Manuel Colombo

C’ho preso gusto con le interviste, quindi eccovi quella a Manuel Colombo per il quale, qualcuno ricorderà, ho fatto da assistente per una serie di scatti “Un colombo all’EUR“.

Una tua breve presentazione

Copyright Manuel ColomboNei social network mi piace usare, autoironicamente ma non troppo, la definizione che diede di me un photoeditor: “Manuel Colombo è il perfetto esempio di una profonda incapacità nell’affrontare persino un unico scatto”. E probabilmente è vero.

Il tutto spolverato con un po’ di difetti. Fra tutti: egocentrico, presuntuoso, pignolo, incostante.

A mio favore: non mangio i bambini, faccio sedere le persone anziane in metropolitana e finisco sempre tutta la mia insalata.

Cosa è per te la fotografia ?

Un modo di tenere a bada e allo stesso tempo di soddisfare tutti i difetti elencati nella risposta precedente.

La tua foto preferita, perché ?

E’ forse la domanda più difficile fra tutte. Mi piacerebbe dire “Sono tutte mie figlie e non è possibile sapere quale sia il figlio preferito”, ma sarebbe una grossa bugia perché non è vero che non esista un figlio preferito.

Ne scelgo allora una della serie “Exit”, liberamente ispirata al mito di Ofelia, metafora del suicidio come uscita d’emergenza.

Copyright Manuel Colombo

Sceglierei questa perché racchiude tutti i miei temi e le mie figure ricorrenti, sia dal punto di vista della forma che del contenuto.

Fai fotografie dagli anni 80, com’è stato il passaggio da analogico a digitale?

Senza traumi apparenti. Scatto ancora molto in analogico e scatto molto in digitale. La scelta del digitale è stata dettata da un principio per me imprescindibile : quello della convenienza.

Anche se alle macchine fotografiche digitali “serie” (cioè quelle che ti fanno indebitare) ci sono arrivato molto tardi. Se non ricordo male nel 2008.

Fai ancora uso di macchine analogiche?

Molto. Con la conseguenza che un pezzo del frigorifero è dedicato a pellicole di diversi formati.

Uso ancora la mia prima reflex, una Cosina di inizio anni ’80. Più altre macchine analogiche di vario formato.

Un po’ per darmi un tono (c’è davvero bisogno di usare una biottica degli anni ’50?) e un po’ perché sono innamorato di certe pellicole, ad esempio la T-max per il bianco e nero , le Ektar e le Portra per il colore.

Da dove e quando è nata la voglia di isegnare fotografia?

Cito: “le capacità sono trasferibili”. Non so se sia vero, ma in questo caso lo è. Ho sempre insegnato per pagarmi i vizi. Parlo di ripetizioni private di matematica. Ho iniziato a dare ripetizioni private intorno ai 19 anni e, senza false modestie, mi è sempre riuscito bene. E così mi è venuto spontaneo smettere di insegnare noiose formule matematiche per iniziare ad insegnare noiose tecniche fotografiche. E devo dire che mi è piaciuto fin da subito.

A differenza delle ripetizioni di matematica, però, qui preferisco che a giudicare siano i miei ex allievi dei vari corsi.

Quanta importanza ha il saper “leggere” una fotografia?

Molta. Quasi più del saper fotografare. E’ un po’ la differenza che passa fra il saper leggere e il saper scrivere bene. Non tutti sanno scrivere bene, ma tutti dovrebbero leggere. Vale per ogni forma di comunicazione, a partire dalla letteratura, passando per la musica e la pittura, per finire alla fotografia.

Siamo bombardati di fotografie di ogni tipo: vacanze, reportage, “fotografia artistica” (virgolette d’obbligo), paesaggistica, ritratti… l’elenco potrebbe essere lunghissimo. E nella moltitudine di immagini, se si perdono i punti di riferimento, si rischia di mettere tutto sullo stesso livello. Oppure su livelli sbagliati.

Chi legge molto non diventa un critico letterario, però affina i propri gusti e capisce se un libro rientra nei suoi gusti oppure no. E riesce a motivare il perché.

Vedere tante fotografie in internet non è la stessa cosa di “leggerle”. Sarebbe come leggere l’estratto nella quarta di copertina di un libro per classificarlo.

