Claudia Rocchini: Da Donna è diverso?

Ovvero una bellissima intervista di Claudia a Monica Silva, altrettanto brava fotografa. Vi ricordo che alla fine del post trovate il link per scaricare la versione completa dell’articolo in formato pdf.

Ah, dalla lettura di questo articolo ho scoperto di essere fotograficamente donna!

“Fotografare per me è come fare l’amore: è il momento di spogliarsi a nudo da qualsiasi ruolo e darsi totalmente”. Cominciamo bene.
Incontro Monica Silva in un pomeriggio di luglio, a Bologna, con la voglia di fare non la classica intervista su chi è, cos’ha fatto, perché, dove, come e con chi. L’idea è di parlare di fotografia al femminile e di cosa comporta essere affermate professioniste in un settore da sempre dominato dalla presenza maschile. Tranquilli, non sarà un articolo su quote rosa in fotografia con approccio vetero femminista, ma il racconto di una chiacchierata tra donne che condividono la medesima passione, spogliate il più possibile dei rispettivi ruoli professionali. Il tutto condito da qualche fotografia al volo.

Prendiamo accordi generici via mail sulla data, con l’idea di sentirci qualche giorno prima per definire i dettagli, e subito mi colpiscono la sua gentilezza e disponibilità. L’appuntamento, tuttavia, ha rischiato di saltare per una serie di incomprensioni tipicamente femminili perché anche se entrambe avevamo bloccato l’agenda per l’appuntamento, io avevo pianificato di essere da lei la mattina presto, per sfruttare la luce, lei viceversa aveva dato per scontato di vederci nel pomeriggio. E non avendo più avuto sue notizie fino a due ore prima di incontrarla, ero certa che non l’avrei vista. Ma nella tarda mattinata del giorno x, ricevo la sua telefonata: “Allora, a che ora arrivi?”.

Monica Silva
Monica Silva - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

Sapendo di doverla anche ritrarre, ero un po’ preoccupata perché l’idea di fotografare al volo e in luce ambiente una professionista specializzata in ritrattistica, mi metteva vagamente a disagio. In più, tanto per facilitare le cose, era una giornata con forti temporali alternati a pioggerellina continua, con quel tipico cielo bianco che non ti aspetti di trovare a fine luglio.

Di lei avevo un ricordo visivo legato al Photoshow quando, sul palco dello stand Nikon, intratteneva i fotoamatori. Donna autorevole e di forte impatto estetico, uno sguardo intenso e un fisico longilineo, con capelli scuri medio lunghi e ciuffo laterale a sfiorare le sopracciglia. Tacco alto su jeans a tubo completavano il ricordo.

Mi viene incontro sotto i portici di una via centrale e fatico a riconoscerla: jeans scuri con cuciture magenta, maglietta fucsia con i Barbapapà, giubbotto rosa legato alla vita, ballerine in tinta, city bag di pelle rossa, borsone fotografico. E codini, alla Pippi Calzelunghe. Un’immagine decisamente spiazzante rispetto al ricordo ma, per me, assai rassicurante perché nel suo modo di presentarsi ho ritrovato lo spirito dei suoi scatti: diversi, mai banali né prevedibili nello stile.

Noemi, realizzato per conto di Sony per la promozione dell’album dell’artista - Copyright Monica Silva 2010 - All Rights Reserved

Mentre ci dirigiamo verso un’enoteca, parliamo del rischio del mancato incontro e si ride di quella capacità tipicamente femminile di complicare le cose semplici e rendere facili le cose difficili.

Sedute a tavola, estraggo la reflex e comincio a scattare, a raffica: “Ma cosa fai, mi fotografi? Non avevo capito che dovevi riprendermi!”, chiede stupita e intimidita. “Ma te l’avevo scritto in mail…”, rispondo. Replica: “Sì, ma avevi parlato di qualche scatto al volo, non tutte queste raffiche”. Ribatto: “Dai, non preoccuparti, sono solo scatti di prova per vedere come vieni con queste luci, tu continua pure a parlare”. “Sì, certo – conclude divertita e rassegnata – vieni a vendere a me la favoletta degli scatti di prova?”. Risate.

