meccanico di 43 anni che nel 2006 ha raggiunto un peso di 560 chilogrammi, perchè voleva entrare nel Guinness dei primati. Con l’aiuto della sua attuale moglie è riuscito, però, a perdere peso, arrivando a 250 chilogrammi, perdendo ben 310 chili.
Ora dice di voler conquistare un nuovo titolo: l’uomo che riesce a perdere più peso nel mondo. Con una forza d’animo simile e una moglie al fianco così volitiva, nessun risultato sembra precluso.
Quando un matrimonio diventa affare di stato…
24 ott
Crisi di coppia ha inizio già dalla festa di nozze
da Tiscali.it

La crisi di coppia inizia il primo giorno di nozze, con quella che può rappresentare un primo germe contro l’intimità: la festa. La causa è rappresentata dall’invadenza e dai confronti delle due famiglie di origine per l’organizzazione dell’evento che coinvolgono nei "veleni" i due partner.
Questo problema, sempre esistito, diventa oggi più grave a causa della crisi economica che porta inevitabilmente molti giovani a dipendere economicamente dalle famiglie, autorizzate implicitamente ad intromettersi. Ad analizzare questo elemento di crisi è il libro La coppia e la felicità, scritto da Sara Mariorenzi e Angelo Peluso, responsabile dell’ambulatorio di sessuologia clinica dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma.
"In molti colloqui clinici – spiegano gli autori - traspare spesso un ‘rancore segreto’ portato avanti paradossalmente sin dal primo giorno del matrimonio. E’ opportuno perciò che tutta la gestione della festa delle nozze sia nelle esclusive mani degli sposi. L’entusiasmo non basta perché deve emergere una capacità manageriale a valutare le spese da condividere in prima persona e quelle su cui appoggiarsi alle famiglie".
Nel caso in cui ci sia il contributo economico dei genitori è fondamentale che siano chiare le suddivisioni e le scelte onde prevenire conflitti che possono nascere dopo e la cui conseguenza cadrebbe solo esclusivamente sugli sposi minando la loro serenità.
"Per esempio – sottolinea il libro - se una delle due famiglie è assente nell’organizzazione per scelte proprie o per conflitto con l’altra famiglia, sarà meglio tagliare e ridurre le spese della festa piuttosto che rimandare a dopo le eventuali contestazioni. Altrettanto pesante è la situazione in cui emergono differenze di trattamento tra i vari figli o quando un solo partner è sovraccaricato di responsabilità organizzative
Pulce ed Etrusco, mie foto nel loro album del matrimonio
15 set
Pulce ed Etrusco, mie foto nel loro album del matrimonio
E con non poco orgoglio che annuncio a tutti i miei lettori, sopratutto lettrici, che nell’album relativo al matrionio di Pulce ed Etrusco ci sono anche delle mie foto.
Volete provare ad indovinare quali?
L’etrusco e la pulce… felicemente sposi (c’ho le prove!)
9 ago
L’etrusco e la pulce… felicemente sposi (c’ho le prove!)
Non ho pensato di dare seguito al posto in cui annunciavo, insieme ad un sacco di blogger, il matrimonio di Etrusco e Pulce.
Io e Deb ci siamo fatti una passeggiata e gli ho scattato qualche foto…certo se mi rpestava il suo nuovissimo obiettivo era meglio…pazienza!
IMENE XENNE
12 giu
Boom di operazioni per le donne musulmane che cercano marito sempre più ragazze chiedono l’imenoplastica per la tradizione
Parigi, nella clinica delle vergini ‘La chirurgia salva le nostre nozze’
dal nostro corrispondente GIAMPIERO MARTINOTTI 
da repubblica.it
PARIGI – A due passi dagli Champs-Elysées, la clinica è uguale a tante altre dei bei quartieri: palazzo ottocentesco, una certa signorilità senza ostentazione. E una clientela soprattutto femminile, angustiata dal proprio corpo: i seni, la cellulite, le rughe. Ma qui approdano anche tante ragazze musulmane che non cercano un decolleté da sogno o un sedere perfetto. Vengono a cercare invece una nuova verginità. Chiedono di farsi ricucire l’imene per dare ai loro futuri mariti l’illusione di una purezza, rispettare tradizioni ancestrali ed evitare di essere additate come "puttane". Salgono la bella scala, vanno al primo piano dove c’è il blocco operatorio, passano qualche ora al quarto, nelle camere in cui si riposano. Poi ripartono verso la loro vita, lontano dallo sfavillio dei quartieri ricchi della capitale. 
