Post con tag Salute
Occhio alla Ginnastica
26 giu
Come avrete capito ho un debole per le donne, specialmente se sono mia moglie e fotografe. Ho un debole per il semplice motivo che mi fiaccano uff.
A parte questo, sapete o dovreste sapere che seguo su facebook il gruppo Fotografe Italiane da quale rubo ogni tanto qualche chicca.
Uno dei motivi per cui seguo il gruppo Fotografe Italiane è la presenza di Claudia Rocchini e Paola Casali due doppia FF da paura!
Come? ma che andate a pensare ?!!!!!??? Fotografe e Femmine ecco cosa intendevo dire, scemi!!
Comunque andiamo al sodo (ad avercelo) Claudia ha scritto un’interessante intervento su come fare un po di ginnastica oculare e lenire i fastidi dovuti alla troppa esposizione a monitor ecc ecc (cosi vi spiegate l’immagine in testa al post gh gh gh e fermi con quelle mani!).
Esercizi di rieducazione visiva
Claudia Rocchini No, non è una discussione su previsualizzazione, visione, post visione, allucinazioni eccetera :-)
E’ una cosa che ho trovato durante il mio girovagare in Rete e che sono convinta apprezzerete perché tutte, indistintamente, abbiamo problemi di vista.
Vuoi perché passiamo ore davanti al pc, vuoi perché se non siamo davanti al pc siamo dietro al mirino della fotocamera: mettetela come volete, spesso arriviamo a sera con gli occhi che urlando vendetta.E allora ecco un decalogo di piccoli e rapidi esercizi, scopiazzato pari pari dal sito dell’INAIL.
Leggendo vi accorgerete che molti degli esercizi suggeriti hanno a che fare anche con tecniche di ripresa fotografica.1) PALMING
Davanti ad una scrivania, coprite gli occhi con le mani ed appoggiate tutto il peso del capo sui palmi delle mani. Restate così per 2 – 3 minuti respirando tranquillamente. Notate come l’oscurità davanti agli occhi diventa man mano più profonda. Si può terminare visualizzando paesaggi naturali e tranquilli. Fatelo spesso per riposare gli occhi. Ogni volta che dovete aspettare il caricamento di una pagina, invece i fissare ansiosamente lo schermo, fate palming. Quest’esercizio sviluppa un senso di calore sull’organo della vista che ha un effetto benefico favorendo il rilassamento della muscolatura intrinseca ed estrinseca dell’occhio.2) ALLENAMENTO ALL’ACCOMODAZIONE
Avvicinate ed allontanate dagli occhi una penna (o un qualsiasi oggetto colorato) mentre la osservate. Respirate e battete le palpebre. L’allontanamento e l’avvicinamento alternati di un oggetto determina contrazione e rilassamento del muscolo dell’accomodazione (ciliare) che altrimenti resterebbe contratto nella stessa posizione per troppo tempo causando affaticamento visivo. Inoltre mentre ammiccare con le palpebre facilita la fuoriuscita del film lacrimale che “lubrifica”, disinfetta e nutre la cornea, l’esercizio respiratorio ossigena il sangue e conseguentemente anche l’occhio.3) SUNNING
Senza occhiali e ad occhi chiusi guardate in direzione del sole per qualche istante. Respirando immaginate davanti a voi una profondità infinita immaginando di assorbire il calore e distribuirlo dentro gli occhi, dietro, e anche verso la nuca. 5 – 10 minuti. Fa molto bene alternarlo con il Palming. Muovete poi gli occhi in grandi cerchi per permettere alla luce di toccare ogni parte della retina.4) COORDINAZIONE SPAZIALE
Seguite molto lentamente il contorno di un quadro o qualsiasi altro oggetto, come se lo disegnaste con la punta del naso; alternate oggetti vicini e lontani. Quest’esercizio ha una azione selettiva sulla visione stimolando la messa a fuoco per lontano, contrariamente a quello che accade con l’uso del VDT (ndr, VDT=videoterminale) in cui è impiegata esclusivamente la visione per vicino.5 BLINKING (battere le palpebre)
Fatelo il più spesso possibile; serve a dare movimento, relax, e per inumidire e pulire la cornea e massaggio agli occhi . Il movimento deve essere leggero, come il battito d’ali di una farfalla. Ma all’inizio può anche essere utile alternare un battito leggero ad un vero e proprio strizzare gli occhi.6) COLPO D’OCCHIO
