INVITO AL PORTFOLIO – di Sergio Magni (copia spudorata)

Esibizione del 2009 dedicata alle opere di Robert Mapplethorpe
Esibizione del 2009 dedicata alle opere di Robert Mapplethorpe

Alcune volte, per paura che vengono rimossi, riporto sul mio blog a mo di “cassaforte” alcune chicche come quella che vi sto presentando ad opera di Sergio Magni.

Mi perdoneranno gli amici del Circolo Fotografico Milanese se l’ho fatto ma penso che questo post vada preservato ^_^

INVITO AL PORTFOLIO – di Sergio Magni

in questi giorni parliamo spesso di portfolio in vista dell’appuntamento mensile con ospiti esterni che verranno ad analizzare i nostri lavori, quale occasione migliore per pubblicare il volantino che Sergio ci diede nel 2014?

Ho trattato in tanti modi questo argomento senza trovare – e temo sarà così anche questa sera – il modo giusto per farlo. Piccola giustificazione: è sicuramente un argomento complesso, che in più richiede un po’ di fiducia nella bontà della didattica che andrò a esporre, e la buona voglia di applicarla. Comunque ci provo.

Definizione di portfolio. Un racconto fatto di immagini.
La differenza con il racconto fatto di parole sta ovviamente nel segno scelto (immagini al posto delle parole) e nelle relative differenti capacità espressive che sono:
* Nel linguaggio concettuale delle parole, la convenzione, che è imposta dall’ ‘interno’ (struttura grammaticale o sintattica)
* Nel linguaggio contornuale della fotografia, la connaturalità, dovuta alla giustapposizione dei singoli elementi visibili, e quindi proveniente dall’ ‘esterno’, e con modalità non facili da intuire. Ma se di queste considerazioni un po’ strampalate possiamo anche fare a meno, non possiamo evitarci altre analogie o confronti, e dobbiamo decidere che per mettere insieme un portfolio fotografico occorrono cinque scelte precise. Non complicazioni concettuali, scelte precise.

1) Intenzione. Intendo realizzare un portfolio di tipo artistico, oppure realistico, oppure tematico. Mi sembrano evidenti le analogie con racconti fatti di parole, e nella ricerca di motivazioni serie: il libro giallo sarà scritto in modo diverso (argomento a parte) dal libro di fantasia, dal libro storico, dal racconto poetico, ecc. Sarà quindi l’ ‘intenzione’ a decidere il ‘modo’ con cui realizzare il mio portfolio (ci ritorno sopra tra poco) contribuendo così a renderlo credibile e comprensibile.
2) Idea centrale. L’argomento che intendo trattare, e che dovrà avere caratteristiche precise (le vedremo meglio più avanti; per ora annotiamo l’importanza di questa scelta).
3) Vicenda. Per vicenda intendo l’insieme dei singoli soggetti delle fotografie; una specie di trama, di punti fermi attorno ai quali il portfolio si sviluppa.
4) Racconto. Per racconto intendo l’insieme delle scelte operative (tempi, diaframmi, ottiche, punti di ripresa, contesti, colori) che effettuerò allo scopo di rappresentare la ‘vicenda’ in modo coerente con l’ ‘intenzione’ e con l’ ‘idea centrale’.
5) Significato. Per significato intendo ciò che voglio far capire. È il risultato dell’aver bene ‘assemblato’ le precedenti quattro scelte, il motivo per cui ho ‘scritto’ il mio racconto fatto di immagini.