Il caso del matrimonio annullato a Lille perché la sposa non era vergine, ha riportato alla luce un fenomeno che l’ordine professionale dei ginecologi osserva da tempo: "Ci chiedono certificati di verginità e riparazioni di imene. Non è un fenomeno massiccio, ma non si era mai visto prima: l’integralismo progredisce", dice il professor Jacques Lansac. E non sono donne con il velo a chiederlo, ma ragazze che hanno avuto una vita come quella delle loro coetanee di origine europea e che all’approssimarsi del matrimonio ricadono nelle tradizioni, nei ricatti delle famiglie, nell’assurdità di un uomo che vuole essere "l’unico".
Alcune di loro ricorrono ai vecchi trucchi, come un pezzetto di fegato di vitello nascosto nella vagina, altre preferiscono l’imenoplastica. E sono pronte a pagare i 2-2.200 euro richiesti: "La verginità non ha prezzo", dice una ragazza che si è fatta operare. Altre cercano prezzi più convenienti o chirurghi che accettano di far passare l’operazione sotto un’altra voce per farla rimborsare dal servizio sanitario. Oppure vanno nel Magreb.
Il peso delle famiglie, raccontano sui siti internet tantissime ragazze musulmane, è spesso insopportabile, ma è difficile liberarsene: "Mia madre mi ha sempre ripetuto: se non vai bene a scuola, si potrà sempre far qualcosa, ma se perdi quella (la verginità, ndr), non si può far niente. Non si può dare una figlia sporca". Discorsi che traumatizzano le ragazze, che a volte preferiscono praticare "l’amore da dietro", come dicono, piuttosto che perdere la verginità prima delle nozze: "Da noi non si scherza con queste cose".
Nella clinica degli Champs-Elysées, Marc Abecassis opera due o tre volte la settimana. Nel 1992 è stato uno dei primi a lanciarsi nella chirurgia del pene, da una decina d’anni si occupa anche delle donne: "All’inizio le richieste di imenoplastica erano sporadiche, da due o tre anni sono diventate regolari, soprattutto perché c’è più informazione". Le sue pazienti hanno fra i 18 e i 35 anni e origini sociali diverse: studentesse, disoccupate, professoresse, ricercatrici. "Quando vengono da me hanno ragionato e riflettuto molto. Con noi parlano, possono confidarsi. Non mi piace far questo intervento, ma non voglio giudicare: queste donne sono disperate, e io voglio alleviare la loro sofferenza".
Dietro le porte, al quarto piano della clinica, si sfiorano per qualche ora due mondi lontani mille miglia: quello delle donne che vivono nell’esuberante edonismo occidentale e non esitano a far ricorso alla chirurgia estetica per sedurre. E quello delle ragazze che invece devono ridiventare illibate per fingere di essersi date a uno solo.
Due mondi non poi tanto diversi, secondo un ginecologo che opera nella periferia parigina: "Accettiamo di rifare i seni alle donne perché assomiglino alle bambole dei rotocalchi: perché non ricucire gli imeni? In entrambi i casi si tratta della sottomissione a un’ideologia, occidentale da un lato, musulmana dall’altro. Entrambe condannabili, per quanto mi riguarda". Un atteggiamento condiviso da pochi dei suoi colleghi.
