Il Nudo

Questo che leggete è un’estratto del libro “Tutti i segreti della Fotografia – arte della ripresa e tecnica dell’ingrandimento” finito di stampare nel marzo del 1978 dalla Mondadori. L’autore è Alexander Spoerl. E’ interessante che le cose, sbassamutande e mdf inclusi non siano cambiate poi cosi tanto in quasi 40 anni. Buona lettura e fatemi sapere cosa ne pensate.

Per queste foto non c’è mai una ragione determinante. Ma se ci viene chiesto di farle, non è che la richiedente sia necessariamente una donna leggera: ha l’unico difetto, se così vogliamo chiamarlo, di piacere a se stessa. Il che tra l’altro è suo diritto. Il pericolo è che la modella piaccia anche a noi. Per un uomo normale, un bel corpo femminile, senza veli, non è certo una visione di tutto riposo. Ma un gentiluomo non lo dà a intendere, né d’altra parte esegue sempre la foto richiestagli. Questo co­munque non toglie nulla al suo onore, purché egli in quel che fa trovi al­meno qualcosa che gli piaccia, fotograficamente parlando.

La fotocamera è crudele, impietosa: a questo dovrebbe pensare una donna, e non una, ma cento volte, prima di farsi fare un nudo.

L’obiettivo trasforma – o vede? – i nei di bellezza come macchie mal collocate, un prosperoso seno come una montagna di carne e, di spalle, un cocomero troppo maturo. Imbruttisce le ginocchia e di due femori, biologicamente ben formati, ne fa due sciabole. Di fronte a una donna nuda, che lo si voglia o no, il nostro sguardo si vela e non riusciamo più a fare una composizione, ma soltanto a puntare la fotocamera.

L’immagine di una donna nuda non è ancora una fotografia di nudo; né uno studio è quello d’un uomo nudo.

Non c’è alcun motivo di correre a piazzarsi, con la fotocamera, davanti a una persona nuda; e questa, non la si spoglia per fotografarla, ma la si fotografa sebbene sia del tutto nuda. E se uno si spoglia, c’è almeno un motivo. Quanto meno perché si deve cambiare, il che può essere un buon soggetto fotografico; perché vuol fare il bagno, e anche questo deve ve­nir chiaramente motivato; o perché gli piace stare liberamente all’aria, e allora se ne deve poter vedere il volto. In ogni caso, nella foto, deve es­sere sempre ben visibile, o quanto meno comprensibile, la ragione per cui quell’individuo non ha niente addosso.

Una ragazza nuda davanti a una credenza non ha alcuna ragione d’es­sere: può anche succedere, ma quanti ci crederebbero?

Anche un uomo nudo in bicicletta lo si può forse incontrare, ma è al­trettanto incredibile.

Due persone nude, nella stessa foto, danno una “composizione”. Se sono di sesso diverso può venir fuori anche una scena. Nel primo caso, quel che importa è quanto sia bella quella composizione; nel secondo, che cosa vuole esprimere. Fotografare una porcheria non è comporre una scena, ma insudiciarsi con una volgarità.

La fotografia di nudo che si è più sicuri di realizzare bene è quella che non si scatta. La migliore, quella che, nonostante tutto, non si può la­sciar perdere.

In un nudo quel che alfine realmente importa è che esso sia autentica­mente una foto. E una foto non è qualcosa che eccita, ma che allieta. Una buona foto può far sembrare una persona ancor più nuda di quello che è, rimanendo pur tuttavia una buona foto. E ciò che è “Buono” non può mai essere volgare.

Un nudo non è scostante sempre e solo perché il fotografo ha ceduto al volgare, ma a volte soltanto perché ha realizzato questa foto in modo to­talmente irriflessivo, acritico.

In fotografia il peggior nemico all’autocritica è il compiacimento per il proprio soggetto.

Se si ha ben chiaro questo concetto, allora si può proseguire nello “stu­dio del nudo”, in cui ci si occuperà del corpo non nel suo insieme volu­metrico, ma nel gioco delle sue linee di contorno.

Purtroppo ho avuto modo di constatare che fino ad ora si definisce “buono” uno studio, soltanto per i giochi di luce che in esso si sono rea­lizzati. Invece è proprio il corpo nudo che vale uno studio. Nel petto d’una donna, nelle flessuosità del corpo, nelle curve di braccia e gambe vi può essere infinita bellezza. Che poi ci sia “anche” bisogno di effetti d’illumi­nazione, questo non dipende dal fotografo, ma da chi ne osserverà l’ope­ra, qualcuno che in genere è di almeno tre livelli più malpensante di chi sta dietro il vetro smerigliato.1

Gli studi poi non sono foto da divulgare, ma da studiare, appunto: esercizi per imparare a conoscere le forme, l’espressione, le luci. Non li si fanno né per un giornale, né per un album.

È comunque vero che un nudo ben riuscito rimane un “unicum”: quel­li che vengono peggio sono quelli che vengono riprodotti. Un corpo nu­do, visto attraverso il filtro atermico del vetro smerigliato, non è che una realtà, purtroppo troppe volte e da troppi fraintesa.