Monica Silva
Monica Silva - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

Ero contenta che non si stesse verificando il tipico effetto da maschio alfa, cioè quello che capita quando il fotografo più dotato, in termini di competenze e attrezzatura, si impone sull’altro. Nel nostro caso, il feeling che speravo si creasse, nonostante le incomprensioni iniziali, stava spontaneamente emergendo anche se intervistare e fotografare allo stesso tempo non è un compito semplice, perché vanno coordinati pensieri, emozioni, parole ed azioni.

[dica]Continua nel pdf, scaricatelo.[/dica]

TiltShift in un attimo

Più i una anno fà, feci un post su come realizzare l’effetto Tilt Shift con Photoshop. Siccome è palloso e lungo vi propongo una bella alternativa, quella di usare il servizio online offerto da TiltShiftMaker.com

Per prima cosa collegatevi al sito, poi fate l’upload della foto che volete elaborare o caricatene una che avete già su un sito immettendo l’indirizzo della stessa.

Cliccando su “Upload picture” o su “Use this photo” arriverete al centro di comando del tool.

Se le impostazioni di default vi danno già un buon risultato io non toccherei nulla altrimenti giocate un pochino con i vari parametri sino ad ottenere l’effetto voluto e poi cliccate sul pulsante “Get full size” che dopo un momento di elaborazione diverrà “Click here to download your image”. Ovviamente cliccandoci sopra potrete scaricare la vostra bella immagine.

Semplice, no?

Magari è giusto dirvelo

Rossella - Copyright Marianna Carolina Sale 2010 - All Rights Reserved
Rossella - Marianna Carolina Sale 2010 - All Rights Reserved

Stasera, mentre tentavo di sistemare alcune foto, mi sono imbattuto in questa foto di Marianna Carolina Sale ed ho ritenuto giusto dirle cosa ne pensavo. Facile visto che siamo “amici” su Facebook.

Ecco la trascrizione para para di quanto ci siamo detti:

19:02   Io

scusami se ti continuo a disturbare ma questa mi ha fatto scendere una lacrima
http://www.flickr.com/photos/marianna_carolina_sale/4931652681/
e magari è giusto dirtelo
19:04  Marianna
addirittura una lacrima?
dai non ci credo
19:05  Io
be…ho commentato anche li
non sò…
non so cosa tu volevi dire ma io ci leggo
una separazione
qualcosa che ci divide
e la voglia di afferrarle la mano
e riprendermela
e non è manco nuda
e quello mi preoccupa
a parte gli scherzi
son sincero
19:06  Marianna
beh
è giusto che ti dica
19:06  Io
non perché io voglia posare per te nudo ci mancherebbe
^__^
19:06  Marianna
che non scatto più dando dei significati alle immagini
cioè prima scattavo e ci mettevo a forza un significato dentro lo scatto
a volte anche qualcosa che non c’entrava nulla con la foto
ma magari era qualcosa che apparteneva a me e al mio stato d’animo
ora scatto per puro piacere
lo scatto non è più il rapporto finale delle mie emozioni e dei miei sentimenti
ma lo scatto è una dimostrazione di professionalità per i miei clienti
quindi devo ammettere che la poesia che ci hai messo tu io non ce l’ho messa
sono felice però
che ti abbia fatto un po’ immaginare, pensare.. che non ti è stato indifferente
19:08  Io
io mi permetto di dire che la poesia non ce l’ho messa io…leggila quella foto…a mio vedere non ha altre possibilità di essere letta
indifferente? meno male che ho avuto la possibilità di vederla avendo giocato qui su fb
mi era sfuggita pensa
19:09  Marianna
mannaggia
19:12  Io
va be, ti lascio al tuo e ritorno al mio
alla prossima
19:14  Marianna
grazie per la tua lettura
quando ne hai altre avvisami
19:17  Io
volentieri…ma se trascrivessi la nostra chiacchierata sul mio blog?
di scoccerebbe la cosa?
19:26  Marianna
no no fai pure
basta che non mi metti in mano parole che non ho scritto
19:28  Marianna
metti la foto e cio che ci siamo scritti
19:29  Io
ok, e non metto nessuna parola…copio ed incollo…meglio di cosi…faccio e ti dico

Io vi consiglio di dare un’occhiata alle sue fotografie cliccando qui.

