Frontfocus, Backfocus, Finetuning E Compagnia Bella.

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Italiano: Questo post è stato pubblicato 10 anni 3 mesi 14 giorni fà e potrebbe quindi non essere più attendibile. Questo sito non è responsabile per qualsiasi incomprensione o problema derivante dalla lettura del presente post.

Direttamente da forum Nikon digital Reflex vi propongo l’interessantissimo post di Nippo.

Sto facendo del mio blog il mio testo di studi ^_^

Magari può servire anche a voi come a me per crescere ed imparare cose nuove ed interessanti.

Cercherò, nel modo più conciso e schematico possibile ( dry.gif ), di raggruppare tutto quanto conosco (o credo di conoscere) sui problemi di focus che è possibile riscontrare su molte accoppiate fotocamera/obiettivo, sui metodi per correggere tali problemi e sulle possibilità, ora concrete per molte fotocamere, di “accordare” gli obiettivi in funzione del singolo esemplare di fotocamera, mediante le funzioni – spesso snobbate o addirittura disincentivate dai manuali d’uso – di “fine tuning” dell’AF.

Si può parlare di Front o Back Focus quando il piano di MaF effettivo non combacia con il piano di fuoco passante per il punto di messa a fuoco (sul soggetto), scelto durante la composizione. Il piano di fuoco effettivo risulterà più o meno spostato verso infinito nei casi di BackFocus e più o meno spostato verso la fotocamera nei casi di FrontFocus.
Questi scostamenti, rispetto a quanto determinato dal sistema di AF e dagli strumenti di ausilio alla MaF come il telemetro elettronico, ma anche della semplice determinazione del fuoco sul vetro smerigliato nei casi di MaF manuale, possono avere origini diverse.
I percorsi ottici della luce all’interno di una fotocamera sono molto complessi e una piccola imprecisione in ognuno di questi percorsi comporta una non coincidenza tra quanto “appare” (all’occhio o al sistema AF) e quanto “è”. E’ sufficiente la modificazione di una delle distanze o delle angolazioni di specchio, sub-specchio, modulo AF, sensore, vetrino smerigliato, etc. perché il sistema non sia più in grado di determinare con precisione la distanza esatta per cui far “convergere la luce” sul sensore.
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Oltre a questi aspetti, ad influire direttamente sulla capacità dei sistemi di autofocheggiare correttamente, ci sono tutti i meccanismi con la funzione di movimentare i gruppi di lenti degli obiettivi e le relative tolleranze meccaniche.
Nel caso di obiettivi AF / AF-D non motorizzati sono due i meccanismi coinvolti nella trasmissione del moto. Quelli interni alla fotocamera che si occupano di comandare e muovere il perno rotante di trasmissione e quelli interni all’obiettivo che – recepita la “propulsione” dalla rotazione del suddetto perno – si occupano di trasferire il movimento ai gruppi di lenti destinate alla messa a fuoco.
Nel caso di obiettivi AF-S, dotati quindi di motore ultrasonico incorporato, le tolleranze meccaniche sono probabilisticamente inferiori, dato che sono interessati meno “ingranaggi”, ma possibili, eccome.

A grandi linee si può distinguere tra vere e proprie problematiche conclamate di front/back-focus, nei casi in cui il difetto è ben percettibile in fase di fruizione delle immagini, anche a normali ingrandimenti e i casi in cui – pur con una non perfetta collimazione del piano di MaF reale con il punto di MaF scelto durante la composizione – la problematica influisce poco o non influisce del tutto sulla percezione di nitidezza in fase di osservazione dell’immagine a monitor o, meglio, su stampa.

Ovviamente anche l’utilizzo di certi obiettivi e certi diaframmi può fare una gran differenza nella percezione del problema.

