Workflow del fotografo di matrimonio (e non)

Ho avuto da Matteo Cuzzola (http://www.matteocuzzola.com/), fotografo matrimonialista e non solo, il permesso di riportare qui un suo post, essattamente questo.

Workflow fotografico del fotografo di matrimonio (e non)

Implementare un workflow fotografico consistente, per un fotografo professionista è una parte importante del lavoro.
Infatti solo organizzando in maniera strutturata tutte le fasi del lavoro si può lavorare in maniera efficiente e sicura.
I parametri di lavoro fondamentali per un fotografo di matrimonio, ma non solo di matrimonio, siano le seguenti:
– efficienza (ottimizzazione di tempo e risorse)
– qualità (risultato finale)
– efficacia (raggiungimento degli obiettivi)
– sicurezza dei dati (backup!)
– downtime minimi (tempi di fermo lavoro)
Una volta compreso come implementare un sistema di backup consistente ed un workflow efficiente si può garantire un prodotto di
grande qualità con alti margini di garanzia.
Il workflow fotografico che rispetta le prerogative di un professionista della fotografia, deve coprire tutte le fasi del lavoro:
– Import dei file
– Catalogazione e rating
– Sviluppo delle immagini
– Export dei file finali
– Pubblicazione/presentazione web
– Stampa
– Backup! Backup! Backup!
La soluzione che ho scelto per il mio workflow ruota tutta intorno al software Abobe Photoshop Lightroom che mi permette di seguire quasi in toto
le fasi di lavoro. Usare un software unico per tutte le fasi del mio lavoro è la chiave che mi da consistenza e razionalità al flusso di lavoro.
Meno tempo devo dedicare alla fasi noiose e routinarie, più tempo posso dedicare alla parte creativa ed alla cura delle immagini che produco per i miei clienti.
A questo punto vediamo nel dettaglio qual’ è il workflow che ho elaborato per gestire un servizio fotografico.
Le risorse a mia disposizione sono le seguenti:
Computer:
[MacBook PRO 17″] – macchina per l’elaborazione delle immagini
HardDisk esterni:
RAID Western Digital (2 hdd fisici da 1TB in mirror)- contiente tutti i file originali ed elaborati
HDD Esterno con backup completo dell’ hardisk del MacBook (TIME MACHINE)
A questo punto come approcciare un servizio di matrimonio ?
Presupposti:
– durante la lavorazione di un servizio tengo una copia dei file RAW sul MacBook e una copia nel RAID, questa scelta mi da l’ elasticità di poter elaborare le immagini in qualunque posto io sia, senza essere legato al RAID.
– non uso un catalogo unico per tutte le mie immagini, sia per ragioni di prestazioni (catalogo grande=catalogo più lento) che per ragioni di sicurezza (avere tutte le informazioni e modifiche in un unico file mi fa venire la pelle d’oca solo a pensarci) ma ho scelto di creare un catalogo per ogni servizio fotografico quindi ho creato un catalogo LR di default (vuoto) con tutte le impostazioni che preferisco, dall’ interfaccia alle impostazioni per l’ export in modo da avere sempre pronto un Catalogo LR preimpostato da cui partire con un nuovo servizio.
A dire il vero la vera esigenza di un catalogo di default sta solo nella configurazione di alcuni plug-in.
Al lavoro:
In una directory WIP (dove metto tutti i “Work in Progress” solo per il tempo di lavorazione) del MacBook copio il catalogo di default e lo rinomino con le indicazioni del servizio es.: Cat_Wedd-X1.cat
Importo con LightRoom nel catalogo i file dalla memory card copiando i file originali in un subfolder di WIP che chiamerò Wedd-X1, e contemporaneamente (lightroom lo permette facilmente) creando una copia dei RAW nel RAID.
