Sono un fotografo e non lavoro gratis – Defend Photography

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Italiano: Questo post è stato pubblicato 7 anni 11 mesi 22 giorni fà e potrebbe quindi non essere più attendibile. Questo sito non è responsabile per qualsiasi incomprensione o problema derivante dalla lettura del presente post.

Approfitto della pubblicazione di Agnese Aggie Morganti per dire la mia sull’argomento, riporterò in primis il mio commento e poi la sua traduzione, della quale le siamo tutti grati.

Mi commento:

Salve, interessante discussione e grazie ad Agnese per la traduzione che ha fatto per noi.
Io di mestiere “principe” faccio l’informatico e di fotografi professionisti che mi hanno chiesto il sito a 50 euro ce ne sono non pochi…la parola d’ordine è: tanto che ce vole?! Ovviamente 50 euro per un tutto compreso registrazione sviluppo e via dicendo e c’è chi all’arrivo della email del provider che li invitava ad effettuare il pagamento annuale si è risentito.
Quindi scusatemi se sorrido per lo sfogo (giustissimo) di Tony Sleep.
Ma penso che molti, purtroppo troppi, credono che il lavoro ed il tempo degli altri non valga quanto il proprio.
Questo solo per dire che il problema dei “che ce vò” ( che sono una evoluzione dei vu cumprà ) non sono un problema soltanto dei fotografi professionisti, ma riguarda un po tutti quelli che producono un qualche cosa di intangibile.
Per dire … le modelle, adesso basta che hanno due chiappe sode un un visetto carino per trasformarle in professioniste mettendo cosi le VERE professioniste in condizione di dover competere con un nugolo di sgallettate.
Cosa fare? Migliorarsi, trovare nuove ed interessanti soluzion, pensare sempre che se anche ti copieranno sarai un passo avanti a loro e trovare il giusto modo di presentare il proprio lavoro ai clienti.
L’era delle foto tessera è finito e chi faceva solo quelle non può pretendere che il mondo si fermi e gliele paghi come opere d’arte.
Ancora un grazie ad Agnese e a tutti voi.

Ed ecco la sua traduzione:

Il 27 Agosto 2011 un link viene condiviso da numerosi utenti Twitter della comunità fotografica globale. L’indirizzo rimanda ad un post sul blog di Tony Sleep, fotografo inglese di lunga esperienza, che affronta – con toni decisi ed in prima persona – il problema del lavoro a costo zero, attaccando senza mezzi termini chiunque offra e fornisca servizi gratuiti in ambito fotografico. Professionisti da ogni parte del mondo hanno dimostrato la propria solidarietà e Tony ha gentilmente acconsentito alla traduzione e alla condivisione in diverse lingue dell’articolo per cercare di sensibilizzare colleghi, clienti e pubblico verso un problema diffusissimo, che sta distruggendo il mercato della fotografia (e non soltanto) ad ogni livello.

We Have No Budget for Photos

di Tony Sleep

Ogni settimana, ricevo in media un paio di proposte di lavoro da parte di gente che “non ha soldi” per pagare le mie foto. Case editrici, riviste, giornali, organizzazioni, aziende affermate o appena avviate: tutti pensano che la fotografia non costi niente, o peggio che mi stiano facendo un favore ad offrirmi di pubblicare il mio lavoro offrendo come compenso di aggiungere il mio nome qui o là.

Ho smesso di rispondere a queste richieste personalmente e linko semplicemente al seguente testo.

Allora, mettiamo le cose in chiaro. “Non abbiamo un budget per le fotografie” significa in realtà: “Pensiamo che i fotografi siano dei coglioni”.

Questa interpretazione potrà forse sembrarvi offensiva, ma possiamo facilmente verificarla con un esperimento: provate ad entrare in un ristorante della vostra città dicendo garbatamente “vorrei mangiare qui, ma non ho previsto un budget per pagarvi”. Aggiungere che in cambio farete pubblicità presso tutti i vostri amici non impedirà al proprietario di sbattervi cortesemente fuori a calci.

Ora, immaginate di essere voi stessi i proprietari di un ristorante dove la maggior parte degli avventori provano a cenare gratis con questa tecnica. La risposta è NO, volendo essere esageratamente gentili.

E se in realtà “non abbiamo un budget” era solo una strategia per tastare il terreno, la risposta è sempre e comunque NO. Non voglio avere niente a che fare con degli avidi opportunisti che vorrebbero imbastire una relazione professionale mentendo sin dall’inizio. Avete già dimostrato di non meritare fiducia, dunque mi date anche ragione di pensare che non sarete onesti sullo sfruttamento delle immagini e che comunque farete di tutto per non pagare un euro.

Se invece siete di quelli che promettono un sacco di lavoro meglio pagato più avanti se io accetto di aiutarvi a costo zero adesso, ottimo, ci sto, offritemi un contratto. Altrimenti per quanto mi riguarda le vostre sono tutte stronzate e la risposta è NO.