Ritengo, ragionevolmente, che queste problematiche siano sempre esistite. Spesso semplicemente non c’era la possibilità/facilità di controllo immediato del risultato come accade con la fotografia digitale e l’eventuale problema veniva assunto come generico errore di fuoco generato dal caso, da imperizia o da fallibilità congenita (spesso reale ai primordi dell’AF..) del sistema di Autofocus. A distanza di giorni dallo scatto spesso mancava anche il ricordo certo della dinamica dello scatto.
Non c’era l’abitudine di controllare diapositive e negativi con il microscopio, al massimo un “contafili” da pochi ingrandimenti, ora si può zoomare a ingrandimenti assurdi dopo pochi secondi dall’acquisizione visualizzando anche l’Area AF utilizzata, se dimenticata. Così come l’unico momento di fruizione di una fotografia era tendenzialmente su carta a normali ingrandimenti con “circoli di confusione relativa” piuttosto benevoli in quanto a distinzione tra nitido, nitidissimo e un po’ meno nitido…
Forse, ma questo posso solo intuirlo dagli attuali numeri dovuti alla diversa diffusione di apparecchiature fotografiche circolanti rispetto a qualche tempo fa, anche le maglie dei controlli di qualità possono essersi allargate nel tempo…

Comunque sia, o sia stato, pensiamo ad oggi.

Non per fare del sensazionalismo o voler spingere verso il tunnel della taratura AF, ma da quanto personalmente riscontrato e da tutte le informazioni che ho potuto raccogliere tra colleghi, conoscenti e rete internet, sono pochissime le accoppiate fotocamera-obiettivo perfettamente accordate tra loro!!
Questo non vuol dire che la staratura “conclamata e patologica” sia la regola, vuol dire che dei piccoli scostamenti della MaF sono normali e sostanzialmente inevitabili con accoppiamenti meccanico/elettronici non specificamente accordati tra loro, spesso lo sono di un’entità minima, non rappresentano un problema reale e possono tranquillamente essere ignorate.

Certo se si è dei perfezionisti (..o si è costretti ad essere perfezionisti..) è possibile operare una taratura fine delle singole accoppiate camera-obiettivo per spremere il massimo da esse. Anche dove l’imprecisione non rappresentava un problema reale, la massima precisione rappresenterà una piacevole sorpresa…

Tornando ai “problemi più gravi” che influiscono percettibilmente sulla resa degli scatti, prendendo spunto da una recente discussione inerente una fotocamera dotata di taratura fine, trovo francamente inutile mettersi a cercare di individuare di “chi” sia la colpa e “chi” abbia il dovere di porvi rimedio.

La cosa importante è che il rimedio c’è ed è il risultato che conta.

Non è una “onta” o una “invalidità” per la fotocamera “subire” una taratura AF.
Quella operata on-camera è esattamente la stessa manovra che viene applicata in assistenza, ossia un intervento software per compensare le tolleranze, generalmente meccaniche, di fotocamera e/o obiettivo, solo che in assistenza viene effettuata “fuor-di-menù” o direttamente sull’obiettivo AF-S. Ignoro se sugli obiettivi non motorizzati ci possa essere una “vite” per la taratura degli elicoidi o qualche altro meccanismo. ( hmmm.gif )

Ovviamente il ricorso all’assistenza è necessaria nei casi in cui la fotocamera non sia dotata di taratura fine e/o il problema sia di una tale entità da non rientrare nei 40 step (-20 +20) del fine tuning di tutte le fotocamere con taratura, concorrenza compresa.

Come determinare il problema:
Senza particolari necessità (professionali o altre..) come non ritengo molto saggio andare a cercare il granello di polvere tra le lenti, azione utile soltanto a farsi venire dubbi e paure, infondate nel 99,9% dei casi, così ritengo che non sia necessario andare a cercare il problema dove non c’è e dove non si manifesti nella normale pratica.
Questa come premessa assolutamente personale.

Qualora nell’uso normale dell’attrezzatura si riscontri una costante (e ripetibile) mancanza di nitidezza con soggetti statici a normali distanze e condizioni di lavoro, può essere il caso di verificare l’accuratezza della MaF dell’accoppiata fotocamera-obiettivo.