Se non ci convinciamo che queste scelte sono insostituibili fattori espressivi e non ci concentriamo sulla loro validità e sulla necessità di tenerne conto, temo sarà molto difficile mettere insieme portfolio comprensibili, dove il termine ‘comprensibili’ indica l’operazione di linguaggio per cui ciò che l’autore intende comunicare risulti chiaro a livello di lettura (leggere = capire).
Non confondiamo però ‘lettura’ con ‘valutazione’. Posso leggere (e di conseguenza capire) un portfolio e poi valutarlo negativamente (la valutazione – ovviamente – seguirà un percorso particolare e diverso che non è argomento di questa serata), ma non potrò mai valutare una cosa che non ho capito. Evidenzio quindi la fondamentale importanza della ‘lettura’ come primaria funzione conoscitiva.
E per capire bene è indispensabile che il fotografo mi aiuti con le sue scelte. Voglio dire: il portfolio è di tipo realistico? A cosa serviranno sfuocati, mossi, controluce, costruzioni estetiche ordinate a forme classiche? A niente. Serviranno costruzioni estetiche di tipo ‘descrittivo’, per far vedere bene ciò che voglio realisticamente descrivere.
Il portfolio è di tipo artistico? Dovrò strutturarlo in modo che il lettore capisca il mio privilegiare la ‘rappresentazione’ rispetto al ‘rappresentato’, quindi accurate scelte compositive fatte non con l’intenzione di ‘indagare’ i miei soggetti, ma con l’intenzione di suscitare emozioni (il tipico modo espressivo dell’arte).
Il portfolio è di tipo tematico? Dovrò far capire ciò che il soggetto mi ha suggerito, ma non con una inutile, complicata e lunga didascalia simile a un’opera letteraria, ma utilizzando composizioni che rendano evidente e credibile la mia personale impronta narrativa.
Certamente queste scelte sono facili a dirsi e difficili a farsi, ma sono quelle che distinguono un portfolio significativo da uno banale.
Forse una sola parola le comprende tutte: coerenza. Decidiamo un percorso e seguiamolo – mi ripeto – con estrema coerenza, con tanta pazienza, con l’umiltà di chi vuole farsi capire. Noi possiamo destreggiarci tra le difficoltà che abbiamo scelto. Il lettore no; semplicemente non capirà. Elenco alcune considerazioni che a mio avviso vanno tenute in conto sia pure in una traccia concisa e schematica come questa:

Scritte di accompagnamento. Brevissime (e con utilizzo molto limitato di aggettivi). Se un portfolio, per essere capito, ha bisogno di tante parole, temo non sia un buon portfolio.
Possibilità privilegiate dei portfolio. 1) idea dello scorrere del tempo (le foto singole hanno solo il tempo dell’istante in cui sono state scattate). 2) portfolio che diventano ‘documentazione’ acquistando importanza di tipo storico (quindi grande attenzione al contesto che deve contribuire a valorizzare il concetto: ‘è successo così, in quel modo, quel giorno’).
Come raccontare con un portfolio. Utilizzare quattro modalità codificate che evidenziano – chiarendolo – il ‘campo espressivo’ in cui ci muoviamo:
Ciclo chiuso (un fatto raccontato dal principio alla fine);
Ciclo aperto (un fatto raccontato con cadenze libere, non legate al suo svolgimento temporale);
Analogia (situazioni presenti in una realtà sufficientemente delimitata come per esempio una città);
Contrasto (situazioni tra loro stridenti messe direttamente a confronto).
Come esprime un portfolio. Ricordare che significati si ‘aggiungono’ in base alla scelta, agli accostamenti, e quindi alla successione delle immagini.
Possibilità di utilizzare immagini scattate in precedenza. Pensiamo alle foto di viaggio. Abbiamo magari ‘mescolato’ argomenti che invece – tolti dal contesto generale e bene inseriti e riordinati in un unico argomento – consentono di ‘mettere insieme’ portfolio coerenti.
Controllo ‘peso’ delle situazioni rappresentate. Evitare squilibri tra importanza di situazioni e numero foto dedicate a ciascuna.
Controllo numero foto. Niente ripetizioni. Solo foto essenziali. Meglio un portfolio di poche immagini che faccia dire all’osservatore: ‘Già finito?’ piuttosto di uno in cui l’osservatore ritrovi situazioni già viste.
Attenzione al titolo. Solamente indicazioni utili alla comprensione (sicuramente il cosa/dove/quando; eventualmente qualche notizia in più, ma non ulteriore racconto fatto di parole).

