Che tipo di tasto dovrò usare

© 2011 by adolfo.trinca

Approfitto di questa email:

Buongiorno Sig. Trinca.

Mi scuso se la disturbo, volevo farle una domanda, premesso che sono appena 4/5 mesi che ho acquistato una canon Eos 500 e quindi non so praticamente niente.

Domani dovro’ fare delle foto in una partita di calcio, entrero’ in campo per farle, siccome non vorrei fare brutte figure mi può consigliare, a grandi linee, il metodo migliore per fare queste foto, e soprattutto che tipo di tasto dovro’ usare? io ho provato ad usare il tasto “sport” per capirci meglio quello con “l’omino che corre” ma mi vengono mosse, mentre invece ho provato a farle con il tasto “Automatico” e “Primo Piano” e vengono abbastanza bene, come obbiettivi a supporto ho il classico 18/55 stabilizzato, e un 300 e qualcosa che non ricordo non stabilizzato.

La ringrazio se vorrà rispondermi.

Colgo l’occasione per salutarla.

Alcune sua affermazioni, lasciano intendere che lei pensi alla macchinetta fotografica come l’unico strumento necessario per fare fotografie. Prima di usare il tasto sport, dovrebbe capire cosa fa la macchina quando lei imposta sport o atomatico. Se volessi liquidarla velecomente le direi di impostare:

1. iso automatici

2. priorità dei tempi

3. 1/125 o comunque un tempo che vi permetta di ottenere il congelamento del soggetto (se è quello che cercate)

4. misurazione matrix

5. fuoco continuo

Ma a cosa le sevirebbe? Quello che mi sento di consigliarle, proprio per evitare brutte figure è di investire su se stesso. Se non vuole spendere per un bel corso di fotografia, magari si rivolga ad una struttura “universitaria” o comunque riconosciuta come valida diffidando dei due corsettini di due giorni, prenda un bel manuale di quelli fatti bene, mi viene in mente quello di Giulio Forti, il direttore di Fotografia Reflex, dal titolo:

FOTOGRAFIA, TEORIA E PRATICA DELLA REFLEX
Il libro sulla fotografia più venduto ed apprezzato in Italia negli ultimi dieci anni. La fotografia spiegata in tutti i dettagli: tecnica, attrezzature analogiche e digitali, ripresa, camera oscura, conservazione. Il libro di Giulio Forti che comincia dove gli altri manuali finiscono. Dove la tecnica classica si dimostra indispensabile per fotografare meglio in digitale. Un viaggio dalla tecnica alla composizione lungo 384 pagine.

fonte Reflex.it

Io personalmente le consiglio anche, magari è uno di quelli allergici alle letture di libri con più di 100 pagine anche quest’altro libro:

NUOVO CORSO AVANZATO DI FOTOGRAFIA – N.55
Come scattare grandi fotografie con la pellicola o in digitale ed il controllo dell’esposizione
di Peterson Bryan

Le metto qui di seguito alcuni link che magari la potranno aiutare:

Capire l’ esposizione

Modi di scatto

Ma anche, tanto per non essere autoreferenziali:

http://www.lucidistorte.it/blog/fotografia/guida-le-basi-della-fotografia-sportiva/

http://www.marcotogni.it/articoli/fotografare-poca-luce

http://www.fotocomefare.com/fotografia-sportiva-azione-impostazioni/

Fotografia Reflex: il test TIPA della D800

36 megapixel

pieno formato 24×36mm

concorrente per le fotocamere medio formato di Hasselblad o Phase One?

schermo LCD (3,2 pollici) ad alta risoluzione (921.000 punti RGB)

sarà tutto oro quello che luccica?

Io per capirci di più mi vado a leggere il test TIPA messo a disposizione sul sito di fotografia Reflex ^_^

link

Professionisti o Professionali?

Ultimamente, sarà la vecchiaia, sto diventando sempre meno tollerante verso chi, per “diritto di IVA”, si permette di accusare gli altri di poca professionalità o peggio di plagio, che può avvenire in varie forme: dal “furto” di immagini altrui fino alla scopiazzatura delle idee, spesso talmente originali che in confronto la scoperta dell’acqua calda meriterebbe il nobel per la fisica.