(12 giugno 2008)
Childfree o No-kid Generation
16 apr
La generazione delle «no kid»
«Niente figli», per scelta. Il movimento, nato dalla provocazione di una scrittrice francese, sta crescendo…
da Corriere.it
MILANO — Nell’Italia dei «mammoni», della Chiesa, dei «pancioni» esibiti sui giornali come trofei di femminilità, l’appello di Corinne Maier ha il dichiarato intento di scioccare. «Choquer!», dice lei. «Donne italiane non imitate le vostre cugine francesi, continuate a non fare figli». Perché «costano ». Perché «non avrete più tempo per voi». Perché sono una palla al piede in fatto di:
a. carriera;
b. rapporti di coppia;
c. rapporti tout court.
Per non parlare dell’assassinio delle responsabilità nei confronti del pianeta: «Si lascia ai figli il compito di lottare per un mondo migliore». Provare per credere. Lei, che di bambini ne ha due, di ragioni per non moltiplicarsi ne ha trovate quaranta («Parlo perché so»). Le ha elencate in un libro — No kid. Quaranta ragioni per non avere figli — che ha spaccato la Francia dei deux enfants pour femme a metà. E che oggi, edito da Bompiani, arriva nelle librerie dell’«Italia dell’1,33» (figli per donna, s’intende). Del Belpaese fanalino di coda in fatto di culle dove dietro il non volere bambini c’è sempre più spesso una scelta e non una rinuncia. Childfree e non childless: libere dai figli per volontà e non senza figli, sottolineano le «no kid» nostrane che sul web dicono: «Non voglio figli, ma perché dovrei sentirmi un mostro?». Nemmeno nell’Italia dove la futura mamma è glamour, dove i nuovi nati sono aumentati di un punto e mezzo in percentuale. E dove le vip che non vogliono bebè lo dicono (se lo dicono) solo dopo il placet del responsabile immagine. L’outing provocatorio della Maier apre il dibattito: «rifiutate di essere ventri ambulati», «la donna non si realizza solo nella maternità », «in Francia, essere "senza figli" è una tara»; «altri paesi sono più intelligenti: l’Italia nel 2050 sarà popolata da 50 milioni di abitanti invece di 58». «Volete l’uguaglianza? Cominciate con lo smettere di avere figli». Affermazioni forti. Discutibili. Ma lo scopo, le but, è proprio quello: discuterne.
LE VIP ITALIANE SENZA FIGLI - La scrittrice Susanna Tamaro, «senza vergogna», lo ha dichiarato di recente: «Non ho mai voluto figli, ricordo quando da ragazzine le mie amiche sognavano la maternità e io restavo freddissima, non me ne importava niente». La grecista Eva Cantarella le va a ruota: «I figli deve farli chi li vuole. Io non ho mai sentito questo desiderio, non mi pento e non mi sento un mostro». Cita Caro Diario e Moretti alle prese con figli unici che monopolizzano il telefono dei genitori. Quindi spiega: «Ho voluto altro. Il lavoro, la carriera. Le donne si possono realizzare in mille modi». E la femminilità? «Non sta in un pancione. Basta tutta questa enfatizzazione della maternità». Parole sante anche per la giornalista e scrittrice Candida Morvillo: «Il mio orologio biologico non è mai scattato. Ho preferito il lavoro, i viaggi, gli amici. E poi ci sono così tante coppie/ scoppiate che ci si può sempre trovare, come me, un fidanzato con figli di cui occuparsi ogni tanto ». La scrittrice Camilla Baresani ricorda: «Mamma e nonna mi dicevano sempre "bambina mia non cascarci, non fare figli. Prima il lavoro, poi il resto". Io finora ho ubbidito. Le loro parole però oggi creano imbarazzo». L’ex campionessa di sci di fondo Manuela Di Centa, per il fatto di non avere avuto figli, ha ottenuto l’annullamento del suo primo matrimonio: «Nessuna vergogna, non li volevo e basta. Oggi per me è diverso». Natalia Strozzi, attrice, imprenditrice e discendente della Monna Lisa, cita la «settimana di 70 ore» della Maier: «Nella mia vita, ora, non c’è spazio per un terzo lavoro ». E anche per chi di lavoro ne ha uno («ma totalizzante»), come l’avvocato Giulia Bongiorno, a volte la scelta si impone: «Professione o figli. Io ho scelto la prima. Forse con un po’ di dispiacere ma vergogna no, non scherziamo». Anche Tiziana Maiolo è stata molte cose ma non mamma: «Insegnante, giornalista. Moglie. Mi sono anche divertita. Un mattino mi sono chiesta: "E i figli"? Il mio inconscio aveva lavorato per me». La sintesi del governatore del Piemonte Mercedes Bresso: «Non ho figli perché non ne ho voluti. Sensi di colpa? Pas du tout. Nella mia vita c’è stato molto altro».
