Approfitto della Canon Fantastica di Reflex.it

Dopo aver letto l’articolo apparso su Reflex.it dove si parla di una fantomatica Reflex annunciata da Canon, mi sono venute in mente alcune considerazione, fra l’altro espresse sul gruppo flickr di Fotografia Reflex, circa le caratteristiche che vorrei trovare nelle macchine del futuro.

Un piccolo abstract dell’articolo:

Parigi 12 ottobre – Canon lancia la fotocamera del futuro: altissima sensibilità, ultra zoom, ripresa solo video con super alta definizione. All’Expo 2010, evento quinquennale, dove la casa giapponese presenta in particolare le sue tecnologie più avanzate, sono state mostrate una serie di importanti soluzioni per la fotografia. La più curiosa è senza dubbio la Wonder Camera, bianca super carenata. Di questa poco si sa, ma quel poco dice molto. Sensore ad altissima definizione (Canon ha pronto un 120 MP formato APS-C), zoom “Adavanced” da 100x o più con sistema ottico-digitale grazie al sensore ad altissima definizione.

Quali sono secondo voi le caratteristiche fondamentali per le macchine fotografiche del futuro?

Le mie, alla rinfusa, sono più o meno:

La macchina del futuro, a mio parere, “non deve essere cosi grande”. La macchina del futuro deve pensare 300 grammi (e le ottiche meno della metà di questo peso), deve essere dotata di touch screen (come molte già lo sono) ed avere la possibilità di connettersi a storage remoti via “qualsiasi cosa” ed avere memorie solide “enormi” già di loro. Le schede di memoria un optional (o usate come backup).

L’autofocus? ancora? dovranno avere un multifocus ovvero la capacità di mettere a fuoco più piani contemporaneamente e a scelta dell’operatore.
Latitudine di posa pari, non voglio esagerare, a quella dell’occhio umano.
Lo stabilizzatore? ma si, ma che sia giroscopico e direttamente nel corpo macchina.
Ok, la smetto.

e poi:

“Ah già … dici che poi bisogna anche saperla usare … mumble mumble … riformulo con calma il mio progetto e ve ne renderò partecipi.

Detto questo però…non si parla mai di portare la latitudine di posa (non mi viene il termine per i sensori) a livelli uguali se non superiori di quelli dell’occhio umano.
A che servono 24 MP se poi la metà sono neri o bianchi?”

Dustin Diaz e l’inverso del quadrato della distanza

Come potevo non tradurre un’articolo di Dustin Diaz, preso da DPS (Digital Photo School) che a sua volta lo ha preso da Flash Bullet Photography, che parla dell’uso del flash?

Non sapete chi è dustin? ahi ahi ahi, andate immediatamente a visitare il suo stream su Flickr!

Ma bando alla ciance e procediamo con la traduzione; come sempre vi prego di segnalarmi eventuali panzane che scrivo.

StroBella: ovvero l'ombrellino per flash a slitta che fa da softbox

Ammettiamolo, una delle cose più noiose della fotografia è la legge sull’inverso del quadrato (ndr: parliamo di propagazione della luce). Ma prima di strapparvi i capelli e gridare “il quadrato de che?” aspettate un secondo. Per prima cosa non c’è bisogno che impariate a memoria le leggi dell’ottica per fotografare o per diventare dei professionisti. Ma chiunque abbia una SLR (ndr: Reflex) e voglia dominare tutte le variabili che determinano una corretta esposizione, dovrebbe conoscerla ed avere ben chiaro come essa funziona. Ovviamente il conoscere la legge dell’inverso del quadrato (se non l’hai capito già) serve a chi vuole immergersi nella fotografia con il flash.

Pertanto, se sei uno di coloro che dicono “Io non scatto mai con il flash, io uso soltanto la luce ambiente”, divertiti dall’alto del tuo piedistallo e continua ad inventare scuse sul perché non sei interessato all’uso del flash. Sicuramente macchine come la nuova Canon 5Dmkii o Nikon D3 con un bel 50mm f/1.4 stanno dilaniando le tenebre con delle stupende foto a 3200 ISO, ma noi stiamo parlando di fotografia di qualità professionale fatta in studio per ritratti/riviste dove il flash è utilizzato per creare foto incredibilmente definite, colorate, splendidamente illuminate. E non dimentichiamo che il flash è “sempre disponibile” – cosa da sfruttate a nostro vantaggio.

