eBook gratuito: “Elementi di comunicazione visiva” di Alberto Trussardi

Grazie ad Ilaria (Lab) ho il piacere di segnalarvi, in verità lo ha fatto lei nel suo interessantissimo blog, questo ebook gratuito:

“Elementi di comunicazione visiva” di Alberto Trussardi

E come riporta Ilaria …

Si tratta di un manuale teorico di progettazione grafica che si snoda su due filoni principali:

  • Basic Design che riassume i concetti base degli elementi visivi (traccia, figura, sfondo etc …)
  • Brand Design che propone un metodo di analisi per lo sviluppo di un marchio aziendale

L’eBook è totalmente gratuito ed ha un peso di oltre 79 MB.

Lo potete scricare andando sul link riportato nell’articolo di Ilaria e ringraziatela, non mi fate fare brutte figure ;-)

Aimi Lisa: Una Donna, Una Scarpa

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Raccontare che cosa è una scarpa per una donna non è assolutamente semplice. Forse è la cosa, il racconto più difficile che si tenti di scrivere. Per un uomo è diverso. Le scarpe per gli uomini sono degli oggetti che riparano i piedi da quello che c’è per terra e che permettono loro di andare avanti nel mondo.

Per noi donne è cosa ben diversa e più complicata. Siamo già complicate di nostro e questo lo sappiamo.
Le scarpe non sono solo semplici calzature che vanno abbinate al vestito o alla borsetta.
Non sono solo semplici calzature.
Non sono nulla di semplice.
Possiamo definirle come il pezzo che manca alla nostra personalità e che fa in modo di poterci relazionare in un determinato modo con il mondo.

Non siamo mai veramente a posto se non con il paio di scarpe giuste. Paola disse un giorno che se hai un bellissimo vestito ma lo abbini ad un paio di scarpe sbagliato, ti sentirai a disagio tutto il giorno. Perché senti che c’è un pezzettino di te che non si incastra bene con gli altri. Al contrario se ha il paio giusto indosso, ti senti forte come un leone e senti che potresti fare tutto (anche se le scarpe sono scomode e i piedi urlano pietà).

Forse è proprio per questo che siamo sempre alla ricerca del paio perfetto. Di quello che indosseremo sempre o che non indossiamo mai per paura di rovinarlo. Che urla a squarciagola il nostro nome. Che ci ha accompagnato in posti bellissimi o che viene sempre con noi al lavoro. Sto parlando di quel paio di scarpe da cui non ci potremo mai separare e se lo dovremmo fare, sarà difficile trovare un sostituto.

Sto parlando di quel paio di scarpe che il solo guardarlo racconta tutto di noi. Perché alla fine anche un paio di scarpe racconta una storia. Ed è sempre la storia di una Donna.

Questo piccolo libro raccoglie le fotografie di alcune donne di Parma e Provincia che hanno accettato di partecipare a questo strano progetto. Che hanno aperto le porte della loro casa e raccontato un pezzettino della loro Storia.

Di seguito riporto i commenti sullo stream Flickr di Lisa circa la copertina del libro:

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Sar-dico Pro User dice:

ingredienti per più persone possibili:
– un’idea che duri più di tre giorni
– un’Hassemblad di seconda mano
– un’ insalatiera-flash
– due menti fuori come i pesci fuor d’acqua
– “no” finche volete
– “si” qb

al posto dell’insalatiera usate un social network;
spammate bene e dopo qualche strada sbagliata e numeri civici ignoti
amalgamate bene con photoshop e scanner canon.
Aggiungete idee e cotroidee che si arrampicano su come i climber presa dopo presa,
e avrete un libro che è il succo di ostinazione e amore per la fotografia

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Aimi.Lisa Pro User dice:

Mai un prgoetto fu spiegato meglio di così! L’insalatiera l’abbiamo usata le prime volte se te lo ricordi…
ti sei dimenticato l’entusiasmo di persone mai conosciute ma che si sono prodigate a trovare altre persone disposte a partecipare senza volere nulla in cambio se non amicizia.

di Salvatore Furia e Aimi Lisa: Pericolo di Crollo

Nel secolo scorso la Sardegna è stata una delle regioni europee in cui si concentravano grandi strutture minerarie. Davano lavoro a tante famiglie e creavano posti di lavoro non solo nel settore, ma anche in quell collegati alla vita di tutti i giorni.

Iglesias, in particolare, fu una delle città che visse e crebbe all’ombra di questo periodo minerario d’oro. Nel caso infatti faceste un giretto per la città, numerosi sono gli esempi che quella fortunata epoca ha lasciato: palazzi con stupende forme architettoniche, l’istituzione di un moderno Istituto Tecnico per la preparazione dei tecnici di miniera, la creazione di strutture pubbliche e private legate all’estrazione mineraria. Oggi, queste strutture sono, purtroppo, lasciate andare al tempo.

Ma c’è un posto, dove il tempo lo si percepisce come presenza fisica. Lo si tocca, lo si vede e lo si respira. Dove, un attento ascoltatore, un po avventuroso, può ancora sentire i rumori dei macchinari pesanti e lenti, il sibilo dell’elettricità, la sirena che segnala la fine del turno, il vociare degli uomini e delle donne addetti alla cernita o alla manutenzione degli attrezzi da lavoro.