L’ideale sarebbe avere piccoli e semplici strumenti che non danno certo la patente di critico fotografico, Dio ce ne scampi e liberi, ma il minimo indispensabile per aggiungere alle parole “Mi piace/Non mi piace” l’avverbio “perché”.

Che importanza dai alla post-produzione?

Se per post produzione si intendono le necessarie correzioni da fare quando si scatta in digitale, in una scala da 1 a 10, direi 10.

Se per post produzione si intendono i principi del fotoritocco, cioè togliere ciò che non si vuole o aggiungere ciò che non c’era, in una scala da 1 a 10, direi nuovamente 10.

C’è tanta, troppa, ipocrisia sulla post-produzione e sull’amato-odiato photoshop. Riassumo in: “meno male che esiste”.

Utilizzi i social network ? Perché?

Più che usarli, ci vivo. Anche se dovrei parlare al singolare, visto che la maggior parte della mia attenzione è per Facebook. A seguire twitter, anche se più passivamente, instagram e flickr , se possiamo considerarlo un social network.

Il motivo è semplice. Siamo nel 2012. Quasi 2013. Sarei un pazzo a non usarli.

Se avessi la possibilità, chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Hai tempo?

Ho una mia “lista dei desideri”, un elenco di “persone da fotografare prima di morire”, come l’ho chiamata. E spero di avere tutto il tempo per farlo (dico questo toccando ferro, legno o quel che si deve toccare in questi casi).

La maggior parte di queste persone è legata alla letteratura o alla scrittura in genere. Mi sono accorto di avere un debole artistico per le persone che scrivono. Forse perché i loro prodotti sono davvero pezzi unici. Quel libro che quella persona ha scritto è suo e solo suo. Nessun altro avrebbe potuto concepirlo e scriverlo così. Scegliere una persona in particolare di quell’elenco è difficile. Sarei già contento di riuscire a ritrarne almeno una.

(ndr: le persone di cui parla le trovate, se avete facebook a questo indirizzo)

E qual è invece la foto che non hai fatto e della quale, se c’è, ancora senti la “mancanza”?

Prosaicamente e in tutta sincerità ti dico: quella che mi farà diventare ricco e famoso. Siccome non sono né ricco né famoso, vuol dire che ancora non l’ho fatta. E ne sento la mancanza.

Un consiglio per chi volesse intraprendere la tua strada come fotografo?

Ricollegandomi alla domanda precedente, gli direi di invertire il senso di marcia.

Prima di tutto perché non c’è una strada da seguire. Io stesso mi sto muovendo alla cieca e a tentoni.

E poi perché seguire la strada tracciata da qualcuno, dovessi mai davvero tracciare una strada, non è mai cosa saggia. A meno di accontentarsi dei gas di scarico.

Per concludere vi segnalo che Manuel sarà presente il 22 Dicembre 2012, alle ore 19, presso la Galleria Gallerati a Roma per l’inaugurazione della collettiva “Fuori 5” nella quale esporrà alcune sue opere.

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Riferimenti

www.manuelcolombo.it
www.facebook.com/manuel.colombo
http://www.saatchionline.com/manuelcolombo http://www.flickr.com/photos/manuelcolombo/

Chi la fa l’aspetti: intervista a Gianluca Bufardeci di FotOsservando.it

Gianluca Bufardeci

Della serie chi la fa l’aspetti! Gianluca, ignaro di dover “seguire” la mia stessa sorte, ha fatto l’errore di intervistarmi ed io gli ho riproposto le stesse domande in una sorta di “intervista doppia” ^_^
Stesse domande e stesse modalità di presentazione, ecco a Voi Gianluca!

Gianluca Bufardeci

Una tua breve presentazione

Ciao mi chiamo Gianluca Bufardeci e sono un grafico e fotografo.
A dire il vero sono nato come videomaker e autore di cortometraggi ma dopo qualche tempo, mi sono accorto che un singolo fotogramma può raccontare molto, a volte anche più di un video perché permette all’osservatore di costruirsi il racconto dell’immagine, paradossalmente è un po’ come leggersi un bel libro.
Questa passione è cresciuta col tempo e da un paio d’anni, con diversi sacrifici, ho realizzato un piccolo sogno ovvero quello di avere una sala posa dove posso sperimentare tutto quello che mi passa per la mente, dal ritratto allo still life fino alla produzione di audiovisivi fotografici.

Cosa è per te la fotografia ?

