Frontfocus, Backfocus, Finetuning E Compagnia Bella.

Direttamente da forum Nikon digital Reflex vi propongo l’interessantissimo post di Nippo.

Sto facendo del mio blog il mio testo di studi ^_^

Magari può servire anche a voi come a me per crescere ed imparare cose nuove ed interessanti.

Cercherò, nel modo più conciso e schematico possibile ( dry.gif ), di raggruppare tutto quanto conosco (o credo di conoscere) sui problemi di focus che è possibile riscontrare su molte accoppiate fotocamera/obiettivo, sui metodi per correggere tali problemi e sulle possibilità, ora concrete per molte fotocamere, di “accordare” gli obiettivi in funzione del singolo esemplare di fotocamera, mediante le funzioni – spesso snobbate o addirittura disincentivate dai manuali d’uso – di “fine tuning” dell’AF.

Si può parlare di Front o Back Focus quando il piano di MaF effettivo non combacia con il piano di fuoco passante per il punto di messa a fuoco (sul soggetto), scelto durante la composizione. Il piano di fuoco effettivo risulterà più o meno spostato verso infinito nei casi di BackFocus e più o meno spostato verso la fotocamera nei casi di FrontFocus.
Questi scostamenti, rispetto a quanto determinato dal sistema di AF e dagli strumenti di ausilio alla MaF come il telemetro elettronico, ma anche della semplice determinazione del fuoco sul vetro smerigliato nei casi di MaF manuale, possono avere origini diverse.
I percorsi ottici della luce all’interno di una fotocamera sono molto complessi e una piccola imprecisione in ognuno di questi percorsi comporta una non coincidenza tra quanto “appare” (all’occhio o al sistema AF) e quanto “è”. E’ sufficiente la modificazione di una delle distanze o delle angolazioni di specchio, sub-specchio, modulo AF, sensore, vetrino smerigliato, etc. perché il sistema non sia più in grado di determinare con precisione la distanza esatta per cui far “convergere la luce” sul sensore.
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Oltre a questi aspetti, ad influire direttamente sulla capacità dei sistemi di autofocheggiare correttamente, ci sono tutti i meccanismi con la funzione di movimentare i gruppi di lenti degli obiettivi e le relative tolleranze meccaniche.
Nel caso di obiettivi AF / AF-D non motorizzati sono due i meccanismi coinvolti nella trasmissione del moto. Quelli interni alla fotocamera che si occupano di comandare e muovere il perno rotante di trasmissione e quelli interni all’obiettivo che – recepita la “propulsione” dalla rotazione del suddetto perno – si occupano di trasferire il movimento ai gruppi di lenti destinate alla messa a fuoco.
Nel caso di obiettivi AF-S, dotati quindi di motore ultrasonico incorporato, le tolleranze meccaniche sono probabilisticamente inferiori, dato che sono interessati meno “ingranaggi”, ma possibili, eccome.

A grandi linee si può distinguere tra vere e proprie problematiche conclamate di front/back-focus, nei casi in cui il difetto è ben percettibile in fase di fruizione delle immagini, anche a normali ingrandimenti e i casi in cui – pur con una non perfetta collimazione del piano di MaF reale con il punto di MaF scelto durante la composizione – la problematica influisce poco o non influisce del tutto sulla percezione di nitidezza in fase di osservazione dell’immagine a monitor o, meglio, su stampa.

Ovviamente anche l’utilizzo di certi obiettivi e certi diaframmi può fare una gran differenza nella percezione del problema.