Il tutto salvo scoprire,  ne parleremo più avanti, che questi stessi personaggi,  si sarebbero macchiati delle stesse “colpe” per cui si sentono in dovere di accusare gli altri!

Dopo aver avuto  a che fare, ve lo ricorderete, con persone riconducibili a 4 o 5 profili facebook, uno come modella, uno come fotografa, una come assistente e via dicendo, oppure dopo aver assistito alla pubblicazione di articoli, parlo di Clickblog, sui quali venivano scritte, con la scusa della traduzione di articolo altrui, emerite cazzate ( ed ancora stanno li!!!)… insomma dopo aver assistito a tutto ed il contrario di tutto ho deciso di dire la mia senza più tanti scrupoli, ora ed ogni volta che assisterò ad un comportamento del genere.

Anzi vi invito a segnalarmeli che magari apriamo una sezione del blog apposita, che ne dite?

Da qui in poi soltanto fatti, lascio a Voi le considerazioni. Per meglio dire, rubando a Claudia Rocchini (a mia volta ^_^) l’apertura di un suo articolo su Reflex di febbraio, dedicato a una riproduzione non autorizzata di suoi contenuti pubblicati sulla rivista, fatta addirittura da un avvocato!!!:

Mettendo assieme dati pubblici, accessibili da chiunque, ho esercitato il semplice diritto di cronaca”

Andiamo alla questione per cui mi sono “scandalizzato”. La questione è in apparenza semplice, c’è da una parte Giovanna Griffo, fondatore e amministratore di Maxartis, nonché “fotografa e Photoshop Instructor” (definizione tratta dalla sua pagina Facebook), che prima ha accusato Daniele di Stanio, leggete il post in cui riporta il tutto, di aver copiato il format “sfide di post produzione”. Non solo, l’ha accusato di offrire corsi a pagamento laddove lei i consigli li dà gratis…  poi, date le risposte civili, argomentate e soprattutto assai cortesi di Di Stanio,  ha schiesto scusa ironizzando sui “casi” ma, al posto di permettere uno scambio di idee e opinioni sul fattaccio e magari farne anche un esempio di come si gestiscono situazioni critiche sui social network, ha cancellato tutta la conversazione, bannando dalla propria pagina Facebook chi non la pensava come lei.  Vi consiglio vivamente di leggere il post di Daniele ed i commenti allo stesso.

A parte i modi e le implicazioni che non sta a me giudicare, vi voglio riportare il mio commento prima di continuare tanto per chiarire il mio pensiero:

Ritengo la professionalità, che ritengo un modo di essere, molto più importante dell’essere professionisti (dotati di partita IVA).
Detto questo gratis vuol dire GRATIS. Se ci sono banner pubblicitari e se usi la lezioncina gratis per offrire, giustamente e lecitamente, corsi a pagamento stai solo offrendo un campioncino di profumo in attesa dell’acquisto della confezione grande altro che gratis.
Sulla censura poi mi vien da ridere, oramai si sa tutto in un nano secondo e poi esiste anche la cache di google e non ultimo cancellare, bannare e altri metodi a senso unico non solo tolgono la possibilità ai terzi di farsi un’idea e alla contro parte il diritto di replica ma ritengo siano un grande autogol.
Un consiglio, in questi casi conviene catturare le schermate ( prima che democraticamente vengano cancellate ) e copiarle su un supporto non riscrivibile, quale può essere un cd-rom. In questo modo si hanno le “prove” caso mai, a titolo di esempio, si voglia fare causa a qualcuno per danno di immagine.
my 2 cents

Passiamo ora a quello che ho scoperto o meglio a quello che la vicenda in questione mi ha fatto tornare in mente. Procediamo con ordine. Non so se lo sapete, ma iscrivendosi alla newsletter di MaxArtis si ha la possibilità di scaricare guide e manuali in formato pdf. Buono, comodo ed istruttivo.