Termino con qualche consiglio relativo alla scelta degli argomenti (ne ho accennato all’inizio elencando le cinque scelte da fare per la realizzazione di un portfolio):
* Scegliere argomenti che abbiano qualche oggettivo motivo di interesse. Bisogna avere una ‘base’ per costruirci sopra qualcosa. Costruire portfolio su basi scontate o banali è molto complicato.
* Scegliere argomenti, magari limitati, ma ben definiti. È molto difficile raccontare in un portfolio un popolo o una città: meglio raccontarne un aggettivo, una caratteristica, un singolo aspetto.
* Scegliere argomenti di cui abbiamo opinioni personali e quindi qualcosa da dire.
* Scegliere argomenti – ed è assolutamente la cosa fondamentale – che si possono sviluppare e risultare credibili attraverso il linguaggio della fotografia, cioè attraverso un linguaggio che parte dalla rappresentazione dei contorni visibili delle cose.

La teoria è per fortuna finita, adesso vediamoci alcuni portfolio. Non sono portfolio scelti come esempi da valutare positivamente nel loro significato, ma per attirare l’attenzione sulla loro eventuale chiarezza espressiva e quindi sulla facilità di lettura e comprensione.

settembre 2014

Portfolio, ma che è e come lo creo?

Piccolo dettaglio che cattura

“Il portfolio è l’elenco dei lavori svolti da un professionista (ad esempio un architetto), eventualmente corredato di immagini esplicative.

Curiosamente in Italia si usa il termine inglese portfolio che a sua volta deriva dall’italiano portafoglio, di cui ha tutti i significati e che quindi può essere usato in alternativa.” – Wikipedia

Ho scovato un bel post sul sito della Treccani che parla della presentazione del Portfolio, della sua composizione (intesa come quantità di foto, a chi è destinato e via dicendo). Molto interessante e sicuramente da leggere.

Se dobbiamo presentare dei lavori ad esempio alla redazione di Digital Photography Italia (che poi è la stessa di Fotografia Reflex), come dobbiamo organizzarci?

intanto abbiamo già individuato uno dei parametri fondamentali per la composizione del nostro futuro Portfolio ovvero il destinatario!

La redazione di una rivista come quella che abbiamo appena citato visionerà un casino di foto al giorno e sceglierà le foto “di pancia”, non avrà tempo ne voglia di stare due ore a visionare le vostre centinaia di foto…per cui poche foto ma buone! Diciamo 10/15. Su questo numero sappiate che ognuno da i numeri (appunto)…fate voi…diciamo che il numero di foto giusto è quello che serve a presentare la vostra storia (e voi) ne una di più ne una di meno!

Chi analizza un portfolio, in genere, ha una buona cultura fotografica ed ha visto in vita sua moltissime fotografia comprese (ovviamente) quelle dei grandi maestri. Non mandategli foto del gattino o del tramonto (a meno che non troviate un modo originalissimo di presentarli) ma cercate di essere originali sia nel modo di raccontare sia in quello che state raccontando. Penso che il bambino di colore con gli occhioni grandi abbia scassato i cabasisi oramai, quindi occhio ai contenuti ^_^

In fotografia molto è stato già fatto e diffuso, scegliete un tema originale e perseverate.

Un’altra cosa importante è l’obiettività con cui sceglierete le vostre foto. Siate obiettivi, osservate le vostre foto con distacco, allontanando le emozioni legate ai ricordi che le foto portano con se. E come già abbiamo accennato evitate come la peste le ripetizioni, concentrate tutto il “racconto” in poche immagini distinte ma connesse tra loro.