Gettare uno sguardo rapidissimo su qualcosa. Chiudere gli occhi e osservare che cosa resta dell’immagine. Sviluppare man mano una più precisa memoria visiva delle cose percepite. Acquisire questa capacità rende più semplice il processo di elaborazione neurofisiologica della visione riducendo l’affaticamento.7) GODERE DELLA VISIONE SFUMATA
Ridurre l’importanza della nitidezza ai casi in cui è assolutamente necessaria. Imparate a privilegiare nella visione, nell’ordine: il movimento, il colore, la forma e lo sfondo. La nitidezza è necessaria in pochissime situazioni (ndr: questa frase magari non prendetela proprio alla lettera ;). Volere ad ogni costo ottenere una elevata nitidezza induce un super-impegno delle strutture oculari impegnate nel fenomeno della “messa a fuoco”.8) SBADIGLIARE
Sbadigliando ci si rilassa, ci si ossigena e si inumidiscono gli occhi. Fatelo spesso, anche se “non vi viene”. Le lacrime ossigenano, disinfettano e lubrificano la cornea. Inoltre il film lacrimale rappresenta un vero e proprio mezzo diottrico, comportandosi come una vera e propria lente di ingrandimento.9) VISIONE NUCLEARE
Non cercate di vedere un volto o un oggetto tutto insieme (= fissare). Esploratelo invece, scandagliatelo muovendo rapidamente la visione concentrata da un particolare all’altro. In questo modo si impegnano settori diversi della retina consentendone il recupero funzionale.
Storia della fotografia secondo Aniceto Antilopi
26 apr
Storiadellafotografia.it, un’interessantissimo se non imperdibile sito che parla esclusivamente di storia della fotografia. Non potete non andarlo a visitare, pieno com’è di spunti e di informarmazioni e con una bellissima timeline da dove partire.
Ecco le due righe di presentazione del progetto:
Grazie al fotografo e storico Aniceto Antilopi siamo in grado di offrirvi questo sito web interamente dedicato alla storia della fotografia.
Per una storia della fotografia, intrigante e divertente, per conoscere le origini e comprendere meglio le macchinette hi-tech dei giorni nostri.
Aggiungete anche che il tutto è sotto Creative Commons
(significa che chiunque voglia può utilizzare materiale tratto da quel blog basta citarne le fonti ecc ecc) capirete da soli che può essere una fonte preziosa di sapere.
Che ne dite?
La forza del sorriso: laboratori di trucco gratis per donne in chemioterapia!
23 apr
L’associazione La forza e il sorriso, presente anche a Roma, presso la fondazione Prometeus, propone un’iniziativa secondo me bellissima.
In pratica, riporto paro paro dal loto sito, ecco cosa fanno:
Guardarsi allo specchio con un sorriso, nonostante la consapevolezza di una malattia contro la quale state ancora combattendo, vi permette di riprendere il controllo sulla vostra vita, quando più ne avete bisogno.
Non è facile, lo sappiamo. Ma sappiamo anche che insieme si affrontano meglio i problemi, si trovano prima le soluzioni.
Per questo abbiamo messo a punto un programma di incontri con altre donne nella vostra stessa situazione e con un gruppo di esperti che si dedicheranno a voi, insegnandovi a migliorare il vostro aspetto, a sentirvi ancora sicure di voi stesse.
Forte di una lunga esperienza internazionale, il programma LA FORZA E IL SORRISO arriva anche in Italia per ridare a tutte voi, insieme a un sorriso, fiducia e grinta.
LA FORZA E IL SORRISO è un programma non-medico. Non interferisce con le cure mediche né intende in alcun modo sostituirsi ad esse.
LA FORZA E IL SORRISO è completamente gratuito, gli esperti offrono la propria consulenza a titolo di volontariato e non propongono alcun marchio o servizio a scopo privato.
La forza e il sorriso è un programma completamente gratuito dedicato a donne sottoposte ai trattamenti oncologici. Lo scopo è di aiutarle a migliorare il proprio aspetto fisico durante e dopo le cure.