Una di queste guide è:

Come realizzare uno scontorno di una modella con capelli svolazzanti e vestito trasparente su sfondo non omogeneo in 5 minuti?? 

Potete voi stessi scaricarlo gratuitamente, addirittura senza iscrivermi da questo link. Tutto senza trucco e senza inganno, basta inserire il testo in neretto su un motore di ricerca ed il gioco è fatto.

Proprio in quell’opuscolo c’è una bellissima foto di una ragazza altrettanto bella su sfondo verde. Questa foto aveva un’aria … conosciuta ecco. Diciamo che non era la prima volta che la vedevo. Rimugina e rimugina….ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh adesso ricordo!

L’ho vista su un dvd della linea venduta su Lynda.com, quello di Chris Orwig, a cui per inciso la foto appartiene… (si nota dagli exif). La cosa strana è che tuttavia non c’è traccia del suo nome nella guida distribuita su Maxartis a firma della Griffo.

Ma noi non vogliamo pensar male anzi, ci permettiamo di usare le parole della Griffo nella discussione con Di Stanio quando, a proposito del presunto plagio del suo format, ha così risposto a Daniele: “…sarà un caso? sarà un caso!”

Tutti in motoooooo


© 2011 by Adolfo Trinca

FOTOGRAFIA REFLEX, in collaborazione alla Infront Motor Sports, organizzatrice del Campionato Mondiale Superbike, alla Canon ed al team Castrol Honda World Superbike sta selezionando fra le persone che invieranno delle foto quindici fortunati che potranno fotografare in pista le moto del Campionato, attrezzati come professionisti.

E quando ve ricapita?! Io ho già mandato le mie, sorelle di quella che vedete qui sopra, voi cosa aspettate?

Negativo e file Raw diversi? ma de che!


_ADT0504, inserito originariamente da adolfo.trinca.

Quello che segue è il commento che ho lasciato sul gruppo Flickr di Fotografia Reflex nel quale si discuteva se inserire nella rivista alcune pagine che trattassero esclusivamente l’analogico. Come potete leggere si è poi finiti sull’eterna “guerra” fra analogico e digitale ed ho avuto uno scambio di idee con Ferod circa l’esistenza o meno delle sviluppo del negativo in digitale.

Faccio questo post perché ritengo interessante la discussione che ne è nata ed anche dare qui il mio parere, voi che ne pensate?

Comunque non so se la tua era voglia di scherzare o meno o di fare un po di polemica o meno ma ti dico che lo lo sviluppo del negativo esisteva allora ed esiste ancora.
Ma facciamo cosi, magari dico cosa intendo io per sviluppo cosi partiamo da un dato (il MIO per carità): per sviluppo intendo qualsiasi procedimento atto alla rivelazione dell’immagine latente. Poi se lo si ottiene con l’uso di sostanze chimiche o con l’uso di software a me non importa.
Essendo il RAW un formato non direttamente utilizzabile, cosi com’è come non lo era un negativo appena esposto, vi è la necessità di intervenire per trasformare una serie di dati in un’immagine bitmap visualizzabile e/o stampabile.
Se poi non ti piace il nome sviluppo digitale troviamone un’altro, magari convinciamo il mondo ad adottarlo (sto facendo polemica).
E mo fattene un’altra de risata dai. Ops…avevo detto…va be aho, gnofatta!

E’ per chi mi chiedesse “e se scatto in jpeg” rispondo che fa la stessa cosa che si faceva scattando con le istantanee (Polaroid).

Fotografia Reflex: De pellicola e dintorni

Vi consiglio vivamente di dare una letta al post, come sempre accade in quel gruppo, interessantissimo sulla possibilità o meno di riproporre articoli sulla fotografia analogica (non me ne voglia il direttore Forti) nella nostra amata rivista Fotografia Reflex.

Vi riporto l’intervento di Giulio Forti, il direttore di Fotografia Reflex, che dice:

La richiesta di Lehasnikro e di spiderfrank sul tema bianconero analogico e la lunga catena di interventi mostra che la questione esiste e che esista una voglia di fotografare con un mezzo chimico di estrema bellezza e manualità.