Bene, detto questo, diamo un’occhiata ad alcuni principi di base che forse già conosciamo.

Velocità di scatto, apertura e sensibilità ISO

Velocità di scatto

Tutti sappiamo che più lungo il tempo di scatto più luce entra. Al contrario, una maggiore velocità di scatto, fà passare meno luce. E naturalmente, uno stop di luce (in termini di velocità di scatto) lavora su fattore di due. Questo significa che raddoppiare la velocità di scatto di 1/100 vuol dire portarla ad 1/50. Questo è “uno stop di luce” in più, più luminosità. Al contrario, se dimezzare la velocità di scatto di un 1/100 la porta a 1/200 portando l’esposizione “uno stop” sotto, più scuro.

Bene, possiamo andare avanti.

Apertura

Dovremmo avere tutti ben in mente la scala degli f. In caso contrario, sappiate che si tratta di una semplice scala dove possiamo raddoppiare i nostri numeri, a partire da f / 1, ed ogni volta che lo facciamo la luce aumenterà o diminuirà ad ogni passaggio di due stop. Quindi:

1 → 2 → 4 → 8 → 16 → 32

Per calcolare gli step (incrementi) intermedi, basterà che moltiplichiamo il nostro stop per il numero magico 1.4 (che null’altro è che l’arrotondamento della radice quadrata di 2 (che è ~ 1.414)). Questo rende il calcolo del nostro primo valore molto semplice. 1 x 1.4 = 1.4! Ora possiamo completare il nostro grafico riempendo le ulteriori lacune!

1.0 → 1.4 → 2.0 → 2.8 → 4 → 5.6 → 8 → 11 → 16 → 22 → 32

Adesso disponiamo di una scala di aperture che mostrano un incremento di uno stop alla volta. Ad essere puntigliosi, diamo un’occhiata alla scala delle aperture su base dei terzi (molti di voi lavorano con questi valori sulle proprie SLR):

… → 1.4 → 1.6 → 1.8 → 2.0 → 2.2 → 2.5 → 2.8 → …

Ok, adesso so dei valori di Apertura, adesso mi ricordi come si legano con l’esposizione?

Diciamo che la giusta esposizione e ad 1/125 ed f/8. La tua modella è li che aspetta che tu gli scatti un bellissimo ritratto. Tu (il fotografo) decidi che la cosa migliore è una minore profondità di campo. Cosi imposti l’apertura a f/4. Quindi aumenti la luce di due stop. f/8 → f/5.6 → f/4. Per compensare, devi abbassare la velocità di scatto di due stop. 1/125 → 1/250 → 1/500. Facile, veloce e preciso.

Velocità ISO

Tutti sappiamo che un valore ISO basso ci permette di ottenere dei file puliti (ndr: in termini di rumore digitale). La scala degli ISO è molto simile a quella utilizzata per la velocita di scatto:

100 → 200 → 400 → 800 → 1600

Molte delle ultime fotocamere come la Nikon D700/D3 oppure la Canon 5Dmkii hanno la possibilità di lavorare a valori ISO pazzeschi come 25.600, valore di quattro stop superiore a 1600 ISO!

Torniamo un’attimo indietro e facciamo un esempio, se abbiamo un valore iniziale ad ISO 400 e dobbiamo scendere di 2 stop, dobbiamo semplicemente andare da ISO 400 → 200 → 100

Ok, adesso cosa dire di quella cosa chiamata flash?

Anche i Flash hanno gli stop! Gli incrementi sono misurati ad incrementi di mezzo, come la velocità di scatto. Questo è quello che chiamiamo “la potenza del flash”, o se preferita, quanta luce spara fuori. La sua scala è più o meno così:

1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/8 → 1/16

Da sinistra a destra, “piena potenza”, “metà potenzza,” “un quarto di potenza,” etc. Molti flash possono arrivare sino a 1/128 come l’SB-800/900 oppure il Canon 580EXii.

