L’insostenibile leggerezza del pixel???

Robber
Robber - © 2010 Sarah Johnson

Michele Smargiassi pubblicà una lettera di alcuni utenti Flickr dei quali Repubblica.it ha pubblicato le foto anche modificandole senza chiedergli il permesso. Non so se ho capito male o meno ma cerca quasi, ma spero di sbagliare e vi invito alla lettura dell’articolo originale.

Ho appreso la notizia dal blog di Claudia Rocchini ed anche qui, andate a leggere il suo più che mai interessante punto di vista.

Io di mio vi faccio leggere la lettere dei derubati e a seguire il commento al post di smargiassi, fatemi sapere cosa ne pensate.

Gentile Michele Smargiassi,
siamo dei fotografi ai quali
repubblica.it ha sottratto le foto prelevandole a nostra insaputa dalle proprie pagine Flickr. Ognuno di noi era in piazza durante i cortei del 14 dicembre per documentare un momento importante della vita pubblica di questo paese. Le fotografie sono state caricate sui nostri siti personali e anche su Flickr, forse la più importante vetrina di fotografia online a livello mondiale. Il giorno seguente non le dico lo stupore di trovarle nelle gallerie di repubblica.it! Ci piacerebbe poter discutere con lei e conoscere la sua opinione su alcuni temi legati a questa vicenda, quali l’informazione, l’eticità professionale e lo stato di salute del mestiere di fotografo oggi.
Qualche nostra considerazione. Sotto ognuna delle nostre foto era riportata la dicitura “
© Tutti i diritti riservati“. A quanto pare questo non è bastato a impedire che le foto venissero prelevate senza il nostro consenso e ripubblicate sul primo sito di informazione italiana, seppur riportando nome e cognome sotto ogni foto.  Molte delle foto ripubblicate sono state modificate. Alcune convertite in bianco e nero, forse per aumentarne la drammaticità, scardinando totalmente la semiologia dell’immagine e quindi la significazione attribuita dal fotografo. A chi aveva apposto nella parte bassa della fotografia un watermark “© nome cognome”, per rimarcare ulteriormente il tipo di licenza comunque già presente sotto l’immagine, le foto sono state tagliate per escludere quel tipo di informazione.  Le risposte alle nostre richieste di chiarimento pervenuteci dal desk di repubblica.it evidenziano un modus operandi abitudinario e consolidato, un atteggiamento culturale per il quale le fotografie presenti su Internet sono gratis.
Se pensiamo a
Flickr o a un sito fotografico come una vetrina, dove puoi mostrare quello che vendi tutelato dalle norme vigenti sul diritto d’autore e chi è interessato può contattare l’autore e comprare, c’è chi si sente legittimato a rompere questa vetrina e trafugare il contenuto per farne un uso pubblico e commerciale. Un’importante testata giornalistica legittima questo atteggiamento con un ritorno in termini di immagine per il fotografo: si prelevano delle foto, se gli autori se ne accorgono nella maggior parte dei casi si accontenteranno della gloria di essere finiti su un’importante testata, se sorgono problemi con qualcuno è questione di pochi attimi sostituire gli scatti con quelli di qualcun altro che probabilmente si accontenterà della gloria, il tutto con un meccanismo conseguente di qualità a ribasso. Ci chiediamo dov’è finita a questo punto l’etica professionale?  Oltre a una mancanza di rispetto verso la persona e il non vedere riconosciuta una nostra professionalità, la nostra preoccupazione riguarda tutta la categoria, già sofferente in un periodo di crisi editoriale, tra stock images e archivi royalty free. Se la più importante testata online di informazione si sente autorizzata a un tale procedimento, la cosa non potrà non influenzare le altre testate, anche più piccole? C’è bisogno di un albo professionale che tuteli il fotografo?  Sappiamo che il suo blog è ospitato da repubblica.it per cui probabilmente non ci sarà spazio per una discussione, ma la stima nei suoi confronti ci ha portato alla ricerca di un dialogo e un confronto nei modi e nei luoghi che riterrà opportuni,
distinti saluti, i fotografi
Adriano Caldiero, Remo Cassella, Alessandro Ciccarelli, Luca Farinelli, Marco Gioia

Ecco il commento che ho lasciato sul blog di Smargiassi, chissà se verrà pubblicato.