Debutto Teatrale con “Il signore della Nave”

Ebbene, domani alle 20.30 debutto con la nuova Compagnia teatrale in Il Signore della Nave di Pirandello…speriamo bene. Voi che fate venite?

Vi assicuro che riderete, vi commuoverete e vorrete sicuramente saperne di più.

E poi, potreste leggere il mio vecchio post “Fotografare a Teatro” e venire a fare qualche prova…almeno per una volta anche io avrò delle belle foto di un mio spettacolo!

Claudia Rocchini: fotografie che piacciono a prescindere

Riporto quanto scritto da Claudia Rocchini nel suo stream Flickr circa le foto che vedrete di seguito. Una bellissima e pungente riflessione su molti argomenti che ho già trattato altre volte nel nostro blog.
A lei la parola!

fotografie che piacciono a prescindere
Anatra mandarina - Aix galericulata - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

spiego il titolo.

questa è una fotografia “facile” da fare, con una posa classica, ovvia, banale, come centinaia d’altre simili.
Chiunque abbia un minimo di esperienza in fotografia di Natura sa che basta davvero poco:

una reflex e un tele fascia prosumer (a metà tra il consumer e il professional), in questo caso una D700 e un 70/200, ma ho fatto il medesimo scatto con una D40x e un 70/300, a fuoco manuale.
un’anatra abituata alla presenza umana e dunque quasi immobile
ginocchia senza problemi di menischi, in alternativa, disponibilità a sdraiarsi a pancia in giù in mezzo a fango e liquame vario per aver certezza della corretta inquadratura (obiettivo ad altezza occhio dell’animale o, meglio, appena sotto)
il sole alle nostre spalle che illumini l’animale “naturalmente” e un colpo d’occhio allo sfondo, sapendo già come verrà che tanto a certe aperture si sa che a prescindere viene bene.
volendo esser pignoli, messa a fuoco selettiva sull’animale (meglio sull’occhio per aver certezza della perfetta messa a fuoco) ed esposizione o ponderata centrale o spot, in questo caso cambia poco.
il resto è solo questione di prove: se l’animale è fermo ci si può sbizzarrire con varie combinazioni di tempi, diaframma, iso, focali eccetera.

Dopo centinaia di fotografie di questo tipo, personalmente sono annoiata, e come me so per certo molti “colleghi”. Per cui tendiamo o a evitarle o a ricercare composizioni differenti dalle solite, quel particolare oppure la luce o che ne so, dipende dalle circostanze.
Tutto ciò va benissimo per crescita personale, per sperimentazione.
Va un po’ meno bene se presi dall’ansia di trovare a tutti i costi quel qualcosa di differente, perdiamo di vista la bellezza intrinseca del soggetto che abbiamo di fronte e ci dimentichiamo che, prima di tutto, una fotografia deve comunicare emozione.
Tipo in questo caso dove ho ricercato una composizione differente, giocando con gli elementi dello sfondo e con la massima apertura, per renderli “innaturali” rispetto al soggetto in primo piano:

quaquaraquà
quaquaraquà - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

Esperimento suggestivo per me (so quanta fatica ho fatto e non sono riuscita a ottenere quello che volevo, perché il becco del soggetto in primo piano si sovrappone ai soggetti sullo sfondo), ma di scarso gradimento. Eppure c’è la tridimensionalità, c’è il gioco delle diagonali, c’è un contrasto cromatico: elementi del tutto assenti nella fotografia della mandarina.