Una delle cose principali che dovete considerare quando acquistate un flash è la sua potenza. Ovvero, “quanto sara potente questo flash a piena potenza rispoetto quast’altro a piena potenza?” Possiamo sapere quando potenti essi siano attraverso il Numero Guida (ndr: GN). Questo parametro è importantissimo da conoscere prima di acquistare un flash. Questo è importante quanto sapere di quanti millimetri è il vostro obiettivo. Ad esempio, non andreste a comperare un obiettivo da 200 mm senza sapere che è un’obiettivo da 200 mm! Giusto?

Che cos’è il Numero Guida?

In termini matematici è l’apertura moltiplicata per la distanza alla quale il vostro flash illuminerà correttamente un soggetto. Il numero guida è misurato a ISO 100 (sensibilità della pellicola) e a 35mm ed a piena potenza (1/1 power).

Prendiamo un modello base di flash Nikon, per esempio l’SB-600 che ha GN 98. Per rendere semplici i nostri calcoli, arrotondiamo la sua potenza a 100. Questo ci porta alle seguenti assunzioni. Date un’occhiata al diagramma qui sotto. abbiamo il flash (F) ed il soggetto (S). Essi sono distanti l’uno dall’altro venti piedi (ndr: poco più di sei metri).

/
(F)——————————20′——————————(S)
\

Per esporre correttamente il vostro soggetto avrete necessità di una apertura pari a f/5.

f/5 × 20′ = 100 G.N.

Se spostiamo il nostro soggetto di altri 20 piedi…

/
(F)—————————————————————40′—————————————————————(S)
\

Per compensare l’incremento di distanza, avremmo bisogno di più luce! Questo significa che dovremo aprire di più, esattamente a f/2.5

f/2.5 × 40′ = 100 G.N.

Se manteniamo l’apertura a f/5, il nostro soggetto sarà sottoesposto. allo stesso modo, se apriremo troppo il diaframma, ad esempio a f/1.4, sovraesporremmo il nostro soggetto. Capito?

Ok, sono pronto a spiegarvi la regola dell’inverso del quadrato

Se proprio insistete: la regola dell’inverso del quadrato è questa “L’intensità della luce emessa da un punto è inversamente proporzionale al quadrato della distanza da quel punto.“

Quindi un oggetto due volte più lontano, riceve solo 1 / 4 la quantità di luce. Oppure, se è due volte più vicino, riceve 4 volte più luce. Tutte e due le ipotesi rappresentano una variazione di due stop.

Questo può creare confuzione lo so. Ma fortunatamente sappiamo già come funziona la scala delle aperture. Tenete solo a mente che la luce “ha profondità” cosi come la ha il nostro piano focale (ndr: la zona nitida o profondità di campo).

Oramai sapete che più si apre il diaframma e più diminuira la profondità di campo (ndr: zona nitida) e di conseguenza tutti gli oggetti alle spalle del nostro soggetto “cadranno velocemente fuori fuoco”.

Questo è esattamente quello che succede con la luce (e mano male!).

Date un’occhiata a questo esempio, per semplicità usiamo la scala delle aperture.

In questa illustrazione abbiamo aggiunto uno sfondo (B):

/
(F)——————————4′——————————(S)——————————4′——————————(B)
\

Assumiamo di avere questo settaggio:

ISO 100
f/4
flash a 1/4 di potenza

E’ lecito ritenere che il che lo sfondo sia di due stop sotto esposto. (4′ → 5.6′ → 8′)

Adesso, cosa succede se spostiamo il nostro soggetto di due piedi (ndr: 0,6 metri) verso il flash?