Salve a tutti.
Grazie Smargiassi per la possibilità di discutere di un argomento cosi controverso e delicato.
Siccome la stimo e siccome la sua mi è sembrata “semplicemente” una giustificazione comandata, spero di sbagliare, le faccio una domanda precisa:
Lei pensa che il comportamento di Repubblica.it sia stato corretto?
A me il prima prendo e poi in caso – soltanto se mi contatta qualcuno – vedrò cosa fare, mi sembra un comportamento scorretto e credo anche illegale.
Per capire meglio, la redazione dopo l’appropriazione indebita delle immagini (credo si chiami cosi e se cosi non è chiedo scusa), ha comunque contattato gli autori avvisandoli della modifica e della pubblicazione delle loro foto, magari offrendogli un compenso?
Ma come ho detto credo, anzi spero, di aver capito male.
Pensi che fra le righe del suo articolo mi sono messo in testa che vi fosse un messaggio del tipo siccome tutti rubano rubare e bene.
La saluto e la ringrazio se vorrà pubblicare e dare una risposta a queste domande (un po provocatorie in verità).
Adolfo Trinca

Obiettivi tutto fare…un bene o un male?

La discussione vera la trovate su Flickr nel gruppo di Fotografia Reflex, io qui riporto soltanto il mio pensiero a riguardo.

Due anni fa sono andato in vacanza in Irlanda…be, stanco di cambiare sempre fra 50 e 70-300 ed arrivato davanti ad un negozio di Galway, ovviamente fotografico, trovai un 18-200 della Sigma – uno dei primi stabilizzati non “ufficiale”. Be, l’ho rivenduto appena tornato in italia allo stesso prezzo, ma devo dire che per le foto “ricordino” si è comportato benissimo.
Stampe 13×18 e qualche 20×30 e molta praticità d’uso.
Da quando l’ho provato, ogni volta che parto per le “vacanzette” ripenso a lui con una certa nostalgia.
A lui che mi evitava tante discussioni tipo “La pianti di cambiare ogni 5 minuti obiettivo?” oppure “Possibile che per una foto ci metti cosi tanto?”
Be, varrà poco dal punto di vista ottico ma vi assicuro che dal punto di vista “umano” lo rimpiango molto.
Adesso chiudo che “ci stai mettendo troppo a scaricare ste email” ;-)

Fico, adesso mi autocito … annamo bene … forse ha ragione chi dice che sono egocentrico, se non fosse che nel mentre mi vietava di pubblicare link al di fuori del suo sito gh gh gh

Approfitto della Canon Fantastica di Reflex.it

Dopo aver letto l’articolo apparso su Reflex.it dove si parla di una fantomatica Reflex annunciata da Canon, mi sono venute in mente alcune considerazione, fra l’altro espresse sul gruppo flickr di Fotografia Reflex, circa le caratteristiche che vorrei trovare nelle macchine del futuro.

Un piccolo abstract dell’articolo:

Parigi 12 ottobre – Canon lancia la fotocamera del futuro: altissima sensibilità, ultra zoom, ripresa solo video con super alta definizione. All’Expo 2010, evento quinquennale, dove la casa giapponese presenta in particolare le sue tecnologie più avanzate, sono state mostrate una serie di importanti soluzioni per la fotografia. La più curiosa è senza dubbio la Wonder Camera, bianca super carenata. Di questa poco si sa, ma quel poco dice molto. Sensore ad altissima definizione (Canon ha pronto un 120 MP formato APS-C), zoom “Adavanced” da 100x o più con sistema ottico-digitale grazie al sensore ad altissima definizione.