Ritengo, ragionevolmente, che queste problematiche siano sempre esistite. Spesso semplicemente non c’era la possibilità/facilità di controllo immediato del risultato come accade con la fotografia digitale e l’eventuale problema veniva assunto come generico errore di fuoco generato dal caso, da imperizia o da fallibilità congenita (spesso reale ai primordi dell’AF..) del sistema di Autofocus. A distanza di giorni dallo scatto spesso mancava anche il ricordo certo della dinamica dello scatto.
Non c’era l’abitudine di controllare diapositive e negativi con il microscopio, al massimo un “contafili” da pochi ingrandimenti, ora si può zoomare a ingrandimenti assurdi dopo pochi secondi dall’acquisizione visualizzando anche l’Area AF utilizzata, se dimenticata. Così come l’unico momento di fruizione di una fotografia era tendenzialmente su carta a normali ingrandimenti con “circoli di confusione relativa” piuttosto benevoli in quanto a distinzione tra nitido, nitidissimo e un po’ meno nitido…
Forse, ma questo posso solo intuirlo dagli attuali numeri dovuti alla diversa diffusione di apparecchiature fotografiche circolanti rispetto a qualche tempo fa, anche le maglie dei controlli di qualità possono essersi allargate nel tempo…

Comunque sia, o sia stato, pensiamo ad oggi.

Non per fare del sensazionalismo o voler spingere verso il tunnel della taratura AF, ma da quanto personalmente riscontrato e da tutte le informazioni che ho potuto raccogliere tra colleghi, conoscenti e rete internet, sono pochissime le accoppiate fotocamera-obiettivo perfettamente accordate tra loro!!
Questo non vuol dire che la staratura “conclamata e patologica” sia la regola, vuol dire che dei piccoli scostamenti della MaF sono normali e sostanzialmente inevitabili con accoppiamenti meccanico/elettronici non specificamente accordati tra loro, spesso lo sono di un’entità minima, non rappresentano un problema reale e possono tranquillamente essere ignorate.

Certo se si è dei perfezionisti (..o si è costretti ad essere perfezionisti..) è possibile operare una taratura fine delle singole accoppiate camera-obiettivo per spremere il massimo da esse. Anche dove l’imprecisione non rappresentava un problema reale, la massima precisione rappresenterà una piacevole sorpresa…

Tornando ai “problemi più gravi” che influiscono percettibilmente sulla resa degli scatti, prendendo spunto da una recente discussione inerente una fotocamera dotata di taratura fine, trovo francamente inutile mettersi a cercare di individuare di “chi” sia la colpa e “chi” abbia il dovere di porvi rimedio.

La cosa importante è che il rimedio c’è ed è il risultato che conta.

Non è una “onta” o una “invalidità” per la fotocamera “subire” una taratura AF.
Quella operata on-camera è esattamente la stessa manovra che viene applicata in assistenza, ossia un intervento software per compensare le tolleranze, generalmente meccaniche, di fotocamera e/o obiettivo, solo che in assistenza viene effettuata “fuor-di-menù” o direttamente sull’obiettivo AF-S. Ignoro se sugli obiettivi non motorizzati ci possa essere una “vite” per la taratura degli elicoidi o qualche altro meccanismo. ( hmmm.gif )

Ovviamente il ricorso all’assistenza è necessaria nei casi in cui la fotocamera non sia dotata di taratura fine e/o il problema sia di una tale entità da non rientrare nei 40 step (-20 +20) del fine tuning di tutte le fotocamere con taratura, concorrenza compresa.

Come determinare il problema:
Senza particolari necessità (professionali o altre..) come non ritengo molto saggio andare a cercare il granello di polvere tra le lenti, azione utile soltanto a farsi venire dubbi e paure, infondate nel 99,9% dei casi, così ritengo che non sia necessario andare a cercare il problema dove non c’è e dove non si manifesti nella normale pratica.
Questa come premessa assolutamente personale.

Qualora nell’uso normale dell’attrezzatura si riscontri una costante (e ripetibile) mancanza di nitidezza con soggetti statici a normali distanze e condizioni di lavoro, può essere il caso di verificare l’accuratezza della MaF dell’accoppiata fotocamera-obiettivo.

Ci sono innumerevoli metodi “empirici” per tentare di determinare l’esistenza del problema. Pur non particolarmente precisi né scientifici, sono normalmente quanto basta per una verifica di massima.
Questi metodi prevedono di scattare una serie di immagini a dei “target” posti a diverse distanze con ripetitività…una staccionata, tre pile stilo, tre libri, tre 600 f/4 ( huh.gif )…qualsiasi tripletta (o più) di oggetti che offrano una “texture” adeguata alla rilevazione del contrasto dell’AF, senza possibili “distrazioni” e che siano separate tra loro nell’inquadratura.
Personamente considero importante che la valutazione della MaF venga fatta a distanze paragonabili alle normali distanze di lavoro dell’obiettivo in uso.