Alessandra Mangiarotti
Poliphanophilia
2 apr
Con il boom degli immigrati le famiglie multiple sono in continuo aumento
I casi sono 15-20mila, ecco le loro storie: quot;Non rinuncio a due mogli perché vivo qui" La poligamia nascosta tra gli islamici d’Italia
dal nostro inviato FRANCESCA CAFERRI da repubblica.it
BRESCIA – Per Baba Kar è la cosa più naturale del mondo: "Ho due mogli. E vivo con loro in Italia. Lo so che qui è proibito dalla legge, ma questo riguarda voi italiani, non noi: io sono musulmano e il Corano dice che posso avere fino a quattro mogli. Seguo la mia religione. Del resto con lo Stato italiano non ho mai avuto nessun problema". Senegalese, 33 anni, in Italia da 9, da 7 ben radicato a Brescia, il signor Kar è la punta di un iceberg dalle dimensioni misteriose, quello dei poligami italiani. Musulmani – immigrati, ma anche italiani convertiti – che usufruiscono della possibilità, prevista dal Corano, per un uomo di avere fino a quattro spose.
In assenza di statistiche, qualcuno parla di poche centinaia di casi, altri di decine di migliaia: cifre non confermate né confermabili. Quel che è certo però, è che il fenomeno esiste e che negli ultimi anni è aumentato, proporzionalmente all’aumento del numero degli immigrati musulmani che hanno scelto di risiedere nel nostro paese: oggi, secondo la Caritas, sono poco più di 1.200.000 i musulmani che vivono in Italia.
A partire da febbraio in Gran Bretagna lo stato ha di fatto accettato la poligamia, consentendo ai mariti che la praticano di richiedere un assegno familiare per ogni moglie "aggiuntiva". In Italia di questo non si parla, ma basta la naturalezza con cui il signor Kar parla per capire che il suo non è un caso isolato: "Moltissimi miei amici hanno più mogli qui in Italia. Non solo senegalesi: marocchini, egiziani, tanti davvero".
Kar è venuto in Italia da solo lasciando le mogli, che aveva già sposato, in Senegal: dopo un paio di anni ha fatto arrivare con il ricongiungimento familiare Fadu, 25 anni, insieme al figlio che allora ne aveva tre. Poi con permesso di lavoro è arrivata Nkeir, 22 anni, la seconda sposa.
Le due donne, insieme al piccolo Mamadou, dividono con il marito un appartamento di una sessantina di metri quadri non lontano dal centro di Brescia. Un angolo di Senegal lontano migliaia di chilometri da Dakar: due stanze, in cui Kar si alterna ogni due notti, un salottino, un bagno e una piccola cucina. Alle pareti, ritratti di leader religiosi e foto di famiglia, sullo schermo della televisione i canali senegalesi. Quando passa un video musicale che racconta la lite fra una prima e una seconda moglie, Fadu ride: "Noi non abbiamo nessun problema. Certo, all’inizio quando lui si è risposato ero gelosa: ma poi è passato. Da noi si usa così".
In Italia no, ma per lo Stato – che pure considera la poligamia reato – Kar non è fuorilegge, perché solo il primo dei suoi matrimoni è registrato. Ma anche se lo fossero stati entrambi non ci sarebbe stata troppa differenza: nel 2003 il tribunale di Bologna riconobbe a due figli dello stesso padre il diritto di far arrivare in Italia le rispettive madri, prima e seconda moglie dell’uomo in questione. In questo caso, argomentò il giudice, il reato non sussiste, essendo entrambe le nozze state contratte in un paese che le consente.