Ci sono due aspetti che adoro della fotografia, ovvero la rappresentazione della realtà raccontata dal mio modo di essere e  creare da zero un progetto come ad esempio un portfolio oppure un audiovisivo dove quasi nulla è lasciato al caso e quest’ultimo aspetto mi permette di sperimentare e superare i miei limiti anche caratteriali. La fotografia per me è psicanalisi :-)

La tua foto preferita, perché ?

La mia foto preferita non esiste, ovvero è esistita ma volutamente l’ho cancellata, non voglio essere legato ad una foto, non voglio commettere l’errore di compiacermi perché questo stato d’animo potrebbe influire negativamente sul percorso che ho deciso d’intraprendere.

Parlaci del tuo blog (FotOsservando.it) e svelaci qualche segreto :-)

Nel 2009 ho aperto un blog www.fotosservando.it dove volevo più che altro promuovere la mia attività di fotografo ma ho sentito l’esigenza di divulgare informazioni reperite nel web (Adolfo ne sa qualcosa visto che attingo anche da lui) per avvicinare gli utenti a questo fantastico mondo e anche perché mi sento un po’ in debito con la fotografia, mi aiuta ad essere una persona migliore.

Che importanza dai alla post-produzione?

La post produzione per me è il 50% della fotografia, le persone che dicono di scattare senza post produrre una foto (parlo del digitale ovviamente) praticamente stanno consegnando il 50% della loro immagine ad un “cervello elettronico” perché vuol dire che la fase di sviluppo dello scatto è consegnata al software della fotocamera.

Utilizzi i social network ? Perchè?

I social network per chi ha un’attività come la mia sono fondamentali perché ti permettono di promuoverti quasi come il passa parola.

Se avessi la possibilità, chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Il mio sogno nel cassetto è quello di girare un audiovisivo fotografico con Caparezza, lo ritengo un grande artista, innovativo, ironico e a tal proposito ho realizzato due audiovisivi fotografici con 3 sue canzoni che mi hanno dato un sacco di soddisfazioni, anzi approfitto di questo spazio per lanciare un appello a Michele Salvemini (Caparezza): “Capa fammi sapere che ne pensi, mannaggia a te :-) ”
Questi i miei audiovisivi:
Il sogno eretico http://www.fotosservando.it/il-sogno-eretico-audiovisivo-fotografico/
Vengo dalla luna http://www.fotosservando.it/vengo-dalla-luna-audiovisivo/

Un consiglio per chi volesse intraprendere la tua strada come fotografo ?

Coltivate e fatevi guidare dalla passione per la fotografia, soprattutto nei momenti bui e quando arrivate al punto di pensare che quello che state realizzando è difficile se non impossibile, allora è venuto il momento di fotografare.

Riferimenti

Blog www.fotosservando.it
Facebook https://www.facebook.com/gianluca.bufardeci
Pagina FB studio fotografico e blog https://www.facebook.com/pages/Studio-fotografico-FOTOSSERVANDO-di-Gianluca-Bufardeci/237309526306846

Il primo autoritratto della storia

Robert Cornelius, autoritratto, 1839

Ecco a voi Robert Cornelius, eternato da quello che è considerato il primo autoritratto della storia.

Prendo in prestito un paragrafo da un articolo apparso su National Geographic dal titolo Da Cornelius a Curiosity, 170 anni di autoscatti.

“Cornelius era un pioniere della fotografia: chimico, esperto nella lucidatura dei metalli e nella placcatura dell’argento, contribuì a perfezionare le lastre del dagherrotipo e fu titolare di uno dei primi studi fotografici degl Stati Uniti, dove pare realizzasse ritratti su comissione a cinque dollari, immaginiamo molto richiesti dalle signore della Philadelphia bene (a tutt’oggi il fascino tenebroso di Cornelius continua a riscuotere consensi, tanto che  è citato in diversi siti web dedicati a “fichi storici” tra cui il geniale Bangable Dudes in History, ossia personaggi sco…bili nella storia, o My Dagherrotype Boyfirend, il mio fidanzato al dagherrotipo).”

Studioso di chimica come quasi tutti i pionieri dell’arte fotografica del periodo, Robert viene “reclutato” a Philadelphia da Saxton e Goddard, due americani entusiasti dei procedimenti fotografici descritti a Parigi da Daguerre e desiderosi di provare a migliorare il procedimento, invero un po’ complesso, per ottenere quei magnifici risultati.