Offriamo informazioni, idee e consigli pratici per meglio fronteggiare gli effetti secondari dei trattamenti: aver cura della pelle, affrontare la caduta dei capelli, truccarsi per riconquistare benessere e autostima.
La forza e il sorriso prevede l’incontro di 6/8 donne in un’atmosfera informale e piacevole sotto la guida di esperti competenti e sensibili, per imparare in poche ore il make-up giusto o per provare nuovi trattamenti di bellezza viso e corpo.
Alla fine del laboratorio Make Up verrà regalato un kit di bellezza per continuare a casa quanto appreso.
Grazie!
Tumore dello stomaco, dieta sbagliata per sei italiani su 10
2 mar
Dominano mancanza di informazione e cattive abitudini. La metà degli intervistati non si cura della prevenzione e poi incolpa l’inquinamento atmosferico
da Corriere.it
MILANO - Metà degli italiani è convinta, erroneamente, che lo smog sia un fattore di rischio più importante della dieta nello sviluppare il tumore dello stomaco. A dirlo è un sondaggio condotto dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) su più di 600 persone intervistate nel dicembre scorso in centri commerciali di Roma e Milano, «con l’obiettivo – spiega Carmine Pinto, coordinatore del progetto e responsabile dei Trattamenti integrati dei tumori del tratto gastro-enterico dell’Oncologia medica del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna – di sondare il livello di consapevolezza dei cittadini su una patologia particolarmente aggressiva che colpisce ogni anno circa 13mila persone».
IL QUARTO BIG KILLER – Causa di 10.620 decessi nel 2006 e circa 13mila nuovi casi nel 2008, il tumore dello stomaco rappresenta il quarto big killer (dopo polmone, seno e colon retto) nel nostro Paese. Eppure il 93 per cento degli intervistati non ha mai sentito parlare di questa neoplasia, il 57 per cento non sa se esistano esami in grado di individuarlo precocemente, l’84 per cento non ha mai letto nessun articolo sull’argomento, sebbene il 78 per cento vorrebbe saperne di più su come prevenire e affrontare questa malattia. Inoltre, il 79 per cento ritiene che il carcinoma gastrico non sia guaribile. «anche se si stanno registrando importanti progressi nelle terapie», sottolinea Francesco Di Costanzo, direttore dell’oncologia medica del Policlinico Careggi di Firenze.
Il fumo fa venire anche il mal di schiena
25 gen
I fumatori ne soffrono di più, anche se in misura modesta, rispetto a chi non ha mai preso in mano una sigaretta. E i giovani sono i più «vulnerabili»
MILANO - Fumare può far venire il mal di schiena, soprattutto se si è giovani. Una ragione in più per smettere. Sono giunti a queste conclusioni i ricercatori del Finnish Institute of Occupational Health, che hanno passato in rassegna circa 80 studi scientifici pubblicati su riviste internazionali negli ultimi 40 anni. Tra questi, gli studiosi hanno selezionato 40 ricerche sul legame fra sigarette e lombalgia, che hanno coinvolto circa 300 mila adulti e adolescenti. Secondo i risultati di questa metanalisi, pubblicati sulla rivista American Journal of Medicine , anche se in misura modesta sono i fumatori a soffrire maggiormente di mal di schiena rispetto a chi non ha mai preso in mano una sigaretta. E la lombalgia è più frequente fra i giovani che fumano. Ma c’è anche una buona notizia per gli “irriducibili” delle sigarette: gli effetti della nicotina sono in parte reversibili, se si smette di fumare.
GIOVANI VULNERABILI – Afferma uno degli autori, Rahman Shiri: «Chi fuma ha circa il 30% in più di possibilità di soffrire di mal di schiena rispetto a chi non ha mai fumato». Ma il perché avvenga non si sa con certezza, anche se il colpevole più probabile è la nicotina, con i suoi effetti deleteri di vasocostrizione sul microcircolo. «Le cellule non respirano in modo adeguato e quindi s’infiammano più facilmente provocando dolore – spiega Shiri -. Il fumo, poi, fa aumentare il rischio di osteoporosi». «Il nesso tra sigarette e mal di schiena non è ancora del tutto chiaro – ribadisce Angelo Impagliazzo, direttore dell’unità di ortopedia e traumatologia all’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma -. Sicuramente il fumo è tra le concause della lombalgia, insieme a obesità, ipotrofia muscolare, predisposizione che ognuno di noi ha, a seconda della struttura scheletrica. Probabilmente i giovani ne risentono maggiormente perché i loro muscoli sono ancora in fase di crescita: se poi, per gli effetti della nicotina, diminuisce l’ossigenazione dei tessuti, riescono ancora meno a sostenere i carichi che gravano sulla zona lombare».