A questo punto i miei file originali si trovano in 3 hdd fisici differenti:
– 1 HDD del MacBook
– 2 HDD del RAID
il livello di sicurezza mi sembra già abbastanza buono.
Ma per non saper ne leggere ne scrivere, lancio un backup, incrementale con il software TIME MACHINE (compreso con OS X) in modo da avere le copie del WIP (RAW e Catalog) immediatamente accessibili con un restore.
La particolarità di TIME MACHINE sta nel fatto che memorizza varie versioni dei file, quindi nel caso remoto che il file del catalogo di corrompa, sono sicuro di ridurre al minimo la perdita di lavoro, in quanto potrò accedere a tutte le diverse versioni precedenti del catalogo stesso, questo mi potrà far perdere al massimo l’ ultima ora di elaborazione.
Non male no ?
Riepilogando la situazione delle copie dei file è la seguente:
– MAC\WIP\Wedd-X1: RAW + Catalogo LR
– RAID\Weddings\2010\Wedd-X1: RAW + Catalogo LR
– TIMEMACHINE backup con verioning dei file di MAC HDD
Ora sono tranquillo e posso cominciare a scegliere le foto.
Di solito, in questa prima fase seleziono solo le foto da elaborare e cancello quelle sbagliate, in modo da preparare il successivo lavoro di elaborazione in maniera pulita, lo faccio con LR, naturalmente quindi dopo o durante questa fase devo ricordarmi di innescare TIMEMACHINE per il backup del catalogo.
Poi, una volta elaborate tutte le immagini arriva il momento dell’ export con LR dei file ad alta definizione pronti per la stampa, questa fase non presenta particolari criticità, esporto i file direttamente nel RAID senza consevare copie in quanto avendo il catalogo e gli originali in più copie di backup sono facilmente recuperabili.
Creati il file ad alta risoluzione, preparo la web gallery per il miei clienti, sempre con LR uso il plugin SlideShow PRO che mi permette di pubblicare direttamente su una pagina del mio sito uno slideshow di grande qualità, con la musica di sottofondo e personalizzabile con molti effetti.
Date un’ occhiata al sito http://slideshowpro.net è eccezionale.
A questo punto il lavoro è quasi finito.
Il folder WIP sul MACBook è solo temporaneo e a fine lavoro verrà svuotato, quindi va spostato il catalogo (contenente tutte le modifiche ai file) nel folder corrispondente sul RAID (RAID\Weddings\2010\Wedd-X1).
Lightroom a questo punto non troverà più le immagini, ma basta fare un RELOCATE deo file e dirgli che sono nel path del RAID.
Magicamente tutte le modifiche saranno portare sui file RAW presenti nel disco esterno.
Manca solo il backup finale su DVD come segue:
DVD Backup:
– NEF
– Jpeg ad alta risoluzione
– Jpeg a bassa risoluzione
– Cat_Wedd-X1.cat
Ancora non è finita…
Ogni fotografo di matrimonio che si rispetti ha un ALL THE BEST da mostrare ai suoi clienti, ma come fare se le immagini di ogni matrimonio sono catalogate su diversi cataloghi ?
Ho creato un catalogo dove importo, alla fine di ogni lavoro solo le foto che hanno un rating superiore o uguale a 4 stelle.
Questo catalogo lo tengo nel MacBook in modo da averlo sempre con me, naturalmente in questo caso non copio i file in locale ma lascio che LR li tenga referenziati sul RAID. Per visionarli non è necessario essere connessi al disco esterno, quindi è utilizzabile per le presentazioni quando vado da un cliente.
Ecco, credo che siamo arrivati alla fine, il workflow, una volta metabilizzato è abbastanza semplice, l’importante è posizionare i dati sensibili in più copie su diversi dispositivi fisici (HDD) e in ultimo anche ottici.
La legge di Murphy è sempre in agguato, specialmente per i fotografi di matrimonio!