Quali sono secondo voi le caratteristiche fondamentali per le macchine fotografiche del futuro?

Le mie, alla rinfusa, sono più o meno:

La macchina del futuro, a mio parere, “non deve essere cosi grande”. La macchina del futuro deve pensare 300 grammi (e le ottiche meno della metà di questo peso), deve essere dotata di touch screen (come molte già lo sono) ed avere la possibilità di connettersi a storage remoti via “qualsiasi cosa” ed avere memorie solide “enormi” già di loro. Le schede di memoria un optional (o usate come backup).

L’autofocus? ancora? dovranno avere un multifocus ovvero la capacità di mettere a fuoco più piani contemporaneamente e a scelta dell’operatore.
Latitudine di posa pari, non voglio esagerare, a quella dell’occhio umano.
Lo stabilizzatore? ma si, ma che sia giroscopico e direttamente nel corpo macchina.
Ok, la smetto.

e poi:

“Ah già … dici che poi bisogna anche saperla usare … mumble mumble … riformulo con calma il mio progetto e ve ne renderò partecipi.

Detto questo però…non si parla mai di portare la latitudine di posa (non mi viene il termine per i sensori) a livelli uguali se non superiori di quelli dell’occhio umano.
A che servono 24 MP se poi la metà sono neri o bianchi?”

Magari è giusto dirvelo

Rossella - Copyright Marianna Carolina Sale 2010 - All Rights Reserved
Rossella - Marianna Carolina Sale 2010 - All Rights Reserved

Stasera, mentre tentavo di sistemare alcune foto, mi sono imbattuto in questa foto di Marianna Carolina Sale ed ho ritenuto giusto dirle cosa ne pensavo. Facile visto che siamo “amici” su Facebook.

Ecco la trascrizione para para di quanto ci siamo detti:

19:02   Io

scusami se ti continuo a disturbare ma questa mi ha fatto scendere una lacrima
http://www.flickr.com/photos/marianna_carolina_sale/4931652681/
e magari è giusto dirtelo
19:04  Marianna
addirittura una lacrima?
dai non ci credo
19:05  Io
be…ho commentato anche li
non sò…
non so cosa tu volevi dire ma io ci leggo
una separazione
qualcosa che ci divide
e la voglia di afferrarle la mano
e riprendermela
e non è manco nuda
e quello mi preoccupa
a parte gli scherzi
son sincero
19:06  Marianna
beh
è giusto che ti dica
19:06  Io
non perché io voglia posare per te nudo ci mancherebbe
^__^
19:06  Marianna
che non scatto più dando dei significati alle immagini
cioè prima scattavo e ci mettevo a forza un significato dentro lo scatto
a volte anche qualcosa che non c’entrava nulla con la foto
ma magari era qualcosa che apparteneva a me e al mio stato d’animo
ora scatto per puro piacere
lo scatto non è più il rapporto finale delle mie emozioni e dei miei sentimenti
ma lo scatto è una dimostrazione di professionalità per i miei clienti
quindi devo ammettere che la poesia che ci hai messo tu io non ce l’ho messa
sono felice però
che ti abbia fatto un po’ immaginare, pensare.. che non ti è stato indifferente
19:08  Io
io mi permetto di dire che la poesia non ce l’ho messa io…leggila quella foto…a mio vedere non ha altre possibilità di essere letta
indifferente? meno male che ho avuto la possibilità di vederla avendo giocato qui su fb
mi era sfuggita pensa
19:09  Marianna
mannaggia
19:12  Io
va be, ti lascio al tuo e ritorno al mio
alla prossima
19:14  Marianna
grazie per la tua lettura
quando ne hai altre avvisami
19:17  Io
volentieri…ma se trascrivessi la nostra chiacchierata sul mio blog?
di scoccerebbe la cosa?
19:26  Marianna
no no fai pure
basta che non mi metti in mano parole che non ho scritto
19:28  Marianna
metti la foto e cio che ci siamo scritti
19:29  Io
ok, e non metto nessuna parola…copio ed incollo…meglio di cosi…faccio e ti dico

Io vi consiglio di dare un’occhiata alle sue fotografie cliccando qui.