Il complesso minerario di Monteponi, situato sulla odierna strada che collega Iglesias a Carbonia, era uno dei centri più importanti e più all’avanguardia per l’estrazione di piombo, argento e zinco nel territorio sardo e in Europa.

Oggi il complesso è lasciato al tempo, nonostante i tanti progetti di riqualificazione per farne un parco-geominerario che possa richiamare turisti, appassionati e semplici curiosi. Salvatore e Lisa, però non sono semplici curiosi, non sono turisti. Sono Fotografi. Fotografi con “F” maiuscola, quelli insomma che cercano, attraverso le loro fotografie, di far rivivere le storie che si sono svolte in quei luoghi.

Hanno scarpinato per il SulcisIglesiente, hanno letto libri e libri per capire il chiodo fisso che li attanagliava, hanno pensato, hanno fotografato, hanno un po litigato, hanno scelto, hanno dato un nome e hanno pubblicato un libro. Un libro fotografico su quello che è oggi, ciò che era ieri modernità e avanguardia.

Si intitola “Pericolo di Crollo” e lo si può acquistare su Blurb.com, al seguente indirizzo: http://www.blurb.com/books/545927 (qui ne potete vedere un’anteprima).

Oggi, quello che un tempo risuonava di Vita, risuona solo di Silenzio. Il Silenzio di chi ha lavorato, di chi ha lottato, di chi è morto. Questo modesto libro di fotografie, è dedicato a loro da chi, oggi, non li dimentica.

Salvatore Furia e Aimi Lisa

Per maggiori informazioni:

Lisa Aimi

lisa.aimi@yahoo.it

http://www.flickr.com/photos/lisaaimi/

Salvatore Furia

http://www.flickr.com/photos/salvatore_furia/

Progetti personali lezione 1 ovvero scegliere il tema.

A me come ad altre mille miliardi di persone piace la fotografia. Succede. Non tutti siamo fanatici del calcio (meno male) e dei viaggi organizzati. Essendo persona particolare per definizione accade che basta una parola detta da un collega, un’immagine, una canzone faccia scattare nella mia testolina malata una serie di meccanismi che mi portano alla creazione di un “PROGETTO FOTOGRAFICO”.
O_O ?_?
Cosa si intende per progetto fotografico?

Per le persone normali: si intende una persona che ti chiede incessantemente di poterle fare una foto e che con quella foto ci farà un libro che nessuno comprerà se non l’autore e i suoi amici (che lo compreranno perchè commossi dalla persona che pagherà tutte le spese) e di cui nessuno si preoccuperà di fare una recensione e che non scalerà le classifiche di una fantomatica classifica dei libri fotografici del secolo. Lo fa solo per puro divertimento personale.

Per le persone dallo spirito fotografico: si intende un percorso visivo lineare che porti da A a B e che porti l’autore ad imparare qualcosa su di se, che porti i soggetti ad imparare qualcosa sugli altri (qualche volta, dire si è cosa buona e giusta, altre volte non lo è, qualche volta le persone sono strane ma gentili), che ti porti a capire meglio l’aggeggio (macchina fotografica) che hai in mano.

Il primo scoglio da affrontare è il TEMA DEL PROGETTO.
Niente banalità (non vi basta la televisione?) e niente astrofisica (non riuscirete a convincere una casalinga a mettersi la tuta da astronauta per andare su Marte a prendere l’acqua).
Il tema lo scoprirete perchè vedrete incessantemente le foto nella vostra mente anche quando dormite, mandate una mail al lavoro, portate i bambini a scuola e starete mezz’ora ad osservare con sguardo da pesce lesso il banco surgelati del supermercato conun pesce surgelato che chiama la polizia perchè c’è un maniaco che lo osserva da mezz’ora. Di solito il tema, le prime volte, si rivela al povero fotografo mortale, quando poggia la testa sul cuscino la sera (non so per quale misterioso avvenimento cerebrale, ma succede veramente così, anche con le idee più brillanti), mentre poi si rivelerà in altri modi che ho elencato all’inizio.

Ah, dimenticavo che non tutte le persone a cui piace la fotografia, hanno/devono trovare il loro progetto personale. Però se guardate attentamente, anche coloro che fotografano incessantemente il loro gatto, hanno trovato il loro tema. Solo non lo sanno.

http://www.flickr.com/search/?q=cat&w=all

un modo diverso di guidare su 2 ruote

un modo diverso di guidare su 2 ruote

Faccio volentieri echo all’articolo che ha postato Acor3 sul suo blog:

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Leggo e quoto dall’amico Bobbe

Riporto solamente la sintesi delle 10 regole inserite sul Blog di una mia amica inglese motociclista.