Un portfolio deve contenere un progetto sviluppato e compiuto, saper descrivere un fatto, esporre una storia. Una sorta di racconto breve ma sempre completo ed esaustivo. Siate degli scrittori ^_^

Il racconto di questa storia può avvenire sostanzialmente in due modi, almeno quelli conosco, come un racconto chiuso o aperto.

Aperto se la storia non ha un inizio o una fine e chiuso invece è un racconto classico, con un’inizio un centro ed una fine. Esempio: colazione la mattina, pranzo, cena e tutti a letto. Quello aperto non ha questi elementi temporali per cui avremo in realtà la sequenza delle immagini che non danno la sensazione ad esempio dello scorrere del tempo, almeno non per forza. In entrambe i casi scegliete con cura la collocazione di ogni foto, in modo che il racconto possa svilupparsi secondo la vostra personale idea.

Basta, me so stufano e me ne vado a casa…il resto lo trovate ad esempio sul post che vi ho linkato in apertura di articolo.

Oggi 31.05.2013 aggiorno l’articolo con questa citazione:

Le porte di ogni rivista dovrebbero essere aperte alla collaborazione. Quello che ci vuole è un argomento originale o un tema abusato, ma rivisitato. Meglio se si tratta di un argomento che piace e che si conosce. Però la bella idea non basta. Occorrono le fotografie giuste per illustrarla e poi un testo senza fronzoli, senza superlativi, troppi avverbi o troppo autocompiacimento… io qui, io là. Il tutto in un buon italiano. Difficile, ma non impossibile. Altrimenti non saremmo qui.
by Giulio Forti

Partecipiamo al LEICA TALENT?

Alla fine, ieri sera non ho resistito..dopo aver realizzato una serie di foto su Vita da Porci, ho deciso di usarne una serie di esse (avevo in mente – anche se inconsciamente – di raccontare qualche cosa) per partecipare al nuovo “Talent Show” della Leica.

Che cosa mi ha convinto a partecipare? Ma come in genere sei sempre contrario a regalare foto agli altri!

Ebbene, ho pensato fosse ora di mettermi a confronto con “gente brava” e vedere “dove sto”. Potendo scegliere fra due categoria, X ed M si ha la possibilità o di presentare un “racconto” oppure di rappresentare il proprio stile fotografico…ho preferito la prima soluzione anche se con “sole” tre foto è un po difficile, quella serie l’ho concepita per 4 foto … peccato ^_^

Un’altra cosa importantissima a mio parere è questo:

Leica Camera Italia precisa che essa non ha alcun controllo sulla gestione dei like da parte di Facebook e che i like stessi saranno tenuti in considerazione solo ed unicamente quale espressione del gradimento del pubblico, senza che gli stessi siano funzionali per la selezione delle foto.”

ed anche

“Le fotografie caricate rimarranno di esclusiva proprietà dell’autore, che autorizza Leica Camera Italia ad utilizzarle – e, in particolare, ma non in senso limitativo, a riprodurle, pubblicarle e comunicarle al pubblico con qualsiasi mezzo – a titolo gratuito, esclusi gli utilizzi a fini commerciali.”

Ok, le useranno (magari) ma rimarranno mie! E se vogliono farci dei soldi se ne riparlerà.

Detto questo ecco il link alle foto: http://www.talent.leica-camera.it/adolfo-trinca

FotoUp: la lettura del mio portfolio

You FotoUp Dovrò chiedere a Wendy di ricucirmi l’ego sotto i piedi come ha fatto con l’ombra de Peter Pan!

Ebbene, il vostro fotografo preferito, che sarebbe il sottoscritto, ha aderito all’iniziativa “Il Portfolio di Denis Curti” ed oggi il “responso” di tale lettura è sul web, su  Foto Up appunto.