La discussione inconsciamente rilancia l’idea vagante da tempo in redazione di riprendere l’argomento su FR. Dicendo manualità, intendo quel gusto irripetibile che tutti coloro che per la camera oscura sono passati conoscono bere: la sfida senza compromessi con se stessi nel portare a termine il processo con le proprie mani, senza software di supporto. Ovvio che si possa immaginare amche la via ibrida che consiste nello sviluppo della pellicola (facile) e nella stampa digitale via scansione.

Se è vero che il sistema all’alogenuro d’argento non aveva più molti modi di perfezionarsi, altrettanto lo è il sistema digitale oggi perché, dopo 15 anni, strizzati come limoni gli elementi base l’industria non sa più come innovare e quindi ripiega su soluzioni di marketing per mantenere vivo il mercato.

Chi ha avuto esperienza analogica, sa che una reflex digitale va usata nello stesso identico modo. Insomma, che non c’è un modo digitale per fare fotografie. Non è vero, d’altro canto, che scattare con pellicola significhi usare la testa. O ce l’hai, o non ce l’hai, la testa. Fatta salva ogni sua utile e riconosciuta caratteristica usata con la testa, il digitale ha reso possibile a chiunque di vedere la fotografia sul display, ciò che è la chiave del suo successo commerciale e della risultante massificazione culturale.

Quell’ansia da ricerca del negativo perfettamente esposto è scomparsa, sostituita dell’ansia da menu, da colorimetria, da bilanciamento del bianco, da rumore, da profili colore… Il tutto ancora perché il sistema fa una fatica boia ad emulare la semplicità della ripresa analogica. Dubito che riprendere l’argomento sulla rivista basti a far ripartire il gusto della fotografia su pellicola, penso però che un certo numero di lettori apprezzerà e che altri potranno incuriosirsi.

Ci ragioneremo in modo più approfondito. E voi aiutateci a chiarirci le idee.

Ovviamente vi consiglio di andare a leggere tutto il post dove troverete i pareri di gente come Claudia Rocchini o Le Ali.

Obiettivi tutto fare…un bene o un male?

La discussione vera la trovate su Flickr nel gruppo di Fotografia Reflex, io qui riporto soltanto il mio pensiero a riguardo.

Due anni fa sono andato in vacanza in Irlanda…be, stanco di cambiare sempre fra 50 e 70-300 ed arrivato davanti ad un negozio di Galway, ovviamente fotografico, trovai un 18-200 della Sigma – uno dei primi stabilizzati non “ufficiale”. Be, l’ho rivenduto appena tornato in italia allo stesso prezzo, ma devo dire che per le foto “ricordino” si è comportato benissimo.
Stampe 13×18 e qualche 20×30 e molta praticità d’uso.
Da quando l’ho provato, ogni volta che parto per le “vacanzette” ripenso a lui con una certa nostalgia.
A lui che mi evitava tante discussioni tipo “La pianti di cambiare ogni 5 minuti obiettivo?” oppure “Possibile che per una foto ci metti cosi tanto?”
Be, varrà poco dal punto di vista ottico ma vi assicuro che dal punto di vista “umano” lo rimpiango molto.
Adesso chiudo che “ci stai mettendo troppo a scaricare ste email” ;-)

Fico, adesso mi autocito … annamo bene … forse ha ragione chi dice che sono egocentrico, se non fosse che nel mentre mi vietava di pubblicare link al di fuori del suo sito gh gh gh

Claudia Rocchini: TOCCA SCEGLIERE, TU COME LO FAI?

Copertina Reflex ottobre 2010
Copertina Reflex ottobre 2010

Continuiamo ad avere l’onore ed il piacere di ospitare gli articoli di Claudia, della quale oramai sapete tutto. Non mi stancherò mai di lodare il suo modo di portare la notizia, completo, semplice e ben comprensibile da TUTTI.