/
(F)————2′————(S)————————————————6′—————————————————(B)
\

Non appena abbiamo spostato il nostro soggetto “due stop in avanti” lo abbiamo reso due stop più illuminato! Quindi per compensare questa sovraesposizione abbiamo due possibilità:

A) Abbassare di due stop la potenza del flash
1/4 → 1/8 → 1/16

oppure

B) Chiudere un pochino il diaframma
f/4 → f/5.6 → f/8

Tutte e due le scelte faranno si che il soggetto sia correttamente esposto, ma è una scelta “artistica” che dovete fare scegliendo fra una più ridotta profondità di campo (soluzione A), o rimuovere una maggiore quantità di luce ambiente ed avere una foto maggiormente ricca di dettagli (soluzione B). Inoltre, attenzione che a causa della legge dell’inverso del quadrato, il nostro sfondo è ora “quattro stop” sottoesposto!

8′ → 5.6′ → 4′ → 2.8′ → 2′

Fico, che flash mi posso comeprare, quello con numero guida più alto giusto?

Be, in linea di massima si. Ci sono esempio in cui nuovissimi flah hanno numero guida minore del, ad esempio, vecchio di 30 anni Vivitar 285HV che si trova a $89 (via B&H) e eche ha numero guida 120 mentre devi spendere $400 per prendere un Canon 580EXii con lo stesso numero guida. oppure il nuovo Nikon SB-900 che ha numero guida 111.

Ma cosa voglio dire con tutto questo? Be, certamente se comprate i nuovi Nikon o Canon speedlight system, parleranno con la vostra fotocamera con i migliori e più recenti i/e-TTL technology, gli stop a disposizione andranno dalla piena potenza 1/1 sino ad un 1/128, considerate che il Vivitar ha soltanto 1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/16 (si, salta l’1/8). L’SB-900 ha un range di 17-200mm per coprire un largo numero di focali. Ha un sistema per il bilanciamento del bianco per cui comunica alla fotocamere che gelatine monta, tre diverse modalità di illuminazione del soggetto ed un tempo di ricarica velocissimo.

Ma non scartata a priori il Vivitar, è un vero affare per chi ha bisogno di mota potenza. Collegato alla fotocamera con un cavo PC o con un paio di Pocket Wizards e vale tanto oro quanto pesa!

Dopo tutto quello che avete letto, uscite con il vostro flash ( se ne avete già uno), mettetelo in manuale e sperimentate facendo un sacco di foto.

This article has been republished for use at Digital Photography School.

About the AuthorDustin Diaz is an Engineer at Twitter Inc. and a professional photographer with his wife Erin Caton. Together they run Flash Bullet Photography in San Francisco.

DxOMark: test e classifica e confronto fra obiettivi

DxOMark ha aggiornato il proprio sito aggiungendo, oltre la già presente classifica sui corpi macchina, anche quella relativa agli obiettivi.

Hanno testato un buon numero di obiettivi (non dite lenti che è una cattiva traduzione!) di diversi costruttori, montandoli e testandoli fra l’altro su numerosi e vari corpi macchina.

Si possono confrontare più obiettivi su più corpi macchina in innumerevoli combinazioni; per sapere ad esempio come si comporta lo stesso obiettivo su diverse Reflex o come si comporta la stessa macchina con obiettivi simili (magari siete indecisi su quale comperare).

La quantità di informazioni elencate nel test è davvero considerevole e può darvene un’idea l’immagine qui sotto.

Lens rankings with DxOMark Scores (via NikonRumors)

E se dovessi fotografare delle modelle dilettanti 2.0?

Sara
by Adolfo Trinca - © All Rights Reserved

Tempo fa scrissi un post con alcuni semplici accorgimenti sulle cose da fare per fotografare una modella non professionista (e non solo).

Aggiorno l’argomento proponendo quanto scrive Claudia Rocchini su un post molto interessante del gruppo Flickr Fotografia Reflex.

Ciao Dario e ciao Roberta,

entrambi avete evidenziato uno dei problemi più frequenti, e inevitabili, nell’approccio fotografico quando si scelgono soggetti umani : il blocco emotivo.

Dario ha scritto: Nel fotografare le persone non mi sento proprio a mio agio, non ho la stessa sicurezza che ho nel fare una macro ad un fiore o nel fotografare un panorama. Può dipendere da qualcosa di tecnico o è solo un fattore emotivo? Non so, mi sembra sempre che sulle persone la luce abbia un effetto diverso che sul resto delle cose.