In questo ed in tutti gli scatti “test” l’obiettivo verrà utilizzato a Tutta Apertura (TA) e alla massima focale nel caso si tratti di uno zoom. La MaF sarà ogni volta fatta almeno due volte partendo da infinito e dalla minima distanza di MaF.

C’è poi la famigerata e – francamente “triste” – focus-chart.

http://focustestchart.com/chart.html
http://regex.info/blog/photo-tech/focus-chart

Ritengo l’uso della focus-chart, salvo rare eccezioni, molto incline ad indurre in errori di valutazione, per vari motivi.

Innanzitutto costringere gli obiettivi a lavorare in prossimità della minima distanza di MaF, nonostante consenta di ottenere la minima Profondità di Campo (PdC), spesso non permette di valutare quanto il minimo scostamento (se percepibile) sulla…carta, si traduca come spostamento del piano di MaF alle normali distanze di lavoro. Un errore di 3mm sulla focus-chart, da 2mt, con un teleobiettivo, che può sembrare ininfluente può invece tradursi in uno spostamento reale del piano di MaF di decine di cm o metri, focheggiando a molti metri di distanza.
In secondo luogo, motivo ancor più importante, la linea nera della focus-chart, peraltro posta a 45° di inclinazione rispetto all’asse dell’obiettivo, non costituisce un target adatto alla MaF di precisione. Quasi sempre l’area AF della fotocamera è molto più grande della linea stessa e non c’è quindi certezza di precisione né di ripetibilità della messa a fuoco. Ricordo che stiamo andando a valutare millimetri, al massimo centimetri, di scostamento alla minima distanza di Maf.
E ancora, la reale posizione del sensore AF potrebbe non combaciare, seppur di poco, con il riferimento evidenziato a mirino, andando ad aggiungere un’ulteriore variabile alle già possibili imprecisioni.

focus-chart…bocciata!

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Cominciano poi a spuntare sul mercato vari accrocchi, apparentemente molto funzionali che permettono una valutazione oggettiva della MaF e una taratura comoda e precisa.
Uno di questi, al momento il più “blasonato”, è il “LensAlign” prodotto da “RawWorkflow.com”. Esiste in due versioni PRO e LITE.

IPB Immagine

http://www.rawworkflow.com/lensalign/

Qui sotto le recensioni disponibili:

http://www.luminous-landscape.com/reviews/…lensalign.shtml

http://www.imaging-resource.com/ACCS/LA/LA.HTM

http://www.imaging-resource.com/ACCS/LA/LAL.HTM

http://regex.info/blog/2008-12-16/1029

http://forums.canonphotogroup.com/showthread.php?t=2511

http://www.timothyarmes.com/blog/2009/01/c…-lensalign-pro/

Al momento questo sembra essere il metodo più efficace, ancorchè il più costoso, per risolvere i problemi di focus e ottimizzare il rendimento degli obiettivi accoppiati ai singoli corpi macchina.
La MaF viene effettuata su un piano parallelo al sensore, senza possibilità di errore, mentre il piano di MaF viene valutato su un elemento laterale inclinabile…

la-a5p20_backfocus

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C’è poi un altro metodo con cui mi sto confrontando in questi giorni, semplice, gratuito e apparentemente efficace.

http://www.northlight-images.co.uk/article…adjustment.html

Prevede l’utilizzo di un monitor LCD per visualizzare un pattern capace di “suscitare” nei sensori l’effetto moirè. La natura dell’effetto è tale per cui più “nitidezza” è capace di restituire un obiettivo e più il moirè sarà evidente, quindi – per estensione – più la MaF è precisa e più sarà evidente l’effetto.
La cosa più importante rispetto ad altri metodi è che facilita nella determinazione della Messa a Fuoco migliore, cosa di solito affidata all’interpretazione personale, piuttosto difficile, di linee o caratteri minuscoli su scatti già eseguiti.

focus_patterns

Prevede semplici passaggi.