Dustin Diaz e l’inverso del quadrato della distanza

Come potevo non tradurre un’articolo di Dustin Diaz, preso da DPS (Digital Photo School) che a sua volta lo ha preso da Flash Bullet Photography, che parla dell’uso del flash?

Non sapete chi è dustin? ahi ahi ahi, andate immediatamente a visitare il suo stream su Flickr!

Ma bando alla ciance e procediamo con la traduzione; come sempre vi prego di segnalarmi eventuali panzane che scrivo.

StroBella: ovvero l'ombrellino per flash a slitta che fa da softbox

Ammettiamolo, una delle cose più noiose della fotografia è la legge sull’inverso del quadrato (ndr: parliamo di propagazione della luce). Ma prima di strapparvi i capelli e gridare “il quadrato de che?” aspettate un secondo. Per prima cosa non c’è bisogno che impariate a memoria le leggi dell’ottica per fotografare o per diventare dei professionisti. Ma chiunque abbia una SLR (ndr: Reflex) e voglia dominare tutte le variabili che determinano una corretta esposizione, dovrebbe conoscerla ed avere ben chiaro come essa funziona. Ovviamente il conoscere la legge dell’inverso del quadrato (se non l’hai capito già) serve a chi vuole immergersi nella fotografia con il flash.

Pertanto, se sei uno di coloro che dicono “Io non scatto mai con il flash, io uso soltanto la luce ambiente”, divertiti dall’alto del tuo piedistallo e continua ad inventare scuse sul perché non sei interessato all’uso del flash. Sicuramente macchine come la nuova Canon 5Dmkii o Nikon D3 con un bel 50mm f/1.4 stanno dilaniando le tenebre con delle stupende foto a 3200 ISO, ma noi stiamo parlando di fotografia di qualità professionale fatta in studio per ritratti/riviste dove il flash è utilizzato per creare foto incredibilmente definite, colorate, splendidamente illuminate. E non dimentichiamo che il flash è “sempre disponibile” – cosa da sfruttate a nostro vantaggio.

Bene, detto questo, diamo un’occhiata ad alcuni principi di base che forse già conosciamo.

Velocità di scatto, apertura e sensibilità ISO

Velocità di scatto

Tutti sappiamo che più lungo il tempo di scatto più luce entra. Al contrario, una maggiore velocità di scatto, fà passare meno luce. E naturalmente, uno stop di luce (in termini di velocità di scatto) lavora su fattore di due. Questo significa che raddoppiare la velocità di scatto di 1/100 vuol dire portarla ad 1/50. Questo è “uno stop di luce” in più, più luminosità. Al contrario, se dimezzare la velocità di scatto di un 1/100 la porta a 1/200 portando l’esposizione “uno stop” sotto, più scuro.

Bene, possiamo andare avanti.

Apertura

Dovremmo avere tutti ben in mente la scala degli f. In caso contrario, sappiate che si tratta di una semplice scala dove possiamo raddoppiare i nostri numeri, a partire da f / 1, ed ogni volta che lo facciamo la luce aumenterà o diminuirà ad ogni passaggio di due stop. Quindi:

1 → 2 → 4 → 8 → 16 → 32

Per calcolare gli step (incrementi) intermedi, basterà che moltiplichiamo il nostro stop per il numero magico 1.4 (che null’altro è che l’arrotondamento della radice quadrata di 2 (che è ~ 1.414)). Questo rende il calcolo del nostro primo valore molto semplice. 1 x 1.4 = 1.4! Ora possiamo completare il nostro grafico riempendo le ulteriori lacune!