Altro punto: sarà anche vero che scattiamo per noi, ma nel momento in cui si condivide una fotografia on line o la si manda in redazione per un articolo, ci sottoponiamo al giudizio egli altri. Nel mio caso, quello del mio direttore e degli amici pro che visitano il mio album.
E tendo a preoccuparmi più delle loro valutazioni che non di chi non è del mestiere, se così posso dire.
Ma col tempo ho imparato che ci sono fotografie che per quanto possano essere ritenute “banali e facili” dagli addetti ai lavori, piacciono comunque a tantissime persone, perché comunicano emozione e semplicità.
E in questi casi nessuno, salvo pochissimi, ci verrà a dire “macheccevò?” oppure a notare quello che ai miei occhi può rendere banale questa fotografia o imperfetta tecnicamente, tipo la composizione ovvia, l’assenza di “tridimensionalità”, o quel centimetro di bianco pelato in cui non si vedono i dettagli del piumaggio, o ancora il lieve mosso dell’occhio.

Dustin Diaz e l’inverso del quadrato della distanza

Come potevo non tradurre un’articolo di Dustin Diaz, preso da DPS (Digital Photo School) che a sua volta lo ha preso da Flash Bullet Photography, che parla dell’uso del flash?

Non sapete chi è dustin? ahi ahi ahi, andate immediatamente a visitare il suo stream su Flickr!

Ma bando alla ciance e procediamo con la traduzione; come sempre vi prego di segnalarmi eventuali panzane che scrivo.

StroBella: ovvero l'ombrellino per flash a slitta che fa da softbox

Ammettiamolo, una delle cose più noiose della fotografia è la legge sull’inverso del quadrato (ndr: parliamo di propagazione della luce). Ma prima di strapparvi i capelli e gridare “il quadrato de che?” aspettate un secondo. Per prima cosa non c’è bisogno che impariate a memoria le leggi dell’ottica per fotografare o per diventare dei professionisti. Ma chiunque abbia una SLR (ndr: Reflex) e voglia dominare tutte le variabili che determinano una corretta esposizione, dovrebbe conoscerla ed avere ben chiaro come essa funziona. Ovviamente il conoscere la legge dell’inverso del quadrato (se non l’hai capito già) serve a chi vuole immergersi nella fotografia con il flash.

Pertanto, se sei uno di coloro che dicono “Io non scatto mai con il flash, io uso soltanto la luce ambiente”, divertiti dall’alto del tuo piedistallo e continua ad inventare scuse sul perché non sei interessato all’uso del flash. Sicuramente macchine come la nuova Canon 5Dmkii o Nikon D3 con un bel 50mm f/1.4 stanno dilaniando le tenebre con delle stupende foto a 3200 ISO, ma noi stiamo parlando di fotografia di qualità professionale fatta in studio per ritratti/riviste dove il flash è utilizzato per creare foto incredibilmente definite, colorate, splendidamente illuminate. E non dimentichiamo che il flash è “sempre disponibile” – cosa da sfruttate a nostro vantaggio.

Bene, detto questo, diamo un’occhiata ad alcuni principi di base che forse già conosciamo.

Velocità di scatto, apertura e sensibilità ISO

Velocità di scatto

Tutti sappiamo che più lungo il tempo di scatto più luce entra. Al contrario, una maggiore velocità di scatto, fà passare meno luce. E naturalmente, uno stop di luce (in termini di velocità di scatto) lavora su fattore di due. Questo significa che raddoppiare la velocità di scatto di 1/100 vuol dire portarla ad 1/50. Questo è “uno stop di luce” in più, più luminosità. Al contrario, se dimezzare la velocità di scatto di un 1/100 la porta a 1/200 portando l’esposizione “uno stop” sotto, più scuro.

Bene, possiamo andare avanti.

