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Manuale Nikon F100
24 feb

Ecco il manuale appena arrivato
Ecco una di quelle cose che mi fa riacquistare fiducia verso il mondo.
Recentemente ho comperato una bellissima Nikon F100 (macchinetta fotografica a pellicola) della quale, ahime, il venditore aveva smarrito il manuale.
Dopo una lunga ricerca di un manuale in versione pdf, come vi ho già suggerito ai tempi qui e qui oppure qui, ho provato a chiedere sul forum della Nital.
Be, magia…mi hanno risposto in tanti sia per darmi una versione pdf in italiano (scannerizzata) sia per avvisarmi che in cantina ne avevano forse una copia e che l’avrebbero cercata per me ^__^
Grazie ragazzi, siete fantastici.
Sempre dal forum sono venuto a sapere che basta mandare una email alla Nital e che in genere, grandi, ti mandano una copia cartacea se ne hanno ancora una in magazzino!
Be, come potete vedere dalla foto sopra cosi è stato…e GRATIS!
Avete perso il manuale d’uso di….qualsiasi cosa?
28 mag

Ho scovato, alla ricerca del manuale utente del Sekonik L-28c (un esposimetro del 1964 di cui parlai molto tempo fà), un sito, esattamente Diplodocs che consente la ricerca di manuali di tutti i generi.
Basta andare sul sito, inserire la marca ed il modello di quello che stiamo cercando e….se siamo fortunati avremmo la possibilità di scaricare in pdf quando desiderato!
Ho fatto un po di prove e devo dire si esserne rimasto contento. Ho trovato il manuale della Nikon D300, della Nikon F801 e della F60.
Quindi se avete smarrito un manuale o semplicemente non vi và di cercarlo be…scaricatelo all’istante!
Nikon: richiedere un manuale nella propria lingua
11 feb
Ecco la procedura che ho utilizzato per ben due volte per richiedere il manuale in italiano di un’apparecchio Nikon del quale lo avevo solo in inglese.
La prima volta, l’anno scorso, era della D80 della quale lo avevo in inglese e la seconda quest’anno era per il mio nuovissimo flash SB-900.
In pratica si deve spedire in busta chiusa il manuale stesso ed una lettera di accompagnamento fatta come quella che riporto di seguito: Continua >
Per sopravvivere in questo modo di traditori…
5 nov
Il manuale del buon tradimento
Non c’è scampo. Da un genitore, dall’amante, dall’amico o da noi stessi, siamo destinati a subire (e infliggere) l’infedeltà. Meglio, allora, imparare a conviverci.
da Corriere.it

«E non mi guardi così. Perché sarà tradita, e tradirà anche lei. Lo farà per viltà, ambizione, narcisismo, quieto vivere. Lo farà per passione, difesa, noia. Lo farà». E pensare che eravamo andate lì, nella sua casa tra i tetti di Trastevere, a Roma, a sederci sulle sue poltrone bergère da psichiatra, per farci raccontare da lui (Paolo Crepet, in libreria il 4 novembre con A una donna tradita, Einaudi) come salvarci. Quale fosse (se esiste) il segreto per non ritrovarsi mai a vivere i giorni aspri dell’infedeltà subita, quell’abbandono duro in cui tutto – il tempo, la legge, i divieti – appare sospeso, narcotizzato. E inconsolabile. Non ci piacerà l’idea, ma dovremo imparare a conviverci, sostiene Crepet: per la porta del tradimento non si può non passare. Non ci sono deviazioni che evitano di ritrovarcisi dentro. Solo, semmai, qualche poco rasserenante indicazione per uscirne. Non essere tradite – dal proprio uomo, dall’amica, dal lavoro – non si può. «E a dire il vero, come direbbe Molière, non lo consiglierei neanche: perché alla fine dei giochi, ipocriti e perbenisti, non essere traditi vorrebbe dire non cimentarsi, quando la vita vera è al lordo di tutto, incluso il dolore». Così è, quella della donna del suo romanzo: al lordo di tutto, incluso il dolore. Una vita senza nome, senza tempo, senza luogo. Ogni donna può, in qualche riga, identificarsi. Una vita mediocre però, poche le convulsioni, i sussulti, piccolissime, quasi inesistenti, le passioni, nel suo tradire perché tradita, nel suo non avere più quella forza triste del “tanto qui deve tornare” che aveva la madre, avendola soppiantata con un’apparentemente più dignitosa, superba, autarchia. Si va indietro, nel suo passato, come si farebbe nel nostro: dando peso a ciò che ha sentito, non a ciò che realmente è accaduto, in una soggettiva che segue le regole sensoriali neuro-fisiologiche dell’omuncolo. «Lo abbiamo nelle circonvoluzioni centrali», spiega Crepet, «è un’immagine distorta del nostro corpo, ricostruita in proporzione alla ricchezza d’innervazione sensoriale sulla corteccia cerebrale: ha, per esempio, delle labbra enormi e una schiena piccolissima. Ecco perché capita di ricordare uno sguardo nella nostra vita più di quello che ci è accaduto negli ultimi cinque anni: perché, in noi, era labbra, e non pelle indurita della schiena».
L’ILLUSIONE DELLA FEDELTÀ
Tradimento: romanzo infinito che corre nella nostra vita. Esiste quello di un padre maestro del distacco, che non sa concedere che centellinate briciole d’affetto; di una madre disinteressata, abdicante, estranea; dell’uomo che si racconta agli altri e a se stesso tuo, quando ascolta, chiama, accarezza te, ma non solo; del collega che ti cambia le carte sulla scrivania del capo, ora che te ne stai tornando tranquilla a casa; dell’amica, per anni creduta lo specchio in cui rifletterti quand’era, invece, il più alto campione di torbidezza; di una figlia, irrimediabilmente simile e lontana; di te, verso te stessa, da cui spesso l’illusione di fedeltà ha inizio. «Qui», racconta Crepet, «va evitato un malinteso: il tradimento non può essere banalmente riassunto nella scivolata che ognuno di noi, nella sua fragilità di uomo, può vivere. C’è una corrispondenza, piuttosto, tra il gran senso di perdita nel momento storico privo di riferimenti sociali ed etici in cui siamo costretti a vivere, e le nostre piccole cose. Si fa l’errore facile, poi, di ritenere sempre il tradimento un sentimento che ha bisogno di un altro da te, quando in realtà nasce dentro di te, non nasce con l’altro». Dunque, se siamo capaci di tradire noi stessi, ci ritroveremo a tradire (ed essere traditi) nei nostri ambiti d’investimento affettivo: l’amore, l’amicizia, la famiglia; finiremo per tradire (ed essere traditi) sul lavoro. L’immunità, non è data. «Solo il comatoso, l’ha: perché non sente, non vive». Così, meglio spostare le nostre attenzioni dalla ricerca del «come evitare di essere traditi» («Sarebbe assurdo come volersi innamorare senza patire») a quella meno pretenziosa di qualche accorgimento che può aiutare a non esserlo («Bisogna che ci decidiamo ad affinare la nostra capacità di valutazione dell’altro, in cui non siamo così ferrati: tanto più una persona ci piace, tanto più dobbiamo non fidarci, imparare a farci domande su lei»), ai più utili segreti per imparare a starci bene dentro, a un tradimento non schivabile. Come? Crepet suggerisce di fabbricarci un’ossatura così “baricentrata” su noi stessi da non dover temere di esserlo, traditi: «Un mio maestro un giorno mi disse: “Non ti fidare di me”. Era un’esortazione alla costruzione di una propria solitudine, un senso di autoreferenzialità, una bolla d’aria che permette di non essere totalmente dipendente dal dolore implicito nel tradimento, di sentirlo, ma di non esserne annientato, di esserne feriti, ma non abbattuti, di viverlo come un acquazzone e non come un naufragio, come dolore e non morte, sintomo e non patologia». Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. «L’impalcatura che protegge si tira su coi Lego dell’autostima. Me l’ha insegnato un signore ricoverato tanti anni fa in ospedale psichiatrico: più sei battuto, ripeteva sempre, più diventi critico. La chiave è tutta in questo paradosso esistenziale: il lutto, il tradimento, l’abbandono non devono annientarti, ma accrescerti. Funziona anche al contrario: non cresco, se non ho l’opportunità di essere battuto».