Il problema peggiore è come o dove conservare un nudo fotografico. Di uno ben fatto, la proprietaria e modella può anche farne un quadro: quelli mal riusciti, tanto meglio bruciarli.

Per i nudi non è possibile prescrivere un diaframma, né consigliare un tempo di posa, non ci sono suggerimenti né etici né religiosi. Un’unica regola va però rispettata: quanto più esuberante è il soggetto, tanto più lunga ha da essere la focale.2

 

Note

1 Per eliminare le impurità della pelle, è bene abbondare con il filtraggio : se alla luce diurna, meglio un filtro giallo 3 x ; all’esterno, anche uno arancione, che sotto­lineerà maggiormente il contrasto tra il corpo e il cielo. Con luce artificiale, al­meno uno giallo 2 x .Quando la pelle è “pulita”, si eviti al massimo il ricorso ai filtri, dato che essi annullano gli effetti dovuti ai riflessi della luce sul corpo, che danno ottimi risultati sia fotografando in b/n in luce artificiale e persino alla luce del sole (in questo caso un leggero filtro UV). Attenzione all’antiestetica sudorazione! Dato che alla foto di nudo è chiesto non tanto di far vedere qualcosa, ma di raccontare un’impres­sione, ecco che essa è veramente il regno del flou. Prudenza lavorando con il colore: lasciatelo fare a chi ne è realmente esperto (pericolo: troppa realtà).

2 Anche qui valgono le regole indicate per il ritratto: focali relativamente lunghe (misurate sulla diagonale del formato) ammorbidiscono la plasticità del soggetto, fino a renderlo piatto.

Ecco perché i fotografi professionisti non possono lavorare gratis

Un parere di Tony Wu. Tradotto da Patrizia Corriero www.patriziacorriero.it

Gentile potenziale acquirente di foto,

Se sei stato indirizzato a questa pagina, è probabile che hai richiesto l’utilizzo gratuito o per un minimo compenso di una o più immagini.

Come fotografi professionisti, riceviamo regolarmente richieste di immagini gratuite. In un mondo perfetto, ognuno di noi vorrebbe essere in grado di rispondere in modo positivo e aiutare, in particolar modo, progetti o attività relative a settori come l’istruzione, le questioni sociali, e la conservazione delle risorse naturali. E ‘giusto dire che in molti casi, vorremmo avere il tempo e le risorse per fare di più, per aiutare e non solo inviare delle semplici fotografie.

Purtroppo, visti i numerosi aspetti pratici della vita,non siamo spesso in grado di rispondere, o ancche quando lo facciamo, le nostre risposte sono brevi e non forniscono adeguate spiegazioni in supporto alla nostra risposta.

Le circostanze variano per ogni situazione, ma abbiamo scoperto che ci sono una serie di temi ricorrenti, che abbiamo indicato di seguito, con l’obiettivo di comunicare in modo più chiaro con te, e speriamo di evitare fraintendimenti.

Ti invitiamo a considerare i seguenti punti in modo costruttivo. Noi certamente speriamo che dopo aver avuto la possibilità di leggere questo, saremo in grado di tornare a parlare e stabilire un rapporto reciprocamente vantaggioso di lavoro.

Le fotografie sono il nostro sostentamento
La creazione di immagini convincenti è il nostro modo di guadagnarci da vivere.Se diamo via le nostre immagini gratis, o trascorriamo troppo tempo a rispondere alle richieste di immagini gratis, non sapremmo di che vivere.

Sosteniamo cause nobili con le immagini

La maggior parte di noi contribuisce con fotografie, a volte facendo di più, per sostenere certe cause.In molti casi, possiamo avere partecipato direttamente in progetti che sosteniamo con le immagini, oppure possiamo avere un pre-esistente rapporto personale con le persone chiave coinvolte con nelle cause in questione. In altre parole, ognuno di noi può e deve fornire immagini senza alcun compenso, dietro però un’attenta analisi dei problemi sociali.

Abbiamo vincoli di tempo
Passare da sostenere selettivamente al rispondere positivamente ad ogni richiesta che riceviamo per fotografie gratis, tuttavia, è poco pratico, se non altro per l’enorme quantità di tempo necessario per rispondere alle richieste, scambio di risposte, preparare ed inviare file, e poi il follow-up per scoprire come le nostre immagini sono state utilizzate e quali obiettivi, se del caso, sono stati raggiunti.Ci vuole un sacco di tempo per rispondere alle richieste, e il tempo scarseggia sempre.

Scuse tipo “Non abbiamo soldi ” sono spesso difficili da comprendere
La logica primaria fornita in quasi tutte le richieste di fotografie gratis è il vincolo di bilancio, nel senso che il richiedente dichiara una mancanza di fondi per il pagamento delle fotografie.