Allora la sentenza fece scandalo: ammettendo la presenza contemporanea di due mogli per uno stesso marito, non legittimava ma riconosceva come dato di fatto in Italia un uso che è sì vecchio di secoli, ma contro il quale negli ultimi decenni le donne nel mondo musulmano si sono battute, fino ad ottenerne la limitazione e, in molti casi, la scomparsa.
Proibita da decenni in Tunisia e in Turchia, praticamente annullata dal nuovo codice della famiglia marocchino, severamente regolamentata in molti altri paesi, nel mondo arabo la poligamia riguarda, secondo gli esperti, non più del 2 per cento delle famiglie. E in Italia? C’è chi parla di 15-20mila casi, ma il sociologo
Stefano Allievi, uno dei massimi esperti dell’Islam italiano, non è d’accordo: "Dare un numero preciso è impossibile – dice – ma è un fenomeno statisticamente irrilevante: riguarda poche famiglie, all’interno delle quali spesso la presenza di più mogli non crea alcun problema: perché è normale nella cultura di provenienza o perché è accettata anche da donne italiane convertite".
Opposta la visione di Suad Sbai, presidentessa dell’associazione donne marocchine in Italia e candidata con il centrodestra alle elezioni: "Ci sono migliaia di casi di poligamia – dice – e nella maggior parte le donne subiscono abusi. I mariti picchiano le mogli che non vogliono accettare una nuova sposa o dopo qualche anno abbandonano la seconda: e la poveretta si ritrova che non può chiedere il divorzio perché per lo Stato non si è mai sposata, quindi non ha alimenti né garanzie".
La Sbai racconta di matrimoni celebrati – secondo l’uso musulmano per il quale le nozze sono un contratto civile, non un sacramento religioso – nei consolati dei paesi di origine o, in assenza di funzionari civili, di fronte a imam compiacenti, che non si pongono il problema di scavalcare, nei fatti, la legge italiana.
A conferma delle sue parole cita il caso della signora Najat: marocchina, sposata nell’88 in Italia con un egiziano, sei anni fa si è trovata in casa la seconda moglie. Anche lei marocchina, anche lei sposata in Italia.
"Per risposarsi mio marito aveva falsificato la lettera in cui avrei dovuto dare il mio consenso – racconta Najat – abbiamo vissuto per anni in 45 metri quadri: due famiglie. Io e i miei quattro figli, lei e il suo: io non volevo accettare e per questo venivo picchiata, continuamente". Dopo anni di tensioni, l’uomo è fuggito in Egitto e ha portato con sé con i due figli minori di Najat, oggi 8 e 12 anni, e una volta lì l’ha denunciata per abbandono del tetto coniugale. "Non posso andare a prenderli, perché mi metterebbero in carcere. Questa è la poligamia", dice lei con le lacrime agli occhi.
Accanto a lei siede Zohra, marocchina: quando si è sposata il marito, egiziano, le aveva assicurato di essere celibe. Dopo un anno ha scoperto che c’era una prima moglie e che, insieme al figlio, stava per arrivare in Italia. Zohra si è opposta e ed è stata massacrata di botte. Per ritrovare la serenità è dovuta fuggire di casa. "Per queste donne non c’è tutela – si infervora Sbai – serve una legge che ragioni in termini di territorio e dica che chi sta in Italia, anche se immigrato, può avere una moglie sola".
"Il fenomeno ha molte facce – sostiene però Allievi – È vero, purtroppo capita che chi ha una moglie nel paese d’origine ne prenda un’altra qui e che spesso la seconda sia inconsapevole. Ma c’è anche chi arriva in Italia ed è già sposato pacificamente due volte. E ci sono i casi in cui le seconde mogli, anche italiane, sono consapevoli della situazione e non hanno problemi ad accettarla. Non esiste una soluzione che vada bene per tutti".