OCCHIO ALL’AMOR PROPRIO
Solo così, si supererà l’attentato all’amor proprio insito in ogni tradimento, e ci si riapproprierà di sé: «All’“Io non valgo più” che ci risuona dentro dopo un tradimento si può rispondere con l’aggressività del “vediamo se è vero” o con la depressione dell’“è davvero così”. Chi riporta una ferita inferta, il più delle volte ritiene che la cicatrizzazione migliore sia nel far subire quel che si è dovuto, proprio malgrado, patire: pur essendo un atteggiamento naturale, è immaturo, e animalesco. Nella reiterata ricerca di un capro espiatorio per redimersi, ti danni e non ti salvi». Perché i sentimenti, ci racconta, sono più brutti dell’uomo: «La petizione evangelica non ha trovato gran applicazione nella realtà. In qualche forma, siamo tutti traditi e traditori, e così empi, spesso, da non ammetterlo, o da non sentirci neanche in colpa: quante volte la pensiamo così, sotto l’accordo sul pentagramma del bon ton sociale, della convenienza e dell’apparenza?». Alla fine del suo libro (e del nostro colloquio), c’è spazio per una sola favola: quella di un’anziana signora sconosciuta incontrata dalla donna tradita nello scompartimento di un vagone di treno. A lei dice: «Dimentica le piccinerie, i dettagli insignificanti. Concediti l’essenziale». “Concediti l’essenziale” sta per “Vivi l’assoluto”: dell’amore, del bene, dell’intelligenza, della creatività. «Non accontentarti di grattugiare la buccia», va a fondo Crepet, «ma entra nel cuore: anche se questo vorrà dire, per forza di cose, perdersi, tradire, essere traditi».
Tutto il resto, è un gioco d’esercizio, d’affinamento della nostra capacità di sintonizzarci quanto più possibile con un dolore – quello del tradimento – non prevenibile, né evitabile. L’enigma, insomma, non è sciolto. «Non vi rassicuro, lo so. Ma io detesto il lieto fine. Lo trovo un’esigenza per persone immature e fragili, una furbata hollywoodiana. Siamo pieni di meccanismi di rimozione e spesso ci sfugge che la vita non prevede lieti fini: ci toglie ogni giorno un giorno, perché allora essere consolatori? Io, diagnosi non so più farne: la scrittura, come la terapia, dove non può, non deve essere incoraggiante».
Le espressioni regolari
20 ott
Le espressioni regolari
Avevo bisogno di chiarire a cosa zzo serviva il .+ o meglio la differenza con .* ed ho cercato la risposta sul mio motore di ricerca preferito. Be, ho trovato questa bellissima guida ( da http://www.kerouac3001.com/ ) introduttiva e ve la riporto para para.

INTRODUZIONE
Le espressioni regolari (regex) sono una manna dal cielo per chi si occupa di programmazione, infatti, tramite queste è possibile descrivere qualsiasi stringa che presenti al suo interno una certa regolarità.
Senza scendere in formalismi e evitando di parlare di linguaggi regolari o grammatiche regolari, scelgo di portarvi subito un esempio pratico che vi faccia capire l’utilità delle regex.
Supponiamo di avere una pagina web contenente un form con i seguenti campi:
- nome
- cognome
- numero di telefono
Una volta compilato il form ed inviati i dati allo script è importante eseguire un controllo che permetta di verificare la correttezza dei dati stessi.
Occorre, dunque, definire i vari campi:
- nome: è formato da una sola parola e può contenere solo lettere dell’alfabeto, sia normali che accentate. Nel nostro caso abbiamo deciso che questo campo non è obbligatorio.
- cognome: è formato da da una o più parole che possono contenere solo lettere dell’alfabeto (anche accentate) e può in più contenere apici. Questo campo è obbligatorio.
- email: è formata da 3 parti di cui la prima contenente caratteri alfanumerici, underscore (_) e punti (.) è seguita da una chiocciola (@), dopo di che c’è una seconda parte formata da caratteri alfanumerici e trattini (-), seguita sempre da un punto (.) che è sempre seguito da sole lettere dell’alfabeto di almeno 2 caratteri e al massimo 4. Questo campo è obbligatorio.
- numero di telefono: formato da 2 parti numeriche separate da un trattino (-). Questo campo è obbligatorio.
Come vedete è chiaro che i quattro campi posseggono una regolarità che li caratterizza, resta solo da vedere quali sono le espressioni regolari che li individuano. Vi do immediatamente la soluzione del quesito, passando successivamente alla descrizioni delle varie costanti e dei vari operatori utilizzati:
- nome: [a-zA-Zàòèéùì]*
- cognome: [a-zA-Zàòèéùì’ ]+
- email: [a-zA-Z0-9_\.]+@[a-zA-Z0-9-]+\.[a-zA-Z]{0,4}
- numero di telefono: [0-9]+\-[0-9]+
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LE CLASSI
Partiamo descrivendo l’operatore [ ]. Questo metacarattere è formato da una coppia di parentesi quadre al cui interno possono essere inseriti vari caratteri o costanti. Tramite questo metacarattere è possibile individuare una singola occorrenza di uno dei caratteri presenti al suo interno, sia se inseriti come normali caratteri sia se descritti tramite l’uso di costanti: il set di caratteri definito tramite questo operatore prende il nome di classe. Per esempio la classe [a] rappresenta la singola occorrenza del carattere a e permette di verificare che esso sia presente all’interno di una stringa e in quel caso di eseguire alcune operazioni su di esso. Mentre la classe [abcd] rappresenta la singola occorrenza di uno dei quattro caratteri presenti al suo interno e permette di verificare se sono presenti all’interno di una stringa e in tal caso di eseguire operazioni su di essi.