Robert finisce per appassionarsi, non si limito quindi alla ricerca di nuovi composti chimici ma rimase stregato dalla possibilità di eternare un istante irripetibile nel tempo. Una volta trovato un “acceleratore chimico” che consenta di ridurre drasticamente i tempi di posa (“solo” dai 10 ai 60 secondi), lo mette in pratica! Si posiziona davanti l’obiettivo, assume una posa vigile ma rilassata, si atteggia a gran fico e rimane immobile per circa un minuto.

Tutto questo andò perduto nel rempo finché, nel 1975, tra gli scaffali polverosi della Philosophical Society, dentro una vecchia scatola di legno furono ritrovati i lavori di Cornelius. Furono sottoposti a controlli di autenticità e ad una attenta datazione ma, sul retro, Robert Cornelius aveva già scritto il necessario: The first light Picture ever taken. 1839.

[link]
National Geographic:  Da Cornelius a Curiosity, 170 anni di autoscatti.
The Daily: THE HISTORY PAGE: FATHER OF THE ‘CANDID’ (EN)

Partecipiamo al LEICA TALENT?

Alla fine, ieri sera non ho resistito..dopo aver realizzato una serie di foto su Vita da Porci, ho deciso di usarne una serie di esse (avevo in mente – anche se inconsciamente – di raccontare qualche cosa) per partecipare al nuovo “Talent Show” della Leica.

Che cosa mi ha convinto a partecipare? Ma come in genere sei sempre contrario a regalare foto agli altri!

Ebbene, ho pensato fosse ora di mettermi a confronto con “gente brava” e vedere “dove sto”. Potendo scegliere fra due categoria, X ed M si ha la possibilità o di presentare un “racconto” oppure di rappresentare il proprio stile fotografico…ho preferito la prima soluzione anche se con “sole” tre foto è un po difficile, quella serie l’ho concepita per 4 foto … peccato ^_^

Un’altra cosa importantissima a mio parere è questo:

Leica Camera Italia precisa che essa non ha alcun controllo sulla gestione dei like da parte di Facebook e che i like stessi saranno tenuti in considerazione solo ed unicamente quale espressione del gradimento del pubblico, senza che gli stessi siano funzionali per la selezione delle foto.”

ed anche

“Le fotografie caricate rimarranno di esclusiva proprietà dell’autore, che autorizza Leica Camera Italia ad utilizzarle – e, in particolare, ma non in senso limitativo, a riprodurle, pubblicarle e comunicarle al pubblico con qualsiasi mezzo – a titolo gratuito, esclusi gli utilizzi a fini commerciali.”

Ok, le useranno (magari) ma rimarranno mie! E se vogliono farci dei soldi se ne riparlerà.

Detto questo ecco il link alle foto: http://www.talent.leica-camera.it/adolfo-trinca

E’ arrivato il momento di usare il DNG?

Mi sto trovato nella situazione in cui lo spazio disco nei miei due NAS sia arrivato al limite e di conseguenza a dover porre a questo un rimedio. Siccome non è il momento di investire in nuovo hardware mi sono messo alla ricerca di una soluzione che potesse essere più o meno a costo zero.

La prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di scattare direttamente in RAW ma con compressione ovvero con perdita dati (riduzione della grandezza – Mbyte – del negativo digitale a scapito delle informazioni). Non mi piace come soluzione perché anche se le informazioni perse sono poche son comunque perse…meglio averle tutte a disposizione sino alla fase di sviluppo.

La seconda considerazione che ho fatto, se la mia macchinetta comprime il RAW, possibile che non ci sia un software che lo faccia una volta prodotto e scaricato sull’hard disk?

Per mia/nostra fortuna l’ultima versione di Adobe DNG Converter ha una simpatica vocina che recita “Usa compressione con perdita”.

C’è da dire che la stessa possibilità la offre Lightroom, ma come per la scelta se scattare compresso o meno preferisco mantenere tutte le informazioni a disposizione almeno fino a quando avrò finito di sviluppare le foto, a quel punto senza andare a scomodare il fratellone uso il DNG converter e via.

Prima di fare una cosa del genere, seppur sulle foto non selezionate, ho cercato conforto nel web dove mi sono imbattuto in un interessante articolo che mi ha rincuorato circa la qualità comunque buona del DNG compresso, link qui.

