Quanto come e perché rispettare i credits

Quanto, come e perché rispettare e dichiarare i credits delle immagini che pubblichiamo sui nostro siti in un bel diagramma, proveniente da Design Sponge Online e realizzato con l’aiuto dell’artista Yvette Boven.

[via Design*Sponge]

Maestro Alberto: promuovere una pagina FaceBook con un volantino QR su Spotlike

Come sempre il maestro si rivela una fonte inesauribile e preziosa di informazioni utili. Stavolta ci consiglia un bel servizio, lo trovate sulle pagine di Spotlike tramite il quale, in maniera molto semplice, potrete promuovere promuovere una pagina FaceBook stampando un volantino con un codice QR all’interno. Come quello che vedete sopra insomma.

Basta inserire il link della pagina FaceBook che vi interessa promuovere per ottenere un vero e proprio volantino in PDF pronto da stampare.

Aggiungo che Spotlike è totalmente gratuito e non richiede nessuna registrazione.

[via – Maestro alberto]

Un bel video tutorial su PIXEL e DPI da 3D Blog

Ho trovato un video molto semplice e nello stesso tempo chiaro che spiega cosa c’è dietro la sigla DPI e perché è cosi importante per la stampa, il video è su 3D Blog. Molto chiaro e sintetico come vi dicevo, andate a guardarlo e magari lasciategli anche un commento.

Simpatica anche la chiusura del post in cui presentano il video che finisce cosi:

APPUNTI DAL VIDEO e oltre:

  • I pixel sono semplici punti
  • I DPI sono la densità di punti su  di una superficie
  • A parità di pixel, i DPI varianto in base alla superificie su cui vengono “sparsi” i pixel
  • In tipografia si assume 300dpi (anche più) come  massima qualità per la stampa su libro/riviste
  • Per stampare un rendering su A4, 200 dpi sono più che sufficienti
  • Personalmente ho stampato su A4 anche a 150dpi con ottimi risultati
  • Ho stampato su manifesti 6m x 3m a 20dpi con ottimi risultati
  • Leggi anche La tabella dei DPI

Una utile guida per ottimizzare le prestazioni di PhotoShop

Photoshop è un’animale molto esigente dal punto di vista risorse e se lavorate con file di grandi dimensioni o magari su più files contemporaneamente c’è il riscio, specialmente su macchina meno carrozzate che il sistema si sieda.

Ma prima di spendere una fortuna per un hardware migliore, dischi più performanti, magari ulteriore RAM, sappiate che ci sono molti parametri sia di sistema operativo che propri di Photoshop che se settati opportunamente potrete ottenere alcune migliorie.

Ultimamente il performance team di Photoshop ha pubblicato recentemente una guida con 19 possibili settaggi che vanno dall’ottimizzazione della cache all’uso della ram.

Spero che vi sia utile e che sappiate l’inglese (magari qualche dritta la traduciamo)!

Adobe Photoshop CS5 performance

Le foto più interessanti di Streat View

Ah ah ah, non ho resistito ed appena le ho viste su Osservatorio fotografico ho pensato subito di postarle anche per voi, che ne dite?

Link originale su 9-eyes.com/

(ovviamente io ho selezionato le migliori gh gh gh)

Suggerimenti di uno stampatore

Parteciperò ad una collettiva organizzata da Prospettive 8 sul tema L’ASSENZA e vi giro un piccolo intervento di Lorenzo Lessi, il nostro stampatore, che da alcune dritte sulla stampa.

Volevo aggiungere qualcosa sui formati di file per la spedizione: io posso stampare da tiff o da jpeg e la qualità sarà paragonabile, ammesso che il jpeg sia salvato come copia da un file senza compressione come il psd o il tif, dove dovreste aver lavorato i file, meglio ancora se a 16 bit. La compressione dovrebbe essere minima (12). Se un jpeg (magari che non provenga da un raw) viene lavorato e salvato più volte il file finito non sarà paragonabile a un tif, che è un file senza compressione, o con compressione senza perdita… una via di mezzo molto buona potrebbe essere un tif prodotto da un converitore raw, come lightroom, acr in photoshop, o altri convertitori, anche a 8 bit, quindi, già pronto per l’invio.