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L’OPERATORE RANGE
- invece è un operatore che permette di individuare un range, ad esempio:
- a-z individua tutte le lettere minuscole
- A-Z individua tutte le lettere maiuscole
- 0-9 individua tutte le cifre
Apparte a questi 3 range classici, se ne possono creare di personalizzati come a-f che individua tutte le lettere minuscole dalla a alla f e che è molto utile per esempio quando si deve individuare numeri esadecimali. La classe [a-fA-F0-9] infatti individua tutti le cifre e le lettere dalla a alla f (minuscole e maiuscole), ovvero tutti i caratteri che possono essere presenti in un numero esadecimale.
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RIPETIZIONI DI CLASSI
Adesso passiamo a descrivere gli operatori che si occupano della ripetizione di classi.
Il primo operatore che analizzeremo è l’asterisco * il quale si occupa di verificare se una classe è ripetuta all’interno di una stringa zero o più volte e di selezionarne tutte le occorrenze consecutive. Per esempio la seguente espressione regolare [a-z]* seleziona all’interno di una stringa tutte le occorrenze consecutive di lettere dell’alfabeto, come mostrato qui di seguito (in grassetto):
Ho 7 numeri di telefono ma quello di casa è questo: 0004578907
Dato che questo operatore considera l’insieme vuoto come una soluzione positiva è stato usato per verificare la correttezza del nostro campo NOME, il quale può anche essere vuoto, ma se non lo è dev’essere formato unicamente da una parola. Tutto questo è stato detto tramite la seguente espressione regolare: [a-zA-Zàòèéùì]*
L’espressione sopra citata individua, dunque, tutte le lettere dell’alfabeto minuscole a-z, tutte le maiuscole A-Z, e le 6 lettere accentate inserite àòèéùì.
Un operatore molto simile all’asterisco è il più + che esegue la stessa funzione, ma che a differenza del precedente si occupa di verificare se una classe viene ripetuta all’interno di una stringa una o più volte. Per questo motivo lo abbiamo scelto per verificare il campo COGNOME, il quale può contenere una o più parole separate da spazi o apici. Questo è stato descritto tramite questa espressione regolare: [a-zA-Zàòèéùì’ ]+.
Un altro operatore che individua le ripetizioni consecutive di una classe è formato da 2 parentesi graffe { } al cui interno può essere presente un numero {3} o un range numerico {12,58}. Nel primo caso l’operatore individua tutte le ripetizioni di 3 caratteri che verificano la classe. Nel secondo caso l’operatore individua almeno 12 e al massimo 58 ripetizioni di caratteri che verificano la classe.
Per esempio [0-9]{3, 4}\-[0-9]{7} individua tutti i numeri telefonici con un prefisso composto da 3 o 4 cifre e un suffisso di esattamente 7 cifre.
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LO SLASH
Nell’esempio precedente oltre all’operatore per le ripetizioni definite è stato usato un operatore di cui non vi avevo ancora parlato lo slash \. Questo semplice operatore se anteposto ad un carattere fa in modo se è un operatore che non venga considerato come un carattere, mentre in genere se viene anteposto ad una lettera la trasforma in una costante. Come avevamo visto infatti il trattino – è un operatore utilizzato per indicare un range e quindi se vogliamo utilizzarlo come carattere dobbiamo scriverlo nel seguente modo: \-
Adesso è totalmente chiara l’espressione regolare che abbiamo utilizzato per verificare l’email:
[a-zA-Z0-9_\.]+@[a-zA-Z0-9-]+\.[a-zA-Z]{0,4}
Ed è anche chiara l’espressione che abbiamo utilizzato per verificare il numero di telefono:
[0-9]+\-[0-9]+
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PARTICOLARE CARATTERISTICA DEGLI OPERATORI DI RIPETIZIONE
Una caratteristica degli operatori di ripetizione è quella di selezionare tutto quello che verifica l’espressione, finché possono. Questa caratteristica però potrebbe rivelarsi controproducente in alcuni casi. Per esempio ipotizziamo di voler eliminare da una pagina html tutti i tag; la prima soluzione che può venirci in mente è la seguente espressione regolare:
<.+>
Questa regex seleziona una serie consecutiva di caratteri all’interno di una stringa, tali che il primo carattere è < seguiti da una serie di caratteri consecutivi diversi dall’accapo, seguiti da >. Quindi l’espressione regolare sopra descritta nella seguente stringa si comporterà in questo modo:
Praticamente all’interno di una riga seleziona tutto quello che è compreso tra la prima occorrenza del carattere < e l’ultima occorrenza del carattere >.
Questo non soddisfa la nostra richiesta e dunque è necessario utilizzare uno dei seguenti metodi:
- <.+?>
- <[^<>]+>
Il primo rende l’operatore di ripetizione meno forte e fa in modo che si fermi alla prima occorrenza del carattere di chiusura.
Il secondo, invece, specifica di voler individuare all’interno di una stringa tutte le serie di caratteri che cominciano per < a cui segue qualunque carattere diverso da < e da > a cui segue un >.
Praticamente all’interno della precedente stringa le due regex appena descritte avranno il seguente effetto:
Verranno, quindi, trovate le 8 occorrenze e sarà possibile operare su di esse in modo da eliminarle.
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NEGARE UNA CLASSE
Analizziamo adesso un nuovo problema. Supponiamo di avere un racconto e di voler individuare tutte le frasi presenti al suo interno. Se all’interno di questo racconto il punto viene unicamente utilizzato per finire le frasi, un modo molto semplice di individuarne una è quello di definire una classe negativa, ovvero di negare una classe:
[^\.]+
L’operatore ^ se posto subito dopo la prima parentesi quadra di una classe, svolge la funzione di negarla. Quindi nel nostro caso viene individuata la ripetizione consecutiva di tutti quei caratteri che non sono il punto. Praticamente viene individuata una frase.
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IL PUNTO
Come avete notato sia ora che nei precedenti esempi, abbiamo sempre slashato tutti i punti, questo perché il punto è una costante, che se inserita all’interno di una espressione regolare equivale a una classe contenente tutti i caratteri tranne l’accapo.
Un esempio per far capire la funzione del punto può essere il seguente:
c.s.