"Indubbiamente ci troviamo di fronte a un problema che finora il diritto europeo non è riuscito ad risolvere – dice Roberta Aluffi, docente di Diritto islamico all’università di Torino – la poligamia è contraria al nostro concetto di uguaglianza, ma è vero anche che occorre rispettare una donna che ha contratto matrimonio secondo la religione e la legge del suo paese e che non può essere spogliata di ogni diritto una volta arrivata qui".
Il Corano stabilisce che un uomo possa avere fino a quattro mogli, ma la condizione imprescindibile è che riservi a tutte lo stesso trattamento, in termin
i di tempo, attenzioni e denaro. Formalmente, argomenta Aluffi, già il fatto che lo Stato italiano riconosca solo a una delle spose il titolo di moglie ufficiale non permette di rispettare il principio dell’uguaglianza. In queste condizioni, argomenta come Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana in Italia, "secondo le stesse leggi dell’Islam la poligamia non è consentita".
In materia finora ogni paese europeo ha scelto una sua strada: l’apertura della Gran Bretagna ha fatto scalpore, ma anche Germania e Belgio garantiscono benefici a chi ha più mogli. In Italia in sede ufficiale nessun rappresentante delle comunità nella Consulta islamica ha messo sul tavolo la questione del riconoscimento delle unioni poligamiche, anche se a più riprese membri dell’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche d’Italia) hanno chiesto il riconoscimento della possibilità per un musulmano di contrarre matrimonio in moschea senza che questo abbia alcun valore giuridico.
Ma negli ultimi tempi sulla questione c’è molta prudenza: "Nell’Islam la poligamia è una possibilità e non un obbligo – spiega Noureddine Chemmaoui, responsabile del dipartimento Affari sociali dell’Ucoii – noi non la incoraggiamo e anzi cerchiamo di controllarla, perché siamo in Italia e qui la legge non la prevede. In moschea celebriamo nozze solo per chi porta un documento che provi che non è già sposato".
Le polemiche degli ultimi tempi non hanno turbato la vita di Mohammed Bikri: marocchino, in Italia dal 1988, il signor Bikri è uno dei volti del successo degli immigrati nel nostro paese. In vent’anni ha messo su una piccola attività e oggi è il leader dei marocchini in Sardegna: aiuta i suoi connazionali ad integrarsi.
Durante tutto il percorso le sue due mogli, sposate in Marocco, gli sono state accanto: per anni lui, loro e i quattro figli (due ciascuna) hanno vissuto in un’unica casa. Oggi ha due appartamenti in villaggi vicini e si divide fra essi: "I ragazzi vanno e vengono come vogliono – racconta – e le mie mogli si vogliono bene come sorelle. Ho avuto qualche problema all’inizio, ma ora va tutto bene, quando ci ritroviamo tutti siamo una grande famiglia". Allargata. Una delle tante nell’Italia del 2008.
(2 aprile 2008)
Berlusconi for Zelig
14 mar
Berlusconi for Zelig
Dopo questa dichiarazione di Berlusconi, Veltroni se non vuole perdere punti percentuali dovrebbe dichiarare di fronte ad una platea di disoccupati "Beati Voi che avete un sacco di tempo libero!"
Io propongo Silvio ospite fisso a Zelig, me fà ammazza dalle risate! Ma ovviamente io sono di parte, non di Silvio…non sò se si era capito.
E’ anche vero che quello che ho visto e che voi vedete qui è solo un pezzettino del discorso che hanno fatto. Sicuramente quella di Berlusconi è una della sua infelici (?) battute (anche se sono convinto che lo fà apposta per catalizzare attenzione). magari cercava davvero di sistemare il figlio con una bella ragazza. Chesso le sarà sembrata una buona moglie. Ma c…o, non poteva chiederle il cellulare dopo?
