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Rischio per chi lavora più di 55 ore a settimana
26 feb
Studio: stakanovisti più a rischio di demenza
(NdM: Beccate questo, tiè!)
da LaStampa.it
Stress, stanchezza e ora anche la demenza. Gli stakanovisti per necessità o virtù rischiano davvero tanto, passando in ufficio o in fabbrica molto più tempo di quello consentito per legge. Una ricerca del Finnish Institute of Occupational Health dimostra infatti che chi supera le 55 ore settimanali di lavoro, avendo peraltro già oltrepassato la mezza età, è più esposto al pericolo di neurodegenerazione rispetto a chi invece si tiene entro un limite più basso.
In Europa sono gli inglesi a detenere il record di stakanovismo: secondo il “Daily Mail” un lavoratore su otto dichiara di trascorrere oltre 48 ore in ufficio ogni settimana. E analizzando i dati di 2.216 britannici, Marianna Virtanen e il suo team hanno evidenziato il pericoloso link. Il 39% del gruppo, tutto composto da cinquantenni, è risultato lavorare meno di 40 ore a settimana, il 53% fra 41 e 55 ore e l’8% oltre 55 ore. Dopo aver sottoposto il campione a esami delle funzionalità cerebrali, gli esperti hanno rilevato un chiaro collegamento fra la quantità di lavoro e l’impoverimento cognitivo degli individui studiati, impoverimento che apre le porte alla demenza più avanti con l’età. E secondo gli studiosi, l’impatto negativo sulla salute dello stakanovismo è pari a quello provocato dal fumo
Nuova malattia professionale:prurito e dermatite da tastiera!
24 feb
Collo bloccato, mal di mouse
La mappa dei “tecno malanni”
di SARA FICOCELLI da Repubblica.it
Una ricerca dimostra che l’uso prolungato del computer provoca danni fin dall’adolescenza. Prevenirli non è impossibile ma la regola d’oro è sempre la stessa: fare una pausa ogni tanto.
TRASCORRERE dalle 10 alle 12 ore davanti al computer è qualcosa che accade a moltissime persone, dato che spesso lo si usa sia a lavoro che a casa. Secondo una ricerca della Stellenbosch University di Tygerberg, in Sud Africa, uno stile di vita di questo tipo provoca dolore al collo e alla testa, e l’aspetto più inquietante è che il disturbo non colpisce solo gli adulti ma anche i giovanissimi. Il team di ricerca sudafricano ha preso in esame 1073 studenti del liceo dell’età di circa 16 anni: il 48% di questi frequenta scuole dove si usa regolarmente il computer e di questi il 43% utilizza il computer per 8,5 ore a settimana o più. Stando ai dati raccolti, solo il 16% di chi passa meno di cinque ore davanti al pc soffre di disturbi al collo, contro il 48% di quelli che stanno al computer dalle 25 alle 30 ore a settimana, che invece lamentano dolori forti e mal di testa. Continua >
Palestra-lampo, solo tre minuti per ridurre il rischio di diabete
29 gen
da Repubblica.it
Secondo uno studio scozzese bastano pochi esercizi ad alta intensità fatti regolarmente per migliorare notevolmente la salute, accelerare il metabolismo e processare gli zuccheri
LA PROSPETTIVA di ore passate in palestra sul tapis roulant riesce spesso a far naufragare le migliori intenzioni. E se quelle ore diventassero solo pochi minuti? Un nuovo studio scientifico sostiene che anche tre minuti di esercizio fisico sostenuto, a patto che sia fatto regolarmente, possono fare miracoli, accelerare il metabolismo e aiutare a processare gli zuccheri, riducendo notevolmente il rischio di diabete.
Tanto basta, sostengono in un lavoro pubblicato su BMC Endocrine Disorders i ricercatori guidati dal professor James Timmons, dell’Università Herriot-Watt di Edinburgo, in Scozia, per migliorare in modo consistente la salute di una persona sedentaria.
Continua >
Più coccole, baci e tanto “chupa dance”…
15 gen
Sesso e baci, toccasana contro lo stress

da KataWeb Blog
Baci, carezze e coccole sono il primo strumento per combattere stress e tensioni. Lo svela una recente ricerca pubblicata dalla rivista Psychosomatic Medicine. I ricercatori hanno messo in evidenza che quando le coppie si abbracciano spesso, si fanno effusioni e hanno una buona intimità fisica hanno livelli di ormoni dello stress nettamente inferiori rispetto ai coniugi ‘più freddi’. In poche parole per combattere i ritmi frenetici della vita quotidiana è bene fermarsi e dedicarsi senza fretta al proprio partner.
I ricercatori dell’Università di Zurigo hanno preso in esame 51 coppie che hanno seguito 24 ore su 24 per una settimana monitorando comportamenti e attività. Nelle varie fasi della giornata alle persone che partecipavano allo studio sono stati prelevati campioni di saliva a intervalli regolari. L’operazione ha avuto come scopo quello di misurare i livelli di cortisolo, il cosiddetto ‘ormone dello stress’. Se la persona è stressata il livello di cortisolo aumenta.