Si tratta di una bella iniziativa, di quelle che c’è ne vorrebbero a mazzi a fiumi a valanghe! In pratica Denis Curtis si offre di leggere il nostro portfolio mandandoci via email le sue considerazioni e se diamo il consenso, come nel mio caso, pubblicherà il nostro portfolio nel suo sito.

foto sottoposte alla letture di Deni Curti
foto sottoposte alla letture di Deni Curti

Ecco cosa ha scritto della mie foto:

Gentile Adolfo Trinca, il suo portfolio si presenta con una serie di ritratti che considero davvero interessanti per le scelte formali e compositive: sono scatti realizzati spesso all’insaputa dei soggetti, colti in movimenti spontanei e sguardi ammalianti.

In particolare, ho apprezzato la serie di fotografie che ritraggono in momenti diversi la celebrazione di un matrimonio: l’uso del bianco e nero e il forte contrasto tonale conferiscono alle immagini un autentico sapore vintage, accentuandone lo stile dolce e romantico.

Sono sicuro che un editing più asciutto e sintetico potrebbe donare al suo portfolio maggiore unitarietà. La invito perciò a concentrarsi sul tema del ritratto lasciandosi ispirare dall’opera di maestri come Yousuf Karsh e Bert Stern.

La modalità per ottenere una lettura è la seguente, dovrete mandare le vostre foto all’indirizzo portfolio@fotoup.net tenendo in considerazione le seguenti regole:

1. Le foto devono essere al massimo 20
2. Le foto devono essere numerate progressivamente
3. I file devono rispettare i seguenti standard:
– Formato JPG
– 800 pixel (H/V)
– 72 dpi

L’email dovrà contenere i  vostri dati anagrafici ed un recapito telefonico.

La risposta arriverà via email e se accettate pubblicata sul sito di Foto Up com’è successo nel mio caso.

Mi sembra un’ottima opportunità non trovate?

Progetto Fotografico: Terza Lezione

Alcuni concetti fondamentali da tenere a mente su Liberatoria e Autorizzazione

Buona parte dei progetti fotografici comprende soggetti come luoghi o persone. Ora, qualsiasi tipo di attrezzatura voi usiate, di pellicola, di macchina fotografica, di flash, di assistente, una sola cosa deve diventare vostra amica. Sarà un’amica-nemica, ma vi aiuterà.
Il suo nome è Liberatoria (alcune volte è Autorizzazione, soprattutto quando andiamo in luoghi dove non potremmo). L’aspetto è quello di un foglio di carta A4 su cui due persone appongono le loro firma. Quale è il suo scopo? Tutelare il lavoro del fotografo e di chi è fotografato.
Il fotografo deve veder tutelati i suoi diritti di copyright (non è bello denunciare una persona, anche se alcune volte andrebbe fatto per un fatto di fargli vivere quello che si è vissuto) e chi è fotografato i suoi diritti (soprattutto se colui che è fotografato non è “persona nota”): non potete usare la foto della persona per uno scopo diverso da quello che avete indicato. Non si fa. No. No. No.

Se il progetto prevede il fotografare persone che sono parte attiva della comunità in cui vivete (la nonna, non è persona nota, anche se è parte attiva della comunità familiare, a meno che non sia impegnata attivamente in politica) o comunque persone note alla maggior parte della popolazione, allora la liberatoria non serve. Se il progetto prevede che vengano fotografate persone che sono riunite in una festa, allora non serve nulla.
Ma ipotizzo che questo accada nel 0,000000001% delle persone che seguono questa interessante rubrica, e quindi la liberatoria va scritta.

La liberatoria sarà compilata sia dal fotografo che dal soggetto. Quindi materialmente si può dire che sia divisa in due parti:

  • la prima dove il soggetto andrà ad inserire i suoi dati sensibili (nome, cognome, data di nascita, indirizzo di residenza ecc): guai a voi se divulgate questi dati per scopi diversi.
  • la seconda dove inserirete lo scopo per cui il soggetto vi autorizza a riprenderlo (dovete inserire anche i vostri dati). In questa parte inserirete anche due righe in cui assicurate il soggetto che le foto che scatterete le userete solo ed esclusivamente il vostro scopo primo (il vostro progetto)

Ovviamente vanno lasciati due campi per inserire la data e il luogo in cui sono eseguite le foto.
Seguono la firma del fotografo e del fotografato.