La precedente espressione regolare individua tutte le sequenze di 4 caratteri che cominciano per una c a cui segue qualsiasi carattere tranne l’accapo a cui segue una s a cui segue qualsiasi carattere tranne l’accapo. Possibili combinazioni di carattari che verificano la precedente regex sono le seguenti:
- casa
- cosa
- case
- cose
- c%s9
- c£sl
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OPERATORE DI ALTERNANZA
Un altro operatore molto utile è il pipe | che equivale ad un OR. Per esempio l’espressione regolare giorgio|stuart individua all’interno di una stringa o l’occorrenza della parola giorgio o l’occorrenza della parola stuart, come nell’esempio seguente:
Sia giorgio che stuart sono due seo famosi, ma giorgio ha un forum, mentre stuart ha una web agency.
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LE ANCORE
Un altro problema che potrebbe sorgere è quello di dover modificare uno o più elementi all’interno di un database CSV (comma-separated value), ovvero di un database testuale i cui campi sono separati tramite virgole e i cui records sono divisi tramite accapo. Un esempio pratico può essere il seguente database che rappresenta il guadagno giornaliero tramite adsense generato da tre amici:
12€,50€,70€
30€,46€,68€
15€,52€,73€
16€,30€,85€
Se un giorno uno dei tre amici venisse bannato da adsense, i suoi dati non servirebbero più e potrebbe essere necessario eliminarli. Nell’esempio sopra descritto i dati inseriti sono pochi, quindi, una modifica manuale potrebbe essere molto facile da eseguire. Ma se i dati fossero migliaia le espressioni regolari sarebbero una soluzione più veloce. Ammettiamo per esempio che i dati riguardanti l’amico bannato siano quelli inseriti nella terza colonna; una soluzione molto veloce per eliminarla sarebbe quella di eliminare tutte le occorrenze individuate dalla seguente espressione regolare:
,[0-9]*€$
Il carattere $ è una costante che non identifica nessun carattere, bensì identifica una posizione, ovvero il termine di una riga. Quindi la precedente regex trova tutte le serie consecutive di caratteri che cominciano con una virgola a cui seguono alcuni numeri, a cui segue il carattere €, a cui segue il termine di una riga.
Allo stesso modo è possibile individuare l’inizio di una riga tramite il carattere ^. Questo però va usato con cautela perché come vi ho già spiegato può anche essere usato all’interno di una classe per negare la stessa. Quindi ricordatevi di utilizzarlo sempre al di fuori di una classe. Lo stesso vale per l’operatore $ che se utilizzato all’interno di una classe ha valore di carattere.
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GRUPPI
Potremmo, però, voler considerare una serie di caratteri o di classi come un gruppo unico, per poter poi agire su di esso tramite i vari operatori che formano le regex. Per esempio, potremmo voler cercare all’interno di un testo un codice di cui non conosciamo la lunghezza, ma che è composto da 5 numeri seguiti da una lettera a cui seguono 5 numeri a cui segue una lettera, e così via, fino a terminare con un accapo. Per trovare questo codice l’unica soluzione è quella di utilizzare un gruppo. Nel nostro caso il gruppo è formato da una classe che contiene solo numeri e che è ripetuta 5 volte, seguita da una classe che contiene solo lettere. Questo gruppo dev’essere ripetuto almeno una volta e deve terminare con un accapo. Tutto questo si scrive:
([0-9]{5}[a-zA-Z])+$
Un esempio pratico dell’effetto di questa espressione regolare è il seguente:
Il mio codice segreto è 12345T45345R12343F34567j
Il codice segreto di è 34526g54638j92725K63723H72829D12345l
12345T45345R12343F34567j non è il codice di
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BACKREFERENCES
Uno dei problemi che potremmo incontrare è quello di voler modificare la posizione di diverse porzioni di testo all’interno di una stringa. Per esempio, ipotizziamo di avere un database csv composto da 5 colonne e 10000 righe che purtroppo contiene un errore: la colonna 2 è stata inserita al posto della colonna 4. Scambiare il posto a queste due colonne potrebbe richiedere ore di lavoro se fatto manualmente, ma le regex ci permetteranno di risolverlo in meno di 5 secondi.
Infatti, una delle proprietà dei gruppi è quella di memorizzare in una variabile il testo selezionato tramite di essi, in modo da poterlo successivamente utilizzare in fase di sostituizione. Per esempio nel caso precedentemente esposto potremmo voler creare 5 gruppi che selezionano i campi presenti all’interno di una riga del nostro csv. Ammettiamo che il database sia strutturato come segue:
1,45,589,,luigi
2,56,79,mario,luigi
3,57,89,,marco
..,..,..,..,..
Possiamo usare la seguente espressione regolare per selezionare ognuno dei singoli campi all’interno di una riga:
([^,]+),([^,]+),([^,]+),([^,]+),([^,]+)$
Tramite la precedente regex ognuno dei campi verrà memorizzato in una variabile, nella prima ci sarà il primo, nella seconda il secondo e così via. Quindi in generale ci basterà sostituire il testo selezionato con la nuova struttura (1,4,3,2,5) per poter ottenere il risultato desiderato.
Nasce però un problema. Infatti, ci sono diversi modi per richiamare le variabili.
htaccess, dreamweaver, PERL richiamano le variabili usando il carattere $. Esempio: $1 per richiamare la prima, $2 per richiamare la seconda. Inoltre $0 per richiamare il match dell’intera regex. Nel precedente esempio avremmo dovuto sostituire la nostra regex con quanto segue:
$1,$4,$3,$2,$5
EditPad Pro, PowerGREP richiamano le variabili usando il carattere \. Esempio: \1 per richiamare la prima, \2 per richiamare la seconda. Inoltre \0 per richiamare il match dell’intera regex. Nel precedente esempio avremmo dovuto sostituire la nostra regex con quanto segue:
\1,\4,\3,\2,\5
.NET, Javascript, PHP, etc.. richiamano le variabili ognuno con un metodo diverso e si consiglia di leggere le relative guide.
ATTENZIONE: se usate la ripetizione per ripetere interi gruppi, le variabili si riferiranno ognuna ad un singolo gruppo selezionato e non all’intero gruppo ripetuto. Esempio se usate l’espressione regolare ([0-9]{5}[a-zA-Z])+$ per selezionare i codici su questo testo
Il mio codice segreto è 12345T45345R12343F34567j
la variabile 1 corrisponderà solo alla porzione di testo selezionato e non a tutto il codice. Questo avviene perché la ripetizione è esterna alla backreference, quindi, per ovviare questo problema la soluzione è trasformare il gruppo da ripetere in un gruppo senza backreference (in modo che non venga salvato) e impostare una backreference sull’intera ripetizione:
((?:[0-9]{5}[a-zA-Z]?)+)$
Nella regex precedente noterete in particolare la presenza di questa struttura (?: ?) all’interno della quale sono state inserite le 2 classi. Questa struttura è un gruppo senza backreferences; in questo modo abbiamo potuto applicare una ripetizione e memorizzarla internamente. Infatti, adesso nella variabile 1 sarà presente il seguente codice (in grassetto):
Il mio codice segreto è 12345T45345R12343F34567j
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IL PUNTO INTERROGATIVO
Abbiamo appena visto che all’interno dei gruppi il punto interrogativo può essere usato per evitare che venga memorizzato il match, mentre prima avevamo visto che il punto interrogativo può essere usato per limitare l’intrusività delle ripetizioni. Adesso vedremo come esistono molte funzioni per questo semplice carattere.