Maria Giovanna Faiella
Le manovelle peggiorano la vista?
25 gen
Ebbene ho le prove che non sono le manovelle non rendono ciechi ne peggiorano la nostra vizione ANZI la migliorano specialmente in situazioni in cui non si ha a disposizione molta luce!
Non ci credete?

Manovella non dannosa alla salute
E adesso?
Le vere ragioni di un’infelice digestione
25 gen
Mal di stomaco quasi scontato per chi perde l’amore
o il lavoro. E il fumo non aiuta
da Corriere.it
MILANO - La vostra relazione affettiva sta andando a rotoli, siete sull’orlo del divorzio, o vi siete già separati? Avete perso il lavoro per colpa della crisi? Fumate, magari per scacciare la tensione? Attenti, perché siete i candidati ideali a mal di stomaco e cattiva digestione. Il primo studio italiano che ha valutato nella popolazione generale prevalenza e caratteristiche della dispepsia funzionale, ovvero dei disturbi digestivi non spiegati da una vera e propria malattia organica, parla chiaro: divorzio, disoccupazione e fumo, assieme alla sindrome dell’intestino irritabile, sono i fattori che più spesso si associano al problema. Finora nessuno lo aveva mai dimostrato: Maurizio Zagari e Franco Bazzoli, gastroenterologi del Dipartimento di Medicina clinica dell’Università di Bologna, ci sono riusciti studiando circa mille abitanti di due comuni in provincia di Bologna, Loiano e Monghidoro, sottoponendoli non solo a questionari per valutare i sintomi, ma soprattutto a una gastroscopia che fugasse qualsiasi dubbio diagnostico. «Si tratta di persone chiamate da noi a partecipare allo studio, che non si erano rivolte al medico per i disturbi: ciò significa che i dati raccolti sono lo specchio di quel che accade nella popolazione generale» spiega Franco Bazzoli. Continua >
I cibi grassi accendono i «geni dell’obesità»
22 gen
Gli alimenti ricchi di grassi e zuccheri attivano recettori che portano ad accumulare peso
da Corriere.it
MILANO - Attenzione ai cibi che colano grassi e zuccheri. Ci fanno ingrassare non solo perché sono ipercalorici, ma anche perché «accendono» geni e quindi recettori cellulari che, in ultima analisi, ci spingono al sovrappeso virando il metabolismo verso l’accumulo dei grassi.
LA SCOPERTA – La scoperta è stata fatta da Traci Ann Czyzyk-Morgan, ricercatrice di un’azienda farmaceutica, che ha studiato però topolini e non esseri umani. Obiettivo delle sue indagini verificare il ruolo di un recettore per gli oppioidi, il kappa, nel metabolismo dei grassi: ha perciò sottoposto a una dieta super-energetica, ricca di grassi e zuccheri, animali normali e topolini in cui il recettore era stato geneticamente inattivato. Sedici settimane di bagordi da roditori e, al termine, il verdetto: il gruppo con il recettore integro aveva messo su peso e grasso a volontà, gli altri erano rimasti miracolosamente magri e avevano riserve di grasso inferiori. Per la verità era scarsina anche la capacità di immagazzinare nutrienti in generale, un dato che fa subito capire a chi vorrebbe «silenziare» il recettore in questione che forse non è tanto opportuno provarci. Continua >
A dieta per non russare più
18 gen
Negli obesi una dieta drastica riduce il peso e le apnee ostruttive notturne
da Corriere.it
MILANO - L’approccio è un tantino radicale: quasi due mesi di dieta liquida ipocalorica. Ma gli obesi che l’hanno seguita hanno perso peso e sono tornati a respirare come si deve, di notte: un risultato non da poco, raccontato sulle pagine del British Medical Journal da un gruppo di ricercatori dello svedese Karolinska Institute.