FreeNAS: con un vecchio pc è la soluzione quasi gratis per lo storage

Chi come me “bazzica” di fotografia, e magari lavora con i RAW, sa benissimo che lo spazio disco non basta mai!

Qualunque hard disk tende a riempirsi ad una velocità strepitosa, grande o piccolo che sia. Quando i dischi del vostro PC saranno colmi, invece di sostituirli con altri più capienti, potreste valutare un’alternativa: installare un NAS.

La sigla sta per “Network Attached Storage”, sarebbe a dire una memoria di massa collegata in rete, in pratica un hard disk (o un insieme di hard disk) non collegato ad un singolo pc, ma accessibile via lan (o rete se preferite).

L’utilizzo della soluzione basata su NAS comporta alcuni considerevoli vantaggi.

Primo di tutti la possibilità di avere capacità di storage maggiori grazie alla capacità di molti NAS di essere modulari, basta collegarne un secondo disco al primo per raddoppiare la capienza.

In secondo luogo, l’uso di un disco di rete permette una razionalizzazione dei nostri archivi. Molto spesso mi capitava di avere più copie dello stesso lavoro su due o tre dischi diversi per paura di perdere il tutto per guasti o cancellazioni accidentali. Con un NAS si ha la possibilità di avere un unico punto sicuro, vedremo poi come, sul quale archiviare i nostri files importanti con la comodità di poterli usare da più dispositivi anche contemporaneamente, ad esempio i ricevitori multimediali in grado di riprodurre foto, file audio e video via rete anche wireless (senza fili).

Un’altro indiscutibile vantaggio, che mi preme molto, è la possibilità di configurare i dischi rigidi del NAS in modo che siano “sicuri“.

Ho già scritto qualche cosa a riguardo nell’articolo “Fotografie digitali per tutta la vita?” e ne riporto qui un pezzettino per semplicità, vi consiglio di dargli una letta se avete tempo:

Un modo “semplice” per stare tranquilli, come per i CD DVD, è quello di memorizzare gli stessi dati su hard disk diversi. Questo perché è altamente improbabile che si rompano contemporaneamente ( senza tener conto della legge di Murphy ).

Questo “semplice” concetto è alla base dei sistemi RAID, una tecnologia sviluppata per garantire maggiore sicureza ai dati aziendali e poi “calata” come il suo prezzo fra i comuni mortali.

Ci sono vari livelli di RAID, ma la strategia della doppia copia (RAID 1) è quella che probabilmente conoscete.

In pratica, faccio il mio caso, comperate un aggeggio (LinkSys NAS200, ci ficcate dentro 2 dischi da 500Gbyte (totale 1 Tbyte) lo “installate” ed ottenete all’apparenza “soltanto” 500 Gbyte. Come mai? Ne vedete la metà perché ogni volta che scriverete o cancellerete un file sull’aggeggio si occuperà lui di farne una replica sull’altro hard disk. Se ne guasta uno? nessun problema, ci infili un’altro disco uguale e lui fà immediatamente una replica dei dati su esso.

Oggi come oggi poi è possibile acquistare anche pc desktop dotati di controller RAID.

Come avrete capito, avendo il NAS  (se lo configurate opportunamente) una configurazione con dischi “fanstasma” si occuperà lui di fare più copie dei vostri files, ed essendo sempre accesso e vigile (potete dirgli di controllare spesso i dischi) vi segnalerà ogni problema riscontrato anche ad esempio via email!

Hai detto nulla!

Ma vediamo cosa serve per “creare” il nostro NAS personale.

Per prima cosa dovrete scaricare l’ultima versione del sistema operativo FreeNAS, ma cos’è questo sistema operativo?

FreeNAS, software libero, è un server NAS (Network-Attached Storage) che supporta: CIFS (samba), FTP, NFS, i protocolli RSYNC, l’autenticazione di utenti locali e RAID Software (0, 1, 5). La sua interfaccia di configurazione è completamente WEB. Una volta installato su Compact Flash, su disco o su chiavetta USB, FreeNAS occupa meno di 32MB. La mini-distribuzione FreeBSD (sulla quale si basa FreeNAS), l’interfaccia Web, gli script PHP e la documentazione sono basate su M0n0wall.