A conclusione della ricerca è emerso che chi ha una vita di coppia appagata e con molte effusioni presenta livelli di cortisolo drasticamente inferiori a chi ha invece un rapporto più freddo con il marito o la moglie. Il livello cortisolo è più basso se i coniugi si scambiano carezze affettuose, baci o abbracci oppure se hanno spesso rapporti sessuali.
In poche parole le parole con una vita sessuale e con una maggiore intimità di coppia sono più serene e appagate e risultano meno stressate. La ricerca dell’Università di Zurigo ha rivelato come i rapporti fisici nella coppia favoriscono relax, benessere e anche una maggiore qualità del sonno.
I forzati del finesettimana…
3 nov
Diete: la ricaduta del weekend
Durante il fine settimana si tende a trasgredire alla dieta e così si blocca la perdita di peso
da Corriere.it
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| Esagerare bek week.end rischiadi vanificare l’effetto della dieta. ma non trasgredire per nulla può essere controproducente. Biosgna trovare il giusto equilibrio (Ap) |
Chi cerca di perdere peso durante la settimana ci riesce grazie alla dieta o all
SuperSterolo… ovvero come avere analisi sballate a 30 anni o quasi…
2 ott
SuperSterolo… ovvero come avere analisi sballate a 30 anni o quasi
Da il blog di Alessandro
NdM: Ed io che credevo che solo Foffo avesse il SuperSterolo…. a buon intenditor poche parole…
"Incredibile, a 30 anni avere il colesterolo alto…vabbè, di seguito alcuni suggerimenti per una dieta corretta ed evitare cibi che possano essere dannosi.
La tabella che segue, si pone l’obiettivo di indicare una guida sulla corretta scelta degli alimenti, nel caso in cui ci siano problemi di colesterolo alto."
| PERMESSI | DA MODERARE | DA EVITARE | |
| Cereali | Pane, fette biscottate, cracker integrali, cereali integrali per colazione, pasta integrale, riso |
Cornetto, brioche | |
| Prodotti caseari | Latte scremato, formaggi molto magri (fiocchi di latte) |
Latte parzialmente scremato, formaggi medio grassi come camembert, ricotta, feta, yogurt |
Latte intero, latte condensato panna, yogurt intero, formaggi grassi |
| Uova | Albume d’uovo | Due uova intere a settimana |
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| Zuppe | Consommé, minestre di verdure |
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| Pesce | Ogni tipo di pesce bianco e grasso (alla griglia, al cartoccio, affumicato) |
Pesce fritto in olio | Uova di pesce, pesce in oli o grassi di provenienza ignota o sconsigliati |
| Crostacei e mitili | Ostriche, capesante, cozze | Aragosta, scampi | Gamberoni, gamberi, calamari |
| Carne | Tacchino, pollo, vitello, cacciagione, coniglio, vitellino (evitare le parti grasse e con pelle) |
Manzo molto magro, prosciutto crudo (solo la parte magra), capretto (una o due volte a settimana), salsicce di vitello o di pollo, fegato due volte al mese |
Anatra, oca, tutte le carni grasse, salsicce, pancetta, prosciutto crudo con grasso, prosciutto cotto, salame, pasticcio di carne, paté, pelle di pollame, sugo di carne |
| Grassi | Oli monoinsaturi (olio di oliva), oli polinsaturi (girasole, mais, noce, cartamo), margarine morbide (non idrogenate), fatte con oli ricchi in acidi grassi polinsaturi |
Burro, lardo, olio di palma, margarine dure, grassi idrogenati, salse con panna o burro |
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| Frutta e verdura | Tutte le verdure fresche e surgelate preferenza ai legumi: fagioli freschi e secchi, lenticchie, ceci, mais, patate al cartoccio o bollite, tutti i tipi di frutta fresca o secca, frutta in scatola (non zuccherata) |
Patate al forno o fritte in oli vegetali |
Patate al forno o fritte, verdure fritte in oli grassi sconsigliati o di provenienza ignota, verdure salate in scatola |
| Dessert | Sorbetti, gelatine, budini preparati con latte scremato, macedonie, meringa |
Gelati, budini, frittelle | Crema per pasticceria, crema con panna o burro |
| Cibi al forno | Pasticceria, biscotti con margarina od oli vegetali |
Pasta frolla in commercio, biscotti, sformati in commercio, snack |
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| Dolci confezionati | Torrone, dolci bolliti | Marzapane | Cioccolato, caramelle ripiene o al cioccolato, snack al cocco |
| Frutta secca | Noci e castagne, se fresche |
Mandorle, arachidi, pistacchi, noci secche |
Noce di cocco, nocciole salate |
| Bevande | Tè, caffè istantaneo o da filtro, acqua minerale, analcolici, bevande dietetiche |
Alcolici | Bevande al cioccolato, irish coffee |
| Condimenti | Pepe, senape, erbe, spezie, aceto, limone |
Sale aggiunto, maionese | |
| La lista sopra, non vuol essere prescrittiva, ma solo indicativo-informativa |
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| Fonte dati – “Mangiare meglio per vivere meglio”- volume realizzato con la supervisione dell’Istituto Nazionale della Nutrizione |
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Cyberche??