1. Scaricare il pattern da utilizzare come target e aprirlo con un visualizzatore di immagini al 100% di zoom.
Essendo formato da 1000×1000 pixel la risoluzione del monitor dovrà essere sufficiente per la visualizzazione a pixel reali a schermo intero.
2. Posizionare la fotocamera su treppiede, più parallelamente possibile allo schermo, ad una distanza di 50 volte la lunghezza focale dell’obiettivo.
3. Attivare il Live-View e manualmente o sfruttando la messa a fuoco a contrasto di fase (AF-ON in modalità treppiede..) regolare la messa a fuoco in modo che sia massimizzata la presenza dell’effetto moirè.
4. Uscire dalla modalità Live-View e focheggiare normalmente con l’AF a rilevazione di fase verificando la direzione in cui si muove (e quanto) la scala delle distanze dell’obiettivo.
Quella differenza – tra la MaF massimizzata col Live-View e la MaF rilevata con L’AF – rappresenta la staratura dell’accoppiata fotocamera-obiettivo in uso.
5. Utilizzando la taratura fine dell’AF nel verso opposto allo scostamento delle MaF, provare fino a quando le MaF combaciano.

Non sono ancora in grado di produrre una casistica personale di questo metodo perché sono (fortunatamente e orgogliosamente..) dotato unicamente di monitor CRT e di un solo LCD di piccole dimensioni e di scarsa qualità che uso solo come monitor di emergenza; ho quindi alcune difficoltà con le dimensioni del pattern e non ho molto tempo per organizzarmi diversamente…

Maggiori Info :
http://www.openphotographyforums.com/forum…read.php?t=4708

Approfondimenti:
http://www.slrgear.com/articles/focus/focus.htm

E’ ovvio che la mia intenzione di essere schematico e conciso è fallita miseramente. IPB Immagine

Spero che – nonostante tutto – quanto scritto, di getto, senza “premeditazione documentale” e come mi è venuto, possa essere di aiuto all’individuazione e alla soluzione – quando possibile – dei piccoli o grandi problemini di focus.

Prego chiunque abbia voglia e/o abbia riscontrato errori, mancanze, imprecisioni o abbia semplicemente qualcosa da aggiungere di intervenire, naturalmente.

Così come invito chiunque abbia la voglia e l’occasione di adoperarsi al fine-tuning dei propri obiettivi di lasciare un commento sulla metodologia seguita e sui risultati ottenuti.

bye. cool.gif

Aggiornamento del 3 Novembre 2010

Su Total Photoshop c’è un video esplicativo molto interessante. Vi consiglio di dargli un’occhiata.

Ritratti: un modo rapido per entrare nella testa dei vostri soggetti

La fatina del teatro

L’articolo originale (tradotto alla meno peggio)  è stato preso da Digital Photography School.

Il grande giorno è arrivato. Non credevi fosse possibile ma il momento è arrivato, sei entusiasta ma molto, molto nervoso.

E’ il tuo primo incarico.

Ti è stato commissionato di fare il ritratto a 55 giovani di un coro locale. Hai meno di due ore per scattare. Potresti fare un casino. Oppure potresti fare un capolavoro. Non puoi sapere a priori quale delle due ipotesi si avvererà.

Mentre pulisci la tua attrezzatura, pensi hai fatti:

1. 55 ragazzi.
2. 100 minuti di tempo.
3. Neanche un minuto a persona.
4. [accidenti] [accidenti]
5. Ci sono un sacco di personalità diverse.
6. La location è una graziosa chiesetta con una finestra verde. In fin dei conti potrei sfruttarla ma….
7. E’ il grande Nord-Ovest – potrebbe piovere.

Hmmm. Potrebbe essere interessante. Per questo lavoro avete a disposizione la Canon 30D, ed il vostro obiettivo preferito: il 50 millimetri f1,8. Hai anche un riflettore che potrà reggere uno dei ragazzi del coro in attesa.

Entri in macchina e ti avvii. E, naturalmente, inizia a piovere. Ok. Oramai è andata. E’ stata una gran cosa aver portato il riflettore.