Anche perché, vedete, non me ne frega niente di “farmi conoscere” regalandovi il mio lavoro. Quello che voglio è invece un rapporto professionale di mutua collaborazione e beneficio. Da parte mia cerco di offrire la massima onestà ed integrità professionale e mi aspetto che i miei clienti facciano lo stesso con me. “Farsi conoscere” è la naturale conseguenza di un lavoro ben fatto, non un mezzo per ottenere qualcosa e lo stesso vale per il mio nome pubblicato insieme al mio lavoro: è una prassi, nonché indice di correttezza. Al contrario, di guadagnarmi applausi lavorando come un dilettante non me ne frega niente. Se avere un prodotto gratis è più importante di avere un prodotto di qualità, chiedete pure a qualcun altro.

Come la maggior parte delle persone, anch’io lavoro per pagarmi le bollette e mandare avanti la mia professione e la mia famiglia. Il fatto che io ami quello che faccio è semplicemente la ragione per cui sono quarant’anni che mi impegno al massimo nonostante le difficoltà: se pensate di avere il diritto di mancare di rispetto alla mia professionalità in virtù di questo, vi sbagliate di grosso.

Perciò non vi sorprendete se scelgo di non aiutare dei parassiti che guadagnano, o pretendono di farlo, sfruttando il lavoro dei fotografi – e anche il mio – fino al midollo. Con alcune rare eccezioni (piccole associazioni veramente no profit, mandate avanti da volontari) sono io che questa volta non ho previsto un budget per rendere le imprese degli altri più redditizie: già far quadrare i miei bilanci non è cosa da poco, vista anche questa recente tendenza a far passare lo “sfruttamento” come “un’incredibile opportunità”.

Il mio sostegno lo garantisco volentieri quando posso, attraverso piccole donazioni ad organizzazioni che ritengo di voler aiutare o semplicemente offrendo un pranzo ad un senzatetto. Vi assicuro inoltre che quando lavoro per onlus e associazioni, lo faccio a tassi agevolati. Penso di essere una persona onesta, generosa e gentile, ma mi sento di non fare l’elemosina a degli accattoni stipendiati che mi chiedono di riempirgli le tasche con soldi a manciate. Mi fanno incazzare. Specialmente quando mi insultano dicendo che si, il mio è proprio un bel lavoro, però non lo pagherebbero un cent.

Ho avuto delle conversazioni esilaranti con un sacco di gente che, a quanto pare, pensa che delle buone immagini siano solo il frutto di circostanze fortunate e che dunque sia loro diritto averle a costo zero, semplicemente perché gli elettroni non hanno ancora un preciso valore di mercato. Come la volta in cui incontrai la manager di un’importante organizzazione inglese (con un utile dichiarato di oltre 3 milioni di sterline). La signora mi spiegava quanto tenesse a pubblicare più foto possibile sul sito internet del gruppo di cui era a capo: i visitatori le trovavano infatti più efficaci ed immediate dei testi (prodotti per altro da uno specifico team di scrittori retribuiti). Dunque l’importanza delle foto era fuori discussione. Ma, forse, sarebbe stato anche il caso di pagarle: magari usando una parte del budget annuo di 160.000 sterline che la suddetta organizzazione destinava ai contenuti web (di nuovo, ho controllato le cifre dichiarate, disponibili online). La signora proprio non riusciva a capire che la foto che aveva davanti e che avrebbe tanto voluto pubblicare esisteva solo perché io avevo investito tempo, denaro e lavoro nel crearla. “Ma tutti i fotografi di solito sono ben felici di lasciarci pubblicare le loro immagini gratuitamente” mi spiegava. Non credo proprio lo siano, probabilmente hanno solo omesso di dare un’occhiata alle solite cifre che dicevo sopra: se lo avessero fatto si sarebbero accorti che lei guadagnava qualcosa come 66.000 sterline l’anno (circa €74.000 al cambio attuale, ndr) – giusto qualche soldo in più della retribuzione zero che invece offriva in cambio delle immagini.

E’ chiaro che soltanto i fotografi amatoriali possono permettersi di fornire servizi senza ricevere un compenso: la fotografia non è per loro una fonte di reddito. Fanno altri lavori, hanno una pensione, guadagnano in altro modo, sono dei romantici con tendenze suicide – non mi interessa. Io no. L’atteggiamento di far guerra ai professionisti per farsi belli è profondamente egoista e ha conseguenze disastrose: distrugge la fotografia come mestiere, come rispettabile fonte di guadagno per la vita.

Ecco, questa è gente vanitosa e piena di sé e davvero si accontenta di lavorare in cambio del proprio nome scritto accanto ad un’immagine: se è tutto ciò che avete da offrire, chiamate pure uno di loro. In alternativa, avete a disposizione una folta schiera di studenti e neolaureati da sfruttare – sono disperati ed inesperti, vi consiglio di cogliere al volo la ghiotta occasione di risparmiare qualche soldo e peggiorare di un altro po’ le loro già precarie condizioni economiche.

