Riecco la tenda di Ikea stavolta come softbox

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Vi ricordate l’articolo nel quale vi proposi la realizzazione di un set per still life usando la IKEA – KOJA Tenda € 5,99 (tenda per bimbi)? Bene, adesso ci facciamo un bel softbox!

Oggi vi propongo, dopo aver visto la foto di Latente e il post su riazmissaghi.com di usarlo come softbox da 120 x 120. Ovviamente parliamo sempre di oggetti amatoriali, non spererete mica di usarli per un servizio di moda vero?

© 2008 by Latente

Ecco invece la soluzione, un po “pecoreccia”, trovata da Lactose come cavalletto. Ma tenete conto che potete usare una sedia, una scala, uno stativo economico di quelli che trovate sulle bancarelle del mercato. Basterà anche solo utilizzare del nastro telato ed un po di fantasia.

© 2008 by Lactose

Fatemi vedere che combinate ^_^

5 Replies to “Riecco la tenda di Ikea stavolta come softbox”

  1. ok, thx :)

    il tuo “problema” e’ diffuso anche in campo informatico.
    Anni fa per le installazioni e manutenzioni chiamavono solo ditte specializzate, ora invece si improvvisano tutti tecnici informatici.
    Lasciando perdere la parte server, prova tu a spiegare al cliente perche’ lo stesso computer che trova da trony a 400 euro lo debba pagare 500, spiegagli che da trony deve andare a prenderserlo, installarselo, se ha rogne lo deve reincartare e portare in negozio aspettando magari 1 mese per riaverlo.

    Voi come fotografi dovreste istruire i possibili clienti a vedere, ad apprezzare i lavori eseguiti da professionisti piuttosto che da amatori (e che di solito si trattano di ricchi amatori).
    Poi troverai sempre chi vorra’ l’album di nozze per 200euro, a costo di prendere un quadernone e incollarci le foto sopra, e ci sara’ sempre qualcuno disposto a farglielo.

  2. è una storpiatura di benni che si diverte a scrivere in un romano maccheronico. sarebbe “bank”. Simile, o uguale ad un soft box. originariamente dotati di un sistema di diffusore interno che rendeva la superficie emettitrice uniforme come valori EV relativi. anni fa quando ero giovane e facevo il fotografo vero, la differenza tra un soft box ed un bank risiedeva appunto nella presenza di un diffusore interno centrale che abbassava la luce centrale rendendo omogenea la resa dell’ausilio fotografico, un po’ come i filtri degradanti che si usavano quando in fotografia non c’erano porci e cani e si scattava in banco ottico e di fotografia ci vivevi pure, pensa che mi ero comprato pure un mercedes invece adesso… vabbè lasciamo stare. Dicevo … E mi scuso per la digressione che una volta sui grandangoli per evitare la caduta di luce ai bordi nel grand eformato si usavano dei filtri degradanti neutri dedicati a quella tale ottica con il centro più scuro tali che le immagini risultavano uniformi come esposizione su tutto il fotogramma che all’epoca era argentico, non come ora che vai da mediaword ti compri una mirrorless un aifon con pochi sldi e pochi megabyte sei un fotografo e rompi le scatole a chi ci vive e lui col cavolo che il mercedes se lo ricompra.

  3. @Giorgio: io per sicurezza oltre quella, non a scopo fotografico, ho preso anche la versione tendone da circo (non mi ricordo come si chiama ma esiste!

  4. io ne avevo comprate due e ce facevo dormì li regazzini. ce mettevo una coperta di pile (pail) dentro e visto che loro erano riluttanti pe annà a dormì je lavevo montate due dentro er salone. nun vedevano l’ora de andà a dormì, così io e mi moje stavamo un po’ trancuilli.
    (trancuilli se fa peddì… se semo capiti).
    Conziglio de usa i benk cinesi, comprateve cuelli. spendete un po’ddeppiù ma armeno le foto un ve vengono celesti. cheppoi a coreggele esce fori er rumore.

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