Vi lascio alle sue parole.

da FOTOGRAFIA REFLEX OTTOBRE – Dagli scatti vergini alla selezione finale. Appassionati o professionisti, la valutazione delle proprie fotografie è un problema comune a tutti. – di Claudia Rocchini

Una delle operazioni più delicate, e complicate, del flusso di lavoro fotografico riguarda la selezione delle fotografie. Non importa se si è semplici appassionati o professionisti, l’esame degli scatti è un passaggio capace di far venire il mal di testa a tutti perché chiunque, dopo una giornata passata a fotografare, si ritrova con centinaia di scatti tra cui operare una scelta. Al solito, non esiste una formula magica, ma ci sono alcuni accorgimenti di base, utili e universali, da applicare in ogni circostanza. Vediamo quali, con qualche premessa doverosa.

Il primo e più importante passo è essere consapevoli della destinazione delle nostre fotografie.

Ora, lasciamo perdere i discorsi stile “Io scatto per mio piacere personale, non mi interessa il giudizio altrui” e diamo per scontato che si voglia far vedere le fotografie a un pubblico. E’ importante sapere a chi ci vogliamo rivolgere. Prendiamo in esame le due situazioni più frequenti: fotografie destinate a una mostra oppure a una galleria on line sul nostro album o sito internet. Se sono opere destinate a una mostra, non possiamo prescindere dal prendere in considerazione anche se non soprattutto tutti quei fattori legati alla stampa; se viceversa, come nella maggioranza dei casi, le fotografie saranno messe prevalentemente on line, potremo concentrarci su altri fattori, anche se sarebbe buona norma scattare con l’idea che qualsiasi nostra fotografia dovrà/potrà essere degna di stampa.

Una volta chiaro questo passaggio, dobbiamo essere psicologicamente pronti a indossare il camice per scatenare il dottor House presente in ognuno di noi: prepariamoci a diagnosi asettiche condite da un pizzico di cinismo e spietatezza, possibilmente autoironiche, stando pronti a usare il bisturi senza esitare.
Saper “tagliare” è il più importante passo che ci aiuta a perfezionare le capacità di valutazione fotografica.

Sarebbe anche opportuno non lasciare troppo spazio a suggestioni ipnotiche dettate dalla speranza, neanche troppo nascosta, di venire considerati “artisti” e, in quanto tali, liberi da regole formali.
Se una fotografia non è venuta, non è venuta, punto. E si vede. A volte siamo particolarmente legati a uno scatto sbagliato per le circostanze in cui l’abbiamo ottenuto. Non importa: partiamo dal presupposto che a quasi nessuno interessa sapere quanta fatica abbiamo fatto, né che siamo legati al soggetto da un forte legame affettivo, tantomeno interessano le giustificazioni sui motivi degli errori, a meno che si intenda utilizzare l’immagine per far capire come e perché è sbagliata. Le trasgressioni alle regole sono certamente ammesse, ma in rari casi e solo se si è consapevoli: difficilmente si potrà spacciare uno scatto con evidenti e grossolane imperfezioni come il risultato di una ricerca
“artistica”.

Passando alle cose pratiche, il primo consiglio, a meno di essere professionisti alle prese con scadenze strette, è di non esaminare subito le fotografie, ma attendere qualche giorno per distaccarci dai ricordi emotivi, lasciandoli sedimentare, così da avere una visione asettica. Va tenuto presente che molto dipenderà anche dal nostro stato d’animo del momento: l’ideale sarebbe affrontare la selezione con animo sereno altriment rischiamo che la scelta sia influenzata da emozioni puramente estemporanee.
Ciò detto, possiamo cominciare la nostra valutazione. Procediamo per esclusione e creiamo una carrellata di tutte le nostre fotografie, scartando subito quelle tecnicamente errate, probabilmente la maggioranza. Sconsiglio di eliminare fotografie lievemente mosse, sfocate, o dalle composizioni improbabili perché a volte anche gli errori tecnici contribuiscono a creare valore in una fotografia.
Per ora mettiamole da parte, in una cartella che potremo anche chiamare “foto sbagliate”.
Il primo e più profondo taglio va destinato a quelle immagini che provocano un’immediata reazione di rigetto. Continue reading “Claudia Rocchini: TOCCA SCEGLIERE, TU COME LO FAI?”