Tali richieste provengono spesso da organizzazioni hanno un sacco di denaro a portata di mano, sia che siano aziende quotate, enti pubblici o parastatali, o anche le ONG .Spesso, se date un’occhiata a ad un archivio pubblico o altro documento informativo simile potete vedere che il soggetto interessato ha accesso a ingenti finanziamenti, più che sufficienti per pagare ragionevolmente i fotografi ed ecco perché dovrebbero scegliere di farlo.

A peggiorare le cose, è evidente che troppo spesso, di tutte le parti coinvolte in un progetto o sforzo particolare, i fotografi sono gli unici chiamati a lavorare gratis.Tutti gli altri vengono regolarmente pagati.

Considerando dati come questo, si può forse capire perché spesso ci sentiamo trascurati quando ci viene detto che: “Non abbiamo i soldi.” Tali affermazioni possono avvenire attraverso un cinico stratagemma allo scopo di trarre vantaggio da persone credulone.

Dobbiamo tenere a bada il nostro bilancio

Con alcune eccezioni, la fotografia non è una professione altamente remunerativa. Abbiamo scelto questa strada in gran parte per la passione che abbiamo per la comunicazione visiva, arti visive, e le materie in cui siamo specializzati.

L’aumento sostanziale di fotografie disponibili via Internet negli ultimi anni, assieme ad un budget ridotto di molti compratori di foto, ha comportato che i nostri già scarsi redditi si sono ridotti ancora di più.

Inoltre, essere un fotografo professionista comporta notevoli investimenti in termini di denaro.

La nostra professione richiede, per sua natura, attrezzature costose. Abbiamo bisogno di comprare macchine fotografiche, obiettivi, computer, software, dispositivi di storage e, altri strumenti in maniera regolare. Inoltre le cose si rompono e necessitano di essere riparate. Abbiamo bisogno di archiviare tutti i nostri dati, poiché come un tazza di caffè messa nel posto sbagliato, si potrebbero letteralmente cancellare anni di lavoro. Per tutti noi, gli investimenti in hardware e software essenziali comportano spese di migliaia di euro l’anno, così come abbiamo bisogno di essere costantemente aggiornati sulle nuove tecnologie e best practise.

Inoltre, il viaggio è una grande parte di molte della nostra professione. Spendiamo un sacco di soldi per il trasporto, alloggio e altri costi legati ai viaggi.

E, naturalmente, forse più importante, vi è una somma di denaro da considerare per il tempo e l’esperienza che abbiamo investito per diventare esperti in quello che facciamo, così come i rischi personali che spesso ci assumiamo. Scattare fotografie può richiedere solo il premere il pulsante di scatto della fotocamera, ma la creazione di immagini richiede abilità, esperienza e giudizio.

Così la verità è che, anche se capiamo le esigenze economiche , da un punto di vista pratico, semplicemente non possiamo permetterci di aiutare tutti coloro che chiedono.

Fare “credito” non significa molto
Premessi i vincoli economici,parte integrante delle richieste di immagini gratuite è spesso la promessa di dare “credito” e di “esposizione”,del nostro nome sovrimpresso sulla fotografia,un link, o forse anche una menzione specifica, come una forma di compensazione in sostituzione di remunerazione economica.

Ci sono due grossi problemi con questo.

In primo luogo, ottenere credito non è uguale a ricevere un compenso .Abbiamo fatto, di tutto, per creare le immagini in questione, e quindi la remunerazione economica dovrebbe essere automatica. Non è qualcosa che speriamo una terza parte sarà così gentile da concederci.

In secondo luogo, il credito non paga le bollette.Mentre si spera di averlo chiarito precedentemente, lavoriamo duro per ottenere il denaro necessario da reinvestire nelle nostre apparecchiature fotografiche e per coprire le spese di business correlate.Oltre a questo, abbiamo bisogno di lavorare abbastanza per pagare per beni di prima necessità come cibo, alloggio, trasporti, ecc

In breve, ricevere un credito per l’immagine che abbiamo ideato è un dato di fatto e il credito non sostituisce il pagamento.

“Sei l’unico fotografo irragionevole”

Nel caso in cui abbiamo il tempo di impegnarci con persone ed enti che richiedano foto gratis, il dialogo a volte degenera in una dichiarazione concitata diretta a noi in cui si afferma, in sostanza, che tutti gli altri fotografi, che la persona fisica o giuridica, ha contattato sono ben disposto a fornire fotografie gratuitamente, e che in qualche modo, siamo noi ad essere “irragionevoli”.

Sappiamo che non è vero
Sappiamo anche che nessun fotografo ragionevole e competente sarebbe disposto ad accettare condizioni irragionevoli. Teniamo conto del fatto che alcuni fotografi inesperti o persone a cui capita di possedere macchine fotografiche possano accettare di lavorare gratis, ma come dice un detto popolare: “Ricevi quello per cui hai pagato.”

Le notifiche sono importanti
Un’altra esperienza che ci accomuna è che quando forniamo foto gratis, spesso non riceviamo alcun aggiornamento, commento o qualunque altra forma di riscontro per farci sapere come l’evento o progetto si svolgeranno, quali sono gli obiettivi (se presenti) che sono stati raggiunti, e cosa c’è di buono (se c’è) nelle nostre foto.