DIETA – Protagonisti, 63 uomini obesi (con un indice di massa corporea fra 30 e 40) con apnee ostruttive gravi: gente, per capirsi, che di notte durante il sonno russa rumorosamente e soprattutto va in apnea 30 o più volte ogni ora. Succede perché le vie aeree superiori «collassano» mentre si sta sdraiati e per qualche secondo si chiudono: si trattiene il respiro, come in apnea appunto. Un problema che vede fra i fattori di rischio principali proprio il sovrappeso e l’obesità: ecco perché in Svezia hanno deciso di intervenire in maniera energica sui chili di troppo. Per sette settimane un gruppo di partecipanti ha seguito una dieta molto ipocalorica, soltanto liquida, per poi reintrodurre gradualmente i cibi solidi nell’arco di due settimane; l’altro gruppo ha continuato a mangiare come al solito. Gli effetti non sono mancati: quasi 19 chili persi dagli obesi messi a dieta stretta contro un chiletto appena buttato giù dagli altri. E soprattutto un miglioramento netto delle apnee: da 37 all’ora ad appena 12, alla fine del periodo di intervento, mentre chi non era stato a dieta continuava a russare e andare in apnea come nulla fosse. Continua >
l cervello non è mai al top se il debito di sonno è cronico
14 gen
da corriere.it
Le notti in bianco rallentano la performance intellettuale anche se si tenta il recupero nel fine settimana
ROMA - Dormire meno del necessario notte dopo notte può far accumulare un pericoloso debito cronico di sonno che è ancora più insidioso di una notte trascorsa completamente in bianco, perchè difficile, se non impossibile, da recuperare: quindi le funzioni del nostro cervello non sono mai al top.
LO STUDIO - Uno studio condotto da Daniel Cohen del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston dimostra che se dormiamo poco (non più di 6 ore a notte) per molti giorni di seguito, una dormita di 10 ore consecutive non basterà al recupero e non saremo mai al nostro meglio nello svolgere le attività quotidiane. Lo studio è importante perchè mostra che gli effetti del debito cronico di sonno sono differenti e più gravi di quelli della perdita di sonno acuta. Secondo quanto riferito sulla rivista Science Translational Medicine, il debito cronico di sonno è molto più insidioso per le performance cognitive perchè il recupero è lento e difficile, sempre che sia possibile del tutto. Secondo quanto riferito da Cohen, intervistato dall’agenzia Ansa, una spiegazione dell’insidia del debito cronico di sonno potrebbe essere nel nostro cervello: qui una molecola, l’adenosina, entra in circolo quando dormiamo poco e se il sonno diventa cronico il segnale inviato dall’adenosina si fa «assordante» per il cervello e difficilmente rientra. Siamo tutti superefficienti, scattiamo tra un’attività e l’altra, dal lavoro alla palestra all’aperitivo con gli amici; anche i bambini si dividono fra mille attività, scolastiche e non, e tutto va a discapito del nostro rapporto col sonno, cosicché tendiamo ad accumulare un debito cronico di sonno.
IL CERVELLO DEVE FARE ORDINE - Dormire è il momento in cui il cervello fa ordine tra tutte le informazioni inglobate durante il giorno appena trascorso catalogandole e scremando il superfluo. La perdita di sonno, inoltre, lede le nostre capacità mnemoniche e di apprendimento. Però finora non era chiara la differenza tra gli effetti di una singola notte in bianco e il cronico dormire poco (che è poi l’abitudine che più caratterizza l’odierna società dell’efficienza). L’esperto ha confrontato cosa succede restando svegli per 24 ore di seguito e invece dormendo una media di 5,6 ore a notte per tre settimane. È emerso che nel primo caso per la maggior parte delle persone basta una dormita di 10 ore per recuperare la notte in bianco, ma che questo non è sufficiente al recupero del debito cronico.
