Sottoesporre o Sovraesporre ?

Non ho fatto altro che “scoprire” che la vera esposizione, per il digitale, è quella cosi detta “a destra” dove si portano le alte luci sul confine destro dell’istogramma quasi a volerle far sparire. In sostanza non è vero che, per il digitale, sottoesporre leggermente e recuperare poi in camera chiara sia la giusta strategia.

Sapevo che la risposta del sensore è diversa in quanto lineare da quella della pellicola ma non associavo a questo la possibilità/dovere di cambiare strategia di esposizione!

Da che parte state? A destra o a sinistra?

In pratica, come ho accennato prima, il discorso sul fatto che sia meglio, in digitale, sottoesporre per non bruciare le alte luci, recuperando poi in camera chiara con il software sembrerebbe essere una gran cazzata! In realtà la corretta esposizione in “digitale“ (scattando in RAW) è quella che ci permetterà di sovraesporre leggermente l’immagine sino al caso limite di avere la sensazione che le alte luci siano un po’ pelate ma senza che esse lo siano in verità. Ma leggete oltre e capirete.

Leggete la traduzione del documento “Raw Capture, Linear Gamma, and Exposure” di Bruce Fraser; lo trovate in allegato alla fine del post o cliccando sul link precedente.

Bruce, Scozzese, emigrato a S.Francisco, ha effettuato studi sulla visione umana e sulla sua correlazione con la fotografia. E’autore del libro “Real World Camera Raw” pubblicato da “Peachpit Press” nel Agosto 2004.

Forse la differenza più grande tra le riprese fatte su pellicola e le riprese digitali è il modo in cui i due mezzi rispondono alla sollecitazione della luce. La pellicola risponde allo stesso modo dei nostri occhi, il silicio del sensore no.

Se siete intenzionati ad ignorare questa semplice differenza perché di scarso interesse, sappiate che, cosi facendo, perderete l’occasione di conoscere alcune importanti informazioni su come il silicio influenzi, o dovrebbe, il modo di esporre una immagine.

Se esponete in digitale come se foste su pellicola per prima cosa rischierete di non sfruttare a pieno la gamma dinamica offerta dal vostro sensore e di avere una maggiore quantità di disturbo (rumore) alle basse luci.

La pellicola ha una risposta alla luce simile al nostro occhio e cioè non lineare. Molti dei nostri sensi offrono una risposta non lineare per via di un meccanismo di “compressione“ che ci permette di recepire le informazioni esterne senza che esse sovraccarichino i nostri sensi.

Se prendete in mano una pallina da golf e poi ne aggiungete un’altra non vi accorgerete che il peso è raddoppiato. Se si mettono due cucchiaini di zucchero nel caffè al posto di uno, non sentirete il caffè due volte più dolce. Se ascoltate il vostro stereo ad un certo volume e poi ne raddoppiate la potenza non sentirete due volte più forte. Se si raddoppia il numero di fotoni che raggiungono il vostro occhio, noterete un aumento della luminosità, ma non che la scena e due volte più luminosa.

Grazie a questo meccanismo ci permette di lavorare in un rage infinito di stimoli.  I nostri occhi possono passare dall’osservare una stanza buia ad osservar il sole senza che siano sovraccaricati sensorialmente. Questa differenza può raggiungere anche un fattore di differenza pari a 10’000 o più.

Ma i sensori delle nostre fotocamere non seguono il comportamento dell’occhio umano. Essi registrano i fotoni (ndr: la luce) in maniera lineare. Al raddoppio del numero di fotoni che lo colpiscono, si ha un raddoppio del segnale in uscita.

Un'immagine RAW catturata in maniera lineare (senza interventi). Appare evidentemente molto scura, pur contenendo, al suo interno, tutte le informazioni necessarie.
L’istogramma del'immagine ci mostra che la maggior parte delle informazioni si trovano nella parte delle basse luci.
La stessa immagine applicata una curva gamma di correzione.
Questa è la curva gamma applicata. Dopo l’applicazione di questa curva l’istogramma ci mostra come le informazioni siano distribuite in maniera più corretta.

