Giorgio Benni

Reading Time: 3 minutes
close

Italiano: Questo post è stato pubblicato 7 anni 8 mesi 9 giorni fà e potrebbe quindi non essere più attendibile. Questo sito non è responsabile per qualsiasi incomprensione o problema derivante dalla lettura del presente post.

La cosa bella di questo blog, almeno per quando mi riguarda, è la possibilità che mi ha dato in questo anni di conoscere gente del mestiere, persone in gamba, veramente forti. Gente come Claudia Rocchini o Monica Silva oppure Giorgio Benni di cui parleremo stasera.

Giorgio l’ho conosciuto per per alcuni commenti lasciati proprio qui su questo blog ed alla fine, come spesso accade, l’ho conosciuto di persona mentre era a fare compere da Ikea.  Prima di allora ci eravamo sentiti “soltanto” in tutti i modi che la tecnologia moderna consente.

Ma cosa fà Giorgio Benni? Ma il fotografo ovviamente, ma non un fotografo normale…uno che ha studiato, uno che ha praticato, uno che sa di cosa parla e sopratutto sa sempre cosa sta facendo.

Potrebbero sembrare tutte cose scontate ma non è cosi, in un momento in cui tutti sono dei professionisti basta avere la reflex nuova e magari non sapere neanche cos’è un banco ottico avere la possibilità di parlare con gente come Giorgio vi assicuro che può risultare quanto meno interessante.

Basterebbe chiedergli che flash utilizza per rendersi conto che non siamo di fronte al fighetto di turno oppure basterebbe, cosa che vi consiglio, leggere l’intervista fattagli dalla rivista Fotografare (credo sia ancora in edicola).

Io sono rimasto colpito da come è partito e da come si passi nell’intervista dai Pink Floyd alla metro A di Roma. Io non riesco a non citare alcune frasi di Giorgio che dice:

Pian Piano quello che avevo cercato in me, lo iniziai a trovare negli altri. Un lavoro continuo al servizio dell’arte: mettere la mia tecnica a disposizione, senza protagonismi. Cercando di mediare il meno possibile, diventando un fotografo trasparente. Perché se ami qualcuno o qualcosa lo lasci libero.

Oppure quando gli è stato chiesto se fotografasse al di fuori del lavoro:

Si, spesso. Ritratti di amici ed amiche, familiari, semisconosciuti che me lo chiedono. Gratis ovviamente. Si guardano ritratti sul display, sono felici. Regalare la felicità con un gesto mi viene naturale. E’ straordinario. Poi fotografo i miei figli, la mia famiglia, i matrimoni dei parenti, amici campestri sulla spiaggia, una foto che terranno per sempre è un dono che faccio volentieri. Vado a casa di conoscenti e vedo le mie foto sul muro, sul comodino con loro che sorridono…Perché i talenti si usano, non si sotterrano.

 

Questo fa capire molto su chi è. E prendete carta e penna oppuro no, meglio, fatevi tatuare sull’avambraccio questa frase:

Per me le macchine fotografiche sono uno strumento di lavoro, le uso e le intendo cosi, una vale l’altra se rispondono ai miei standard, non sono un feticista.

Scioccane vero? E guardate come conclude l’articolo, dopo che a Giorgio è stato chiesto cosa consiglierebbe ai giovani, mai capito perché fanno sempre questa domanda.

Vorrei dire ai giovani di stare attenti, ragazzi non perdetevi in cose poco concrete. Il tempo passa e alle 21 la metro A chiude per lavori. C’è un’autobus sostitutivo ma è sempre pieno.

Ovviamente l’articolo è molto molto più interessante e completo di questo piccolo post ma spero di aver reso almeno il giusto a Benni.

12 Replies to “Giorgio Benni”

  1. festeggiamo quando mi paga l’Alitalia ho fatto le foto la scorsa estate e pagano a 150 giorni. se non chiudono prima. Tra l’altro non ho ancora visto la brochure come è venuta, mi ha chiamato un paio di volte l’agenzia dicendomi che era statastampata e la potevo ritirare in sede. Io gli ho risposto che la avrei prsa quando sarei passato per i soldi. che poveraccio che sono. :)

  2. ci dobbiamo frequentare un po’ di più per entrare in sintonia, già che parliamo di antenne e parabole.

  3. no era uno che parlava d’amore e di uguaglianza duemila anni fa. (pensa te) ma i romani che non erano stupidi, avevano capito il messaggio rivoluzionario che portava e l’hanno ammazzato.

  4. già. a volte passare per la porta posteriore di un concetto, ed esprimerlo con una metafora aiuta a scoperchiare il cervello. e tutto rimane più impresso.
    lo faceva tanto tempo fa anche un mio amico con le parabole.

  5. Il tempo passa e alle 21 la metro A chiude per lavori. C’è un’autobus sostitutivo ma è sempre pieno.

    Questa è una frase storica…veramente.
    Credo renda benissimo e sia davvero originale…spettacolare

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.