Quindi scatto, selezione, modifica e soltanto dopo, in fase di archiviazione  (per quanto mi riguarda per le sole foto non selezionate) facciamo una bella cura dimagrante.

Il risparmio è considerevole, una mia cartella piena di NEF era di 1,86 Gbyte e dopo la trasformazione degli stessi in DNG compressi è passata a 487 Mbyte … quasi 4 volte in meno, mica male!

Lightroom ed i preset di sviluppo

Una della funzionalità a mio parere più utili di Lightroom è quella di poter impostare dei preset di sviluppo che permettono di risparmiare tempo velocizzando di molto il nostro flusso di lavoro.

I preset non sono altro che una serie di impostazioni (come l’esposizione, il contrasto, la saturazione, ecc)  che vengono applicate in un colpo solo su tutte le immagine che abbiamo selezionato.

Una cosa molto utile se,  ad esempio, siamo soliti lavorare con due macchine fotografiche diverse o addirittura in due. Nel primo caso, ad esempio, potremmo voler uniformare la risposta della macchinetta x alla macchinetta y applicando un po di riduzione rumote, presumendo di aver lavorato ad alti iso, mentre nel secondo, due fotografi per lo stesso evento, potremmo voler uniformare lo sviluppo finale dando alle foto lo stesso aspetto, sempre che la post produzione venga effettuata da due persone diverse.

Per creare un nuovo preset, diciamo “Bilanciamento del bianco automatico”, le operazioni da compiere sono semplici, nello specifico:

  • Sviluppare una foto applicando le impostazioni da voler utilizzare, nel nostro caso Bilanciamento del Bianco = Automatico.
  • Dal menu Sviluppo clicca sulla voce Nuovo predefinito (Ctrl + Maiuscolo + N)
  • Dare un nome al preset e seleziona le impostazioni che vuoi salvare, nel nostro caso “Bilanciamento del Bianco Automatico”

Con questi tre rapidi passi hai appena creato un nuovo preset che potrai riutilizzare su tutte le foto che vuoi con un semplice click. Il nuovo preset lo troverai nel pannello Predefiniti sulla sinistra.

Se pensate che tutte le impostazioni disponibili in Sviluppo possono essere salvate in un preset vi renderete conto di quanto possa essere utile questa funzionalità. considerate anche che si possono sommare gli effetti di più preset fra loro, che ne so, dopo aver applicato il preset per il bilanciamento del bianco potreste voler pulire l’immagine dal rumore digitale e cosi via.

Attenzione però, se due diversi contengono ad esempio l’impostazione sulla nitidezza, verrà applicato il valore di nitidezza dell’ultimo preset applicato, tenetelo a mente.

Magpies: una graphic novel di Sara Lando.

Copyright Sara Lando 2012 – All Rights Reserved

Magpies è 9 mesi di lavoro, 173 gigabyte di immagini, 7.854 foto, 450 sagome ritagliate, 15 lame di bisturi spezzate, 25 scatole di cartone, 3 barattoli di colla, 3 maschere, 1 cappello peloso, 156 puntate di serie TV guardate durante la post produzione, 2 personaggi, 412 km corsi, 7 gazze, 13 persone coinvolte, 86 litri di caffè di Starbucks, 150 pagine di graphic novel.

La graphic novel di Sara Lando racconta la storia di due personaggi, uno femminile, nei capitoli dispari, e uno maschile, nei capitoli pari, e del modo in cui le loro vite si intrecciano, della perdita di qualcuno che si ama e della scoperta della propria identità.

Copyright Sara Lando 2012 – All Rights Reserved

Magpies, parola inglese che significa “gazza”, richiama una filastrocca inglese per bambini: quando si vedono delle gazze si dice che sia un presagio: una per qualcosa di triste, due per qualcosa di felice, tre per una femmina, quattro per un maschio, cinque per argento, sei per l’oro, sette per un segreto che non deve essere rivelato.

Copyright Sara Lando 2012 – All Rights Reserved

Prima di scrivere questo post ho voluto leggere Megpies, al di la della simpatia e della stima che ho verso Sara volevo capire se valesse la pena finanziare il suo progetto.

MegPies è una bella storia. Scritta bene e realizzata ancora meglio! Ed io, non appena finito di leggerla ero già con la carta di credito in mano.

MegPies ci da una possibilità, una grande possibilità, decidere se vale la pena che “nasca” nel reale o rimanga soltanto un bellissimo pdf da scaricare!