1.0 → 1.4 → 2.0 → 2.8 → 4 → 5.6 → 8 → 11 → 16 → 22 → 32

Adesso disponiamo di una scala di aperture che mostrano un incremento di uno stop alla volta. Ad essere puntigliosi, diamo un’occhiata alla scala delle aperture su base dei terzi (molti di voi lavorano con questi valori sulle proprie SLR):

… → 1.4 → 1.6 → 1.8 → 2.0 → 2.2 → 2.5 → 2.8 → …

Ok, adesso so dei valori di Apertura, adesso mi ricordi come si legano con l’esposizione?

Diciamo che la giusta esposizione e ad 1/125 ed f/8. La tua modella è li che aspetta che tu gli scatti un bellissimo ritratto. Tu (il fotografo) decidi che la cosa migliore è una minore profondità di campo. Cosi imposti l’apertura a f/4. Quindi aumenti la luce di due stop. f/8 → f/5.6 → f/4. Per compensare, devi abbassare la velocità di scatto di due stop. 1/125 → 1/250 → 1/500. Facile, veloce e preciso.

Velocità ISO

Tutti sappiamo che un valore ISO basso ci permette di ottenere dei file puliti (ndr: in termini di rumore digitale). La scala degli ISO è molto simile a quella utilizzata per la velocita di scatto:

100 → 200 → 400 → 800 → 1600

Molte delle ultime fotocamere come la Nikon D700/D3 oppure la Canon 5Dmkii hanno la possibilità di lavorare a valori ISO pazzeschi come 25.600, valore di quattro stop superiore a 1600 ISO!

Torniamo un’attimo indietro e facciamo un esempio, se abbiamo un valore iniziale ad ISO 400 e dobbiamo scendere di 2 stop, dobbiamo semplicemente andare da ISO 400 → 200 → 100

Ok, adesso cosa dire di quella cosa chiamata flash?

Anche i Flash hanno gli stop! Gli incrementi sono misurati ad incrementi di mezzo, come la velocità di scatto. Questo è quello che chiamiamo “la potenza del flash”, o se preferita, quanta luce spara fuori. La sua scala è più o meno così:

1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/8 → 1/16

Da sinistra a destra, “piena potenza”, “metà potenzza,” “un quarto di potenza,” etc. Molti flash possono arrivare sino a 1/128 come l’SB-800/900 oppure il Canon 580EXii.

Una delle cose principali che dovete considerare quando acquistate un flash è la sua potenza. Ovvero, “quanto sara potente questo flash a piena potenza rispoetto quast’altro a piena potenza?” Possiamo sapere quando potenti essi siano attraverso il Numero Guida (ndr: GN). Questo parametro è importantissimo da conoscere prima di acquistare un flash. Questo è importante quanto sapere di quanti millimetri è il vostro obiettivo. Ad esempio, non andreste a comperare un obiettivo da 200 mm senza sapere che è un’obiettivo da 200 mm! Giusto?

Che cos’è il Numero Guida?

In termini matematici è l’apertura moltiplicata per la distanza alla quale il vostro flash illuminerà correttamente un soggetto. Il numero guida è misurato a ISO 100 (sensibilità della pellicola) e a 35mm ed a piena potenza (1/1 power).

Prendiamo un modello base di flash Nikon, per esempio l’SB-600 che ha GN 98. Per rendere semplici i nostri calcoli, arrotondiamo la sua potenza a 100. Questo ci porta alle seguenti assunzioni. Date un’occhiata al diagramma qui sotto. abbiamo il flash (F) ed il soggetto (S). Essi sono distanti l’uno dall’altro venti piedi (ndr: poco più di sei metri).

/
(F)——————————20′——————————(S)
\

Per esporre correttamente il vostro soggetto avrete necessità di una apertura pari a f/5.

f/5 × 20′ = 100 G.N.