Apertura

Dovremmo avere tutti ben in mente la scala degli f. In caso contrario, sappiate che si tratta di una semplice scala dove possiamo raddoppiare i nostri numeri, a partire da f / 1, ed ogni volta che lo facciamo la luce aumenterà o diminuirà ad ogni passaggio di due stop. Quindi:

1 → 2 → 4 → 8 → 16 → 32

Per calcolare gli step (incrementi) intermedi, basterà che moltiplichiamo il nostro stop per il numero magico 1.4 (che null’altro è che l’arrotondamento della radice quadrata di 2 (che è ~ 1.414)). Questo rende il calcolo del nostro primo valore molto semplice. 1 x 1.4 = 1.4! Ora possiamo completare il nostro grafico riempendo le ulteriori lacune!

1.0 → 1.4 → 2.0 → 2.8 → 4 → 5.6 → 8 → 11 → 16 → 22 → 32

Adesso disponiamo di una scala di aperture che mostrano un incremento di uno stop alla volta. Ad essere puntigliosi, diamo un’occhiata alla scala delle aperture su base dei terzi (molti di voi lavorano con questi valori sulle proprie SLR):

… → 1.4 → 1.6 → 1.8 → 2.0 → 2.2 → 2.5 → 2.8 → …

Ok, adesso so dei valori di Apertura, adesso mi ricordi come si legano con l’esposizione?

Diciamo che la giusta esposizione e ad 1/125 ed f/8. La tua modella è li che aspetta che tu gli scatti un bellissimo ritratto. Tu (il fotografo) decidi che la cosa migliore è una minore profondità di campo. Cosi imposti l’apertura a f/4. Quindi aumenti la luce di due stop. f/8 → f/5.6 → f/4. Per compensare, devi abbassare la velocità di scatto di due stop. 1/125 → 1/250 → 1/500. Facile, veloce e preciso.

Velocità ISO

Tutti sappiamo che un valore ISO basso ci permette di ottenere dei file puliti (ndr: in termini di rumore digitale). La scala degli ISO è molto simile a quella utilizzata per la velocita di scatto:

100 → 200 → 400 → 800 → 1600

Molte delle ultime fotocamere come la Nikon D700/D3 oppure la Canon 5Dmkii hanno la possibilità di lavorare a valori ISO pazzeschi come 25.600, valore di quattro stop superiore a 1600 ISO!

Torniamo un’attimo indietro e facciamo un esempio, se abbiamo un valore iniziale ad ISO 400 e dobbiamo scendere di 2 stop, dobbiamo semplicemente andare da ISO 400 → 200 → 100

Ok, adesso cosa dire di quella cosa chiamata flash?

Anche i Flash hanno gli stop! Gli incrementi sono misurati ad incrementi di mezzo, come la velocità di scatto. Questo è quello che chiamiamo “la potenza del flash”, o se preferita, quanta luce spara fuori. La sua scala è più o meno così:

1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/8 → 1/16

Da sinistra a destra, “piena potenza”, “metà potenzza,” “un quarto di potenza,” etc. Molti flash possono arrivare sino a 1/128 come l’SB-800/900 oppure il Canon 580EXii.

Una delle cose principali che dovete considerare quando acquistate un flash è la sua potenza. Ovvero, “quanto sara potente questo flash a piena potenza rispoetto quast’altro a piena potenza?” Possiamo sapere quando potenti essi siano attraverso il Numero Guida (ndr: GN). Questo parametro è importantissimo da conoscere prima di acquistare un flash. Questo è importante quanto sapere di quanti millimetri è il vostro obiettivo. Ad esempio, non andreste a comperare un obiettivo da 200 mm senza sapere che è un’obiettivo da 200 mm! Giusto?

Che cos’è il Numero Guida?

In termini matematici è l’apertura moltiplicata per la distanza alla quale il vostro flash illuminerà correttamente un soggetto. Il numero guida è misurato a ISO 100 (sensibilità della pellicola) e a 35mm ed a piena potenza (1/1 power).

Prendiamo un modello base di flash Nikon, per esempio l’SB-600 che ha GN 98. Per rendere semplici i nostri calcoli, arrotondiamo la sua potenza a 100. Questo ci porta alle seguenti assunzioni. Date un’occhiata al diagramma qui sotto. abbiamo il flash (F) ed il soggetto (S). Essi sono distanti l’uno dall’altro venti piedi (ndr: poco più di sei metri).