Troppo spesso, non abbiamo otteniamo neppure le risposte alle email che inviamo in risposta ai vari riscontri, fino, naturalmente, alla prossima volta che qualcuno vorrà nuovamente fotografie gratis.

In primo luogo,se si accetta di lavorare gratis, si prega di avere la cortesia di darci un riscontro e farci sapere come sono andate le cose. Una vostra considerazione, seppure piccola, ci renderà più disponibili nel fornire ulteriori immagini in futuro.

Riepilogo

Speriamo che i punti sopraesposti possano contribuire a spiegare perché i fotografi in questione, elencati qui di seguito, ti hanno inviato a questo link. Tutti noi siamo professionisti appassionati del nostro lavoro e saremmo lieti di lavorare con voi, in modo tale che entrambi possiamo trarne vantaggi.

Creative Commons License

 

link originale: http://photoprofessionals.wordpress.com/italian/

 

 

 

 

Sono un fotografo e non lavoro gratis – Defend Photography

Approfitto della pubblicazione di Agnese Aggie Morganti per dire la mia sull’argomento, riporterò in primis il mio commento e poi la sua traduzione, della quale le siamo tutti grati.

Mi commento:

Salve, interessante discussione e grazie ad Agnese per la traduzione che ha fatto per noi.
Io di mestiere “principe” faccio l’informatico e di fotografi professionisti che mi hanno chiesto il sito a 50 euro ce ne sono non pochi…la parola d’ordine è: tanto che ce vole?! Ovviamente 50 euro per un tutto compreso registrazione sviluppo e via dicendo e c’è chi all’arrivo della email del provider che li invitava ad effettuare il pagamento annuale si è risentito.
Quindi scusatemi se sorrido per lo sfogo (giustissimo) di Tony Sleep.
Ma penso che molti, purtroppo troppi, credono che il lavoro ed il tempo degli altri non valga quanto il proprio.
Questo solo per dire che il problema dei “che ce vò” ( che sono una evoluzione dei vu cumprà ) non sono un problema soltanto dei fotografi professionisti, ma riguarda un po tutti quelli che producono un qualche cosa di intangibile.
Per dire … le modelle, adesso basta che hanno due chiappe sode un un visetto carino per trasformarle in professioniste mettendo cosi le VERE professioniste in condizione di dover competere con un nugolo di sgallettate.
Cosa fare? Migliorarsi, trovare nuove ed interessanti soluzion, pensare sempre che se anche ti copieranno sarai un passo avanti a loro e trovare il giusto modo di presentare il proprio lavoro ai clienti.
L’era delle foto tessera è finito e chi faceva solo quelle non può pretendere che il mondo si fermi e gliele paghi come opere d’arte.
Ancora un grazie ad Agnese e a tutti voi.

Ed ecco la sua traduzione:

Il 27 Agosto 2011 un link viene condiviso da numerosi utenti Twitter della comunità fotografica globale. L’indirizzo rimanda ad un post sul blog di Tony Sleep, fotografo inglese di lunga esperienza, che affronta – con toni decisi ed in prima persona – il problema del lavoro a costo zero, attaccando senza mezzi termini chiunque offra e fornisca servizi gratuiti in ambito fotografico. Professionisti da ogni parte del mondo hanno dimostrato la propria solidarietà e Tony ha gentilmente acconsentito alla traduzione e alla condivisione in diverse lingue dell’articolo per cercare di sensibilizzare colleghi, clienti e pubblico verso un problema diffusissimo, che sta distruggendo il mercato della fotografia (e non soltanto) ad ogni livello.

We Have No Budget for Photos

di Tony Sleep

Ogni settimana, ricevo in media un paio di proposte di lavoro da parte di gente che “non ha soldi” per pagare le mie foto. Case editrici, riviste, giornali, organizzazioni, aziende affermate o appena avviate: tutti pensano che la fotografia non costi niente, o peggio che mi stiano facendo un favore ad offrirmi di pubblicare il mio lavoro offrendo come compenso di aggiungere il mio nome qui o là.

Ho smesso di rispondere a queste richieste personalmente e linko semplicemente al seguente testo.

Allora, mettiamo le cose in chiaro. “Non abbiamo un budget per le fotografie” significa in realtà: “Pensiamo che i fotografi siano dei coglioni”.

Questa interpretazione potrà forse sembrarvi offensiva, ma possiamo facilmente verificarla con un esperimento: provate ad entrare in un ristorante della vostra città dicendo garbatamente “vorrei mangiare qui, ma non ho previsto un budget per pagarvi”. Aggiungere che in cambio farete pubblicità presso tutti i vostri amici non impedirà al proprietario di sbattervi cortesemente fuori a calci.

Ora, immaginate di essere voi stessi i proprietari di un ristorante dove la maggior parte degli avventori provano a cenare gratis con questa tecnica. La risposta è NO, volendo essere esageratamente gentili.