25 set
Più intensa è l’attività sessuale online, più la salute mentale peggiora
Il cybersesso porta ansia e depressione
Il risultato di uno studio condotto in Australia: l’utente-tipo è maschio, buon livello culturale, tra i 18 e gli 80
dal corriere.it
SYDNEY – Profilo: il soggetto frequenta siti internet dedicati al sesso per diverse ore al giorno. Il soggetto soffre di depressione, ansia e stress in proporzioni allarmanti. Molto in sintesi, questo emerge da uno studio condotto dallo psicologo australiano Marcus Squirrell, della Swinburne University of Technology di Melbourne. Sotto accusa dunque il cosiddetto "cybersex", il sesso virtuale. L’utente-tipo è maschio, con un buon livello culturale, di età compresa tra i 18 e gli 80 anni. Un hobby che non invecchia. 
CONTATTI REALI – Gli adepti, secondo Squirrell, dedicano all’attività una media di poco più di 12 ore a settimana, tra chat, a sesso a distanza mediante webcam, download di video e immagini, scambio di e-mail erotiche. Più del 65% dei 1.325 uomini australiani e americani intervistati ha detto che agli incontri virtuali è a volte seguito un contatto reale. L’indagine, che viene presentata venerdì a Sydney, dà nelle intenzioni dell’autore un quadro esauriente dei navigatori del sesso. E l’aspetto più preoccupante è l’alto tasso di cattiva salute mentale nel campione esaminato.
DEPRESSIONE E ANSIA – «Il 27% soffre di depressione da moderata a grave secondo le scale standard. Il 39% ha alti livelli di ansia e il 35% soffre di stress da moderato a grave» spiega Squirrell. Più intensa è l’attività sessuale online, più salgono i livelli di depressione e ansia. Un’ipotesi, secondo lo studioso, è che trascorrendo tanto tempo su internet, costoro abbiano uan vita sociale molto ridotta. I risultati sono significativi dal punto di vista clinico, aggiunge, perché un numero crescente di uomini cerca aiuto psicologico e conoscere la tipologia di chi usa quei siti consentirà di identificarli e di aiutarli meglio.
Porca vacca
29 ago
i dati: L’agricoltura tedesca manda nell’atmosfera 133 milioni di tonnellate di C02 all’anno
Le vacche tedesche inquinano come i Suv Thilo Bode, numero uno dell’organizzazione Foodwatch: «Sono una bomba climatica»
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dal corriere.it
BERLINO – Non la scampa più nessuno, questa battaglia sui cambiamenti del clima. Ora, è il momento delle vacche tedesche: inquinano quanto i Suv e «sono una bomba climatica», sostiene Thilo Bode, numero uno di Foodwatch, organizzazione di difesa dei consumatori della Germania. Solo che – aggiunge – la lobby agricola è finora riuscita a tener il fatto nascosto, al contrario di quanto non hanno saputo fare acciaierie, produttori di energia, industria dell’automobile, compagnie aeree. 
LO STUDIO – Foodwatch, dunque, ha effettuato uno studio, insieme all’Istituto per la ricerca sull’economia ecologica (Ioew), e i numeri che ne sono usciti sono assolutamente interessanti. L’agricoltura tedesca (ma ovviamente il discorso in varie misure vale per tutti i Paesi) manda nell’atmosfera ogni anno l’equivalente di 133 milioni di tonnellate di anidride carbonica, poco meno di quella emessa da tutto il traffico sulle strade della Germania (152 milioni di tonnellate). Mentre alle automobili stanno per essere applicate norme europee piuttosto severe per ridurre le emissioni, l’agricoltura è però praticamente assente dai programmi di abbattimento dei livelli di gas serra del governo tedesco e della Ue. Invece, dice Foddwatch, la questione non va sottovalutata e, anzi, dovrebbe spingere tutti a consumare meno carne, “a tornare al rito dell’arrosto domenicale”, ha detto Bode al settimanale Spiegel.