Per i profili colore, le immagini sarebbero da preferire in adobe rgb, dato che è uno spazio più ampio dell’srgb, e le carte possono riprodurre, magari non tutte le informazioni di adobe rgb, ma spesso più di quelle dell’srgb. con l’srgb insomma, siete abbastanza sicuri, ma potreste privarvi di qualche tono, anche se le differenze non sembrano poi così apprezzabili. inutile è convertire in adobergb solo alla fine, se avete lavorato sempre in srgb, convertendolo e lavorandolo in quello spazio colore.
per i file in bianco e nero, posson andare sia in scala di grigio sia in rgb, ma solo, ovviamente, quelli a colori possono contenere un colore che dà un viraggio al bn, sia caldo, freddo, seppia, ecc.
alla fine va comunque bene anche un jpeg fatto in macchina, sempre che non sia stato modificato troppo pesantemente.
quindi, formato ottimale per una foto a colori sarebbe:
un tif in adobergb a 8 bit (i 16 in stampa non servono), ma anche jpeg con bassa compressione.
per una foto in bn:
tiff a 8 bit in rgb, che può contenere anche un’intonazione, ma per stampe neutre va benissimo anche in scala di grigi.
via, ora buonanotte a tutti!

5 suggerimenti per un ritratto da Scott Bourne

© 2011 by Adolfo Trinca

Un’altro post interessante di Scott Bourne preso da PhotoFocus, stavolta si parla di ritratti.

Sono consapevole dell’enorme pressione che c’è nel cercare di fare qualche cosa di NUOVO quando si parla di ritratti. La mia opinione è che sia più importante fare qualcosa di personale piuttosto che di nuovo, ma – dato che so che è un problema, ho un paio idee da condividere con voi oggi. Spero che queste idee facciano scattare qualche scintilla di creatività per le vostre future sessioni di ritratto. Provatele.

1. Fai il ritratto in un luogo che sia molto familiare ai soggetti, come la loro casa o il luogo di lavoro. Le persone tendono a bloccarsi in uno studio fotografico.  A casa o al lavoro, tendono ad essere più spontanei. Questo può essere un buon trucco per ottenere dei grandi scatti.

2. Pensa come se stessi scattando con una Hasselblad (ndr: beato te che ce l’hai!!!). Tanto tempo fa, feci il mio primo ritratto serio usando una Hassleblad 501C. Questa fotocamera ha un taglio (ndr: visione del soggetto) quadrato. So che è un concetto strano per per molti fotografi moderni, ma io so l’influenza positiva che la cosa può avere sui vostri scatti. Provate con una cornice quadrata. Chissà – potrebbe farvi scattare qualche idea.

3. Considerare oggetti di scena e costumi. Se stai lavorando con un noto musicista,forse una chitarra – in qualche parte del fotogramma – aiuterà voi e il soggetto a entrare nello spirito. Oppure, che ne dite di un costume divertente? La creatività nasce in molti luoghi. Siate sempre aperti alle influenze esterne.

4. Inquadrate stretto. Voglio dire davvero stretto. Inquadrate dettagli come gli occhi o addirittura le ciglia. Una prospettiva diversa a volte può essere molto interessante.

5. Usa le texture. Mi piace drappeggiare del tessuto sulla gente e poi fargli dei ritratti .Questa è una variazione sull’idea di usare un costume. A volte basta mettere la persona dietro ad un semplice tessuto e cambia tutto.

La creatività è una cosa sfuggente. Non si sa mai cosa potrebbe accenderla. Speriamo che una di queste idee possa farla scattare in voi.

Io mi permetto di suggerirvi di scattare tutte le settimane perché l’unico vero modo di far scattare il processo creativo è quello di tenerlo costantemente allenato. Ad ogni sessione imparerete qualche cosa o avrete una piccola intuizione che potrete esplorare successivamente.

E voi avete qualche suggerimento interessante da dividere con noi a proposito di ritratti?