E se in realtà “non abbiamo un budget” era solo una strategia per tastare il terreno, la risposta è sempre e comunque NO. Non voglio avere niente a che fare con degli avidi opportunisti che vorrebbero imbastire una relazione professionale mentendo sin dall’inizio. Avete già dimostrato di non meritare fiducia, dunque mi date anche ragione di pensare che non sarete onesti sullo sfruttamento delle immagini e che comunque farete di tutto per non pagare un euro.

Se invece siete di quelli che promettono un sacco di lavoro meglio pagato più avanti se io accetto di aiutarvi a costo zero adesso, ottimo, ci sto, offritemi un contratto. Altrimenti per quanto mi riguarda le vostre sono tutte stronzate e la risposta è NO.

Anche perché, vedete, non me ne frega niente di “farmi conoscere” regalandovi il mio lavoro. Quello che voglio è invece un rapporto professionale di mutua collaborazione e beneficio. Da parte mia cerco di offrire la massima onestà ed integrità professionale e mi aspetto che i miei clienti facciano lo stesso con me. “Farsi conoscere” è la naturale conseguenza di un lavoro ben fatto, non un mezzo per ottenere qualcosa e lo stesso vale per il mio nome pubblicato insieme al mio lavoro: è una prassi, nonché indice di correttezza. Al contrario, di guadagnarmi applausi lavorando come un dilettante non me ne frega niente. Se avere un prodotto gratis è più importante di avere un prodotto di qualità, chiedete pure a qualcun altro.

Come la maggior parte delle persone, anch’io lavoro per pagarmi le bollette e mandare avanti la mia professione e la mia famiglia. Il fatto che io ami quello che faccio è semplicemente la ragione per cui sono quarant’anni che mi impegno al massimo nonostante le difficoltà: se pensate di avere il diritto di mancare di rispetto alla mia professionalità in virtù di questo, vi sbagliate di grosso.

Perciò non vi sorprendete se scelgo di non aiutare dei parassiti che guadagnano, o pretendono di farlo, sfruttando il lavoro dei fotografi – e anche il mio – fino al midollo. Con alcune rare eccezioni (piccole associazioni veramente no profit, mandate avanti da volontari) sono io che questa volta non ho previsto un budget per rendere le imprese degli altri più redditizie: già far quadrare i miei bilanci non è cosa da poco, vista anche questa recente tendenza a far passare lo “sfruttamento” come “un’incredibile opportunità”.

Il mio sostegno lo garantisco volentieri quando posso, attraverso piccole donazioni ad organizzazioni che ritengo di voler aiutare o semplicemente offrendo un pranzo ad un senzatetto. Vi assicuro inoltre che quando lavoro per onlus e associazioni, lo faccio a tassi agevolati. Penso di essere una persona onesta, generosa e gentile, ma mi sento di non fare l’elemosina a degli accattoni stipendiati che mi chiedono di riempirgli le tasche con soldi a manciate. Mi fanno incazzare. Specialmente quando mi insultano dicendo che si, il mio è proprio un bel lavoro, però non lo pagherebbero un cent.

Ho avuto delle conversazioni esilaranti con un sacco di gente che, a quanto pare, pensa che delle buone immagini siano solo il frutto di circostanze fortunate e che dunque sia loro diritto averle a costo zero, semplicemente perché gli elettroni non hanno ancora un preciso valore di mercato. Come la volta in cui incontrai la manager di un’importante organizzazione inglese (con un utile dichiarato di oltre 3 milioni di sterline). La signora mi spiegava quanto tenesse a pubblicare più foto possibile sul sito internet del gruppo di cui era a capo: i visitatori le trovavano infatti più efficaci ed immediate dei testi (prodotti per altro da uno specifico team di scrittori retribuiti). Dunque l’importanza delle foto era fuori discussione. Ma, forse, sarebbe stato anche il caso di pagarle: magari usando una parte del budget annuo di 160.000 sterline che la suddetta organizzazione destinava ai contenuti web (di nuovo, ho controllato le cifre dichiarate, disponibili online). La signora proprio non riusciva a capire che la foto che aveva davanti e che avrebbe tanto voluto pubblicare esisteva solo perché io avevo investito tempo, denaro e lavoro nel crearla. “Ma tutti i fotografi di solito sono ben felici di lasciarci pubblicare le loro immagini gratuitamente” mi spiegava. Non credo proprio lo siano, probabilmente hanno solo omesso di dare un’occhiata alle solite cifre che dicevo sopra: se lo avessero fatto si sarebbero accorti che lei guadagnava qualcosa come 66.000 sterline l’anno (circa €74.000 al cambio attuale, ndr) – giusto qualche soldo in più della retribuzione zero che invece offriva in cambio delle immagini.