CROLLO DELLE PERFORMANCE - Infatti gli individui in debito cronico diminuiscono le proprie performance cognitive ora dopo ora, con un crollo vertiginoso nelle ore serali. «Una precedente ricerca – spiega Cohen – aveva dimostrato che stare svegli per 24 ore di seguito equivale a una dose di alcol nel sangue superiore a quella dei limiti di guida. Invece questo lavoro mostra che un debito cronico di sonno causa un deterioramento più rapido delle performance per ogni ora che si resta svegli. Tant’è che il quadro di diminuzione delle performance di una notte di veglia si amplifica di 10 volte se nelle due settimane precedenti si è dormito per sole sei ore». «Dati su animali – rileva Cohen – mostrano che una sostanza chiamata adenosina si accumula nel cervello quando siamo svegli da troppo e promuove il sonno e che la caffeina blocca l’azione dell’adenosina. Nel debito cronico di sonno questa sostanza rimane elevata per troppo tempo nel cervello e ciò provoca l’aumento del numero di recettori per captarla per cui il segnale dell’adenosina si iperattiva ed è difficile spegnerlo. Mentre nella perdita di una sola notte di sonno i recettori non aumentano e basta dormire per 10 ore per ridurre la concentrazione di adenosina, serve molto più tempo per riportare al livello normale il numero dei recettori per cui serve molto più tempo per smaltire un debito cronico di sonno». «Non sappiamo quanto tempo serva per recuperare un debito cronico – conclude – ma di certo non bastano dei giorni». (Fonte Agenzia Ansa)
Niente TV in camera da letto…
17 nov
Difficile eguagliare il piacere di lasciarsi andare nelle braccia di Morfeo guardando la televisione magari dopo una cena luculliana. Dagli U.S.A. suggeriscono, però, di fare attenzione e non cedere mani e piedi alla tentazione di addormentarsi guardando la tv perchè sembra che abbia conseguenze negative sulla salute. Alcuni ricercatori della University of Pennsylvania hanno presentato uno studio al meeting annuale dell’Associated Professional Sleep Society dell’Illinois secondo il quale la tv prima del sonno può essere causa, tra gli altri, di disordini ormonali, depressione e obesità. Alla ricerca hanno partecipato 21475 adulti, la maggior parte ha dichiarato di guardare la televisione quasi sempre prima di addormentarsi e rispetto a quelli che non hanno questa abitudine hanno mostrato di dormire di meno e con una qualità del sonno inferiore e una maggior incidenza di disordini ormonali, depressione e obesità.
Passivi al lavoro, passivi a casa
17 nov
da La Stampa.it
Il tipo di lavoro svolto può rendere la vita piatta e noiosa, con ripercussioni sulla salute.
La vostra vita è piatta, monotona, sedentaria? Forse non è colpa vostra, ma del lavoro che fate.
A dirlo sono gli esperti dell’University College London che hanno condotto uno studio in cui mettono l’indice sul fatto che fare un mestiere con scarse responsabilità si riflette nella vita privata che diventa monotona e poco attiva. Un po’ come dire che un lavoro piatto rende piatta la persona e la sua vita.
Per affermare questo, il dr. David Gimeno e colleghi hanno esaminato il tipo di lavoro e le persone che lavorano in posti di scarsa responsabilità e “passivi”, dove è molto limitato lo stress e il controllo.
Oggetto dello studio sono stati oltre 4.000 maschi e quasi 1.800 donne di età compresa trai 35 e i 55 anni impiegati come dipendenti statali in Inghilterra.
Il periodo di osservazione è durato cinque anni e ha permesso agli studiosi di classificare le persone in base a 3 categorie. Le categorie comprendevano il tipo di lavoro svolto e la passività e la quantità di tempo libero a disposizione e l’attività fisica svolta durante quest’ultimo.
Dai dati raccolti è emerso che il tipo di lavoro non influiva sull’attività fisica nel tempo libero delle donne, al contrario invece influiva sugli uomini che mostravano di avere un 16% di probabilità di condurre una vita privata sedentaria, poco attiva, noiosa e piatta in confronto a coloro che invece non svolgono lavori passivi.
Questo modo di prendere la vita al di fuori dell’orario di lavoro può avere un grande impatto per la salute e la società nel suo complesso, fa notare il dr. Gimeno.
«C’è bisogno di persone che non siano solo come macchine che svolgono solo il lavoro, ma anche che possano crescere nel lavoro» ha commentato Gimeno che aggiunge come sia importante che le persone abbiano la possibilità di acquisire nuove conoscenze, accrescere le proprie competenze e migliorarsi sul lavoro in modo che questo possa anche riflettersi in una vita più completa, vissuta e sana.