Se spostiamo il nostro soggetto di altri 20 piedi…

/
(F)—————————————————————40′—————————————————————(S)
\

Per compensare l’incremento di distanza, avremmo bisogno di più luce! Questo significa che dovremo aprire di più, esattamente a f/2.5

f/2.5 × 40′ = 100 G.N.

Se manteniamo l’apertura a f/5, il nostro soggetto sarà sottoesposto. allo stesso modo, se apriremo troppo il diaframma, ad esempio a f/1.4, sovraesporremmo il nostro soggetto. Capito?

Ok, sono pronto a spiegarvi la regola dell’inverso del quadrato

Se proprio insistete: la regola dell’inverso del quadrato è questa “L’intensità della luce emessa da un punto è inversamente proporzionale al quadrato della distanza da quel punto.“

Quindi un oggetto due volte più lontano, riceve solo 1 / 4 la quantità di luce. Oppure, se è due volte più vicino, riceve 4 volte più luce. Tutte e due le ipotesi rappresentano una variazione di due stop.

Questo può creare confuzione lo so. Ma fortunatamente sappiamo già come funziona la scala delle aperture. Tenete solo a mente che la luce “ha profondità” cosi come la ha il nostro piano focale (ndr: la zona nitida o profondità di campo).

Oramai sapete che più si apre il diaframma e più diminuira la profondità di campo (ndr: zona nitida) e di conseguenza tutti gli oggetti alle spalle del nostro soggetto “cadranno velocemente fuori fuoco”.

Questo è esattamente quello che succede con la luce (e mano male!).

Date un’occhiata a questo esempio, per semplicità usiamo la scala delle aperture.

In questa illustrazione abbiamo aggiunto uno sfondo (B):

/
(F)——————————4′——————————(S)——————————4′——————————(B)
\

Assumiamo di avere questo settaggio:

ISO 100
f/4
flash a 1/4 di potenza

E’ lecito ritenere che il che lo sfondo sia di due stop sotto esposto. (4′ → 5.6′ → 8′)

Adesso, cosa succede se spostiamo il nostro soggetto di due piedi (ndr: 0,6 metri) verso il flash?

/
(F)————2′————(S)————————————————6′—————————————————(B)
\

Non appena abbiamo spostato il nostro soggetto “due stop in avanti” lo abbiamo reso due stop più illuminato! Quindi per compensare questa sovraesposizione abbiamo due possibilità:

A) Abbassare di due stop la potenza del flash
1/4 → 1/8 → 1/16

oppure

B) Chiudere un pochino il diaframma
f/4 → f/5.6 → f/8

Tutte e due le scelte faranno si che il soggetto sia correttamente esposto, ma è una scelta “artistica” che dovete fare scegliendo fra una più ridotta profondità di campo (soluzione A), o rimuovere una maggiore quantità di luce ambiente ed avere una foto maggiormente ricca di dettagli (soluzione B). Inoltre, attenzione che a causa della legge dell’inverso del quadrato, il nostro sfondo è ora “quattro stop” sottoesposto!

8′ → 5.6′ → 4′ → 2.8′ → 2′

Fico, che flash mi posso comeprare, quello con numero guida più alto giusto?

Be, in linea di massima si. Ci sono esempio in cui nuovissimi flah hanno numero guida minore del, ad esempio, vecchio di 30 anni Vivitar 285HV che si trova a $89 (via B&H) e eche ha numero guida 120 mentre devi spendere $400 per prendere un Canon 580EXii con lo stesso numero guida. oppure il nuovo Nikon SB-900 che ha numero guida 111.

Ma cosa voglio dire con tutto questo? Be, certamente se comprate i nuovi Nikon o Canon speedlight system, parleranno con la vostra fotocamera con i migliori e più recenti i/e-TTL technology, gli stop a disposizione andranno dalla piena potenza 1/1 sino ad un 1/128, considerate che il Vivitar ha soltanto 1/1 → 1/2 → 1/4 → 1/16 (si, salta l’1/8). L’SB-900 ha un range di 17-200mm per coprire un largo numero di focali. Ha un sistema per il bilanciamento del bianco per cui comunica alla fotocamere che gelatine monta, tre diverse modalità di illuminazione del soggetto ed un tempo di ricarica velocissimo.