I NUMERI – Produrre un chilo di carne bovina con metodologie intensive (le più usate) equivale, in termini di emissioni, a un viaggio di 70,6 chilometri in utilitaria. Ancora peggio se il chilo di carne è prodotto con metodologia biologica: l’equivalenza è di 113,4 chilometri. Un chilo di formaggio emette quanto un’auto che viaggia per 71,4 chilometri. È necessario ridurre i consumi di carne, dicono dunque gli scienziati. Il calcolo delle missioni agricole e zootecniche tiene conto di una varietà di fattori: l’uso di fertilizzanti, di diserbanti, di pesticidi e il costante uso agricolo di zone umide, che provoca il rilascio nell’atmosfera di grandi quantità di anidride carbonica. Ma considera anche le emissioni corporee di ogni singolo animale: i ruminanti, per dire, emettono costantemente metano, un gas serra 23 volte più potente dell’anidride carbonica. Il ministero dell’Agricoltura tedesco, finora, ha evitato di affrontare il problema. Ma il ministero dell’Ambiente di Berlino ha preparato un documento (riservato) nel quale si sostiene che non ha senso lottare contro i cambiamenti climatici se poi si danno, attraverso la Politica agricola comunitaria, miliardi di euro a un settore che finora non si è nemmeno posto il problema dell’effetto serra. Ovviamente, c’è già chi propone di mettere una tassa “ecologica” sulla carne e sul latte.
Compleanno Blog
21 lug
Compleanno Blog
Non mi dire quando ma nei primi giorni di luglio il nostro blog ha compiuto 2 anni!
Ed anche questa volta ne sono successe di cose. L’immagine che vedete è su base settimanale ed indica come "andiamo".

Paraolimpiadi
15 lug
Le donne erano in vacanza sull’isola di Zacinto Sono state pagate per partecipare alla competizione
Grecia, una gara di sesso orale nove prostitute arrestate

da repubblica.it
ATENE – L’isola che diede i natali al celebre poeta Ugo Foscolo è ancora fonte di ispirazione. Si tratta sempre di amorosi sensi, ma non in corrispondenza. Non c’è nulla di trascendentale, infatti, in quello che è accaduto lo scorso fine settimana nella tranquilla isola greca. Nove prostitute inglesi sono state arrestate per comportamenti osceni dopo aver preso parte ad una competizione di sesso orale.
Le donne erano in vacanza sull’isola, ma al riposo hanno preferito il singolare concorso e sono state pagate per sfidarsi nel sesso orale sulla spiaggia di Laganas a sud dell’isola ionica.
L’evento ha coinvolto sei uomini britannici e sei greci, tra cui due proprietari di un bar. Sembra che un video, destinato a circolare in internet, abbia immortalato questa gara vagamente "dionisiaca". Le baccanti sono tornate.
(14 luglio 2008)
Per i maggiorenni…il link alle foto
Boris is gail
13 giu
Becker e i gemiti della Sharapova "Proibiamoli, ricordano il sesso
di GIANNI CLERICI da repubblica.it

esempio
ROMA – Boris Becker non riesce, da adulto, ad essere all’altezza dell’ammirevole 17enne capace di vincere il suo primo Wimbledon (1985) affascinandoci non solo per potenza ma per tocco, e a farlo seguire da altre due vittorie (’86 e ’89). Si è dunque reso alfine conto che le donne gemono e rantolano, in campo, da cui il ben noto neologismo "grantolo", ormai assunto anche da un dizionario. Non solo infatti le tenniste gemono (la Sharapova, la Williams), ma quelle loro emissioni vocali potrebbero – sempre secondo il nostro genio – suggerire analoghe sonorità riservate, per solito, ad intimità sessuali. Viene subito il sospetto che il povero Becker, fulmineo in un rapporto con una ancella tra un water e un bidet, che condusse un incolpevole fantolino al battesimo, non sia ancora riuscito a liberarsi da quel trauma.

Per essere meno vaghi, vale ricordare che i primi grantoli furono emessi da Monica Seles, nell’anno 1990. La Women Tennis Association, e l’ancor più conservatrice Federazione Internazionale, rivolsero un vigoroso suggerimento alla tennista, in seguito alle proteste di avversarie vivamente disturbate. Ne nacque una polemica, i gemiti vennero accuratamente inventariati, il livello dei decibel paragonato ad un acuto della Callas, ma non saltò in mente a nessuno che simile impiego delle corde vocali potesse ritenere gli acuti "malsani, capaci di rovinare le corde vocali", come ci fa sapere il Becker, di certo possessore di un diploma di laringoiatra.
Nacque dunque un confronto tra il partito pro-gemiti, liberale, e quello proibizionista. E , alla fine, i gemiti prevalsero, anche in seguito ad uno studio di laboratorio. Venimmo a sapere che, come accade nelle arti marziali alla pronuncia del Mantra detto KA, l’emissione è in grado di accrescere la forza del colpo di un 5-10%. E il grantolo divenne legale. Ora abbiamo un ex-campione costretto agli alimenti dalla prima moglie e dalla fulminea cameriera aiutata dal dna, colpito in seguito dalle tasse, e desideroso di pubblicità. E l’autore di queste righe è tanto ingenuo da stare al gioco, e diffondere la notizia pubblicata da un settimanale noto per approfondimenti filosofici quale G. C. Gentlemen’s Quarterly.
Ce lo meritiamo, Becker.