Questo significa che scattando con una fotocamera con una risoluzione di 12 bit avremo a disposizione 4096 livelli (2 12 livelli), quindi il livello 2048 indica che il sensore ha ricevuto la metà dei fotoni del livello 4096.

La “cattura lineare” ha implicazioni importanti per ciò che riguarda l’esposizione. Poniamo che la nostra fotocamera (il suo sensore) abbia una gamma dinamica di 6 stop, la metà dei 4096 livelli (ndr: 2048) sarà dedicata alle alte luci (primo stop), al secondo 1024, al terzo 512, al quarto 256, al quinto 128 ed infine, al sesto, l’ultimo, quello che rappresenta le ombre più scure solo 64 livelli.

Cattura Lineare

Sarai molto tentato di “spegnere” il sole brillante sottoesponendo, ma se lo fate rischiate di sprecare un sacco di bit che la vostra fotocamera potrebbe catturare rischiando in’oltre di introdurre dell’inutile rumore nei mezzi toni e nelle ombre. Se sottoesponete nel tentativo di mantenere i dettagli delle alte luci vi e poi vi rendete conto che dovete schiarire le ombre otterrete, avendo a disposizione soltanto 64 livelli, un rumore esagerato ed un fastidiosissimo effetto posterizzazione.

Una corretta esposizione è importantissima per il digitale cosi come lo è per la pellicola. Per il digitale però una corretta esposizione significa tenere le alte luci il più vicino possibile al limite dell’istogramma ma senza farle uscire fuori. Molti fotografi chiamano questo “Esporre a destra” proprio perché si tende a spostare il più possibile le alte luci sulla destra dell’istogramma.

Si noti che l’istrogramma della vostra macchina fotografica mostra l’istogramma della conversione in JPG della stessa operata dal software della vostra Relfex, la quale ha applicato delle impostazioni preprogrammate allo scopo di far apparire la foto “come se fosse” registrata su pellicola. Questo implica che molti istogrammi mostrano che le luci sono al limite mentre in verità non lo sono.

Guardando l'istogramma della fotocamera avremo soltanto una indicazione generica sull'esposizione.

Ci sono fattori molto più importanti che determinano la buona riuscita dell’esposizione in digitale. La risposta di una fotocamera impostata su ISO 100 può essere più simile a ISO 125 o addirittura ISO 150 (o per qualche problema a ISO 75). Vale la pena spendere un po del vostro tempo per cercare di capire la reale sensibilità della vostra fotocamera alle varie velocità e scoprire cosi quanto il vostro istogramma sia lontano dalla corretta segnalazione del highlight clipping.

Un po di fonti sparse:

2. Understanding Digital Raw Capture
3. LaStampa.it – Capire l’esposizione
4. Sottoesporre o Sovraesporre ? (RAW, Gamma Lineare e corretta Esposizione)

Vi consiglio vivamente di andare a leggere ques’ultimo link dove Guglielmo Braguglia oltre a tradurre anche esso, ma porc ad averlo beccato prima, lo stesso articolo dimostra con degli scatti propri quanto esposto.

Leggere un istogramma

istogramma

Vi è mai capitato di cercare di capire dal display della vostra amata, parlo della reflex (ma non solo), se la foto che avete appena scattato è correttamente esposta oppure no ma con il sole diretto non si vede una mazza? Oppure di scattare in notturno dove l’eccessiva luminosità del display falsa la lettura dell’immagine? (in questo caso vi consiglio di abbassare la luminosità del display di almeno uno stop).

Molti fotografi, specialmente se alle prime armi, considerano l’istogramma una cosa superflua se non inutile. In effetti non è fondamentale ma può, come nei casi descritti sopra, essere di grande aiuto. Non per nulla è una delle novità portate dal digitale maggiormente apprezzate dai professionisti.

Per di più oggi praticamente tutte le fotocamere, reflex o meno, offrono la possibilità di visualizzare un istogramma (prima e/o durante e/o) dopo lo scatto.

Ma iniziamo subito dando una bella defiizione definizione.