Roberta ha scritto: Le persone . 1. si muovono – 2. si annoiano – 3. non sono modelli che puoi comandare a bacchetta (altrimenti ti picchiano) – 4. non si riconoscono nella foto scattata (e questo per noi è una delusione)

Fermo restando che solo pratica ed esperienza serviranno a farvi sentire più a vostro agio, ci sono alcuni piccoli accorgimenti utili per tentare di superare lo scoglio.

Tecnicamente parlando, per questi primi approcci, consiglio uno zoom medio: aiuta, e tanto, a non farvi sentire bloccati e vi permetterà di cogliere maggiori dettagli. E’ importante, per chi scatta, prendere confidenza con espressioni e posture senza dover andare troppo vicino al soggetto.

Evitate all’inizio foto in posa: il vostro blocco emotivo sarà contagioso e anche se avrete di fronte modelli professionisti, nella migliore delle ipotesi otterrete scatti asettici.
Scegliete dunque un amico o un’amica che non hanno particolari problemi a farsi riprendere, spiegate loro che non vi interessano pose plastiche ma che volete solo spontaneità.
Tentate di entrare in sintonia con il soggetto: la strada più veloce è quella di assuefarlo/a alla vostra presenza, dunque per quanto paradossale sia cominciate con gli scatti a raffica, sdrammatizzando sempre e comunque. Fate in modo che diventi un gioco e passateci una giornata assieme, in esterni ed in interni.

Mostrate ogni tanto il work in progress: sarete voi stessi stupiti di quante sfumature umorali siete riusciti a cogliere. E’ inoltre un passaggio fondamentale perché abituerà il modello/a per caso a prender confidenza con l’immagine di sé che hanno gli altri.

L’amico o l’amica non si riconoscono negli scatti?
No problem: spiegate loro che la visione che si ha di sé non sarà mai quella che restituisce la macchina fotografica, perché è la visione che si ha davanti allo specchio, dunque riflessa.
La macchina fotografica non potrà cogliere quello che si vede in uno specchio, ma metterà in risalto lineamenti o dettagli in modo differente. Potrete dunque far leva su questo aspetto: aiutarli a scoprire come li vedono gli altri.

Scattate mentre chiacchierate, concentrandovi anche sui dettagli delle posture: molte persone si sforzano di adottare una posa seducente o affascinante, arrivando spesso a scimmiottare le pose di modelli professionisti, con effetti a dir poco grotteschi.
Fateli appoggiare a un divano o a un tavolino, è ininfluente, l’importante è riuscire a distrarli dalla convinzione che si devono mettere in posa, e scattate proprio nel momento in cui non badano all’obiettivo.

Man mano che farete pratica non vi preoccuperete più di come sta venendo il lavoro, perché sarete totalmente concentrati nella ri-scoperta del vostro amico/a che, nel frattempo, si sarà completamente dimenticato di chi ha di fronte.
Complicità e sintonia con il soggetto portano a un livello superiore: vi accorgerete che il rapporto non sarà più con voi ma con la vostra fotocamera, perché sarete riusciti a far scattare in lui/lei quel sottile piacere di essere fotografati.

Macro Fotografia: pillole di…

da Fotografia Digitale

Introduzione

Gli spazi che ci circondano sono ricchi di particolari che ad occhio nudo spesso passano inosservati; la macrofotografia si pone, a tal proposito, come strumento ideale per la ricerca di un punto di vista insolito ed inaspettato nel quotidiano.
Possiamo sintetizzare questa tecnica come l’arte di osservare la realtà da vicino

Definizioni
Prima di esporre i principi ottici alla base di questa ricerca del particolare, è opportuno fare una distinzione tra le varie terminologie di uso corrente:

Fotografia Close-Up, immagine che va da almeno 1:10 delle dimensioni effettive a circa 1:2 della grandezza naturale del soggetto;
Macrofotografia, l’immagine va da un rapporto di 1:1 fino a 10 volte la dimensione originale;
Microfotografia, tecnica che spinge il fattore di ingrandimento oltre il precedente 10x .