(13 giugno 2008)
IMENE XENNE
12 giu
Boom di operazioni per le donne musulmane che cercano marito sempre più ragazze chiedono l’imenoplastica per la tradizione
Parigi, nella clinica delle vergini ‘La chirurgia salva le nostre nozze’
dal nostro corrispondente GIAMPIERO MARTINOTTI 
da repubblica.it
PARIGI – A due passi dagli Champs-Elysées, la clinica è uguale a tante altre dei bei quartieri: palazzo ottocentesco, una certa signorilità senza ostentazione. E una clientela soprattutto femminile, angustiata dal proprio corpo: i seni, la cellulite, le rughe. Ma qui approdano anche tante ragazze musulmane che non cercano un decolleté da sogno o un sedere perfetto. Vengono a cercare invece una nuova verginità. Chiedono di farsi ricucire l’imene per dare ai loro futuri mariti l’illusione di una purezza, rispettare tradizioni ancestrali ed evitare di essere additate come "puttane". Salgono la bella scala, vanno al primo piano dove c’è il blocco operatorio, passano qualche ora al quarto, nelle camere in cui si riposano. Poi ripartono verso la loro vita, lontano dallo sfavillio dei quartieri ricchi della capitale. 
Il caso del matrimonio annullato a Lille perché la sposa non era vergine, ha riportato alla luce un fenomeno che l’ordine professionale dei ginecologi osserva da tempo: "Ci chiedono certificati di verginità e riparazioni di imene. Non è un fenomeno massiccio, ma non si era mai visto prima: l’integralismo progredisce", dice il professor Jacques Lansac. E non sono donne con il velo a chiederlo, ma ragazze che hanno avuto una vita come quella delle loro coetanee di origine europea e che all’approssimarsi del matrimonio ricadono nelle tradizioni, nei ricatti delle famiglie, nell’assurdità di un uomo che vuole essere "l’unico".
Alcune di loro ricorrono ai vecchi trucchi, come un pezzetto di fegato di vitello nascosto nella vagina, altre preferiscono l’imenoplastica. E sono pronte a pagare i 2-2.200 euro richiesti: "La verginità non ha prezzo", dice una ragazza che si è fatta operare. Altre cercano prezzi più convenienti o chirurghi che accettano di far passare l’operazione sotto un’altra voce per farla rimborsare dal servizio sanitario. Oppure vanno nel Magreb.
Il peso delle famiglie, raccontano sui siti internet tantissime ragazze musulmane, è spesso insopportabile, ma è difficile liberarsene: "Mia madre mi ha sempre ripetuto: se non vai bene a scuola, si potrà sempre far qualcosa, ma se perdi quella (la verginità, ndr), non si può far niente. Non si può dare una figlia sporca". Discorsi che traumatizzano le ragazze, che a volte preferiscono praticare "l’amore da dietro", come dicono, piuttosto che perdere la verginità prima delle nozze: "Da noi non si scherza con queste cose".
Nella clinica degli Champs-Elysées, Marc Abecassis opera due o tre volte la settimana. Nel 1992 è stato uno dei primi a lanciarsi nella chirurgia del pene, da una decina d’anni si occupa anche delle donne: "All’inizio le richieste di imenoplastica erano sporadiche, da due o tre anni sono diventate regolari, soprattutto perché c’è più informazione". Le sue pazienti hanno fra i 18 e i 35 anni e origini sociali diverse: studentesse, disoccupate, professoresse, ricercatrici. "Quando vengono da me hanno ragionato e riflettuto molto. Con noi parlano, possono confidarsi. Non mi piace far questo intervento, ma non voglio giudicare: queste donne sono disperate, e io voglio alleviare la loro sofferenza".
Dietro le porte, al quarto piano della clinica, si sfiorano per qualche ora due mondi lontani mille miglia: quello delle donne che vivono nell’esuberante edonismo occidentale e non esitano a far ricorso alla chirurgia estetica per sedurre. E quello delle ragazze che invece devono ridiventare illibate per fingere di essersi date a uno solo.
Due mondi non poi tanto diversi, secondo un ginecologo che opera nella periferia parigina: "Accettiamo di rifare i seni alle donne perché assomiglino alle bambole dei rotocalchi: perché non ricucire gli imeni? In entrambi i casi si tratta della sottomissione a un’ideologia, occidentale da un lato, musulmana dall’altro. Entrambe condannabili, per quanto mi riguarda". Un atteggiamento condiviso da pochi dei suoi colleghi.