Un istogramma è semplicemente un grafico che mostra in che modo sono distribuiti i pixel scuri e quelli luminosi in una data immagine digitale ed in genere mostra una distribuzione delle tonalità quasi perfetta, che coprono approssimativamente una gamma dinamica di 4 stop, dalle ombre più profonde sulla sinistra fino alle luci più brillanti alla destra. Questo rientra perfettamente nell’ampiezza di circa 5 stop che è quella della gamma dinamica della maggior parte dei processori digitali.

Istogramma
Istogramma

Per fare un parallelo, pensate all’equalizzatore dello stereo di casa. Stessa cosa, quello però mostra la distribuzione delle tonalità e non dei pixel, a destra i bassi e a sinistra gli alti, tenetelo a mente. Ah, l’equalizzatore a destra ha i bassi e a sinistra gli alti, tutto il contrario dell’istogramma ;-)

Tenete anche presente che la misurazione della luce (in termini esposimetrici) vi indicherà, lo so che lo sapete ma meglio ricordarlo, quale sia la giusta impostazione di sensibilità tempi e diaframmi per ottenere la corretta esposizione di (ad esempio) un cartoncino grigio al 18%, tirando fuori una immagine con un “mezzo tono” perfetto.

La misurazione può essere stata eseguita perché la macchina fotografica esamina una determinata quantità di zone della scena da fotografare e ne fa una media, oppure perché il fotografo misura le luci, le ombre e qualche altra zona della scena autonumamente e decide che quella particolare impostazione può essere un buon compromesso per realizzare quel determinato scatto. Non vogliamo trattare l’argomento perché complesso e richiede una preparazione dell’argomento che per ora non ho tempo di affrontare ^_^

Tenete SEMPRE conto che non esiste la “giusta” esposizione ma soltanto quella giusta per voi. C’è sempre un compromesso con qui dovrete fare i conti.

Un istogramma spostato a sinistra indica un’immagine in cui la maggior parte dei pixel sono ammassati verso il limite sinistro del grafico, indicando una sottoesposizione. L’immagine è troppo scura.

Immagine sottoesposta con ampie zone buie ed ovviamente istogramma spostato a sinistra.

A destra abbiamo la situazione opposta, i pixel chiari sono in maggioranza ammassati contro il limite destro, indice di sovraesposizione.
L’immagine è troppo chiara.

Immagine sovraesposta con ampie zone bianche ed ovviamente istogramma spostato a destra.

L’istogramma al centro descrive un’immagine correttamente esposta, in cui vediamo pochi pixel molto scuri, la maggior parte nella zona intermedia, e pochi pixel molto chiari. Questa è la distribuzione ideale che si riscontra nella maggior parte delle fotografie dove tutti gli elementi sono ben illuminati.

Immagine esposta “correttamente” con istogramma a collina.

Naturalmente, come tutte le regole, anche questa ha le sue brave eccezioni. Se noi riprendiamo una scena notturna o un tramonto, avremo un istogramma abbastanza simile al nostro esempio di sinistra, pur avendo correttamente impostato i valori di apertura e velocità di scatto. Infatti un tramonto è di per sè una scena con prevalenza di toni scuri.

Foto esposta in chiave alta.

L’immagine di Jessica, qui sopra, anche se ha un istogramma sbilanciato a sinistra non può dirsi sbagliata essendo la sua esposizione frutto di una mia scelta consapevole con la quale volevo ottenere un effetto high key.

Emanuela De Luca: la mia prima mostra

inserito originariamente da manupiripiri / Emanuela De Luca.

Ieri, come faccio sempre la sera, stavo dando un’occhiata alle ultime foto dei miei contatti su Flickr e vengo colpito dalla locandina che vedete sopra.

L’ha pubblicata manupiripiri al secolo Emanuela De Luca mettendo come descrizione:

In esposizione dall’8 al 13 maggio.

INTERPRETO IL BIANCO E NERO II EDIZIONE
c/o Associazione Culturale Spaziodarte
via di Monteverde 57A – Roma

10 fotografi emergenti espongono i loro lavori confrontandosi sul tema del bianco e nero, liberi di interpretare ciò che li circonda e li emoziona attraverso la fotografia.