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Poi avere a disposizione un vecchio, anche vecchissimo pc (un mezzo cadavere se volete). L’importante è che abbia le seguenti caratteristiche minimali (capitolo 1.1. della guida utente): 

Un PC con almeno 96Mb di RAM, un lettore CD Rom avviabile ed a scelta:
o un Floppy Disk (per la configurazione) ed uno o più Hard Disk (per l’archiviazione)
o un drive USB (disco o chiavetta) o CF (Compact Flash) avviabile ed uno o più Hard
Disk (per l’archiviazione)
o un Hard Disk avviabile ed uno o più Hard Disk (per l’archiviazione)
o un Hard Disk avviabile (che verrà partizionato in due aree: sistema FreeNAS, spazio
di archiviazione dati)
· Oppure un software di virtualizzazione, come ad esempio VMware, configurato come sopra.
NB – Nei casi in cui FreeNAS venga installato su un drive USB, CF o su Hard Disk, il CD Rom di
installazione deve essere rimosso non appena terminata l’installazione di FreeNAS. Per il momento
l’unica installazione supportata è quella mediante il CD Rom.
  • PC con almeno 96Mb di RAM, un lettore CD Rom avviabile ed a scelta:
    • o un Floppy Disk (per la configurazione) ed uno o più Hard Disk (per l’archiviazione)
    • o un drive USB (disco o chiavetta) o CF (Compact Flash) avviabile ed uno o più Hard
    • Disk (per l’archiviazione)
    • o un Hard Disk avviabile ed uno o più Hard Disk (per l’archiviazione)
    • o un Hard Disk avviabile (che verrà partizionato in due aree: sistema FreeNAS, spazio
    • di archiviazione dati)
  • Oppure un software di virtualizzazione, come ad esempio VMware, configurato come sopra.

NB – Nei casi in cui FreeNAS venga installato su un drive USB, CF o su Hard Disk, il CD Rom di installazione deve essere rimosso non appena terminata l’installazione di FreeNAS. Per il momento l’unica installazione supportata è quella mediante il CD Rom.

Dopo di che, visto che sono un pigrone, vi rimando alla lettura della guida utente oppure al bellissimo articolo apparso su Chicche di Cala per la guida passo passo all’installazione ed alla configurazione di tutto quando possa servire al vostro scopo.

Buon lavoro e fatemi sapere come vi è andata!

Fotografie digitali per tutta la vita?

Ho letto un interessantissimo articolo di Michael Zhang su PP ovvero Peta Pixel che affrontava il problema della conservazione delle fotografie digitali e non. Ne prendo volentieri spunto per fare anche io alcune considerazioni a riguardo.  Il mio post sarà, come vedrete, una traduzione/addattamento/spunto dove inserirò ogni tanto qualche considerazione. Ecco perché vi consiglio comunque di andare anche a leggere l’originale.

Barcellona da bere

Per farla breve Michael, ma anche io sono daccordo, racconta di come molta gente pensi che la conservazione delle foto in digitale sia più sicuro e durevole in termini di durata della pellicola. Anzi, pensano che un file una volta scritto starà li per sempre. In realtà è vero tutto il contrario. Una volta sviluppato un rullino, il degrado fisico della pellicola sarà (se ben conservata) nullo in confronto a quello dei file digitali che vanno inevitabilmente incontro al (termine tecnico) bit rot:

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Questo degrado non riguarda soltanto i  Floppy disk e/o i nastri magnetici ma come vedremo vale anche per i CD ed i DVD. In questo ultimo caso si fare qualche cosa in più conservando i dischi in un luogo buio, fresco e senza umidità. Un altro consiglio che vi dò io è quello di comperare sempre supporti di qualità, io utilizzo i Verbatim AZO ma credo che Kodak e TDK (per sentito dire, non ho dati scientifici) vadano bene. Michael racconta ancora di come egli effettui due copie di backup delle foto, una su un hard disk esterno e una su un DVD-R. Questa, come lui stesso ammette,  non è certo la soluzione migliore ne tanto meno quella definitiva, tant’è che lui stesso è costretto ad effettuare periodicamente controlli sui supporti di backup e per sicurezza, periodicamente, effettuarne ulteriori copie.  Ovviamente non aspettate che il supporto inizi a rovinarsi.