Guida al modo manuale per principianti

Prima che mi scrivesse Alberto, l’autore di questo post, avevo deciso di non ospitare più nessun autore nel mio blog. Non lo ritenevo più una soluzione appagante ne tanto meno “vantaggiosa”. Ho tolto per cui la pagina “Collaboriamo” e pace. Poi però ho letto il suo blog (dopo la sua email) ed ho deciso insieme a lui di postare questo articolo molto interessante sull’uso del modo M (manuale), spero vi piaccia cosi come è piaciuto a me.
La parola ad alberto:

Questo articolo è dedicato a tutti quelli che desiderano avere il pieno controllo della loro fotocamera, tutti quelli che guardano con timore alla piccola M sul selettore dei modi di scatto, ma anche a chi vuole far fare un salto alle proprie abilità fotografiche. Oggi, finalmente, impariamo ad usare il modo manuale.

Il modo manuale è utile in varie occasioni ed in particolare per imparare bene a controllare l’esposizione. Grazie alla sofisticazione delle attuali fotocamere, spesso possiamo ottenere foto soddisfacenti anche usando i modi automatici o semiautomatici. Quindi, perché sottoporsi alla fatica di imparare a scattare in manuale e alle infinite frustrazioni di foto non riuscite?

La verità è che il modo manuale ci affida la completa responsabilità di ottenere la corretta esposizione e, spinti da questa responsabilità, dobbiamo attrezzarci per imparare ad impostarla correttamente. È come quando da piccoli ci veniva data la responsabilità dei nostri fratelli minori ed eravamo costretti a crescere.

Se il desiderio della conoscenza vi anima, seguitemi.

Non siamo completamente soli

Nell’usare il modo manuale, dovremo impostare i tre parametri del triangolo dell’esposizione, ovvero ISO, apertura e tempo di esposizione (vi consiglio di leggere gli articoli linkati, se per voi sono concetti nuovi), in maniera da ottenere un’esposizione corretta. Come abbiamo già detto, nel modo manuale la fotocamera non ci assiste impostando automaticamente questi parametri. Essa però ci fornisce uno strumento che aiuta a capire se le nostre scelte sono corrette, l’esposimetro.

Come avrete intuito, l’esposimetro serve a misurare l’esposizione. Non ci dilunghiamo in disquisizioni tecniche a riguardo, ci basta sapere che l’esposimetro considera:

  • i livelli di luminosità nella scena inquadrata,
  • la modalità di misurazione dell’esposizione scelta,
  • i valori di ISO, apertura e tempo di posa.
Esposimetro
L’esposimetro

Successivamente, determina se la combinazione di questi fattori porta ad un’esposizione corretta, o al contrario ad un’immagine sovraesposta o sottoesposta. Quest’informazione viene visualizzata attraverso un indicatore come quello nella figura qui a lato. Esso è solitamente visibile sia all’interno del mirino della fotocamera, sia sullo schermo (ovviamente solo se abbiamo selezionato il modo manuale) sia sul display a cristalli liquidi di cui dispongono le fotocamere di fascia medio-alta vicino al pulsante di scatto. Cosa ci comunica questo indicatore?

Il modo in cui l’indicatore mostra le informazioni può variare a seconda del modello e della marca della macchina fotografica, ma comunque è possibile generalizzare alcuni elementi:

  • quando l’indicatore si sposta verso destra, ovvero verso i numeri positivi, vuol dire che la foto risulterebbe sovraesposta,
  • quando l’indicatore si sposta verso sinistra, ovvero verso i numeri negativi vuol dire che la foto risulterebbe sottoesposta,
  • se l’indicatore è a zero, l’esposizione è corretta.

I numeri servono a comunicare di quanti stop interi l’esposizione è sovra o sottoesposta, mentre i segni tra un numero e un altro indicano le frazioni di stop (1/3 e 2/3).

In alcune fotocamere, l’indicatore è visualizzato in verticale, in altre (per esempio nella mia Nikon D3000) la scala è invertita, ovvero i numeri positivi sono a sinistra e i numeri negativi sono a destra.