Ci sono innumerevoli metodi “empirici” per tentare di determinare l’esistenza del problema. Pur non particolarmente precisi né scientifici, sono normalmente quanto basta per una verifica di massima.
Questi metodi prevedono di scattare una serie di immagini a dei “target” posti a diverse distanze con ripetitività…una staccionata, tre pile stilo, tre libri, tre 600 f/4 ( huh.gif )…qualsiasi tripletta (o più) di oggetti che offrano una “texture” adeguata alla rilevazione del contrasto dell’AF, senza possibili “distrazioni” e che siano separate tra loro nell’inquadratura.
Personamente considero importante che la valutazione della MaF venga fatta a distanze paragonabili alle normali distanze di lavoro dell’obiettivo in uso.

In questo ed in tutti gli scatti “test” l’obiettivo verrà utilizzato a Tutta Apertura (TA) e alla massima focale nel caso si tratti di uno zoom. La MaF sarà ogni volta fatta almeno due volte partendo da infinito e dalla minima distanza di MaF.

C’è poi la famigerata e – francamente “triste” – focus-chart.

http://focustestchart.com/chart.html
http://regex.info/blog/photo-tech/focus-chart

Ritengo l’uso della focus-chart, salvo rare eccezioni, molto incline ad indurre in errori di valutazione, per vari motivi.

Innanzitutto costringere gli obiettivi a lavorare in prossimità della minima distanza di MaF, nonostante consenta di ottenere la minima Profondità di Campo (PdC), spesso non permette di valutare quanto il minimo scostamento (se percepibile) sulla…carta, si traduca come spostamento del piano di MaF alle normali distanze di lavoro. Un errore di 3mm sulla focus-chart, da 2mt, con un teleobiettivo, che può sembrare ininfluente può invece tradursi in uno spostamento reale del piano di MaF di decine di cm o metri, focheggiando a molti metri di distanza.
In secondo luogo, motivo ancor più importante, la linea nera della focus-chart, peraltro posta a 45° di inclinazione rispetto all’asse dell’obiettivo, non costituisce un target adatto alla MaF di precisione. Quasi sempre l’area AF della fotocamera è molto più grande della linea stessa e non c’è quindi certezza di precisione né di ripetibilità della messa a fuoco. Ricordo che stiamo andando a valutare millimetri, al massimo centimetri, di scostamento alla minima distanza di Maf.
E ancora, la reale posizione del sensore AF potrebbe non combaciare, seppur di poco, con il riferimento evidenziato a mirino, andando ad aggiungere un’ulteriore variabile alle già possibili imprecisioni.

focus-chart…bocciata!

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Cominciano poi a spuntare sul mercato vari accrocchi, apparentemente molto funzionali che permettono una valutazione oggettiva della MaF e una taratura comoda e precisa.
Uno di questi, al momento il più “blasonato”, è il “LensAlign” prodotto da “RawWorkflow.com”. Esiste in due versioni PRO e LITE.

IPB Immagine

http://www.rawworkflow.com/lensalign/

Qui sotto le recensioni disponibili:

http://www.luminous-landscape.com/reviews/…lensalign.shtml

http://www.imaging-resource.com/ACCS/LA/LA.HTM

http://www.imaging-resource.com/ACCS/LA/LAL.HTM

http://regex.info/blog/2008-12-16/1029

http://forums.canonphotogroup.com/showthread.php?t=2511

http://www.timothyarmes.com/blog/2009/01/c…-lensalign-pro/

Al momento questo sembra essere il metodo più efficace, ancorchè il più costoso, per risolvere i problemi di focus e ottimizzare il rendimento degli obiettivi accoppiati ai singoli corpi macchina.
La MaF viene effettuata su un piano parallelo al sensore, senza possibilità di errore, mentre il piano di MaF viene valutato su un elemento laterale inclinabile…

la-a5p20_backfocus

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C’è poi un altro metodo con cui mi sto confrontando in questi giorni, semplice, gratuito e apparentemente efficace.

http://www.northlight-images.co.uk/article…adjustment.html

Prevede l’utilizzo di un monitor LCD per visualizzare un pattern capace di “suscitare” nei sensori l’effetto moirè. La natura dell’effetto è tale per cui più “nitidezza” è capace di restituire un obiettivo e più il moirè sarà evidente, quindi – per estensione – più la MaF è precisa e più sarà evidente l’effetto.
La cosa più importante rispetto ad altri metodi è che facilita nella determinazione della Messa a Fuoco migliore, cosa di solito affidata all’interpretazione personale, piuttosto difficile, di linee o caratteri minuscoli su scatti già eseguiti.

focus_patterns

Prevede semplici passaggi.