/
(F)——————————20′——————————(S)
\

Per esporre correttamente il vostro soggetto avrete necessità di una apertura pari a f/5.

f/5 × 20′ = 100 G.N.

Se spostiamo il nostro soggetto di altri 20 piedi…

/
(F)—————————————————————40′—————————————————————(S)
\

Per compensare l’incremento di distanza, avremmo bisogno di più luce! Questo significa che dovremo aprire di più, esattamente a f/2.5

f/2.5 × 40′ = 100 G.N.

Se manteniamo l’apertura a f/5, il nostro soggetto sarà sottoesposto. allo stesso modo, se apriremo troppo il diaframma, ad esempio a f/1.4, sovraesporremmo il nostro soggetto. Capito?

Ok, sono pronto a spiegarvi la regola dell’inverso del quadrato

Se proprio insistete: la regola dell’inverso del quadrato è questa “L’intensità della luce emessa da un punto è inversamente proporzionale al quadrato della distanza da quel punto.“

Quindi un oggetto due volte più lontano, riceve solo 1 / 4 la quantità di luce. Oppure, se è due volte più vicino, riceve 4 volte più luce. Tutte e due le ipotesi rappresentano una variazione di due stop.

Questo può creare confuzione lo so. Ma fortunatamente sappiamo già come funziona la scala delle aperture. Tenete solo a mente che la luce “ha profondità” cosi come la ha il nostro piano focale (ndr: la zona nitida o profondità di campo).

Oramai sapete che più si apre il diaframma e più diminuira la profondità di campo (ndr: zona nitida) e di conseguenza tutti gli oggetti alle spalle del nostro soggetto “cadranno velocemente fuori fuoco”.

Questo è esattamente quello che succede con la luce (e mano male!).

Date un’occhiata a questo esempio, per semplicità usiamo la scala delle aperture.

In questa illustrazione abbiamo aggiunto uno sfondo (B):

/
(F)——————————4′——————————(S)——————————4′——————————(B)
\

Assumiamo di avere questo settaggio:

ISO 100
f/4
flash a 1/4 di potenza

E’ lecito ritenere che il che lo sfondo sia di due stop sotto esposto. (4′ → 5.6′ → 8′)

Adesso, cosa succede se spostiamo il nostro soggetto di due piedi (ndr: 0,6 metri) verso il flash?

/
(F)————2′————(S)————————————————6′—————————————————(B)
\

Non appena abbiamo spostato il nostro soggetto “due stop in avanti” lo abbiamo reso due stop più illuminato! Quindi per compensare questa sovraesposizione abbiamo due possibilità:

A) Abbassare di due stop la potenza del flash
1/4 → 1/8 → 1/16

oppure

B) Chiudere un pochino il diaframma
f/4 → f/5.6 → f/8

Tutte e due le scelte faranno si che il soggetto sia correttamente esposto, ma è una scelta “artistica” che dovete fare scegliendo fra una più ridotta profondità di campo (soluzione A), o rimuovere una maggiore quantità di luce ambiente ed avere una foto maggiormente ricca di dettagli (soluzione B). Inoltre, attenzione che a causa della legge dell’inverso del quadrato, il nostro sfondo è ora “quattro stop” sottoesposto!

8′ → 5.6′ → 4′ → 2.8′ → 2′

Fico, che flash mi posso comeprare, quello con numero guida più alto giusto?

Be, in linea di massima si. Ci sono esempio in cui nuovissimi flah hanno numero guida minore del, ad esempio, vecchio di 30 anni Vivitar 285HV che si trova a $89 (via B&H) e eche ha numero guida 120 mentre devi spendere $400 per prendere un Canon 580EXii con lo stesso numero guida. oppure il nuovo Nikon SB-900 che ha numero guida 111.