Principio fisico

Di solito gli obiettivi fotografici producono un’immagine ridotta della scena; tuttavia con un’estensione sufficientemente lunga fra l’obiettivo e il piano della pellicola (o il sensore) i soggetti vengono riprodotti a grandezza naturale e persino maggiore.

Possiamo sintetizzare tutta l’arte dell’ingrandimento come la ricerca di un’estensione maggiore.

Partendo da questa osservazione descriveremo ora tutte le apparecchiature classiche per la macrofotografia.

Attrezzature
In questo articolo verranno presi in considerazione i seguenti strumenti
Opzione Macro
Presente in molte fotocamere, è tipicamente contrassegnata con un fiorellino. La sua funzione è quella di permettere di ridurre la distanza oggetto anche fino a 1-2 cm (ma varia molto a seconda della macchina). Rappresenta quindi un’utile opportunità per iniziare i primi esperimenti nel “mondo piccolo” senza dover spendere ulteriori soldi.

Per chi non si accontentasse delle prestazioni raggiunte solo con questa impostazione, risultano d’obbligo le seguenti apparecchiature.

Lenti Addizionali
Rappresentano il primo approccio alla macrofotografia; il loro utilizzo è particolarmente semplice infatti è sufficiente montarle sugli obiettivi delle reflex per ottenere immediatamente un incremento del fattore moltiplicativo.
Per le macchine digitali compatte è spesso richiesto l’acquisto di opportuni anelli adattatori.

Il vantaggio di questo ausilio alla fotografia close up consiste nell’avere lenti che non assorbono luce e aumentano l’avvicinamento al soggetto.
Se quindi da un lato si ha una leggera riduzione della lunghezza focale, si ha d’altra parte una forte riduzione di quella che abbiamo chiamato distanza oggetto.


Esempio approssimato della diminuzione “distanza oggetto” grazie a ottiche aggiuntive

Tubi di estensione
A differenza delle lenti addizionali i tubi di estensione aumentano l’ingrandimento del soggetto andando ad incrementare la distanza obiettivo-pellicola (sensore).

E’ necessario precisare che, aumentando la lunghezza del tubo, si incide sulla quantità di luce in arrivo sulla pellicola; questo comporta una maggior difficoltà della messa a fuoco.

L’uso del treppiede è suggerito anche perché a tali ingrandimenti si ha una forte riduzione della profondità di campo.

Esempio approssimato dell’aumento di “estensione” grazie a tubi aggiuntivi
Obiettivo Macro
Sono Ottiche dedicate alla fotografia ravvicinata; hanno tipicamente rapporti di ingrandimento di 0,5x.>

Gli obiettivi macro possono essere utilizzati anche su tubi di estensione e soffietti.

Si segnala l’esistenza di obiettivi macro a zoom, ma questi non danno risultati soddisfacenti.

Inversione dell’ottica
Perché molti fotografi montano l’obiettivo in posizione invertita?
Per rispondere è necessario osservare come gli obiettivi ordinari (persino quelli macro) siano calcolati e corretti per distanze obiettivo-soggetto più lunghe di quelle obiettivo-film.

Quando si entra nel campo della fotografia ravvicinata la distanza obiettivo-soggetto diventa sempre più piccola e, d’altra parte, si tende ad aumentare l’estensione al fine di ottenere un ingrandimento desiderato.

Capito questo risulta facile comprendere come, girando i nostri obiettivi, noi si vada a ricostruire le condizioni ottimali per il sistema ottico ma, attenzione, nel campo del ravvicinato!
Con l’operazione di inversione abbiamo infatti invertito anche il funzionamento della lente e pertanto avrò la messa a fuoco non appena la distanza obiettivo-film diventa maggiore della lunghezza obiettivo-soggetto.

Ultima osservazione, con l’inversione dell’ottica si aumenta oltre la possibilità di avvicinarsi al soggetto, anche l’ingrandimento!
Abbiamo quindi un’ottima soluzione applicabile a macchine reflex e alle digitali compatte attraverso apposite ghiere.