Una prima funzione è quella di rendere opzionale un gruppo, come nel seguente esempio:
( inzaghi)?
Nella precedente regex il gruppo ( inzaghi) è stato reso opzionale e dunque sarà possibile selezionare sia la semplice occorrenza della parola , sia l’occorrenza della coppia di parole inzaghi.
Una seconda funzione del punto interrogativo è quella di ancora. Come visto prima esistono operatori come ^ e $ che possono svolgere la funzione di ancore, ovvero individuano all’interno della stringa una posizione. Allo stesso modo il punto interrogativo può essere usato all’interno di un gruppo come ancora, per individuarlo come posizione all’interno del testo. Esempio:
(?= inzaghi)
La precedente regex seleziona la parola all’interno del testo solo se è seguita dal gruppo ( inzaghi) che però non verrà selezionato. Esempi:
Pippo Inzaghi
Pippo
Oggi inzaghi ha fatto un goal
Ieri inzaghi non ha segnato
Allo stesso modo si può usare il punto interrogativo per individuare l’assenza di una posizione. Per esempio la seguente funzione seleziona la parola solo se non è seguita dal gruppo ( inzaghi):
(?! inzaghi)
Esempi:
Pippo Inzaghi
Pippo
Oggi inzaghi ha fatto un goal
Ieri inzaghi non ha segnato
Le due proprietà appena descritte funzionano solo quando l’ancora segue il testo (o il gruppo o la classe) da selezionare. Mentre se l’ancora precede il testo da selezionare, vanno usate queste due altre strutture, la prima per verificare la presenza di un ancora, la seconda per verificarne l’assenza:
(?<=inzaghi)
(?
Praticamente viene inserito dopo il punto interrogativo anche il carattere <.
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FINE?
Nonostante la smisurata lunghezza di questo post, questa può essere considerata solo una guida base alle espressioni regolari. Il mio scopo è quello di stuzzicare l’interesse dei programmatori, dei seo, dei sem e degli smanettoni verso un argomento che reputo interessantissimo e molto utile. Chi avrà poi voglia di continuare ad approfondirlo troverà su internet milioni di guide sulle espressioni regolari. Ciò che vi posso consigliare è di non buttarvi a capofitto su un argomento che a volte può risultare complesso. Applicate a situazioni pratiche le informazioni che vi ho dato in questa guida e poco per volta comincerete a capire l’importanza di questo magnifico strumento.
In ogni caso in futuro molto probabilmente realizzerò una guida avanzata, quindi ricordatevi di iscrivervi ai feed!
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CONSIGLI

Trovo favoloso EditPad PRO e vi consiglio di scaricarlo: iniziate con la versione demo, così la potrete acquistare solo quando ne capirete i vantaggi. EditPad PRO è un notepad molto evoluto che supporta tra le caratteristiche più interessanti:
- l’uso dell’espressioni regolari nel Search & Replace
- un sistema di Search & Replace su più files
- possibilità di colorare il codice a seconda del tipo di linguaggio di programmazione (o di markup)
John Titor, il soldato venuto dal 2036
15 nov
John Titor, il soldato venuto dal 2036
Pubblicato Agosto 29, 2006 12:07 AM su Carmilla
Sul numero 167 della rivista Focus, attualmente in edicola, è pubblicata un’intervista a John Titor, l’uomo che da sette anni produce prove, per alcuni inconfutabili e per altri bufale ben cognegnate, del fatto che proviene da una dimensione parallela, appartiene alla specie umana ma non di questo frame universale in cui esiste Berlusconi. Titor sta dividendo la scienza americana, perché ha riprodotto lo schema della macchina che gli permette di compiere viaggi tra dimensioni e tempi diversi. Un’ossessione della letteratura fatta realtà. Proponiamo due contenuti di segno diverso: gli scettici del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale); e brani da un sito italiano dedicato a John Titor. Quanto a noi, ci limitiamo a sottolineare quanto Titor ha finora azzeccato in maniera comprovata da enti scientifici o industriali consultati.
- Nel 2000, John Titor ha descritto in maniera dettagliata le scoperte che saranno compiute dal CERN e le applicazioni che da queste deriveranno, in particolare in relazione alla creazione di mini buchi neri. Alla fine del 2001, dunque a circa un anno di distanza dalle affermazioni di Titor, come da lui stesso preannunciato, il CERN ha confermato ufficialmente la possibilità di creare artificialmente mini buchi neri;
- Titor ha svelato che il computer portatile IBM 5100 era dotato di particolari caratteristiche, rimaste nascoste alla totalità degli utilizzatori. Numerosi ingegneri IBM hanno confermato questa affermazione;
- Tra le sue “profezie”, Titor ha parlato dell’Iraq, affermando come Saddam Hussein non possedesse alcuna arma di distruzione di massa e di come, nonostante questo, una guerra venisse scatenata con lo scopo ufficiale di rimuovere tali armi (queste le sue parole: “Sareste più sorpresi di sapere che l’Iraq ha armi nucleari o che si tratta solo di un pretesto per convincere tutti riguardo la prossima guerra?”);
- Titor ha presentato una notevole conoscenza di alcuni importanti campi della fisica, esponendo con parecchia proprietà e sicurezza argomenti assai complessi, in maniera non semplicemente didattica o divulgativa: se fosse un impostore, gli andrebbero comunque fatti i complimenti per la sua preparazione.
La storia di John Titor: il viaggiatore del tempo
di Fabio Lottero
[dal CICAP]
Florida. Il giorno 2 novembre 2000 sul forum Internet communities.anomalies.net si fece vivo un individuo con nickname Timetravel_0, che affermava di essere proveniente dal 2036. Subito accolto con scetticismo e, nel corso di numerosi interventi, pressato da domande fatte dagli altri partecipanti al forum, il personaggio raccontò di sé scatenando interesse tra gli iscritti.
Il racconto può essere sintetizzato in questo modo: il suo nome vero sarebbe John Titor, nato in Florida nel 1998, dopo aver partecipato a una guerra civile scoppiata negli USA, nel 2039 sarebbe entrato a far parte di un programma militare specializzato nei viaggi nel tempo, e sarebbe tornato negli anni Settanta per cercare e portare nel suo tempo un vecchio PC.