Ma cosa voglio dire con tutto questo? Be, certamente se comprate i nuovi Nikon o Canon speedlight system, parleranno con la vostra fotocamera con i migliori e più recenti i/e-TTL technology, gli stop a disposizione andranno dalla piena potenza 1/1 sino ad un 1/128, considerate che il Vivitar ha soltanto 1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/16 (si, salta l’1/8). L’SB-900 ha un range di 17-200mm per coprire un largo numero di focali. Ha un sistema per il bilanciamento del bianco per cui comunica alla fotocamere che gelatine monta, tre diverse modalità di illuminazione del soggetto ed un tempo di ricarica velocissimo.

Ma non scartata a priori il Vivitar, è un vero affare per chi ha bisogno di mota potenza. Collegato alla fotocamera con un cavo PC o con un paio di Pocket Wizards e vale tanto oro quanto pesa!

Dopo tutto quello che avete letto, uscite con il vostro flash ( se ne avete già uno), mettetelo in manuale e sperimentate facendo un sacco di foto.

This article has been republished for use at Digital Photography School.

About the AuthorDustin Diaz is an Engineer at Twitter Inc. and a professional photographer with his wife Erin Caton. Together they run Flash Bullet Photography in San Francisco.

Non siamo qui a dArti quello che ti serve, ma a dIrti quello che ti serve

Bello il titolo ehm? L’ho scopiazzato da una frase detta da un suo amico a Renato, un mio amico, mentre discutevano su Facebook circa l’uscita della Nikon D7000.

Renato si lamentava del fatto che ad appena due anni dalla sua uscita la D90 uscisse già di produzione pur essendo una gran bella macchina (e vi assicuro che lo è).

Devo dire che sulla carta la D7000, che si colloca fra la D90 e la D300s, sembra una gran bella macchina. La prima Nikon con il sensore progettato e realizzato interamente da Nikon (gli altri li fabbrica la Sony su progetto Nikon).

Ma non è questo il punto. Bando alle ciance quello su cui volevo riflettere insieme a voi è del mio pensiero circa la volontà di autofinanziare il mio hobby. Fatto che mi porta ad investire su me piuttosto che sui “pezzi di ferro”.

Insomma la cosa che penso sia sempre giusto fare è: considerare la macchina fotografica come lo strumento, per ottenere ciò che previsualizzo e mai come fine dei miei sforzi. Spiego con una frase che potete leggere fra le “Perle di saggezza” di questo sito:

Nessun cliente vuole un trapano battente a 5 velocità con mandrino a cremagliera e fruste di miscelazione. Quello che il cliente vuole è un buco nel muro

Io uso la mia D300 per fare delle foto PUNTO. Il mio scopo quando l’ho presa era quello di scattarci delle fotografie in studio ed a teatro, che sono i generi che mi piacciono di più, non possedere una macchina professionale.

Prima possedevo una D80 e chi mi conosce sa che ho presa la D300 usata ad un prezzone, solo perché un tizio la cambiata con una D300s ed ha “regalato” la “vecchia” macchina che aveva ben 4 mesi di vita!

In realtà lei sa fare un sacco di cose in più rispetto alla D80, come l’inseguimento 3D che per le foto naturalistiche o per lo sport è una cosa eccezzionale, ma quanti conoscono l’esistenza di un tipo di messa a fuoco detta predittiva?

A me interessava da questo passaggio l’AF della D300 e la possibilità che ha di effettuare delle correzioni fine per quanto riguarda il front e back focus sulle, ho un Sigma 24-70 f2.8 che sulla mia D80, a parte aprire al massino a f3 (mai capito come mai), soffriva un pochino di backfocus.

In altre parole ho cercato di fare una scelta consapevole ed ho avuto culo nel trovare un’affare del genere.

Insomma al mito “La macchina più cara è certamente la migliore!” non credo più da tempo perché penso che la macchina migliore sia soltanto quella che ci serve!

Comunque spero davvero tanto che Renato si comperi la D7000 al posto della D90 cosi so cosa regalerò a mia moglie per Natale ^_^

Cosa c’è dietro ad un “E che ce vò!”

parliamone
Parliamone - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

Quante volte vi è capitato, ammettetelo, di dire: “si, bella, ma che ce vò!” guardando una fotografia? Ovvio che questo vale anche per un quadro o un gol!