Abbiamo la possibilità di premiare l’impegno di un’artista e dei suoi collaboratori attraverso il crowdfunding. Termine “strano” che altro non è che una forma di finanziamento distribuita. Un modo per partecipare acquistando qualche cosa che ancora non esiste e che verrà prodotto grazie proprio ai nostri finanziamenti. La cosa bella è che se la cifra stabilita per la realizzazione del progetto non dovesse essere raggiunta entro il termine stabilito, i sostenitori non verserebbero nulla!

Da qui potrete partecipare anche voi alla raccolta fondi: Click

Ma perché scegliere questa modalità di pubblicazione e non rivolgersi ad un editor “normale” che, vi assicuro, avrebbe accolto Sara a braccia aperte? risponde lei stessa, e CHE risposta:

“Ho deciso di realizzare autonomamente Magpies per avere controllo totale sul prodotto finale e sulla qualità di quello che verrà reso disponibile al pubblico. Voglio che abbia una carta specifica, che sia stampato con attenzione, voglio poter decidere di collaborare con persone che lavorano bene e con entusiasmo, ma che non sarebbero proponibili all’interno di un discorso di editoria tradizionale (per esempio lo stampatore con cui lavoro normalmente). Mi piace l’idea di creare un prodotto che per certi versi è locale, in un momento in cui tutti vanno a stampare in Cina perché costa meno. Preferisco supportare realtà più piccole, che lavorano con passione e che condividono il mio desiderio di creare un prodotto di cui essere innanzi tutti fieri.”

Capito di chi stiamo parlando?

“Nata come storia, scritta da Sara Lando nel 2004, ha atteso finora per prendere forma visiva attraverso un processo fotografico utilizzato in modo da diventare un’illustrazione: le iniziali foto ai personaggi sono state stampate, ritagliate, inserite in diorami di cartone e nuovamente fotografate, ottenendo un’immagine finale fotografica che dà l’impressione di essere un collage.

Copyright Sara Lando 2012 - All Rights Reserved
Copyright Sara Lando 2012 – All Rights Reserved

Ad arricchire il lavoro è stato inserito un lettering realizzato manualmente, grazie alla collaborazione di Nicola Scodellaro, un graphic designer specializzato in motion graphics.

Copyright Sara Lando 2012 – All Rights Reserved

Scritta in inglese come molto di ciò che la Lando scrive, a cominciare dal suo blog principale, si prevede una versione in italiano a seconda del tipo di risposta che avrà il progetto su Indiegogo.”

Quindi diamoci da fare che con soli 30$, 24 €, avrete il libro a casa con il vostro nome nei ringraziamenti!

Ovviamente non devo dirvi nulla su Sara Lando, vero? Sapete chi è giusto? noooo o_O

Andate immediatamente via dal mio blog e correte a leggere il suo curriculum e a visitare il blog di Megpies!

POLADROID: foto Polaroid-like ad alta definizione

Con Polaroid™, software gratuito per Windows e Mac, potrete divertirvi a “scattare” delle fotografie Polaroid™-like partendo dalle vostre fotografie digitali.

Non dovrete far altro che scaricare il software, installarlo e godere nel vederlo funzionare, davvero semplice e divertente.

Non appena avrete lanciato l’applicazione apparirà sul desktop una grossa Polaroid sulla quale potrete trascinare le foto da modificare ed in seguito godere delle spettacolino offerto dall’app.

Piano piano vedrete le vostre foto “svilupparsi” sino alla versione definitiva pienamente Polaroid™-like.

Fra le varie opzioni, cartella di destinazione, se aprire o meno la foto dopo averla “sviluppata” e via dicendo, quelle veramente “creative” si trovano nella tab Post Processing (alle preferenze si accede cliccando sull’iconcina blue rotonda sopra la macchinetta).

Qui vi potrete divertire a selezionare se la vignettatura sarà più o meno marcata e se inserire i graffi, tipici, sulla foto sulla carta o su entrambe. Fico!

Smanazzate un po, fate qualche esperimento e sopratutto fatemi sapere come vi siete trovati, ma adesso postate le foto sul vostro social network preferito e vantatevi di star usando una Polaroid vera ;-)

In alternativa potreste aderire al gruppo Flickr be Poladroid ! creato appositamente e che vanta più di 20 mila utenti.