(12 giugno 2008)
15 spose per 7 asinelli
6 giu
SCANDALO
Pakistan, un patto tra clan rivali per la consegna di 15 spose bambine
Il prezzo per la fine di una sanguinosa faida con 19 morti

dal corriere.it
Un cane appartenente alla tribù dei Chakranis viene ucciso a fucilate dal clan rivale dei Qalandaris perché se ne sta accucciato troppo vicino al loro pozzo. Siamo nel Balucistan, una delle province più selvagge delle cosiddette «regioni tribali» pakistane al confine con l’Afghanistan, nel cuore profondo della «pashtunland ». Qui da sempre vale la legge del taglione, l’occhio per occhio sostituisce immancabilmente l’assenza dello Stato. E infatti i Chakranis non ci pensano sopra due volte: qualcuno dei loro giovani imbraccia a sua volta l’arma e la scarica a bruciapelo contro un asinello dei Qalandaris. Basta poco per innescare la faida, dagli animali si passa subito agli uomini. In pochi mesi la somma dei morti delle due parti arriva a 19, tra cui 5 donne. E sarebbe andata avanti così, vittima dopo vittima, se verso la fine del 2002 non fosse intervenuto un notabile riverito in tutta l’area come Nawab Khan Bugti (più tardi ucciso dall’esercito pakistano che, con il sostegno Usa, da queste parti dà la caccia a chi fornisce rifugio ai talebani) per pacificare la tensione con il sistema più antico che offre la tradizione tribale: la consegna di un numero di bambine destinate in sposa agli uomini, spesso già avanti negli anni, del clan rivale. 
Chi deve dare, e a chi? Una volta intesi sul principio della mediazione, è la jirga (il consiglio degli anziani) che riunisce i notabili delle due parti sotto un leader autorevole e stabilisce il verdetto. Così, prima della sua morte, Nawab Khan Bugti sentenziò che i Chakranis (che oltretutto sono legati al clan più importante dei Bugti) avrebbero dovuto consegnare ben 15 bambine ai Qalandaris. Ci sono voluti poi oltre 5 anni per circostanziare il «prezzo». Sembra tra l’altro siano state pagate anche alcune somme di denaro alle famiglie delle vittime. E venerdì scorso infine i termini dell’accordo sono stati resi noti: la tregua del dicembre 2002 diventerà presto pace. Nulla di strano, sono pratiche ben diffuse tra Afghanistan e Pakistan, da Kandahar a Karachi. Se non fosse che in questo caso la notizia è stata pubblicata sui media di Peshawar e rilanciata dalle organizzazioni della società civile pakistana, che negli ultimi anni si sono fatte sempre più aggressive.
«Barbarie in nome della tradizione, molti settori della nostra società sono dominati dal Medioevo », accusava a inizio settimana l’editoriale del quotidiano nazionale in lingua inglese Dawn.
«Ho subito contattato le autorità del Balucistan, sono anche riuscita a parlare con il padre di tre bambine che dovranno essere consegnate ad altrettanti mariti, i quali facilmente hanno ben più di cinquant’anni. Mi ha detto che le sue figlie hanno meno di dieci anni, la più piccola è nata solo tre giorni fa», ci spiega per telefono da Islamabad Samar Minallah, direttrice di Swara, l’organizzazione da lei fondata nel 2003 con l’obbiettivo preciso di salvare le piccole vergini promesse in pegno. «Ma ho trovato il muro di gomma. Persino a Islamabad le autorità ci fanno tante promesse, senza mantenerne neppure una. La polizia del Balucistan mi dice che il caso rientra nella giurisdizione del Sindh. E qui mi rimandano al Balucistan », aggiunge. Il nuovo ministro dell’Informazione, la combattiva Sherry Rachman del Partito Popolare, che fu tra l’altro portavoce di Benazir Bhutto, promette che i «trafficanti di bambine verranno arrestati». Eppure anche Asma Jahanagir, nota attivista per la difesa dei diritti umani, denuncia «la vuota retorica del governo».
«In effetti, le autorità locali fanno il bello ed il cattivo tempo. Non obbediscono allo Stato centrale, specie quando si tratta di scegliere tra la coesistenza con i potenti capi clan nelle zone dove governano e invece le direttive che arrivano da Islamabad», aggiunge. «La verità è che siamo nel mezzo di una vera crisi di governo. Il patto tra il Partito Popolare guidato dal vedovo di Benazir Bhutto, Asif Ali Zardari, e la Lega Islamica di Nawaz Sharif non tiene. E nessuno ha il coraggio di sfidare apertamente i leader tribali», aggiunge scoraggiata la Minallah.
Fu lei a denunciare con forza nel 2002 la tradizione che in lingua pashtun è chiamata appunto Swara,
letteralmente: «partire in groppa all’asino », così come la bambine venivano consegnate ai «promessi sposi » del clan rivale. Nata a Peshawar da una famiglia facoltosa, ha potuto studiare a Londra, il fratello è quello stesso Athar Minallah che nel 2007 ha condotto le manifestazioni degli avvocati in difesa del presidente dell’Alta Corte di Giustizia, Iftikhar Chaudry: uno dei primi giudici che accettò di intervenire in difesa delle «bambine-mogli». Così Samar nascose una telecamera portatile sotto il burqa e iniziò a visitare i villaggi delle province più remote del Pakistan. Parlò con le famiglie delle bambine, incontrò i leader delle assemblee degli anziani. Il suo film è stato più volte premiato alle Nazioni Unite e in diversi festival. «Scoprii allora che quest’usanza assolutamente barbara, inumana, era ben nota per esempio anche nel Punjab, dove viene chiamata "Vanni", che può essere tradotta come "prendere la bambina per il polso". Nel Balucistan la chiamano invece "Erjaii": data in compenso». In 5 anni di attività ha documentato e denunciato i casi di una sessantina di bambine-vittime, quasi tutte sotto i 10 anni di età.