Vedi la chiesa, dai una rapida occhiata all’ingresso. Due banchi.  Bagni.  E – ti manca il respiro – un’ampia finestra ed un’elegante poltrona. La speranza si riaccende. Potrebbe funzionare.  Le finestra, luminosissima, sarà il tuo miglior alleato. La poltrona la potrai far usare alle persone che poseranno. Il riflettore poi potrà darà una bellissima luce di riempimento.

Ma non avete neanche il tempo di respirare che il direttore del coro vi ha visto arrivare e si avvicina con calma salutandovi. “Ok, siete pronti? E ti manda i ragazzi 3 alla volta. Appena avete finiti con ogni singolo ragazzo, ne spunta un altro che deve posare. E’ tutto ok?  Voi annuite con fiducia [dopo tutto la fiducia è la chiave giusta per qualsiasi fotografo]. “Assolutamente. Stiamo procedendo.”

Mentre il direttore se ne và, tu fai dei rapidissimi pensieri. Non stai ottenendo dei buoni ritratti. Nonostante tu abbia realizzato 55 (frettolosi) scatti. Vuoi qualcosa di più artistico. Vuoi qualcosa di più individuale. Come fare?

Ed è allora che ti ricordi quello che diceva il tuo mentore. Il suo utile suggerimento per definire velocemente la personalità di un soggetto.  Prendi dalla tua tasca 5 sets di opposti. Chiedi al tuo soggetto di scegliere quello che preferisce. Se sceglie quello più drammatico, fallo posare come estroverso. Se sceglie quello più tranquillo a solenne, allora fatelo posare come se fosse un introverso.

Non puoi sapere se funzionerà, ma hey, dopo i primi 3 tentativi dovresti farti un’idea.

“Hey there!”. Ti presenti.”  Chiedete il loro nome, e poi cominciate. “OK, ho un paio di domandine per te.”  Fate una piccola pausa per aggiungere un po di drammaticità. “Ti piacciono le mele o le arance?” Otterrete, come unica risposta, uno sguardo vuoto. Incalzatelo. “E’ tutto ok, veramente. Dimmi soltanto quale pensi sia più buona.” Le mele sono morbide, le arance più saporite?

Lei tentenna ma risponde. “Arance.”

“Ok. Fico. Eccone un’altra. Preferisci lo scii o lo snowboard?” Sorridete a questa domanda – un argomento chiave per fare un profilo nel Nord Est. [Gli Snowboarders sono molto giovanili, gli sciatori sono molto sicuri di se].

“Snowboard.” Risponde con un’altra risata.

“L’ultima, prometto. Preferisci vedere un film a casa con gli amici o andare a teatro?” Questa è un pochino più difficile. La prima implica la preferenza alla sicurezza della propria casa, l’altra la gioia del vivere in mezzo agli altri.

“Sicuramente il teatro.”.

“Grande! Cominciamo allora!” Decidi di far posare il soggetto come una ragazza che ama l’avventura e la vita in mezzo agli altri – ma non dimenticare un po di verve. Per la successiva ora e mezza fai queste domande ad ogni membro del coro con grandi risultati. Le domande fanno sorridere ed incuriosire i ragazzi e tu ti sei fatto una buona idea sul come farli posare esaltando la loro personalità.

Quando risali in macchina, non sai se il trucco funzionerà ancora, ma per stavolta è stato un successo.

Dopo 3 settimane, l’annuale del coro è pubblicato. Hai piacere nel vedere la disposizione dei ragazzi. Noti l’eccitazione che traspare dai loro sorrisi.I ragazzi sono soddisfatti di come i ritratti li rappresentino e tu hai guadagnato la reputazione di essere un veloce, divertente ed imprevedibile ritrattista!

Yeah.  Questo è ciò che amo.

One-Light Portraits: Introduction

Sempre alla ricerca di nuovi “stimoli” e nuove dritte ho trovato su Flickr, precisamente sullo stream di snapify un serie molto interessante di foto che mostrano che con l’uso di una singola fonte di illuminazione si possono ottenere ben 10 diverse tipologie di ritratto…anzi di autoritratto!