Nel caso di minorenni (anche se non sembrano minorenni e portano una 4a di seno) la liberatoria va compilata e firmata DA UN MAGGIORENNE COME UNO DEI GENITORI O CHIUNQUE NE FACCIA LE VECI.
La liberatoria deve restare sia al fotografo che al soggetto (io ho usato la buona e cara carta carbone, ma se avete una copiatrice in tasca, potete usare quella).

Nel caso invece il progetto si realizzi in luoghi dove non tutti i giorni possiamo entrare, allora bisogna, dopo aver preso i dovuti contatti e visti i rischi che si possono incorrere, rilasciare una autorizzazione in cui vi assumete tutte le responsabilità nel caso in cui vi facciate male.
Non avete le scarpe antinfortunistiche e cade qualcosa? Sono fatti vostri.
Per questo, quando andate in posti in cui non sapete i rischi che ci possono essere o in cui potete incorrere, chiedete sempre prima se dovete procurarvi materiale speciale e possibilmente, fatevi accompagnare da qualcuno che in quel luogo ci lavora.

Io non sono un avvocato, posso aver commesso e scritto qualche inesattezza. Succede. Ditemi dove, cosa e come posso rimediare e io lo farò. Promesso

p.s. La Liberatoria va sempre fatta firmare. Anche nel caso facciate fotografie che poi non inserirete nella versione finale del progetto (libro o qualsiasi altra cosa).

ADOLFO: Mi permetto di integrare un po l’articolo di Lisa aggiungendo dei fac-simile di Liberatoria.

2009.03.13 : Aggiungo anche la liberatoria per il soggetto fotografato che Telethon, immagino i suoi avvocati,  ha messo sul sito per il suo concorso “La scienza si fa Arte“.

Leggi tutto “Progetto Fotografico: Terza Lezione”

LEZIONE 2: DESCRIVERE IL PROGETTO E LE 10 REGOLE D’ORO

Avete trovato il vostro progetto? il chiodo fisso che non fa dormire voi e la vostra metà (se piange, vi assicuro che non è un chiodo, ma è il pargolo che aspetta o la pappa o il cambio interntturno)? Ottimo. Si passa alla fase successiva.
La più difficile. La più ardua, ma che vi darà la possibilità di capire se quello è un progetto valido o se era solamente una vaga idea che può aspettare e maturare meglio.

Dovete descrivere il progetto in modo che sia comprensibile all’umana popolazione a cui lo sottoporrete.
Le dieci regole (generali) che ho imparato sono queste
1. Usate parole semplici.
2. Non dilungatevi troppo nella spiegazione.
3. Trovate risposte alle domande che potrebbero farvi (la peggiore è “Perchè?”): mettetevi nei panni della persona a cui vi rivolgete (non fisicamente) e cercate di far venire fuori tutte le possibili domande assurde che potrebbero farvi e date una risposta.
4. Prima di partire, provate su voi stessi. è bruttissimo e anticommerciale dire che si fa una cosa e poi non saperla fare.
5. Pubblicità. Preparate delle cartoline (con il vostro numero di telefono bene in evidenza) da lasciare nei negozi, dei manifestini da lasciare al supermercato, usate i social network (non abbiate paura di spammare, chiedere è lecito, rispondere è cortesia), chiedete ai colleghi, ai famigliari, agli amici. Ai buoni, ottimi amici date del materiale da diffondere ai loro amici.
6. Fatevi amici i “coglioni”, ossia i fighetti con cui non uscireste neanche se fossero le ultime persone al mondo. Loro servono sempre per :
a) pubblicizzare il progetto prima della realizzazione e preparare un buon substrato pieno di positività verso di voi;
b) pubblicizzarlo dopo.
7. (ma la possiamo denominare 6bis). Fatevi vedere ad eventi a cui non sareste mai andati e pubblicizzate in modo cortese il vostro progetto (io di solito mi avvento sulle persone, ma questo è un altro discorso) ai soggetti.
8. Preparatevi moralmente. Una buona fetta di popolazione a cui chiederete, vi dirà di no. è fisicamente provato che la popolazione italiana è cerebralmente chiusa a progetti di qualsivoglia tipo. è bene che lo sappiate prima di iniziare, in modo da non demoralizzarvi. Ricordate che non sempre piove e che qualcuno dirà di si. In ogni caso: chiedere, chiedere, chiedere, chiedere. Alla fine qualcuno per pietà o per pura finta simpatia, molla sempre.
9. Attrezzatura. Preparatela in modo che non ci siano mai (e quando dico mai, intendo mai) dei problemi (il flash non va, la macchina non scatta ecc) e che sia sempre a portata di mano.
10. Trovatevi un valido assistente (serve sempre) su cui:
a) scaricherete le frustrazione del punto 8;
b) darete la colpa se l’attrezzatura non funziona (anche se è colpa vostra e lui lo sa);
c) inculcherete nella zucca le regole e il tema del progetto;
d) vi porterà, grazie anche al navigatore satellitare dove dovrete andare a fare ciò che volete fare.
e) farà fotografie che, nel caso non vengano le vostre, verranno usate da voi.