Cmq la "povera" ragazza, che tanto povera non sembra, ha detto all’Ansa:
La precaria: "Forse voto Berlusconi, ma aspetto prova fatti"
ROMA - "Probabilmente voterò per il Pdl, ma certamente non sono stata convinta dai complimenti di Berlusconi sul mio sorriso. Ho motivazioni più profonde. Ieri é stato uno scherzo, un gioco. Tuttavia, se andrà al governo, mi aspetto che mantenga le promesse fatte a me e a tutti i precari che ieri ho rappresentato". Così Perla Pavoncello, la giovane laureanda di Scienza delle Comunicazioni, con un contratto da precaria alla Fondazione Rosselli, alla quale Silvio Berlusconi ha scherzosamente proposto ieri di sposare suo figlio o un altro miliardario per avere qualche certezza, commenta con l’ANSA la bufera politica di queste ore.
Perla, 24 anni romana, tra due mesi si laureerà alla terza Università in Scienza delle Comunicazioni. Nel frattempo, racconta, lavora con contratti a termine (per ora 10 mesi) come ricercatrice sui media presso la Fondazione Rosselli. La battuta del Cavaliere non l’ha turbata: "Quello di ieri – commenta – è stato un gioco. Uno scherzo di Berlusconi che ho assolutamente accettato. Credo che anche un problema grave come quello della precarietà possa essere stemperato da una battuta. Non ci trovo nulla di male. Ma l’importante è che dopo Berlusconi abbia risposto alla mia domanda, cosa che è accaduta visto che ha parlato di mutui, affitti, piano Casa, proposte importantissime per noi precari. Non so se andrà al governo. Ma certamente se ciò accadrà io, come tutti i precari italiani, lo giudicheremo sui fatti reali. Verificheremo se manterrà le promesse che ha fatto ieri in trasmissione".
Alla domanda se le proposte del Cavaliere l’abbiano convinta, Perla Pavoncello prima nicchia, poi risponde che "probabilmente" voterà per il Pdl. "Vedremo – aggiunge – Ma sia chiaro che, se farò questa scelta, non sarà per lo scherzo di ieri, perché mi ha fatto i complimenti sul mio bel sorriso. Ci sono convinzioni più profonde. Ad ogni modo, ripeto, dopo gli scherzi mi aspetto fatti concreti". Circa la battuta berlusconiana, Perla ammette che qualche effetto l’ha avuto. Per tutta la giornata, racconta divertita, i suoi amici l’hanno affettuosamente presa in giro: "Tantissime persone mi hanno chiamato dicendo di essere Piersilvio Berlusconi e di essere pronte a sposarmi". Poi si fa un po’ più seria e conclude: "Tanti altri mi hanno detto che Berlusconi quella battuta se la poteva risparmiare, con i problemi che ci sono in giro, però a dirmi queste cose sono stati i miei amici di sinistra…".
Ecco in’oltre il modulo per la richiesta di matrimonio con il Berlusconi:
Roma, 13 marzo 2008
A Pier Silvio Berlusconi
Vice Presidente Mediaset
Viale Europa 46,
20093 Cologno Monzese
Milano
Oggetto: Istanza di matrimonio ai sensi delle dichiarazioni del candidato premier del PDL Silvio
Berlusconi nel corso del programma "Punto di Vista" del Tg2 del 13 marzo 2008
Il/La sottoscritto/a ______________________, nato/a a _________ il _______________,
residente a ______________, in Via/Piazza _________________________, (Codice Fiscale
_____________________), lavoratore/trice precario/a della Repubblica italiana,
facendo seguito alle dichiarazioni del candidato premier del PDL Silvio Berlusconi nel corso del
programma "Punto di Vista" del Tg2 del 13 marzo 2008 rivolte ad una giovane lavoratrice precaria,
che si riportano per intero:
"Io, da padre – ha risposto Berlusconi sorridendo – le consiglio di cercare di sposare il figlio di
Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente
permettere".
ED ESSENDO IN POSSESSO DEI REQUISITI PREVISTI DALLE
di potersi sposare con Lei e nelle more dell’espletamento della cerimonia di poter essere
mantenuto/a con adeguato assegno di mantenimento.
Ai allega a tal fine foto attestante il requisito del lodevole sorriso.
Si dichiara altresì di non aver inviato analoga istanza ad altro milionario.