One-Light Portraits: Introduction, inserito originariamente da snapify.

Oltre le foto, sopra c’è il riassuntino, ed una ricca spiegazione sul come realizzarle ci sono anche gli schemi di luce e tutti gli altri accorgimenti necessari.

Direi molto interesasnte.

Da foto ad Ascii Art

Esiste un bel sito per trasformare le vostre immagini in ascii art immagini costruite usando gli stessi caratteri alfanumerici che sto utilizzando io per scrivere questo articolo.

Il sito in questione è Picascii.com ed è molto semplice da usare, io mi sono divertito con l’immagine che vedete qui sotto ottenendo quella subito dopo, che ne dite?

immagine originale Ascii Art (html)
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Vunky Search: un motore di ricerca di tutorial e guide per Photoshop

Un’altra segnalazione del nostro carissimo Acor3. Stavolta si tratta di Vunky Search, un motore di ricerca di tutorial e guide per Photoshop. Il suo motto è:  “Fast and Furious Photoshop Tutorial Browser!“.

Ci sono tre modi per cercare quello che ti serve:

  1. il classico motore di ricerca, inserisci la descrizione di quello che cerchi ed ottieni (forse) un’elenco di immagini su cui è stato applicato il “metodo” che stavi cercando
  2. clicchi su uno dei tag presenti sulla home page ed ottieni anche li una serie di immagini
  3. sfogli la foto proposte in home page finchè non trovi quella che pensi faccia al caso tuo

Non c’è tantissimo materiale ma diamo tempo al tempo. Inoltre se avete realizzato quache cosa di bello e volete condividerla con noi quello potrebbe essere un bello strumento per farlo.

Prima che dimentico, qui c’è il blog di Vunky uno degli ideatori del motore di ricerca, magari vi và di dargli un’occhiata.

Aggiungere tatuaggi con Photoshop

Volete vedere come vi stà addosso un tatuaggio senza deturparvi per sempre? Che problema c’è,  ci penso io.

Sto cercando di imparare ad utilizzare Photoshop e ne rimango sempre più meravigliato, ad esempio volevo proprio vedere come ci sarebbe stata Daniela con un bel tatuaggio a Tigre su una cosca.

Vediamo come ho fatto. Innanzi tutto è molto importante la scelta del giusto tatuaggio, l’immagine deve essere della giusta risoluzione ed avere lo sfondo bianco. Ecco la mia scelta.

temporary_tattoo_tribal_tiger_black

Ed ecco la foto di Daniela che ho scelto come “sfondo”.

daniela_tatoo_1

Per prima cosa bisogna inserire “sopra” la foto di destinazione l’immagine scelta come tatuaggio.  Selezioniamola dal menù File -> Inserisci come mostrato nella foto sottostante.

daniela_tatoo_2

Una volta selezionata il tatuaggio esso dovrebbe apparire come sotto.

daniela_tatoo_3

Cliccateci sopra con il tasto destro e selezionate la voce Altera per adattare la tigre al profilo della superficie su cui la volete adattare.

daniela_tatoo_4

Una volta che avete trovato la giusta forma, facendo ancora click con il tasto destro, selezionate la vece del menù Inserisci

daniela_tatoo_5

A questo punto, sulla barra degli strumenti di destra, precisamente sulla barra dei Livelli selezionate (dal menu a tendina) Moltiplica e per rimuovete cosi tutta la parte bianca del tatuaggio.

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Agite ora sul livello creato modificando (sempre nella scheda livelli sulla destra) l’Opacità e/o il Riempimento per rendere il più reale possibile il tatuaggio.

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Ed ecco infine il risultato finale!

daniela_tatoo_risultato

Che ne dite?

Quale flusso di lavoro utilizziamo in digitale?

Per chi suona la campana

Per chi suona la campana, inserito originariamente da adolfo.trinca.

Ho molti utenti fra gli “amici” sul profilo Flickr ma sono pochi quelli con cui mi relaziono regolarmente, uno di questi è Capannelle.

Lo ritengo una persone spiritosa e cordiale nonché un bravissimo fotografo. Ha scritto un’interessante post sul sua normale flusso di lavorazione delle immagini, dallo scatto alla loro successivo “sviluppo”.