Soffietto
La loro funzione è molto simile ai tubi d’estensione, tuttavia permettono grande versatilità grazie alle differenti regolazioni applicabili.
Il soffietto deve essere accoppiato a particolari obiettivi da macro oppure con l’inversione dell’ottica. L’uso a questo punto è molto semplice: fissato il rapporto d’ingrandimento allunghiamo l’estensione finché la nostra scena non appare nitida.
Macrofotografia con la digitale, alcuni consigli.

Regolazione della macchina
Come primo accorgimento che mi sento di suggerirvi: utilizzate sempre il manual focus.
Questo perché una volta bloccato il fuoco, è possibile fare delle piccole oscillazioni, in avanti ed in dietro, con la camera finché l’immagine sul monitor LCD non risulta perfetta. Per raggiungere una buona dimestichezza con questa tecnica sono necessari parecchi scatti, ma, appunto, anche questo è un vantaggio per chi possiede una digitale.
Un secondo consiglio riguarda l’apertura: questa dovrebbe essere piccola (F grande) per aumentare la profondit�
di campo e poter mettere a fuoco tutta la scena d’interesse.
Si ricorda a tal proposito che con l’aumento dell’ingrandimento inevitabilmente si incorre in una diminuzione della profondità di campo.
Flash ed Illuminazione
Punto di partenza è la luminosità della giornata:
ovviamente se il tempo è clemente e vi concede una buona luce, potrete scegliere delle alte velocità dell’otturatore e fissare meglio i piccoli soggetti in movimento.
L’utilizzo del flash è comunque sempre consigliato in particolare con l’accorgimento della diffusione. Alle piccole distanze l’uso del flash diretto porterebbe alla sovraesposizione del soggetto, quindi è un buon trucco quello di mascherare la propria lampada con una pezza.
Io personalmente ho fatto molte prove con dei fazzoletti bianchi di tela fino a trovare il numero giusto di strati che mi consentisse una buona illuminazione.
Un altro metodo più professionale prevede di far giungere la luce attraverso un riflettore bianco esterno alla scena.
Treppiedi
Il vantaggio di una digitale per la macrofotografia è rappresentato dall’ottimo supporto dato dal monitor LCD; questo permette di avere tempestivamente un’idea della composizione e del controllo della profondità di campo.

In commercio esistono anche treppiedi che permetto lo spostamento in orizzontale della camera attraverso incrementi molto piccoli; grazie a queste apparecchiature, è possibile fissare il fuoco e variare con molta precisione la distanza della camera dalla scena.

Per chi si affidasse alle proprie mani si ricorda che un buon appoggio per i gomiti e una presa salda sulla macchina possono scongiurare il mosso.

Come fotografare
I soggetti della macrofotografia sono molteplici… ma i più ricercati sono sicuramente gli insetti.
Penso tutti siano rimasti sbalorditi dal film “Microcosmos-Le peuple de l’herbe”… ebbene ora cercherò di darvi qualche consiglio per “catturare” qualche immagine da quel “piccolo mondo”.
La cosa più importante è muoversi lentamente, senza fretta, senza arrecare nessun disturbo al soggetto.
La seconda regola è avere MOLTA pazienza… aver paura di non riuscire a scattare la foto porta inevitabilmente a commettere qualche movimento brusco col risultato di far scappare l’insetto o di ottenere un brutto mosso.
Detto questo analizziamo l’approccio all’insetto:
una volta avvistato vi consiglio di regolare la vostra macchina in anticipo; questo perché spesso capita di aver a disposizione solo uno scatto. A questo punto avvicinatevi molto lentamente cercando di non far cadere la vostra ombra sulla scena.
Man mano che acquistate confidenza con la tecnica vi risulterà naturale scegliere non solo il soggetto ma anche l’ambientazione e la composizione stessa della fotografia.
Composizione della scena
Possiamo dire che le regole base sono quelle viste per la composizione in generale, ma non solo…
essendo la macrofotografia incentrata su profondità di campo molto piccole, è sempre un’ottima idea cercare di ritrarre i soggetti non frontalmente. Questa soluzione porta inesorabilmente ad un’appiattimento della fotografia!
Cercate quindi di conferire alla scena tridimensionalità con una opportuna scelta dell’inquadratura.