Vernissage sabato 8 maggio ore 19.00

Fooorte! E allora decido di farle pubblicità, ma anche di fargliela pagare ;-)

Cosi la costringo a scrivermi due righe per presentare la sua prima mostra, ecco cosa mi ha risposto:

© Emanuela De Luca

“La mia prima mostra.”
stato d’animo, cosa da fare, cose fatte, come ho scelto le foto ecc ecc

Sinceramente non mi sento pronta per un’esposizione.
Da amante della fotografia e dell’arte, credo sia necessario avere un progetto ben strutturato da proporre, per non rischiare “di bruciarsi” prima del tempo (ndr: sono pienamente d’accordo con te).

Tuttavia, avere la possibilità di mostrare le proprie fotografie al di fuori di uno spazio puramente virtuale, quale Flickr per esempio, è un buon modo per mettersi alla prova e comprendere il livello a cui si è arrivati.

Quando ho letto dell’iniziativa promossa dall’Associazione Culturale Spaziodarte, che cercava adesioni per la II edizione di una collettiva sul tema del bianco e nero, ho pensato che forse era arrivato il momento di superare quella indecisione cronica che mi caratterizza, concretizzando finalmente qualcosa.

Mostrare le mie fotografie e confrontarle con quelle di altri – di livello nettamente superiore – in uno spazio reale, tangibile e, soprattutto, con tanta visibilità, significa poter superare una sorta di blocco che, fino a questo momento, mi ha impedito di concludere una serie fotografica.

Mille idee e foto scattate in questi due anni ma nulla di così sensazionale da poter creare un vero e proprio portfolio fotografico.

Poi è arrivata Eve.
Eve è il soggetto di questa piccola esposizione.
Eve La Plume, la diva del Burlesque del Chiambretti Night. Un’artista eccezionale, di una sensualità pazzesca in assoluta contrapposizione con il suo animo gentile e disponibile.

Ho avuto la fortuna di incontrarla ad una delle serate organizzate da ZouZou, la prima boutique by women for women a pochi passi da Piazza Navona, dove l’erotismo viene esaltato dalla qualità, dal design e dal glamour degli oggetti in vendita, grazie alle magnifiche donne che la gestiscono (ndr: poi ne parlimo a 4 occhi gh gh gh).

Armata della mia Nikon, una volta al mese, Les Zouzettes mi danno la possibilità di immortalare le serate dedicate ad un pubblico femminile, in cui ci si confronta su tematiche legate non solo alla sessualità ma anche alla psicologia femminile in genere; un appuntamento al femminile che ogni volta prende spunto da un tema diverso e dove le partecipanti abbandonano le loro vesti ordinarie per immergersi in un’atmosfera sensuale e ironica.

Ho trascorso un pò di tempo in camerino con Eve mentre si preparava per lo spettacolo che avrebbe offerto alle ospiti de Les Zouzttes e, tra una chiacchera e l’altra, ho fotografato tutto il rito della vestizione, che lei è solita preparare da sola con gran cura e dedizione.
Le foto che ho selezionato sono per lo più ritratti – il genere che prediliggo – che appunto documentano  varie fasi della sua preparazione fino al raggiungimento del “prodotto finale”.

In tutta sincerità, credo di aver realizzato foto migliori di queste ma la logica di un’esposizione è quella di raccontare una storia o, comunque, mettere insieme degli scatti che abbiamo un senso o un particolare significato nel loro insieme. Da qui la scelta delle otto fotografie esposte.

E’ d’obbligo un ringraziamento a Giancarlo, che gestisce lo Spaziodarte, che mi ha dato la possibilità di far parte di questo evento, alla mia modella d’eccezione, Eve La Plume, a Les Zouzettes – Tiziana soprattutto – per avermi dato la possibilità di partecipare alle loro serate pur non essendo una fotografa professionista, e, infine ma non in ultimo, a Marco, il mio amato sponsor!

Che fatica!!!! spero vada bene…vista l’ora e la stanchezza ci saranno un casino di refusi!!!
Non so come ringraziarti.

baci
manu