Naturalmente queste informazioni sarebbero state un po’ scarse, così Titor iniziò a raccontare altri particolari. La sua storia futura parlò così di disordini che sarebbero dovuti scoppiare negli USA tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005, e che avrebbero dovuto scatenare una guerra civile. Nel 2009 con gli USA in quella situazione, nel resto del mondo i problemi sfoceranno in uno scontro totale, fino alla crisi finale del 2015 quando la Russia bombarderà quasi tutto il mondo causando 3 miliardi di morti.
Con questo bombardamento, il mondo piomberà sì in un inverno nucleare, ma non grave, la tecnologia e le istituzioni sopravvivranno anche se in maniera più semplice.
Sembra che Titor non sia mai caduto in contraddizione, anche se spesso si trincerava dietro dei "non ricordo", o "non so", cosa che venne però accettata.
La storia finì nel 2001 quando, affermando che era giunto il momento propizio per rientrare nel suo tempo, sparì definitivamente dal forum.
I temi trattati da Titor furono innumerevoli: oltre alla storia del futuro e al racconto di come si vive nei suoi tempi, si mise anche a spiegare come i suoi viaggi sarebbero stati possibili in un futuro prossimo.
A questo proposito presentò alcuni schemi, a suo dire estratti dal manuale della sua macchina del tempo, e anche alcune foto che mostravano una scatola piuttosto ingombrante posta all’interno di un veicolo: una Chevrolet Corvette [a destra]. Queste fotografie non sono molto chiare e mostrano l’interno di un veicolo non bene identificabile.
La scatola riporta delle strisce di colore giallo e nero, tipiche di molte apparecchiature militari, anche se non si capisce che cosa dovrebbero indicare. Le pagine del manuale mostrano degli schemi a prima vista sensati, ma che se esaminati con attenzione non appaiono molto comprensibili. Una cosa che salta agli occhi è la copertina del manuale che è stampata, ma riporta scritte a macchina le date di revisione.
D’accordo che le radiazioni hanno bloccato molti apparati elettronici, ma non si capisce perché la stampante con cui è stato prodotto il manuale non abbia potuto scrivere anche le note. Le basi scientifiche del viaggio nel tempo poi sono esposte in maniera talmente vaga che si capisce appena che sono in relazione con la teoria dei buchi neri.
Naturalmente i siti Internet che si occupano della storia di John Titor sono molti (alcuni anche in italiano). Qualcuno ha addirittura scritto un libro su di lui con chiari intenti economici.
In definitiva questa storia non è altro che una delle tante leggende che la rete diffonde, con una piccola consolazione: al momento in cui si scrivono queste righe (giugno 2005) negli USA non c’è ancora traccia dei disordini sociali di cui Titor parlava; casomai servisse una ulteriore prova dell’inconsistenza del suo racconto.
Un brillante imbroglio, o un vero soldato del 2036?
[dal sito italiano dedicato a John Titor]
Qualcuno usando il nome di John Titor e sostenendo di essere un soldato del 2036 ha presentato una quantità considerevole di informazioni su un forum (bbs.artbell.com) con l’username Timetravel_0 iniziato il 2 novembre del 2000 circa la sua macchina del tempo e di una missione, la sua prospettiva sulla nostra società, non è delle migliori, si concluderà in una guerra nucleare globale molto breve ma devastante nel 2015. "Ora ritorno nel 2036" ha detto scrivendo il suo ultimo post il 24 Marzo, 2001. Col passare del tempo l’interesse nella storia di Titor si sviluppa in modo considerevole; ma torniamo alla missione, il recupero di un computer IBM 5100 portatile le cui caratteristiche particolari erano note solo alla casa costruttrice.
Nella foto si può notare un modello simile a quello che John descrive, uno dei primissimi pc con funzionamento di un driver a nastro magnetico con una espansione massima di 32K, il costo si aggirava intorno ai 14000 $, era dotato di uno schermo di ridotte dimensioni, il personal computer della IBM servirebbe a quanto sostiene John a superare un bug sconosciuto sui sistemi UNIX. Titor nei suoi post ha parlato anche di sé, dicendo di essere nato in Florida nel 1998, ricorda con molta gioia quando per Natale andò a DisneyWorld, la spiaggia di Daytona, ma ricorda anche che circa nel 2006 si è dovuto rifugiare con la famiglia presso una comunità agricola per sfuggire alla guerra civile iniziata qualche anno prima: "Nel 2011 ne ho fatto parte anche io per 4 anni".
La guerra civile si concluderà nel 2015 e proprio in questa periodo ci sarà una guerra globale termonucleare scatenata dall’attacco della Russia contro le città degli USA, Europa e della Cina, i superstiti saranno pochissimi. Nel 2029 è entrato in un programma militare, nel 2033-2034 si è laureato ma non ha accennato il campo di studi, ma John dice che il morbo della mucca pazza diventerà una cosa seria, la nuova capitale degli Stati Uniti sarà Omaha, Nebraska. Titor ha portato foto, progetti, schemi della macchina del tempo. Ha dato delle spiegazioni tecniche plausibili sul suo viaggio nel tempo (per lo meno coerenti con le teorie attuali). Se si tratta di un burlone, ha sicuramente studiato molto bene la fisica relativistica, e le ultimissime teorie sui viaggi nel tempo perché il suo discorso è logico e fila bene. Ha risposto a praticamente tutte le domande che gli sono state poste nei 4 mesi che era on-line. A causa di ciò molte persone che non avevano letto i post precedenti hanno rivolto spesso le stesse domande a John, con sua comprensibile irritazione (e senza che cadesse mai in contraddizione). Certamente gli scettici avranno molto materiale su cui lavorare, anche per chi crede a questa straordinaria storia, ma una cosa è certa: Titor ha lasciato un monito a tutta l’umanità per cambiare il corso degli eventi.
Ecco un’immagine di John scattata nel 2035 durante un normale addestramento. Mostra il suo istruttore alle prese con un laser che irradia al di fuori del veicolo durante il funzionamento. Il fascio viene piegato dal campo gravitazionale prodotto dall’unità di distorsione. Il fascio è visibile attraverso fumo che sta venendo dal suo sigaro.
Crea il tuo vino, come fare il vino
4 feb
Crea il tuo vino, come fare il vino
Benvenuti !!! In questo spazio troverete semplici ed utili consigli su come fare il vino in casa!!! Prima di tutto non badate a spese per l’acquisto dell’uva, è la base per produrre un buon vino!
In tal senso è opportuno informarsi sul periodo migliore per la raccolta dal proprietario del vigneto, in quanto localita’, tipo di impianto del vigneto, tipo di vitigno e fattori climatici dell’annata influiscono sulla data di raccolta. Inoltre, è bene che il processo di vinificazione si svolga in un luogo areato (durante la fermentazione si sviluppa anidride carbonica nociva alla salute) e fresco (le temperature elevate potrebbero vanificare gli sforzi). In ogni caso, la vostra cantina deve essere sempre pulita, il vino non deve prendere aria e vanno evitati sempre odori forti e grosse vibrazioni. 