Per farla breve, quali sono le precauzioni da prendere per effettuare un backup sicuro dei nostri lavori digitali?

Quali sono i metodi possibili per l’archiviazione delle nostre foto?

Dischi ottici

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I costruttori sostengono che l’attuale qualità dei loro supporti fà si che i CD-R e DVD-R possano durare  fra i 50 e 100 anni, ma questo presuppone di aver acquistato i dischi più costosi sul mercato e di averli utilizzati in condizioni favorevolissime. In realtà la maggior parte degli esperti, dice Michael, ritengono che la durata dei CD-R si aggiri intorno ai 6 anni mentre i DVD-R arrivino al massimo 15.  La verità, sempre secondo Michael, è che la maggior parte dei nostri dischi non durerà cosi tanto perchè molti di noi sono molto più attenti ed informati circa il costo dei supporti che non sulla loro qualità/”aspettativa di vita”. Questo ci/vi porta ad acquistare dei supporti non sempre al top, anzi. Aggiungiamo poi una cattiva conservazione ed il guaio è fatto. Un’altra cosa a cui nessuno o quasi bada è quella di utilizzare la più bassa velocità di masterizzazione possibile. Ma ecco alcuni consigli:

  1. Qualità: acquistate soltanto dischi di altissima qualità se possibile
  2. Masterizzazione: masterizzate i dischi alla velocità più bassa disponibile
  3. Conservazione: Conservare i dischi in custodie di plastica, meglio se dura e riponeteli in un luogo buio con temperatura costante ed al riparo dalla luce diretta e fonti di calore
  4. Utilizzo: Assicuratevi sempre di aver cura dei vostri dischi. Evitare di toccarne il fondo e nel caso pulitelo. Se il disco ha un brutto graffio potrebbe non essere più leggibile, verificatelo e comunque fatene un’altra copia.
  5. Etichettatura: Non etichettate i dischi con etichette adesive o marcatori permanenti, ci sono dei pennarelli appositi che non contengono sostanze che possono rovinare il disco. Il vi suggerisco di non scivere nulla sul supporto ma soltanto sulla custodia anche se sarete costretti, cosi facendo, a stare molto attenti a non michiare i DVD.
  6. Mantenimento: Se siete paranoici sul serio, potreste valutare l’ipotesi di effettuare nuove copie di tutti i vostri supporti periodicamente, per questo i consiglio di scrivere sulla custodia la data di masterizzazione e quella della presunta “scadenza”.

Io, Adolfo, non vi consiglio di utilizzare questo tipo di supporto per le cose davvero importanti. Almeno non solo questo.

Hard Disk

Diciamocelo, anche gli hard disk non sono eterni come ci piacerebbe fossero. Molti produttori offrono garanzie di “soli” 3/5 anni.

Una considerazione che voglio fare è di tener presente che la durata di unità che restano sempre accesi è maggiore di quelli che vengono accesi e spenti più volte al giorno. Le rotture dei dischi avvengono quasi sempre in fase di accensione.

Un modo “semplice” per stare tranquilli, come per i CD DVD, è quello di memorizzare gli stessi dati su hard disk diversi. Questo perché è altamente improbabile che si rompano contemporaneamente ( senza tener conto della legge di Murphy ).

Questo “semplice” concetto è alla base dei sistemi RAID, una tecnologia sviluppata per garantire maggiore sicureza ai dati aziendali e poi “calata” come il suo prezzo fra i comuni mortali.

Ci sono vari livelli di RAID, ma la strategia della doppia copia (RAID 1) è quella che probabilmente conoscete.

In pratica, faccio il mio caso, comperate un aggeggio (LinkSys NAS200, ci ficcate dentro 2 dischi da 500Gbyte (totale 1 Tbyte) lo “installate” ed ottenete all’apparenza “soltanto” 500 Gbyte. Come mai? Ne vedete la metà perché ogni volta che scriverete o cancellerete un file sull’aggeggio si occuperà lui di farne una replica sull’altro hard disk. Se ne guasta uno? nessun problema, ci infili un’altro disco uguale e lui fà immediatamente una replica dei dati su esso.

