Automatismi cosa ne pensavano nel 1965

Questo testo, anche questo testo, è tratto dal libro Piccoli Formati che ho già citato in precedenza parlando della scelta della giusta focale per il ritratto.

E’ interessante che allora come ora si era alla ricerca di apparecchi sempre più piccoli e che avessero all’interno degli automatismi che lasciassero a chi fotografa il solo pensiero di cosa fotografare. Interessante, voi che ne dite?

 

Introduzione

Milioni di persone possiedono ai giorno d’oggi un apparecchio fotografico. Ma quanti di loro hanno realmente preso coscienza di quello che fanno premendo il bottone di scatto?
Certamente, far scattare un otturatore può essere oggi un atto meccanico, ma prima di, arrivare a ciò, colui che usa un apparecchio deve rendersi conto di quello che rappresenta questo « nuovo gesto » del XX secolo: l’atto fotografico.

Questa sensazione non può avvenire se non attraverso l’apparecchio in quanto « prolungamento dell’occhio ». Affinché gesto in questione sia usuale per l’uomo e a poco a poco finisca per integrarsi a lui, non deve essere un impedimento alla sua libertà di movimento. L’apparecchio fotografico deve essere concepito in modo tale che arrivi a incorporarsi al modo di vivere dell’uomo moderno. Il volume, il peso e la facilità di manovra sono fattori determinanti nella realizzazione di questo modo di essere.

Grazie alla loro concezione generale, i « piccoli formati » rispondono nel miglior modo a queste esigenze. E, fatto importante, essi sono giunti ora ad aprire un nuovo e decisivo capitolo nella storia della fotografia: quello dell’automatismo più o meno completo degli apparecchi. Per mezzo di meccanismi « robot » di rara ingegnosità, l’apparecchio toglie ora all’operatore ogni preoccupazione puramente meccanica che, in un passato ancora recente, intralciava la sua rapidità d’azione. Nel momento decisivo dello scatto, il fotografo dev’essere libero da queste ultime esitazioni che ancora ieri diminuivano le sue facoltà creatrici.

L’uomo che possiede uno di questi apparecchi precisi, dalle linee pure, sente immediatamente che possiede un mezzo ideale che gli permette di materializzare l’idea astratta del « prolungamento dell’occhio ». Rapidamente, con la pratica — e per poco che voglia, all’inizio, impegnarsi ad apprendere alcune nozioni di base che sviluppiamo in questo trattato — egli si sente diventare invulnerabile in questo gioco appassionante che è la creazione dell’immagine fotografica. Sente anche, dopo un certo tempo, che è diventato un « fotografo-non-come-gli-altri »: l’uomo dei « piccoli formati».

 

Conoscere l’occhio umano per fare foto migliori

Conoscere l’occhio umano per fare foto migliori

Faccio eco all’articolo tradotto da ClickBlog e preso su PopPhoto che parla di come funzione l’occhio umano e su come e da cosa il nostro occhio viene attratto quando guarda le cose.

Devo dire interessante, ma ditemi voi.

Se siete interessati alla fotografia, allora conoscere cosa attrae l’occhio umano potrebbe aiutarvi a fare foto migliori.

Popphoto ha pubblicato una guida per fotografi all’occhio umano che cerca di fare ordine e chiarezza su questo tema. Quando si guarda una foto in cui ci sono delle persone gli occhi cercano innanzitutto indicazioni sulle possibili intenzioni amichevoli o meno dei soggetti e se questi possono rappresentare dei possibili partner. Questa viene chiamata visione “bottom-up”

Dopo l’occhio cerca oggetti luminosi o particolari e solo dopo arriva al riconoscimento vero e proprio dei volti noti. Tutto ciò avviene perché il cervello analizza il mondo prima con la parte più primitiva del cervello e solo dopo con la parte più sviluppata della nostra mente moderna. Questa viene chiamata visione “top-down”.

Per fare un esempio pratico ecco una citazione:

«Bottom-up is Robert Rauschenberg, top-down is Thomas Kinkade. You feel more comfortable with familiarity [Kinkade], but surprise and novelty [Rauschenberg] keep you looking.»

L’obiettivo per ogni fotografo sarebbe riuscire a soddisfare entrambi i tipi di visione, ma non sempre risulta così semplice. Resta molto importante appagare prima di tutto la parte più istintiva, pena realizzare una foto di difficile comprensione. Le informazioni sull’immagine vengono decomposte ed elaborate in maniera veloce da diverse parti del cervello e poi ricomposte per farci comprendere il senso di ciò che si vede.

Uno dei primi consigli che emerge dallo studio è che per fare delle foto attraenti bisogna guardare con il mirino e scattare senza pensare, facendosi guidare dalla parte più primitiva. Dopo si deciderà se lo scatto è da tenere oppure no.

Ecco una serie di fatti evidenziati sugli occhi:

Sensibilità
Gli iso degli occhi durante la notte è circa 800 e con la visione diurna che è circa 600 volte più sensibile significa che i nostri occhi lavorano ad iso 1.

Linee
Usando tecniche di tracciamento del movimento delle pupille si è dimostrato che gli occhi tendono a seguire le linee ed è quindi un’ottima idea quella di mettere il soggetto vicino alla intersezioni.

Occhi
Noi siamo influenzati senza saperlo dalle persone che sono accanto a noi e quando si guardano gli occhi di un’altra persona le nostre pupille si dilatano per avere lo stesso diametro di quelle dei volti ritratti. Si è dimostrato anche che le persone preferiscono le foto in cui il soggetto, umano o animale, ha le pupille dilatate, quindi evitate di sparare luci troppo forti negli occhi delle persone quando scattate un ritratto.

Gamma dinamica
Il rapporto di luminosità fra sole e stelle è di un miliardo ad uno e l’occhio umano riesce a coprire tutto l’insieme molto meglio di qualsiasi fotocamera. Quindi durante l’alba utilizzate un filtro a densità neutra graduata oppure utilizzate la tecnica HDR, soprattutto quando scattate di notte.

Bianco e nero
L’occhio non fa differenza fra colori, oppure bianco e nero. La cosa più importante è il contrasto e se l’oggetto diventa un punto di interesse per la visione. Quando scattate quindi cercate di avere forti contrasti dove volete più interesse.

Profondità di campo
Con una lunghezza focale di 22mm, una visione di 180° al massimo, i nostri occhi sono in grado di arrivare a f/3,5 completamente dilatati. Solo la parte centrale della retina, la fovea, è veramente a fuoco e nitido. Probabilmente è per questo che una profondità di campo ridotta è così affascinante, usatela a vostro vantaggio.

Risoluzione
La risoluzione degli occhi è di ben 576megapixel. Per i sensori c’è ancora molta strada da fare.

Illuminazione
Studiando 225 dipinti degli ultimi tre secoli si è visto che il 75% aveva un’illuminazione primaria che arrivava da sinistra e gli studi hanno confermato che in assenza di indizi i cervelli dei destrorsi inferiscono una luce proveniente da sinistra, mentre per i mancini è il contrario.

Volti
I nostri occhi sono attratti dai volti e sono in grado di capire immediatamente se si tratta di un predatore, di una preda o di un possibile partner. Quindi scattate più ritratti.

Sorpresa
La sorpresa è uno dei fattori di interesse principale. Anche se non è facile da definire è la relazione tra oggetti che cambia le vostre credenze sul mondo circostante.

Foto | karynsig
Via | PopPhoto