Città, …………… (data)
FIRMA
(nome e cognome leggibili)
Pornodipendenza
22 feb
Pornodipendenza
Esiste un sito in italiano nel quale potete trovare aiuto in caso abbiate dubbi o semplicemente siate curiosi. Il sito è www.PornoDipendenza.it e vi troverete un sacco di notizie, consigli anche solo per mettere dei filtri alla navigazione ecc. A dire il vero parla e tratta anche altre tipologie di dipendenza quali quelle dal gioco da internet ecc. Devo dire interessante.
Intanto beccatevi il test (preso paro paro) che propongono su PornoDipendenza.
Test sulla pornodipendenza
Il test che proponiamo in queste pagine è la traduzione di un manuale di autoaiuto scaricabile a pagamento da Internet, "Treating an addiction to internet pornography", reperibile al link http://www.endpornaddiction.com/?hop=jjcolayco, pagine 4 e 5.
____________________
Guardare semplicemente materiale per adulti non fa di te un dipendente. Molti terapisti preferiscono non utilizzare il termine "addiction" (dipendenza) nei casi in cui non si verifica una vera e propria dipendenza chimica, e preferiscono utilizzare il termine "compulsive behaviour" (comportamento compulsivo). In ogni caso, decidere se hai bisogno di aiuto dipendere da se hai un problema.
Comprendere se hai un problema potrebbe essere difficile da solo. Come comprendere se il tuo comportamento ha superato la linea tra il "ragionevole" e il "ho bisogno di aiuto"?
Molte persone hanno bisogno di un piccolo aiuto per per guardare con obiettività alle proprie abitudini.
Prova a farti le seguenti domande per verificare se hai problemi con la pornodipendenza.
Rispondi alle seguenti domande:
1. Ti capita di trovarti a pensare di voler andare on line alla ricerca di materiale pornografico molte volte durante la giornata, anche quando non vorresti pensarlo?
2. Ti sei mai sentito disperato o hai mai pensato al suicidio nel pensare ai tuoi comportamenti on line?
3. Ti sei mai trovato coinvolto in un comportamento sessuale di cui ti sei vergognato o imbarazzato successivamente?
4. Hai mentito agli altri rispetto al tuo comportamento sessuale on line?
5. Vuoi che nessuno sappia che ti connetti a siti pornografici?
6. Hai più volte promesso(a te stesso o ad altri) di non connetterti più ma senza dare raggiungere l’obiettivo?
7. Sei preoccupato della frequenza con la quale ti masturbi guardando siti pornografici?
8. Ti sembra di avere ptoblemi a gestire la tua vita a causa della tua attività con i siti pornografici?
9. Il tuo/tua partner è arrabbiato con te a causa del tuo comportamento on line?
10. Sei preoccupato dell’impatto che il tuo comportamento con materiali pornografici potrebbe avere sulla tua fede o la tua spiritualità?
11.Riscontri di spendere sempre più tempo su siti pornografici?
12. Il tuo tempo su siti pornografici interferisce con il tuo lavoro o con i tuoi impegni? Arrivi al lavoro in ritardo o stanco a causa del tempo che dedichi alla visione di materiale pornografico?
13. Pensi di avere una quantità eccessiva di materiale pornografico sul tuo computer? Pensi di spendere troppo tempo raccogliendo materiale pornografico?
14. Quando ti si fanno pressioni perchè limiti il tuo tempo di connessione ti senti arrabbiato?
15. Trovi che la tua vita gira principalmente intorno al tempo che utilizzi al computer?
16. Stai spendendo più denaro di quanto vorresti per la ricerca di immagini pornografiche on line?
17. Il tuo comportamento on line ha interferito con il tuo matrimonio o le tue relazioni affettive?
Se hai risposto "si" ad alcune delle domande elencate potresti trarre benefici dal cercare una cura per il tuo comportamento on line.
Il Ristorante dove festeggeremo il nostro Matrimonio
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Ecco le indicazioni, da Albano, per raggiungere il ristorante nel quale saremo lieti, dopo le 18.30 di ricevere i nostri ospiti



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