Oggi come oggi poi è possibile acquistare anche pc desktop dotati di controller RAID.

Alcuni consigli disco rigido:

  1. Acquisto: Risparmiare prendendo dischi grandi a buon mercato non è sempre una buona idea. Cercate su internet e nei forum quali sono i dischi più validi e di cui si parla meglio.
  2. Manipolazione: movimenti bruschi o urti possono significare la fine dei vostri dati, soprattutto se questo accade durante la fasi di avvio del disco. Fate sempre attenzione, io ho scelto una unità di rete, più lenta, per non doverla spostare mai.
  3. Mantutenzione: Come per i CD DVD anche i dishi rigidi con il tempo si romperanno. Se non avete i suddetti sistemi RAID che hanno la possibilità di avvisarvi anche via email, usano un sistema di diagnostica chiamato SMART  (da cui deriva sto a smarti ^_^ ) dovrete effettuare un controllo periodico dei dischi ed in caso di necessità sostituirli. Esistono molti programmi anche gratuiti che vi possono aiutare, cercate su internet.

Stampe

Diciamo la verità, se vogliamo essere sicuri che i nostri nipoti vedano le foto che abbiamo fatto, l’unico modo è quello di stamparle! Tenete presente che anche in questo caso ci sono delle grandi differenze. Se ve la stampate a casetta con la carta da pacchi e le cartucce da 1,40 euro mi sa che non arriveranno molto lontano. Dopo un’anno (ho fatto delle prove) diventano sempre più rosse fino a sparire del tutto! Anche qui, affidatevi ad un buon laboratorio che usi carta e macchinari di alta qualità, magari le vostre foto dureranno tutta una vita.

Alcuni suggerimenti:

  1. Carta e inchiostro: Sia l’uno che l’altro sono importantissimi per una stampa che sia bella e sopratutto che diri nel tempo. Fate anche stavolta una ricerca cosi da fare una scelta oculata. Anche io mi incazzo quando le cartucce originali mi costavo 4 volte quelle commerciali (per la carta vale lo stesso), ma alla fine ho sperimentato che quelle fatte a risparmio di foto sono da buttare dopo qualche tempo!
  2. Come conservare le stampe: Come e sopratutto dove conserverete le vostre stampe è fondamentale per la durata delle stesse. Il classico album con i contenitori in plastica vanno anche bene ma mi raccomando aspettate che le stampe si siano asciugate per bene, qualche ora 8-9 va bene! Anche un’album tipo matrimonio è perfetto e quando le sfogliate niente dita sopra!
  3. Dove conservarle: indovinate? dovete conservare le fotografie in un luogo fresco, asciutto e magari buio. Calore, umidità ed anche la luce possono causare effetti disastrosi sulle stampe. Ah, se le appendete da qualche parte, mi raccomando evitate che siano esposte alla luce solare diretta. Fate un’esperimento. Stampate due copie della stessa foto, conservatene una ben benino mentre la’ltra mettetela per una settimana esposta al sole diretto. Poi fate un confronto.
  4. Maneggio: Evitare di toccare la superficie delle stampe, poiché le dita, ovviamente, non sono chimicamente inerti e se proprio dovete lavatevi zozzi ^__^

Online

Visto che il cloud computing sta diventando un affare piuttosto grosso, non sarebbe da sottovalutare la soluzione di acquistare un’hard disk online dove scaricare i propri dati. Un esempio è quello di AmazonS3La questione è, dovresti fidarti di loro?  In teoria essendo un servizio professionale con sistemisti pronti ad intervenire e con backup periodici dire di si. Se la mia/nostra connessione ad internet non facesse cosi cagare un pensierino io ce l’avrei già fatto.

Volete sapere una cosa? io penso che Atlantide era tecnologicamente avanzatissima e conservava qualsiasi cosa in digitale. Ecco perché non se ne hanno più tracce!