E’ chiaro che soltanto i fotografi amatoriali possono permettersi di fornire servizi senza ricevere un compenso: la fotografia non è per loro una fonte di reddito. Fanno altri lavori, hanno una pensione, guadagnano in altro modo, sono dei romantici con tendenze suicide – non mi interessa. Io no. L’atteggiamento di far guerra ai professionisti per farsi belli è profondamente egoista e ha conseguenze disastrose: distrugge la fotografia come mestiere, come rispettabile fonte di guadagno per la vita.

Ecco, questa è gente vanitosa e piena di sé e davvero si accontenta di lavorare in cambio del proprio nome scritto accanto ad un’immagine: se è tutto ciò che avete da offrire, chiamate pure uno di loro. In alternativa, avete a disposizione una folta schiera di studenti e neolaureati da sfruttare – sono disperati ed inesperti, vi consiglio di cogliere al volo la ghiotta occasione di risparmiare qualche soldo e peggiorare di un altro po’ le loro già precarie condizioni economiche.

Tutto questo significa che forse non riuscirete a procurarvi le immagini che volete a costo zero? Beh, benvenuti nel mondo, è dura. A me non danno certo macchine fotografiche, computer, programmi, benzina, una casa e da mangiare senza spendere un euro. La fotografia è facile ed economica no? Allora prendete una macchina fotografica e scattatevele da soli le vostre stupide foto.

E se dopo aver letto vi sentite offesi, probabilmente è perché almeno una volta, ci avete provato anche voi.

Colgo l’occasione per ricordare anche un bell’articolo, più o meno dello stesso tenore, “A tempo perso“, pubblicato tempo fa da Claudia Rocchini e che in sostanza palesava una sacrosanta insofferenza verso chi richiede prestazioni fotografiche gratuite.

Dite la vostra se volete.

TFCD liberatorie ed amenità varie – aggiornamento

Studio hand made!

© 2011 by  – Studio Hand Made

Dopo l’intervento di Cristina su questo “vecchio” post in cui parlavo di alcune mie vicende e più in generale del TF* e della liberatoria fotografica, mi sono voluto documentare meglio.

Ho trovato, sul canale Youtube di TAUVIAUAL, questi tre interessantissimi video che parlano nello specifico di:

1. ritratti: model releases, liberatorie, privacy e pubblicazione – prima puntata

2. Pubblicabilita’ del ritratto nel caso di personaggi noti

3. quando non occorre l’autorizzazione / ritratti: model releases, liberatorie, privacy e pubblicazione

Eccoli in fila, direi sia il caso gli diate un’occhiata.



TFCD liberatorie ed amenità varie

© 2011 by Adolfo Trinca, Model: Serena Pistilli

Ciao, eccomi di nuovo a parlare ancora di TF* ovvero di quella particolare forma di collaborazione fra modella/o, fotografo e/o MUA.

Vi faccio subito una domanda sulla quale vi prego di riflettere: cosa vi aspettate da una collaborazione in TF* ?

Riflettuto? bene, andiamo avanti. chiariamo alcune sigle che useremo:

  • Il TFP, (Time For Print), è la prassi per cui una modella posa per un fotografo ed in cambio ne riceve alcune stampe delle fotografie scattate durante lo shooting.
  • Il TFCD prevede che la modella riceva un CD-ROM od un DVD con gli scatti di cui sopra.
  • MUA sta per MakeUp Artist (non dite truccatrice che si incazzano ed anno ragione).

Torniamo al TF*. Questo tipo di collaborazione è uno strumento prezioso per tutti i professionisti e gli amatori, sia evolute che no e vediamo perché.

I professionisti possono, risparmiando sulle spese, realizzare dei progetti che arricchiscano il loro portfolio sviluppando idee al di fuori dei “soliti”  lavori commissionatigli in genere e sperimentare, sperimentare ed ancora sperimentare. Il che vuol dire poter realizzare cose nuove (ci si prova) o portando avanti progetti personali che difficilmente ti avrebbero commissionato.

Gli amatori possono collaborare con un soggetto interessante, sia esso uomo o donna, per impratichirsi ad esempio dell’uso delle luci da studio e sopratutto imparare a relazionarsi con una modella/o od anche, se evoluti, portare avanti progetti personali ecc ecc.

Lo stesso dicasi per la modella, la quale potrà arricchire il proprio portfolio con delle foto particolari, magari proponendo lei stesse una story board, oppure semplicemente ricavare qualche foto da presentare, nel caso sia una modella non professionista, a qualche agenzia. Inoltre potrà “rubacchiare” il mestiere al fotografo ed alle altre modelle eventualmente presenti.

Tutto questo senza che nessuno abbia a sborsare danaro se non per dividere le spese vive, quali trucchi, affitto materiali, affitto sala pose sala ecc ecc. Questo aspetto moltissime volte, non si sa come mai, viene trascurato dando per scontato che le spese se le debba accollare il solo (povero) fotografo.