Ammettiamo che abbiate l’intenzione di produrre circa 150 litri di vino (se le quantita’ cambiano fate le dovute proporzioni): considerando che ogni quintale di uva dà circa 70 litri di vino (avendo un torchio, altrimenti si diminuisce), bisognerà acquistare 2,5 quintali d’uva da vino. Le prime operazioni da effettuare dopo la raccolta dell’uva sono quelle della pigiatura e della diraspatura, ovvero separare i raspi dall’acino (a tal proposito ci sono delle pigiadiraspatrici manuali, che per piccole quantità vanno benissimo). Mentre svolgete questa operazione aggiungete del metabisolfito (o trefosolfina):questa sostanza ha infatti proprieta’ antisettiche, antiossidanti ed aiuta la precipitazione delle sostanze in sospensione da eliminare (la quantità da aggiungere, è scritta sulla confezione).
Il "vino" ottenuto da questa prima fase di lavorazione deve essere posto in un recipiente, possibilmente di acciaio inox, da 250 litri e con rubinetto.
Il contenitore, deve essere lavato e disinfettato con una parte di un dischetto di zolfo, facendolo bruciare all’interno (o pulito con acqua bollente).
Solo dopo questa operazione potrete tappare il contenitore: dopo qualche minuto potrete riaprire, ma evitando di respirare il fumo che si è prodotto. Dovrete ripetere questa operazione ogni qual volta riutilizzerete il recipiente.

Chiudete appena il coperchio, in modo tale che i gas prodotti durante la fermentazione possano fuoriuscire. Le bucce devono essere "affogate" (follatura) due volte al giorno per evitare che si ossidino (diventerebbero più scure ed irrancidirebbero alterando il mosto) e anche per abbassare leggermente la temperatura della massa, che oltre i 36 gradi circa, potrebbe far arrestare la fermentazione (si arresta infatti l’attività dei lieviti che sono gli autori della fermentazione).
A questo punto passate alla svinatura: dopo 1 giorno, se si tratta di uve bianche, circa 5 giorni, se si tratta di uve nere.
La svinatura, consiste nella fuoriuscita del mosto dal recipiente e nella raccolta delle bucce che possiedono ancora molto liquido. Inserite le bucce nella piccola pressa e passate alla torchiatura: il mosto ottenuto dovra’ essere unito a quello appena svinato. Tutto il mosto che avrete ottenuto dovra’ essere posto in 3 damigiane da 54 litri ciascuna (eventualmente distribuendo il mosto ottenuto dalla pressatura in ciascuna damigiana), la rimanenza, che all’incirca dovrebbe essere di 10 -15 litri, in un contenitore più piccolo .
Come tappo dovrete utilizzare dei piccoli "bollitori" di plastica (uno per damigiana) che dovranno essere riempiti al loro interno con un po’ d’acqua. In questo modo otterrete una barriera che impedirà all’aria di entrare, e allo stesso tempo farete fuoriuscire l’anidride carbonica (l’effetto è molto evidente e si vedranno fuoriuscire dal tappo delle bolle). Mettete le damigiane su di un piano rialzato. Il mosto pian piano si quieterà e dopo circa 20 giorni potrete fare il 1° travaso (dico circa, perché non è sbagliato eseguire l’operazione con la luna in fase calante). A questo punto si potra’ effettuare il travaso tramite un tubo di plastica nel recipiente in acciaio inox, sciacquate bene le damigiane e riempitele nuovamente. Non bisogna assolutamente toccare il fondo delle damigiane né agitare il vino da travasare, perche’ si potrebbe causare il movimento della "feccia" che si è accumulata nel fondo (i residui oltre ad essere causa della non limpidezza del vino sono anche portatori di batteri pericolosi per lo stesso).
Durante il travaso prelevate un campione del vostro vino (circa ½ litro), chiudetelo bene in una bottiglia di pari quantità e portatelo ad analizzare da un enologo (la spesa si aggira intorno a 10 euro). L’enologo sicuramente vi darà dei correttivi come ad esempio acido citrico, o tartarico, di cui il vostro vino è deficitario e vi consiglierà di mettere un po’ di bentonite per la chiarificazione del vino (fatevi spiegare bene come utilizzarla): in commercio esistono comunque dei filtri ad un prezzo accessibile.
La quantità del vino è diminuita per via dei depositi che avrete eliminato e va reintegrata con il vino del piccolo recipiente, colmandolo . Di nuovo andrete a mettere gli speciali tappi. Dopo circa 30 giorni dovrete effettuare un nuovo travaso – II TRAVASO (se avete acquistato la bentonite ricordatevi di metterne un po’ per damigiana circa una settimana prima del nuovo travaso). Mettete tutto il vino che avete nel recipiente di acciaio e dopo aver miscelato bene i prodotti che vi sono stati dati dall’enologo con del vino(non vi preoccupate non sono sostanze pericolose ma solo sostanze che il vino possiede naturalmente e di cui il vostro necessita per la sua buona conservazione ed il miglioramento delle qualità organolettiche).
Ripulite le damigiane e, se potete, lasciatele scolare a testa in giù (risciaquare con acqua prima di un nuovo utilizzo).
Il nostro recipiente con il vino deve essere dotato di galleggiante, è l’ideale perché con l’aggiunta di una piccola quantità di olio enologico (intorno al galleggiante) avrete ottenuto un’ottima protezione dall’aria; in caso contrario la quantità di olio da utilizzare sarà di circa 1 litro, e l’effetto sarà identico. Dopo circa 15 giorni assaggiate il vostro vino, ma se volete un consiglio del tutto personale non iniziate a berlo prima di Natale: ha bisogno di maturare !!!
Ora se tutto è andato bene avrete la grande soddisfazione di aver CREATO IL VOSTRO VINO!!! Guardatelo dentro ad un bicchiere rigorosamente di vetro non lavorato, se il vostro vino bianco avrà un colore dorato va bene se risulta ambrato dovrete iniziare a preoccuparvi !
Procedete alla degustazione del primo bicchiere…..vi emozionerete perché vi sembrerà il vino più buono che abbiate mai bevuto!!! Qualora vogliate imbottigliare il vostro vino, posto che quest’ultimo non potra’ durare a lungo nelle bottiglie, dovrete usare tappi in plastica o in sughero tenendo presente che per questi ultimi serve necessariamente un’imbottigliatrice manuale.
Per il vino rosso imbottigliato con tappi di sughero, provate a vedere com’e’ dopo un anno. L’imbottigliamento deve essere fatto comunque a primavera. Cercate quindi di consumare il vino nell’anno in corso,con maggiore attenzione per il bianco e ricordatevi di imbottigliare con la Luna giusta.