«Dal gennaio 2008 ne abbiamo individuate almeno 13. Ma sappiamo che il loro numero reale è molto più alto. Spesso è difficile capire il fenomeno, poiché i matrimoni combinati dalle famiglie in questa parte del mondo sono la regola».
Lorenzo Cremonesi
Chi si sente a rischio bulimia?
22 apr
Esce in Italia "L’Orgasmografo", racconto dello scrittore messicano
Nel 2084 una donna si ribella a un’esistenza dove andare a letto è un obbligo .Se la sessualità ti scandisce la vita Futuro da incubo secondo Serna
L’autore: "Più che fantascienza, una deformazione mostruosa e tragicomica della realtà"
di SILVANA MAZZOCCHI da repubblica.it

Le dittature sono sempre feroci. Ma cosa potrebbe succedere se, in un futuro neanche tanto lontano, un regime totalitario fosse in grado di controllare anche la nostra vita sessuale, cancellando di fatto quella affettiva?
Nell’anno 2084 accade e l’oligarchia al potere monitorizza per via cibernetica tutti i cittadini ed esige da loro un consistente numero di orgasmi alla settimana, il minimo per ottenere la quota individuale dei beni necessari, comunque razionati. Chi trasgredisce paga. Come succede a Laura, giovane vergine che ha manomesso il suo orgasmografo per sottrarsi al delirio, e che diventa la vittima-eroina di una favola fantasessuale che fonde umore nero e acuta osservazione della natura umana.
L’orgasmografo, in libreria a maggio, è il primo di sette racconti pubblicati per Voland da Enrique Serna, autore di saggi e romanzi, nato in Messico ma residente in Spagna e scrittore molto apprezzato nel suo paese. Conosciuto e tradotto in mezza Europa, Serna è anche presente nell’antologia curata da Gabriel Garcia Marquez che raccoglie i nove migliori racconti messicani del ’900. La sua scrittura è ricca e tagliente. Il suo modo di raccontare restituisce, attraverso il grottesco, l’essenza nascosta dell’essere umano.
L’orgasmografo paventa un futuribile da incubo, lo crede davvero possibile?
"Non so se l’incubo del mio racconto possa trasformarsi in realtà. Credo però che l’ossessione per la prestanza sessuale potrebbe facilmente diventare un imperativo morale tirannico, come dimostra il consumo di viagra tra i giovani d’oggi. Stiamo ponendo troppe aspettative nel letto, e questo potrebbe generare una morale autoritaria molto simile a quella che tentò di opporsi alla rivoluzione sessuale del ’68. ‘L’orgasmografo’ è un racconto ambientato nel futuro, su un regime totalitario che trasforma il piacere sessuale in un dovere imposto attraverso il terrore, con castighi terribili per i trasgressori. Per la sua deformazione mostruosa della realtà, questo racconto appartiene più all’estetica dell’assurdo che alla fantascienza. Io ho cercato di abbozzare solo un’antiutopia tragicomica".
Il suo libro raccoglie sette racconti. C’un filo che li lega tutti?
"Il comune denominatore è la tendenza dell’essere umano a fabbricarsi delle carceri immaginarie per paura della libertà. L’idea di scriverlo è nata quando ho visto i disegni delle Carceri, di Piranesi. Si suppone che l’immaginazione serva per dare le ali allo spirito. Invece i miei personaggi, come molte persone nel mondo contemporaneo, la usano per chiudersi in complesse carceri psicologiche: la prigione del sesso meccanico e disumanizzato, la prigione della solitudine, la prigione del successo, la prigione della letteratura onanista, sprofondata nella contemplazione del linguaggio".
Sono racconti crudeli e tuttavia venati di umorismo. E’ possibile conciliare il lato oscuro della natura umana e l’ironia?
"Si, è possibile, e così hanno fatto i grandi e crudeli umoristi della storia, da Villiers de L’Isle Adam fino al cubano Virgilio Piñera. L’humour nero ha una funzione analgesica, perché ci permette di ridere delle tragedie quotidiane che potrebbero distruggerci. Per questo in Messico noi scherziamo sempre sulla morte: è il nostro modo di neutralizzarla".
Lei ha scritto saggi, romanzi e racconti. Quale è la foma letteraria che preferisce?
"Il racconto è un genere più difficile, perché non permette nessuna digressione. In un racconto non può esserci niente in più, mentre il romanzo è un grande oceano dove a volte possono entrare frammenti superflui. Per questo per me, scrivere un buon libro di racconti è una sfida più grande che scrivere un romanzo".