Penso che sia interessante confrontare i nostri flussi di lavoro abituali in digitale.

Io opero così:

– Scatto in raw (d80) senza nessun intervento sulle regolazioni “on camera” (contrasto, nitidezza, saturazione, bianco e nero, etc)

– Apro il raw con Adobe Camera Raw a 16 bit con spazio colore Adobe 1998

– Regolo i parametri di sviluppo del raw (primo pannello di Camera raw)
Per le foto a colori cerco di ottenere in questa fase il contrasto e la luminosità desiderati.
Per le foto che successivamente convertirò in b/n cerco di ottenere un contrasto basso, cercando di non perdere dettagli nelle luci e nelle ombre.

– Apro l’immagine in Photoshop CS3

Se necessario intervengo sulla prospettiva della foto
Per le foto a colori, se necessario, intervengo sulle curve
Se necessario creo livelli per agire in modo differenziato sulle diverse zone dell’immagine.

Per le foto in b/n effettuo la conversione col plugin Bw Styler.
Anche in questo caso, se necessario, creo livelli per agire in modo differenziato sulle diverse zone dell’immagine.

– Se serve, riduco il rumore digitale col plugin Noise Ninja

– Converto lo spazio colore in sRGB
– Porto l’immagine a 8 bit
– Genero un jpg alla compressione minima o un TIFF

Voi come lavorate?

Io seguo praticamente la stessa scaletta ma per la riduzione del rumore digitale utilizzo la modalità di cui vi ho già parlato nel post Photoshop: come eliminare il rumore digitale (iso alti).

Ma non perché il metodo da me descritto sia migliore semplicemente perché non dispongo e non sò usare il Noise Ninja.

E voi? Come lavorate voi?

PhotoCritic -> ClickBlog -> Come catturare la decadenza urbana

Nella continua ed inesauribile voglia di trovare belle idee e cose nuove da fotografare, spesso inciampo in articoletti interessanti come questo proposto da ClickBlog (traduzione dell’originale postato su PhotoCritic):

In città ci sono tanti spunti per scattare foto, ma i quartieri in decadenza o gli edifici abbandonati possono comunicare con facilità emozioni forti.

1. Alzatevi presto
La prima mattina è uno dei momenti migliori per via della luce pulita e diffusa. Inoltre potrete vedere una città ancora più desolata e meno frequentata.

2. Date una prospettiva
Quando si fotografano degli edifici cercate di lasciare sempre un po’ di sfondo dietro per consentire di dare una prospettiva da cui apprezzarne le forme a chi guarda.

3. Chiedete il permesso
Sul suolo pubblico si può scattare come volete, ma in certe zone è necessario chiedere il permesso prima di entrare e fotografare. In futuro potrebbero persino appropriarsi dei diritti delle vostre foto.

4. Seguite la vita degli edifici
Fate foto al paesaggio prima della costruzione di un edificio, durante la costruzione e dopo la conclusione. Può essere la base di partenza per foto interessanti.

5. Guardate da angolazioni differenti
Non fermatevi alle prime apparenze, ma cercate di osservare le forme, le texture, gli angoli ed ogni caratteristica che può consentire una foto unica.

6. Che lenti usare
Gli obiettivi che potete usare vanno dai grandangoli, anche spinti, fino a 300mm per fotografare senza limitazioni e scattare da ogni angolazione.

7. Cos’altro portare
In base alle vostre esigente potreste portare con voi un treppiedi per foto in notturna, filtri, flash esterni, ecc.

8. Fate delle ricerche
Anche se potreste avere la fortuna di essere al posto giusto al momento giusto è meglio fare un po’ di ricerche e pianificare dove, come e quando scattare il vostro prossimo capolavoro.

9. Pensate alle foto come un tema
I paesaggi urbani sono pieni di elementi differenti, ma si possono sempre trovare i fili conduttori di temi differenti. Provate a realizzare una serie di scatti tematici.

10. La vita notturna
Di notte tutto cambia e si trasforma completamente. Potreste trovare molti spunti tra il tramonto e la notte fonda.