Per presentare meglio il vostro vino potrete creare una vostra etichetta ed utilizzare una capsula termorestringente sul tappo. Ora che avete imparato a fare il vino in casa, sperando che tutto sia andato bene e soprattutto che sia venuto un buon vino vi auguro….. BUONA BEVUTA A TUTTI!!!!!!
La Nascita, la Storia e l’Evoluzione della Motocicletta
8 gen
La Nascita, la Storia e l’Evoluzione della Motocicletta
dal sito del Motoclub Tingavert
Definizione di “motocicletta”:
La motocicletta è un veicolo a motore con 2 ruote.
La ruota anteriore serve per direzionare la motocicletta e quella posteriore è in comunicazione con il motore tramite la trasmissione, e serve per far muovere il veicolo.
I comandi che permettono di utilizzare il veicolo si trovano principalmente sul manubrio e sulle pedane con questo ordine:
Manubrio:
- leva destra —> freno anteriore
- leva sinistra —> frizione per i veicoli con cambio manuale o freno posteriore per gli scooter
- manopola destra —> acceleratore
Pedane:
- pedana sinistra (leva sinistra) —> cambio (non presente negli scooter)
- pedana destra (leva destra) —> freno posteriore per veicoli con cambio manuale
Breve storia della motocicletta:
Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach, sono considerati i primi “inventori” della motocicletta, perché costruirono il primo prototipo di motoveicolo a due ruote, nel 1885 in un’officina di Cannstatt (vicino Stoccarda).
Gottlieb Daimler e il suo prototipo di motocicletta
Nel 1868 l’inventore francese Louis-Guillaume Perreaux inventò un veicolo a due ruote alimentato a vapore.
Il primo veicolo a vapore inventato da Louis-Guillaume Perreaux
Un cult per i ragazzi degli anni ‘60-’70 e un successone per la Piaggio: la Vespa
Durante il secolo scorso, i primi esemplari di motociclette vennero messi in vendita e da quel momento in poi, si assistette ad una continua evoluzione della motocicletta, grazie ad aziende di tutto il Mondo, sia in Europa che negli Stati Uniti.
Fino al 1960 la produzione era per la maggior parte Europea, soprattutto l’industria Inglese, Tedesca e Italiana erano in particolare evidenza, negli ultimi decenni invece, la fanno da regina le industrie di motocicli Giapponesi (Yamaha, Honda, Suzuki e Kawasaki sono le più famose).
L’ordine “evolutivo” della motocicletta fu:
- Moto: antenata comune a tutti i modelli
- Moto da corsa: distinguibile dagli altri modelli solo per l’utilizzo che si intendeva fare, poi si è evoluta e si è divisa in diverse categorie: Cross, Enduro, Trial, Stradale,…ma ne parleremo più avanti
- Moto Race Replica: civilizzazione di una moto da corsa
- Chopper: moto auto-costruita dal proprietario
- Custom: derivata dalle Chopper
La motocicletta ai giorni nostri:
Al giorno d’oggi, dal primo motoveicolo, le motociclette si sono evolute e si sono divise in tipologie adatte a diversi utilizzi, a partire dall’utilizzo agonistico a quello stradale.
Esistono due grandi tipologie di motociclette:
- Moto Stradale
- Moto da Cross (o fuoristrada)
Moto Stradale:
È sicuramente il tipo di motocicletta più diffuso.
Possiamo includere in questa categoria le motociclette “naked” (o nude), senza alcuna forma di carenatura, e le “cruiser”, ossia motociclette molto grandi e spaziose, soprattutto adatte ai lunghi viaggi.
La cilindrata media di una motocicletta, può essere considerata intorno ai 600cc, cilindrata in grado di offrire un buon compromesso tra peso e prestazioni.
Una motocicletta stradale può essere considerata il veicolo migliore da utilizzare piacevolmente ogni giorno e in ogni condizione di tempo e di strada.
Esempio di una moto stradale per lunghi viaggi
Attuale esempio di motocicletta Naked
Moto da Cross (o fuoristrada):
Consistono in motociclette studiate appositamente per percorsi accidentati e soprattutto per gli sterrati.
Si possono includere in questa categoria le motociclette da Cross, da Trial, da Enduro e da SuperMotard.
- Le motociclette da Cross sono veicoli leggeri (pesi nell’ordine dei 100kg fino ad arrivare a 130-140kg per le cilindrate maggiori), caratterizzati da sospensioni molto robuste e ad ampia escursione, adatte ad assorbire nel miglior modo possibile le asperità del percorso e i salti a cui il veicolo viene sottoposto.
- Le motociclette da Trial sono caratterizzate da motori con una coppia molto elevata ai bassi regimi, che consente loro il superamento anche di ostacoli che a prima vista sembrano insormontabili.
- Le motociclette da Enduro presentano un assetto meno esasperato per agevolare l’utilizzazione mista, anche su strade asfaltate, con medie di percorrenza abbastanza elevate. Le motociclette da Enduro presentano un assetto meno esasperato per agevolare l’utilizzazione mista, anche su strade asfaltate, con medie di percorrenza abbastanza elevate.
- Infine le motociclette da SuperMotard, derivano dalle cross, ma con gomme e sospensioni da strada, e un impianto frenante degno di motociclette da strada, il quale serve per arrestare la moto da velocità molto elevate. Questi tipi di veicoli vengono utilizzati per gareggiare in kartodromi, o dove vi sono piste asfaltate, al quale viene aggiunto un piccolo tragitto per il fuoristrada.
Moto da Cross attuale
Moto da SuperMotard attuale che si cimenta in una conosciuta tecnica: la derapata
Esempio della disciplina del Trial e dell’omonima moto
Altri tipi di moto:
Quest’ultima categoria comprende tutte le altre categorie di motociclette non menzionate sopra come:
- Motociclette Super Sportive: sono delle motociclette concepite e costruite per avere prestazioni mozzafiato e possono sfiorare con facilità velocità prossime ai 300km/h con accelerazioni da fermo fino a 100km/h con un tempo nell’ordine dei 2-3 secondi, ma offrono solo una sistemazione molto scomoda sia per il pilota che per il passeggero e possono esser sfruttate a fondo solo nelle piste. Sono spesso derivate da quelle che corrono nelle classi del mondiale.
- Motociclette “chopper”: motociclette auto-costruite dal proprietario.
- Motociclette “custom”: nate negli Stati Uniti, sono ispirate alle “chopper”, ma sono concepite per un utilizzo più razionale. Presentano la ruota anteriore molto avanzata rispetto al manubrio, con una posizione di giuda quasi sdraiata.
Moto Super Sportiva attuale
Attuale esempio di Custom




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