Ma non scartata a priori il Vivitar, è un vero affare per chi ha bisogno di mota potenza. Collegato alla fotocamera con un cavo PC o con un paio di Pocket Wizards e vale tanto oro quanto pesa!

Dopo tutto quello che avete letto, uscite con il vostro flash ( se ne avete già uno), mettetelo in manuale e sperimentate facendo un sacco di foto.

This article has been republished for use at Digital Photography School.

About the AuthorDustin Diaz is an Engineer at Twitter Inc. and a professional photographer with his wife Erin Caton. Together they run Flash Bullet Photography in San Francisco.

Cosa c’è dietro ad un “E che ce vò!”

parliamone
Parliamone - Copyright Claudia Rocchini 2010 - All Rights Reserved

Quante volte vi è capitato, ammettetelo, di dire: “si, bella, ma che ce vò!” guardando una fotografia? Ovvio che questo vale anche per un quadro o un gol!

Noi Italiani, siamo un popolo di allenatori quando si parla di calcio e di artisti quando si parla di fotografia (o affini). Nessuno o quasi, mai generalizzare, si preoccupa di cosa c’è dietro una fotografia a meno che il dietro non sia quello di Belen Rodrigez ;-)

Stamattina, gironzolando su Flickr come faccio sempre,  ho visto la fotografia che vedete a inizio post. E’ di Claudia Rocchini (grazie per avermi dato la possibilità di pubblicarla) che ben conoscete oramai.

La sua foto mi ha fatto riflettere su quanto sia facile credere che una foto sia frutto del caso e7o della attrezzatura spaziale, ma perché quella foto mi ha fatto riflettere su questa questione? Non certo perché io pensi che non ci voglia nulla a farla o che io minimamente sia in grado di “ri-farla”, no. La cosa è nata perché un mio collega di lavoro nel guardarla ha detto, magari soltanto per farmi un complimento: “Bella ma te la rifaresti uguale, basta che prendi la sua stessa attrezzatura e sei a posto”.

A posto? La stessa attrezzatura? Sapete che gli ho risposto?

“E te prendi ad una Roma Store la maglia numero 10 e gli stessi scarpini di Totti e cerca di riportare in auge la Roma allora!”

Sai quante pagnotte sia Totti che Rocchini si sono magnati, come si dice al paese mio, per arrivare dove sono arrivati?

La verità è che nessuno è disposto a considerare il semplice fatto che per arrivare ad un certo risultato, qualsiasi esso sia, si debba fare un percorso percorso lungo, denso di fatica, di studio e di rinunce. Questa passione, per chi ce l’ha, molte volte ci spinge a trascurare affetti ed impegni mondani a favore di un’impulso che ci rode dentro e che in tutti i modi cerca di uscire fuori. Io l’ho scritto nel mio profilo: “Quello che sono adesso, dietro al mirino, è frutto della passione e dell’amore che ho verso la fotografia.

Altro che “che ce vo'”, vaffanculo ai “che ce vo'”

Ma adesso diamo la parola a Claudia, che nel suo stream Flickr scrive sulla sua foto:

La tì (ndr: un utente Flickr che ha commentato la sua foto e a cui Claudia sta rispondendo), forza maggiore, in questo periodo ho i movimenti un po’ limitati, tocca dedicarmi alla “ricerca” più che allo scatta e fuggi :)
Racconto la storia dello scatto.
Vetro di osservazione con livello d’acqua a filo d’occhi., zona molto in ombra ad eccezione di alcuni punti, con il solito effetto spot naturale dato dai raggi del sole. Il signorino era in fase bagnetto alternata a immersioni, tradotto, molto movimento e schizzi vari.
Il vetro al solito molto sporco, per condensa e macchie varie.
Questa specie, a differenza di altri anatidi, è di fatto inespressiva: quegli occhi gialli, apparentemente privi di contropalpebra, sul piumaggio marrone certamente spiccano, ma con effetto occhio di vetro, soprattutto quando l’uccello è fermo o si riprende nella classica posa laterale.
Per ottenere un minimo di espressività dallo scatto, cioè per tirar fuori quell’effetto chiamiamolo “umano”, bisogna tentare di cogliere un movimento particolare della testa, associato a qualche altro dettaglio di contorno (in questo caso, acqua congelata, gioco di luci e di riflessi).
Infine, ho studiato una composizione differente dalle solite, posizionando il soggetto nell’angolo alto a sinistra, anche se in molti avrebbero tagliato verticalmente il fotogramma.
In post ho gestito livelli e curve in automatico e finita lì :)

Finita li? Cara Claudia, la foto sarà anche “finita lì”, ma questa è iniziata tanti anni prima, ok qualche anno prima, quando hai preso per la prima volta in mano una Reflex ed hai capito che quello sarebbe stato il tuo modo di vedere il mondo di li in poi!

Tre palle un soldo, com’è andata a finire?

DSC_7732_hk, originally uploaded by adolfo.trinca.

Direi che la discussione sul ritratto di Giulia, sul gruppo Fotografia Reflex, si sia esaurita. E’ una settimana che nessuno la movimenta, per cui credo sia giunto il momento di darvi conto di com’è andata a finire.

Io sono orgoglioso che una mia foto sia stata selezionata da Forti per discuterne, tanto più, come lui stesso ha ammesso gli piace.

Ho avuto la possibilità di conoscere diversi approcci alla lettura della foto attraverso la lettura di interessantissimi punti di vista.

GRAZIE!

Continuate a leggere il post per avere la cronaca esatta di com’è andata.

Leggi tutto “Tre palle un soldo, com’è andata a finire?”

Tre palle un soldo

DSC_7732_hk
by adolfo.trinca / © All rights reserved

Cosi ha titolato Giulio Forti, direttore della rivista Fotografia Reflex, il post nel quale chiede agli utenti Flickr appartenenti all’omonimo gruppo, di criticare la (mia) foto che vedete in apertura di articolo.

Che dire, per me è un’onore ed un piacere essere messo alla gogna dato si che lo ritengo un buon modo per crescere.

Che una mia foto sia stata scelta comunque mi fa sperare che che anche se non piaciuta almeno abbia colpito il direttore Forti in testa (era una battuta, ridete!)

Ma bando alle ciance, sentite (si fa per dire) che apertura fa il direttore alla mia foto:

Tanti, tanti anni fa nei baracconi delle fiere e dei luna park, c’era quello che con un soldo* ti permetteva di tirare tre palle contro la sagoma di personaggi più o meno famosi, più o meno simpatici. Se abbattevi quella del tuo antipatico, vincevi un premio. Certo non è la stessa cosa, ma mi divertiva la citazione di altri tempi. Naturalmente, qui non voleranno palle ma parole, che non sono meno indolori.

Con questa gogna fotografica torniamo a rilanciare la discussione sulla critica. Dopo le prime due scaramucce di prova, nel bene o nel male tocca ai volontari del gruppo a sentirsene dire di tutti i colori.

[qui c’è la foto ma io l’ho messa su ^_^]

Adolfo Trinca si è offerto tra gli altri è noi abbiamo scelto questo suo ritratto come bersaglio. A lui il nostro ringraziamento per il sacrificio cui si è sottoposto. Ora tocca a voi: criticate, applaudite, condannate, ma con un minimo di motivazione.

*Valeva 5 centesimi di lira prima della II guerra mondiale.

E quando ve ricapita, andate a farmi nero forza!!!