Come fare: Un capanno per la caccia fotografica a meno di 30 euro!

Riporto una bellissima realizzazione di Gero Merella postata sul forum di FotoCommunity nel quale ci spiega come realizzare con meno di 30 euro un bel capanno da cattura fotografica.

A lui la parola!

Mi sono fatto un capanno mobile per la foto naturalistica.
Ci ho studiato e fatto prove en bel po di sere…tanto abito a Collegno e nessuno si stupisce (nemmeno in casa…ehehehe)
Il capanno consiste nel normale cavalletto che usiamo per fotografare,Una staffa che si usa per montare un leggio musicale a un’asta microfonica,Un pezzo di canalina elettrica e un ombrello.
Questa la struttura

Sulla staffa a “L” si infila la canalina nella quale verra’ infilato l’ombrello al quale viene segato il manico.

Lo so…cosi fa ridere….
E questo è il capanno finito con il telo mimetico sopra.

Si monta in 2 minuti e il tutto sta nello zaino.
Nel prezzo di 30 euro non ho conteggiato la staffa perchè era una cosa che avevo ma non credo proprio che costi molto.
Tra i tanti vantaggi c’è quello dell’ombrello che in caso di pioggia ripara del tutto chi sta sotto.
Ovviamente seduti su un comodo seggiolino pieghevole.

:-))

Claudia Rocchini: fotografie che piacciono a prescindere

Riporto quanto scritto da Claudia Rocchini nel suo stream Flickr circa le foto che vedrete di seguito. Una bellissima e pungente riflessione su molti argomenti che ho già trattato altre volte nel nostro blog.
A lei la parola!

fotografie che piacciono a prescindere
Anatra mandarina - Aix galericulata - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

spiego il titolo.

questa è una fotografia “facile” da fare, con una posa classica, ovvia, banale, come centinaia d’altre simili.
Chiunque abbia un minimo di esperienza in fotografia di Natura sa che basta davvero poco:

una reflex e un tele fascia prosumer (a metà tra il consumer e il professional), in questo caso una D700 e un 70/200, ma ho fatto il medesimo scatto con una D40x e un 70/300, a fuoco manuale.
un’anatra abituata alla presenza umana e dunque quasi immobile
ginocchia senza problemi di menischi, in alternativa, disponibilità a sdraiarsi a pancia in giù in mezzo a fango e liquame vario per aver certezza della corretta inquadratura (obiettivo ad altezza occhio dell’animale o, meglio, appena sotto)
il sole alle nostre spalle che illumini l’animale “naturalmente” e un colpo d’occhio allo sfondo, sapendo già come verrà che tanto a certe aperture si sa che a prescindere viene bene.
volendo esser pignoli, messa a fuoco selettiva sull’animale (meglio sull’occhio per aver certezza della perfetta messa a fuoco) ed esposizione o ponderata centrale o spot, in questo caso cambia poco.
il resto è solo questione di prove: se l’animale è fermo ci si può sbizzarrire con varie combinazioni di tempi, diaframma, iso, focali eccetera.

Dopo centinaia di fotografie di questo tipo, personalmente sono annoiata, e come me so per certo molti “colleghi”. Per cui tendiamo o a evitarle o a ricercare composizioni differenti dalle solite, quel particolare oppure la luce o che ne so, dipende dalle circostanze.
Tutto ciò va benissimo per crescita personale, per sperimentazione.
Va un po’ meno bene se presi dall’ansia di trovare a tutti i costi quel qualcosa di differente, perdiamo di vista la bellezza intrinseca del soggetto che abbiamo di fronte e ci dimentichiamo che, prima di tutto, una fotografia deve comunicare emozione.
Tipo in questo caso dove ho ricercato una composizione differente, giocando con gli elementi dello sfondo e con la massima apertura, per renderli “innaturali” rispetto al soggetto in primo piano:

quaquaraquà
quaquaraquà - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

Esperimento suggestivo per me (so quanta fatica ho fatto e non sono riuscita a ottenere quello che volevo, perché il becco del soggetto in primo piano si sovrappone ai soggetti sullo sfondo), ma di scarso gradimento. Eppure c’è la tridimensionalità, c’è il gioco delle diagonali, c’è un contrasto cromatico: elementi del tutto assenti nella fotografia della mandarina.

Altro punto: sarà anche vero che scattiamo per noi, ma nel momento in cui si condivide una fotografia on line o la si manda in redazione per un articolo, ci sottoponiamo al giudizio egli altri. Nel mio caso, quello del mio direttore e degli amici pro che visitano il mio album.
E tendo a preoccuparmi più delle loro valutazioni che non di chi non è del mestiere, se così posso dire.
Ma col tempo ho imparato che ci sono fotografie che per quanto possano essere ritenute “banali e facili” dagli addetti ai lavori, piacciono comunque a tantissime persone, perché comunicano emozione e semplicità.
E in questi casi nessuno, salvo pochissimi, ci verrà a dire “macheccevò?” oppure a notare quello che ai miei occhi può rendere banale questa fotografia o imperfetta tecnicamente, tipo la composizione ovvia, l’assenza di “tridimensionalità”, o quel centimetro di bianco pelato in cui non si vedono i dettagli del piumaggio, o ancora il lieve mosso dell’occhio.