Noi Italiani, siamo un popolo di allenatori quando si parla di calcio e di artisti quando si parla di fotografia (o affini). Nessuno o quasi, mai generalizzare, si preoccupa di cosa c’è dietro una fotografia a meno che il dietro non sia quello di Belen Rodrigez ;-)

Stamattina, gironzolando su Flickr come faccio sempre,  ho visto la fotografia che vedete a inizio post. E’ di Claudia Rocchini (grazie per avermi dato la possibilità di pubblicarla) che ben conoscete oramai.

La sua foto mi ha fatto riflettere su quanto sia facile credere che una foto sia frutto del caso e7o della attrezzatura spaziale, ma perché quella foto mi ha fatto riflettere su questa questione? Non certo perché io pensi che non ci voglia nulla a farla o che io minimamente sia in grado di “ri-farla”, no. La cosa è nata perché un mio collega di lavoro nel guardarla ha detto, magari soltanto per farmi un complimento: “Bella ma te la rifaresti uguale, basta che prendi la sua stessa attrezzatura e sei a posto”.

A posto? La stessa attrezzatura? Sapete che gli ho risposto?

“E te prendi ad una Roma Store la maglia numero 10 e gli stessi scarpini di Totti e cerca di riportare in auge la Roma allora!”

Sai quante pagnotte sia Totti che Rocchini si sono magnati, come si dice al paese mio, per arrivare dove sono arrivati?

La verità è che nessuno è disposto a considerare il semplice fatto che per arrivare ad un certo risultato, qualsiasi esso sia, si debba fare un percorso percorso lungo, denso di fatica, di studio e di rinunce. Questa passione, per chi ce l’ha, molte volte ci spinge a trascurare affetti ed impegni mondani a favore di un’impulso che ci rode dentro e che in tutti i modi cerca di uscire fuori. Io l’ho scritto nel mio profilo: “Quello che sono adesso, dietro al mirino, è frutto della passione e dell’amore che ho verso la fotografia.

Altro che “che ce vo'”, vaffanculo ai “che ce vo'”

Ma adesso diamo la parola a Claudia, che nel suo stream Flickr scrive sulla sua foto:

La tì (ndr: un utente Flickr che ha commentato la sua foto e a cui Claudia sta rispondendo), forza maggiore, in questo periodo ho i movimenti un po’ limitati, tocca dedicarmi alla “ricerca” più che allo scatta e fuggi :)
Racconto la storia dello scatto.
Vetro di osservazione con livello d’acqua a filo d’occhi., zona molto in ombra ad eccezione di alcuni punti, con il solito effetto spot naturale dato dai raggi del sole. Il signorino era in fase bagnetto alternata a immersioni, tradotto, molto movimento e schizzi vari.
Il vetro al solito molto sporco, per condensa e macchie varie.
Questa specie, a differenza di altri anatidi, è di fatto inespressiva: quegli occhi gialli, apparentemente privi di contropalpebra, sul piumaggio marrone certamente spiccano, ma con effetto occhio di vetro, soprattutto quando l’uccello è fermo o si riprende nella classica posa laterale.
Per ottenere un minimo di espressività dallo scatto, cioè per tirar fuori quell’effetto chiamiamolo “umano”, bisogna tentare di cogliere un movimento particolare della testa, associato a qualche altro dettaglio di contorno (in questo caso, acqua congelata, gioco di luci e di riflessi).
Infine, ho studiato una composizione differente dalle solite, posizionando il soggetto nell’angolo alto a sinistra, anche se in molti avrebbero tagliato verticalmente il fotogramma.
In post ho gestito livelli e curve in automatico e finita lì :)

Finita li? Cara Claudia, la foto sarà anche “finita lì”, ma questa è iniziata tanti anni prima, ok qualche anno prima, quando hai preso per la prima volta in mano una Reflex ed hai capito che quello sarebbe stato il tuo modo di vedere il mondo di li in poi!