Facciamo un esempio

Ora, se potete, prendete in mano la vostra fotocamera e impostatela sul modo manuale (magari anche accendetela). Leggete cosa dice l’esposimetro:

  • se è spostato verso i numeri negativi, aumentate il tempo di esposizione fino a portarlo a zero,
  • se invece è in territorio positivo, diminuite il tempo di esposizione fino a portarlo a zero.

Leggete il tempo di esposizione e annotatelo. Ora, mantenendo fissa l’inquadratura (per non modificare la luce ambientale), aumentate il tempo di esposizione sino a raggiungere la prima tacca intera dopo lo zero (o prima, a seconda di come è fatto il vostro esposimetro). In altre parole, raggiungete la tacca corrispondente al +1, ovvero ad una foto sovraesposta di uno stop. Leggete nuovamente il valore del tempo di esposizione e vi accorgerete che è esattamente uno stop superiore al valore annotato precedentemente. Talvolta potrebbe non essere uno stop esatto a causa del fatto che comunque l’esposimetro non è preciso “al millimetro” (se il concetto di stop vi è nuovo vi consiglio di leggere gli articoli su triangolo dell’esposizione). La stessa procedura può essere ripetuta modificando l’apertura o provando a sottoesporre invece che a sovraesporre.

Questo esempio è utile per capire come si utilizza l’informazione presentata dall’esposimetro. Quando è spostato verso i numeri positivi, per portarlo verso lo zero abbiamo tre opzioni (che possono essere anche combinate):

  • Esposimetro +1aumentare il valore dell’apertura,
  • ridurre il tempo di esposizione
  • ridurre l’ISO.

Viceversa, quando è spostato verso i negativi le opzioni sono:

  • Esposimetro -1usare valori più bassi per l’apertura,
  • usare valori più alti per il tempo di esposizione,
  • usare valori più alti per l’ISO.

Inoltre, l’esposimetro ci indica anche esattamente di quanto dobbiamo correggere questi valori (a meno che l’esposizione non sia fuori scala).

Come modificare ISO, tempo di esposizione e apertura

Chiaramente, se non avete idea di come controllare i parametri del triangolo dell’esposizione sulla vostra macchina fotografica, l’esempio appena descritto non serve a nulla. I controlli su cui agire dipendono dalla marca e dal modello della vostra fotocamera. Generalmente, sulle reflex, sono presenti una o due ghiere dietro e davanti al pulsante di scatto che controllano apertura e tempo di esposizione. Ruotandole aumentiamo o diminuiamo il valore di questi due parametri. Quando la ghiera è una sola, come sulle reflex digitali più economiche, essa controlla solo tempo di esposizione o apertura e per modificare l’altro parametro è necessario premere in contemporanea un pulsante apposito. Per controllare l’ISO è spesso necessario entrare nel menù o usare il pulsante apposito. Questa apparente scomodità non è comunque così pesante in quanto, per correggere l’esposizione, ci troveremo molto meno spesso a modificare l’ISO piuttosto che l’apertura o il tempo di posa.

Con gli altri tipi di fotocamere, le compatte e le bridge, purtroppo ho poca esperienza diretta. Solitamente queste presentano molti meno comandi fisici e richiedono invece di agire via software, ovvero entrare nei menù. Quindi il consiglio è sempre quello di dare un’occhiata al manuale della vostra fotocamera in cui sarà sicuramente specificato come agire su apertura, tempo di esposizione ed ISO (ovviamente solo se la fotocamera dispone dei modi semiautomatici e manuale).

No pain, no gain

Gli anglosassoni usano questo modo di dire per spiegare che senza fare fatica e mettersi in difficoltà non si fanno progressi. Vale anche per noi appassionati di fotografia che vogliamo padroneggiare il modo manuale e il triangolo dell’esposizione. Una volta capito come funzionano l’esposimetro e i controlli sulla nostra fotocamera, doppiamo solo fare pratica, pratica e ancora pratica e prepararci a buttare via un sacco di foto. Credo però ne valga la pena, perché anche se useremo di rado il modo manuale, quanto imparato nel processo di apprendimento rimarrà con noi e ci aiuterà in ogni scatto.

So che l’argomento può essere un po’ ostico, se avete domande e richieste di chiarimenti, non esitate a condividerle nei commenti!

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