Una cosa è certa, se entrambe le parti si dimostrano disponibili, sincere, se si impegnano al massimo con serietà e professionalità (che non vuol dire essere professionisti) si possono ottenere risultati davvero sorprendenti. Questo credo sia abbastanza chiaro, cosi come è ovvio che se una delle parti pensa di star facendo un favore all’altra e non si impegna seriamente oppure non si comporta in maniera sincera e professionale questo tipo di rapporto inizia a scricchiolare e succedono episodi spiacevoli come quello che vi racconterò più in la.

Quindi l’impegno, in tutti i sensi e di tutti i tipi, per la buona riuscita della collaborazione non deve ricadere tutta sul fotografo o sulla modella o sulla MUA. L’impegno è di tutti e coma tale da tutti condiviso.

Con questo non voglio demonizzare il TF*, anzi, lo ritengo uno strumento utilissimo per realizzare progetti particolari e/o personali ed è comodissimo per creare legami con persone, siano modelli che MUA, con i quali poi si possa collaborare serenamente e seriamente non appena si presenta l’occasione di un lavoro pagato.

Insomma, per come la vedo io (e non sono solo per fortuna),  il  TF* è uno strumento da utilizzare con RECIPROCO VANTAGGIO.

La collaborazione tra modella e fotografo non va abusato da nessuna delle due parti. Ne dal fotografo per lavori retribuiti ne dalla modella per scroccare un bel book professionale senza poi concedersi. Sia il fotografo che la modella nei casi appena menzionati DEVONO o dovrebbero pagare l’altro!

© 2011 by Adolfo Trinca, Model: Sarah Sansoni

Perché tutta questa filippica…ebbene…ultimamente sono stato contattato da una ragazza che mi ha chiesto con cortesia di fare alcuni scatti con lei in modalità TFCD. Mi ha raccontato di un suo passato come modella e di come fosse ingrassata per poi dimagrire dopo la gravidanza. Mi ha mostrato un bel profilo su facebook con delle foto di belle modelle spacciandole per proprie ed io, essendo la sorella di una vecchia amica di scuola di mia moglie, non sono stato tanto a pensarci, mi sono detto “vorrà rimettersi in giro e le serve qualche foto recente”. Per carità nulla di scandaloso anche se alla fine di tante cose che le ho proposto non ne ha accettato nessuna. Voleva una sessione alla Michael Jackson e a me sembrava comunque interessante.

Ve la faccio breve, quando è arrivata il mio socio pensava fosse la truccatrice e non la modella! E non dico altro. Non aveva con se ne vestiti ne altro che potessero ricordare Mr Jackson ne tanto meno ne aveva studiato i movimenti e/o le pose.

Aggiungiamo che non aveva visto una passerella neanche prendendo una nave ed altre cosette sulle quali glisso. Sia io che la MUA siamo rimasti allibiti dalla cosa ma non potendo fare altrimenti, mi sembrava davvero scortese verso mia moglie e la sua amica, ho fatto gli scatti, li ho consegnati come sempre faccio in formato jpg ad alta risoluzione (TUTTI) ma ne ho post prodotti, in maniera egregia (per quanto io sia capace) soltanto 7, quelli che ritenevo più significativi e sopratutto più vantaggiosi per me, per la MUA e che nascondessero i difettucci della modella e per quanto possibile la valorizzassero (diciamo che non era proprio ritornata, se mai lo sia stata, in forma).

Insomma morale della favola si è appellata alla mia NON professionalità ed al fatto che le foto erano di sua proprietà (cosa che sapete benissimo non essere cosi, vero?) e che io dovevo elaborarle tutte altrimenti mi avrebbe querelato! Alla fine le ho concesso di tenere le foto a patto che sparisse dalla mia vita e che la smettesse di mentire alla gente e sopratutto a spargere fango sulle persone serie.

Con questo post vorrei fare alcune precisazione e raccogliere da voi commenti e pareri. Magari rispondendo nei commenti alla domanda che vi ho fatto in apertura del post: cosa vi aspettate da una collaborazione in TF*?

Una premessa, il fatto che degli scatti piacciano alla modella e/o alla MUA non vuol dire che questi debbano essere usati o messi su internet per forza, se il fotografo non ritiene che siano per lui da pubblicare non si devono pubblicare. La cosa potrà sembrare pretenziosa ed anche antipatica ma vi prego di pensare ad una cosa: e se al fotografo piacessero o volesse pubblicare delle foto in cui la modella non si riconosce o a suo parere fosse venuta male? Sarebbe scortese in entrambe i casi pretendere la loro pubblicazione non pensate? Meglio sarebbe accordarsi per un’altra sessione di scatto per arrivare al risultato che in qualche modo non si è raggiunto.

Altra piccola questione, quando si pretende professionalità, si deve dimostrare di averne. Se pretendete una serie di foto di livello professionale (senza pagare) dovrete portare la vostra di professionalità o quanto meno sopperire alla sua mancanza con la voglia di giocare, di lasciarsi andare sotto la guida ed i consigli del fotografo. Stesso dicasi per il fotografo dilettante che pretende dalla modella professionista cosi assurde senza averne i “titoli”.