Tutto questo significa che forse non riuscirete a procurarvi le immagini che volete a costo zero? Beh, benvenuti nel mondo, è dura. A me non danno certo macchine fotografiche, computer, programmi, benzina, una casa e da mangiare senza spendere un euro. La fotografia è facile ed economica no? Allora prendete una macchina fotografica e scattatevele da soli le vostre stupide foto.

E se dopo aver letto vi sentite offesi, probabilmente è perché almeno una volta, ci avete provato anche voi.

Colgo l’occasione per ricordare anche un bell’articolo, più o meno dello stesso tenore, “A tempo perso“, pubblicato tempo fa da Claudia Rocchini e che in sostanza palesava una sacrosanta insofferenza verso chi richiede prestazioni fotografiche gratuite.

Dite la vostra se volete.

10 Replies to “Sono un fotografo e non lavoro gratis – Defend Photography”

  1. Certo che l ‘argomento è scontato lo dico anch’io che ci lavoro da anni ed ho sempre pensato che ” professionista” è chi mangia con quel che produce e fa di tutto epr portare a casa la pagnotta e soprattutto paga le tasse perchè anche quello è il punto … all’amatore o il dopolavorista che magari lavora all’ Ente pubblico nessuno gli dice niente .. a me con partita iva da anni mi propinano iva inps,irap,studi di settore e quant’altro .. a quest a brava gente che” ruba ” nessuno gli fa niente
    ..come dovremmo mettere le tasse alle cosidette “escort”..il problema è proprio di etica …a lroo nessuno chiede di lavorare gratis per poi poter metter il proprio nome accanto a quello del dirigente o del politico di turno per farsi pubblicità …eh eh
    come il problema è di etica anche da parte dei Committenti delle istituzioni ecc ecc …che trattano così i fotografi…
    senza far nomi ma proprio quel concorso che ha incoronato la piu’ bella d’Italia qualche ora fa mi ha NEGATO un accredito stampa come Fotografo e Giornalista e Professionista ormai iscritto dal 1999 alla camera di commercio per questo lavoro..mentre sono venuto a conoscenza che c’erano “fotografi” a far questo lavoro ieri sera che invece sono dipendenti a tempo pieno di una nota catena di supermercati e così guadagnano di qua e di là…così davvero mi sento veramente svilito…conviene appunto passare dalla parte di là … speo mi abbiate capito
    un saluto a tutti i professionisti !!

  2. Quoto in toto l’articolo tradotto da Agnese.
    Ma quoto ancora di più, se si può quotare di più, il commento di Adolfo.
    In questo caso vale davvero il “chi è senza peccato…”
    Sacrosanto lo sfogo del fotografo che si sente chiedere lavoro gratis.
    Ma mi chiedo quante volte lui stesso si è trovato a fare altrettanto con altri professionisti.

  3. beh per voi che siete navigati del settore sicuramente è un articolo scontanto, ma per altri come me non è così scontato. oddio, il discorso è trito e ritrito, ma parlarne nn fa mai male.

    grazie per la condivisione dell’articolo :)

  4. il pezzo in questione sta girando da qualche giorno per il web. è ovvio che come fotografo, ma principalmente come professionista “mi girano” parecchio, ma piangersi addosso non serve a niente. O prendi delle iniziative concrete se no è meglio che lasci stare.
    Altrove ho scritto che secondo me certe professioni andranno a sparire, o perlomeno il numero degli operatori si ridimensionerà parecchio. La botta finale il mondo della fotografia “professionale” l’ha avuto dal digitale. Comunque se bastavano quattro fotoamatori a rovinare di brutto il mercato vuol dire che chi ci lavorava non aveva uno spessore reale.
    la mia fortuna è che lavoro, cioè sopravvivo in una nicchia, altrimenti anch’io starei come altri oclleghi che hanno smesso. agriturismo, bed n breakfast, uno fa il tassista, un’altro il cameriere, uno sta in Grecia e fa lo skipper con la barca che gli è rimasta. Ma quello più particolare mi hanno detto che fa il mestiere più antico del mondo a Tokyo.
    Chissà… potrebbe essere un’idea come quando vivevo a Londra. All’epoca gli italaini erano richiesti. Forse perché eravamo sempre allupati :) Ciao

  5. succede da sempre, e la cosa sta peggiorando per tutti.
    lavoro dai primi anni ’80 e c’era un sacco di gente che sputtanava il mercato, ma evidentemente non come ora.
    il mio consiglio è che ognuno vada per la sua strada e lotti coi denti. ho letto quell’intervento del fotografo inglese e lo trovo scontato. noioso. quello che ha scritto vale per tutti i lavori o le professioni.

  6. Questo non succedeve prima del digitale.
    Ora tutti hanno la fotocamera, e la fotografia non è più considerata un mestiere

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