Enrique Serna
L’Orgasmografo
Traduzione di Raul Shenardi
Voland
Pag 192, euro 14
(22 aprile 2008)
Childfree o No-kid Generation
16 apr
La generazione delle «no kid»
«Niente figli», per scelta. Il movimento, nato dalla provocazione di una scrittrice francese, sta crescendo…
da Corriere.it
MILANO — Nell’Italia dei «mammoni», della Chiesa, dei «pancioni» esibiti sui giornali come trofei di femminilità, l’appello di Corinne Maier ha il dichiarato intento di scioccare. «Choquer!», dice lei. «Donne italiane non imitate le vostre cugine francesi, continuate a non fare figli». Perché «costano ». Perché «non avrete più tempo per voi». Perché sono una palla al piede in fatto di:
a. carriera;
b. rapporti di coppia;
c. rapporti tout court.
Per non parlare dell’assassinio delle responsabilità nei confronti del pianeta: «Si lascia ai figli il compito di lottare per un mondo migliore». Provare per credere. Lei, che di bambini ne ha due, di ragioni per non moltiplicarsi ne ha trovate quaranta («Parlo perché so»). Le ha elencate in un libro — No kid. Quaranta ragioni per non avere figli — che ha spaccato la Francia dei deux enfants pour femme a metà. E che oggi, edito da Bompiani, arriva nelle librerie dell’«Italia dell’1,33» (figli per donna, s’intende). Del Belpaese fanalino di coda in fatto di culle dove dietro il non volere bambini c’è sempre più spesso una scelta e non una rinuncia. Childfree e non childless: libere dai figli per volontà e non senza figli, sottolineano le «no kid» nostrane che sul web dicono: «Non voglio figli, ma perché dovrei sentirmi un mostro?». Nemmeno nell’Italia dove la futura mamma è glamour, dove i nuovi nati sono aumentati di un punto e mezzo in percentuale. E dove le vip che non vogliono bebè lo dicono (se lo dicono) solo dopo il placet del responsabile immagine. L’outing provocatorio della Maier apre il dibattito: «rifiutate di essere ventri ambulati», «la donna non si realizza solo nella maternità », «in Francia, essere "senza figli" è una tara»; «altri paesi sono più intelligenti: l’Italia nel 2050 sarà popolata da 50 milioni di abitanti invece di 58». «Volete l’uguaglianza? Cominciate con lo smettere di avere figli». Affermazioni forti. Discutibili. Ma lo scopo, le but, è proprio quello: discuterne.
LE VIP ITALIANE SENZA FIGLI - La scrittrice Susanna Tamaro, «senza vergogna», lo ha dichiarato di recente: «Non ho mai voluto figli, ricordo quando da ragazzine le mie amiche sognavano la maternità e io restavo freddissima, non me ne importava niente». La grecista Eva Cantarella le va a ruota: «I figli deve farli chi li vuole. Io non ho mai sentito questo desiderio, non mi pento e non mi sento un mostro». Cita Caro Diario e Moretti alle prese con figli unici che monopolizzano il telefono dei genitori. Quindi spiega: «Ho voluto altro. Il lavoro, la carriera. Le donne si possono realizzare in mille modi». E la femminilità? «Non sta in un pancione. Basta tutta questa enfatizzazione della maternità». Parole sante anche per la giornalista e scrittrice Candida Morvillo: «Il mio orologio biologico non è mai scattato. Ho preferito il lavoro, i viaggi, gli amici. E poi ci sono così tante coppie/ scoppiate che ci si può sempre trovare, come me, un fidanzato con figli di cui occuparsi ogni tanto ». La scrittrice Camilla Baresani ricorda: «Mamma e nonna mi dicevano sempre "bambina mia non cascarci, non fare figli. Prima il lavoro, poi il resto". Io finora ho ubbidito. Le loro parole però oggi creano imbarazzo». L’ex campionessa di sci di fondo Manuela Di Centa, per il fatto di non avere avuto figli, ha ottenuto l’annullamento del suo primo matrimonio: «Nessuna vergogna, non li volevo e basta. Oggi per me è diverso». Natalia Strozzi, attrice, imprenditrice e discendente della Monna Lisa, cita la «settimana di 70 ore» della Maier: «Nella mia vita, ora, non c’è spazio per un terzo lavoro ». E anche per chi di lavoro ne ha uno («ma totalizzante»), come l’avvocato Giulia Bongiorno, a volte la scelta si impone: «Professione o figli. Io ho scelto la prima. Forse con un po’ di dispiacere ma vergogna no, non scherziamo». Anche Tiziana Maiolo è stata molte cose ma non mamma: «Insegnante, giornalista. Moglie. Mi sono anche divertita. Un mattino mi sono chiesta: "E i figli"? Il mio inconscio aveva lavorato per me». La sintesi del governatore del Piemonte Mercedes Bresso: «Non ho figli perché non ne ho voluti. Sensi di colpa? Pas du tout. Nella mia vita c’è stato molto altro».
Alessandra Mangiarotti


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