Progetti personali lezione 1 ovvero scegliere il tema.

A me come ad altre mille miliardi di persone piace la fotografia. Succede. Non tutti siamo fanatici del calcio (meno male) e dei viaggi organizzati. Essendo persona particolare per definizione accade che basta una parola detta da un collega, un’immagine, una canzone faccia scattare nella mia testolina malata una serie di meccanismi che mi portano alla creazione di un “PROGETTO FOTOGRAFICO”.
O_O ?_?
Cosa si intende per progetto fotografico?

Per le persone normali: si intende una persona che ti chiede incessantemente di poterle fare una foto e che con quella foto ci farà un libro che nessuno comprerà se non l’autore e i suoi amici (che lo compreranno perchè commossi dalla persona che pagherà tutte le spese) e di cui nessuno si preoccuperà di fare una recensione e che non scalerà le classifiche di una fantomatica classifica dei libri fotografici del secolo. Lo fa solo per puro divertimento personale.

Per le persone dallo spirito fotografico: si intende un percorso visivo lineare che porti da A a B e che porti l’autore ad imparare qualcosa su di se, che porti i soggetti ad imparare qualcosa sugli altri (qualche volta, dire si è cosa buona e giusta, altre volte non lo è, qualche volta le persone sono strane ma gentili), che ti porti a capire meglio l’aggeggio (macchina fotografica) che hai in mano.

Il primo scoglio da affrontare è il TEMA DEL PROGETTO.
Niente banalità (non vi basta la televisione?) e niente astrofisica (non riuscirete a convincere una casalinga a mettersi la tuta da astronauta per andare su Marte a prendere l’acqua).
Il tema lo scoprirete perchè vedrete incessantemente le foto nella vostra mente anche quando dormite, mandate una mail al lavoro, portate i bambini a scuola e starete mezz’ora ad osservare con sguardo da pesce lesso il banco surgelati del supermercato conun pesce surgelato che chiama la polizia perchè c’è un maniaco che lo osserva da mezz’ora. Di solito il tema, le prime volte, si rivela al povero fotografo mortale, quando poggia la testa sul cuscino la sera (non so per quale misterioso avvenimento cerebrale, ma succede veramente così, anche con le idee più brillanti), mentre poi si rivelerà in altri modi che ho elencato all’inizio.

Ah, dimenticavo che non tutte le persone a cui piace la fotografia, hanno/devono trovare il loro progetto personale. Però se guardate attentamente, anche coloro che fotografano incessantemente il loro gatto, hanno trovato il loro tema. Solo non lo sanno.

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