Un consiglio per tutti poi, fatevi mandare prima la liberatoria via email cosi potrete leggerla e chiedere eventuali spiegazioni o eventualmente pattuirne la sua modifica. Questo aiuterà tutti a capire in maniera chiara cosa aspettarsi alla fine.

Spiegate sempre che cosa volete ottenere dallo shooting. Cosi facendo si potrà dedicare una parte della giornata per il progetto del fotografo e nel mentre realizzare degli scatti ad hoc per la modella e/o MUA.

Fatevi sempre mostrare delle foto dal fotografo per capire il suo livello tecnico ma anche e sopratutto il suo livello “artistico”.  E’ date sempre la possibilità a chi non è professionista, sia esso modella o fotografo, di crescere e di sperimentare, potreste trovarmi cosi bene con lui/lei da realizzare qualche cosa di speciale.

Ma per favore, mostrate sempre vostre foto recenti e non nascondete mai come siete e chi siete, un professionista se preparato e con il vostro aiuto, saprà come valorizzarvi anche se avete qualche chiletto in più o il nasino a patata.

La parola d’ordine è fiducia. Scambiatevi i cellulari e parlate con lui anche di persona e se siete ancora poco convinte fatevi offrire un caffè, magari lo scarica dalle spese eh eh eh

Adesso mi fermo ed aspetto i vostri commenti e/o suggerimenti e/o improperi ma se avete progetti particolari da realizzare, fatevi sentire!

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© 2010 by Adolfo Trinca, Model: Sarah Iannilli

Cercasi Modelle con formula TFCD / TFP: che vuol dire?

Canon Girl

Nella mia perenne  e continua ricerca di modelle/i da usare per i miei progetti fotografici ed imparare insieme a loro a fare belle foto mi sono imbattuto in molti forum che recavano le sigle TFCD oppure TFP

Tipo “Cercasi modella con formula TFCD/TFP”

A seguire c’era sempre la fatidica domanda “ma che vuol dire?”

Eccovi due righe semplici semplici che ve lo spiegano ^_^

T.F.C.D./T.F.P. stanno per: Time For CD/Time For Print, ovvero la modella posa gratis senza nessun compenso nè rimborso spese in cambio delle foto (o su CD o su stampate oppure su entrambe se è brava ah ah ah).

Ma conviene a chi?

La modella ha la possibilità di creare/rinnovare il proprio book in maniera “professionale” e senza costi, anche se dipende molto dal fotografo, se alla prime armi magari vi potreste accontentare anche di avere “solo” delle belle foto. Il fotografo farà nuove esperienze nella gestione delle modelle nella costruzione di un progetto fotografico e della location nonché nella postproduzione delle immagini scattate. Inoltre vi sono dei progetti in cui si richiede semplicemente una persona “normale” e non serve una strafiga e a questo punto perché spendere soldi se non serve? Insomma è un’ottimo modo per far pratica ed acquisire confidenza col mondo della fotografia.

Ma posso stare tranquilla/o?

Si! Esiste una liberatoria apposita che autorizza all’uso più meno non commerciale delle immagini da entrambe le parti (modella e fotografo). Di seguito ne riporto un’esempio.

Esempio di Liberatoria

Ecco come dicevo prima un esempio di liberatoria fotografica. Mi raccomando, se questo articolo dovesse essere pubblicato da molto tempo, verificate che la legge non sia cambiata nel frattempo.

LIBERATORIA FOTOGRAFICA
(ai sensi dell’art. 96 L. 633/41)

Data, Località……………………………………

Il/La sottoscritto/a     ……………………………………………………………………………..
(NOME E COGNOME DEL SOGGETTO)

Nato/a a………………………………il……………………………………………………………..

e residente in via/piazza………………………………città…………………………………..

prov.(stato estero) …………………., con la presente

AUTORIZZA

la pubblicazione delle proprie immagini riprese dal

Signor………………………………………………………………………………………………………
(NOME E COGNOME DEL FOTOGRAFO),

residente in via………………………………………………..città……………………..prov. …………………,  il giorno ………………………. dalle ore ……..  alle ore ……………….. .
nella località di …………………………………………………………………………………………

per l’uso in internet/mostre/concorsi/pubblicazioni e tutti i media presenti e futuri anche a scopo di lucro.

Ne vieta altresì l’uso in contesti che ne pregiudichino la propria dignità personale ed il
decoro ai sensi dell’art. 97 L.633/41 e art. 10 c.c.

L’utilizzo delle immagini è da considerarsi in forma del tutto gratuita(formula TFCD/TFP ovvero Time for CD/Time for Print), ovvero non sono previsti compensi di nessun tipo, presenti o futuri, per la modella ritratta nelle foto.

Luogo e data …………………… , ………………………….

Il soggetto ripreso ……………………………………………….
(firma leggibile)

Il fotografo …………………………………………………………
(firma leggibile)

Qui potete scaricare e personalizzarlo in formato rtf.

Se siete interessati (Roma e dintorni) mandatemi una email e vediamo di trovare un’accordo.