Con questo è tutto, buon viaggio nel “mondo piccolo”!

15 punti per valutare un obiettivo

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Riporto fedelmente la traduzione dell’articolo apparso su  PhotoFocus ad opera di ClickBlog:

Spesso si sente parlare di un obiettivo per quanto sia nitido, ma per ogni obiettivo c’è anche molto altro.

1. Nitidezza
Uno dei punti più importanti e che influenza in maniera significativa il contrasto delle foto scattate. Bisogna sempre tenere presente che anche gli obiettivi più scarsi tendono ad essere nitidi al centro dell’inquadratura.

Bisogna fare molta più attenzione ai bordi dell’immagine dov’è più semplice notare la differenza di qualità fra due obiettivi.

2. Apertura
La massima apertura è molto importante se pensate di scattare con poca luce, ma è un ottimo parametro per intuire la qualità delle lenti all’interno. Se potete permettervelo comprate lenti con grandi aperture o zoom con apertura costante a tutte le lunghezze focali.

3. Distanza minima di messa a fuoco
Un elemento importante, ma che si può valutare solo singolarmente perché ogni fotografo ha richieste differenti. Spesso, ma non sempre, gli obiettivi migliori hanno una distanza minima di messa a fuoco minore.

4. Lenti
Le lenti sono molto importanti per le prestazioni. Gli elementi a bassa dispersione o asferici servono a ridurre le aberrazioni cromatiche, distorsioni e, quindi, mantenere il contrasto. Più elementi di questo tipo sono presenti e più alta potrebbe essere la qualità.

5. Obiettivi crop
Il mercato contiene molti obiettivi realizzati solamente per fotocamera a formato ridotto APS-C che non possono essere utilizzati per reflex full frame o analogiche.

6. Riflessi
I riflessi posso manifestarsi come forme geometriche ripetute o come zone con contrasto ridotto. Spesso non si notano nel mirino, ma possono rovinare le foto. Per limitare questo problema utilizzare il paraluce, mentre per testarne il comportamento provate a fotografare controluce.

7. Aberrazioni cromatiche
Si tratta di linee colorate attorno agli oggetti o aloni che contornano oggetti molto contrastati. Si nota più spesso a grandi aperture. Tutti gli obiettivi soffrono di aberrazioni, ma quelli più professionali in maniera minore da rendere le correzioni al fotoritocco opzionali.

8. Bokeh
Il bokeh è la qualità dello sfocato generato da un obiettivo nelle aree fuori fuoco. Meno è definito e miglior è il bokeh.

9. Perdita di luminosità
La luminosità dev’essere la stessa al centro ed ai bordi e per fare una prova basta scattare alla massima apertura una foto al cielo.

10. Peso
Un parametro semplice da misurare. Normalmente cercate gli obiettivi più leggeri che rispondono alle vostre caratteristiche.

11. Qualità costruttiva
Obiettivi con molta plastica sono molto meno resistenti rispetto ad altri completamente in metallo e tropicalizzati. In mano deve dare una sensazione di solidità.

12. Velocità di messa a fuoco
La velocità in alcuni casi può essere fondamentale, come quando si scatta a soggetti in movimento.

13. Stabilizzatore
Lo stabilizzatore può essere molto importante soprattutto all’aumentare della lunghezza focale. Alcuni funzionano anche con i treppiedi, altri no.

14. Ergonomia
Una caratteristica più personale. Le ghiere si girano facilmente? Sono messe alla giusta distanza? L’obiettivo si tiene bene in mano?

15. Prezzo
Alla fine il fattore più determinante nell’acquisto. Se un obiettivo costa troppo cercatene qualcuno nella fascia di prezzo per cui siete disposti a spendere. Valutate tutti i punti ricordando sempre di quanto state per pagare e se vi serve realmente oppure no.