(lm&sdp)
Source: lo studio è stato pubblicato su “Occupational and Environmental Medicine”.
Cure per la psoriasi: Centri Psocare poco conosciuti
27 ott
OGGI E DOMANI GIORNATA MONDIALE PSORIASI
“Sostenere la ricerca e combattere i pregiudizi” è lo slogan della Giornata durante la quale in oltre 40 piazze italiane dermatologi e volontari dell`Adipso saranno a disposizione per dare informazioni e per far conoscere una malattia “di cui non si muore, ma che porta all`isolamento sociale perché erroneamente considerata contagiosa“, continua Maccarone.
La Giornata nasce per comunicare, informare, educare e sensibilizzare alla malattia: “Curare e prevenire la patologia – spiega Sergio Chimenti, dermatologo dell`Università di Tor Vergata di Roma – significa anche abbattere l`insorgenza di altre malattie a essa correlate. Come emerge da un`indagine promossa dall’Adipso e recentemente pubblicata sullo European Journal of Dermatology, è emerso che il 76% degli psoriasici soffre di depressione, il 12,9% di ipertensione, il 10,3% di obesità e il 7,1% di diabete di tipo 2″.
La Giornata mondiale della psoriasi non si fermerà al 24 e 25 ottobre. Nel corso del mese di novembre, infatti, negli atenei di Roma, Milano, Bari, Padova e Catania si terrà “Adipso studenti”, manifestazione durante la quale verranno svolte visite dermatologiche gratuite con distribuzione di materiale informativo e verranno raccolti questionari conoscitivi sulla psoriasi. “Perché – conclude Maccarone – la prevenzione è fondamentale, e deve partire dai giovani”.
(aggiornato 24-10-2009)
Data: 23-10-2009
Autore: Miriam Cesta
Ipocrisia
22 apr
Diciamo la verità, prima o poi lo siamo stati tutti. Facciamo delle cose sbagliate, ci rendiamo conto benissimo che il nostro comportamento è sbagliato ma, per convenienza, ci giustifichiamo addossando le NOSTRE COLPE ad improbabili congetture astrali o molto più semplicemente o se preferite in maniera assai più subdola ed infame, agli altri, magari le stesse vittime del nostro comportamento sbagliato.
Stamattina mi sento vittima e come al solito cerco di giustificare il mio carnefice…sarà perché sono stato sul monte? mah, chi lo sa. Intanto leggo e rifletto cosa dice Wikipedia, l’enciclopedia libera, a riguardo ed inizio a fare le mie considerazioni.
Il termine ipocrisia indica l’incoerenza voluta tra azioni svolte e valori enunciati tacitamente o esplicitamente. Per ipocrita si definisce la persona che afferma una determinata idea e poi si comporta in una maniera contradditoria ad essa.
Etimologia e storia del termine
La parola ipocrisia deriva dal greco ypòkrisis che significa simulazione, l’ ypokritès era infatti originariamente l’attore e l’ipocrisia indicava la finzione dei protagonisti dello spettacolo. In seguito venne ad avere il significato che abbiamo poi in italiano.
Psicologia dell’ipocrisia
In psicologia, il comportamento ipocrita è strettamente associato all’errore fondamentale di attribuzione, in cui l’individuo è portato a spiegare e giustificare il proprio comportamento come dovuto in gran parte a cause ambientali ed estranee, mentre attribuisce le azioni degli altri a caratteristiche innate.
Alcune persone ingenuamente commettono degli errori di valutazione riguardo ai propri comportamenti caratteriali, che proiettano negli altri, auto-ingannandosi.
L’ipocrisia psicologica è generalmente interpretata dai teorici come un inconscio meccanismo di difesa più che un volontario inganno.
ndr: ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale!
Papa e preservativi: la mia opinione
20 mar
Non capisco questo accanimento sul Papa e sull’uso del preservativo.
Ma se a lui piace senza, a voi, ma che cazzo ve ne frega!?!??
Tanto per darvi la possibilità di leggere un parere nettamente diverso dal mio vi rimando al sito del caro Sirlsy ^_^




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