1. Scaricare il pattern da utilizzare come target e aprirlo con un visualizzatore di immagini al 100% di zoom.
Essendo formato da 1000×1000 pixel la risoluzione del monitor dovrà essere sufficiente per la visualizzazione a pixel reali a schermo intero.
2. Posizionare la fotocamera su treppiede, più parallelamente possibile allo schermo, ad una distanza di 50 volte la lunghezza focale dell’obiettivo.
3. Attivare il Live-View e manualmente o sfruttando la messa a fuoco a contrasto di fase (AF-ON in modalità treppiede..) regolare la messa a fuoco in modo che sia massimizzata la presenza dell’effetto moirè.
4. Uscire dalla modalità Live-View e focheggiare normalmente con l’AF a rilevazione di fase verificando la direzione in cui si muove (e quanto) la scala delle distanze dell’obiettivo.
Quella differenza – tra la MaF massimizzata col Live-View e la MaF rilevata con L’AF – rappresenta la staratura dell’accoppiata fotocamera-obiettivo in uso.
5. Utilizzando la taratura fine dell’AF nel verso opposto allo scostamento delle MaF, provare fino a quando le MaF combaciano.

Non sono ancora in grado di produrre una casistica personale di questo metodo perché sono (fortunatamente e orgogliosamente..) dotato unicamente di monitor CRT e di un solo LCD di piccole dimensioni e di scarsa qualità che uso solo come monitor di emergenza; ho quindi alcune difficoltà con le dimensioni del pattern e non ho molto tempo per organizzarmi diversamente…

Maggiori Info :
http://www.openphotographyforums.com/forum…read.php?t=4708

Approfondimenti:
http://www.slrgear.com/articles/focus/focus.htm

E’ ovvio che la mia intenzione di essere schematico e conciso è fallita miseramente. IPB Immagine

Spero che – nonostante tutto – quanto scritto, di getto, senza “premeditazione documentale” e come mi è venuto, possa essere di aiuto all’individuazione e alla soluzione – quando possibile – dei piccoli o grandi problemini di focus.

Prego chiunque abbia voglia e/o abbia riscontrato errori, mancanze, imprecisioni o abbia semplicemente qualcosa da aggiungere di intervenire, naturalmente.

Così come invito chiunque abbia la voglia e l’occasione di adoperarsi al fine-tuning dei propri obiettivi di lasciare un commento sulla metodologia seguita e sui risultati ottenuti.

bye. cool.gif

Aggiornamento del 3 Novembre 2010

Su Total Photoshop c’è un video esplicativo molto interessante. Vi consiglio di dargli un’occhiata.

4 Replies to “Frontfocus, Backfocus, Finetuning E Compagnia Bella.”

  1. Parti dal presupposto che non sono poi cosi esperto come magari sembra ma direi proprio di si. Con la D80 non riuscivo proprio ad usare un vecchio Sigma 28-70 f2.8 alla massima apertura. Il discorso se devi o meno portare la D40 in assistenza è complicato…ti dà “problemi” con tutte le ottiche che monti? se si portacela. Altrimenti potrebbe essere soltanto l’obiettivo. Il costo davvero non lo sò. Grazie per l’incoraggiamento.

  2. ma per i corpi macchina che non hanno la funzione di finefocus.(40d) bisogna per forza ricorrere all’assistenza portando corpo e obiettivo per la taratura? qualè il costo indicativo di questa operazione? in rete non ho trovato notizie. grazie e continua così! ;)

  3. Ditemi cosa ne pensate, io non ho avuto modo di approfondire l’argomento ne di visitare tutti i link proposti. Segue il forum da qui ho preso il post e sò che l’autore è persona in gamba. Vi fossero imprecisioni ecc ditemi.

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