1) In prossimità di un incrocio, non superare mai il veicolo che ti precede. È meglio aspettare che il veicolo svolti o attraversi l’incrocio prima di superarlo.
2) Lascia sempre una distanza di circa un metro e mezzo tra la tua moto e i veicoli parcheggiati.
3) Semaforo verde non significa via libera; non fidarti mai del semaforo. Controlla da solo se la via è libera oppure no.
4) Poni la tua moto sempre nella posizione migliore, sia per vedere la strada avanti a te, sia per essere visto.
5) Non tentare di sorpassare un veicolo lungo (camion, autobus, ecc.) ad un incrocio.
6) “Only a fool breaks the two-second rule” cioè, lascia una distanza di due secondi tra te e il veicolo che ti precede.
7) Usa un ‘lifesaver’, letteralmente un salvagente che nel nostro caso indica uno sguardo veloce alle spalle prima di girare o cambiare posizione.
8) Usa bene sia gli occhi che il cervello.
9) Sii consapevole che una moto è meno visibile di una macchina.
10) Non sorpassare mai una macchina che rallenta, se non ne hai capito il motivo.

L’intero articolo su motorcycle-roadcraft (del quale vi consiglio vivamente la lettura) lo potete trovare sul blog di Lucy

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vi ricordo anche del bellissimo libro Una Guida per chi guida, scritta dal nostro amico Guidarini* e di cui riporto la copertina:

Una guida per chi Guida di Marco Guidarini

*Marco Guidarini è nato a Firenze nel 1957. E’ un medico chirurgo, specializzato in ortopedia e traumatologia, ed è soprattutto un appassionato motociclista. Come medico del 118 e come motociclista è diventato protagonista della campagna di informazione per la sicurezza delle nostre strade, fondando l’Associazione Motociclisti Incolumi di cui è il presidente.

10 modi vecchi e nuovi per perdere dati

da Punto Informatico

Milano – È una curiosità ma è anche un monito: i dati digitali, soprattutto quelli importanti, vanno conservati con cura perché ci sono incidenti, sempre inattesi ma spesso prevedibili, che possono provocarne la perdita. E Kroll Ontrack, società che si occupa di data recovery, ha deciso di rendere pubblici i 10 modi più curiosi con cui dati, a volte di grande importanza, sono andati perduti. Sono 10 casi del 2006 scelti tra gli oltre 50mila trattati dall’azienda, tutti casi in cui, a sentire Kroll Ontrack, i dati sono stati alfin recuperati.

Ma eccoli qui sotto:
Giù dall’elicottero
Alcuni dipendenti di una società di telecomunicazioni hanno fatto cadere un laptop da un elicottero in volo nel cielo di Montecarlo.

Dati lavati
Un passeggero in volo da Londra a Varsavia aveva inserito nello stesso bagaglio il suo laptop e il beauty case. Sfortunatamente il flacone dello shampoo si è aperto, danneggiando l’hard disk del computer. Per poter recuperare tutti i dati, i tecnici hanno dovuto ripulire accuratamente l’hard disk e altri componenti in modo da ristabilire il funzionamento del drive.

Il caso Dom Joly
L’attore britannico Dom Joly aveva lasciato cadere in modo accidentale il suo laptop, danneggiando l’hard disk su cui erano memorizzate cinquemila fotografie, seimila canzoni, mezzo libro in fase di stesura e tutti i suoi vecchi articoli pubblicati sui giornali.

Una biblioteca in fiamme
Un’importante università britannica aveva subito una disastrosa perdita di dati causata da un incendio che si era sviluppato nella facoltà di informatica durante un weekend; tutti i computer avevano subito ingenti danni sia per il fumo che per l’acqua usata dai vigili del fuoco.

Attenti alle banane
Un cliente aveva lasciato su un hard disk esterno una banana matura, che marcendo, ha danneggiato l’apparecchio.

Una cunetta? No, un hard disk
Accade tutti gli anni, ma le persone continuano a lasciare computer e hard disk sulla rotta di veicoli in movimento. Anche quest’anno Kroll Ontrack ha recuperato dati da un laptop che era stato schiacciato dai rulli di una corsia mobile di un aeroporto e diversi hard disk esterni che si trovavano in uno zaino su cui è passato un camion.

La decima volta è…quella giusta
Un utente ha riformattato il proprio hard disk ben dieci volte prima di rendersi conto che conteneva informazioni di cui aveva assolutamente bisogno.

Alla ricerca di Nemo
Al rientro da una meravigliosa vacanza alle Barbados un cliente ha scoperto di non poter accedere alle foto scattate in immersione con la sua nuova macchina fotografica digitale “subacquea” perché sembra che il dispositivo non fosse a tenuta stagna.

Drive rumoroso? Mettici un po’ d’olio
Un docente universitario si era accorto che il drive del suo nuovo computer era un po’ troppo rumoroso. Per ovviare all’inconveniente ha pensato di aprire il cabinet e irrorare l’interno del disco con WD-40, un potente lubrificante. Il drive ha smesso di cigolare, ma anche di funzionare!

Spedizione… in una calza
Un cliente ha deciso di spedire a Kroll Ontrack un drive malfunzionante, mettendolo in un paio di calzini sporchi, che ovviamente non hanno garantito la protezione necessaria durante il trasporto. I danni che ne sono risultati si sono rivelati più gravi di quelli provocati dall’incidente originale.